Cremona segreta: il Parco del Vecchio Passeggio

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Cremona segreta: il Parco del Vecchio Passeggio

Per la serie “Ci sono stato e ci sono tuttora” voglio parlare della visita avvenuta sabato 9/10/2004 e organizzata dal console TCI di Cremona avente ad oggetto il Parco del Vecchio Passeggio. Si tratta di un progetto che avuto inizio lo scorso anno e che ha prodotto un bellissimo libro fotografico dei giardini privati e pubblici della città e del circondario; spesso sono proprio i giardini privati custoditi all’interno di palazzi storici a rivelare aspetti sconosciuti anche agli stessi cremonesi.Scopriamo con Etta un angolo inconsueto di CremonaFra i parchi pubblici cittadini il Parco del Vecchio Passeggio è uno dei meno noti nonostante i suoi 7 secoli di vita.
Il giardino è situato a nord della città nelle vicinanze della stazione ferroviaria e vi si accede dal viale Trento e Trieste e dalla via Gioconda.
Il pomeriggio è soleggiato e piacevolmente mite; l’incontro è fissato per le ore 14,30.
Il primo intervento è dedicato alla narrazione della storia. La prima notizia scritta risale al 1301 quando si parla di una permuta di un terreno tra il Comune di Cremona e i Francescani che avevano trasferito il loro convento alla fine del XIII secolo all’interno delle mura cittadine e che a causa del favore incontrato presso i cremonesi e le cospicue elargizioni ricevute erano in quel momento occupati a dare un aspetto monumentale al Convento e alla chiesa dedicata a S. Francesco. Il terreno di cui si tratta era destinato ad essere il “viridarium”, area verde a ridosso delle mura settentrionali, che avrebbe costituito il parco del convento.
Nella sua famosa pianta di Cremona del 1582 Antonio Campi rappresenta graficamente per la prima volta il territorio delimitato, come risulta tuttora, dalle vie S. Antonio del Fuoco, Trento e Trieste, Gioconda e dalla chiesa di S. Francesco.
Da una serie di contratti stilati tra la fine del XVI e il XVIII secolo si rileva che il terreno era prevalentemente sfruttato come orto dato in affitto ad una persona, l’ortolano, che tuttavia si incaricava di varie altre incombenze a favore dei monaci.
Estremamente interessanti sono anche gli inventari che riportano le specie presenti, essenzialmente alberi da frutta, vigneti, e in epoche successive, gelsi per la produzione della seta, ma anche fiori come rose e aromi come l’alloro e anche una siepe da vimini oltre che alberi destinati alla produzione del legname.
Se l’appezzamento di terreno non aveva avuto che scarsissime variazioni dai tempi della rappresentazione del Campi, un notevole cambiamento era avvenuto per volontà dell’imperatore Giuseppe II che nel 1775 aveva soppresso il convento e per i monaci che furono costretti ad abbandonarlo dopo oltre 500 anni.
Alla fine del 700 vi si insedia l’ospedale e il parco, non più orto, è utilizzato come luogo di riposo e di cura per i ricoverati. Anche il tessuto urbano si trasforma e l’ampio passeggio pedonale che occupava gli spalti delle antiche mura e dei bastioni delle porte cittadine (di porta Milano e Porta Venezia) per oltre un km di lunghezza, abbellito dal chiosco per la musica e da rotonde per la sosta e che sorgeva proprio a ridosso del parco, viene soppresso e l’arteria di Viale Trento e Trieste aperta al traffico, anche perché si era provveduto a costruire il giardino pubblico di piazza Roma in pieno centro cittadino, cosicché la borghesia locale abbandonava il vecchio Passeggio perché ritenuto troppo periferico.
Alla metà del 1900 avviene la chiusura del vecchio ospedale soppiantato da una nuova e moderna costruzione posta alla periferia della città e si corre il rischio di lottizzazione per il convento e il parco al fine di creare aree residenziali. Fortunatamente il progetto non viene attuato e poco alla volta, anche per la lungimiranza di alcuni cittadini i vari fabbricati vengono recuperati e il parco viene aperto al pubblico nel 1973. Nel 1999, infine, vi trova nuova sistemazione il Museo Civico di Storia Naturale per il quale il parco oltre che luogo di passaggio e sosta per il pubblico, diviene area propedeutica per i progetti didattici del Museo.
Tra questi progetti: la creazione dello stagno, con canne palustri e ninfee, o lago delle libellule e la sistemazione nel chiostro rinascimentale del Giardino dei Semplici, secondo uno studio storico e filologico condotto da alcune scuole cittadine.
Non meno interessante, anche perché curata dalla stessa direttrice del Museo, animata da grande passione e competenza, è la descrizione delle varie piante che vi si trovano. Il primo grande esemplare su cui ci soffermiamo è un cedro che nell’immaginario collettivo viene accomunato agli agrumi e che in realtà ha foglie aghiformi. Fra le varie specie: il gingko, vero e proprio fossile vivente, il tasso, la magnolia, betulle e carpini, faggi, querce, tigli, aceri, ecc. Estremamente interessante è poi la descrizione che ci viene fatta sulle piante tipiche della pianura padana in epoca remota caratterizzata da strisce di colori diversi avvicinandosi al corso del Po. Si parla poi dei danni della monocoltura e delle piante infestanti coma la robinia. Un capitolo a parte è riservato alla fauna del parco, in particolare agli uccelli.
Sul muro di cinta ammiriamo una Madonnina, affrescata da un ammalato, in seguito ridipinta dal pittore cremonese Bernardi, famoso per le tele delle nebbie sul Po, recentemente deceduto a 91 anni.
Purtroppo l’orario di apertura del Museo di Storia Naturale che chiude nel primissimo pomeriggio non consente l’ingresso, ma è raccomandabile, potendo, effettuarne la visita.
Alla fine del pomeriggio, percorrendo le vie adiacenti che conducono al centro città basta alzare la testa e davanti agli occhi appare con tutta la sua mole il torrazzo.
Alla fine della visita, il Console ci ha proposto una merenda presso l’”Hosteria Il 700” che si trova in piazza Gallina n. 1 tel. 037236175 (chiuso il martedì). Nelle vicinanze, io suggerisco anche la Trattoria Cerri di piazza Giovanni XXIII n. 3 tel. 037222796 (chiuso martedì e mercoledì).

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