Le Bahamas, il sogno caraibico!

Una guida dettagliata per godere al meglio il soggiorno in un arcipelago che fa parte del mito

Il viaggio alle Bahamas è nato quasi per caso. Non era una destinazione che avevamo in mente: dopo le Maldive pensavo che saremmo andati alle Seychelles, Los Roques, forse le Isole Vergini; poi un po' per il periodo favorevole (aprile 2006), un po' per la curiosità accesa dalle poche frammentarie notizie trovate a fatica su internet, un po' per la voglia di non fare un viaggio “solo spiaggia e mare” ma un po’ itinerante, abbiamo optato per le Bahamas. Ero un po’ prevenuto, forse per la eccessiva vicinanza all’America (un’ora di volo da Miami) e per la sensazione che fossero un po’ troppo turistiche (ed americanizzate), ma alla fine mi sono dovuto ricredere!
Qualche informazione di base prima di raccontare il viaggio.
Viaggio totalmente organizzato “fai da me” via internet, senza difficoltà se non per la prenotazione di qualche volo interno per gli spostamenti tra le isole, poiché la compagnia aerea Southernair non consente la prenotazione via internet ma solo via mail/fax. Tramite Bahamasair è invece possibile prenotare sul sito on line.
Due settimane in due isole: la prima ad Eleuthera (pronuncia Elutra), tra le isole a nord delle Bahamas, orientativamente all’altezza di Key Largo e Key West in Florida, la seconda a Long Island (da non confondere con quella vicino New York), sud delle Bahamas, verso Turks and Caicos. Altre isole delle Bahamas che mi sento di consigliare ma non abbiamo visitato: Exuma e Abaco.
Magari i più lo sanno, ma credo sia utile dare qualche delucidazione in più su questo arcipelago e dire anzitutto che è formato da circa 700 isole (di cui circa 30 sono abitate), visto che mi sono accorto che molti conoscono solo Grand Bahama e New Providence (con la capitale Nassau, famosa per lo più per i film di James Bond…). Tra l’altro, anche Turks and Caicos da un punto di vista “geografico” fanno parte dello stesso arcipelago, anche se dal punto di vista turistico sono considerate come isole a sé.

Clima

Alta stagione da dicembre a metà/fine aprile, in quanto da maggio inizia la cosiddetta stagione delle piogge con il periodo a maggior rischio uragani nei mesi da luglio a settembre. Nei mesi invernali (gennaio-febbraio) anche se il sole è pressochè garantito (ma non si può mai dire…) la sera fa freschetto e l’acqua è piuttosto freddina (suggerita la muta anche per lo snorkeling); a mio avviso il periodo in cui siamo stati noi è ottimale (forse anche da fine marzo), l’acqua era calda, il tempo è stato ottimo salvo un giorno un acquazzone pomeridiano, qualche nuvola passante gli altri giorni che faceva anche piacere.
Più ci si sposta verso sud e meno sono le precipitazioni (almeno questo dicono le statistiche, ma in effetti il tempo nell’isola a sud la seconda settimana è stato molto bello nonostante nel nord delle Bahamas le previsioni dessero temporali sporadici tutti i giorni).

Come spostarsi

Volo British Airways che abbiamo preferito a tutte le altre soluzioni perché, dopo lo scalo a Londra, vola diretta a Nassau. Come già per il viaggio di nozze in America (andata su San Francisco e ritorno da Los Angeles) ci ha soddisfatto per puntualità e buona comodità nella classe economica (almeno per noi che non siamo altissimi).
Dopo circa 8.30 ore di volo da Londra, alle 14.20 arriviamo finalmente a Nassau dove scopriamo (solo lì) meravigliati che non tutti i passeggeri scendono, l’aereo fa scalo e proseguirà poi per Providenciales (Turks and Caicos); peggio per loro, noi intanto siamo arrivati!
Dopo il disbrigo piuttosto veloce alla dogana, andiamo alla ricerca di un taxi che ci porterà al porto di Nassau dove abbiamo prenotato due posti sul “ferry veloce” in partenza alle 16.45 che, in un paio d’ore, ci porterà ad Eleuthera. All’aeroporto mi rendo conto che avremmo fatto in tempo a prendere l’unica coincidenza aerea possibile per Eleuthera (partenza alle 15.30) che in soli 30 minuti ci avrebbe portati a destinazione: avevo scartato questa ipotesi sia per prevenire eventuali ritardi nel volo (1h per la coincidenza mi sembrava un po’ stretta) sia perché dopo quasi nove ore di volo non ci dispiaceva andare per mare; eppoi avremmo avuto modo di dare una sbirciatina a Nassau dal taxi.

