Il risveglio di Genova: si accende la Notte Bianca

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Il risveglio di Genova: si accende la Notte Bianca

Da "Bella addormentata" a capitale della movida. Che metamorfosi!Si è conclusa da poche ore la prima Notte Bianca di Genova. Era ora che anche la mia città si allineasse all'analoga iniziativa che, già da qualche anno, caratterizza altri grandi capoluoghi italiani. E, "a bocce ferme", bisogna dire che l'esame è stato superato alla grande!
Forse noi Genovesi, specialisti nella filosofia del "maniman" (termine traducibile solo con un giro di parole con il significato - più o meno - di "meglio non fare, altrimenti, mah, chissà…"), lo diciamo solo sottovoce, e aspettiamo invece l'omologazione dei "foresti" (e ce n'erano tanti!), entusiasti della città, della sua oggettiva bellezza e delle tantissime iniziative realizzate in scenari da togliere il fiato.
Il calendario delle manifestazioni era fittissimo, anche troppo secondo gli immancabili mugugnoni: "Belin, ma cumme se fa? - capitava di sentire - lì canta Baccini e alla stessa ora là c'è il recital di Neri Marcoré… e poi mentre a De Ferrari c'è Gino Paoli, a Porto Antico suona la PFM…". Insomma, una volta tanto che Zena è per una notte l'ombelico del mondo, c'è pure chi trova da ridire.
Ovviamente, anche facendosi la "tirata" fino alle 6 del mattino, era impossibile vedere tutto. Ciascuno si è quindi ritagliato una "sua" Notte Bianca, sciamando da una location all'altra e gustando una Genova notturna che è già bella di suo.
Anch'io non potrò quindi che raccontare la "mia" Notte Bianca, succintamente e facendo ampio ricorso alle immagini, che spesso parlano da sole.
Mi è sembrato intonato a un evento ambientato in una città di mare, scegliere un approccio "acquatico", cosa che oggi è possibile grazie al nuovo servizio dell'Azienda Mobilità e Trasporti battezzato "Navebus": con un normale biglietto dell'autobus (€ 1,20 per 90 minuti) ci si può trasferire, lontani dal traffico stradale, su un confortevole battello da 300 posti che collega in mezz'ora Pegli a Piazza delle Feste in Porto Antico.
Il percorso è spettacolare: lasciato il Molo Archetti di Pegli, si naviga il canale di calma fra la diga foranea e l'aeroporto penetrando poi gradualmente l'area portuale. Si rasentano dapprima i moli dominati dalle monumentali gru e dalle "muraglie" di containers, uno scenario magari non bello esteticamente ma peculiare della secolare vocazione mercantile di Genova; è poi la volta del Terminal Traghetti con le grosse navi che fanno servizio verso Corsica, Sardegna, Tunisia, ormai in vista della Lanterna. Infine, dopo un'ansa dove sono allineate barche da diporto (e da favola!), ecco il vero "coup de théatre" che un sapiente regista non avrebbe saputo allestire meglio, ancora più godibile per il rallentamento del battello in vista dell'attracco: davanti a noi si allineano le strutture avveniristiche dell'Acquario, della Grande Sfera, delle vele, del Bigo Panoramico, del tendone delle feste, quasi una serie di quinte sulla Genova storica che da qui abbraccia le facciate variopinte di Palazzo San Giorgio, il porticato di Sottoripa, la palazzata di Piazza Caricamento sopra la quale fanno capolino la torre campanaria del Duomo di San Lorenzo, la Torre degli Embriaci e quella di Palazzo Ducale.
La "Superba" ha sùbito calato le sue carte migliori e, una volta sbarcati, si capisce subito che anche quelle del resto del mazzo hanno pari valore. Il chilometro (forse qualcosa di più) che va dai Magazzini del Cotone, passando per l'antica Porta Siberia, le moderne strutture di Porto Antico, l'Acquario, il Galeone, la passeggiata ricavata dall'area dei silos di Ponte Parodi abbattuti cinque anni fa (clicca QUI per il relativo reportage), per arrivare infine al recente splendido Gàlata Museo del Mare, costituisce un "continuum" di grande suggestione al quale nessun visitatore della città dovrebbe rinunciare: fino a una quindicina d'anni fa improponibile, oggi non appare una bestemmia confrontarsi con "waterfront" celebrati come quelli di San Francisco, Sydney, Vancouver o Hong Kong.
