Primavera in Provenza

Soggiorno in una terra ricca di fascino, tradizioni e cultura popolare lontano dal turismo estivo

Circa due anni fa Paolo ed io vediamo per caso in televisione il film “Un’ottima annata” diretto da Ridley Scott, con Russell Crowe e Albert Finney, tratto dal romanzo omonimo di Peter Mayle.
Questo film è ambientato in Provenza, precisamente nella zona del Luberon, una terra ricca di cultura popolare e di fascino. E’ proprio vedendo il film “Un’ottima annata” che ci innamoriamo della Provenza con i suoi mille colori e i suoi gustosi sapori…
Da allora sono passati due anni...
Finalmente ad aprile (subito dopo Pasqua) riusciamo a partire emozionati e felici... Provenza, stiamo per arrivare!
Dopo aver consultato varie mappe stradali della zona decidiamo di affrontare il viaggio con la nostra auto (fiat bravo), in quanto queste terre non sono poi così distanti dal luogo dove noi abitiamo, ci sono più o meno 530 km, quindi in macchina è fattibilissimo.
Relativamente all’alloggio, dopo tanti tentennamenti, optiamo per “La Bastide des Ocres”, (http://www.bastidedesocres.com/), un posto davvero bello, situato in uno dei più bei borghi di Francia, il villaggio di Roussillon. La proprietaria, la signora Monique, è stata con noi molto gentile e cortese, sempre pronta a darci utili consigli e validi suggerimenti. La ringrazio ancora, non capita spesso di trovare persone così squisite. Monique ci ha detto che la Provenza ad aprile si “gira” bene, in quanto non ci sono molti turisti. Constatiamo con piacere che ha ragione! Qualcuno c’è, ma le strade non hanno grande traffico ed anche i parcheggi si trovano con abbastanza facilità.
Prima di partire per la Provenza Paolo ed io avevamo stabilito un itinerario di massima, non troppo dettagliato, sia perché mio marito aveva appena terminato una fase lavorativa molto stancante e aveva bisogno di riposo, sia perché una cara amica (conosciuta su questo forum) ci aveva suggerito di “gustarci” queste terre con calma e tranquillità, in modo da poterne meglio assaporare le sfaccettature.
Alla fine così abbiamo fatto: la Provenza è una terra dai ritmi lenti, e siamo stati assolutamente contenti di aver adottato questa “filosofia” per il nostro viaggio.
Un consiglio: se state programmando di andare in Provenza mandate una mail ai vari uffici del turismo dei paesi che vi interessa visitare, lasciando il vostro indirizzo, riceverete utile materiale informativo e tante curiosità.6 aprile 2010
Partiamo intorno alle 7 del mattino da Vercelli, in quanto non vogliamo trovare troppo traffico, specie in Liguria. Il viaggio in autostrada è abbastanza scorrevole; solo dopo il confine con la Francia in zona Nizza il traffico si fa più intenso, anche a causa dei frequenti pedaggi da pagare. In Francia ci sono numerosi caselli automatici, che sono dei veri e propri “cesti”, dove “lanciare” le monete e pagare: ovviamente se si paga con la carta o si necessita di resto i tempi di attesa aumentano… Il consiglio è di avere con sé un po’ di monetine, in modo da sveltire le procedure di pedaggio.
Usciamo dall’autostrada francese a Le Muy e proseguiamo per Draguignan. La strada che percorriamo è stretta e passa in mezzo alla campagna: questo è il nostro primo impatto con la natura provenzale e con le sue tipiche abitazioni, che a noi sembrano dei rustici casali.
Superiamo la cittadina di Draguignan senza fermarci, in quanto la prima tappa della giornata è il famoso Lac de Sainte Croix, situato nel Parco Naturale Regionale del Verdon. Percorriamo ancora strade strette e a curve, senza quasi incontrare anima viva e finalmente appare davanti a noi questo grande lago artificiale, con l’acqua dai colori che vanno dal verde al turchese, resi ancora più belli dai riflessi del sole. Lungo la riva del lago ci sono tante “spiaggette”, che sicuramente in estate saranno prese d’assalto dai turisti, e ci sono cartelli un po’ ovunque che segnalano la possibilità di affittare canoe e pedalò. Ci fermiamo lungo la strada in un punto panoramico per goderci la bellezza di questo lago in mezzo alle montagne, poi ripartiamo diretti verso il villaggio di Moustiers Sainte Marie, situato non troppo distante dal punto in cui ci troviamo.
Prima di arrivare a Moustiers, dopo aver superato il Pont du Galetas, appare ai nostri occhi uno spettacolo naturale che difficilmente potremmo scordare: lo sbocco del fiume Verdon nel Lac de Sainte Croix. Ovviamente ci fermiamo e facciamo un po’ di foto! L’acqua del fiume Verdon è color verde smeraldo, vien voglia di affittare un pedalò per goderci meglio il lago e la bella giornata di sole, ma la fame inizia a farsi sentire, così ci rechiamo verso Moustiers Sainte Marie, riproponendoci di tornare lì nel pomeriggio anche per poter andare a vedere le famose gole del Verdon.
