Normandia, Bretagna e Loira in meno di 10 giorni

Un viaggio intenso fra le bellezze del nord della Francia

Itinerario in auto dal 19 al 26 agosto 2007
Gli appunti di viaggio che illustrerò possono essere utili a chi volesse recarsi in questi luoghi pur avendo poco tempo a disposizione. In altre testimonianze scovate in rete avevo letto di persone che hanno magari speso 15 giorni nella sola Bretagna, e voglio quindi precisare che - per ovvi motivi di tempo- il mio viaggio si è snodato solo attraverso le località principali delle regioni in oggetto.
Logistica - Una condizione indispensabile al fine di ottimizzare il tempo nelle visite e negli spostamenti è che il gruppo sia ristretto. Noi eravamo in 4: io, mia moglie Silvia e la nostra coppia di amici Donato e Filomena, e ci siamo mossi ovviamente con un’unica auto. Non possedendone entrambi una “idonea”, da un ufficio Europcar di Torino, dove abitiamo, abbiamo noleggiato una nuovissima Fiat Bravo 1.9multijet la sera del 18 agosto, in modo tale da essere pronti a partire la mattina seguente prima dell’alba.
Clima
Non mi dilungherò sull’argomento -di cui tutti sembrano già sapere- ma devo riportare che l’estate 2007, a detta degli stessi media transalpini, sembra essere stata una delle più piovose per il nord della Francia, con forti perdite per le strutture turistiche. Dal canto nostro non possiamo che sottoscrivere quest’impressione.
Dove alloggiare
La ricettività è molto buona e mediamente meno cara che in Italia, grazie alla capillare presenza di grosse catene alberghiere. Noi abbiamo cambiato sistemazione ogni giorno, e avevamo prenotato da casa solo 2 destinazioni: la prima notte a Rouen, per non perdere tempo dopo aver percorso 950 km in auto, e a Mont St-Michel temendo l’affollamento del secondo luogo più visitato di Francia. Negli altri posti in ogni caso non abbiamo faticato gran che a trovare le 2 stanze che ci servivano.
In cucina
A pranzo ci siamo quasi sempre arrangiati con panini o simili, mentre a cena sceglievamo un ristorantino sulla base dei menu fissi esposti sulle lavagnette. Mediamente con 20 EUR a testa si possono avere 2 portate +dessert, a patto di accontentarsi di “une carafe d’eau” (del rubinetto) come bevanda. Il vino è piuttosto caro, compreso quello “maison” (sfuso della casa), e lo stesso dicasi per l’acqua in bottiglia e per la birra: per una “bionda” da 25cl devi sborsare in media 5 EUR, così io e Don andavamo sovente sul bicchiere da mezzo litro - dove c’era - che in proporzione conviene di più…
Itinerario
1° Giorno - (19/08/2007) Rouen
Partiamo da Torino di buon ora (le 5 per l’esattezza) e ci avviamo in direzione Francia lungo la “TO-Bardonecchia” ed attraversando poi il tunnel del Frejus. Quest’ultimo rappresenta una discreta seccatura non solo per il costo (40,3 EUR l’A/R), ma anche perché al suo interno vige un severo limite di 70 km/h che rende eterni i suoi 13 km di lunghezza. Avendo più tempo a disposizione, varrebbe senz’altro la pena uscire a Susa e valicare il colle del Moncenisio; in particolare se la giornata è come quella che sta sorgendo: cielo limpido e montagne a “portata di mano”.
Grazie all’esiguo traffico - e al piedino “pesante” del mio collega Donato - giungiamo in zona-Parigi verso mezzogiorno, e ci sfiora fin l’idea di un panino sotto la tour… ma ci sono ancora 150 km da percorrere, e così ci accontentiamo di un meno poetico autogrill.
