Viaggio nel Paese degli uomini integri

in viaggio con Andrea Garbato in Burkina Faso

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Viaggio nel Paese degli uomini integri

PREMESSA DELLO STAFF DI CI SONO STATO . IT
Questo è un articolo che sfugge allo schema classico dei resoconti di viaggio che abitualmente pubblichiamo. Proprio per non sminuire lo spessore umano dell’esperienza, abbiamo infatti preferito mantenere il più possibile i contenuti nella forma in cui Andrea ce li ha forniti spinto dal desiderio di darne divulgazione a un pubblico sensibile. Li abbiamo solo riordinati evidenziando il “diario di sensazioni” di Andrea rispetto alle notizie pratiche sul Paese.
Anche a noi farebbe immenso piacere che la conoscenza (per quanto sulla carta) di una realtà lontana dalle rotte turistiche fosse di sprone a qualcuno dei nostri lettori desideroso di realizzare un viaggio dal quale, ne siamo certi, si torna umanamente arricchiti.


QUALCHE INFORMAZIONE SUL BURKINA-FASO
- superficie: 274.122 kmq.
- popolazione: 10.780.000 abitanti
- numero di figli per donna: 6,7
- tasso d’incremento demografico: 3,1%
- speranza di vita: 46 anni
- mortalità infantile: 82 su 1000
- alfabetizzazione: 19% (maschi 30% , femmine 9%)
- capitale: Ouagadougou
- lingua officiale: francese
- moneta: franco cfa; cambio: 650cfa = 1€ ; 100cfa = circa 300lire
- reddito annuo pro capite: us$ 350
Per entrare in Burkina Faso è necessario essere in possesso dei seguenti documenti:
- passaporto in corso di validità;
- visto consolare;
- certificato internazionale di vaccinazione contro la febbre gialla.
Il visto della durata da 1 a 3 mesi viene rilasciato dall’Ambasciata del Burkina Faso,Via Alessandria 26, Roma, tel.: 06/44249725 e ha un costo di € 40 per 3 mesi o di € 27 per un mese. E' necessario spedire per posta il modulo di richiesta in triplice copia e 3 foto allegate con il passaporto valido ed i soldi per il visto e per la spedizione di ritorno (telefonate all' Ambasciata per conferma). È possibile richiedere il visto tramite fax, corriere o posta.
Il certificato internazionale di vaccinazione è rilasciato dall'ASL competente al momento della vaccinazione contro la febbre gialla.

PRECAUZIONI SANITARIE
L'unica vaccinazione obbligatoria è quella contro la febbre gialla, che è assolutamente necessaria in quanto trattasi di malattia mortale. Il vaccino protegge al 100% per 10 anni a partire dal decimo giorno dopo l'inoculazione. In dogana è obbligatorio esibire il certificato internazionale di vaccinazione contro questa malattia.
VACCINAZIONI CONSIGLIATE:
- poliomielite: il virus persiste in modo endemico in tutti i paesi in via di sviluppo, quindi in caso di mancata protezione - quando sono passati più di dieci anni dall'ultimo richiamo - conviene procedere a rivaccinazione;
- tetano: se sono passati più di dieci anni dall'ultimo richiamo conviene rivaccinarsi;
- tifo: il più recente vaccino "Vi" conferisce una protezione di tre anni a partire dal quindicesimo giorno dall'inoculazione. Non si potrà mai raccomandarlo abbastanza ai viaggiatori che si recano in Africa;
- epatite b: oggi questa vaccinazione è banale e senza controindicazioni, ma per essere efficace deve essere iniziata almeno un mese prima di partire. Dura cinque anni;
- meningite: è raccomandabile agli adulti d'età inferiore a 30-35 anni: è una vaccinazione che non presenta rischi secondari ed ha una validità di quattro anni;
- epatite a: un'iniezione protegge contro questa malattia per dieci anni dopo 2-3 settimane dall'inoculazione, a patto di ricordarsi di fare il richiamo entro un anno dalla prima vaccinazione:
- profilassi antimalarica: non essendo stato ancora trovato un vaccino contro la malaria, l'unica soluzione è cercare di non contrarre questa malattia - a volte mortale - seguendo una profilassi preventiva, assolutamente necessaria - soprattutto durante la stagione delle piogge - e che va seguita scrupolosamente e con precisione.
È possibile scegliere tra due diversi schemi preventivi. In ogni caso è conveniente farsi guidare nella scelta del farmaco appropriato da un medico esperto in malattie tropicali (ogni ASL ha una sezione dedicata).
COME DIFENDERSI DALLE ZANZARE
La malaria si trasmette unicamente attraverso la puntura di zanzare portatrici del parassita, per cui la prima cura è cercare di difendersi dal morso di questo irritante insetto seguendo alcune semplicissime regole:
- dormire unicamente sotto una zanzariera impregnata di insetticida (si acquista presso i negozi di attrezzature da campeggio) perfettamente incalzata sotto il materasso.
- usare in abbondanza prodotti repellenti (Autan Extreme), spirali, diffusori elettrici.
- dopo il tramonto indossare abiti che coprano la massima superficie corporea, calzini e scarpe chiuse. Durante la stagione delle piogge le zanzare pungono anche di giorno, quindi non conviene mai allentare la guardia.
COME REAGIRE ALLA DIARREA
Soffrire di diarrea durante - o subito dopo - un soggiorno in una zona tropicale è assolutamente normale. Però la diarrea può essere uno dei sintomi di una malattia grave ed incombente. E’ importante giungere immediatamente ad una diagnosi e procedere al trattamento opportuno: tutte le malattie di questo tipo sono curabili in modo rapido ed efficace.
In particolare le diarree possono essere gravi se:
- esiste febbre con temperatura superiore ai 38,5° che persista da più di 24 ore. In questo caso potrebbe essere malaria o salmonella;
- la diarrea è accompagnata da emissioni di muco e/o pus e/o sangue. In questo caso potrebbe essere un’infezione amebica;
- è presente acqua in abbondanza nelle emissioni fecali. In questo caso potrebbe trattarsi di tifo.
In tutti questi casi conviene contattare un medico al più presto.
IGIENE PERSONALE
- non fare troppe docce (al massimo due al giorno): il sebo aiuta a lottare contro le infezioni cutanee;
- lavare con frequenza mani e piedi;
- portare indumenti unicamente in fibre naturali perché non si incollano alla pelle, evitando la traspirazione e le conseguenti micosi (funghi della pelle).