Moustiers è un villaggio davvero carino (fa parte dei villaggi più belli di Francia) ed è situato a 630 metri d’altitudine. Fortunatamente troviamo subito parcheggio (non a pagamento) e ci addentriamo per i vicoli del centro, dove ci è possibile ammirare le botteghe con le immancabili ceramiche e tovaglie provenzali. Alzando poi gli occhi verso il cielo vedo con grande stupore una stella dorata, sospesa sopra la chiesa di Notre-Dame-de-Beauvoir tramite una catena posta tra due guglie di roccia distanti tra loro circa 300 metri. L’immagine di questa stella sospesa in aria rimarrà per noi un ricordo indimenticabile!
Mentre passeggiamo per il villaggio cerchiamo anche un posto per pranzare… sono ormai le 13 passate e il nostro stomaco brontola! Consultiamo la guida Routard e decidiamo di andare a pranzo presso lo snack bar “La Grignotiere”. Si tratta di un locale alla buona dai caratteristici colori pastello, situato in una via tranquilla del vecchio villaggio. Siccome la giornata è calda e soleggiata gustiamo due ottime crepes salate nella sua terrazza-giardino, all’ombra degli ulivi. Il posto è molto tranquillo e stiamo talmente bene che quasi ci scordiamo di andare a visitare il resto del paese…
Con la pancia piena riprendiamo il nostro giro per Moustiers Sainte Marie e arriviamo fino alla chiesetta di Notre-Dame-de-Beauvoir dopo aver percorso un sentiero in salita e numerosi gradini. Visitiamo la chiesa al suo interno, godiamo del bel paesaggio e discendiamo pronti per andare verso le gole del Verdon.
Le gole del Verdon sono l’unico “gran canyon” in Europa, secondo solo a quello d’America. Per poter ammirare al meglio le gole è consigliabile percorrere un anello stradale che parte da Point Sublime ed arriva fino ad Aiguines, in quanto si possono vedere scenari naturali davvero mozzafiato. Per mancanza di tempo noi partiamo dal villaggio di Aiguines e percorriamo circa 40 minuti di strada, fermandoci nei punti panoramici. Le gole create dal fiume Verdon sono molto in basso rispetto alla strada dove noi ci troviamo (rimangono a fondo valle), ma si ha comunque l’idea della magnificenza e della forza della natura. L’acqua appare verdissima, di un verde intenso e brillante, visibile molto bene nonostante l’altezza. Dopo aver fatto diverse soste per poter meglio goderci il superbo paesaggio naturale ripartiamo diretti verso il paese di Roussilon, dove ci aspetta Monique, la proprietaria della bastide in cui alloggeremo per i prossimi giorni.
Il viaggio che ci attende prima di giungere a destinazione è ancora lungo (più o meno altre 2 ore di auto), ma ciò non ci pesa anche perché attraversiamo paesaggi incantevoli. Ci è molto piaciuta la Piana di Valensole, dove nei mesi di giugno e luglio è possibile vedere la tanto famosa lavanda provenzale. Ovviamente in aprile la lavanda non è ancora di colore viola; qualche piccolo riflesso violaceo per fortuna c’è, e noi siamo già contenti! Lungo la strada ci sono, inoltre, numerosi cartelli che indicano la possibilità di acquistare miele, saponette e prodotti alla lavanda direttamente dai mas provenzali.
Nella Piana di Valensole la natura si è già risvegliata dopo il freddo inverno: i prati hanno già quel bel colore verde brillante e le piante da frutto sono in fiore. Finalmente la Primavera sta arrivando!
Salutiamo Valensole, attraversiamo la cittadina di Manosque e giungiamo a Apt, dove il traffico si fa più intenso, essendo una città più grande. Da Apt a Roussillon ci sono circa 10 km, siamo quindi quasi arrivati a destinazione. Nei pressi di Roussillon il paesaggio cambia e le rocce assumono un colore dalle tonalità rosse : si tratta di ocra, un colorante naturale. Decidiamo di visitare il grazioso paese in un'altra occasione e andiamo direttamente alla “Bastide des Ocres”. Ci viene assegnata la nostra camera, grande e confortevole, e finalmente ci riposiamo un po’! Chiediamo alla nostra padrona di casa consiglio su dove cenare a Roussillon e dopo una calda doccia andiamo presso la Brasserie “Le Castrum”, dove mangiamo un delizioso arrosto di maiale, servito con patate e funghi. Alla fine della cena ci viene offerto un liquore alle erbe, un po’ forte, ma molto buono.
Sarà il liquore, sarà la stanchezza del viaggio… Alle 23 siamo in camera e ben presto ci addormentiamo.