A Rouen ci accoglie una fitta pioggia, che, associata alla città semideserta (è domenica), ci trasmette una certa malinconia. Non contribuisce molto a sollevarci neanche la rapidità con cui giungiamo all’hotel che avevamo prenotato dall’Italia: il “Le Morand”, infatti, ha un aspetto piuttosto lugubre e si caratterizza per i legni scricchiolanti e le tappezzerie pesanti. In realtà io l’avevo scelto proprio per quello… Nel senso che di fatto ha sede in una tipica abitazione “a graticcio”, ed è quanto di più tipico si possa desiderare! Smaltite le critiche dei miei compagni di viaggio, ci concediamo un’oretta di relax e poi siamo pronti per uscire. L’hotel è vicinissimo al centro, ma come detto la città (che pure supera ampiamente i 100'000 abitanti) sembra disabitata; anche se ha quasi smesso di piovere non c’è nessuno in giro e le serrande abbassate dei negozi contribuiscono ad accrescere la desolazione del quadro generale. Tra l’altro leggo su queste che la maggior parte sono proprio chiusi per ferie: quindi chi l’ha detto che solo noi Italiani andiamo in vacanza ad agosto´
La città in ogni caso è deliziosa, tutta un fiorire di belle viuzze che si snodano in mezzo ad una moltitudine di case a graticcio. Tra i monumenti spiccano: la cattedrale di Notre-Dame, la chiesa di St-Maclou e il Gros-Horloge; cuore della (flebile) vita è la piazza “du Vieux-Marché”, dove nel maggio del 1431 fu arsa viva Giovanna d’Arco. A lei è dedicata la moderna e discutibile chiesa che vi campeggia al centro, la cui copertura a squame d’ardesia dovrebbe rievocare il mare…
Verso le 18 finalmente il centro si anima un po’, e più tardi ceniamo in un ristorante della piazza del mercato; in seguito ci rechiamo di fronte alla facciata della cattedrale, dove ogni sera d’estate ha luogo un affascinante spettacolo di luci e suoni, per nulla intaccato dalla pioggia che ha ripreso a cadere. Ne guardiamo più di un ciclo, rapiti dalla poesia della scena, e poi facciamo ritorno in hotel, vinti dalla stanchezza per il lungo trasferimento.

2° Giorno - (20/08/2007) La costa da Fécamp a Deauville
La mattina è ancora uggiosa, ma si comincia con una buona colazione nella scenografica sala del Morand, riconosciuta anche dai miei compagni. Caricata poi l’auto, ci concediamo una rapida occhiata alla vicina Tour Jeanne-d'Arc (che è ciò che rimane del castello dove ebbe luogo il processo all’eroina) e si parte quindi in direzione della costa. Nel giro di un’ora copriamo i 70 km che ci separano da Fécamp, dove ‘facciamo la conoscenza’ delle spiagge a sassi e soprattutto del vento! Le raffiche ti buttano quasi per terra, ma per fortuna non piove: il colpo d’occhio comunque è ammaliante, e camminando tra il fragore delle onde ci riempiamo i polmoni del profumo di mare.
In seguito visitiamo il Palais Bénédictine, dove si fabbrica il celebre liquore, e poi ripartiamo in direzione Étretat. Qui a mio parere tocchiamo uno dei punti più “alti” della vacanza: c’è il sole e la cittadina è molto animata, ma quello che ci cattura è il grandioso spettacolo delle falesie che ornano la spiaggia. Sentiamo di dover sfruttare il momento e ci incamminiamo quindi lungo il sentiero che porta alla falesia d’Aval (quella a sinistra guardando il mare), che si dimostra assolutamente facile e privo di pericoli. Nel primo tratto c’è parecchia folla, ma sul crinale ci si disperde discretamente, fatto salvo per il punto panoramico sulla cima, da cui però si gode un panorama emozionante. Consiglio vivamente a tutti di fare questa o l’altra camminata (falesia d’Amont), che in pochi minuti di fatica regalano immagini che non scorderete. Bisogna ovviamente sperare nel tempo clemente, perché ritengo che con pioggia e vento non sia consigliabile recarsi lassù.
