Un flash dalla splendida Angkor

La suggestione dell’immenso sito archeologico non finisce di affascinare

Il nostro viaggio in Cambogia inizia il 6 marzo 2007, proveniendo da Saigon.
Abbiamo acquistato il volo su Siem Reap direttamente in Vietnam, mentre il volo di ritorno da Phonm Penh l’avevamo acquistato in Italia mesi prima.

Itinerario

Il volo dura solo 45 minuti, la cosa che occupa più tempo sono le file da fare per i visti in entrata, sono 3 file diverse davanti ad un lungo desk dove stanno seduti diversi funzionari che sembra siano lì semplicemente per passarsi i passaporti l’un l’altro, veramente ridicolo.
Ad aspettarci fuori avevamo la nostra guida, miracolosamente parlante italiano, a dire la verità un po’ stentato, trovataci dall’agenzia contattata con Internet Sage Insights Cambodia, veramente impeccabile come organizzazione e serietà.
Dopo aver versato 20 dollari per il visto, con il nostro autista personale (un lusso che visto i prezzi in Cambogia ci si può permettere), siamo andati in albergo: il Casa Angkor Hotel, bello e pulito, se penso che è solamente in 3 stelle mi posso immaginare il lusso estremo di quelli di categoria superiore, che sono moltissimi.
Questa città cresciuta intorno al sito archeologico di Angkor contrasta con il resto della Cambogia, un paese in cui oltre il 90% della popolazione vive in povertà, qui sui viali si susseguono hotel e resort sfavillanti di luci e negozi per turisti danarosi.
Dato l’ora tarda di arrivo abbiamo cenato (decentemente) in hotel e siamo andati a letto presto, per prepararci al tour de force del giorno successivo.
All’ingresso del sito archeologico al mattino abbiamo fatto il pass valido 3 giorni, si può fare anche giornaliero, ma in un giorno si vede una minima parte dei templi, disseminati su un territorio vastissimo. Avevamo portato anche delle foto tessera per il pass, ma non sono servite perché hanno un’apparecchiatura digitale che lo stampa in un minuto corredato della tua foto presa al momento. Il pass costa 40 dollari, speriamo che di un po’ di questo denaro ne benefici la popolazione più povera.
La nostra guida aveva preparato per noi un itinerario ricchissimo, tanto abbondante che a malapena riusciamo a ricordare tutti i templi visitati, ma non è importante ricordare i nomi, l’essenziale e farsi pervadere dal fascino dei luoghi. La visita è iniziata dal sito di Rolous, più antico in ordine di tempo (visto Preah Ko, Lolei con l’attigua pagoda e i monaci, Bakong), poi a pranzo abbiamo fatto pausa davanti al grandioso Angkor Wat. Nel pomeriggio abbiamo ammirato Baksei Chamkrong, Prasat Bei e il meraviglioso Angkor Thom. Il caldo torrido richiedeva una sosta in albergo, al tramonto poi i nostri gentilissimi accompagnatori ci hanno portato fino al Bakheng, sito rinomato per la vista magnifica all’alba e al tramonto. Noi alla visita all’alba abbiamo rinunciato per non stancarci troppo.
Al ritorno siamo stati a cena in un ristorante bellissimo e molto chic a pochi passi dall’albergo: lo Shinta Mani.
L’8 marzo mattinata di visita ad altri templi: il favoloso Bayon, Baphuon, Phimeanakas, Preah Palilay, Tep Pranam, la Terrazza del re Lebbroso e quella degli Elefanti. Pausa per il pranzo e riposino in albergo. Al pomeriggio abbiamo visitato Thommanon, Chau Say Tevoda, Takeo, Ta Prohm il fantastico tempio invaso dalle radici di alberi enormi che si vede anche nel film Tomb Rider, Srah Srang e Pre Rup.
Per riprendermi della faticata mi sono concessa un massaggio rilassante in albergo. Purtroppo abbiamo osservato che gran parte dei centri massaggi diffusissimi nella città erano covi di prostituzione, il turismo ha incrementato anche queste attività.
Siamo andati poi a cena in un ristorante veramente carino l’Abacus, di un ragazzo francese, lo consiglio vivamente.
Il 9 marzo ultima giornata di visita ai templi: Preah Khan, Neak Pean, Ta Som, Mebon East, e un po’ più distanti Banteay Srey e Banteay Samre.
Nel pomeriggio dopo un bagno refrigerante in piscina giro per shopping in città, ricordatevi di contrattare!
La sera ci siamo goduti uno spettacolo di danze per turisti al ristorante Koulen II, niente di particolare, ma è servito a darci un’idea dei movimenti della danza locale.
Il 10 marzo abbiamo fatto un lungo giro in barca sul lago Tonle Sap per visitare dei villaggi, galleggianti e non, è stato molto interessante vedere come vivono davvero i cambogiani non urbanizzati, la povertà è evidente ma non straziante come quella che si osserva per le strade, piene di mendicanti, anche bambini, e mutilati di ogni genere.
Nel pomeriggio la guida ci ha portato a visitare un laboratorio di produzione della seta, partendo dal baco in poi, è stato molto istruttivo.
Da non perdere è il Cambodian Landmine Museum, c’è poco da vedere oltre le mine, ma almeno potete lasciare un contributo per bonificare questo paese che è il secondo al mondo dopo l’Afganistan per quantità di mine antiuomo.
Se volete comprare della seta o souvenir in genere il posto più fornito è sicuramente Artisans Angkor (Chantiers - Ecoles, Stung Thmey Street), oggetti di gusto, ma sicuramente non economici.
In serata ci attendeva il volo su P.P., ma visto il ritardo che aveva siamo tornati in taxi in centro per cenare all’Indocine, locale che avevamo visto da fuori e ci era piaciuto molto.
Finalmente alle 23 siamo atterrati a Phnom Penh dove ci attendeva un'altra guida, questa volta parlante inglese. Le guide che parlano italiano in Cambogia sono pochissime, bisogna prenotarle con mesi d’anticipo. Siamo finalmente arrivati all’hotel base per la città di P.P., l’hotel Cara, niente di eccezionale ma moderno e pulito.
Anche qui il caldo si faceva sentire, circa 40 gradi, quindi la sera la stanchezza ci toglieva la voglia di uscire, inoltre P.P. non è una città che invita alle ore piccole.
L’impressione che abbiamo avuto è di una città che vive una spaccatura tra un mondo lussuoso e dorato di pochi e l’estrema miseria di moltissimi altri, sporcizia ovunque, una dilagante prostituzione e, a quanto abbiamo saputo, un crescente aumento di turisti pedofili. La gente comune è in compenso sorridente e gentilissima e per non far torto a nessun mendicante mi sono fatta una scorta di monete da donare. Ciò che per noi è niente per loro è molto.
L’11 la nostra puntualissima guida ci ha fatto fare il giro della città, visitando il Palazzo reale e la Pagoda d’argento, ma la cosa che più ci ha impressionato sono stati i Killing Fields e il terrificante museo del genocidio. Non credevo che si potesse vedere una cosa tanto atroce quanto i campi di concentramento nazisti, ma è utile conoscere anche questo genocidio poco ricordato.
Il 12 Marzo, dopo una mattinata in giro per compere, siamo stati anche al mercato, alle 18.10 il volo della Singapore Airlines ci ha portato via da questo paese martoriato e bellissimo che lascia un segno a chi lo visita.

Un commento in “Un flash dalla splendida Angkor
  1. Avatar commento
    anna
    23/11/2008 19:42

    Vorrei che qualcuno mi indicasse la posta elettronica di una guida, in Cambogia, parlante italiano.

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