7 aprile 2010
Ci alziamo di buon ora, troppo impazienti di visitare la zona del Luberon, con purtroppo una sorpresa non molto gradita. Il tempo è brutto con un cielo nero come la pece, ma ancora non piove. Il contrasto tra il colore rosso delle rocce ed il cielo così scuro è molto particolare da vedere... noi comunque avremmo preferito una bella giornata di sole come la precedente! Dopo aver fatto colazione nella sala comune, dove siamo soli, in quanto unici ospiti della struttura, ed aver mangiato diversi tipi di marmellata spalmati sul pane (tutto ottimo!) pensiamo di lasciare la visita ai borghi del Luberon per un altro momento e ci rechiamo verso Avignone. La scelta è stata fatta in base al tempo meteorologico: se dovesse piovere avremo almeno la possibilità di rifugiarsi nel Palazzo dei Papi.
Avignone è il capoluogo della Vaucluse, e come ogni grande città che si rispetti ha in entrata ed in uscita rallentamenti e code. Finalmente riusciamo ad avvicinarci alla zona delle antiche mura, che chiudono interamente la città e sono rese ancora più forti e suggestive da 90 torri, alcune della quali tonde e altre quadrate. Trovare un parcheggio all’interno delle mura ci risulta davvero complicato e alla fine parcheggiamo la nostra macchina presso il posteggio gratuito “Parking des Italiens”, dove una navetta ci porta in centro. Consultiamo la mappa di Avignone e andiamo verso il Palazzo dei Papi. Il palazzo è posto su una grande e spaziosa piazza, dove ci sono anche la chiesa di Notre Dame des Doms, il palazzo arcivescovile Petite Palais e dove, ovviamente, i turisti non mancano. Che tutti abbiamo avuto la stessa nostra idea? Ci sono, inoltre, suonatori “ambulanti” i violini e fisarmoniche…
Per ambientarci passeggiamo nei dintorni della piazza, facciamo le classiche foto di rito e alla fine entriamo nell’imponente ed austero Palazzo dei Papi. Paolo ed io decidiamo di fare un biglietto cumulativo che ci permette di vedere oltre al palazzo anche il Ponte di Saint-Bénezet, il famoso ponte “interrotto” sul Rodano. Il costo del biglietto è di 13 euro cadauno, comprensivo di audio guida in italiano.
Il Palazzo dei Papi è uno dei più grandi e importanti edifici gotici medievali in Europa e venne costruito tra il 1335 e il 1364, mentre la Chiesa fuggiva dal caos violento di Roma. Esso rimase sotto il controllo papale per oltre 350 anni, poi venne preso e saccheggiato dalle forze rivoluzionarie durante la Rivoluzione Francese. Sotto lo stato napoleonico divenne anche caserma e prigione, ma solo nel 1906 fu lasciato libero, per essere adibito a museo nazionale. Da allora è praticamente sotto costante restauro.
Il Palazzo dei Papi è un enorme labirinto medievale di cortili, corti e imponenti sale di pietra. E’ oggettivamente bello, ma le varie sale sono spoglie (fin troppo!) e non riusciamo a cogliere la magia del luogo. Prima di lasciare il palazzo vale la pena seguire le indicazioni che portano ad un piccolo caffè panoramico messo a disposizione dei visitatori, in quanto lì accanto c’è una torre da cui si gode un bel panorama sulla città.
La nostra visita termina nello spazio dedicato ad un negozio di vini, dove è possibile degustare, e a una libreria/shop in cui ci sono cartoline e souvenir di vario tipo.
Usciti dal palazzo notiamo con piacere che ancora non piove, nonostante la giornata abbia una temperatura freddina, e andiamo ai giardini lì vicino, dove si può godere di una bella veduta lungo il percorso del fiume Rodano e la vicina cittadina di Villenueve des Avignon, che sembra in realtà una prosecuzione di Avignone. Da lì ci rechiamo al Ponte di Saint-Bénezet con il biglietto fatto in precedenza. Questo ponte è stato completato nel 1185 e più volte ricostruito; ne restano oggi solo quattro arcate e una cappella per via di varie inondazioni del Rodano. Passeggiamo romanticamente e facciamo appena in tempo ad arrivare alla fine del ponte, o meglio al punto in cui è “interrotto”, prima che si metta a piovere.
Prima di raggiungere il parcheggio, proprio nei pressi della fermata della navetta, andiamo in un bar a mangiare due panini, poi saliamo sul bus gratuito e in meno di 10 minuti siamo alla macchina. In realtà la pioggia è leggera, così pensiamo di andare a vedere il famoso Pont du Gard, che si trova a metà strada tra Avignone e Nimes. Si tratta di un acquedotto romano edificato intorno al 19 a.C.; la parte oggi visibile è rappresentata solo da brevi tratti, ma l'attraversamento della valla del fiume Gardon è davvero un'opera suggestiva.