Sono le 18,30 e la mia intenzione, pur avendo in tasca la brochure dettagliata del programma e avendo fissato due punti fermi a partire dalle 22, è di muovermi "ad istinto", cosa che del resto prediligo anche quando viaggio.
Percorro la pedonale Via San Lorenzo, uno dei "salotti buoni" genovesi, taglio il cortile di Palazzo Ducale e guadagno Piazza De Ferrari. Peccato che, suppongo per motivi di sicurezza, la fontana sia stata svuotata, ma la piazza rimane fortemente scenografica. In più, in occasione della mostra "Garibaldi, il mito", la statua dell'Eroe dei due mondi davanti al Teatro Carlo Felice è stata abbigliata con un mantello rosso, mentre sul grosso palco allestito sotto il Palazzo della Regione Liguria Mauro Pagani e il suo gruppo stanno effettuando il sound-check. Mi godo le prove di "A pìttima" e "Jamin-a", brani tratti dal mitico album "Creuza de Ma" (Mauro vi collaborò con Fabrizio) e devo dire che, da parte di un bresciano, la dizione genovese è quasi impeccabile!
E' il momento ora dell'immersione nella Genova - nobile ma anche popolare - del tempo della Repubblica e dell'Ottocento: da Palazzo Ducale parte il Corteo Storico, con personaggi e tradizioni di Genova e del Genovesato che rievocano le successive epoche della storia cittadina. I gruppi scendono per Via San Lorenzo, svoltano da Piazza Raibetta, costeggiano i portici di Sottoripa ed effettuano infine il perimetro di Palazzo San Giorgio: da Ducale a San Giorgio, ideale congiunzione delle due sedi del potere della Repubblica Marinara che dominava il Mediterraneo.
Nel frattempo mi sono imbattuto in un gruppo di amici, ai quali mi aggrego. Scendiamo per Via XXV Aprile fino a Piazza Fontane Marose, teatro dell'evento "La chanson e il Jazz". Anche qui c'è un palco, dove in sequenza fra le 21 e le 3 si esibiranno Milva, l'Andy Gravish Jazz Quartet e Paolo Bonfanti, bravissimo bluesman che ebbi modo di ammirare due anni fa in piccolo teatro del ponente.
Irrinunciabile, a questo punto, una passeggiata in Via Garibaldi, la "Strada Nuova" sulla quale prospettano i più bei palazzi della Genova nobiliare. In cinque di essi, Palazzo Bianco, Rosso, Tursi, Lomellino e Tobia Pallavicino, stasera si accede gratuitamente e i rispettivi magnifici cortili ospiteranno concerti di musiche per violino e archi.
E poi la zona di Via del Campo con Enzo Jannacci & Friends, le performances a sorpresa delle band di strada, il tango alla Galleria Vetrata della Darsena, le aperture notturne dell'Acquario e - molte gratuite - dei Musei…
Un'offerta estremamente variegata, come si può vedere, che non dettaglierò ulteriormente anche perché, ad avvenimento concluso, sarebbe un inutile supplizio di Tantalo per chi non c'era e per chi, pur essendoci, non ha potuto umanamente vedere tutto.
Soste d'obbligo per spuntini avvengono in Via Luccoli con la degustazione di focaccia e vini dal nuovo locale di Luca Bizzarri, poi a Piazza San Matteo per un cartoccio di "panissette" calde a una bancarella e immancabile calice di Pigato nell'attigua enoteca. Giusto per non farci mancare anche il lato alcoolico dell'evento…
Si sono fatte le 21,45 ed è il momento di tornare a Porto Antico per i concerti che, per quelli della mia generazione, rappresentano il fulcro di questa - comunque memorabile in tutti gli aspetti - Notte Bianca. Il palco su cui avverrà l'esibizione è stato allestito su una chiatta galleggiante nelle acque del bacino portuale: il contatto con il pubblico ne è leggermente penalizzato, ma lo scenario illuminato nel suo insieme è da togliere il fiato. E la presentazione, affidata alla verve e alla simpatia di Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu delle Iene, fa il resto!
