Avventura in Kashmir e Ladakh

in viaggio con SANDAP in India

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Avventura in Kashmir e Ladakh

Durante la primavera decidiamo di tornare in India; abbiamo già fatto recentemente altri due viaggi in questo stupendo ed immenso Paese, ma in gruppo e con ovviamente viaggi organizzati, negli stati centro meridionali. Il Kashmir era sempre stato nei nostri programmi, ma data l’alta instabilità politica purtroppo avevamo sempre rimandato a momenti migliori, al tempo stesso volevamo fare il viaggio da soli con un valido appoggio logistico una volta arrivati. Da diverse fonti apprendiamo che è un periodo di relativa tranquillità, tour operator abbastanza famosi hanno inserito nei loro cataloghi un viaggio in quella zona,quindi a questo punto cominciamo a muoverci.
Peregriniamo da un’Agenzia di viaggi all’altra esponendo il nostro programma: Kashmir e Ladakh da fare da soli: auto con autista per tutto l’itinerario, alberghi prenotati, voli interni, altre varie ed eventuali da concordare prima di confermare il tutto, restando in un budget di spesa accettabile. Alcuni non ci prendono neanche in considerazione, un’altra ci fa attendere oltre due settimane senza darci alcuna risposta, alla fine entriamo quasi per caso in una agenzia fuori città, esponiamo il nostro programma ed un addetto ci dice che proprio il giorno dopo si sarebbe recato a Nuova Delhi ad incontrare il titolare di un Tour operator indiano con cui sono in collaborazione da qualche tempo e che quindi al suo ritorno avrebbe portato un programma personalizzato sulle nostre esigenze. Morale della favola: dopo una decina di giorni al suo ritorno ci presenta il tutto per una spesa complessiva di 2610 Euro: voli Italia/India, volo interno Leh-Nuova Delhi, auto e autista, assistenza diretta dell’agenzia in loco, alberghi di medio-alta categoria con trattamento B&B, salvo alcune zone dove ci recheremo in campo tendato dove invece è prevista la mezza pensione. Accettiamo senza esitare anche perché ormai siamo già oltre la metà di maggio.All’estremo nord dell’India, fra grandi montagne e spiritualità
20 luglio 2005: Volo Firenze - Monaco - Nuova Delhi
Partiamo nel pomeriggio direttamente da Firenze via Monaco con Lufthansa con una coincidenza di circa quattro ore. Il volo si svolge quasi tutto di notte non ci crea nessun problema, il servizio di bordo è abbastanza buono, riusciamo pure a dormire un poco.

21 luglio: Nuova Delhi
Siamo attesi da Yasin, figlio di Rashid, il titolare dell’agenzia. Ci accompagna all’albergo Taj Palace, ovviamente molto bello e di categoria lusso. Ci lascia il tempo per riposarci un poco, poi nel pomeriggio ci affida ad un autista per il giro programmato della città. Visitiamo subito la Grande Moschea, Jami Masid, è la più grande di tutta l’India, dopo una scalinata s’accede ad un ampio cortile che può contenere fino a 25.000 persone, visitiamo anche l’interno e girelliamo sotto i porticati. Quando usciamo l’autista ci consiglia di fare un breve giro con il ciclorisciò. Ci inoltriamo negli stretti ed intricati vicoli della città vecchia, dove del resto sarebbe impossibile passare in macchina, abbiamo così la possibilità di poter avere subito uno “spaccato” di vita indiana. Si possono sentire odori anche poco gradevoli, uomini che trasportano merci su vecchie biciclette, donne e bambini affacciati alle porte delle loro povere abitazioni sfiorando botteghe di tutti i generi. Lascio a quel pover uomo una mancia di 100 Rp per ripagarlo della fatica che ha profuso per farci fare quel giro, non tanto per il peso di mia moglie quanto per il mio! Per noi è una cifra irrisoria (poco meno di 2 Euro) ma per lui potrebbe essere di sicuro aiuto.
Proseguiamo poi il nostro giro in macchina, l’autista ci sconsiglia d’entrare all’interno del Forte Rosso, ci dice che non ne vale la pena e che comunque richiederebbe almeno un paio d’ore. Proseguiamo invece per Raj Gaht, si tratta di un bellissimo giardino attraversato dal fiume Yamuna, al suo centro vi è una piattaforma quadrata di marmo nero a ricordo del punto dove fu cremato Gandhi.
Girelliamo ancora un poco, poi entriamo in un bazar turistico dove compriamo due pijiami (credo che si scriva così) tipico indumento costituito da un ampio camicione e relativo pantalone. Si sente già abbastanza il caldo, quindi l’aria condizionata all’interno del negozio risulta quanto mai gradita.
Ceniamo in albergo al ristorante indiano dove cominciamo ad apprezzare questa saporitissima cucina, che comunque conosciamo già abbastanza bene e che ci risulta fra le più gradite.