Quando però giungiamo nei pressi del ponte la pioggia diventa davvero insistente, chiedo comunque informazioni sui prezzi (ben 15 euro per parcheggio auto custodito, visita al ponte e visita al museo), ma alla fine siamo costretti a rinunciare e a malincuore ritorniamo verso Roussillon.
La pioggia intanto non dà tregua, ci riposiamo nella nostra calda stanza (Monique ha acceso il riscaldamento) e usciamo con calma per la cena. Alle 20.30 circa andiamo ad Apt: la città è deserta, sarà la pioggia… sarà il freddo... in giro non c’è nessuno, tanto meno snack bar o ristoranti aperti. Alla fine quasi per caso, mentre stiamo per andare a mettere qualcosa sotto i denti al McDonald’s (che né io, né Paolo amiamo particolarmente) nella zona di Place de la Bouquerie vediamo un ristorante aperto. Subito ci fiondiamo lì e ci accomodiamo al tavolo che ci viene assegnato. L’ambiente è molto tranquillo, in tutto il locale siamo solo sei persone, e la cucina semplice e buona. Volevamo provare lo stufato alla provenzale, ma è terminato, così ci accontentiamo di cosciotti di agnello grigliato con insalata e patate fritte. Il ristorante si chiama “Chez mon Cousin Alphonse”: sicuramente Paolo ed io ci ricorderemo a lungo di questo locale, se non fosse perché era l’unico aperto!
Dopo la cena torniamo al nostro alloggio, sperando in un tempo migliore per l’indomani mattina.

8 aprile 2010
Alle 8.30 suona la sveglia; tempo nuvoloso, almeno ha smesso di piovere…
Ci attende una squisita colazione nella sala comune della bastide poi, grazie ai buoni consigli di Monique, decidiamo di andare a visitare il villaggio di Les Baux de Provence, che dista da Roussillon un’oretta abbondante di automobile.
Attraversiamo le città di Cavaillon (famosa per la produzione di meloni) e di Saint Remy de Provence (dove è nato Nostradamus e dove Van Gogh dipinse circa 150 quadri) e proseguiamo il nostro percorso. La strada improvvisamente si inerpica tra le montagne, finché appare su una collina in mezzo alle rocce il paese di Les Baux de Provence. E’ una vera meraviglia, da vedere assolutamente!
I parcheggi nei pressi del villaggio sono tutti a pagamento, noi riusciamo a posteggiare vicino al villaggio, in quanto non ci sono tanti turisti, pagando 5 euro (biglietto obbligatorio e giornaliero).
Les Baux-de-Provence è un comune francese di meno di 500 abitanti, che si trova su uno sperone roccioso a sud di Avignone ed è famoso per il suo castello.
La leggenda narra che i signori di Baux, proprietari del castello, discendessero direttamente dal Re Magio Baldassarre, da cui derivarono la stella di Betlemme che compare nello stemma della casata.
Inutile dire che questo luogo ci piace fin da subito, passeggiamo a lungo tra le stradine medievali del villaggio,.. sembra quasi che il tempo si sia fermato… Unica nota negativa: ci sono troppi negozi di souvenir…
Ben presto giungiamo al castello, facciamo i biglietti per entrare (euro 7.80 ciascuno), seguiamo le spiegazioni dell’audio giuda e iniziamo la nostra visita.
Guardiamo con attenzione i ruderi del castello carichi di fascino e mistero, ma ciò che maggiormente ci colpisce è il superbo paesaggio che si può ammirare da lassù. Ci avevano detto che nelle giornate più limpide si può addirittura vedere il Mediterraneo: noi non ci riusciamo visto anche il tempo nuvoloso, siamo però contenti ugualmente, in quanto è altrettanto emozionante vedere le colline circostanti, così verdeggianti e con tante viti e ulivi.
Salutiamo il castello e andiamo a pranzo sempre a Les Baux-de-Provence presso l’Hostellerie de la Reine Jeanne (http://www.la-reinejeanne.com/), un posto davvero carino, sia per la cucina, sia per l’atmosfera che si respira al suo interno. Ordiniamo due bistecche di toro della Camargue, il tutto accompagnato da vino rosso della zona, e due eccellenti mousse al cioccolato: il conto è un po’ salato, in fondo siamo in uno dei villaggi più belli di Francia… ma va bene così, il cibo è ottimo e questo ci basta!
Se vi capitasse di pranzare in questo ristorante chiedete di sedervi accanto alla grande vetrata: potete ammirare un paesaggio davvero meraviglioso!
Quando si è in vacanza il tempo scorre troppo in fretta, sono già le 15 passate… lasciamo con un po’ di tristezza il villaggio di Les Baux-de-Provence e andiamo verso la nostra prossima meta il castello di Tarascon, distante 17 km dal luogo in cui ci troviamo.
Arriviamo a Tarascon, parcheggiamo la macchina con facilità e facciamo qualche scatto al castello, ma decidiamo di non visitarlo all’interno nonostante sia molto carino. Andiamo invece nella adiacente città di Beaucaire (anch’essa con un grazioso castello) e facciamo due passi lungo le sponde del Rodano.