Dopo un giro in paese e un veloce pranzo in un bar, partiamo in direzione sud: scartiamo Le Havre sulla scorta di racconti poco esaltanti trovati in rete e dell’esiguità dello spazio che gli dedica la nostra guida del Touring, e ritengo tuttora che sia stata una scelta giusta. Attraversiamo l’ardito ponte di Normandia e giungiamo a Honfleur; purtroppo ha ricominciato a piovere e la gran quantità di auto in giro ci costringe pure ad un parcheggio remoto. Il centro della cittadina si sviluppa alle spalle del rettangolare bacino portuale (vieux bassin), sulle cui banchine si alternano un numero incredibile di bar e ristoranti dagli ingombranti dehors. Fuori dall’orario pasti sembra quindi non esserci motivo per andare ad Honfleur, ma i palazzi che si allineano sul bacino sono veramente belli, e poco dietro troviamo anche un paio di vie interessanti e la piazza con la curiosa chiesa di Sainte-Catherine, costruita in legno nel XV secolo dai maestri d’ascia del luogo.
Ripartiamo alla volta di Deauville e Trouville, due cittadine attigue senza soluzione di continuità, dove si contano diversi casinò e locali di ogni genere, ma apparentemente non c’è nulla di interessante da visitare. Poco male, perché ormai è tardo pomeriggio e dobbiamo ancora cercare sistemazione per la notte; gli hotel in zona sono imballati, e così ci spingiamo qualche km a sud trovando posto all’hotel “de la Mer” nel paesino di Blonville-s-Mer. La sera ceniamo a Trouville e poi gironzoliamo a piedi nei paraggi; c’è una grossa spiaggia molto ben attrezzata e un porto canale dove è evidente l’effetto della marea: in quel momento è davvero bassa e molte imbarcazioni giacciono appoggiate al fondale.

3° Giorno - (21/08/2007) Da Caen a Mont St-Michel
Dopo un’ottima colazione partiamo alla volta di Caen, che dista solo una cinquantina di chilometri, e parcheggiamo a fianco del castello Ducale. Saliamo sulle sue mura per avere una veduta d’insieme della città, ma nel giro di poco comincia a piovere. Camminiamo poi un bel po’ per raggiungere un’altro punto d’interesse, l’Abbaye aux Hommes, che comprende l’interessante chiesa abbaziale di Santo Stefano e fiancheggia il municipio. Torniamo infine volentieri all’auto, anche se nel frattempo ha fatto capolino il sole, e ci sfiora il pensiero che questa meta forse poteva essere evitata.
Puntiamo dritti alle spiagge dello sbarco e come primo “assaggio” ci rechiamo a Longues-s-mer, dove si trovano diverse batterie da difesa tedesche in ottimo stato di conservazione. Purtroppo sulla zona si sta abbattendo un vero e proprio fortunale, con il vento che tramuta la forte pioggia in secchiate d’acqua orizzontali; attendiamo un po’ in auto, che ondeggia vistosamente, ma le condizioni non mutano. Allora, sconsolati, scattiamo qualche foto da bordo e ripartiamo alla volta di Arromanches-Les-Bains, uno dei luoghi più famosi dello sbarco del giugno 1944. Siamo un po’ sbigottiti dall’inospitalità del clima, ma questo pomeriggio rappresenterà un altro grande momento della nostra vacanza. Siamo intenzionati a visitare il museo dello sbarco, ma il paesino è pieno di gente e fatichiamo come non mai per trovare un parcheggio; alla fine ce la facciamo, ma siamo ben distanti e il trasferimento a piedi si rivela tragicomico.. Proviamo a camminare sul “lungomare”, ma il vento trasforma le sparute gocce d’acqua in proiettili, e aprire l’ombrello non è ovviamente consigliabile. Donato e Filomena proseguono stoicamente, io e Silvia passiamo da una via parallela più riparata, nel senso che tirava un’aria forse pari al peggior foehn mai spirato a Torino, ma nulla in confronto a là davanti… Ci ricongiungiamo di fianco al museo e rimaniamo imbambolati dal fascino grave del colpo d’occhio sulla spiaggia: onde paurose, mezzi anfibi incagliati, grossi blocchi di cemento che costellano la baia. E’ una fondamentale pagina di storia ancora perfettamente tangibile e la visita al “musée du debarquement” risulterà altamente istruttiva. Sinceramente non avevo mai realizzato concretamente la grandezza del piano alleato per lo sbarco, la genialità del progettare e realizzare un porto artificiale poi trasferito a pezzi via mare dall’Inghilterra. Nonostante nessuno nel nostro gruppo sia un patito di guerra e affini, rimaniamo molto colpiti dai reperti e dai filmati (anche in Italiano) che spiegano molto bene il “D-day” e ciò che lo ha preceduto: consiglio assolutamente di non perdersi questa visita.
