Insolita ma affascinante: l'Armenia

in viaggio con Francesco e Irene in Armenia

torna alla mappa
Insolita ma affascinante: l'Armenia

L’Armenia è un paese antichissimo, ricco di storia e cultura, ma oggi ancora da scoprire in quanto da pochi anni è stato aperto al turismo.
L’Armenia è una nazione sicuramente da visitare, si vedranno paesaggi stupendi e monasteri antichissimi. Soprattutto però è una vera esperienza: il turismo è iniziato da pochissimo, avrete la sensazione di essere quasi dei pionieri. Camminerete nelle strade della capitale e vi renderete conto di essere i soli stranieri. Il turista viene visto ancora come un OSPITE e TUTTI si metteranno a vostra disposizione per aiutarvi, e mai con lo scopo estorcervi soldi! Gli Armeni sono un popolo triste, buono ed orgoglioso, ma soprattutto GENEROSO!
Vale la pena conoscerlo!Tante sorprese da una meta ai margini del turismo
DIARIO DI VIAGGIO

10 agosto 2003
Finalmente dopo tanti preparativi mia moglie ed io partiamo per l’Armenia. Il volo farà scalo a Vienna (unica possibilità per raggiungere Yerevan). Viaggiamo tutta la notte ed arriviamo la mattina dopo alle 6.30.

11 agosto
Aeroporto di Yerevan: attesa di quasi due ore per ottenere il visto, non tanto per la quantità di persone, ma per la calma con cui gli armeni lavorano!
I bagagli per fortuna sono arrivati, ma non esistono carrelli!
Ci avviciniamo all’uscita, ma è veramente un’impresa ardua; ci sono centinaia di persone venute ad accogliere i parenti che vivono all’estero a causa della Diaspora e tutti tentano di entrare dall’unica porta per accoglierli, poi i taxisti tentano di accaparrarsi i pochi turisti che sono arrivati. E’ un vero caos!!
Finalmente ce la facciamo, usciamo ed incontriamo Luisine, la nostra corrispondente che ci accompagna al nostro hotel (Metropol) in centro a Yerevan.
Ore 10 (solo un’ora di riposo) ed iniziamo il nostro viaggio. La prima tappa è Garni, tempio pagano su di un promontorio con sullo sfondo un paesaggio di montagne brulle senza vegetazione.
Poi a Geghard, un monastero per metà scavato nella roccia; per arrivare attraversiamo gole e canyon fra montagne interamente coperte di boschi. Molto suggestivo!
A pranzo, su invito di Luisine, andiamo a casa di un contadino che lei conosce per poter assistere alla preparazione del “lavash”, il pane armeno cotto nel forno scavato nella terra. Tutta la famiglia ci accoglie con festa, il capo famiglia prepara il korovatz (barbecue di carne) la moglie e la suocera il pane.
Ci apparecchiano un tavolaccio all’aperto in mezzo ai frutteti e le donne ci portano continuamente pietanze. Esperienza molto divertente.
La sera, dopo essere tornati in hotel, decidiamo di fare un giro per la Mashots (via principale di Yerevan) per rendersi conto di com’è la città.

12 agosto
Oggi giornata dedicata alla visita di Yerevan. Ci viene a trovare Margherita, una dottoressa neurologa dell’ospedale di Yerevan che ci accompagnerà come guida durante il viaggio.
Parla un po’ l’italiano (sua sorella è cantante lirica a Roma) e lei cerca di arrotondare il magro stipendio di dottoressa facendo l’interprete.
La prima cosa che vediamo è il Matenadaran, un’antica biblioteca dove sono custoditi codici miniati e libri antichissimi. Poi decidiamo di andare al Museo del Genocidio Armeno, anche contro la volontà di Margherita, che pensa sia troppo triste la visita, ma niente di più istruttivo per capire la storia tragica , purtroppo recente del popolo armeno. Vediamo fotografie raccapriccianti!
Più tardi giro della città: Piazza della Repubblica, Cascade (monumento dell’era sovietica, non terminato a causa della caduta del comunismo).
Dopo pranzo visita della Fortezza di Erebouni (antica civiltà che viveva in Armenia a.C.)
Dopo cena ci sediamo come tutti gli Armeni in uno dei caffè all’aperto che si trovano nelle piazze e vediamo scorrere tutta la città davanti a noi.

13 agosto
Partenza per Ashtarak, piccola località fuori Yerevan, attraversiamo immensi frutteti. Ci avviciniamo alla valle del monte Aragats e tra stradine tortuosissime arriviamo alla Fortezza di Amberd (paesaggio stupendo fra gole, valli e torrenti!) e poi al Monastero di Karmavor.
Nel pomeriggio infine a Yerevan visita del Pag Shuka, mercato generale al coperto di frutta, verdura, spezie e formaggi. Molto pittoresco.