22 luglio: Nuova Delhi - trasferimento in treno ad Amristar
Nella mattinata completiamo il giro programmato, passiamo attraverso la zona del Parlamento e dei palazzi ministeriali, ci fermiamo sotto l’India Gate, un arco a memoria dei soldati indiani caduti durante la I guerra mondiale. Andiamo poi a visitare il Mausoleo di Humayun, uno dei primi esempi d’architettura Moghul dove all’interno si trovano le tombe dell’imperatore e di sua moglie. In un angolo del giardino ovviamente molto ben tenuto è conservata pure la tomba del barbiere dell’imperatore ma non mi è stato chiarito in maniera esauriente il motivo per il quale questa persona abbia ricevuto tale onore Lo stile richiama abbastanza da vicino il Taj Mahal di Agra, l’architetto fu poi ucciso perché non potesse ripetere un’altra volta una simile opera d’arte. Unico lato negativo il biglietto per gli stranieri è abbastanza caro, costa 250 Rs a testa.
Proseguiamo poi per Quatab Minar, un enorme minareto alto 73 metri la cui costruzione fu iniziata nel 1193. Intorno vi sono altri padiglioni ed ancora un bel giardino. Anche qui paghiamo 250 Rs a testa.
Rientriamo in albergo per il pranzo e ritirare i bagagli. Prima di accompagnarci alla stazione facciamo una breve chiacchierata con Yasin, segue l’agenzia turistica del padre da poco tempo, sta continuando i suoi studi universitari in una facoltà ad indirizzo economico e proprio quella mattina ha sostenuto un esame, ovviamente superato, al tempo stesso vuole imparare l’italiano.
Abbiamo ovviamente il posto prenotato in treno in prima classe, lo stato delle carrozze è abbastanza fatiscente, ma restiamo sorpresi invece dal servizio che risulta sorprendentemente buono. Nel prezzo del biglietto è compreso pure uno snack, qualche salatino e succo di frutta, che ci viene servito poco dopo la partenza e successivamente pure la cena, spezzatino di carne in salsa con riso, un dolcetto, acqua minerale ed ancora succo di frutta, dopo che c’è stato chiesto vegeterian or not? con vassoi tipo aereo.
Siamo solo preoccupati di capire quando dovremo scendere, il treno effettua molte fermate è già buio pesto e dal finestrino non riesco a vedere nessun cartello, gli annunci dell’altoparlante sono ovviamente incomprensibili, vicino a noi siede un sikh in divisa militare, deve anche avere un grado elevato, altri militari presenti o che passano dal corridoio lo salutano in modo impeccabile. Ci dice che Amristar è al capolinea e che scenderà anche lui e si offre di aiutarci se ne avremo bisogno. Arriviamo che sono ormai le 22.00. Siamo attesi da un ragazzo con tanto di cartello con il mio nome, ci conduce subito all’Hotel M.K, di categoria ovviamente inferiore ma pulito e sufficientemente ben tenuto.