Dove alloggiare

A ELEUTHERA ISLAND
La beach house che abbiamo scelto si è rivelata molto carina (v. links), una costruzione quadrata di colore verde che affaccia direttamente su una bella spiaggia, nel silenzio più assoluto se non il rumore delle palme e del mare, peraltro spesso calmo in quanto siamo dal lato caraibico. Il contorno è dato da un giardino curato pieno di palme, due amache, due barche a remi a disposizione, maschere, pinne, griglia... ci sono tre unità abitative, due più piccole ed una più grande occupata in questi giorni proprio dai proprietari, e questa come scopriremo più avanti si rivelerà una vera fortuna… ci offriranno aperitivi con rum e coca, apriremo un cocco insieme stile isola dei famosi, ci porteranno a fare un giro con la loro barca a motore!
La nostra unità, decisamente spaziosa per due, con un bel letto molto grande, un piccolo soggiorno con un divano letto ed un angolo cucina, più un bagno ed un antibagno.
Si trova nella frazione di South Palmetto Point: avevo scelto questa zona dell’isola perché praticamente al centro, in modo da poter visitare sia il nord che il sud senza viaggi eccessivamente lunghi. Passeremo tutta la settimana ad esplorare l’isola con la jeep ,alternando visite ai mini paesi alla ricerca delle spiagge più belle: in realtà la cosa migliore sarebbe passare 3-4 gg a nord e 3-4 gg a sud, in quanto le distanze non sono poi così brevi (l’isola è circa 160km di lunghezza per 4 km max di larghezza) e le cose da vedere sono molte. Noi ad esempio non siamo riusciti a visitare l’estremo sud dell’isola che sembra sia molto bello. Jeep vivamente consigliata.

A LONG ISLAND
Noi siamo stati al King’s Bay Resort (niente sito internet, prenotazioni via telefono/fax), nella zona nord, posizione splendida su una spiaggia privata sul lato atlantico, protetta da un bel reef ad una quarantina di metri dalla spiaggia, snorkeling splendido con la bassa marea, coralli, tartarughe, trigoni. Era in fase di ristrutturazione, le camere molto semplici ed essenziali, la spiaggia bella ma un po’ sporcata dai rifiuti portati dal mare. Dieci camere (noi unici ospiti), il signor Kingsley nativo delle Bahamas è una persona eccezionale che ci ha fatto sentire come a casa, buon cuoco, il menù lo sceglievamo noi al mattino (pesce, conch, aragosta per due sere a prezzi ragionevoli) e la sera cenava con noi.
Se avete intenzione di andare lì, non dovete avere grosse pretese ma considerarla come una buona posizione (centrale e con una splendida vista mare) di partenza per escursioni nell’isola, sempre o quasi battuto dalla “ocean breeze” che renderà le notti piuttosto fresche (mai usato il ventilatore a disposizione). Per info: http://www.longislandishere.com/.

Da non perdere

La Nassau che scorgiamo dal taxi ci appare in effetti come la immaginavo, ossia una sorta di Las Vegas in mezzo al mare, con alberghi di grandi dimensioni con casinò annessi (il più famoso è l’Atlantis che si vede da ovunque, si trova su Paradise Island l’isola collegata a Nassau da un ponte che sembra un’autostrada…) nella via principale negozi di Gucci, Fendi, Bulgari, palazzine tipo le nostre, navi da crociera immense ormeggiate al porto che scaricano maree di turisti… Non è questo che cercavamo quindi sono contento di aver scelto di non passare nemmeno una notte a Nassau e di proseguire immediatamente per le cosiddette “Family Islands”, ossia le isole non contaminate dal turismo di massa! Per onestà va detto che circa il 90% dei turisti delle Bahamas si fermano a Nassau attirati da divertimento, mondanità e business, noi come avrete capito facciamo parte del restante 10%.
Anche il Bahamas Ferry si rivela puntuale, ed alle 16.45 parte carico più di locali di ritorno alla propria isola che di turisti come noi. Il viaggio in ferry è tranquillissimo, il mare è liscio come olio e la prima caratteristica che noto è che non è più alto di qualche metro per tutto il tragitto, è come se una secca lunga diverse miglia scorresse sotto di noi fino a quando non arriviamo quasi al tramonto a Governor’s Harbour, porto di approdo nonché capitale di Eleuthera.
Al primo impatto queste isole non sono certo confrontabili con la sensazione di paradiso terrestre che dà l’isolotto delle Maldive, ma questo già lo immaginavo (faccio confronti con le Maldive perché so che molti sono interessati…): dall’esterno l’aspetto è simile alle isole del Mediterraneo, molto verde, diversi tratti con scogliere.
Vedo il molo di approdo, sposto lo sguardo poco in là e la prima cosa che penso è “se questa è la capitale, figurati come sono gli altri paesi dell’isola…”, praticamente una decina di case!
Sul molo ad attenderci una nutrita folla di persone, praticamente tutte di colore salvo qualche rara eccezione (dimenticavo di dire che l’85% della popolazione locale è nera/mulatta per via degli incroci), che aspetta parenti e qualche turista. Scendiamo a terra, mi guardo in giro aspettando che si avvicini qualcuno per consegnarmi la macchina: mi si avvicina una signora locale che mi chiede conferma del mio cognome e mi chiede se vengo dall’Italia, quindi mi indica la jeep, mi dice che le chiavi sono dentro e mi saluta. Avete capito bene: niente pezzi di carta da firmare, niente documenti, niente soldi in anticipo, non mi ha neanche chiesto quando e dove avrei riconsegnato la jeep. Solo più tardi capirò che la signora in questione era la proprietaria della macchina, e per guadagnare qualche soldo in più, rinunciava alla disponibilità della jeep per la settimana e la dava ai turisti. La jeep: tipo suzuki piccola, aperta e non chiudibile nella parte posteriore (mi sono da subito chiesto come avremmo fatto se avesse piovuto e come avremmo fatto dovendoci portare sempre tutto appresso - pinne, maschere, borse, telecamera, etc… - non potendo chiudere la macchina, solo più avanti leggerete qual è la risposta), piuttosto malandata, ma farà il suo dovere per tutta la settimana portandoci su alcune strade piuttosto disconnesse dell’isola.

