Il Messico… tra i Maya

in viaggio con Fabiana Fantino in Messico

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Il Messico… tra i Maya

 

Ciao, io e il mio ragazzo abbiamo fatto questo meraviglioso viaggio il gennaio scorso e dopo aver visitato il vostro sito ho deciso di pubblicare il mio diario di viaggio, perché il nostro è stato un “tour fai da te” con un itinerario diverso dai soliti e forse può dare uno spunto a qualcuno che, come noi, vuole vivere il Messico in mezzo alla gente e alla loro straordinaria allegria… Ve lo consiglio davvero!

Itinerario

Venerdì 2 gennaio 2004
Si parte! Temperatura notevole e come sempre tempo da schifo.
Il nostro anticipo all’arrivo in aeroporto è spaventoso e pensare alle 4 ore che ci separano dalla partenza è angosciante, ma la prospettiva ci dà la carica; cerchiamo di dormire ma non è così facile.
Finalmente si fa il check-in, anzi io faccio il check-in perché il debbo è devastato, e… a chi aprono la valigia? A noi naturalmente, cominciamo bene!
Tutti imbacuccati in strati di magliette pronte ad essere tolte, siamo finalmente sull’aereo ma 14 ore ci distanziano ancora dal caldo del Messico.
Il volo è stato tranquillo e bello: televisione con vasta scelta sui film da vedere, mangiare, bere in abbondanza, ma lo scalo mancato a Roatan, invece, ha segnato profondamente la nostra esperienza di volo e ci ha costretti a qualche minuto in “ritiro” in preghiera… Ma tutto ok, siamo in Messico!
L’accoglienza è speciale, soprattutto grazie al “nostro” messicano che si è spacciato per l’accompagnatore Press Tour, ma poverino, si è portato le valige fino all’autobus e non si è beccato nemmeno la mancia…d’altronde noi eravamo in una situazione di esaltazione totale e non avevamo spiccioli!
Arriviamo al nostro carinissimo albergo in mezzo ad un giardino di palme e banani…che sogno… questa è natura!!
Giro serale sulla 5^ avenida di Playa del Carmen per acquistare carta telefonica (che durerà 2 giorni) e acqua, cena in albergo e pronti per affrontare un nuovo giorno e una avventura fantastica! Un consiglio: telefonare con la tessera costa molto, usate i telefoni a pagamento, ci sono gli uffici un po’ ovunque, non solo nella 5^ avenida; le tariffe sono esposte in vetrina e si risparmia, ve lo assicuro!
Come ci avevano annunciato, e nonostante i nostri "impossibile, noi dormiamo!", alle 4,30 sveglia biologica da fuso orario e vista dell’alba sul Mar dei Carabi… meno male che avevano ragione, non si deve perdere un’alba su questo mare!
La prima giornata iniziata così bene, continua in tranquillità sulla spiaggia di Playa che dimenticheremo in fretta perché per i prossimi giorni ci aspettano emozioni più grandi!

Domenica 4 gennaio, circa 30°
Il primo viaggio è deciso: Tulum e Gran Cenote; autobus e via!
L'autobus è il mezzo migliore per i medi e lunghi spostamenti, esiste la 1^, 2^ e 3^ classe: per capirci nella 1^ c’è la televisione e proiettano prima di ogni partenza il video per la sicurezza del viaggio (proprio come nell’aereo), e la 3^… beh, se siete fortunati trovate i sedili e i finestrini. La stazione degli autobus è in fondo alla 5^ avenida.
Le rovine di Tulum sono proprio come ce le aspettavamo: bellissime e affacciate su un mare color turchese (qui abbiamo il primo incontro con le iguane!), il Cenote, invece, è stato tutta una scoperta: un laghetto color smeraldo in mezzo alla fitta foresta con un fascino particolare, tranquillo e misterioso.

Lunedì 5 gennaio
La nostra prossima escursione (l’unica organizzata, con la nostra guida Paolo con grandi problemi di emorroidi!) è quella alla riserva della Biosfera di Rio Lagartos: attrazione principale i fenicotteri rosa.
È una emozione grandissima vederli spiccare tutti assieme in volo colorando il cielo di rosa, ma altrettanto è stato vedere - e toccare - l’Emulo, il fossile vivente (l’unica specie al mondo che negli anni non si è mai evoluta), e naturalmente il viaggio in mezzo alle mangrovie: mi sembrava di essere in un documentario…
Abbiamo pranzato in un ristorantino fronte laguna che al posto del pavimento aveva la sabbia bianca cosparsa di milioni di conchiglie… è un particolare che si può dimenticare, secondo voi?