IL BURKINA FASO
Il Burkina Faso è uno dei cinque paesi più poveri della Terra. Il suo nome è spesso associato alla siccità del Sahel, alle carestie, ai bambini che muoiono di fame; ma è anche uno dei paesi africani dove si scopre un’interessante fusione tra una ancora vivace e autentica cultura tradizionale e la ricerca di nuovi sviluppi artistici. La musica, la danza, il teatro hanno qui un’importanza capitale.
Abbastanza isolato, lontano dai grandi flussi commerciali, il Burkina non ha conosciuto l’evoluzione piuttosto negativa dei paesi della costa, né le disastrose conseguenze dell’impatto brutale tra la vita occidentale e la Civiltà africana, riuscendo così a preservare la tradizione e sviluppando nel frattempo la propria.
Popolo gentile, dolce e pacifico, i burkinabè possono offrirvi soltanto la loro ospitalità, mostrarvi la loro cultura così com’è senza false ipocrisie. Tutto sta nel sapere accettare.

UN PO’ DI STORIA
Conquistato dai francesi sul volgere del XIX secolo, il Burkina Faso - allora chiamato Alto Volta - divenne, nel 1919, una colonia a sé stante che i francesi frammentarono per ragioni puramente commerciali. Tuttavia, nei sessant’anni di dominio coloniale, la Francia concentrò il proprio interesse quasi esclusivamente sulla Costa d’Avorio, facendo ben poco nei confronti dell’Alto Volta che poté quindi godere di un relativo isolamento.
L’Alto Volta ottenne l’indipendenza il 5 agosto 1960, inaugurando però un periodo post-coloniale caratterizzato da una forte instabilità politica che causò cinque colpi di stato in vent’anni. Il più importante fu il golpe che nel 1983 portò al potere il capitano Thomas Sankara, un giovane militare dall’intelligenza vivace e dallo spirito rivoluzionario, con cui l’Alto Volta assunse il nome di Burkina Faso - il Paese degli uomini retti - e divenne il Paese più rivoluzionario del continente.
Sankara lottò con forza contro la corruzione, per l’emancipazione femminile, e per il sollevamento economico del paese (basti pensare che durante il governo Sankara il PIL del paese salì del 4,6%, e il Burkina fu uno dei pochi paesi africani che videro aumentare il proprio reddito pro-capite) donando a questo paese alcuni anni di stabilità, tranquillità e ripresa.
Sankara peccò tuttavia di un eccessivo estremismo - soprattutto riguardo alla politica maoista e leninista ed alla chiusura totale verso l’occidente da lui attuate - creandosi numerosi nemici fuori e dentro l’Africa.
Sfortunatamente la rivoluzione burkinabè finì il 15 ottobre 1987, quando un comando delle forze armate assassinò Thomas Sankara, in un golpe deciso e organizzato dal suo braccio destro e intimo amico Blaise Compaoré, l’attuale presidente del Burkina.
Oggi il Burkina, pur restando uno dei paesi più poveri del mondo, gode di una relativa stabilità e tranquillità che permettono alla popolazione di dedicarsi alla propria tradizione, allo sviluppo di molte forme d’arte ed alla crescita intellettuale e culturale.

