Ponente Ligure: processioni, camalli, crocifissi

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Ponente Ligure: processioni, camalli, crocifissi

Le Confraternite: l’anima popolare della Liguria di ponenteQualche tempo fa stavo leggendo su un quotidiano nazionale a grande tiratura l’ennesima stupenda recensione di un illustre critico enogastronomico e divoravo (è proprio il caso di dirlo) le sue parole con avidità: egli riesce, solamente con il suo periodare classico, semplice e anche un po’ severo, a rendere familiari tutti gli aspetti culinari delle nostre regioni. Per dirla semplicemente, solo a leggere le sue recensioni viene fame.
Dicevo, stavo leggendo questa recensione quando, ad un certo momento, mi sono sentito punto sul vivo e sono stato colpito da una forma di “damnatio memoriae”, per cui adesso non riesco a ricordare nemmeno di quale ristorante stesse parlando; ricordo benissimo che si trattava di un ristorante ligure, perché ad un certo punto le sue parole suonarono più o meno così: “bellissimo il ristorante ed il luogo, a condizione che, nel raggiungere entrambi, voi non incappiate in una di quelle processioni religiose con crocifissi e statue di santi, a causa delle quali potrete perdere molto tempo, seduti in macchina”.
Ve lo confesso chiaramente e ve lo ripeto: mi sono sentito punto sul vivo. Perché io sono fiero di far parte di una di queste associazioni a carattere religioso chiamate Confraternite. Sono uno degli ultimi “camalli” entrato a far parte della Confraternita di Spotorno, che, insieme con le altre Confraternite del Savonese e liguri, sono famose per realizzare, soprattutto nel periodo estivo, suggestive processioni per le vie dei paesi, spesso in onore dei Santi patroni, alle quali si partecipa portando sulle spalle le meravigliose sculture lignee – le “casse” – che li raffigurano.
Faccio un piccolo inciso, ad uso dei non liguri e quindi della maggioranza. Il termine “camallo” definisce una figura, ormai scomparsa a seguito dell’avvento della meccanizzazione e dei containers, tipica delle aree portuali: era l’uomo di fatica che, con l’ausilio di una cinghia di cuoio e appena il conforto di un sacco ripiegato a protezione delle spalle, trasportava lungo le banchine, cioè “camallava” solo con le proprie forze, colli più o meno pesanti da caricare o scaricare dalle navi mercantili. La definizione si allargò con il tempo fino a intendere il “portatore” in senso lato.
Ma l’aspetto più interessante, pittoresco, sentito e, se vogliamo, la vista più bella sono in realtà gli splendidi crocifissi di legno portati dai confratelli più abili, i quali utilizzano grosse bretelle in cuoio che sul punto vita presentano un “bicchiere” robustissimo nel quale viene inserita la base della croce (i “crocchi”). In tal modo il crocifisso rimane più alto rispetto all’altezza media dei partecipanti alla processione e, specialmente nelle giornate limpide o al primo imbrunire, l’immagine che se ne ricava è molto suggestiva.
Questi crocifissi sono lignei e intarsiati di argento; alcuni da più di due secoli guardano i fedeli dalle navate degli oratori; altri sono dell’inizio del Novecento, altri ancora sono più recenti (la Confraternita di Loano ne sfoggia uno nuovissimo con la croce addirittura in fibra di carbonio, più leggera del legno). Alcuni sono di dimensioni normali, altri sono molto grandi e possono arrivare anche ad una estensione di nove metri quadrati per più di 150 kg. di peso. Alcuni hanno l’immagine di Gesù quasi a grandezza naturale, altri hanno delle splendide immagini di Cristo nere; quasi tutti presentano ornamenti argentei ai lati della croce (i cosiddetti “canti”, il cui nome una suggestiva tradizione popolare vuole far derivare dal “canto” che il portatore oppure il vento stesso fa loro emettere ondeggiando durante il cammino) grandi quasi come la croce stessa.
E non si creda che portare, o meglio, “camallare” queste meraviglie dell’arte sia cosa semplice. Un profano – e io lo ero, fino a due anni or sono – può pensare che sia facilissimo: basta un po’ di forza e due buone spalle… Poi, quando si prova, si capisce che la forza non è il solo ingrediente: l’equilibrio e la stabilità sono fondamentali; la capacità di mantenere la calma quando durante le processioni alcuni fedeli troppo entusiasti si avvicinano per baciare i piedi alla statua di Gesù è basilare. Ma in gioco entrano anche fattori, per così dire, tecnici: il tipo di cuoio di cui sono fatti i “crocchi”, la filosofia cui ciascun camallo si riferisce nel portare: con il bicchiere alto in vita, oppure basso (quest’ultima è propria dei camalli con un po’… di pancetta!), l’abilità di far “ballare il crocifisso”, ossia la bravura che ogni camallo dimostra quando, durante il suo turno, ondeggia e saltella lungo la processione, magari al ritmo dell’immancabile banda di paese che segue la processione e, senza volere (forse) aiuta a mantenere l’equilibrio; e manda su tutte le furie certi parroci, che molte volte rifiutano gli aspetti “pagani” di queste manifestazioni. Per non parlare poi del rispetto con cui i nuovi camalli (come il sottoscritto) guardano – e cercano di imparare – il modo quasi naturale con il quale persone già avanti con gli anni si pongono sotto crocifissi da cento chili e li camallano con una naturalezza che lascia sconcertati. “E’ un’arte, camallava mio nonno, mio padre, e oggi camalla mio figlio e camallerà mio nipote” dicono orgogliosi.
