Gli Indiani delle praterie

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Gli Indiani delle praterie

La più grande difficoltà da superare è imparare a vedere.
Al confronto tutto il resto è semplice.
ALFRED STIEGLITZ, fotografo


Questo viaggio è il proseguimento del percorso che Gianna ed io abbiamo intrapreso nel 2002, alla ricerca delle tradizioni e della cultura degli indiani d’America.
Nel 2002, attraversando le riserve Hopi e Navajo, abbiamo seguito le tracce degli indiani Anasazi e visitato i resti dei loro villaggi viaggiando nel territorio dei Four Corners.

Da non perdere

In questo viaggio vogliamo andare a conoscere gli usi e le tradizioni degli indiani delle praterie. Questa è la principale ragione per cui arriviamo a Rapid City la capitale delle Black Hills e degli indiani Sioux Lakota e Dakota, che nei prossimi giorni ospiterà un pow wow.
Nessuno si aspetti oggi di trovare indiani che vivono nei tipee e indossano copricapi di piume. Gli indiani d’America, oggi, sono integrati nella società americana, pur conservando intatta la loro cultura.
Portano avanti le loro tradizioni religiose praticando le loro cerimonie sacre in privato, e quelle sociali effettuando raduni periodici, dove tutti partecipano e gareggiano e ai quali pur non essendo nativi si può assistere.

I pow wow iniziano con la Grand Entry. Un nativo che porta la bandiera e la penna d’aquila entra nell’arena, seguito dalla guardia d’onore formata dai veterani del Vietnam e da tutti i danzatori che concorreranno e parteciperanno al pow wow, vestiti con costumi sgargianti che danzano ognuno la propria danza della categoria d’appartenenza.
Il Wacipi (ovvero pow wow), così come è definito dai Lakota, Dakota e dalla Nazione Sioux, è la celebrazione dei Nativi d’America. Il Wacipi è praticato nella regione delle praterie ed è un evento sociale che può durare uno o molteplici giorni e che prevede socialità e danze cerimoniali.
E’ il momento durante il quale Lakota, Dakota o Nakota - che tradotto vuol dire amici - e membri di tutte le tribù eseguono le onorificenze, consegnano i doni, si riuniscono nelle famiglie, ritrovano gli amici, e le tribù si ricongiungono.
I pow wow, i raduni sociali degli Indiani, sono occasioni dove la cultura e la storia dei Nativi può essere ammirata attraverso i suoni e le danze accompagnati dai tradizionali costumi e i rituali che si tramandano da migliaia di anni.
Dopo la Grand Entry iniziano le danze tradizionali, al contempo danze competitive. I danzatori danzano in direzione oraria e rappresentano il cerchio dell’unità, che simboleggia il cerchio infinito della vita.
Molte danze risalgono ad epoche antiche, mentre altre sono recenti.
Le danze al Powwow sono diverse. La più comune è la Fancy Dance, la Danza fantasia che combina elementi moderni con il suono dei tamburi ed i canti ossessionanti della musica nativa tradizionale.
Generalmente questa danza appartiene ai giovani, è acrobatica, come una ruota. Le fanciulle eseguono la medesima danza con gli scialli coloratissimi ed adornati di perline: li fanno ruotare a cerchio nei loro colori sgargianti.
Un’altra danza nuova è la Grass Dance, la Danza dell’erba che ha origine nel Canada e riprende i gesti di appiattimento dell’erba prima dell’erezione di un accampamento. Gli uomini indossano nastri e filati colorati che pendono dalle braccia e dal petto per rappresentare l’erba, e danzano al ritmo ondeggiante per richiamare l’erba che ondeggia nel vento.
Parte della maestosità della celebrazione è data dai costumi. Lo stile delle danze e della musica mostra i danzatori abbigliati con elaborati costumi e copricapi di piume dai bellissimi colori, intricati lavori di perline che si accompagnano ai diversi passi di danza.
I vari stili hanno origine da vestiti cerimoniali o per funzioni sociali del passato.
I danzatori uomini normalmente indossano ghette e manicotti decorati con nastri e lavori di perline. Un pettorale di ossa e perline è indossato attorno al busto, mentre sul dorso indossano una decorazione di penne. Le donne abitualmente indossano costumi decorati con denti di cervo e conchiglie, mocassini con perline, ghette, cinture e nastri per le trecce ai capelli.
La Jingle Dance delle donne deriva da una leggenda. Per rendere i vestiti sonanti le donne adornano le vesti con coperchietti di metallo rotondi ed anelli che durante il movimento creano il suono.
Sia per uomini sia per donne la Victory Dance è più tradizionale e si soleva danzare dopo una battaglia vittoriosa. Nella danza si imitano i movimenti dei guerrieri. Anche le danze di caccia imitano i movimenti mimici tipici della caccia e risalgono al passato.