A meno di 20 chilometri di distanza, nell’abitato di Colleville-sur-Mer, si trova il più grande cimitero statunitense presente fuori dai confini nazionali: si estende su un’area immensa a ridosso del mare, e conserva le spoglie di circa 9'400 soldati. Fortunatamente è anche dotato di un gigantesco parcheggio, perché c’è tantissima gente e il via vai di auto è inarrestabile. Seguiamo il percorso a piedi in mezzo ad un fiume di persone, ma l’atmosfera è comunque suggestiva: è uscito il sole e c’è tantissimo verde che, nonostante le rabbiose raffiche di vento, è molto ben curato; in più tutti mantengono un rigoroso contegno, si sentono solo leggeri bisbigli. Ad un tratto a destra si apre un punto panoramico sulla sottostante “Omaha beach”, lunghissimo nastro di sabbia anch’esso teatro di sbarco e dure battaglie. Poco oltre si giunge nello sterminato prato all’inglese dove si allineano a perdita d’occhio le croci bianche, e si rimane un attimo esterrefatti in contemplazione.
Ripartiamo in direzione Mont-St-Michel, distante circa 150 km, nelle cui vicinanze abbiamo prenotato dall’Italia 2 stanze presso l’hotel “De France et Vauban” di Pontorson. La sistemazione si rivela egregia, belle stanze spaziose a 62 EUR l’una ed a meno di 10 km dal famoso isolotto: raccomandabile! Decidiamo di andare a cenare al “Monte”, consci che là i ristoratori probabilmente indossano dei passamontagna, e la serata finirà per chiudere in maniera esemplare quella che è stata davvero una grande giornata. Arrivando in auto dalla diga, la vista d’insieme sul complesso abbaziale è assolutamente sbalorditiva; parcheggiamo comodamente e gratuitamente (solo la sera) a poca distanza dalle mura e varchiamo le porte d’accesso. Saranno circa le 20.30 e c’è poca gente in giro, così ci dirigiamo subito in un locale prima che chiudano le cucine; i prezzi non sono poi diversi da quelli fin qui visti, e con 20 EUR si può mangiare, a patto di non toccare alcolici e acqua in bottiglia. Dopo cena ci incamminiamo lungo le mura: che spettacolo! Finalmente è buio e l’illuminazione dell’isolotto è davvero affascinante: in alto risplende l’abbazia, mentre lungo i camminamenti di ronda si alternano angoli semibui di intenso sapore medievale. Il tutto condito da una discreta visuale sulla baia e dalla quasi totale assenza di persone. Con un po’ di fatica, soprattutto da parte di mia moglie al quarto mese di gravidanza, ci arrampichiamo su fino all’ingresso dell’edificio religioso, che tra l’altro ha appena chiuso, e poi ridiscendiamo per un’altra strada che passa sotto i contrafforti dell’abbazia: torneremo la mattina seguente, ma ora so che il meglio del “monte” lo stavamo vivendo quella sera. Dal parcheggio si gode ora una visuale mozzafiato sull’isolotto, che con le luci sembra davvero un enorme presepe.

4° Giorno - (22/08/2007) Mont-St-Michel, St-Malo e Dinan
Ci ripresentiamo prima delle 9 al parcheggio e rapidamente varchiamo le mura; non c’è ancora molta gente in giro, e saliamo diretti all’abbazia. La visita parte subito dal punto più alto, una terrazza che ha una superba vista sulla baia, e fortunatamente il tempo regge, donandoci anche qualche raggio di sole. Spenderò ora due parole sulla marea: i suoi livelli variano nel mese a seconda delle fasi lunari, e purtroppo intorno al 20 agosto ‘07 il suo coefficiente era molto basso; questo vuol dire che tutta la baia è sempre rimasta “in secca” e non abbiamo potuto assistere al fenomeno dell’acqua che vi entra con forza, che dev’essere davvero favoloso. Avendone possibilità, l’ideale sarebbe “tarare” il giro a seconda della marea (i coefficienti si trovano facilmente in rete) in modo da essere a Mont-St-Michel quando l’evento è più rilevante, cioè in corrispondenza della luna piena o di quella nuova.