23 Luglio: Amristar
La città prende nome da due parole “Amrit” (nettare) e “Sar“ (stagno) perché la tradizione vuole che questa città fosse fondata nei pressi di un lago sacro e che al suo centro fosse eretto un tempio. La città divenne ben presto il centro di raccolta e di culto della religione Sikh ed il tempio stesso fu ben presto ricoperto di una spessa lamina d’oro, tanto che ormai è universalmente conosciuto come Golden Temple.
Ci accompagna un autista che ci aspetterà fuori. Quando entriamo siamo fra i pochi turisti presenti, ci rendiamo conto di non arrecare disturbo, anzi uno dei fondamenti della religione Sikh è proprio quello di non discriminare caste o differenze fra gli esseri umani. Dobbiamo solo osservare la semplice la regola di camminare a piedi nudi ed indossare un copricapo, a chi ne è sprovvisto viene offerto un foulard. Tutt’intorno vi è un bellissimo porticato in marmo bianco di Carrara. Vi sono tantissimi fedeli ordinatamente in fila in attesa d’entrare nel Santa sanctorum dove è custodito il loro libro sacro, che viene portato in processione al mattino prima dell’alba e nella tarda serata. Un uomo anziano mi regala un piccolo opuscolo del tempio. Ci invitano a raggiungere altre sale all’interno. Sotto il porticato altri numerosi pellegrini si rilassano o conversano fra di loro. Vi passiamo più di un’ora affascinati da quest’atmosfera quasi magica.
Proseguiamo poi per il Durgiana Temple, tempio Hindu poco distante, un uomo molto devoto si offre di farci da guida, il suo inglese è abbastanza comprensibile ma le sue spiegazione su tutta l’ infinità delle varie sfaccettature della religione da un orecchio mi entrano e da quell’altro mi escono. Alla fine mi sento in dovere di lasciargli una piccola mancia, ma che lui rifiuta. Quando usciamo facciamo un breve giro nei dintorni, ma sinceramente non c’è molto da vedere. Torniamo quindi in albergo, l’autista ci dice che tornerà a prenderci alle 16.
Infatti puntuale come uno svizzero eccolo tornare, montiamo in macchina, ci dice che andiamo verso il vicino confine con il Pakistan alla cittadina di Attiri. Siamo nella regione del Punjab, la distanza non è molta circa 25-30 Km che vengono percorsi facilmente su una strada molto scorrevole. Quando arriviamo ci fa scendere in un piazzale adibito a parcheggio dicendoci che aspetterà lì. Tutto intorno vi sono numerose bancarelle che vendono articoli di ogni genere, con la musica diffusa da radio e stereo ad un volume molto elevato. Non capiamo il significato per essere arrivati fin lì, l’autista non è stato molto loquace, del resto non parla inglese sa solo qualche parola, fa abbastanza caldo e già si suda abbondantemente. Camminiamo intorno per renderci conto dove siamo finiti, arriviamo fino alla sbarra di confine, si sta concentrando una gran folla, avevo letto prima di partire che i confini data l’instabilità fra i due Paesi vengono aperti solo un paio di volte nell’arco della giornata, quindi il mio primo pensiero è stato quello che si trattasse di pendolari frontalieri che si apprestavano a tornare verso casa, anche se non ne fossi troppo convinto. Intanto la gente continua ad aumentare, vi sono famiglie intere con bambini, quindi anche questo pensiero comincia a perdere validità. Stiamo per tornare verso la macchina, quando Ivana vuole vederci chiaro anche a lei non è convinta che si tratti di un semplice passaggio di frontiera. Alla fine la sbarra viene alzata e tutta la gente comincia a correre in un’unica direzione, ci avviamo anche noi senza sapere di preciso cosa incontreremo. Poco più avanti c’è un semplice controllo sotto un metal detector, ma sicuramente messo lì solo per figura, alla fine incontro un gruppo di giapponesi accompagnati da una guida locale a cui chiedo di che tipo di manifestazione si tratti. Mi risponde che si tratta del cambio della guardia e che è atteso pure un alto funzionario statale. Camminiamo ancora per tre - quattrocento metri fino a raggiungere un’ampia gradinata già gremita di gente. Ci sediamo anche noi in un ambiente quasi da stadio, la gente inneggia con parole a noi incomprensibili, in basso davanti ad un palco dove forse è prevista la cerimonia, un uomo incita i presenti gridando ripetutamente “Hindustan! Hindustan!”
Non capisco bene cosa volesse esprimere con quella parola che dovrebbe indicare un’unità indiana,che forse si stia cercando una riappacificazione della regione, indipendentemente dai dissidi religiosi? Sarebbe sicuramente un grande risultato!
Fa un caldo bestiale, si suda tanto da sembrare usciti da sotto la doccia, una donna ci chiede un po’ d’acqua per la sua bambina, ci priviamo volentieri di quel poco che c’era rimasto. Restiamo per oltre mezz’ora, il caldo e il non aver nessuna notizia precisa su quello che potrà succedere ci convincono a tornare indietro.
Torniamo quindi in albergo e dopo cena come previsto torniamo al tempio d’oro per la visita notturna. Lo scenario è ancora più affascinante tutto è illuminato con luci soffuse. Un paio di lampi ed un tuono ci suggeriscono di ritornare verso l’uscita, montiamo in macchina proprio poco prima che scoppi un violento temporale.