ECONOMIA
I contadini rappresentano il 90% della popolazione e il settore rurale occupa il 95% della forza lavoro attiva. In Burkina l’agricoltore ha sempre saputo assicurarsi la sussistenza arrivando oggi a produrre per l’export cotone, zucchero e arachidi, ad allevare bestiame e a garantire la produzione dei derivati da questi prodotti.
L’industria è presente prevalentemente nel settore alimentare (produzione di birra, macerazione dei cereali, zuccherifici); nel comparto tessile e in qualche fabbrica del settore chimico (produzione di pile, batterie, insetticidi). L’industria del turismo, benché molto giovane, sta conoscendo uno sviluppo importante (in 10 anni il numero annuo dei visitatori è passato da 4.000 a 50.000).
In ogni caso si nota in Burkina un dinamismo economico effettivo che deriva dall’impulso che Sankara ha dato all’economia, inculcando nei burkinabè un sentimento d’orgoglio nazionale che nel Paese s'esprime con chiarezza.

USI E COSTUMI
La comunità africana è organizzata per evitare all’individuo d’essere solo: ogni occasione è buona per stare insieme, per discutere, per prendere un thè, rendendo assai rari momenti d'isolamento nella vita quotidiana e assai difficile la ricerca di una privacy.
Tutto si svolge secondo una gerarchia strettissima principalmente basata sull’età. La "grande famiglia" rappresenta l’unità di base: raggruppa le persone in una corte costituita da piccoli edifici ad un piano posti intorno ad un cortile in cui viene spesa gran parte delle giornata (nel dialetto dioula questa "famiglia" è chiamata lamoroya parola di cui non esiste traduzione esprimendo un concetto sconosciuto alla nostra cultura). Gli abitanti di una stessa corte sviluppano rapporti sociali del tutto simili a quelli familiari - soprattutto secondo la nostra concezione di famiglia - pur non essendo tali: i rapporti con la famiglia d’origine seguono logiche e valori profondamente diversi.
Gli africani in generale danno molta importanza all’abbigliamento e, ad esclusione dei più giovani, non sanno cosa sia quello stile informale tipico degli occidentali in vacanza. Soprattutto durante feste e cerimonie gli uomini e le donne fanno sfoggio di un’assoluta eleganza (molto bello l’abito tradizionale grand boubou nelle versioni sia maschile sia femminile). Con tali gusti in fatto d’abbigliamento va da sé che anche il viaggiatore attento dovrà prestare attenzione al vestiario (per esempio in tutto il Sahel sono ritenuti offensivi i pantaloni corti indossati da uomini e donne e i vestite aderenti femminili).Un’esperienza di grande intensità nell’Africa più autenticaIl paese appartiene a quella comunemente definita come la zona sudanese di tipo tropicale, a parte il nord che è una zona saheliana.
Ci sono due stagioni distinte: la stagione secca che dura circa otto mesi e la stagione delle piogge che va da metà maggio a metà ottobre. I mesi più caldi sono aprile e maggio mentre i più piovosi sono luglio e agosto (è tuttavia assai raro imbattersi in temporali che durino più di qualche ora). Durante il periodo secco e fresco, da novembre a febbraio, soffia un gradevole vento dell’est: l’harmattan.Ognuno ovviamente prepara il proprio bagaglio secondo gusti, abitudini e preferenze personali. Ci sono tuttavia cose che non andrebbero assolutamente dimenticate:
- vestiti pratici che non offendano le usanze del posto;
- indumenti più pesanti per le fresche serate africane;
- scarpe da trekking;
- zanzariera e repellenti vari;
- tutto quanto pensate sia difficile da trovare in Africa e di cui non possiate proprio fare a meno.
PRESIDI MEDICI
- farmaci di uso abituale;
- cerotti, bende, garze;
- pomata antipruriginosa;
- repellenti antizanzare;
- analgesici-antipiretici
- antidiarroici;
- antiemetici;
- antibiotici antidiarroici e per altre patologie batteriche;
- sali per reidratazione orale;
- disinfettanti per acqua potabile (assolutamente necessari se ci si reca in un villaggio);
- creme antimicotiche;
- termometro digitale (quello a mercurio non può essere imbarcato in aereo).LA MIA ESPERIENZA
Ho partecipato allo stage di percussioni, organizzato dall'associazione Siraba, a Bobo Dioulasso presso il centro di formazione artistica ed artigianale Desirè Somè. Lì sono stato accolto dalla gente del posto con grande calore lasciandomi trasportare senza timore e spesso senza essere perfettamente padrone del tempo e dei luoghi in cui mi andavo a trovare.
Un viaggio nella profonda Africa, è indubbio, ti cambia la vita e ti dà enormi motivi di riflessione, ti spinge a guardarti dentro fino a spingerti a delle profondità che neanche tu stesso puoi immaginarti possano esistere. E' uno schiaffo a livello emotivo e psicologico, è un riscoprire sensazioni umane primordiali, dimenticate e dormienti. Se cerchi te stesso non sarai tu a trovarlo ma ti verrà consegnato con tanta delicatezza (donidoni) e capirai che non aveva senso cercarlo da solo. Buona parte delle emozioni che questo viaggio mi ha regalato le ho scritte e le potete trovare all'interno della sezione download (frammenti d'Africa) del mio sito. Per informazioni pratiche e/o logistiche vi rimando ai documenti sopra e se avete qualsiasi domanda contattatemi via mail.