Il resto della visita al complesso abbaziale si snoda attraverso vari ambienti, che benché piuttosto spogli rendono bene l’idea della vita dei benedettini che vi si installarono originariamente più di mille anni fa (tra il 966 e il 1020). Finito il giro, vediamo in basso che i bus e le auto in sosta sono ormai diverse centinaia e continuano a crescere ad ogni minuto. Scendendo la stradina principale del borgo ne patiamo gli effetti: c’è una bella calca, anche perché i numerosi negozi ora sono tutti aperti e invadono di chincaglierie parti del camminamento. Via-sms ci diamo appuntamento con 4 amici Torinesi che sapevamo essere in zona, e nonostante la folla riusciamo a trovarci e condividere un po’ di esperienze vacanziere.
Si riparte, e la meta è Dinan, distante circa 60 km: abbiamo intenzione di cercare lì alloggio per la notte e poi andare a fare un giro sulla costa. Ci sistemiamo all’hotel “De France”, che ha stanze molto graziose a 50 EUR l’una ed è a distanza pedonale dal centro, che però programmiamo di visitare l’indomani mattina. Pranziamo a base si specialità bretoni e poi ripartiamo, e la meta è Saint-Malo, distante meno di 40km. C’è grande attesa per questa visita, osannata da diversi amici che ci sono stati in passato, e avvicinandosi alla città vecchia (detta “intra muros”) si vedono scorci che lasciano ben presagire: nonostante sia stata rasa al suolo durante la II Guerra Mondiale, infatti, pare che la ricostruzione sia stata fedelissima. Percorrendo in auto l’ultimo tratto per giungere al parcheggio si ha forse quella che è la visuale più suggestiva della parte cintata: i severi edifici si allineano con i loro scuri tetti alle spalle delle mura, con un cielo “a tono” colmo di nuvoloni neri, questa volta tollerabili anche perché non piove. Sorvolerò sulla quantità di turisti che l’assediano, ma avverto che bisogna essere pazienti per trovare un buco per l’auto… Giriamo un po’ a piedi le vie Intra-Muros e notiamo che in molti punti la ricostruzione è fin troppo perfetta: le case hanno muri a piombo e infissi moderni e anche la lastricatura delle strade non ha imperfezioni. Curiosa poi la storia della cattedrale di Saint-Vincent: ricostruita nel XII secolo sulle rovine di una precedente chiesa, pare sia stata completata definitivamente solo nel 1987. In seguito saliamo sui bastioni e percorriamo il periplo del centro, che regala begli scorci sulla baia, sul Fort National e su molte stanze d’appartamento… Peccato che in questi giorni, come già detto, i coefficienti di marea siano bassi, perché qui si riscontrano alcuni dei dislivelli più elevati.
Prima delle 18 decidiamo di lasciare St-Malo e fare un giro in auto della costa: il tempo infatti è peggiorato, mentre la folla sta aumentando ulteriormente. Percorriamo il tratto che porta a Dinard e poi a St-Briac, dove godiamo di ottimi panorami in un meteo più che mai mutevole. Tornati infine a Dinan, anticipiamo ad oggi la visita e cerchiamo intanto un posto per cenare. Il centro è proprio bello e ha parecchie case a graticcio veramente antiche; gironzoliamo soddisfatti per le sue stradine, e, se non fosse per le auto che passano, sembrerebbe di essere in un villaggio bretone di un’altra epoca.