24 luglio: Trasferimento a Srinigar via Jammu
Partiamo intorno alle 7,30 e raggiungiamo Jammu in auto, ci vogliono quasi quattro ore, forse conveniva partire prima per fare le cose con più calma, ma tutto fila liscio, abbiamo poi il volo per Srinigar. I controlli sono estremamente scrupolosi, fino quasi allo sfinimento, dopo aver etichettato i bagagli bisogna riconoscerli e consegnarli personalmente prima di salire in aereo.
Il volo dura poco meno di 45 minuti. Quando arriviamo a Srinigar, respiriamo già un’altra aria, fa decisamente molto più fresco, siamo attesi da Hassan, fratello di Rashid. Questa città capitale della regione del Kashmir è conosciuta per ospitare i propri visitatori sulle caratteristiche House Boat ancorate sulle rive del lago Dal.
Hassan ci conduce alla sua Helen House Boat, molto carina e ben tenuta, ci siamo solo noi ma ci sono altre due camere ognuna con i propri servizi, oltre ad una zona comune costituita da sala da pranzo e patio all’entrata.
Nel pomeriggio effettuiamo il programmato giro sul lago e all’interno dei canali in Shikara, la caratteristica imbarcazione che assomiglia vagamente alla nostra gondola. Raggiungiamo poi un’altra zona della città.Le vie sono percorse da un traffico caotico e rumoroso, rappresentato da ogni tipo di veicolo, dal piccolo motorisciò al grosso camion addobbato come un albero di Natale, dove il diritto di precedenza sembra spettare al più grosso o a chi s’immette per primo all’incrocio.
Per fortuna sul lago è tutta un’altra dimensione, non possono navigare motoscafi o barche a motore, vi sono solo le piccole Shikara che vengono utilizzate sia per raggiungere la riva sia per la normale vita quotidiana dei residenti, venditori di frutta, fiori o generi alimentari passano avanti ed indietro fino a creare in certi momenti un vero e proprio mercato galleggiante.
Per cena in tutti i giorni che resteremo lì apprezzeremo gli ottimi piatti preparati da un validissimo cuoco.

25 luglio: Srinigar
Dedichiamo quasi tutta la mattina alla visita dei giardini Moghoul ,sono molto ben tenuti, vi sono numerose piante e fontane. Incontriamo oltre alla solita vociante scolaresca, una coppia d’italiani, lavorano in ambasciata a Nuova Delhi e sono giunti lì per passare un breve periodo di relax, ci danno la notizia che pochi giorni prima c’è stato un attentato e che sono stati uccisi due militari. In effetti notiamo molti soldati armati e agli incroci ci sono pure postazioni di mitragliatrici, ma la situazione, ci dicono, è quella di sempre, può succedere un’altra volta in qualsiasi momento.
Entriamo poi in un paio di negozi di tappeti e souvenir su lungo lago ma non compriamo nulla. Nel pomeriggio accompagnati da Hassan giriamo nella città vecchia, visitiamo tre moschee, di cui una caratterizzata dagli ornamenti in cartapesta, ed un'altra ricostruita quasi interamente dopo un incendio.
Osserviamo il tramonto da uno dei tanti ponti che attraversano il fiume Jhelum che divide la città.