UN NUOVO TURISMO
L’Africa è una terra che si impara ad amare quando la si conosce e la si comprende ma che può essere anche ostile e crudele.
Viaggiando in Burkina si nota subito la gioia di vivere, la manifesta esteriorizzazione di felicità che caratterizza i suoi abitanti. Benché la tristezza non sia ignorata, il perenne sorriso di tutti ci disorienta, ci stranisce, non riusciamo a comprenderlo. Suggerisce armonia ed un autentico equilibrio tra le generazioni.
Anche se l’ambiente è povero e malandato, il burkinabè conduce una vita piuttosto gradevole, mai solitaria quanto mai lontana dallo smarrimento e dalla solitudine che regna nelle città occidentali.
La disinvoltura, la gioia di vivere, la spensieratezza dell’africano, mettono subito a proprio agio: è piacevole passeggiare in strade ove tutto è vita, colore, odore; ove i contatti con le persone sono simpatici, semplici e soprattutto veri.
Visitare questi luoghi, conoscere le genti che vi abitano e scoprirne la cultura è una grossa responsabilità, oltre che un piacere e un’emozione continui: oneri e onori del viaggiatore.
E’ in queste considerazioni che risiede la necessità di ricercare un nuovo turismo e conseguentemente un nuovo turista che sappia rispettare e apprezzare la diversa cultura e nel contempo sappia donare gli aspetti positivi della sua in modo da innescare quello scambio interculturale in grado di superare pregiudizi, diffidenze e ignoranze.

DIARIO DI SENSAZIONI
La partenza è fissata per Lunedì 18 Agosto 2003, ore 7,50 da Milano Malpensa, dovrò essere lì almeno un'ora prima quindi prenderò una navetta spaziale verso le 5,00. Arrivo a Parigi ore 9,15 e vedrò di cazzeggiare un pò fino alle 16,55, orario del check-in per il secondo aereo che da Parigi mi porterà a Ouagadougou (capitale del Burkina Faso) per arrivare alle 0,15 (ora locale che forse prima o poi capirò come calcolare). Già provato e confuso dovrò cercare un taxi e farmi accompagnare all'albergo Pavillon verd e dire che sono amico di Zekelè (ma chi lo conosce?) oppure come alternativa c'e' l'hotel L'arbre du Mango (l'albero di mango?!?).
Ingoierò a questo punto un pastiglione di Lariam (un bucastomaco, un farmaco contro la malaria) e cercherò di riposare. Sveglia alla mattina, intorno alle 8,00 presumo e cercare la stazione dei pullman, cercare quello esatto e partire per Bobo Dioulasso (seconda città come abitanti del Burkina Faso) dove arriverò dopo circa 6 ore e allora il mio viaggio materiale di sola andata (scherzo! ma chi può dirlo) sarà ultimato. A Bobo, Stefano Doum Doum, che spero di trovare alla stazione dei pullman, mi accompagnerà al centro Desirè Somè dove alloggerò fino al 9 Settembre (sarò in Italia il 10 sera) e dove affronterò il corso di percussioni.
Emozioni pre-partenza: paura, terrore, angoscia, ansia ed immensa eccitazione. La convinzione di andare in un posto dove la gente sarà estremamente autentica, dove la comunicazione verbale (occhio per occhio) sarà così importante e la paura di non poter scaricare addosso a quelle splendide persone che già immagino tutte le mie emozioni. Parlo di incomprensioni verbali, il mio francese è pressochè nullo. Chi parte per l'Africa spesso cerca se stesso e in fondo è così anche per me, voglio riempirmi la testa di sorrisi, di musica, di danza, dare quanti più stimoli possibili al cervello per poter tornare una persona nuova, diversa e spero più matura.
Non ho mai nascosto a nessuno il desiderio di scappare di qui, la mia insofferenza e allora questo viaggio è quello che mi ci voleva dopo aver fatto tutti questi cambiamenti nella mia vita. Dell'Africa ho avuto un assaggio in questi mesi e tanti sorrisi mi hanno trafitto, mi hanno scombussolato l'esistenza e ho sentito il desiderio di scombussolarla del tutto. Partire non sapendo ciò che ti aspetta, con la consapevolezza che nulla è veramente programmato e niente sarà mai nemmeno lontanamente come te l'aspetti. Vivere come un Factotum almeno per qualche settimana.
Le emozioni raccolte dopo questo viaggio saranno tante, immense... tali da immaginare che al mio ritorno credo che potrò avere due stati d'animo: chiudermi in casa senza volere vedere nessuno o scaricare addosso a qualcuno tutto quello che ho provato. Non siate in pena per me perchè non ce n'è motivo, credo che saprò adattarmi senza difficoltà. Forse avrò la possibilità di collegarmi ma spero di non sentire il bisogno di farlo, è un viaggio di disintossicazione informatica... un viaggio dove cambiar pelle, dove cambiar anima. Voglio salutare tutti, lasciare qui tutte le mie contraddizioni, tutta la spazzatura che un anno di lavoro ha fatto raccogliere nel mio organismo. Cullato, tra le braccia di Mama Africa, saluto tutti e vi ricordo che prima o poi tornerò e se prima pensavate che io fossi un essere strano forse dovrete ricredervi. Si accettano prenotazioni per guardare i miei occhi al ritorno (dall'11 in poi...), per scoprire un po’ d'Africa, per raccogliere le mie lacrime o semplicemente per abbracciarmi come fossi un baobab anche se continerò a sentirmi tanto tanto piccolo. Un piccolo grande uomo che al ritorno avrà un nome nuovo...