5° Giorno - (23/08/2007) Cap Fréhel, Quiberon e Vannes
Partiamo in direzione della costa e in meno di 50 km siamo a Cap Fréhel, punto panoramico su alte falesie all’interno di una riserva ornitologica. Si parcheggia vicino ad un grosso faro e poi ci si può incamminare per i numerosi sentieri: noi, come quasi tutti i pochi presenti, decidiamo di andare sulla vicina punta estrema. Il cielo è grigio, ma non piove e -cosa strana- non tira nemmeno troppo vento, così possiamo ammirare lo spettacolo delle onde che si frangono sulle rocce che è di un fascino magnetico. Poco distante lungo la costa si scorge il Fort la Latte, risalente al XIII secolo, che si potrebbe raggiungere in un’ora di passeggiata naturalistica; visto il clima, però, decidiamo di raggiungerlo in auto…
Successivamente operiamo un “taglio geografico” della penisola bretone e attraverso St-Brieuc e Pontivy raggiungiamo Vannes, distante circa 160 km. Cerchiamo subito sistemazione per la notte, ma questa volta fatichiamo più del previsto; dopo 3 tentativi a vuoto, alziamo un po’ il budget e troviamo posto al Kyriad per 78 EUR (+8 a testa per la colazione). Il prezzo è comunque giustificato da una stanza eccellente e spaziosa, nonché dalla distanza pedonale a cui si trova il centro cittadino.
Visto che il tempo ci regala un po’ di sole, partiamo in direzione della penisola di Quiberon, distante meno di 50 km, e in breve arriviamo all’istmo che collega quella che una volta era un’isola. Purtroppo c’è parecchio traffico e una lunga fila di auto che procedono a singhiozzo; questa, infatti, è una zona turistico-balneare e in agosto ha il suo picco di attività, esattamente come da noi… Parcheggiamo vicino alla spiaggia della cittadina di Quiberon e ci sorprendiamo nel vederla piuttosto gremita nonostante il cielo nuovamente grigio; in effetti si avverte la presenza del sole dietro le nuvole, e per la prima volta in questa vacanza nominiamo la parola afa...
Facciamo un rapido giro e ci consola trovare finalmente a passeggio gente in T-shirt e ciabatte! Per il resto non c’è un gran che da vedere, a parte negozi, e quindi ripartiamo per percorrere la strada che costeggia la vicina Côte Sauvage. La carreggiata è piuttosto tortuosa e non è molto larga, ma lo scenario è di grande fascino: come dice il suo nome, infatti, questi 8 km di costa non sono edificati e sulle sue belle rocce regnano parecchie specie di uccelli marini.
Prima di rientrare a Vannes sostiamo in prossimità di Carnac per osservare i famosi megaliti: scegliamo di recarci nel più grande, l’allineamento di Ménec, 1099 menhir disposti in 11 file per oltre 1 km di lunghezza. Purtroppo il campo è cintato e non si può passeggiare tra le antiche rocce: ci deve accontentare di un punto “panoramico” costituito da una terrazza artificiale alta circa 4 metri da cui si ha una veduta non ottimale. Peccato, rimaniamo un po’ delusi e così nel giro di pochi minuti abbandoniamo il luogo; non so come sia negli altri allineamenti (Kermario, Kerlescan), ma ritengo che il non poter guardare da vicino i menhir tolga molta atmosfera ai quei luoghi antichi.
Dopo una puntatina in hotel, usciamo a piedi per recarci nel centro di Vannes e poi cenare: il tragitto ci regala già qualche bello scorcio sugli edifici cittadini, tra i quali spiccano diverse case a graticcio perfettamente restaurate. Visto che sono ormai le 20 passate, cerchiamo il ristorante “L’Atlantique” sulla base degli ottimi commenti che avevo trovato sul web in alcuni racconti di viaggio, e in breve lo raggiungiamo. Le segnalazioni si rivelano affidabili e ne esce una squisita cena a base di pesce per meno di 30 EUR a testa. In seguito ci rechiamo a passeggiare all’esterno delle mura nella zona del lavatoio seicentesco, e ammiriamo il bel giardino fiorito e il gradevole colpo d’occhio sui bastioni illuminati.

6° Giorno - (24/08/2007) Angers e Tours
Dopo colazione decidiamo di tornare a fare un giro nel centro di Vannes per approfondire la visita e scattare qualche foto diurna. Il lavatoio questa volta è aperto e lo visitiamo all’interno: confesso però che è più bello visto da fuori, in particolare dalla strada che gli passa proprio di fronte un po’ più in alto.