Provo a descrivervi cosa significa passare una vacanza alle Bahamas fuori dal circuito turistico: a noi questi posti ci hanno conquistato, ma allo stesso tempo mi rendo conto che le Bahamas non sono il luogo ideale di vacanza adatto a tutti.
Vi elenco gli aspetti principali che incontrerete, e se le cose che “mancano” che adesso vi elencherò saranno per voi aspetti positivi allora probabilmente quando passerò alle cose che “ci sono” avrete buone probabilità di considerarle tra le vostre prossime possibili destinazioni di viaggio:

Non ci sono villaggi turistici (salvo rare eccezioni), o meglio non ci sono più: c’erano una volta il Club Med ed il Ventaclub ad Eleuthera, ma a seguito dell’uragano Floyd del 1999 il cui epicentro è passato sopra l’isola sono stati distrutti e mai ricostruiti. Di recente costruzione il Cocodimama Charming Resort, carino, centrale e su una bella spiaggia dal lato caraibico, gestito da italiani. Più esclusivo, The Cove vicino Gregory Town. A Long Island si trova uno tra i più esclusivi resort delle Bahamas, il Cape Santa Maria, veramente molto bello e tranquillo, sofisticato e ben gestito, su una spiaggia fantastica. Unica alternativa lo Stella Maris, gestito da tedeschi, anch’esso bello ma senza spiaggia, famoso più per i sub che si recano li per poi partecipare allo “shark feeding” che per altro.
Comunque a mio avviso non ha senso spendere tanti soldi a notte per una camera in uno di questi resort perché non è così che si entra in sintonia con le isole, ma girando ed entrando in contatto con le persone del luogo, cercando spiagge nuove ogni giorno. L’affitto di una villetta sul mare è la soluzione che consiglio vivamente!
Non ci sono servizi sulle spiagge: a meno che non andiate in uno tre dei villaggi di cui sopra, scordatevi non solo lettini e ombrelloni, ma anche bar/ristoranti o chioschi di qualsiasi genere dove rifocillarvi o dissetarvi. Compagna indispensabile una bella borsa termica dove portare da bere (magari una buona KALIK, la famosa birra delle Bahamas) e qualcosa da mangiare magari preso ad un Take Away lungo la strada (sempre che lo troviate aperto). Quanto sopra significa anche che non c’è nessuno che pulisce le spiagge, quindi potreste trovare alghe, tronchi, alberi interi sradicati dalla forza dell’uragano ed ancora sulla spiaggia, ma anche secchi di plastica, taniche, lampadine… ciò non toglie che la maggior parte delle spiagge che abbiamo visto erano pulitissime.
Non ci sono discoteche, locali alla moda, e nemmeno ristoranti chic se non qualche rara eccezione ad Harbour Island
Non ci sono alimentari come li intendiamo noi: le Grocery (in genere una per paese) sono tipo supermercati che vendono generi alimentari e non, con per lo più scatolame vario ed una marea di bevande di tutti i tipi, per quelle c’è l’imbarazzo della scelta (in genere state attenti alle scadenze, considerato il basso flusso turistico è frequente trovare sugli scaffali prodotti scaduti); i prezzi del mangiare sono piuttosto elevati, mentre le bevande, tutte rigorosamente fredde, costano relativamente poco; cucinarsi a casa (non che ne avessimo voglia…) è sensibilmente sconveniente ed è difficile trovare qualcosa di commestibile se non pesce/pollo da fare alla griglia, quindi siamo sempre andati a cena fuori spendendo sempre cifre ragionevoli (tra i 25$ e i 40$ in due). Tuttavia va detto che l’igiene non è in cima alle preoccupazioni della popolazione bahamense: se siete schizzinosi, la cucina locale non fa per voi. Noi comunque non abbiamo mai avuto alcun problema di tipo intestinale. Abbiamo trovato molto buoni i dolci della bakery di Governor’s Harbour, nonostante a vederla da fuori sfido chiunque ad essere invogliato ad entrare.
Non ci sono italiani, l’unico che abbiamo incontrato in due settimane è stato un ragazzo siciliano che lavorava al Cocodimama: ci è sembrato non gli paresse vero scambiare due parole in lingua madre.