Il rientro
Giovedì 11 settembre 2003
Ok, son tornato. Ho una tempesta di emozioni che sento il bisogno di comunicare. Ho la testa molto confusa, non è facile... sono rientrato ieri sera ed oggi stesso sono tornato in ufficio. Nel mio cervello cominciano a delinearsi tante cose ma niente mi sembra più come l'avevo lasciato. A livello emotivo è stata sicuramente la più grande esperienza della mia vita. Chiudo gli occhi e continuo a piangere e ancora non so spiegarmi perché. A presto gente... A presto..

Lunedì 15 settembre 2003
ROSSO ARGILLA
Rosso il cuore,
entusiasmo, gioia
immensa curiosità.
Rossa la terra
angoscia... confusione, terrore.
Ti abbandoni ad essa
libero d'ogni granello della tua meschina
individualità.
Nella stagione delle pioggie,
Nascon fiori d'un gambo maestoso
Troppo presto li hai estirpati..
Minuscoli brandelli d'argilla
spogli, disassemblati,
privi della loro naturale armonia.
Rossi gli occhi,
scorrono lacrime…

Mercoledì 17 settembre 2003
Ça va Tubabu? (come va uomo bianco?)
Piano Piano (doni doni) i pensieri cominciano ad avere una forma ben precisa. Ogni cosa sembra più chiara e ogni sentimento umano comincia ad avere un volto dai tratti ben definiti. Il silenzio era ed è tuttora d'obbligo ma vorrei continuare a scaricare parte dei miei pensieri in questo cestino naturale dove finiscono le lacerazione di una mente contorta. Il cestino delle mie emozioni e non il cestino di quello che quotidiniamente faccio che ha ben poca importanza.
Torni ed arrivano rabbia, sgomento, avresti voglia di chiuderti in casa... di non vedere nessuno se non le persone che hai lasciato che ti hanno coccolato come se fossi stato un membro della grande famiglia da sempre. Torni con una gran voglia di stringere la mano a tutti, con il desiderio di abbandonare la corazza della solitudine, con un bisogno fisiologico di incontrare ancora visi armoniosi, sorridenti ma niente è più come l'hai lasciato. La mia macchina, il mio cellulare, la mia casa, il mio portatile, la mia macchina fotografica... la solitudine, l'angoscia, la freddezza, la formalità, il perbenismo, l'ottusità, l'odio, il rancore, la gelosia.
Il mio "tabacchi" di fiducia in Burkina ormai mi teneva sempre più compagnia e qui la signora che mi vende le sigarette da ormai diversi anni m'avesse fatto un cazzo di sorriso. Il senso della poesia forse a qualcuno risulterà chiaro... ad altri un po’ meno, forse è il caso di ampliarla, soprattuto a me stesso ma anche per la collettività, sono qui per regalare sorrisi, lacrime ma in ogni caso sentimenti, i racconti li donerò (conditi ovviamente dalle dovute considerazioni) a chi mi guarderà negli occhi.
All'inizio erano entusiasmo, la gioia e soprattutto la curiosità di visitare una parte di mondo inesplorata dove le premesse erano di buon auspicio, il desiderio di intraprendere questo viaggio da solo e così l'ho voluto, per me stesso... per maltrattare ancora un po’ la mia esistenza, per porre ennesimi dubbi alla pacifica convivenza tra anima e cuore. Quando apri gli occhi arriva lo stupore... arrivano immagini che non possono essere elaborate dal cervello perché completamente sconosciute, così lontane dalle fondamenta che hanno costituito per degli anni la tua esistenza. Arriva poi l'angoscia per la povertà, la quantità innumerevole di bambini visivamente malnutriti, la gente che vive per le strada di stento. Piano piano poi sono altri i sentimenti che prevalgono, il sorriso di chi prende acqua in testa, di chi non ha mangiato, di chi avrebbe motivi reali di sofferenza ti sconvolge a tal punto da farti riflettere enormemente.
La teatralità, la gioia ed un immenso senso pratico ti fanno rinascere con uno spirito diverso e alla terra rossa ti abbandoni "libero d'ogni granello della tua meschina individualità" e più il tempo passa e più sei contento di vivere con il cuore rosso argilla. Poi arriva il momento di partire e vorresti che non fosse vero. Ricordo di essere stato sereno fino al momento in cui sono salito sull'ultimo taxi in compagnia delle mie due guide (Seita e Bintou) e lì non sono riuscito a trattenere il pianto che mi ha accompagnato praticamente in quei 350 km che separano Bobo Dioulasso da Ouagadougou.
