Un tocco di magia africana

in viaggio con Federico in Tanzania

torna alla mappa
Un tocco di magia africana

In valigia

Innanzitutto, una buona dose di entusiasmo e spirito d'avventura, in modo da trasformare in "folklore" le scomodità che inevitabilmente capita di fronteggiare anche a chi, come noi, sceglie un viaggio di tenore medio-alto. Si scordi di partire per la Tanzania chi esige comfort da pullman gran-turismo ed organizzazioni impeccabili: qui alla sera capita di dover eliminare gli insetti dalle vicinanze del letto o di doverne riparare la zanzariera, le strade sono impossibili, il caldo spesso infernale, gli abiti e la pelle perennemente polverosi e gli orari filosoficamente africani.
Dal punto di vista pratico, assolutamente da non scordare un buon repellente per gli insetti (es. Autan Extreme), un potente medicinale-tappo contro la dissenteria e dei fermenti lattici da usare in via preventiva o per disturbi intestinali più lievi. Saranno utili delle pedule, da indossare durante i safari, magliette a manica lunga e calzoni lunghi di tela a trama non troppo larga per difendersi dalle zanzare, ed un pile/maglione pesante, indispensabile a Ngorongoro alla mattina presto e alla sera.
Per tornare al nostro approccio mentale a Paesi di questo tipo, evitiamo comportamenti insopportabili e presunzioni di tipo colonialistico, che possono facilmente derivare dall'enorme divario di possibilità economiche tra il turista occidentale ed il tanzaniano medio: cominciamo con lasciare a casa costosissimi capi d'abbigliamento da esploratore all'ultima moda, almeno per non apparire ridicoli, e ficchiamoci in testa che siamo ospiti di una terra che rimane un Paradiso della Natura e di popolazioni di grandissima umanità e socialità, con una serenità interiore ed una capacità di affrontare le difficoltà del quotidiano tutte da imparare.

Come spostarsi

Prima di tutto, abbiamo raggiunto l'aeroporto Kilimanjaro di Arusha con un volo KLM da Amsterdam. Da Arusha a Zanzibar, abbiamo volato con un ATR 42 della Precision Air, compagnia privata che, come dice il nome, si vanta di essere più affidabile della Tanzania Air: è andato tutto bene. Infine, abbiamo coperto il tratto da Stone Town a Dar Es Salaam con la cosiddetta speed boat, una sorta di "aliscafo" tecnologicamente avanzatissimo per gli standard tanzaniani.
Spostarsi con i mezzi pubblici in Tanzania è una scelta da veri "esploratori"; d'altro canto viaggiare con un'automobile presa a noleggio richiede molta dimestichezza e può risultare pericoloso sia sulle strade che sulle piste nei Parchi. Noi siamo stati accompagnati su un fuoristrada dalla Cordial Tours nei Parchi dal "driver" Juma, sempre "cordiale" e disponibile a soddisfare la nostre richieste ( a proposito, ci è stato detto che sia buona norma non dimenticarsi del driver alla fine del safari e ringraziarlo con una buona mancia).
Le strade in Tanzania sono inimmaginabili per noi occidentali (abbiamo visto produrre l'asfalto per la strada principale utilizzando una caldaia a legna!): polvere, sassi, buche tanto profonde che la macchina vi scompare, il tutto condito dalla sorprendente disinvoltura con cui vengono evitati i ciclisti ed i pedoni che camminano lungo i bordi chissà da quante ore, nel nulla, diretti verso chissà dove.
Le ore passate su queste strade, magari in piedi per sorgere gli animali da lontano, mettono a dura prova la nostra schienetta da "consumisti" e alla fine della giornata si accetta molto volentieri di rientrare al lodge per una doccia rinvigorente!
A Zanzibar, la situazione è diversa: l'economia è più fiorente e le strade sono in buona parte asfaltate, percorse da innumerevoli motorini e carretti motorizzati.