E il pensiero corre alla notte dei tempi, quando contadini già stanchi del lavoro nei campi si riunivano alla sera, per periodici “allenamenti”, nel cortile dell’oratorio e si caricavano ancora sulle spalle un quintale di crocifisso. Anche oggi qualche superstite si comporta allo stesso modo, ma il lavoro è cambiato e le abitudini anche. E mi domando: fra cinquanta anni sarà ancora così?
Qualcuno potrebbe obiettare che, oltre alla facile retorica, io stia sottolineando aspetti pagani che con lo spirito della religione non hanno niente a che vedere. Già. La mia modesta esperienza nel settore mi ha fatto capire, però, che queste processioni rappresentano una felice osmosi tra quanto di profondamente religioso può ancora essere presente nei paesi e quanto invece di moderno e, se vogliamo, laico, giovane, fresco, serve alla Chiesa stessa per non perdere totalmente il contatto con le nuove generazioni. Non a caso, è bello vedere come alcune Confraternite abbiano addirittura più di una squadra di portatori, quella ufficiale, che spesso si cimenta con i crocifissi più grandi, belli, pesanti, e quella dei giovani, spesso ragazzi appena maggiorenni e a volte nemmeno, che si impegnano a camallare crocifissi più piccoli, forse meno appariscenti, ma non per questo meno belli; spesso ho ascoltato i loro discorsi, e vi assicuro che sentire ragazzi che, alla loro età, commentano le dimensioni o la bellezza di alcuni crocifissi, domandandosi se sarebbero in grado di camallarli, ed entusiasmandosi al pensiero di essere chiamati “sotto” al crocifisso pesante, di essere in qualche modo promossi, mi rende felice. Non tutte le nuove generazioni sono prive di ideali: siamo noi che spesso non sappiamo inculcarli loro.
Forse vi ho annoiato, parlando fin qui delle confraternite e delle loro caratteristiche; in fondo questo piccolo scritto trova ospitalità in un sito che parla di viaggi, e che viaggi! Io certamente non vi invito a partire per gli estremi del mondo conosciuto, ma vi esorto sinceramente, se per le prossime vacanza estive pensate di fare un salto in Liguria, a non pensare alla nostra regione solo ed esclusivamente come ad un posto dove si va al mare. Le aziende di promozione turistica già da anni ricordano a tutti noi che Liguria significa anche splendido entroterra, meravigliosa campagna, borghi medioevali ricchi di tradizione e storia, cucina genuina. Io cerco di promuovere anche uno degli aspetti religiosi della mia regione, che non a caso la tradizione storica vuole essere rimasta l’unica in Italia ad offrire questo genere di processioni (per la verità alcuni amici mi dicono che nella Puglia esiste ancora qualcosa di analogo e in Corsica si svolge ancora qualche processione, ma con crocifissi decisamente più piccoli dei nostri). E quando parlo di Liguria, non intendo solo la Liguria di Ponente, che sono orgoglioso di abitare e, perché no, anche di conoscere abbastanza, ma anche di Liguria di Levante: a Levanto, Chiavari, Recco si svolgono ogni anno processioni con crocifissi grandi e belli quanto se non più di quelli che si trovano nelle chiese ad ovest di Savona.
Tutto questo… se già pensate di venire in Liguria. Se invece non ci pensate proprio, cambiate idea e provate, anche solo per pochi giorni. Quando arriverete, informatevi sulla Confraternita del paese e chiedete quando celebra la sua festa. E visitate anche altri paesi e altre Confraternite; negli oratori sono esposti crocifissi, quadri, ex voto che vale la pena di vedere.
E quando vi troverete a scorgere, magari in lontananza, la processione dei crocifissi che ondeggiando precedono una statua ed insieme ad essa rifulgono nei raggi di sole di un tramonto estivo e sembrano ballare per invocare la protezione divina, anche se non siete tanto religiosi non potrete fare a meno di interrogarvi sul mistero della vita umana.
Se infine, per venire nella nostra Liguria, avrete fatto una coda in macchina a causa “di quelle processioni religiose con crocifissi e statue di santi”, come è capitato allo sfortunato critico enogastronomico, penso che sarete propensi al perdono.