Poi muori e rinasci un'altra volta ma è un'esistenza nuovamente diversa, tutto ciò che hai fragilmente costruito in tre settimane si smonta un'altra volta e il cervello esplode in minuscoli brandelli d'argilla come per una crisi di rigetto. Estirpi un fiore che non puoi trapiantare in un posto che non sia la sua terra natia, puoi conservare il ricordo nel cuore. Scorrono quindi lacrime senza preavviso... attimi, ricordi (una foto, una canzone) ad innaffiare quei fiori che hai piantato in un angolino nascosto del cervello dove nessuno potrà MAI arrivare a cancellare tutto ciò che ti è stato regalato. Non dimenticherò di non essermi mai sentito solo, di non essermi mai sentito in pericolo nè fisicamente nè tantomeno psicologicamente.

Lunedì 22 settembre 2003
Tubabu faites quelque chose (Uomo bianco fai qualcosa!)
Già, dopo un'ennesima notte che, come sapete, altro non porta che il puro rincoglionimento, eccomi qui, ipnotizzato dalle note dei lenti ed armoniosi ritmi di Rokia Traorè a cercare di vomitazzare qualche pensiero. Come un camper percorro le mie strade, raccolgo l'essenza degli escrementi umani e depongo poi i rigogliosi prodotti negli appositi contenitori, qui appunto!
Uomo bianco fai qualche cosa. Spesso questa frase ricorreva nei discorsi con gli amici africani. Tubabu fai qualcosa... come a dire, metti un po’ di pepe a questa giornata, fai qualcosa che possa apparirci divertente e io cercavo di fare del mio meglio. Oggi però è il momento di fare qualcosa di diverso, qualcosa che possa rendere il mio stato d'animo differente da quello in cui sono precipitato. All'inizio pensi sia una cosa passeggera, un naturale riadattamento come accade normalmente al ritorno da un viaggio o da un'avventura molto piacevole ma poi ti rendi conto che è qualcosa di molto più forte.
Che cos'è il mal d'Africa? Forse posso provare a dare una definizione tutta mia, forse un po’ macabra ma, come sempre, così è, se vi pare. E' come se fosse morta una persona a me molto cara, continui a vivere, i giorni proseguono, ma hai questa turba in testa che ti impedisce la serena razionalità; è un continuo pensare ai giorni magnifici che hai passato con questa meravigliosa "persona". E' uno schiaffo psicologico che proviene direttamente dalla mano dell'incredibile Hulk, a stento ti rialzi ma continui a conservare il dolore. Non riesci, non puoi e non vuoi dimenticare assolutamente nulla, è un dono prezioso che senti il bisogno di rendere di dominio pubblico perchè i pensieri se li imprimi su un "foglio di carta", come nei Sepolcri, continuano a mantenere viva la loro anima. E' un legame che senti molto forte verso una terra che ti ha ospitato in modo così accogliente e così sincero e quando getti un seme le radici crescono, sempre più rigogliose e non puoi e non vuoi far finta che non esistano, è ciò che ti rimane e non vuoi, nonostante il dolore, che scompaia.
Ogni giorno che passi lontano da quelle che divengono le tue radici è come se non fosse passato affatto, è come se non avesse alcuna funzione nè forma. E' un rigetto contro tutto ciò che appare definitivamente lineare, pulito e perfettamente organico. Togli gli occhiali ma i tuoi occhi oggi vedono e comprendono meglio lo schifo che ti circonda, tutto ti sembra schifosamente finto, schifosamente preciso. Tempo fa ho scritto un qualcosa di molto triste chiamato "tre giri di chiave" (un piccolo racconto in chiave criptica di un'esistenza poco serena), oggi mi rendo conto che quella stanza è cambiata, i fantasmi che dominavano il mio monolocale oggi non sono più gli stessi; al loro posto volti, sorrisi, canzoni che quotidianamente mi spingono a proseguire il cammino.
Mi sveglio e la prima cosa che cerco non è più il caffè ma il sorriso di Bintou, le manate di Seita, la scemenza di Seido, la teatralità di Vincent, la splendida voce di Maryanne e chissà quanto altro ancora. Mi mancano tutti, immensamente e non riesco più a sopportare il fatto di esservi così lontano, voglio loro notizie, le cerco, le avrò. Oggi grazie a "dov" a cui devo un grosso abbraccio, la poesia è stata tradotta in francese (http://www.ziggy.webtu.it/burkina2003.htm) e posso regalarla con immenso piacere anche a loro. Vorrei che queste righe fossero interminabili perchè emozionano me in primis ma il cervello è una frittata e ha bisogno di tempo per concretizzare qualcosa di realmente sensato. Sento qualcosa che mi attrae a cui non posso sottrarmi, le radici divengono fiori d'un gambo maestoso e ben presto vi farò una lunga visita per sincerarmi della loro buona salute... Tubabu faites quelque chose, la profilassi pro-sorriso è finita.