Martedì 6 gennaio
Il nostro programma prevede di andare a Cancun e soprattutto a Isla Mujeres. Non è stata molto azzeccata come scelta: a Cancun piove, anzi diluvia quindi, un'ora in un centro commerciale a scongiurare che sia una nuvola passeggera. Nella tregua, giro turistico di Cancun con l’autobus di linea (abbiamo pagato una corsa e con 2 dollari e 50 in due e abbiamo girato tutta la città… altro che trenini e autobus turistici!). Attesa di circa ½ ora alla stazione dell’autobus per altro diluvio e allagamento in corso (c’erano 20 centimetri di acqua sulle strade, tipo acqua alta a Venezia) e ritorno nel centro commerciale per mangiare e finire la nostra giornata a Cancun.
Risultato: Cancun fa schifo e non ci torneremo più. Infatti è destino.
Siamo a metà settimana e questa mattina ho la fortuna di sbattere il naso contro un foglietto abbandonato su un tavolo assieme a vari depliant di mega parchi acquatici e “Gardalad della zona”. Questo però mi ispirava: c’ereno le scimmie libere! Quindi il debbo si attrezza, cartina alla mano e via di autobus collettivo: destinazione Aktun Chen!
Abbiamo indicato in nome del parco all’autista, naturalmente un Maya, che ci ha fatto un cenno di capo e poi via di acceleratore… è una gara di formula 1 ogni volta!
Ci “sbarca” lungo la strada principale e vediamo l’inizio di una stradina sterrata che si inoltra nella foresta… che la mia ispirazione sia stata una cazzata? Beh, ormai l’autista è ripartito a tutto gas. Alziamo gli occhi e per fortuna notiamo il cartello “Aktun-Chen 4 km”. Beh, ci incamminiamo… il sole picchia da morire e la foresta echeggia di strani versi. Nella nostra ora di camminata non incontriamo anima viva , solo qualche iguana che ci osserva impietrita.
Siamo arrivati ed io non credo ai miei occhi: ci vengono incontro due scimmie e ci danno la mano come ad invitarci ad entrare! Non ci credo, mi sembra di essere nel film di Tarzan.
Anche se per me non è stato così, l’attrazione principale del parco è il Cenote che si trova a quanto pare sotto una grotta. Quindi prendiamo la guida che si meraviglia del fatto che siamo arrivati a piedi attraversando la foresta e, elmetto in testa, partiamo alla scoperta di questa grotta.
Si passa attraverso vicoli strettissimi e bassissimi (quasi strisciando di pancia) e si arriva in grandi grotte di stalattiti e stalagmiti abitate da centinaia di pipistrelli che pendono dal soffitto.
Una cosa che mi sono chiesta (non solo in questa occasione, ma per tutto il viaggio) è se i messicani siano sponsorizzati dalla Kodak, perché ad ogni angolo ci chiedevano se volevamo fare la foto e ci spiegavano dove davamo farla perché venisse bene; perfino nelle grotte dove se da noi ti beccano a fotografare ti fanno il c…!
Dall’ultima strettoia però si apre una grotta speciale: è un cenote di acqua trasparente che lascia vedere le stalagmiti nel fondale e riflettere le stalattiti del soffitto, è tutto un casino spiegare ma è così… Un merito va senz’altro alla guida che ha creato l’atmosfera con le luci,ma lo spettacolo è fantastico, sembra quasi impossibile sia tutta opera della natura.
Terminato il “giro sotterraneo”, si riaffiora alla riserva che ospita tantissimi animali liberi come le scimmie che venivano in braccio: i tapiri e i pappagalli che ci salivano sulle spalle.
Per me è bellissimo e sono eccitata come una bambina, tanto che a un inglese che mi ha chiesto non so che cosa ho risposto: "it’s my world!", mi ha sicuramente preso per una deficiente. Questa penso sia stata l’escursione più emozionante!
Per il ritorno alla realtà ci restano ancora da percorrere i 4 km di prima in mezzo alla foresta, ma il Maya alla reception (una panchina) ci costringe ad aspettare l’autobus che dovrebbe passare e così approfitta di noi per una lezione di italiano; prende la sua agenda e ci chiede di tradurre dallo spagnolo alcune frasi che gli servono con i turisti.
Sono incredibili qui, mi sembra di conoscere tutti, di essere qui da una vita: tutti ci salutano e tutti sorridono, sempre… altro che da noi!
Arriva finalmente il pullmino che il Maya ci aveva promesso e ripercorriamo la strada nella foresta.
Sulla strada principale scendiamo e chiediamo ad un taxi di portarci su una bella spiaggia. Naturalmente l’autista parla tutta strada e ci chiede di tutto, fa anche un sacco di battute che capisce solo lui naturalmente, ma noi ridiamo lo stesso… è per questo che la gente è la protagonista principale del nostro viaggio

