Con Hugo Pratt e Corto Maltese nella Venezia più intrigante - 1^ parte

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Con Hugo Pratt e Corto Maltese nella Venezia più intrigante - 1^ parte

Ho rifatto pace con Venezia.
Chi frequenta il sito e il forum, sa che non mi faccio pregare per dilungarmi a parlare della città lagunare (visitata, conosciuta, approfondita, ammirata, adorata continuativamente dall'inizio degli anni Ottanta con due o tre soggiorni l'anno); però sa anche che dal 2001 non ci sono più tornato per il progressivo aumento dei prezzi fino a livelli insostenibili e per lo più ingiustificati. Non per essere monotono, ma è proprio il caso di dire "Grazie euro!", o meglio, grazie alla cattiva e incontrollata gestione nel nostro Paese del trapasso tra la vecchia e la nuova valuta.
E' però difficile un lungo distacco da ciò che si ama profondamente, cosicché, messe insieme un bel po' di indicazioni "vissute" e riferite sul forum dagli amici della Community (bello, vero, utilizzare proficuamente il proprio sito?), è venuto il momento del grande ritorno.
Devo ammetterlo, e ben volentieri: le gradite sorprese sono state di gran lunga preponderanti sulle negatività.

IL "TAGLIO" DEL VIAGGIO
Ci sono a Venezia tre luoghi magici e nascosti.
Uno in Calle dell'Amor degli Amici,
un secondo vicino al Ponte delle Maravegie,
il terzo in Calle dei Marrani nei pressi di
San Geremia in Ghetto Vecchio.
Quando i Veneziani sono stanchi delle autorità

costituite, vanno in questi tre luoghi segreti e,
aprendo le Porte che stanno nel fondo di quelle
Corti, se ne vanno per sempre in posti bellissimi
e altre Storie…


E' una citazione del compianto Hugo Pratt, straordinario affabulatore della propria città e creatore delle storie pervase di mistero, avventura, magia, esotismo, sogno che hanno per protagonista Corto Maltese. Proprio l'intrigante "Corto sconto" edito nel 1997 e tuttora facilmente reperibile in libreria, mi ha fatto da guida. Ho seguito alcuni degli itinerari in esso suggeriti e strutturati toccando punti salienti della quotidianità veneziana (vera) di Pratt e (letteraria) del suo personaggio: una sequenza di conferme, scoperte, sorprese, rivelazioni attraverso la Venezia con la V maiuscola.

VENEZIA BATTONA
Non storcano il naso i lettori per il titolo provocatorio e soprattutto non si indignino i Veneziani. Chi avrà la bontà di proseguire nella lettura comprenderà che definire "battona" una certa Venezia è proprio un moto di amore per quella più autentica, quella "Mamma" e "Amante" che auguro a tutti di conoscere facendo piazza pulita degli stereotipi.
Qui mi riferisco alla Venezia della scontata direttrice Stazione (o Piazzale Roma) - Lista di Spagna - Rio Terà San Leonardo - Strada Nova, lungo la quale si irreggimentano le comitive dirette a Rialto e da lì alla "timbratura del cartellino" di Piazza San Marco e ansiosi della foto tra i piccioni scagazzanti. Occhi ben attenti ai cartelli gialli "Rialto" e "San Marco" e guai a sgarrare, se ne sentono di tutti i colori: "attento a non sbagliare!", "meno male che hanno messo le indicazioni, se no chissà dove andremmo a finire!", "dove porterà quella stradina, magari si finisce in mare…", "passa qui dove vanno tutti, di là non c'è niente…". In realtà è proprio "di là" che bisogna andare per fare le scoperte autentiche, dove è bello perdersi, con la sola concessione della mappa della città in tasca e consci di poter contare sui veri Veneziani, sempre pronti a indicarvi in un paio di svolte l'uscita dallo sbalorditivo labirinto.
Proprio lungo quella direttrice - larga e comoda - ha il suo trionfo la Venezia battona, con la sfilata delle paninerie, delle pizzerie al taglio, degli stanchi menù a prezzo fisso tutti uguali, dei souvenirs dozzinali, dello svendersi alla globalizzazione tramite obbrobri come "Italian Pizza", "Refreshment on the go", "The power of shower", i nefasti McDonalds, giusto per fare solo qualche esempio.
E pensare che basta imboccare una calle laterale, passare un sotoportego, affacciarsi su un campiello, scavalcare un ponte, infilarsi in un'osteria… ed ecco la Venezia Mamma con il suo caldo abbraccio, il tratto popolare, il prezioso silenzio, l'ovatta della nebbiolina del mattino, il ritmo quotidiano fuori dal tempo come lo sciabordare dell'acqua nel rio.
Entriamoci, allora.