Martedì 23 settembre 2003
E siamo al secondo Lariam.
Stamattina dopo un abbondante colazione ho preso il secondo Lariam (profilassi contro la malaria) che indica che sono passate quasi due settimane dal mio rientro. Non sono state sicuramente settimane facili per me e le parole che ho scritto sicuramente non bastano a spiegare la fulminea tempesta che attraversa il mio apparato celebrale. Ci sono pensieri che non possono essere resi di pubblico dominio perchè non appartengono a questo mondo... perchè come recita il blog vanno aldilà dei confini della fantasia. Può essere che siano stati scritti ma non qui, ci sono cose che vanno approfondite e vorrei evitare che una stesura errata degli stessi possa portare a dei commenti superficiali che non potrei sopportare.
Solo pochi pensieri questa mattina, è stata una notte particolarmente insonne e questo indica la lenta ripresa alla "normalità". Il dio denaro vorrebbe mettere la sua croce sull'autenticità di alcuni rapporti umani; non gli darò ascolto e non gli consentirò di mangiare i miei ricordi, le radici dei miei fiori che stanno crescendo tanto rigogliosi. A chi mi dice ti voglio bene e a chi lo pensa veramente solo una cosa chiedo, IL TEMPO! Questo si, l'ho imparato! Quando incontri qualcuno per strada o quando pensi che questa persona possa far parte del tuo cammino fermati, rifletti e dedica del tempo a questa persona. Pur non avendo credenze religiose, quando qualcuno mi diceva "Dio ci ha donato la bocca per parlare e le orecchie per ascoltare" era sempre un piacere, con tutte le difficoltà linguistiche del caso, mettere in funzione suddetti organi. Au revoir!