Per fortuna il tempo sta migliorando, il cielo si sta “aprendo” e si intravede un pallido sole, così sulla via del ritorno verso Roussillon ci fermiamo a Saint Remy de Provence. Questa città ci sembra molto allegra e vitale, con tanti caffè e ristoranti non solo nella zona centrale. Noi andiamo a visitare un po’ più in periferia il sito archeologico di Glanum, parcheggiando l’auto a pagamento al costo di 2 euro. Dapprima ci soffermiamo presso Les Antiques, due monumenti di epoca romana situati proprio di fronte al sito di Glanum.
Paghiamo poi i biglietti (7 euro a persona) e andiamo a vedere gli imponenti resti della città romana di Glanum e un interessante museo/shop ricco di reperti e curiosità. L’area di Glanum fu abitata ininterrottamente per ben otto secoli. Fondata attorno al VI secolo a.C. dai Saliens, una tribù gallica, venne poi occupata dai coloni greci e infine dalle legioni romane. Sotto la pressione delle orde barbariche , nel III secolo d.C. la città fu abbandonata dai suoi abitanti che decisero, forse per ragioni di sicurezza, di rifondarla più a valle, dove si trova la moderna Saint Rémy.
Dopo esserci immersi nella storia antica, contenti e soddisfatti torniamo al nostro alloggio, dove Paolo consulta la guida Routard e cerca un ristorante per la cena. Anche questa sera andiamo ad Apt, dove cerchiamo il ristorante “Thym te Voilà”, che si trova in centro, in una via un po’ nascosta. L’ambiente è carino e informale e la cucina buona a base di autentici prodotti del territorio, con sapori locali ed esotici. Proviamo la famosa zuppa al pistou con verdure di stagione, basilico e aglio e il curry di agnello e melanzane. Consiglio a tutti questo locale, in quanto il cibo è squisito e i prezzi molto accessibili.
Dopo una tranquilla passeggiata digestiva fino alla macchina facciamo ritorno alla “Bastide des Ocres” e andiamo a nanna, pregustando già la giornata successiva a zonzo tra le colline del Luberon!

9 aprile 2010
La giornata è incantevole: cielo azzurro e sgombro di nuvole! In più la temperatura è gradevolissima! Evviva! Solita abbondante colazione e andiamo verso il borgo di Gordes, un villaggio davvero carino dominato da un castello rinascimentale (poco più di 10 minuti di auto dal punto in cui siamo).
La scelta di visitare questo villaggio non è casuale: mio marito ci tiene particolarmente, in quanto qui sono state girate alcune scene del famoso film “Un’ottima annata”. Già soltanto il panorama che si gode lungo il tragitto è meraviglioso: la natura dopo la pioggia dei giorni scorsi sembra rinata sempre più colorata, con tanti fiori gialli nei prati e tanti alberi fioriti…
Gordes si trova in cima ad una collina, ammiriamo con calma il paese mentre ci arriviamo, parcheggiamo la macchina a pagamento (3 euro giornaliero) e ci avventuriamo per i vicoletti e la piazza principale. Avevo letto su una rivista di viaggi che durante l’estate Gordes è spesso presa d’assalto dai turisti; noi siamo stati fortunati, perché abbiamo girovagato a lungo, senza un affollamento eccessivo. La passeggiata per Gordes risulta essere molto piacevole, anche se un po’ “sportiva” a causa della strada che sale e scende.
A circa 5 km da Gordes si trova, inoltre, il Village des Bories, un vero e proprio “museo” all’aperto composto da abitazioni in pietra a secco, pare risalenti addirittura al Neolitico.
Siamo un po’ titubanti, ma alla fine non ci fermiamo al Village des Bories e ci dirigiamo verso un altro luogo “magico”, forse il posto il più fotografato di tutta la Provenza: l’abbazia di Notre-Dame-de-Sénanque. Questa abbazia è situata in fondo ad una stretta vallata scavata dal fiume Senancole poco distante da Gordes. Appena prima di giungere a destinazione la strada offre una bellissima vista dall’alto dell’abbazia nella sua interezza, immersa nei campi di lavanda, che ahimè non sono fioriti. Nonostante ciò lo spettacolo paesaggistico è molto suggestivo. Paolo ed io non abbiamo programmato la visita all’interno, in quanto vi si può accedere solo tramite prenotazione e le spiegazioni sono in lingua francese. Dopo aver ammirato l’esterno di questo capolavoro d’architettura cistercense, ripartiamo verso L’Isle-sur-la-Sorgue, una cittadina che prende il nome dalla Sorgue, un fiume che nasce alcuni chilometri a monte di Fontaine-de-Vaucluse. L’Isle-sur-la-Sorgue è attraversata da parecchi canali che fanno sembrare la città un raggruppamento di isole. Ci soffermiamo qui una buona oretta, facendo una rilassante passeggiata sul lungofiume. Possiamo ammirare così le belle case con le terrazze sui bordi dell’acqua e le antiche ruote a pala, che ancora oggi girano, scandendo la vita di questa città-isola.