Se le cose sopra non vi hanno demoralizzato, potete passare al resto:

IL MARE
È bellissimo ed è molto vario, penso di aver visto tutte le possibili sfumature di colore, dal blu al turchese al verde al trasparente puro (bianco); qui il fenomeno delle maree è molto forte (circa un metro e mezzo), ci sono addirittura dei siti con le previsioni degli orari dell’alta e della bassa marea nel versante atlantico ed in quello caraibico. Utile da conoscere perché alcune spiagge rendono di più con la bassa marea, alcune addirittura scompaiono con l’alta marea.

LE SPIAGGE
Alcune spiagge sono sicuramente al livello delle Maldive. Immaginate spiagge di tutte le dimensioni, alcune lunghe miglia, altre piccolissime, tutte praticamente deserte! Sulla maggior parte di queste spiagge abbiamo visto un paio di persone in tutto il giorno, in diversi casi non si è mai visto nessuno o al limite qualcuno è passato per fare una passeggiata. Spesso le uniche impronte che vedrete saranno le vostre… la sensazione che si prova di essere su un’isola deserta è stata molto più forte rispetto alle Maldive, il posto è veramente selvaggio e incontaminato, e non c’è stato giorno che non mi sia chiesto come sia possibile che praticamente ad un’ora dalla Florida e da Miami posti così belli non siano presi d’assalto! La risposta che ho trovato è probabilmente nella semplicità e nella quasi totale mancanza di servizi al turista, motivo per cui sono preferite altre mete vip come le isole Vergini o le Cayman.
La sabbia è corallina ed è fredda, come quella delle Maldive… solo che è diversa da spiaggia a spiaggia, su alcune bianca e farinosa, su altre più granulosa e spessa. Su diverse spiagge si vedono ancora i resti dell’uragano Floyd, alberi immensi sradicati e trascinati dal mare al margine della spiaggia, è incredibile la violenza che devono scatenare questi uragani!
A differenza di quanto pensavo alla partenza, le spiagge più belle sono sicuramente quelle dal lato atlantico, spesso sono protette dalla barriera corallina più al largo dove si infrangono le onde, e sulla spiaggia arrivano decisamente più morbide rendendo piuttosto calmo il mare in prossimità della spiaggia. Entrambe le isole inoltre sono lunghe e poco larghe, per cui è semplice e rapido spostarsi da un versante all’altro, così che si può vedere una spiaggia al mattino e poi magari un’altra al pomeriggio, oppure cambiare versante per cercare la zona più ventilata… se da un lato è mosso, dall’altro è certamente calmo. Va detto per onestà che dovete mettere in conto che di giorno in giorno, andando alla ricerca delle spiagge, vi potrà capitare di fare qualche passaggio a vuoto come accaduto a noi (magari perché una spiaggia per via dei venti è piena di alghe, oppure perché non fate in tempo a mettervi la crema che il profumo attrae mosche/vespe/animaletti vari, oppure semplicemente perché “non è bella come la immaginavate”): no problem, due passi, un salto sulla jeep e via alla ricerca della prossima spiaggia!

REEF E FONDALI
Praticamente quasi tutto il perimetro delle isole è circondato da reef (per lo più inesplorato, vista la densità di popolazione/turisti e le miglia di costa a disposizione), anche qui secondo la mia esperienza più belli dal lato atlantico, anche se devo ammettere non facilmente accessibili per via del mare e delle correnti. Bisogna trovare le giuste condizioni tra distanza dalla spiaggia e zona protetta. Fatto sta che facendo molto meno snorkeling che alle Maldive, ho finalmente visto le tartarughe (in più posti), molti coralli, barracuda, trigoni, diversi banchi di quei pesci che si muovono tutti insieme dando vita a diverse forme (vedi Nemo), altri pesci diversi anche se meno colorati e numerosi che alle Maldive.