Mercoledì 1 ottobre 2003
Il terzo Lariam, è finita.
I giorni passano e mio malgrado siamo arrivati al terzo Lariam (il solito farmaco della profilassi della malaria) che indica che questa volta di settimane ne sono passate tre. In realtà l'ho preso ieri mattina, come da 8 martedì a questa parte. Finisce la scatola che ne contiene esattamente 8 e indica che la "cura" è finita. Vedere la confezione vuota mi ha fatto del male, era un rendez-vous che avevo con l'Africa ogni martedì, era forse un ultimo appiglio. Certo, i ricordi sono qualcosa che non puoi associare ad una stupida pastiglia bianca ma uno ci prova... in tutti i modi a tenere vivi i ricordi, quella sensazione di lacerazione dello stomaco che mi accompagnava da 8 martedì in qualche modo credo che mi mancherà.
Piano piano (doni doni e ormai non lo ripeto più) ti accorgi che lo schiaffo dell'incredibile Hulk ti ci voleva proprio e dopo tre settimane forse è il caso di rialzarsi con più forza. Ogni giorno ho pensato che qualsiasi cosa facessi fosse in funzione del fatto di dover tornare là perchè quando la testa decolla (con o senza navi spaziali) è dura fermarla. Adesso ho ancora questa convinzione ma ahimè mi rendo conto, se non altro, che l'Africa non è qui a due passi e per quanto io possa desiderare tornarci non potrò farlo a breve.
Prima di partire leggevo qualcosa che mi colpiva molto sul Burkina Faso, uno “spot” recitava "Burkina Faso: il paese degli uomini integri e poi... Uno dei cinque paesi più poveri della Terra. Il suo nome è spesso associato alla siccità del Sahel, alle carestie, ai bambini che muoiono di fame; ma è anche uno dei paesi africani dove si scopre un interessante fusione tra una ancora vivace e autentica cultura tradizionale e la ricerca di nuovi sviluppi artistici. La musica, la danza, il teatro hanno qui un’importanza capitale". Oggi mi appare chiara cosa sia l'integrità di queste persone e perchè i Burkinabè, nonostante le condizioni economiche, vivano un'esistenza seppure breve (l'aspettativa di vita è di circa 42 anni), decisamente serena. Oggi mi è ancora più chiaro, leggendo delle mail che mi arrivano dai miei veri angeli, in cosa consista questa integrità. Chi mi dice “sto bene, ho solo la malaria che mi affatica un po’” e prosegue poi in tutta tranquillità continuando a prendermi in giro, dandomi ironicamente del “caprone”, dicendomi che è triste perchè non ha più nessuno da “picchiare”. Questo è stato, una piccola e graduale ricostruzione della mia integrità, il risvegliarsi di fantasmi dormienti che sono dell’animo umano, li hai sempre avvertiti ma forse non ci hai mai potuto dialogare perchè nessuno in fondo, neanche noi stessi, abbiamo mai avuto la pazienza di ascoltarli.
Oggi io ci gioco con i miei e tutti i vostri fantasmi, vedo un microcosmo occidentale di anime che vagano per l’universo, li vedo e si divertono come pazzi, si prendono per mano e si insultano gioiosamente. Ho imparato a conoscerli e a non dubitare di loro, ogni mattina mi sveglio e appena apro gli occhi e centinaia di anime celesti mi chiedono “ça va?”, “et ta famille?” “bien dormi?”, guardo il loro energico sorriso e penso che sarà una buona giornata. Ho ricucito i miei brandelli d’argilla ed oggi ne osservo il risultato, è un bricolage d’emozioni a cui ancora manca qualche elemento che possa fungere da colla. Nonostante il puzzle sia mal assemblato osservando il viso scorgerete un’aurea di una quieta serenità perchè oggi più che mai tutto scivola, scivola e va via!

Come promesso, nessun racconto qui, solo emozioni o parte di esse e per dare un senso cronologico a chi ha avuto il fegato di leggere tutto dall’inizio concludo dicendo che la prima notte non sono mai andato all’albergo “l’albero del mango” ma l’esperienza è stata decisamente più mistica e dubito che riuscirò mai a dimenticarla. Non ho chiesto di Zekelè anche se oggi il suo nome ha un volto e la prima volta che ha detto “qui ci devo tornare” l’ha fatto e ci è rimasto da ormai tre anni. Oggi Tubabu porge l’altra guancia all’incredibile Hulk, pronto per una nuova “botta de vita”. Come avevo previsto, piccolo uomo oggi ha un nome nuovo anzi due, Salif e Ronfolà.Il piatto nazionale è il to, una specie di polenta a base di farina di miglio accompagnata da una salsa della quale esistono infinite versioni.
Molto diffuso il riso - riz sauce e riz gras - servito con salsa di verdure, di pesce, di manzo e melanzane o semplicemente con quanto c’è a disposizione.
Non difficile da trovare e generalmente buona la carne - sia bianca (pollo e maiale) che rossa (manzo) - normalmente cotta alla griglia e servita con spezie e pane.
Si trova facilmente anche il pesce - ovviamente di fiume - spesso fritto e usato come complemento d'altri piatti.
Assolutamente imperdibile è la frutta - ananas, mango, banana, avocado...- che è estremamente buona, sicura (si sbuccia!) e conveniente.
Per dissetarsi non esistono particolari problemi: le numerose marche di birre locali sono buone e convenienti così come Coca, Fanta e affini, che si trovano molto facilmente nelle numerosissime bouvettes che si trovano sparse sul territorio. Soddisfacente il livello di potabilizzazione dell’acqua di rubinetto nelle città mentre è assolutamente sconsigliabile l’acqua proveniente dai pozzi sia in città sia nei villaggi. Nell’incertezza è in ogni caso facile trovare acqua minerale in bottiglia.

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