Salutiamo L’Isle-sur-la-Sorgue e andiamo a vedere dove nasce la Sorgue e precisamente ci rechiamo a Fontaine-de-Vaucluse, situata dopo distante da dove ci troviamo. Parcheggiamo la nostra auto a pagamento (tanto per cambiare!) e andiamo verso il centro del piccolo paese. Credo che questo sia stato il luogo in cui abbiamo trovato in assoluto il maggior numero di turisti… tanti, troppi… L’aspetto di Fontaine-de-Vaucluse è molto simile a quello della cittadina visitata in precedenza con le classiche ruote a pala e tanti locali, ristoranti e negozi di souvenir ai lati del fiume. Solo molto più turistico e, a mio parere, meno autentico. Vista la bella giornata pranziamo su una panchina al sole con due hot-dog acquistati in una panetteria pochi minuti prima.
A Fontaine-de-Vaucluse soggiornò a lungo Francesco Petrarca, che sarebbe stato ispirato proprio dalla Sorgue per i famosi componimenti dedicati a Laura. Le “chiare fresche e dolci acque” da lui cantate sono, infatti, quelle di una sorgente che si trova a pochi minuti a piedi dalla piazza centrale in un boschetto. La passeggiata all’ombra fino alla sorgente è da fare assolutamente!
E’ giunta l’ora di lasciare anche Fontaine-de-Vaucluse. Prossima tappa il borgo di Lacoste, in “pieno” Luberon (circa 25 km da Fontaine).
Prima di giungere a Lacoste facciamo una rapida sosta a Menerbes dove scattiamo qualche fotografia, poi finalmente giungiamo alla nostra meta.
Caratteristica comune ai villaggi del Luberon, a quanto ho potuto osservare, è che sono quasi tutti arroccati su una collina circondata da vigneti, hanno un castello sulla sommità, stradine molto strette al loro interno e spesso sono presenti negozi di antiquariato e/o botteghe d’arte.
Anche Lacoste si presenta più o meno così, solo che all’apparenza sembra un villaggio un po’ trasandato. In realtà poi, se ci si sofferma tra gli stretti vicoli medievali si scopre che non è così. Qui, infatti, ha sede una scuola di arte e design, per questo base di molti giovani e promettenti artisti. In più, se si ha voglia di camminare, si può raggiungere nella parte alta il castello del famigerato marchese De Sade, che a quanto ho letto sulla Lonely Planet pare essere stato acquistato di recente dallo stilista Pierre Cardin. Dal piazzale adiacente il castello si può vedere un fantastico panorama sulla zona del Luberon ed in particolare lo splendido paese di Bonnueux, altra location del film “Un’ottima annata”.
Manco a dirlo la nostra prossima tappa è Bonnieux! Troviamo subito parcheggio e ben presto ci perdiamo tra le antiche vie del borgo: la mia attenzione è attirata dagli oggetti di un curioso negozio di antiquariato e dalle numerose gallerie d’arte con i loro preziosi quadri. Paolo intanto si guarda intorno alla ricerca di un posticino carino per la cena. La nostra idea è di proseguire ora verso Lourmarin, e poi tornare a Bonnieux per vedere il tramonto e quindi mangiare qualcosa.
Detto, fatto! Andiamo verso Lourmarin! Percorriamo una strada a curve in mezzo alle montagne (dove tra l’altro ci imbattiamo in un piccolo scoiattolo) e ci troviamo di fronte ad un castello rinascimentale, che però non è su una collina in alto, bensì su un’altura adiacente il paese di Lourmarin. Il castello è circondato da prati verdissimi… una meraviglia!
Lasciamo l’auto nelle vicinanze del castello e ci concediamo un po’ di tempo per gironzolare guardando le vetrine lungo la via principale con le pregiate gallerie d’arte e le botteghe artigiane. Questo borgo ci conquista! La piazza principale poi con i suoi bar all’aperto è un vero gioiellino: decidiamo di tornare qui l’indomani per un aperitivo… così infatti sarà!
Soddisfatti per la bella giornata facciamo ritorno presso il nostro alloggio, ci rilassiamo un po’ all’aperto sulle sdraio messe a disposizione degli ospiti della struttura, poi… via di nuovo! Il tramonto a Bonnieux ci attende! Dall’alto del borgo ci godiamo romanticamente il tramontare del sole, con le sue sfumature rosate… Stiamo davvero molto bene, anche grazie alla mite temperatura! Per cena restiamo a Bonnieux, Paolo sceglie la Brasserie “Les Terrasses”, dove finalmente gustiamo lo stufato alla provenzale, con le famose erbe della zona e beviamo un ottimo vino rosso locale.