26 luglio: Srinigar
Dedichiamo la mattina alla visita del tempio Hindu dedicato a Shiva, posto sopra la collina Shankaracharya. Dobbiamo sottoporci ad un altro controllo effettuato dai militari. Sono circa cinque Km, potevamo anche farci accompagnare in taxi, ma ci facciamo una bella passeggiata, in effetti noi siamo fra i pochi che vanno su a piedi. Dall’alto si gode di un bellissimo panorama ma il tempietto non offre niente di particolare, anche se alla fine c’è abbastanza gente. Torniamo sull’house boat per riposarci.
Nel pomeriggio girelliamo in libertà ancora sul lungo lago e all’interno delle stradine, nessuno c’infastidisce ed è sempre molto elevata la presenza di militari, ci rendiamo conto di essere gli unici turisti a giro.

27 luglio: Pahlagam
La giornata è completamente libera, mi sono già accordato con Hassan per raggiungere Pahlagam, distante circa 95 Km.
Lungo la strada attraversiamo una delle principali zone di produzione e coltivazione di zafferano a Pampore. I campi appaiono molto secchi, chiedo all’autista quando è la stagione del raccolto, lui mi risponde verso la fine d’agosto, ma questa risposta non mi convince affatto: dovrebbe essere, penso, alla fioritura in primavera.
Arriviamo con un po’ di ritardo a causa di qualche inconveniente tecnico alla macchina. Pahalgam c’appare come una classica località turistica di montagna, che può assomigliare un poco alle nostre località alpine, in effetti è considerata un’eccellente zona sciistica, vi sono infatti alcuni impianti di ski lift ed è pure base di partenza per trekking sulle vicine montagne. Qui siamo a 2130 mt, la temperatura è gradevole, passiamo la giornata facendo una bella passeggiata, ci sono alcune scolaresche che giocano negli ampi prati, visitiamo un tempio vicino ma non offre niente di particolare.
In serata rientriamo a Srinigar

28 luglio: trasferimento a Kargil - 203 km
Comincia adesso tutto il viaggio in auto verso il Ladahk, questa volta abbiamo un 4X4 Tata nuovo di pacca, c’è ancora del cellophane sui sedili e il contachilometri segna solo 600 km!
Lasciamo Srinigar intorno alle 8.00. La strada dopo poco comincia già a salire verso quote più elevate, appaiono le prime vette innevate, le valli appaiono verdi e lussureggianti.
Effettuiamo la prima sosta a Sonamarg, abbiamo un voucher per il pranzo in un albergo. Continuiamo a salire, in certi punti è ancora presente molta neve e i piccoli ruscelli che si formano con il disgelo, in certi momenti passano sotto ponti di ghiaccio. Attraversiamo il primo passo Zoji La a 3529 mt. Questo segna lo spartiacque fra il Kashmir ed il Ladahk, via via che si riscende il panorama assume un aspetto più arido segno evidente che le montagne costituiscono una valida barriera ai venti ed alle piogge monsoniche.
Ci fermiamo a Kargil per la notte, tappa obbligata praticamente per tutti, l’albergo è il D’Zojla, semplice ma pulito, resta un po’ difficile reperire della birra, ma dando una piccola mancia… dobbiamo però consumarla in camera e poi far sparire le bottiglie, è una zona rigidamente mussulmana! La cena è sufficientemente buona.

29 luglio: trasferimento a Uleytokpo - 120 km
La strada riprende a salire, in certi punti è anche in buono stato, in altri è completamente sterrata e sconnessa. S’incontrano frequenti colonne militari e a volte è pure necessario fermarsi ai controlli che sono però poco più di una formalità.
Attraversiamo i passi Namika, 3718 mt e Fatula 4094 mt. Ci fermiamo a Mulbech dove vi è un piccolo tempio ma con un’enorme statua di Buddha scolpita nella roccia. Arriviamo poi al tempio di Lamayuro. E’ il primo gompa che incontriamo. La caratteristica di tutti questi templi monasteri è quella di essere generalmente posti in cima ad una collina. Lo visitiamo tranquillamente, alcuni monaci se ne stanno impegnati nelle loro preghiere.
Arriviamo alla fine al campo tendato di Uleytopko. Sarà sicuramente il migliore che avremo, le tende sono montate su una base in muratura, i letti sono puliti e confortevoli. La cena a buffet anche se esclusivamente vegetariana è varia ed abbondante e decisamente molto buona.