Durante le danze l’accompagnamento musicale dei tamburi e dei canti è fondamentale. Il suono del tamburo è sacro e rappresenta il battito del cuore della gente Indiana. Ogni nota porta i canti al Grande Spirito, consentendo così che siano ascoltate le preghiere della gente. Poiché i tamburi hanno significato religioso, non sono mai abbandonati.
Alla fine della manifestazione viene incoronata reginetta della festa o miss Wacipi, una ragazza di tribù cheyenne dal viso dolce che vince sulle altre finaliste hopi e lakota.

Molti hanno cominciato a conoscere i paesaggi delle Black Hills e delle praterie grazie al film BALLA COI LUPI di Costner. Chi intraprende un viaggio nelle Black Hills del SOUTH DAKOTA ripercorre le tracce dei luoghi ove Kevin Costner filmò le scene del famoso film Balla coi Lupi, che narra vicende storiche dell'incontro tra l'esercito Americano e l'uomo bianco e la cultura dei Nativi Lakota-Dakota, originali della regione.
A sud, a circa 6 chilometri da Rapid City, visitiamo i caseggiati originali di Ft. Hays l’avamposto dell’esercito americano di cui si narra nel film.
Non so quale sia tecnicamente la zona identificata dal temine Black Hills, mi riferisco alla zona che comprende 5 "parchi" e le varie cittadine nei loro dintorni. I parchi in questione sono Mt Rushmore National Memorial, NM, Custer SP e Crazy Horse MemorialWind Cave NP, Jewel Cave.
Il parco di Custer è attraversato da tre bellissime strade panoramiche, la Needles Hwy passa attraverso quelle particolarissime formazioni rocciose tipiche delle Black Hills.
Il percorso comprende anche la Iron Mountain Road dove troviamo tre tunnel nel granito che formano una perfetta cornice per il Monte Rushmore visibile in lontananza
Le Black Hills sono un insieme di foreste e laghi ed il M.te Rushmore troneggia nel mezzo. Questo monumento nel suo piccolo è un esempio brillante di cosa gli americani siano in grado di fare a partire, sostanzialmente, da una grossa roccia.
La balconata subito alla fine del viale delle bandiere offre la migliore opportunità per ammirare le teste scolpite dei presidenti Americani (Washington, Jefferson, Lincoln e Roosevelt) scavate nella roccia.
Il grande monumento granitico dedicato al Capo guerriero Crazy Horse, cavallo Pazzo è il tributo al grande leader Lakota, e a tutta la cultura dei Nativi Nord Americani.
Ci rechiamo a Bear Butte che fu la roccaforte di cavallo pazzo. Mato Paha o “la montagna dell'orso„ è il nome di Lakota dato a questo luogo. La montagna è sacra a molte tribù indiane americane che vengono qui tenere le cerimonie religiose come dimostrano le centinaia di tessuti utilizzati per la preghiera appesi lungo il percorso

Finalmente l’incontro col bisonte. Nella vita degli indiani delle praterie, il bisonte era fondamentale, il loro principale elemento di sostentamento. Con la carne provvedevano al nutrimento, le pelli venivano utilizzate per l'abbigliamento ed i tipee, le ossa e gli zoccoli per suppelletti.
Nel Tatanka Center di Kevin Costner una scultura in bronzo raffigura 14 bisonti inseguiti in una corsa alla caccia, sul crinale di un dirupo, da tre guerrieri Lakota a cavallo. La caduta di tre bisonti nel dirupo mette in mostra un elemento della cultura nativa. I bisonti infatti venivano inseguiti e portati appositamente verso i dirupi - i buffalo jump - usati per diversi secoli dagli Indiani ed ancora oggi ben visibili. Questo consentiva di uccidere un gran numero d’animali.