Dove alloggiare

Io e mia moglie abbiamo intrapreso questo viaggio da soli; abbiamo preferito "saltare" intermediari italiani per appoggiarci direttamente ad un'organizzazione tanzaniana, la Cordial Tours & Travel Services sede di Arusha, PO Box 8376 Arusha, tel.00 0255 57 8981 o 57 6517, fax 010 255 57 8866, indirizzo internet www.wbc.net/cordialtours/cordial.html. Questo ci ha permesso di risparmiare notevolmente e di godere di un viaggio totalmente organizzato per sole due persone a prezzi inferiori a quelli normalmente richiesti per lo stesso viaggio effettuato in gruppo.
Altre agenzie che abbiamo conosciuto di persona, e alle quali quindi credo si possano spedire soldi dall'Italia sperando che non si volatilizzino, sono la Leopard Tours Limited, PO Box 1638 Arusha tel.00 255 57 7906 o 8441 fax 010 255 57 8219 o 4131, e la Roy Safaris ltd, PO Box 50 Arusha tel. 255 57 2115 o 8010 fax 255 57 8892.
Nella Tanzania continentale la scelta è stata di alloggiare in lodges e campi tendati fissi, quindi in strutture dotate di buon comfort, collocate in posti affascinanti, spesso indimenticabili; per quanto riguarda i Parchi, abbiamo soggiornato appena fuori il Lake Manyara Nat.l Park al Migunga Tented Camp, presso il villaggio di Mtowambu (significa fiume delle zanzare); in mezzo al nulla, nel cuore del Serengeti, al Seronera Wildlife Lodge, stupendamente collocato su alcuni Kopje (enormi blocchi di roccia tipici del Serengeti) che ti permettono di spaziare con lo sguardo all'infinito sulla savana; a Ngorongoro, al Ngorongoro Wildlife Lodge, situato a più di 2000 metri sulle ripide pareti del cratere, un luogo meraviglioso, incredibile, con una terrazza dalla quale osservare dall'alto la meraviglia naturale di questo eden (il panorama è godibile anche dalle camere, tutte affacciate sul cratere tramite una parete totalmente di vetro); al Tarangire Tented Camp, tanto immerso nella vita del Parco da renderci protagonisti (o vittime?) di una notte da brividi. Abbiamo rimpianto il non avere vissuto l'emozione di almeno una notte nei campi tenda mobili, che credo valga la pena di provare.
Per quanto riguarda l'isola di Zanzibar, sempre su organizzazione della Cordial Tours, siamo stati a Stone Town presso l'hotel Coco De Mer, il più economico del viaggio, certamente molto tipico ma non molto confortevole, e sulla costa est presso l'hotel Karafuu ("chiodo di garofano"), classico lussuosissimo hotel affacciato sulla spiaggia candida di fronte ad un mare dai colori tanto vivi e belli da risultare indescrivibili; pur non essendo viaggiatori abituati a questo standard di hotel di mare, il Karafuu ci è apparso al di sopra della media: spaziosi locali lussuosamente rifiniti ed arredati, ristorante dai menu molto curati e stupende stanze (più precisamente bungalows) con terrazza affacciata sull'oceano fornita di poltrone di legno su cui annullarsi nei profumi e nel lento rumore della marea.

In cucina

La cucina tanzaniana, molto speziata, è secondo me decisamente gradevole, così come quella zanzibariana. Ovviamente, parlo dei ristoranti di buon livello, non ci siamo azzardati a provare quelli frequentati solo da locali. Si mangia molta verdura, frutta (solo quella da sbucciare!), dolci (evitare creme e gelati) e carne (abbiamo provato l'impala ed il facocero, davvero ottimo) soprattutto in umido o alla griglia: "don't forget our barbecue outside!", è diventato il nostro motto rifacendoci a quanto raccomandatoci da un cameriere nella freddisssima sera di Ngorongoro, passata davanti ad un enorme camino acceso.
A Zanzibar, abbiamo trovato meritevoli "Fisherman", di fronte all'hotel Tembo, dove abbiamo mangiato un'ottima aragosta, e "Calmrus", nella casa natale di Freddy Mercury, molto meno turistico, dove consiglio di non esitare e provare i piatti locali, a base di pesce e spezie.

Itinerario

Durata del viaggio 16 giorni.
Il nostro è stato un classico "Northern Circuit", cioè un tour dei Parchi del Nord, con partenza ed arrivo ad Arusha e visita di: Lake Manyara National Park, Ngorongoro Conservation Area, Serengeti National Park, Olduvai Gorge e Tarangire National Park. Dopo la settimana di safari, ci siamo tuffati nelle atmosfere incantate dell'isola di Zanzibar, per un soggiorno di una settimana suddivisa tra Stone Town e la costa orientale.