VENEZIA MAMMA
Non è poi così difficile trovarla, a patto di volerlo, beninteso.
Tanto per cominciare, quando incontrate i segnali turistici gialli, svoltate un paio di volte dalla parte opposta e in pochi minuti vi sarete persi come si deve. E quando per un certo tratto non avrete incontrato un ristorante con il menù in più lingue con l'inglese e il giapponese in testa, una vetrina con le gondole in plastica o un centro di telefonia mobile, è un sintomo che probabilmente avete imboccato la "strada che ha un cuore"!
Impiegate tutti i sensi. Quello più coinvolto sarà ovviamente la vista, ma esorto ad usarla selettivamente. Non solo guardate le splendide chiese e i palazzi fastosi, ma soffermatevi sui particolari: un bassorilievo sul muro, una lama di sole che penetra in un rio, un riflesso sotto un ponte, la prua decorata di un barcone, un poggiolo fiorito, un gatto sonnacchioso su un davanzale, una luce alla finestra che rivela un soffitto affrescato, l'oscillare di una gondola ormeggiata, il muschio che ammanta una fondamenta da secoli lambita dalle maree.
Svoltando un angolo sconosciuto, non esitate a proseguire: nessuno vi caccerà via, mal che vada troverete un cancello, una corte cieca, l'acqua di un rio, un muro e basterà tornare sui propri passi. Ma spesso troverete premi inestimabili: un giardino nascosto, una vera da pozzo, un'edicoletta votiva, una polverosa libreria antiquaria, un fregio - magari un po' scrostato - a sormontare un portone, un'iscrizione a ricordo di un evento dimenticato, una prospettiva che nessun fotografo ha mai colto, un minuscolo museo sconosciuto, un pavimento un po' dissestato ma intriso della storia di migliaia di passaggi, un amorevole laboratorio artigiano, un decoro di gusto popolare non riportato in alcuna guida, la vista sognante di un fazzoletto di cielo stellato incorniciato dai tetti.