Dai giganti di oggi ai giganti di ieri.
All'alba dei tempi il paesaggio del Sud Dakota occidentale era dominato da creature preistoriche che, sebbene scomparse da molto tempo, hanno lasciato una preziosa ed affascinante eredità di resti e fossili. Il Mammoth Site a Hot Springs è una località dove sono stati dissotterrati i resti di più di 50 mammut lanosi colombiani periti circa 26.000 anni fa.
Siamo nella riserva degli indiani Oglala. Il South Dakota conta almeno 58.000 Indiani Nativi. Molti valorosi Capi Oglala hanno lasciato il segno nella storia della Grande Nazione Sioux: Nuvola Rossa è seppellito proprio a Pine Ridge.
La riserva è l’unico sistema che permette di preservare la loro cultura, poiché è l’ultimo rifugio che li lega spiritualmente alla terra.
Poco fuori della riserva, il solito minuscolo villaggio composto dalle solite due case e il saloon con la facciata rivestita di teschi di bisonte.
Apriamo la tipica porta a battente in legno ed entriamo per chiedere informazioni. All’interno, sprofondiamo nel pavimento di segatura, mentre da dietro il bancone spunta la testa bianca del proprietario. Davanti al banco bombole del gas trasformate in sgabelli. Sembrerebbe il set di un vecchio film, invece è reale. Questo è il South Dakota. Tutto è rimasto esattamente come nell’800 ai tempi del far west.

Entriamo nelle Badlands NP.
Questo parco naturale è composto per parecchie miglia da spettacolari rocce multicolori. Sembra di essere sulla luna, i colori e riflessi tuttavia sono molto affascinanti. Badlands è il tipo di parco spettacolare sotto il profilo paesaggistico ma che riceve un valore aggiunto dalla solitudine in cui è immerso.
In questa terra di contrasti un parco dà il meglio di sé se vissuto non solo attraverso gli occhi. Da un lato il profumo della prateria, i rumori silenti della Natura ed i colori della vegetazione sono gentili ed accoglienti. Dall'altro il vento sulla pelle, la terra screpolata sotto il sole e le rocce asprissime di queste "terre difficili" trasmettono una sensazione fortissima di un luogo che cerca di sopravvivere all'uomo rendendosi il più inospitale possibile.

Ripartiamo e la sera raggiungiamo Deadwood,antica città mineraria e patria del gioco d’azzardo dove soggiorniamo nello storico Franklin Hotel. Le camere sono intitolate a personaggi famosi che qui hanno pernottato. A noi viene assegnata la stanza data a Kevin Costner durante le riprese del film balla coi lupi.
L'avventura nel Vecchio West non sarebbe completa senza questa sosta nella storica Deadwood. Quando nel 1874 nelle Black Hills fu scoperto l'oro, Deadwood divenne rapidamente il centro delle attività minerarie. Saloon e bordelli proliferarono e personaggi caratteristici come Wild Bill Hickok, Calamity Jane Potato Creek Johnny e Poker Alice giunsero sin qui a cercare fortuna. Nella storica Main Street sembra che il tempo si sia fermato al 1800 con gli edifici in stile vittoriano, le strade lastricate e le sue 35 bische. Sosta obbligata al Saloon n.10, famoso per la storia che coinvolge Calamity Jane ed il suo seguito.
Non appena fuori Deadwood lungo la Spearfish Canyon Scenic Byway. un repentino cambiamento di tempo ci immerge in pochi minuti in un fenomeno inaspettato e preoccupante. Nevica!!
Qui terminano Le Black Hills, il fulcro della tradizione e della cultura sacra indiana. Le scene nel film Balla coi lupi, del campo tendato Indiano in inverno furono tutte girate all Spearfish Canyon.
Sotto una pioggia scrosciante proseguiamo il viaggio verso il Wyoming.
In una zona pianeggiante del Wyoming dal nulla si innalza una delle più bizzarre formazioni rocciose degli States. La Devils Tower è difficile da descrivere perché non assomiglia a nulla e, se possibile, è ancor più difficile credere che quell'oggetto sia davvero un prodotto della Natura. Chiunque abbia visto Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo avrà già una idea di ciò di cui sto parlando, ma vedere la Devils Tower dal vero è una esperienza davvero unica.
Dopo aver lasciato la Devils Tower il paesaggio che incontriamo non ha molto da offrire. Poi, quasi all'improvviso, montagne immense cominciano a delinearsi all'orizzonte e poco dopo oltrepassiamo il confine col Montana. Siamo all’interno della riserva dei Crow, una tribù di lingua sioux sempre in lotta sia con la nazione lakota, quanto con i Cheyenne.
Ci addentriamo nella riserva fino alla Bighorn National Forest, cominciamo a salire, tornante dopo tornante, lungo una strada ripida e completamente avvolta nel silenzio e nel candore dei prati innevati. La strada continua a salire e sinceramente non possiamo fare molto di più che abbassare il finestrino, respirare aria di montagna e guidare avvolte da questa solitudine tra scenari da fiaba e montagne dalle vette innevate.
Quasi senza avviso, lo scenario di montagna scompare e il blu del Bighorn Lake ne prende il posto creando un magnifico contrasto con le pareti biancastre e rosso fuoco del canyon.
La zona della riserva offre molti spunti di visita a luoghi interessanti per storia e tradizioni. Fra tutte, la principale è certamente Little Big Horn Battlefield National Monument, con il quale si commemora la vittoria Sioux/Cheyenne sul generale Custer e il Settimo Cavalleggeri.
Si è fatto tardi, fa freddo, siamo stanche e abbiamo anche fame. Per fortuna, poco distante troviamo un caratteristico ristorante arredato con splendidi manufatti indiani dove ci servono un’ottima bistecca di bisonte e vino della California.