Passeggiata digestiva per le stradine del paese, poi rientriamo a Roussillon. Percorriamo una strada di campagna stretta e a curve, d’un tratto Paolo ferma la macchina, in quanto sta attraversando un leprotto e… si sente il cicaleccio delle cicale! Per noi cittadini è davvero una gradita sorpresa! Le cicale ci accompagneranno d’ora in poi per tutta la durata del nostro soggiorno con il loro verso forte ed insistente.

10 aprile 2010
Anche oggi ci alziamo di buon ora, in quanto vogliamo andare ad Apt per vedere il mercato locale. Essendo questo mercato uno dei più grandi e più famosi della Provenza Monique ci aveva consigliato di non andarci troppo tardi, soprattutto per la difficoltà di trovare parcheggio.
Alle 9 siamo quindi già operativi e in meno di 10 minuti giungiamo ad Apt. Parcheggiamo l’auto nei pressi dell’ospedale (non vicinissimo al luogo in cui si tiene il mercato) e a piedi ci avventuriamo tra le bancarelle degli ambulanti. La cosa che subito ci stupisce è che esse sono sparse un po’ ovunque, non solo nella piazza principale, ma anche per le vie del centro e non.
La mia amica Ale prima della partenza mi aveva detto che andare in Provenza e non trascorrere del tempo presso i mercati locali e un po’ come perdersi una parte importante del viaggio stesso… Paolo ed io constatiamo che aveva assolutamente ragione! Ben presto capiamo perché andare a far compere al mercato sia il rito mattutino più caro ai provenzali. Camminando, infatti, tra le bancarelle si sente subito un miscuglio di aromi e profumi locali davvero piacevole! La caratteristica di questo mercato è che sono presenti tanti prodotti del territorio, quali frutta, verdura, olive, le famose erbe di Provenza e la lavanda con i suoi derivati (saponette, sacchetti “profuma-cassetti”, miele ecc…).
La nostra attenzione viene attirata da un venditore che ci fa assaggiare alcune specialità locali. Su un crostone di pane degustiamo la “tapenade”, una salsa a base di olive nere, capperi ed olio di oliva. Paolo assaggia anche la famosa “aioli”, un’altra salsa a base di aglio, olio di oliva e sale dal sapore molto forte. Ovviamente acquistiamo tutto quanto e proseguiamo il nostro giro.
La mattinata al mercato è davvero proficua, in quanto facciamo una serie infinita di acquisti per noi e per amici e parenti: dall’ottimo miele di lavanda, all’olio di oliva, dalla tovaglia in cotone provenzale al vino locale, dalle confetture (deliziosa quella al melone) alla frutta candita...
Alle 13 facciamo ritorno presso la “Bastide des Ocres”, posiamo in camera le borse con gli acquisti gastronomici e ci rechiamo finalmente a Roussillon. La gentilissima Monique ci aveva consegnato un pass, quindi posteggiamo l’auto senza pagare il parcheggio, e vi avviamo alla volta di un luogo molto particolare: il “Sentiero dell'Ocra”, situato poco distante dal centro di Roussillon. Paghiamo il biglietto (2.50 euro a persona) e iniziamo la nostra bella passeggiata (circa un’oretta) in mezzo a rocce dalle sfumature rosse, marroni gialle e violacee. Durante il tragitto ci soffermiamo ad ammirare le enormi e strane formazioni color ocra che si stagliano nel cielo, che oggi è ancora più azzurro del solito. Per chi fosse interessato è anche possibile visitare il “Conservatorio delle ocre e dei pigmenti applicati”, ospitato nei locali dello stabilimento Mathieu, dove un tempo veniva trasformata l'ocra estratta dalle vicine cave.
Dopo la visita al “Sentiero dell'Ocra”, ci rechiamo poi a vedere il paese stesso, che merita una bella sosta. Qui le abitazioni hanno tutte sfumature rossicce, simili al colore dell’ocra, con tante finestre dalle tonalità pastello. Roussillon è piccolo, pertanto in poco tempo raggiungiamo il punto più in alto, dove si può scorgere una veduta della campagna circostante. Acquistiamo poi due baguette con pomodoro e mozzarella e ce le gustiamo sulle comode sedie da giardino nel cortile del nostro alloggio. Da lì ripartiamo diretti questa volta verso Saint Saturnin de Apt, dove si trova l’unico mulino a vento della Provenza.
Saint Saturnin de Apt è poco distante da Roussillon saranno al massimo 10 km, ed è posto in posizione panoramica sopra la cittadina di Apt.
Questo borgo ad un occhio poco attento non ha molto da offrire, in realtà se si ha tempo di passeggiare tra i vicoletti si rimane colpiti dalla pace, dal silenzio e dalla tranquillità che si respira. Vi consiglio di salire a piedi fino alle suggestive rovine del villaggio medievale e del castello, per ammirare i tetti delle case del borgo e le belle colline della Vaucluse. A circa 1 km da Saint Saturnin de Apt è situato, inoltre, un imponente mulino a vento, costruito nel XVII secolo. Ci si può arrivare direttamente in auto, seguendo le indicazioni per Le Chateau Les Moulins oppure dal villaggio, tramite un percorso in salita. Meglio il percorso in salita, sicuramente più faticoso, ma più caratteristico.