Verso le 11 ci rimettiamo in auto per raggiungere Angers, a circa 200 km di distanza, e ci arriviamo per ora di pranzo, così da sfruttare la sosta in città anche per rifocillarci. Inizialmente visitiamo la moderna zona pedonale del centro, poi ci dirigiamo verso la cattedrale e percorriamo la scenografica scalinata che le sta di fronte; infine è d’obbligo ammirare l’imponente fortezza, le cui parti più antiche risalgono al IX secolo. I contrafforti invece furono costruiti quattro secoli più tardi, insieme ai 17 torrioni che sono alti dai 40 ai 50 metri! Benché il fiume che attraversa Angers sia il Maine, si considera questa rocca già come facente parte del circuito dei castelli della Loira.
Lasciata la città decidiamo di percorrere la strada che fiancheggia la Loira in direzione est, verso l’abitato di Saumur. E’ finalmente uscito il sole e i paesini che costellano il fiume sono una delizia per lo sguardo, tutti ordinati, puliti e ricchi di fiori e aiuole; oltrepassiamo Saumur e cominciamo anche a guardarci blandamente intorno per trovare alloggio per la notte. I chilometri però scorrono via veloci e in breve arriviamo in prossimità di Tours, dove però fatichiamo più del previsto a trovare sistemazione per la notte. Alla fine prendiamo 2 stanze all’hotel “Ariane” della catena “Logis de France” di Joué Les Tours, sobborgo a pochi chilometri dal centro. Purtroppo in seguito ci siamo pentiti della scelta, in quanto il livello di pulizia delle stanze non era ottimale e riteniamo che in una delle due non avessero neppure cambiato le lenzuola…
Entrando in città si ha la sensazione che sia ben più grossa di quanto non suggeriscano i suoi 130 mila abitanti: percorriamo infatti un bel po’ di vialoni prima di parcheggiare in prossimità del centro. Ci guardiamo intorno un po’ sospettosi, perché in un racconto sul web avevamo letto di un gruppo che qui si era trovato male per la presunta “eccessiva multi etnicità”: ma in fondo pensiamo che anche da noi Torino, se sbagli quartiere, puoi facilmente sentirti a disagio e così giriamo senza riserve per le zone turistiche principali. Quello che ci colpisce è invece l’animazione che c’è in giro, che ha il suo cuore pulsante nella bella e pedonale Place Plumereau, stracolma di locali e quindi anche di giovani; scegliamo di cenare in un ristorantino nelle vicinanze, e finalmente riusciamo a farlo all’aperto! La temperatura è infatti gradevolissima e con il passare delle ore il dedalo di vie pedonali si riempie di gente: dopo cena anche noi ci immergiamo volentieri in questa allegra movida, piacevolmente stupiti dal venerdì sera di Tours.

7° Giorno - (25/08/2007) Chenonceaux, Amboise e Blois
Oggi comincia il tour dei castelli! Per ragioni di tempo abbiamo dovuto limitare a quattro il numero di quelli che visiteremo, suddivisi in tre oggi e uno domani. La mattina promette bene: il cielo è azzurro e così ci dirigiamo verso il primo dei manieri, lo scenografico Chenonceaux, dove al nostro arrivo, come al solito mattiniero, troviamo meno gente del previsto. Percorriamo l’alberato viale pedonale che separa il parcheggio dall’edificio e restiamo a bocca aperta nell’ammirare la scena che ci si apre davanti: le mura bianche riverberano in modo accecante i raggi del sole, a contrasto con il verde dei curatissimi giardini pieni di aiuole fiorite. Solo il colore delle acque del fiume - che è lo Cher e non la Loira - si dimostra inadeguato allo splendore dell’insieme, ma non ci si bada quasi. Mentre ci dilunghiamo a fotografare e gironzolare per gli esterni, vediamo aumentare a dismisura la folla, così ci sbrighiamo ad entrare per visitare le stanze e le gallerie. Purtroppo ogni ambiente è già saturo di gente, e sovente ci si deve fermare per aspettare che si sciolgano gli ingorghi. Il giro risulta molto interessante, c’è abbondanza di mobili, ritratti ed arazzi, ma è anche stancante a causa della marea umana presente, e comincio a temere anche per le tappe successive: se sarà sempre così la vedo dura! Per fortuna si dimostrerà essere un caso isolato.