CONCHIGLIE
No dei passatempi più piacevoli è lo “shelling”, ossia passeggiare su queste spiagge deserte alla ricerca di conchiglie di tutte le forme e dimensioni (alcune arrivano ai 30 cm di lunghezza, il famoso “Conch”, una specie di vongola gigante peraltro spesso servito a cena in tutte le possibili salse, fritto, crudo, nell’insalata…!). Eppoi la cosa bella è che si possono anche portare via (così ci avevano assicurato d’altra parte gli americani ma noi a dire il vero per sicurezza le abbiamo seminascoste in valigia, non si sa mai), e siamo tornati con una decina di conchiglie piuttosto grandi più diverse conchiglie piccole. Dopo tutto ce ne sono talmente tante, che è un peccato lasciarle li…

ACCESSIBILITÀ E ORIENTAMENTO
Come detto entrambe le isole sono strette e lunghe, attraversate da un’unica strada (Queen’s highway) in tutta la loro lunghezza, con varie diramazioni a destra e sinistra per andare alle spiagge e con qualche micro paesino ogni tanto. Perdersi è impossibile, dovrete solo stare attenti a non investire qualcuno dei tanti “kamikaze chicken” che in particolare ad Eleuthera attraverseranno la strada senza troppi accorgimenti!
Soprattutto ad Eleuthera trovare la spiaggia che state cercando non è semplice, considerata la quasi totale assenza di indicazioni: per questo vi daranno una mano le preziose indicazioni con tanto di miglia da percorrere che potete trovare sul sito di Discover Eleuthera (v. links). Sempre che, come a noi, dopo esserci stampati tutto il necessario, non vi capiti una jeep con il contamiglia rotto, e allora è un bel divertimento… poco male, faticherete un po’ di più e svilupperete il vostro senso di orientamento!
Le strade che si allontanano dalla via principale sono piuttosto dissestate e sterrate, con buche “significative”, per cui ad Eleuthera la jeep è fortemente consigliata! Ma la cosa fantastica è che qualunque sia la spiaggia, arriverete con la vostra jeep (probabilmente l’unica macchina in giro, vi sfido a trovare più di due macchine ovunque andrete) ad un passo dalla spiaggia; il sentiero/strada termina a ridosso della spiaggia o della duna, potete praticamente posteggiare ad un passo dall’acqua!

LA GENTE DEL POSTO
Splendida, per non dire unica! Una popolazione che ci ha stupito per mille motivi. La prima cosa che noterete guidando alle Bahamas è che praticamente da qualsiasi macchina incrocerete lungo la strada, vedrete il guidatore dall’interno che vi saluterà con un cenno del braccio o della mano (bèh, ricambiate!). La stessa cosa vale per la gente per strada, che se stia lavorando o chiacchierando probabilmente sentendo la vostra macchina arrivare, interromperà quello che sta facendo per mandarvi un saluto. Se vi fermate a chiedere un’informazione oppure a comprare qualcosa, aspettatevi che “attacchino bottone” per scambiare due chiacchiere su da dove venite, come vi sembra Eleuthera, dove alloggiate o per raccontarvi quanti figli o fratelli hanno.
Tanto per raccontare alcuni episodi, mi viene in mente quando ci siamo fermati in un desolato incrocio a Long Island per comprare due sandwich e tentato di entrare in un baretto che risultava chiuso, abbiamo visto uscire il proprietario del negozio di fronte che si è avvicinato, ci ha chiesto cosa ci serviva e ci ha accompagnato qualche metro più in là indicandoci lo Zia’s Take Away, chiamando la padrona e facendoci compagnia nei cinque minuti che abbiamo aspettato la preparazione dei sandwich; o ancora quando, al termine della seconda settimana a Long Island e di ritorno a Nassau, avevamo circa sei ore di “buco” da passare in aeroporto in attesa della coincidenza del volo internazionale per Londra… beh, le figlie del proprietario del resort a Long Island, mai viste e conosciute, sono venute all’aeroporto a prenderci (ci hanno salutato con abbracci e baci come se ci conoscessero da anni) e ci hanno portato a fare un giro per Nassau facendoci trascorrere piacevolmente le ore che ci separavano dal check-in (rinunciando ad un pomeriggio di sabato dove avranno avuto probabilmente molto meglio da fare, voi avreste fatto altrettanto? per quanto mi riguarda, non credo, ad esser sincero…).
Un’altra caratteristica da evidenziare è nella dignità di queste persone: nonostante siano tutt’altro che ricchi, in due settimane nessuno mai ci ha chiesto l’elemosina, mai ha insistito affinché comprassimo qualcosa o ha chiesto qualcosa in cambio di una foto/ripresa (provate ad andare a Cuba…). In alcuni casi dove leggerete un cartello “shop” vi accoglieranno a casa loro, dove in un angolo vedrete un tavolino con sopra borse e cappelli di paglia, e vi accorgerete della povertà…
Per non parlare poi della religiosità: mai viste così tante chiese come a Long Island, di tutte le religioni possibili. Praticamente lungo la strada, qualsiasi frazione incontrerete, spesso formata da due case, avrà anche la sua chiesa, se non due! Vanno a pregare tre volte a settimana, anche alla sera tardi ed in alcuni casi c’è il pulmino che li prende e li riaccompagna a casa: molti non possono permettersi la macchina, per cui vi capiterà di frequente di incontrare lungo la strada persone in bicicletta o addirittura a piedi… beh, se ve lo chiedono dategli un passaggio!