VENEZIA AMANTE
E' la sublimazione della Venezia Mamma, quando cioè al piacere degli occhi e dell'udito si aggiunge quello del palato e della convivialità che istintivamente si instaura con gli altri avventori. Bisogna però fare attenzione, anche qui, nella cernita.
In questo viaggio ho volutamente dato la caccia (o in certi casi ho fatto tesoro di buone referenze) a locali - osterie, trattorie, bacari - defilati dai grossi flussi turistici: sì, ancora ne esistono più di quanto non si pensi, specie in Cannaregio, il Sestiere verso cui, quando decido di muovermi senza meta, con più probabilità le gambe mi portano quasi di moto proprio. Insegna non ridondante, tavoli e bancone di legno massiccio, tovaglie a quadrettoni, menù assente o scritto grossolanamente su carta ruvida, prevalente parlata veneziana, clientela abituale, tutti che si salutano, sono ottimi indizi che la "strada che ha un cuore" vi abbia condotto in una "osteria che ha un cuore".
E allora potrà capitare che vi arrivi, non ordinato, un piattino di schie con polenta per ingannare l'attesa, o la grappa finale vi venga omaggiata, o il conto vi venga arrotondato per difetto, o che il tavolo un po' infelice assegnatovi in mancanza di meglio addossato al banco dei vini assecondi una conversazione con l'oste impensabile nel ristorante con i camerieri impettiti che vi fanno il salamelecco ma appena usciti storcono il naso perché non avete lasciato la mancia, o che a una cert'ora - diradatasi la clientela - l'oste stani dalla cantina "proprio quella bottiglia" e la divida con i pochi commensali rimasti.
All'uscita vi sentirete leggeri e la Venezia Amante vi avrà preso per mano lungo calli, campi e fondamenta e chissenefrega dell'orologio e se è fine novembre e fa freddo e c'è la bora e sta calando la nebbia e vi ritrovate Chissadove. Ma… che meraviglioso Chissadove tutto per voi due!La prima parte di una guida inconsueta della città, con tante "istruzioni per l'uso", ma anche tanto amore!STRUTTURA URBANA E TOPONOMASTICA
Per meglio comprendere Venezia, al di là degli aspetti che la rendono unica, è basilare un cenno, almeno sommario, sulle fasi del suo sviluppo urbanistico.
I primi abitanti delle isole che la compongono (116, vedasi più avanti) furono naturalmente pescatori e contadini; essi edificarono le abitazioni il più possibile vicino all'acqua, con gli ingressi delle case su quella che costituiva la sola via di trasporto e comunicazione, oltre a fornire il sostentamento con pesce, sale e selvaggina. Quando cominciarono a sorgere le chiese, anch'esse furono erette con la facciata rivolta al canale.
Dietro le case si apriva la Corte, dove si coltivava l'orto e si allevavano gli animali domestici, mentre più verso l'interno si estendeva uno spazio più ampio (che col tempo sarebbe diventato il Campo), a seconda dei casi incolto, alberato, coltivato o popolato da armenti al pascolo.
Aumentando nel corso dei secoli la popolazione, anche l'edificato si intensificò sempre più nel cuore delle isole, si cominciò a strutturare una viabilità pedonale ad integrazione di quella acquea, si costruirono i ponti per scavalcare rii e canali, fino a giungere, attraverso continue ristrutturazioni, al tessuto urbano che oggi tanto ci affascina.
Un contesto così singolare è definito da una toponomastica altrettanto singolare, che per un approccio alla città corretto e rispettoso è opportuno conoscere, almeno nelle principali evidenze (tenendo sempre in conto che Venezia non è una Disneyland, ma una città nella quale la gente - magari con qualche difficoltà in più - vive la propria quotidianità).
Provo a darne un'infarinatura.
SESTIERE - E' ognuna delle sei parti in cui Venezia è suddivisa. Sono tre al di qua (Santa Croce, San Polo, Dorsoduro) e tre al di là (Cannaregio, Castello, San Marco) del Canal Grande, che come un "S" rovesciata taglia la città.
San Marco è il più antico, Castello il più grande, San Polo il più piccolo.
Anche l'indicazione degli indirizzi (dimentichiamo subito le Via, Piazza, Corso cui siamo abituati) è riferita alla suddivisione in Sestieri: in ciascuno di essi esiste una numerazione di abitazioni ed esercizi che va da 1 a X (dove X raggiunge sempre l'ordine delle migliaia). L'indirizzo veneziano tipo è quindi del modello, ad esempio, "Mario Rossi, Dorsoduro 2694", solo facoltativamente con l'aggiunta della Calle, Campo, ecc. Ne consegue che i postini devono avere una conoscenza della città a tutta prova!
Come visitatori, evitate di chiedere: "Scusi, mi indica Via Dorsoduro 2694?". Il veneziano è paziente, magari vi farà presente che Dorsoduro non è una Via, vi darà l'informazione, ma (sotto sotto perché è educato) se la riderà.
E… mi raccomando: Sestieri, non sestrieri, come a volte capita di sentire e vedere scritto!
CANALE - Per quanto il termine sia usato e abusato fino a costituire l'elemento caratterizzante della città, in realtà a Venezia per contare i Canali propriamente detti bastano le dita delle mani. In ambito urbano, il Canal Grande (familiarmente Canalazzo), il Canale di Cannaregio, il Canale di San Marco, il Canale della Giudecca, il Canale della Misericordia, più alcuni "esterni", quali ad esempio il Canale delle Fondamenta Nuove, il Canale delle Navi, il Canale delle Sacche, il Canale di Fusina, il Canale Scomenzera, oltre ad alcuni interni all'Arsenale (zona militare preclusa al pubblico salvo particolari permessi). Lascio il gusto della scoperta dei pochi altri a chi abbia curiosità di consultare una buona mappa: consigliata e ben dettagliata quella del Touring Club del 1985 in scala 1:5000 (1cm = 50m).
RIO - Con questo nome sono definite la stragrande maggioranza di vie d'acqua salmastra che scorrono tra le 116 isole che compongono Venezia. Si stima che i Rii siano 176 per uno sviluppo di circa 40 chilometri.
SACCA - Erano così chiamate le insenature della laguna. Sono state tutte interrate e trasformate in Campi o Fondamenta; credo che attualmente sia rimasta "originale" solo la Sacca della Misericordia, nella parte nord della città. Sacca Fisola e Sacca San Biagio (estremità occidentale) sono invece oggi isole, pur mantenendo la definizione, appunto, di Sacca.
SOTOPORTEGO - Porticato, passaggio coperto tra una calle/campo e l'altra/o. Di solito è ricavato alla base di un edificio per abbreviare il transito evitando lunghi giri.
PIAZZA, PIAZZETTA, PIAZZALE - A Venezia esiste una sola Piazza, ovviamente San Marco, denominazione anche della Piazzetta attigua. Piazzale Roma è invece il terminale automobilistico.
CAMPO - Corrisponde a ciò che nelle altre città è la Piazza, anche come emblematico luogo d'aggregazione. Ricordando quanto riferito riguardo lo sviluppo urbanistico di Venezia, in ogni Campo sorge (o sorgeva) una chiesa. Ne è riprova il fatto che, pur con qualche eccezione, la più parte dei Campi portano nomi di Santi. Nell'assetto originario, sul Campo prospettava il retro sia di chiese sia di palazzi, che avevano invece il fronte sul canale; dove oggi non è così, è segno di un'avvenuta ristrutturazione, per lo più l'interramento di vie d'acqua.
CAMPIELLO - Come si intuisce, è un campo piccolo, nel quale non sorgono né sorgevano chiese.
CORTE - Spazio ancora più piccolo del campiello, in pratica un cortile interno comune ad abitazioni attigue, un tempo adibito ad orticello o spazio per animali da cortile. Di solito è del tutto chiuso tranne un'unica via di accesso e uscita.
PISCINA - Anticamente era uno stagno, nel quale erano praticati la pesca, il nuoto e svaghi acquatici. Oggi sono tutti interrati, anche se in qualche caso lo spazio che ne fu ricavato mantiene il nome di Piscina.
CALLE - Le Calli sono le principali vie di comunicazione di terra della città. In qualche caso hanno l'attributo di "larga" o "stretta". Per particolari peculiarità, si differenziano dalla Calle le tipologie che seguono.
SALIZZADA - Anche se oggi le vie di terra sono tutte lastricate, con il nome di Salizzada sono chiamate (e lo sono tutt'oggi) le prime calli che, a partire dal 1264, furono selciate, da sterrate che erano in origine.
RIO TERÀ - Terà sta per "interrato": nella ristrutturazione urbana che ebbe inizio nel Settecento, alcuni rii furono riempiti per ricavarne strade, per lo più larghe, facilitando la mobilità che fino ad allora si svolgeva quasi esclusivamente per vie d'acqua. Oggi i Rii Terà sono una quarantina.
RUGA – Derivata, come il francese "rue", dal latino "ruga" (solco, piega), è una strada ampia sulla quale in origine prospettavano in prevalenza esercizi commerciali.
FONDAMENTA, RIVA - E' una strada che costeggia una via d'acqua, avendo quindi a un fianco edifici e all'altro (a volte protetto da ringhiere) un canale o rio.
Prendono il nome di Riva solo le Fondamenta lungo il Canal Grande.
LISTA - Era il tratto di strada nelle adiacenze di un'ambasciata straniera, nel quale vigeva l'extraterritorialità e l'immunità diplomatica. Il riferimento è forse a una lista di marmo sul selciato che la delimitava. Oggi esistono ancora solo la frequentatissima Lista di Spagna, che ha inizio subito a sinistra della stazione ferroviaria, e la Lista Vecchia dei Bari dove, nel non più esistente Palazzo Correr, risiedeva l'ambasciatore Cesareo (nota: in origine il "baro" era un terreno incolto e paludoso).
RAMO - E' un passaggio, di solito breve, che collega due strade maggiori, oppure cieco, o con sbocco su una fondamenta o un corso d'acqua.
VIA, VIALE - Termine rarissimo a Venezia. A memoria, ricordo solo Via Giuseppe Garibaldi a Castello. I pochi Viali sono concentrati nell'estrema zona orientale del Sestiere di Castello (Biennale d'Arte, Isola di Sant'Elena, Stadio).
STRADA - Ne esiste una sola, Strada Nova.