Ripartiamo quando ormai sono le 11:30, e la meta successiva è la vicina città di Amboise. Fa piuttosto caldo, e per la prima volta in questo viaggio dobbiamo aerare l’abitacolo dell’auto prima di salirvi perché è diventato bollente…
Arrivati ad Amboise ci infiliamo subito nel castello, che vista l’ora di pranzo non presenta coda alle casse; in effetti dentro non c’è molta gente, e in ogni caso rispetto a Chenonceau sembra deserto! Belli i giardini e il panorama sulla Loira e sui tetti delle case, mentre gli interni praticamente non si visitano. Da segnalare, all’esterno del corpo principale, la presenza della tomba di Leonardo da Vinci custodita nella cappella Saint-Hubert. Il grande artista e scienziato, infatti, visse qua vicino gli ultimi due anni della sua vita, ospite nel castello di Clos-Lucé. Va ricordato però che le sue spoglie originariamente furono inumate nella chiesa di Saint-Florentin –sempre ad Amboise- ma che andarono poi disperse quando la sua tomba fu violata durante i disordini religiosi del XVI secolo.
Ai piedi del castello si trovano diversi negozietti e bar: ci concediamo un po’ di svago e un tardivo pranzo a base di crêpes salate e dolci. Successivamente raggiungiamo in auto Blois, a meno di 40 km, e in breve troviamo sistemazione per la notte in un Ibis hotel in pieno centro. Il programma prevede ora di visitare il castello, e nonostante cominci ad affiorare un po’ di stanchezza, ci convinciamo ad andarci. La fatica è ben ripagata, in quanto l’edificio è considerato a buona ragione uno dei principali della Loira; nel corso dei secoli gli sono state aggiunte varie ali, cosicché ora miscela gli stili gotico, rinascimentale e barocco. Acquistiamo il biglietto combinato per visita + “suoni e luci” serali, e dopo cena torniamo a gustarci lo spettacolo delle proiezioni nel cortile interno, nel lato dove si erge lo scalone monumentale dell’ala Francesco I.

8° Giorno - (26/08/2007) Chambord, Bourges e ritorno
Lasciamo Blois alla volta del castello di Chambord, che si trova a poco più di 10 chilometri immerso in un enorme parco accessibile a chiunque; è domenica mattina e non c’è molta gente in giro, così in breve parcheggiamo e guadagniamo l’ingresso. Già avvicinandosi alle mura si nota l’imponenza dell’edificio, che gli vale il primato di più grande tra i castelli della Loira, e leggiamo che i suoi numeri sono davvero impressionanti: quasi 450 stanze, più di 80 scale e ben 365 camini!
Alla progettazione di questo capolavoro rinascimentale partecipò anche Leonardo da Vinci, e la sua influenza si nota nel pezzo forte degli interni: il famoso scalone centrale a doppia elica. Proviamo subito a dividerci sulle due rampe, io e Silvia da una parte, don e Filo dall’altra; il risultato è che non solo non ci incrociamo, ma riusciamo pure a perderci… Noi infatti ci fermiamo al primo piano, mentre loro sono saliti ancora! Ci ricongiungiamo sulle terrazze, da cui si gode un ottimo panorama sulle verdeggianti zone limitrofe, e proseguiamo nella visita dei numerosi ambienti.
La vacanza volge al termine, ma visto che ormai è tarda mattinata, pianifichiamo di fare tappa per pranzo nella città di Bourges, che si trova di strada a circa 100 km in direzione Italia. Arriviamo comodamente in centro e parcheggiamo a due passi dalla famosa cattedrale, che l’UNESCO dagli anni ’90 ha dichiarato Patrimonio dell’umanità. Purtroppo, essendo domenica, valgono le stesse considerazioni fatte a suo tempo per Rouen, aggravate qui dall’ora di pranzo. Gironzoliamo un po’ in quest’atmosfera post-atomica, ma in breve ci stufiamo e decidiamo di mangiare per poi fare rientro a casa: ci aspettano infatti più di 600 chilometri per arrivare a destinazione, e sono già quasi le tre del pomeriggio…
Concludiamo il viaggio di ritorno senza intoppi, e siamo a Torino verso le 22, dove a malincuore riconsegniamo la Bravo a noleggio, dimostratasi fida e veloce compagna per più di 3000 km.

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