LA SEMPLICITÀ, LA LIBERTÀ, LA TRANQUILLITÀ E LA SICUREZZA
A Eleuthera e Long Island delinquenza zero! Ricordate la jeep che non si chiudeva ed il timore di doversi accollare sempre tutto? Beh dopo il primo giorno abbiamo capito, tutti lasciano le macchine aperte, in alcuni casi accese, anche con le cose dentro, e poco a poco ci siamo abituati all’idea, ed è filato tutto liscio! Pensate che il giorno che abbiamo dovuto lasciare la jeep ad Eleuthera in quanto partivamo per la seconda settimana a Long Island, ci hanno semplicemente detto di lasciare la macchina nel parcheggio dell’aeroporto con le chiavi attaccate ed i soldi (350 $!) al banco del check-in, sarebbero passati in serata… il tutto senza che ci avessero mai chiesto uno straccio di documento o anticipo o carta di credito.
I confini delle proprietà, anche di ville molto belle, non hanno mai recinzioni o muri, raramente cancelli all’ingresso: riesci ad individuare dove finisce la proprietà di una villetta magari dal giardino un po’ più curato, o da qualche conchiglia che ne delimita il confine. Magari lungo la spiaggia si può incontrare qualche cartello su una palma con la scritta “private property” o “no trepassing”, niente di più!
Quando siamo arrivati a Long Island al KING’S BAY RESORT e il signor Kingsley ci ha mostrato la camera, non ci ha dato nemmeno le chiavi della camera… ma ormai eravamo alla seconda settimana, la cosa non ci ha sfiorato affatto! Credo di aver visto un’unica stazione di polizia in ciascuna isola (ma del poliziotto nemmeno l’ombra…) e la prigione di Long Island ha due celle (vuote)!