I PONTI
Sono talmente integrati nella topografia cittadina che quasi non ci si fa caso, né da parte dei residenti né dei turisti. Ed è un male darli per scontati: meritano invece grande attenzione, essendo spesso capolavori d'arte e d'ingegno.
Nel corso dei secoli il loro numero è variato per le diverse ristrutturazioni urbanistiche susseguitesi in città: l'attuale stima è di 409, cifra che non comprende i 7 interni all'Arsenale né i due translagunari (cioè quello stradale della Libertà e quello ferroviario ad esso parallelo) che collegano Venezia con Mestre. Vi è compreso - più che altro per un fatto di notorietà - il Ponte dei Sospiri, che a rigore non è un ponte ma un collegamento pensile tra Palazzo Ducale e il Palazzo delle Prigioni.
Alcune statistiche:
* Dei 409, 337 sono pubblici - congiungono cioè due opposte fondamenta per favorire la viabilità di terra - e 72 privati, come accesso da una fondamenta esclusivamente al portone di un'abitazione.
* 300 sono in pietra, 59 in ferro, 49 in legno. Il "Tre Ponti" presso Piazzale Roma (che è computato come unico ma consta in realtà di cinque, che scavalcano un complesso incrocio di rii) è misto in pietra e legno.
* Dei 300 in pietra, 158 hanno le spallette in ferro, 119 in mattoni e 23 in colonnine di pietra d'Istria, materiale molto usato nell'architettura veneziana.
* Rimane in città un solo ponte senza sponde (come in origine erano tutti): il Ponte privato Chiodo sul Rio di San Felice in Cannaregio. L'unico altro in laguna è il Ponte del Diavolo sull'isola di Torcello.
* Tutti i ponti sono a un solo arco, eccezion fatta per il Ponte dei Tre Archi sul Canale di Cannaregio. Tra essi, incontreremo ad esempio archi "a tutto sesto", "a sesto rialzato", "a sesto ribassato", "acuto o gotico"; parecchi "Ponti Storti", cioè non perpendicolari, per doversi adattare alla topografia, alle opposte fondamenta (oggi sono sette quelli che ne hanno anche la denominazione); ponti "a travata" cioè piani; ponti "doppi", cioè paralleli o perpendicolari sullo stesso o due diversi rii attigui e con una o entrambe le rampe in comune.
Non mancano classificazioni controverse, così come esiste una miriade di storie, leggende, tradizioni, curiosità, aneddoti legati ai ponti. Anche qui, mi limito ai dati esemplificati rimandando gli approfondimenti e il piacere della scoperta al libro "I ponti di Venezia" riportato nelle "Letture consigliate" che indicherò nella Seconda Parte.