Da non perdere

Non so qual è stato il momento in cui mi sono reso conto di essere tornato in Africa: forse l'improvviso agitarsi dei passeggeri del volo KLM che di colpo hanno cominciato in massa a spruzzarsi litri di Autan prima dell'atterraggio a Kilimanjaro Airport; o forse il buio totale della pista dell'aeroporto, con gli sciami di moscerini ad accanirsi attorno all'unica luce di un lampione, e il seguente impatto con la sala d'aspetto dall'improbabile arredamento di legno consunto, o forse ancora il rivedere le persone sulla strada camminare nell'oscurità senza un'apparente meta.
I viaggi in Africa hanno avuto su di me un impatto tremendo, potrei parlare per ore senza riuscire a descriverlo compiutamente: la Natura, gli spazi infiniti, i colori vivi, se pure in stagione secca, gli odori, forti, fastidiosi a volte, ma che non si riescono a scordare, gli animali, bellissimi nella loro libertà, che ho giurato farò vedere alla mia bimba appena possibile, e poi la cordialità della gente, orgogliosa anche se poverissima, serena, capace di accettare tutto con semplicità e fatalismo.
Non intendo fare una cronaca del nostro viaggio, sarebbe interminabile e forse ripetitiva: cercherò di ricordare alcuni particolari che per me sono stati particolarmente significativi. Innanzitutto l'incontro con gli animali: nei Parchi, dal tetto aperto del nostro fuoristrada (nettamente preferibile ai pullmini che portano normalmente in giro 8 persone), dal quale abbiamo passato intere giornate a scrutare la savana, abbiamo osservato moltissimi animali di ogni specie africana (l'unico che abbiamo mancato è stato il ghepardo), ma ogni avvistamento dava un'emozione diversa dal precedente.
Mia moglie, in una settimana di safari, non si è seduta per un attimo, là, ritta e impolverata in piedi fuori dal tettuccio, emozionata come una bambina, commossa fino alle lacrime in occasione del primo avvistamento, alcune giraffe al Lake Manyara. Ma come si fa a descrivere ciò che si prova ad essere "ospiti" nel mezzo di un enorme branco di gnu, oppure la sensazione di essere "di troppo" al cospetto di una leonessa che si divora placidamente una zebra, oppure ancora spettatori della corsa leggera di una giraffa o oggetto delle "attenzioni" di un'elefantessa divenuta aggressiva per difendere il proprio piccolo dalla presenza estranea?
Come si può scrivere del bisogno che sorge violento dentro di noi di aggrapparsi con le unghie ad un mondo che sta comparendo quando, scendendo la strada lungo le pareti del cratere di Ngorongoro, si esce improvvisamente dalla densa nebbia mattutina che tutto avvolge e ci si trova proiettati in un vero e proprio Eden?
L'episodio più emozionante, mille volte raccontato, si è svolto al Tarangire Tented Camp, un gruppo di tende di lusso disposte sui fianchi di un piccolo corpo centrale in muratura. Dopo aver fatto tardi attorno ad un tavolo alla luce di una lampada a gas, siamo andati a dormire nella nostra tenda; alle due circa, il primo sommesso ruggito di un leone, poi il secondo, sempre più vicino, quindi il barrito di un elefante, che sembra giusto fuori dalla tenda, e avanti ancora. Penso di non aver mai sentito una paura così intensa, terrore puro che sembra immobilizzarti. Stretti nelle nostre brande, siamo stati ad ascoltare i versi degli animali, da cui ci separava una sottile tela, ed i frequentissimi passi sulla ghiaia: e se il leone dà una zampata alla tenda? E se l'elefante semplicemente la urta? Beh, io non so quanto sia durato, tre, forse quattro ore, ma è difficile dimenticare la gioia provata nel sentire il primo "Good morning" che annunciava la fine dell'incubo; fuori, i sorrisi degli addetti al campo, abituati a queste visite notturne e consapevoli del nostro terrore e, a testimonianza, un "ricordino" di dimensioni ragguardevoli lasciato dall'elefante giusto fuori dalla tenda. Ma allora era tutto vero!
A proposito della gente, mi piacciono gli Africani: abbiamo cercato di conoscerli, al di là del semplice rapporto tra turisti che pagano e locali, ma è molto difficile. Ci siamo sentiti anche un poco irriverenti, anche se stato affascinante, quando abbiamo visitato, soli noi due, un villaggio Masai, pagando per una danza che non scorderemo mai.
A me va di citare anche un episodio che può sembrare insignificante ma che, ragionandoci, può indurci a valutazioni "pesanti" sul nostro stile di vita. Di ritorno dal Serengeti, passando nuovamente per Mtowambu, ecco un gruppo di persone accovacciate sul ciglio della strada, nel mezzo del nulla; Juma, festante, ferma la macchina e chiama una delle persone, un suo amico il quale, dopo aver dialogato con noi con franchezza e pura fratellanza, spiega che le persone stanno semplicemente aspettando da qualche ora l'autobus per Arusha, che passa una volta al giorno ma quella volta sta decisamente tardando. Io e mia moglie abbiamo spesso ricordato l'episodio, collegandolo ai nostri tempi contati, al minuto che fa la differenza, a questi autobus che non arrivano mai etc, e loro, per ore sul ciglio della strada, tranquilli, per nulla innervositi, cosa fanno? Semplice, aspettano che passi il pullman. E se non passa? Pazienza, siamo in Africa!
Cambiando totalmente ambiente, eccoci ora proiettati nelle magiche atmosfere di Zanzibar, capitale mondiale delle spezie, con la vecchia Stone Town inserita dall'Unesco nel patrimonio dell'Umanità. La città è affascinante: è un insieme di stretti vicoli, con la case fatiscenti, memoria di un glorioso passato, adornate dalle famose splendide porte decorate. Le stradine sono perennemente affollate da gente di ogni etnia (la popolazione risente delle precedenti colonizzazioni); alla sera alle 22.00, per motivi di scarsità di energia, tutte le luci vengono spente e la città viene illuminata dalle candele e dalle lampade a gas, un vero e proprio tuffo in un passato ricco di fascino da Mille e una notte!
Per girare nei vicoli, giusto per la propria tranquillità, io consiglio di lasciare in albergo macchina fotografica e videocamera e di non esporre con malcelata evidenza portafogli troppo rigonfi.
Stone Town ci è rimasta nel cuore: dapprima ci hanno infastidito il caldo umido e la gente un po' troppo insistente (alla maniera araba); poi, man mano siamo riusciti ad "entrare" nel posto, ne siamo stati affascinati e totalmente coinvolti. Davvero da non perdere il mercato del pesce, per chi abbia voglia di alzarsi la mattina alle cinque per recarsi al porto, il tramonto dalla terrazza dell'Africa House, un bar dal sapore vagamente hippy e retrò, e la "festa" che tutte le sera anima i giardini di fronte alla House of Wonders: la gente affolla il lungomare gremito da bancarelle che vendono oggetti di ogni tipo, oltre ad ottimi spiedini di gamberi a prezzi irrisori ed il succo di canna da zucchero che, ahimè, non abbiamo avuto il coraggio di provare.
Interessantissimo, infine, è l'immancabile "Spice tours", l'occasione per osservare (e sentire) le spezie nel loro regno. Lo Spice Tour può essere effettuato a bordo di furgoncini scoperti che rappresentano la soluzione più economica, o accompagnati con vetture fuoristrada da addetti delle agenzie. Al riguardo, i pareri degli interessati sono ovviamente opposti: io ho avuto l'impressione che la soluzione economica sia più suggestiva, ma, essendo meno personalizzata, possa offrire meno dal punto di vista "dell'apprendimento".
Gli ultimi giorni sono stati dedicati al relax sulle spiagge del Karafuu, un classico paradiso tropicale di cui ho già detto sopra, leggendo, sorseggiando bibite nel bar in mezzo alla piscina e passeggiando sulla spiaggia per visitare le capanne dei pescatori. Il mare, dai colori fantastici, non è però il massimo per lo snorkelling: quindi abbiamo provato la canoa ed un'immersione con bombole (cosiddetta "Discovery) accompagnati dagli istruttori. Il ritorno a casa è stato un dramma.