Una curiosità: a Saint Saturnin de Apt presso il “Moulin à Huile Jullien” è possibile scoprire come le olive vengono trasformate in olio. La rivendita (in centro) è sempre aperta, quindi per informazioni circa la visita del mulino si può chiedere direttamente all’interno. Per mancanza di tempo dobbiamo, ahimè, rinunciare ad andare al mulino.
Intanto si sta avvicinando l’ora dell’aperitivo, così, dopo aver girovagato nei dintorni di Rustrel e aver dato una rapida occhiata alla zona del “Colorado Provenzale” ripromettendoci di tornare in un successivo viaggio, ci dirigiamo nuovamente verso il borgo di Lourmarin, che il giorno precedente ci aveva tanto affascinati.
Lasciamo l’auto in un comodo parcheggio a ridosso del centro e raggiungiamo la tanto caratteristica piazzetta principale. Ci sediamo al caffè “Gabry”, in un tavolino all’aperto, e gustiamo il nostro aperitivo. La piazza brulica di gente sia turisti, sia persone del posto, che chiacchierano allegramente mentre bevono qualcosa seduti all’aperto. L’atmosfera è davvero magica: questo borgo ci rimarrà sicuramente nel cuore!
Lourmarin ci piace talmente tanto che decidiamo di fermarci lì per la cena, così ci rechiamo presso il ristorante “La Ricreation”, situato in una casa elegante, con una bella terrazza all’aperto, che da più di venticinque anni propone buoni piatti a base di ortaggi e carne del territorio. Ordiniamo il “ratatouille”, un piatto a base di verdure di stagione, tra le quali non devono mancare il pomodoro e la melanzana. Poi Paolo gusta l’agnello alla provenzale ed io un ottimo stufato di toro di Camargue sempre alla provenzale. E per terminare in bellezza la mousse al cioccolato non poteva mancare! Il cibo è ottimo (lo stufato si scioglieva in bocca), il servizio fine e raffinato e il conto di conseguenza non è molto economico…
Con la pancia piena passeggiamo tra le tante fontane (una costante nei borghi del Luberon) e pensiamo a quanto sia bello passeggiare per una Lourmarin quasi deserta, solo illuminata dalle luci dei lampioni.
A malincuore facciamo ritorno a Roussillon e ci sediamo per un po’ all’aperto per sentire il canto delle cicale. Domani sarà il nostro ultimo giorno in Provenza e già un velo di tristezza attraversa i vostri volti…

11 aprile 2010
Ci alziamo come sempre di buon ora, solita gustosa colazione, poi salutiamo Monique, ringraziandola per l’ospitalità ricevuta, e andiamo verso la nostra ultima tappa: il borgo medievale di Oppède-le-Vieux.
Anche in questo caso i parcheggi sono tutti a pagamento, lasciamo la macchina e ci incamminiamo a piedi verso il villaggio, facendo una bella passeggiata in mezzo alla campagna della durata di una ventina di minuti.
Oppède-le-Vieux è un luogo dotato di grande fascino, forse per la sua atmosfera di borgo abbandonato dove si trovano fianco a fianco rovine e case restaurate. Qui l’asfalto non ha ancora ricoperto le viuzze, che sono in terra battuta o in pavè. Ciò che maggiormente ci colpisce è che ci sono pochi negozi, fatta eccezione per un bar, le cui sedie sono rivolte verso l’adorabile piazza del paese. Camminando tra i vicoli si può scorgere anche un sentiero dissestato che conduce alle rovine, poste sul fianco della collina. Se vi piace camminare andateci! Ci sono i resti di un castello ed una imponente chiesa del XVI-XVII secolo, interessata da continui interventi di restauro.
Adesso è giunta davvero l’ora di partire, rapida sosta al bar per un caffè, poi verso le 12 ci mettiamo in auto... destinazione Vercelli!
Il viaggio scorre abbastanza tranquillamente, anche se il tempo in Liguria è decisamente brutto con vento e pioggia, e ciò rende un po’ triste e malinconico il nostro rientro.

Sicuramente di questo viaggio non scorderemo mai i colori ed i profumi del mercato di Atp e della natura che si risveglia dopo il lungo inverno, il canto delle cicale, le tipiche abitazioni provenzali, il cibo ed il vino e… ancora molto altro!
Ormai siamo tornati da circa un mesetto, ma ci è rimasta nel cuore una gran voglia di recarci nuovamente in questi luoghi, specie per assaporare la magica atmosfera che si respira nei villaggi del Luberon.
Non mi resta che concludere scrivendo: “Grazie Provenza per tutte le emozioni che ci hai dato! A presto!”

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