30 luglio: Uleytokpo
Al mattino saliamo al tempio di Rizong. Sono oltre 6 km dal campo in cima ad una collina. Per evitarci un’altra faticaccia preferiamo farci accompagnare in auto e poi riscendere a piedi. Quando arriviamo è in svolgimento l’ora della preghiera. E’ una scena molto toccante, vi sono anche molti novizi di sette - otto anni, arrivano anche alcuni fedeli locali. Il panorama è molto bello in lontananza si vedono alcune montagne. Torniamo giù a piedi, vi sono molti cespugli di una specie di lavanda molto profumata.
Ci rilassiamo al campo, intorno vi sono numerose piante di albicocche, ci vengono offerte con estrema gentilezza.
Nel pomeriggio conosciamo il nostro nuovo autista che ci accompagnerà per tutto il resto del viaggio. Ci rechiamo per la visita dei monasteri vicini. Per primo quello di Alchi distante pochi Km, uno dei pochi se non l’unico ad essere stato costruito in pianura, quindi non abbiamo da faticare per raggiungerlo E’ uno dei più vecchi costruito nel, XI secolo dal grande traduttore Rinchen Zangpo dopo il suo ritorno dal Kashmir. All’interno vi sono alcune statue di Buddha, ma purtroppo non si può fotografare, e le pareti sono quasi tutte affrescate.
Ci rechiamo poi al villaggio di Saspol, visitiamo un altro paio di templi fra cui uno che sarebbe chiusi ma il nostro autista riesce a farsi aprire da un custode.
Rientriamo al campo per la notte.

31 luglio: trasferimento a Leh 75 km
La distanza da fare ancora non è molta, circa 75 km, partiamo quindi con calma. La strada costeggia sempre il fiume Hindu,si notano molti piccoli affluenti che scendono dalle montagne, forse anche dovuti al disgelo delle nevi.
Arriviamo a Leh in tarda mattinata, l’albergo Khangla Cheen è centrale proprio sotto il Leh Palace costruito nel XVII secolo richiama da vicino lo stile del Potala; veniamo accolti molto gentilmente, le camere sono sufficientemente ben tenute e pulite, purtroppo l’acqua calda viene data normalmente solo al mattino. La città ci appare subito come un immenso bazar, vi sono solo negozi di souvenir, alberghi, ristoranti, agenzie turistiche che organizzano gite ed escursioni di trekking. Usciamo subito per fare quattro passi e pranziamo prendendo una semplice omelette.
Rientriamo in albergo per un breve riposo, poi abbiamo le visite programmate ai monasteri vicini. Phyang si trova a circa 25 km dalla città, arroccato sopra una collina, fondato circa 460 anni fa è ancora un attivo centro di culto e di studio per una settantina di monaci Veniamo gentilmente guidati nella visita, vi sono numerose rappresentazioni di Buddha e altre figure, ma il monaco purtroppo non parla inglese e non ne capiamo il significato.
Passiamo poi al Gompa o Tempio di Spituck, il cui nome significa nella lingua originale “esemplare”. E’ molto più vecchio, dell’XI° secolo, restaurato più volte appare adesso in un ottimo stato di conservazione. Anche in questo tempio vi sono numerose statue e pitture interne. Rappresenta uno dei principali centri di raccolta durante le feste religiose che si svolgono nella regione durante l’inizio della stagione estiva.
Rientriamo poi in albergo per cambiarci, per la cena ci rechiamo al ristorante la Terrasse, proprio di fronte al palazzo e dal quale si può osservare il via vai sottostante, vi sono molti altri turisti, purtroppo un improvviso black out costringe a terminare la cena quasi al buio anche se ci sono state portate delle candele.