ELEUTHERA ISLAND
Da vedere/fare assolutamente:
GLASS WINDOW BRIDGE: a nord dopo Gregory Town l’isola diventa talmente sottile che la strada passa sulla scogliera e da un lato si vede il blu del tumultuoso Oceano Atlantico e dall’altro il verde/turchese del calmo Mar dei Caraibi. Dall’alto le foto rendono certamente di più, comunque il panorama merita per la particolarità del luogo.
SURFER BEACH: a sud di Gregory Town, la spiaggia dove si danno appuntamento i surfisti da onda (pochi per la verità) provenienti dall’America. Il posto è pittoresco e simpatico da vedere, raggiungibile esclusivamente con jeep, ovviamente sul lato atlantico dell’isola, con una lunga e bella spiaggia (non adatta per i bagnanti per via delle onde dell’oceano che in questa zona sono particolarmente alte) che ha alle spalle una bella vegetazione di mangrovie ed un chiosco tipo “isola di famosi” dove è possibile trovare l’unica ombra nel raggio di miglia… per la cronaca, qualche surfista se la cavava piuttosto bene.
PREACHERS CAVE AND BEACH: estremo nord di Eleuthera, niente di più di una cava che ha più che altro un valore storico come luogo dove si rifugiarono a pregare i primi avventurieri di Eleuthera. La spiaggia dal lato opposto della cava è molto bella, motivo per cui l’accoppiata vale sicuramente un viaggio: nella zona nord ci sono comunque diverse spiagge molto belle, Altre spiagge sicuramente degne di nota Club Med Beach (mantiene il nome del Club Med nonostante non ci sia più alcuna traccia se non qualche pratino o terrazzamento) e Tay Bay o Preacher’s Cave Beach sul versante atlantico, Ten Bay beach sul versante caraibico.
HARBOUR ISLAND: è un isolotto a nord di Eleuthera, la meta attualmente più in voga, con un paesino pittoresco fatto di case colorate e ben tenute (Dunmore Town) dove si circola solo con i golf cart, per dare comunque un’idea della dimensione noi l’abbiamo girata a piedi. Qui ci sono alcuni tra i migliori resort delle Bahamas (Pink Sands, Remora Bay e Coral Sands), negozietti carini ma altrettanto cari, ristorantini, un porticciolo con barche stile costa smeralda. Raggiungibile da Eleuthera con un “water taxi” al costo di 5$ a persona in circa 10 minuti. Noi abbiamo fatto l’escursione un giorno ma molti americani/europei vengono direttamente qui, anche con il loro jet privato.
E’ famosa per la PINK SAND BEACH (la famosa “spiaggia rosa”, votata tra le prime 10 spiagge più belle al mondo): personalmente l’abbiamo trovata meno rosa di quanto pensassimo e durante la vacanza abbiamo visto spiagge decisamente più belle! E’ l’unico posto dove abbiamo visto ombrelloni e sdraio ed un po’ di gente sulla spiaggia (ma state tranquilli, tra un’ombrellone e l’altro ci sono tipo 20 metri e la spiaggia è talmente lunga e larga che troverete la vostra privacy), il mare è bello. Harbour Island merita comunque una giornata di visita, anche se il lusso e la ricercatezza la rendono decisamente “finta” confrontata con la semplicità, la libertà e la naturalezza che trasmettono Eleuthera e Long Island.
FRIDAY FISH FRY: tutti i venerdì dalle 19.00 alle 24.00 (andate presto o rischiate di non trovare nulla…) sulla spiaggia di Governor’s Harbour (la capitale) i locali organizzano sulla spiaggia una grigliata di polli e pesce con insalata di conch ed un DJ (vabbè, glissiamo) che sulla strada, con un tavolinetto affiancato da due casse immense, spara musica caraibica a tutto volume! L’appuntamento a cui accorrono da buona parte dell’isola, si balla, si mangia e si beve a prezzi economici, mai vista così tanta gente insieme da queste parti (eravamo circa 30/40 persone), da non mancare!

LONG ISLAND
Da vedere/fare assolutamente:
CAPE SANTA MARIA BEACH: estremo nord dell’isola, votata tra le cinque spiagge più belle al Mondo, dove si trova il più bel resort di Long Island ed uno tra i più esclusivi delle Bahamas, il Cape Santa Maria. Questa volta mi trovano d’accordo: sabbia bianchissima, accecante, sembra farina o forse borotalco, spiaggia lunga e larga (dove tanto per cambiare c’erano meno di dieci persone), laguna con acqua turchese a perdita d’occhio, reef però molto lontano (raggiungibile in barca solo per gli ospiti del resort). La cosa bella è che puoi entrare liberamente, parcheggiare, stenderti e fare il bagno sulla spiaggia davanti al resort, mangiare senza che nessuno ti dica niente (unica cosa non si può usufruire dei servizi,tipo lettini, gazebo, etc).
Qui secondo la storia approdò Cristoforo Colombo con la Santa Maria dopo San Salvador, tant’è che poco più a Nord con la macchina tanto vale raggiungere il Columbus Memorial, un obelisco di pietra bruttino ma in una posizione splendida dalla quale si ha una vista magnifica a 360°, dall’oceano che si infrange sulle rocce alle spiagge inaccessibili della zona nord.
DEANS BEACH ED IL PIÙ PROFONDO BLUE HOLE AL MONDO (180 MT): sud dell’isola, prima della capitale Clarence Town, lato atlantico, spiaggia non segnalata. Bellissima spiaggia, tra le più belle che abbiamo visto, sabbia chiara ma un po’ più spessa, acqua turchese con una bella laguna, ma la cosa stupefacente che da sola vale il viaggio è il Blue Hole: una depressione circolare (a forma di imbuto) profonda 180 mt, l’acqua turchese davanti alla spiaggia alta pochi cm di botto diventa blu notte, il tutto a pochi metri dalla spiaggia, e la cosa bella è che il tutto è circondato dalla scogliera. L’oceano atlantico è lontano, aldilà della barriera corallina che protegge la spiaggia.
I sub raccontano che sotto è pieno di caverne e cunicoli che sono collegati al mare aperto e arrivano anche sotto la terraferma (cioè sotto la spiaggia) per diverse decine di metri. Bello snorkeling con diversi pesci e coralli, posto maginifico! Incontriamo solo due persone al mattino (due ragazzi che fanno immersione in apnea e vengono dalla Sardegna, sono amici di Pellizzari, recordman del mondo in apnea, e sono lì per allenarsi perché il luogo ideale (profondo, acqua calma e calda, senza corrente) ed una al pomeriggio che prova a pescare i barracuda, sta 30 minuti e va via.
CAPE VERDE BEACH: estremo sud dell’isola, dove la strada finisce (con tanto di cartello), sulla destra una stradina sterrata di pochi metri porta ad una bellissima spiaggia di sabbia bianca deserta, dove non c’è proprio nessuno, bella laguna d’acqua turchese, calma e calda.
LOCHABAR BAY: sempre a sud dell’isola, dopo Clarence Town ma prima di Cape Verde, lato atlantico ma riparato dalla barriera corallina. Spiaggia altrettanto bella con un altro Blue Hole, questa volta meno profondo ma decisamente più largo dell’altro: snorkeling niente di che, ma ho visto due belle tartarughe. Persone incontrate: due che passeggiavano, quindi per un minuto. Ottima la posizione del Lochabar Beach Lodge, uno chalet direttamente su questa spiaggia con tre mini appartamenti a prezzi ragionevoli, due al pian terreno ed uno al piano superiore.