Giovedì 8 gennaio
Oggi si va a Cozumel (l’isola di fronte a Playa del Carmen). Scegliamo la nostra motonave, la più bella naturalmente tanto costano uguale, il mare è mosso e sembra di essere sulle montagne russe; per fortuna non soffriamo di mal di mare!
Al porto contrattiamo con i tanti “marinai” per uscire con la barca per lo snorkelin (è per questo che siamo venuti) e finalmente ammiriamo i fondali di questo mare fantastico.
Ai nostri occhi ci appare un acquario dai mille colori… una cosa che con le parole non si può spiegare.
L’uscita in mare e le nuotate ci hanno stremato e andiamo al McDonald's per rifocillarci, ma abbiamo finito i soldi… abbiamo fatto male i conti e ci rimangono, per fortuna, solo i soldi per il ritorno. Il tramonto però è gratis e prima di sbarcare, l’isola ci regala un tramonto da cartolina…

La nostra prima settimana è terminata e assieme a lei terminano anche le poche certezze che in questo viaggio avevamo; da domani in poi siamo in balia di noi stessi e della mitica Lonely Planet!
Di questa settimana non ho parlato dei profumi, della 5^ avenida che ogni sera si anima e vive di una atmosfera speciale, delle cene alla Mgnanita della pizza ai camerones che abbiamo scoperto la prima sera e ci ha accompagnato tutte le altre della settimana…
Ora tutto questo ce lo dobbiamo scordare per inoltrarsi nella vera vita messicana, lontana dai turisti
Si parte per Bakalar, dove vogliamo vedere la famosa laguna che, qui ce l’hanno confermato tutti, è bellissima.
Dopo cinque ore di tragitto con l’autobus, arriviamo alla meta e chiediamo all’autista di lasciarci all’albergo che la nostra Lonely Planet ci consigliava; ci viene data per 39 dollari una camera con vista sulla laguna e con tutto l’arredamento fatto di conchiglie, soffitto e pareti comprese.
Andiamo subito al Balneario de Bakalar e scopriamo un paesaggio maldiviano:
acqua azzurra, rosa, viola (ecco perché la chiamano la laguna dai 7 colori!) e palafitte con il tetto di paglia in mezzo all’acqua. Così proprio non ce l’aspettavamo, è un posto incantevole e ve lo consiglio proprio!

Alla mattina la sveglia suona alle 4,30 per prendere l’autobus per la prossima meta, ma non abbiamo calcolato che a quell’ora la gente normale dorme, compresi i taxisti, così siamo costretti, dopo un’attesa di mezz’ora sulla strada deserta, a chiamare per telefono un taxi.
Naturalmente l’autobus non arriva e scopriamo che in Messico l’orario degli autobus non esiste; di solito passa "tra las siete e las ocho della mañana" ma può essere le 5:30 o anche le 7,30, non si sa, ma per loro non sembra essere affatto un problema: aspettano… per questo secondo me è nata la siesta!
Così aspettiamo (assieme ad altri quattro italiani nelle stesse nostre condizioni) e finalmente si sente arrivare un autobus. "Non è mica questo vero?" chiedo a Devis che si avvicina alle valige, "invece sì" mi risponde. Il nostro autobus è di 3^ classe, completamente sventrato: finestrini rotti, sedili staccati, guardo il crocifisso rigorosamente appeso al posto dell’orologio e penso "speriamo bene..."
Dopo un viaggio devastante dovuto dalle vibrazioni per la mancanza degli ammortizzatori, non potevamo di certo pensare di arrivare in una metropoli: infatti arriviamo in un piccolo paesino di capanne con il tetto di paglia.
Consultiamo la giuda e decidiamo (a dire il vero non c’era tanta scelta!), di soggiornate nelle Cabanas del Doctor. Non è difficile trovarle, la strada è unica e naturalmente sterrata, per questo forse gli autobus non hanno più gli ammortizzatori.
Contrattiamo con il tipo delle Cabanas una capanna con il bagno per la modica cifra di 30 dollari a notte e scopriamo che qui il bagno il bagno è proprio “in camera”, tanto da non dover quasi alzarsi dal letto per raggiungere “la tazza”! Non esistono porte o finestre, solo zanzariere, l’acqua calda naturalmente è da scordarsi e la corrente elettrica viene erogata solo dalle 18 alle 22 con un rumorossissimo generatore.
Ok, ora possiamo andare al mare: attraversiamo la “strada” e siamo in spiaggia.
Qui il paesaggio è davvero da cartolina, non c’è altro modo per descriverlo: le palme sembrano piantate sulla spiaggia per essere fotografate e la barriera corallina sembra essere stata messa lì per riparare il mare dalle onde e regalare a noi un mare piatto e cristallino.
Dire che qui il tempo si è fermato non basta; il tempo qui ha piantato le sue radici e spero per questo paradiso che nulla possa farlo ripartire…