I NOMI
Bene, tutto ciò premesso, con quali criteri e quali denominazioni i Veneziani hanno battezzato campi, calli, corti, rii, ponti, ecc.?
Sono principamente tre i "filoni":
* I SANTI - In tutto il mondo cristiano sono una fonte inesauribile. Ai nomi più palesi se ne affiancano certi resi difficilmente individuabili dalla rielaborazione dialettale. Alcuni esempi: San Stae (Sant’Eustachio), San Aponal (Sant'Apollinare), San Marcuola (SS. Ermàgora e Fortunato), San Stin (Santo Stefano confessore), San Zanipòlo (SS. Giovanni e Paolo), San Trovaso (SS. Gervasio e Protasio), San Lio (San Leone), San Zan Degolà (San Giovanni Decollato), più altri la cui scoperta lascio ai curiosi.
* LE FAMIGLIE - Spesso le famiglie importanti edificavano proprie residenze - più o meno sfarzose - attribuendo il nome non solo al Palazzo ma anche a calli, corti, campi attigui. Contarini, Orseolo, Mocenigo, Gritti, Barbaro, Foscari, Correr, Erizzo, Grimani, Vendramin, Loredan, giusto per riportare qualche esempio.
* MESTIERI E MERCI - Come per i Santi, anche qui la tematica è stimolante e spesso curiosa. Se ad esempio denominazioni come Cappeller, Tintor, Caffettier, Fruttarol, Calderer, Fabbri, Spezier, non hanno bisogno di spiegazione, altre sono dei veri e propri rompicapi. Alcuni esempi: Beccarie (da "beccai" = macellai, che avevano un'importante confraternita al mercato di Rialto), Callegheri (calzolai, dal latino "caliga" = scarpa), Ormesini (l'ormesino era un tessuto di seta proveniene dalla città asiatica di Ormus), Pistor (da prestinaio = panettiere), Panada (da impannata, un tessuto grezzo per tendaggi e coperture), Cerchieri (costruttori di cerchi per le botti), Frezzeria (officina in cui si costruivano le frecce), Pestrin (da pestrino, luogo in cui si vendeva latte, spesso annesso alla stalla), Luganegher (venditore di lugàneghe = salsicce), Rasse (da rascia, panno di lana per coprire le gondole, prodotto in Rascia, l'attuale Serbia), Scoazzera (un tempo recinto murato in cui raccogliere le scoazze, cioè i rifiuti).
* Oltre ai filoni citati, c'è un immenso repertorio esposto in miriadi di libri. Citerò qualche esempio nelle Curiosità, come ennesima imbeccata che dò a chi abbia voglia di approfondire.