Long Island è più piccola di Eleuthera (circa 100km di lunghezza per 4 km max di larghezza), ancora meno sviluppata turisticamente, 5/6 giorni sono sufficienti per visitarla bene, le spiagge sono poche (molto meno rispetto ad Eleuthera) ma veramente tutte molto belle e pulite. Il noleggio di una macchina è indispensabile, le strade sono ben tenute e ci si arriva praticamente ovunque. Anche qui una delle opzioni migliori a mio avviso è scegliere una villetta sul mare, ma ci sono meno ristoranti che ad Eleuthera, ho la sensazione che sarebbe stato più difficile andare a cena fuori tutte le sere (anche per questo abbiamo sempre cenato da/con Kingsley). A noi, se dovessimo scegliere, è piaciuta più Long Island, ma sono diverse tra loro quindi siamo contenti di averle viste entrambe! Chissà che non ci torneremo…

5 commenti in “Le Bahamas, il sogno caraibico!
  1. Avatar commento
    brasita
    21/03/2010 17:56

    per le jeep come avete fatto?. racconto eccitantissimo.. complimenti..

  2. Avatar commento
    Max e Do
    03/09/2008 12:40

    Rispondo solo ora, sai com'è periodo di vacanza... Per arrivare a Miami hai tante soluzioni è c'è tempo per cercare offerte economiche (con Alitalia adesso anche il diretto da Roma) con AA, Us Airways, Continental, British,Air France...se non ricordo male abbiamo speso sui 700€ per il volo british via londra per nassau che come soddisfazione (mi sembra fosse un nuovissimo boeing 777)è in linea con le altre compagnie europee ma io ti consiglio di cercare di volare su miami e da li prendere i voli diretti per exuma con American Eagle o per Eleuthera senza passare per Nassau. Se vuoi vedere due isole invece devi passare per Nassau (salvo volo charter privato se hai soldi da spendere) pensa che LI ed Exuma sono proprio vicine, a meno che non hanno creato qualche nuovo collegamento marittimo o aereo ciao

  3. Avatar commento
    brunella
    17/08/2008 12:53

    Complimenti, bel diario. Leggendolo trovo ulteriori motivi per pensare a questa destinazione per la prossima vacanza di febbraio/marzo prossimo. Mi preoccupo un po’ dei voli – che non trovo proprio comodissimi, sia gli intercontinentali per arrivare, che quelli tra le varie isole, nel caso volessimo fare almeno due tappe (Exuma+Long island, oppure Eleuthera+Long I.) Volevo sapere se siete stati soddisfatti del vs. volo intercontinentale (via Londra con British fino a Nassau)? mi puoi dire quanto vi era costato? Noi vorremmo partire da Bologna: per ora ho trovato sugli 800-840euro (a Parigi CDG, poi Miami e ancora a Nassau) ma mi sembra caro e troppo lungo. I voli interni di Bahamasair invece non li ho ancora guardati. Grazie in anticipo per la risposta

  4. Avatar commento
    Carlo Purpura
    26/03/2008 23:53

    Il mio sogno nell'isola di Eleuthera è durato 3 mesi (Estate 1999)

  5. Avatar commento
    Ricky
    20/04/2007 10:00

    Devo farvi veramente i complimenti: mi è venuta una voglia PAZZESCA di andare alle Bahamas! Bravi davvero, molto molto coinvolgente.

Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento, contattaci per ottenere il tuo account

© 2024 Ci Sono Stato. All RIGHTS RESERVED. | Privacy Policy | Cookie Policy