Descrivere i tre giorni trascorsi in questo piccolo villaggio non è facile, forse perché in realtà non abbiamo fatto niente: niente escursioni (a parte un giro in cuod), niente avventure, ma solo mare, conchiglie, pellicani sulla spaiggia, barriera corallina e pesci tropicali, palme, pasta al caracol o all’aragosta e pace! Proprio questo ricorderemo di questi tre giorni, un mix di queste cose assieme ai suoni della natura soprattutto alla notte quando alle 22 si spegneva il generatore e lasciava voce alla foresta.

Il giorno della partenza si riconferma lo spirito messicano che abbiamo imparato ad accettare ma non a sopportare: si aspetta…
L’autobus arriva verso le 15,30, scassato come al solito ma presente al costo di 4 dollari. Questa volta è scassato il portellone sotto e quindi dobbiamo portare su le nostre mega valigie; lanciamo un saluto dal finestrino sventrato a questo paradiso con la promessa di ritornarci, sperando di ritrovarlo ancora così…
Al contatto con la civiltà e con la strada asfaltata dobbiamo cambiare autobus, a Limones (anche perché questo a Playa del Carmen non sarebbe mai arrivato!) e anche qui l’autobus è in ritardo. Per noi è una tortura e chiediamo all’omino dell’ADO almeno tre volte "quando arriva l’autobus?" ma per i messicani seduti accanto a noi non sembra un problema e non sembrano per nulla scocciati; non ci sono serviti i tre giorni fuori dalla civiltà per entrare nel loro spirito, sono incredibili e li invidio proprio!
Dopo quasi due ore arriva l’autobus affollatissimo e noi siamo stremati.
A Playa alloggiamo all’Hotel che avevamo contrattato prima della partenza da lì ma si presenta la prima delusione del viaggio: è bellissimo ma sporchissimo! Risultato: anche stanotte si dorme sull’asciugamano umido da spiaggia, ma non per il freddo, come per i precedenti tre giorni, ma perché le lenzuola facevano schifo. Domani si cambia.
Chiamiamo Salvatore, il tipo della Press Tour che da perfetto “terrone” ci trova una bellissima cabana a 25 dollari… un mito!
Abbiamo ancora tre giorni, giusto per vedere Chichen Itzà. Non si può andare in Messico e non vedere Chichen Itzà… si dice così ma sono convinta che non è questa la cosa più bella del Messico.
Siamo arrivati al termine del nostro viaggio e oggi, a sette mesi dal ritorno, cosa mi è rimasto più nel cuore? Per prima cosa la gente e i bambini con i loro sorrisi, la gioia che i Maya ti sanno trasmettere nonostante la povertà e nonostante non abbiano niente: una capanna nella foresta, un'amaca per dormire, una bicicletta per lavorare e tanto tanto orgoglio; la pace, la tranquillità e la pazienza, la mancanza totale dello stress e della frenesia che hanno rovinato il nostro mondo; gli autobus collettivi e i taxi guidati da spericolati Maya così brutti ma così simpatici da farci sentire meglio che a casa nostra; la foresta con i suoi suoni che era sempre attorno a noi; nei tanti nostri spostamenti lei era lì e ogni tanto ci lasciava intravedere i villaggi Maya avvolti in uno strano mistero così intimo… E naturalmente i paesaggi, la natura, gli animali, le scimmie, il mare, i profumi… ma tutte queste cose non sarebbero rimaste così impresse nel mio cuore se non fosse per quell’atmosfera speciale che si respira e che non vi posso spiegare, credo perché qui da noi non potrà mai esistere…

 

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