SI FA PRESTO A DIRE GONDOLA
Simbolo universale di Venezia, la GONDOLA - nella sua apparente semplicità - è invece una struttura estremamente complessa nella quale nulla può essere lasciato al caso. La sua asimmetria, la lunghezza, il peso, le misure, il tipo di legname impiegato, le 280 parti che la compongono, la tecnica di costruzione, ecc. sono fattori rigorosamente codificati. Ci vorrebbe un articolo a parte e preferisco rinviare al sito ufficiale veneziagondola.it riportato nei links.
C'è però da dire che la notorietà della Gondola finisce per offuscare le numerose altre tipologie di imbarcazioni che si muovono (o muovevano) in laguna. Mi sembra interessante dare almeno un breve cenno su alcune, rinviando anche stavolta ai links, sito vogaveneta.it.
GONDOLINO DA REGATA - Più agile della Gondola e privo del "ferro di prua", i cui sei "denti" simboleggiano i Sestieri, è quello utilizzato dai vogatori nella Regata Storica.
SANDOLO, SANDOLINO - Un paio di metri più corto della Gondola e privo del ferro di prua, è un'imbarcazione assai versatile, usata sia per le merci che per le persone.
CAORLINA - E' una barca simmetrica, talvolta a vela, nata per il trasporto degli ortaggi dalle isole della Laguna al mercato di Rialto.
PEATA - Più massiccia della Caorlina, in quanto adibita a carichi più pesanti.
VIPERA - Barca usata dai doganieri austriaci per inseguire i contrabbandieri: molto snella e con doppia prua, si prestava ad invertire rapidamente direzione senza doverla girare!
BRAGOZZO - Originario di Chioggia, adibito alla pesca e al trasporto, a volte con una o due vele e spesso vivacemente colorato, fu l’imbarcazione adriatica più diffusa dall’inizio del ‘900 fino al declino della marineria tradizionale. I pochi rimasti vengono oggi usati a fini turistici per visitare la laguna.
BURCIO - Grande barca da carico bassa e molto larga adatta alla navigazione fluviale. Un tempo usata per trasportare l'acqua, spesso carente in Venezia, dal fiume Brenta in città.
Altre ne esistono o esistevano, quali la BRAGAGNA, la SAMPIEROTA, la TOPA, il PUPPARINO, la MASCARETA: a chi sia interessato, il piacere della scoperta!