14 agosto
Partenza di buon mattino per le montagne dell’Est, in particolare per Dilijan (2200 mt) e poi verso lo stupendo Lago Sevan.
La strada che collega Sevan a Dilijan è molto tortuosa e sconnessa, ma è piacevole perché passa attraverso boschi intatti.
Arrivati a Dilijian visitiamo il Monastero di Haghartsin composto da tre piccole chiese e un refettorio per i monaci. Qui facciamo amicizia con il custode che, gentilissimo e ospitale come tutti gli Armeni, ci invita a casa sua a bere un caffè e a mangiare pane e miele di sua produzione.
Ci salutiamo e proseguiamo per il Lago Sevan. Siamo a 1900 mt, è uno dei laghi più alti al mondo e le sue acque sono cristalline con colori continuamente cangianti. Alcuni armeni stanno facendo il bagno, ci proviamo anche noi ma la temperatura dell’acqua è gelata!
Saliamo sul promontorio che domina il lago su cui ci sono due antichissime e pittoresche chiesette.
Dopo un buon pranzo a base di “sig”, una specie di trota che vive nel lago, ci dirigiamo verso Noraduz.
Probabilmente il luogo più suggestivo di tutta l’Armenia!
L’antico cimitero di Noraduz si trova sulla sponda opposta del lago e vi sono molte collinette disseminate di migliaia di “khachkar”, pietre sepolcrali alcune molto grandi interamente intagliate con disegni e croci armene. Sono una diversa dall’altra! Alcune sono dell’XI secolo. C’è un silenzio incredibile, scorgiamo solo una vecchietta seduta su una tomba mentre fa pascolare le sue quattro pecore!

15 agosto
Oggi purtroppo Irene non si sente molto bene, ha un po’ di febbre e decido di uscire soltanto io per fare un piccolo giro di Yerevan.

16 agosto
Oggi è sabato e decidiamo di andare al Vernissage, il mercato delle pulci di Yerevan, dove molte persone, per arrotondare il magro stipendio o pensione (circa 20-30 dollari al mese) vendono prodotti di loro fabbricazione o roba vecchia che hanno in casa. Irene come al solito non si lascia pregare per fare shopping!
Tarda mattinata al Vernissage dei pittori nella piazza dell’Opera. Dopo la caduta dell’URSS gli artisti fanno la fame e non hanno più sovvenzioni da parte dello Stato, per cui si riuniscono nel fine settimana per fare delle mostre. Qui acquistiamo una tela da un pittore alquanto stravagante. Gli chiediamo il nome: Sergej Bagdasajan. Ci racconta di essere stato a Milano e Venezia ad esporre insieme ad altri suoi colleghi.
Mentre torniamo in hotel vediamo una fiumana di persone dirigersi verso lo Stadio. Oggi iniziano le III Olimpiadi Pan-Armene. Ci sono Armeni da ogni parte del mondo a causa della Diaspora e vengono a sfidarsi in una sorta di Olimpiadi. Il nostro Hotel è vicinissimo alla Stadio per cui la sera dopo cena assistiamo ai fuochi di artificio e vediamo accendere la fiaccola durante la cerimonia di apertura dei giochi. Attraverso la televisione in diretta riusciamo a vedere il resto.
Si vede che oggi è un giorno importante: tutte le strade hanno i lampioni accesi che le illuminano, di solito sono spenti!

17 agosto
Oggi è domenica e decidiamo di andare a Echmiadzin, la Sede della Chiesa Apostolica Armena, dove assistiamo alla Messa presieduta dal Catholicos (Papa armeno). Non lo sapevamo ma oggi è un giorno importante, in quanto ci sarà la benedizione dell’uva, rito di ringraziamento che avviene prima del raccolto. La celebrazione è suggestiva: canti bellissimi, processione sontuosa con abiti ricchissimi ed eleganti e rito completamente diverso dal nostro. Bella esperienza.
Dopo decidiamo di andare a visitare due belle chiese nelle vicinanze: Santa Gayane e Santa Hripsime, le due sante che portarono il Cristianesimo in Armenia.
Pomeriggio visita del Museo Etnografico di Sardarapat e delle rovine della cattedrale di Zvartnots.