La mattina dopo, una sosta per la benzina in un piccolo agglomerato di case sparse sovrastate da un magnifico paesaggio montano e poi il nostro viaggio prosegue.
Raggiungiamo Yellowstone mentre il tempo è ritornato bello e il sole è caldo.
Yellowstone non è solo fiumi, laghi, verdi vallate e montagne ma anche geyser, bacini geotermali, canyon e tanta tanta fauna (dicono che vanti la concentrazione più alta di fauna selvatica). Tutto questo ne fa un parco molto speciale.
Spettacolari poi sono i geyser, che si trovano in tutto il parco. Infatti una delle maggiori attrazioni del parco è costituita dall’Old Faithful, il geyser più famoso del mondo il quale fa la sua eruzione di gas ogni ora per una durata di 5 minuti ca. e che richiama ogni giorno migliaia di visitatori impazienti di ammirare i suoi spruzzi di acqua bollente.
Una delle attrazioni più incantevoli del parco è, la zona in cui si trovano le terrazze di Mammoth Hot Springs, montagna da cui discende dell’acqua calda che scioglie la roccia formando nei bacini del travertino particolare per le sue variegate sfumature. Molto interessanti sono anche gli stagni di fango nel bacino di Norris, con le sue fumarole. Il sentiero del Black Basin, con la sua Emerald Spring, una sorgente di acqua calda dalle suggestive colorazioni è lungo più di 2 chilometri.
Mentre si passeggia è fondamentale porre l’attenzione sulla fauna propria del luogo: vi abitano i mufloni, gli scoiattoli, i bisonti, i lupi, le antilopi, i cervi, gli orsi ed i caprioli.
Ci fermiamo ad Artist Point, punto da cui è possibile osservare lo spettacolare Grand Canyon of Yellowstone con le sue imponenti cascate, come la Lower Falls
In questa parte del parco il fiume corre in uno stretto canyon dalle pareti con dei colori particolarissimi, rossi, rosa... Sembra proprio la tavolozza di un pittore, piena di colori.
Nel pomeriggio percorriamo la strada che costeggia lo Yellowstone River.
Ci fermiamo ad ammirare l'immensa vallata, dove incontriamo parecchi bisonti. Maschi solitari che pascolano in questi verdi praterie e branchi di femmine che accudiscono i loro piccoli.
Finiamo la nostra visita del parco nel West Thumb Geyser Basin a Yellowstone lake; si tratta di un bacino termale molto particolare perché è praticamente a ridosso del lago. Poco distante incontriamo il lupo, animale da pochi anni reintrodotto nel parco e presente con un centinaio di esemplari. L’esemplare che vediamo sta delimitando in tutta tranquillità il suo territorio