Tante altre meraviglie su Venezia nella Seconda Parte: curiosità, itinerari, letture consigliate. Presto su Ci Sono Stato! ;-)Ho pernottato al B&B AL PALAZZETTO, Calle Corrente, Cannaregio 4057. Situato a 15' a piedi dalla Stazione: superato Campo San Felice e imboccata Strada Nova, si prende a sinistra Calle delle Vele, si scavalca un ponte e all'angolo si trova il portoncino. Suonare a Davide Giangaspero. Per tre pernottamenti (21-24 novembre) in una grande camera matrimoniale uso singola con prima colazione ho speso €190, tariffa promozionale di bassa stagione.
In alternativa, la stessa gestione può proporre alle medesime condizioni e prezzo la LOCANDA GAFFARO, Corte del Gallo, Dorsoduro 3589 (vedi links).* ALLA VEDOVA, Calle del Pistor, Cannaregio 3912 (trasversale di Strada Nova). Sempre eccellenti i cicchetti e i vini, prezzi corretti. Tre piattini con acciughe all'ammiraglia, polpo con patate e folpetti ripieni + un bicchiere di Prosecco, totale 11 euro. A mezzogiorno un posto ai tavoli è una chimera, si consuma al banco. Per cena, indispensabile prenotare. Sempre affollatissimo, in prevalenza da Veneziani.
* OSTERIA AI 40 LADRONI, caratteristico ristorante nella cui gestione anche due simpatici ragazzi del Bangladesh. Fondamenta de la Sensa, Cannaregio 3253. Linguine alla pescatora, frittura mista molto assortita (anche due grosse triglie, una soglioletta e due moleche), insalata, tiramisù, ½ litro di bianco, caffè, grappa, tutto ottimo e abbondante: 32 euro, scontato (!) a 30.
* TRATTORIA ANTICA MOLA, Fondamenta degli Ormesini, Cannaregio 2800. Gestione familiare, fu frequentata anche da Hugo Pratt. Gnocchetti alla granseola, fritto misto di pesce, insalata, torta di mele, ½ litro di bianco, caffè, grappa (raccomandata quella "della casa", un bottiglione da cinque litri tenuto in frigo!): totale euro 26,70. Alle 20,30 di un martedì di novembre tutto esaurito, dovevano mandare indietro la gente: ottima referenza!
* OSTERIA LA FRASCA, Corte della Carità, Cannaregio 5176, presso la Chiesa dei Gesuiti. Piccolissimo locale, bisogna darsi da fare per trovarlo, più facile che "vi trovi" lui, si pranza sotto un déhors coperto. Solo clientela locale, quasi tutti operai in sosta pranzo. Abbondantissimi spaghetti ai frutti di mare, fesa di tacchino, ½ litro di bianco, caffè, grappa: totale euro 16,40, lo stesso prezzo-convenzione (pur senza richiederlo) praticato agli operai! Comunque, la sera non sono che pochi euro in più.
* OSTERIA VIVALDI, San Polo 1457. Nonostante sia lungo una delle più affollate direttrici turistiche (adiacenze di Campo San Polo), è frequentata in prevalenza da clientela veneziana abituale. Buoni vini e cicchetti. Leggermente più cara che la Vedova.

A conferma della "pace fatta", alcuni prezzi riscontrati in città:
- un semifreddo in coppa servito al tavolo da ROSA SALVA, in Campo SS. Giovanni e Paolo: €3;
- un punch al BAR TORINO, in Campo San Fantin (presso La Fenice): €1,80
- un prosecco al CAFFÈ DEI FRARI, sul Campo omonimo: €1,50
- uno spriz a un chiosco del mercato di Rialto: €2
Tutti prezzi corretti, pur essendo locali in zone di grande passaggio.

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