18 agosto
La mattina partiamo verso il sud dell’Armenia; la prima tappa è il Monastero di Khor Virap e vista del Monte Ararat (5195 mt). Per fortuna anche se è agosto, e quindi c’è umidità e foschia, già dopo qualche chilometro riusciamo a vedere bene la cima innevata del ghiacciai dell’Ararat. Il monte si trova appena al di là del confine, in territorio turco, ma gli Armeni lo considerano proprio, in quanto fino al secolo scorso si trovava nel loro territorio. Si narra che l’arca di Noè si trovi sepolta nel monte e sono numerosi gli archeologi che considerano vera questa ipotesi.
La pianura intorno è fertilissima e tutta la coltivazione è dominata da frutteti, soprattutto albicocche.
Arriviamo al Monastero che si trova proprio alle pendici dell’Ararat. Il paesaggio e la vista sono molto suggestivi. Il Monastero è un famoso luogo di pellegrinaggio: anche il Papa nel 2001 si è recato qui nel 1700° anno di conversione dell’Armenia al Cristianesimo. Qui si trova anche il pozzo nel quale fu tenuto prigioniero per 12 anni San Gregorio, il Santo che fece convertire tutta l’Armenia.
Mia moglie ed io decidiamo di calarci nel pozzo. Il passaggio è strettissimo e una piccola scala di ferro permette di scendere giù, ma già dopo pochi scalini l’impressione è che manchi l’aria per respirare. In fondo al pozzo c’è un piccolo altare in pietra. Il difficile è stato risalire, siamo stati costretti a difficili contorsionismi!
Dal Monastero si vede bene il confine turco a quasi 300 mt di distanza da noi. Il tutto è ben visibile grazie al filo spinato e alla presenza di militari. I rapporti con la Turchia chiaramente sono difficilissimi a causa del Genocidio degli Armeni da loro causato nel 1918.
Riprendiamo la strada verso il sud, attraversando la pianura di origine vulcanica fino ad arrivare in un paesaggio completamente diverso: si susseguono gole e canyon e montagne desertiche, stiamo per arrivare a Noravank, un complesso di monasteri bellissimi (forse i più suggestivi!) che si trovano in cima a un monte sullo scenario unico di precipizio. Al ritorno ci fermiamo da una contadina a comprare la frutta. 1kg di mele per circa 10 centesimi di euro!

19 agosto
Partenza di buon mattino per la regione di Lori al nord a pochi km dalla Georgia.
La strada è un po’ lunga, ci vogliono quasi due ore da Yerevan, ma è piacevole vedere paesaggi diversi e numerosi pascoli di mucche e pecore lungo la strada. Attraversiamo anche la cittadina di Spitak, epicentro del terremoto disastroso che colpì l’Armenia circa 10 anni fa. In gran parte tutto è ricostruito grazie ad aiuti esteri, si vedono bene gli ospedali norvegesi ed italiani.
Lungo la strada ci passano sopra la testa anche due aquile bellissime e planano fino a passare accanto a noi.
Arrivati sulle montagne di Lori, chiediamo indicazioni per il Monastero di Sanahin, un luogo sperduto e purtroppo abbandonato. Qui visitiamo la Chiesa della Santa Madre di Dio e la biblioteca. All’interno della sala numerose brocche e resti di croci in pietra antichissime, sono lì abbandonati, verrebbe quasi la voglia di portare via qualcosa!
Dopo la visita ci dirigiamo verso il Monastero di Haghpat, Patrimonio Mondiale dell’Unesco.
Finalmente incontriamo qualche turista!
E’ tardi ormai e torniamo nella capitale; domani partiamo per l’Italia, ma prima decidiamo di andare a trovare un pensionato che durante il giorno si trova vicino al nostro albergo a vendere semi di girasole per arrotondare la misera pensione. Sono molti i pensionati e le donne agli angoli delle strade o nei parchi che vendono semi per guadagnare qualcosa. Qui la situazione economica di gran parte della popolazione è molto grave!
Quasi tutte le sere andavamo a trovare questo anziano e gli regalavamo qualcosa da mangiare, non ha mai aperto bocca per ringraziarci ma accettava tutto, i suoi sguardi bastavano per farci capire tutto! L’ultima sera aveva portato con sé anche la moglie, era seduta vicino a lui, e quando ci siamo avvicinati per dargli un po’ di frutta lei ci ha sorriso e ci ha benedetto.
Ancora oggi io e mia moglie ripensiamo a loro e ci viene un po’ la malinconia, vorremmo andare a trovarli.

20 agosto
Alle tre di mattino partiamo dall’aeroporto di Yerevan per Vienna, come all’andata i soli turisti sull’aereo siamo io e mia moglie. Il resto delle persone sono armeni della Diaspora che tornano a casa dalla visita dei parenti che vivono in Patria.

Lascia un commento
Per inviare commenti è necessaria la registrazione
Vai alla pagina di registrazione
Seguici su Facebook