Alle 22 inizia Vittorio De Scalzi, chitarrista dei New Trolls, gruppo storico della scena musicale italiana a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta, accompagnato dai Gnuquartet, ottimo gruppo giovane di archi. Per l'occasione, imbraccerà la chitarra del compianto Luigi Tenco, tirata fuori da un armadio dopo quarant'anni dalla nipote del cantautore e portata sul palco in barca dal Sindaco Marta Vincenzi. Lo si capisce già dai primi accordi, la bravura di Vittorio è ancora quella dei bei tempi di "Concerto grosso" e della collaborazione con Fabrizio De André in "Senza orario, senza bandiera". Il "fil rouge" è l'omaggio a tre grandi cantautori genovesi: si comincia con un medley da brividi "Lontano lontano" / "Mi sono innamorato di te" di Tenco, si passa a Lauzi con "Almeno tu nell'universo" che fu portata al successo da Mia Martini, per concludere con l'immancabile tributo a Fabrizio: "Signore, io sono Irish", una "Fiume Sand Creek" da pelle d'oca e una corale "Creuza de ma" coronano degnamente la performance di Vittorio.
Giusto il tempo di mettere a punto l'impianto e gli strumenti, ed è la volta della PFM, altro gruppo di eccellenza dell'epoca d'oro del rock. Visto che siamo a Genova, il concerto non può non ammiccare al leggendario tour del 1979 insieme con Fabrizio e la scaletta ricalca in buona parte quella di quasi trent'anni fa. Come già per Vittorio De Scalzi, basta l'"incipit" di "Bocca di Rosa" per capire che sono sempre loro: la batteria, la voce e la grinta di Franz Di Cioccio sono intatte, il basso di Patrick Djivas e il violino di Lucio Fabbri non mancano un colpo, le chitarre di Franco Mussida lacerano l'aria come spade, basta ascoltare l'interminabile riff finale di "Amico fragile". Oltre le due citate, si susseguono fra le altre "Un giudice", "Il pescatore", "Volta la carta", "La canzone di Marinella", "Zirichiltaggia", "Il testamento di Tito", in un crescendo di bravura, energia e partecipazione popolare: davvero, questo gruppo di sessantenni o giù di lì è ancora un esempio di che cosa significhi esibirsi dal vivo, una lezione per tanti "artisti di plastica" dell'era degli MP3, degli i-Pod e di Youtube.
Con le orecchie piene di due ore di "good vibrations", è il momento di cambiare ancora scenario e tornare a Piazza De Ferrari: l'ostacolo maggiore è fendere un muro di carne umana di indescrivibile compattezza, evidentemente la stima di 300.000 persone presenti - in pratica mezza Genova - non è esagerata.
Raggiungiamo, un po' sbrindellati, la Piazza, che anch'essa non scherza quanto a folla. Lo spettacolo dei fuochi artificiali è adeguato al successo della festa, anche se l'altezza dei palazzi impedisce in parte di goderne a tutto tondo. Ma c'è la consolazione della voce e del bouzouki di Mauro Pagani, per un'altra stupenda versione - questa volta "unplugged" - di "Creuza de ma"…
Il resto è tutto improvvisazione: aggregarsi, cantare, ballare, spostarsi fra vicoli, strade e piazze, nell'attesa - gli indistruttibili, dei quali ahimè non faccio parte - delle 5,30 con focaccia, vino bianco e caffè per tutti!

Chiosa finale. Come già scrissi a suo tempo, Genova è vista ancora come una città nella quale venire in giornata per visitare un'unica attrazione, per quanto di prim'ordine, vale a dire l'Acquario. Sbagliatissimo, ho cercato (e con me Ricky) di dimostrare il contrario con diversi reportage presenti sul sito. Altri ne seguiranno, ve lo anticipo fin d'ora.
A tutto il resto, da oggi si aggiunge la Notte Bianca. Quindi che cosa dite? Quando verrete a visitare l’Acquario di Genova non sarà il caso di fermarsi un giorno in più, magari approfittando anche della guida del sottoscritto? ;-)
Personalmente, ho già voglia della prossima (già si parla di un'edizione invernale), magari dormendo tutto il pomeriggio per poter poi stare alzato fino all'alba della domenica!

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