Con una sequenza di panorami "mozzafiato" ci lasciamo Yellowstone alle spalle e con un breve volo, raggiungiamo Salt Lake City, riprendiamo l’auto a noleggio e ripartiamo. Da un breve giro a piedi per le vie del centro, e una passeggiata fino a Capitol Hill, il punto più elevato sul quale sorge l’edificio neoclassico del Parlamento, Salt Lake City si conferma città piacevole, nella quale si percepisce una qualità di vita elevata. La capitale dello Utah cuore pulsante della religione mormone è una città molto accogliente, pulita e ordinata. Cuore della città, che è strutturata secondo la consueta pianta a reticolato, è Temple Square, sulla quale si affacciano il Mormon Temple e il Tabernacle. Qualunque fede, è degna di rispetto, ma quella dei Mormoni mi lascia molto perplessa. Ad esempio la scoperta grazie all’angelo Moroni del “Libro di Mormon” insieme con occhiali miracolosi che ne consentivano la traduzione dall’egizio in cui era scritto, la poligamia (anche se solo ufficialmente” non più praticata), il battesimo dei morti, il ritorno del Cristo in terra proprio negli Stati Uniti, la residenza di Dio sul fantomatico pianeta Kolob, e il “numero chiuso” degli eletti che si salveranno nel giorno del giudizio.
Dalla riva del lago, la cui salinità tocca il valore record del 27%, si scorge il profilo di Antelope island una delle sue isole; raggiungiamo l’isola attraverso una lingua di terra che la collega alla terraferma. Il circondario è particolarissimo, sensazione accresciuta dalla giornata piovigginosa, e da un vento tagliente.
Lasciamo Salt Lake City intorno alle 15 intenzionate a limitare le soste al minimo per pernottare a Moab che dista da qui ca. 400 km.

Più ci si avvicina a Moab e più lo spettacolo diventa bello. Le rocce sempre più rosse, i colori sempre più caldi.
A Moab ci fermiamo due giorni che dedicheremo alla visita di Canyonlands. Il parco è molto vasto ed è composto da tre zone principali. Ci muoviamo per visitare la zona di ISLAND IN THE SKY. Lo spettacolo che vediamo nonostante le nubi è fantastico: è una sorta di gigantesco altopiano a forma di Y, da dove possimo osservare il punto dove il Green River e il Colorado si incontrano, 1000 metri più in basso.
Lo spettacolo è grandioso e non si può spiegarlo in due parole, nè renderlo bene in foto: canyons, insenature, crepe, archi, monoliti... il tutto alternato e molto vario. Veramente spettacolare, ma la vastità del parco rende davvero difficile poterlo apprezzare.
Noto per essere il parco più vasto dello Utah, ultimamente ha goduto di ancor più fama come set del film "Thelma e Louise".
Nei Needles il panorama dai principali punti panoramici è di grandissimo impatto, si potrebbe stare ore a guardare l'orizzonte e il cielo azzurro carico di nuvole guizzanti come cavalli selvaggi.