Ma l'occasione che mi ha indotto a scrivere questo articolo è il ricordo freschissimo di una delle celebrazioni più importanti in quell'ambito, alla quale ho partecipato in prima persona pochi giorni fa.
A mo' di premessa, occorre tornare indietro di parecchi anni, per la precisione al 18 Marzo del 1536, giorno in cui, vicino ad un’ansa del fiume Letimbro, nella allora ridente campagna savonese, la Madonna apparve ad Antonio Botta, contadino religioso e timorato di Dio. Egli volle allora edificare una cappella che ricordasse il divino incontro, cappella poi diventata la cripta del Santuario della Madonna di Misericordia, alla quale sono devoti tutti i Savonesi.
Il santuario si trova appunto in località Santuario, a circa 7 km. da Savona, e tutti gli anni è meta di una processione che si svolge il 18 Marzo, giorno di festa per tutta la città.
La processione parte sempre nelle primissime ore del mattino dal Duomo di Savona e, snodandosi prima per le strade silenziose ed ancora assopite della città, poi per la strada che costeggia ridenti boschi ed il fiume Letimbro, giunge verso le 9.30 al Santuario. Qui gli abitanti del borgo, in festa, attendono con gioia l’arrivo dei savonesi guidati dal loro Vescovo, che celebra in seguito la Messa Solenne cantata.
Quest’anno il sottoscritto ha avuto l’onore di partecipare a questa processione in qualità di “cristante”: facevo infatti parte della squadra di circa trenta persone, tra cristanti e travasatori, che aveva il compito di portare al Santuario il Crocifisso della Confraternita dell’oratorio di Nostra Signora del Castello, prescelto quest’anno tra le tante Croci che ornano gli oratori delle Confraternite Savonesi.
Era la prima volta in assoluto che partecipavo alla processione; già al momento della partenza (ore 6.50) sono rimasto colpito dalla presenza, oltre che di noi cristanti e del Vescovo, anche di un nutrito gruppo di cittadini che, come noi, si accingevano a percorrere a piedi i 7 km di strada. Mentre la processione si snodava per la città, la gente andava infoltendo questo gruppo iniziale, tanto che, giunti dopo circa due ore al Santuario, siamo dovuti rimanere 20 minuti fermi ai lati della strada (e con il crocifisso sollevato…) per permettere alla folla di affluire sul sagrato della chiesa.
Durante la processione ci siamo alternati a “camallare” il Crocifisso, con pose di circa 200 passi ciascuno, mentre i travasatori si alternavano tra loro per “cambiare”i cristanti; ed in verità i 7 km di strada sono passati molto velocemente, tra l’impegno richiesto quando… era il nostro turno e i momenti di riposo in cui si poteva osservare lo splendido panorama e assaporare il delizioso clima sospeso a metà tra il religioso ed il simbolico.
Il Crocifisso, del peso di circa 80 kg., ha stancato un po’ tutti noi: chi in maniera decisa (è il mio caso: nonostante la mia costituzione robusta non sono poi così… forzuto !) chi in maniera minore (è prodigioso vedere persone non più giovanissime, dopo due ore di processione, riuscire a tenere il crocifisso nel “crocco” anche per periodi superiori ai 5 minuti, fermi, mentre si aspetta che la folla si sposti per permettere l’accesso all’altare!). Ma devo ammettere che l’ambiente creatosi intorno alla processione era senza dubbio molto particolare, denso di spiritualità e di vero rispetto verso le tradizioni storiche.
Terminata la Funzione solenne, il Crocifisso è tornato nel suo Oratorio a bordo di un camion, debitamente smontato e protetto, mentre noi cristanti abbiamo usufruito di un pulmino che ci ha riportato a Savona. E ci ha colpito molto vedere che tante persone, salite a piedi al Santuario prima, durante e anche dopo la processione, a festa finita hanno ripreso la strada del ritorno sempre a piedi, come se non provassero alcun tipo di stanchezza. Confesso che io, comodamente seduto, ho quasi invidiato lo spirito di quelle persone ma mi sono comunque autoassolto: portare 80 kg. di Crocifisso per 7 km. non è certamente uno scherzo.
Mi permetto di dare appuntamento a quanti di voi possano essere interessati, per l’anno prossimo, a questa giornata un po’ diversa dal solito, certamente molto lontana da viaggi esotici alla ricerca di località mai viste, ma vicina, molto vicina a quel viaggio meno esotico alla ricerca di quello che dentro di noi non abbiamo mai visto o, se lo abbiamo visto, certamente siamo stati pericolosamente vicini al dimenticarlo.
Chi, fino ad ora, non si è annoiato, può trovare maggiori informazioni sul sito del Santuario, indicato nei Links. Chi, invece, si è annoiato o crede che io sia in realtà un prete interessato a nuove… vocazioni, beh, peggio per lui!

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