Curiosità 

Esiste il Mal d'Africa? Io credo di sì. Sono tornato in Africa (ero stato in Kenya) e ne avverto a tutt'oggi una malinconica mancanza ogni qualvolta mi capiti di vedere un servizio alla tv o di ricordarne un particolare. Non mi riesce di descrivere qualcosa di particolarmente curioso. Tutto è così diverso che ogni immagine diventa importante: la sabbia rossa della strada che sale nella foresta pluviale le pendici di Ngorongoro, le macchie rosse delle vesti dei pastori masai stesi sull'erba, i leoni distesi placidamente sui kopjes, le praterie del Serengeti e la polvere che a distanza di due anni copre ancora la bandana che portavo al collo, il sapore del latte di cocco bevuto nella foresta di Zanzibar dalla noce fresca appena tagliata, il sorriso negli occhi dei bambini e i canti del muezzin che riempiono l'aria di Stone Town. Arrivederci!

Per i più piccoli

Io non porterei un bambino molto piccolo in Tanzania; o meglio, credo che ogni bambino abbia il diritto di vedere dal vivo lo spettacolo della Natura, ma solo quando non sia più troppo vulnerabile ai rischi dell'ambiente e dell'alimentazione e sia in grado di apprezzare appieno il viaggio e di sopportarne volentieri i piccoli disagi.

Sport

Mi sembra che si possa parlare di sport praticabili soltanto sulla costa di Zanzibar, dove è possibile cimentarsi nel diving e nella pesca d'altura.

L'emozione del safari, i profumi di Zanzibar

Lascia un commento
Per inviare commenti è necessaria la registrazione
Vai alla pagina di registrazione
Seguici su Facebook