La mattina seguente , con nostro grande rammarico, dall’aeroporto ci comunicano che per il maltempo non sarà possibile sorvolare Canyonlands Park.
Pochi chilometri dopo Moab troviamo l'Arches N.P, dove causa pioggia facciamo una breve visita per poi ripartire direzione Capitol Reef.
Lungo il percorso una deviazione ci porta alla Goblin Valley che risulta una grande rivelazione con le sue strane e divertenti formazioni rocciose.
Pernottiamo a Torrey, a 2085 metri di quota. Il paese è in pratica la solita sfilata di case lungo la statale.
La strada panoramica che attraversa Capitol Reef coincide in pratica con la statale. Il percorso si snoda nei pressi del Fremont River in un contrasto tra il rosso della roccia e il rigoglio di terreni del piccolo villaggio di Fruita, che i pionieri Mormoni, verso la fine del diciannovesimo secolo con infinita perseveranza, convertirono a frutteti; nonostante Fruita non sia più abitata, i suoi frutteti, adesso curati dal parco nazionale, producono ancora frutti deliziosi.
Visitiamo il parco fino alla spettacolare formazione dell’Egyptian Temple, dove inizia la strada a fondo naturale
Il tratto che ci attende adesso, in direzione sud-sud-ovest, è la Hwy n. 12, una delle strade panoramiche più belle degli states, classificata per intero scenic route: dietro ad ogni curva il paesaggio cambia radicalmente: mantenendosi su una quota tra i 1500 e i 2600 metri, la strada offre una successione di tornanti, salite e discese penetrando scenari grandiosi che sono un po’ la sintesi del paesaggio dello Utah dominato dalle arenarie.
Siamo in effetti nell’area del parco americano di più recente istituzione (1996), il Grand Staircase - Escalante National Monument, sulle mappe stradali l’area è estesissima, i suoi confini non sono finora ben fissati, e, a parte poche piste praticabili solo con veicoli idonei, attualmente chiuse per la neve, non ci sono strade al suo interno.
Si è intanto fatta l’ora migliore per godere lo spettacolo dell’anfiteatro di Bryce Canyon. Ci arriviamo al tramonto e lo spettacolo dei colori che cambiano dal rosso acceso al giallo è di quelli da lasciare senza fiato. Una leggera rampa nasconde fino all’ultimo lo spettacolo sottostante che ci “aggredisce” all’improvviso. Anche se nessuna di noi apre bocca, i nostri sguardi significano: “Questa è la cosa più bella che abbiamo visto!”.
Il freddo è veramente pungente ma non abbiamo il tempo di preoccuparcene.
Bryce Canyon è un luogo magico con le sue guglie e i pinnacoli di arenaria rossa che svettano dai profondi canyon.
Bisogna dire che questo Parco, piccolo ma clamoroso, non è propriamente costituito da un canyon ma piuttosto da ampie scarpate a forma di conca disseminate da una quantità incredibile di pinnacoli che sembrano l’opera di un abile ricamatore di merletti.
Ad aumentare l’incanto contribuisce la luce radente del sole al tramonto che evidenzia ancora di più la varietà di colori dei pinnacoli, che svaria dal rosa al giallo dorato dall’arancione al rosso vivo fino al bianco candido della neve che ricopre le cime e crea un’atmosfera di fascino indescrivibile.
Lasciamo Bryce, a malincuore e imbocchiamo la statale che porta a Panguitch.
ormai è buio quando decidiamo di fermarci, fa molto freddo (ci troviamo a quasi tremila metri di altitudine) e la fame si fa sentire decidiamo di entrare in un piccolo ristorantino dove in un atmosfera stile vecchio west mangiamo carne alla brace.
La mattina dopo siamo di nuovo in auto. ormai si avvicina la fine del nostro viaggio. Risaliamo la strada che attraversa il cedar park piccolo parco con pinnacoli e colori simili al bryce, a oltre 3000 mt di altitudine tra boschi ricoperti di neve e poi ci dirigiamo verso lo Zion Park
E’ incredibile attraversare lo Zion Canyon, percorrendo una strada di 11 km molto stretta che segue il corso del Virgin River passiamo un lungo tunnel al di là del quale troviamo formazioni geologiche ancora diverse: rocce levigate attraversate da profondi solchi con varietà e bellezza di panorami da far venire la pelle d'oca.
La strada stretta che lo percorre è semplicemente un gioiello. Si districa tortuosa tra paesaggi ancora una volta strabilianti. Ci sarebbe da fermarsi in mille punti per fare riprese e godere dello spettacolo.
Filmo l'ultima ripresa mozzafiato ancora regalata dai colori accesi delle montagne e proseguiamo verso Las Vegas.

Lasciamo lo Utah ed entriamo in Nevada, dritte fino a Las Vegas entriamo nella Strip, dirette all'Aladdin, dove pernottiamo. Iniziamo con l'entrare all'interno dell'hotel, che si rivela un vero e proprio villaggio con strade e negozi creati a tema per ricreare l’atmosfera di un suk arabo.
Non solo, persino il cielo azzurro al crepuscolo, con le nuvole e il temporale è finto ed è incredibile quanto appare realistico! Scendiamo al piano terra al casinò, dove giochiamo qualche puntata a black jack e poi la mattina si riparte. Domani saremo di nuovo a casa.

Viaggio dal 4.10.2006 al 21.10.2006 per due persone
Prezzo a persona in euro:
Volo aereo via Londra: 972,00
Auto suv + large: 1.003,00
Benzina ecc.: 187,50
Hotel: 715.50
Pranzi e cene: 605,00
Ingressi e varie: 232,50
Totale: 3.715,50

L'esperienza delle tradizioni con cui gli Indiani d'America conservano il legame con la loro terra

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