1 agosto: Leh
Continuiamo la nostra visita ai templi della zona. Per primo ci rechiamo al Monastero di Hemis. E’ abbastanza recente, fondato circa 350 anni fa sul lato opposto della valle attraversata dall’Hindu. E’ il più grande ed è diventato il più famoso di tutto il Ladahk. Anche questo, è diventato uno dei principali centri di raccolta durante le feste estive. All’interno è possibile ammirare una statua di Buddha ricoperta di lamine di rame ed oro, reliquie ed altri piccoli stupa di argento ed oro. Sul lato superiore della montagna sovrastante il monastero vi sono delle piccole celle scavate nella roccia, in una è possibile osservare le impronte delle mani e dei piedi di un eremita considerato poi come un santo dalla loro religione.
Continuiamo poi la visita al Monastero di Tikse, anche questo conserva all’interno numerosi oggetti sacri e costituisce ancora un importante centro di meditazione e studio per circa un’ottantina di monaci che vi risiedono.
Concludiamo poi con il Palazzo di Shey che fu la prima residenza del re del Ladakh. All’interno una grossa statua di Buddha seduto ricoperta di rame, alta 12 mt, se ne ritrova una simile soltanto in Tibet.
Vogliamo poi raggiungere il villaggio dei rifugiati tibetani a Choglamsar. Vi sono ospitati oltre 2500 bambini, un’insegnante che ci guida ci mostra alcune aule e altre zone, ci dice pure che molti sono orfani.
Rientriamo in albergo per riposarci un poco, mi chiama il responsabile di un’agenzia di Leh che collabora con Rashid, dicendomi che per il giorno dopo ci potrebbero essere dei problemi per la Nubra Valley ma che sarà più preciso all’indomani.
Usciamo per la città, girelliamo per i vicini mercati che espongono vari articoli, in pratica la solita paccottiglia e souvenir made in China, per la strada ci sono delle donne che sedute per terra vendono frutta e ortaggi. Ci sono pure tante botteghe di sarti e artigiani, sono forse gli unici aspetti genuini della vita cittadina. Ceniamo ancora molto bene al ristorante la Terrasse con un piatto particolare servito su una piastra rovente.

2 agosto: trasferimento lago Tsomoriri - 220 km
Al mattino mi raggiunge il corrispondente e mi fa parlare con Rashid. Anche lui mi dice che è meglio rimandare di due giorni la visita della Nubra Valley perché vi sono delle agitazioni e scioperi degli addetti alla manutenzione della strada, che potrebbero creare problemi, nulla di particolarmente pericoloso, ma potrebbero bloccare la strada durante la loro agitazione.
Invertiamo quindi il programma e partiamo per il lago Tsomoriri, nella Rupsu Valley: sono quasi 220 km di cui gli ultimi 35 - 40 di sterrato molto sconnesso. Impieghiamo quasi otto ore per raggiungerlo, si tratta di un lago salato abbastanza grande lungo circa 28 km e largo 8; il panorama è molto bello anche se rappresentato da un terreno estremamente brullo che contrasta con il colore azzurro intenso dell’acqua.
Ci sistemiamo in un campo tendato, le tende sono sufficientemente pulite ma i servizi igienici sono molto precari. Siamo quasi a 4900 mt, l’altitudine si fa veramente sentire, ci manca subito il fiato anche a fare solo pochi passi. Raggiungiamo lo stesso il piccolo villaggio vicino.
La cena è semplice ma tutto sommato più che soddisfacente. La notte fa abbastanza freddo, con una piccola mancia ci facciamo dare un paio di coperte in più.

3 agosto: Lago Tsomoriri
Nella mattinata facciamo una breve passeggiata lungo le sponde del lago, abbiamo l’unica occasione per incontrare due yak. Il resto della giornata la dedichiamo ad un semplice relax, non fa eccessivamente freddo ma la sera si alza un vento piuttosto fastidioso.

4 agosto: rientro a Leh
Ovviamente ripercorriamo la stessa strada, ci fermiamo per un frugale pasto a base di chapati preparati espressi e messi acuocere davanti ai nostri occhi, con la fantasia basta aggiungere la salsa di pomodoro e mozzarella per ottenere un’ottima pizza!
Rientriamo in albergo per le 14.30. Lascio detto di farmi chiamare dal corrispondente nel pomeriggio alle 18 per avere notizie sulla possibilità di raggiungere la Nubra Valley. Mi dice che non ci sono problemi e che è tutto a posto. Ci concediamo prima di cena una birra con patatine, torniamo a cena alla Terrasse.

5 agosto: trasferimento Nubra Valley - 125 Km
La strada comincia subito a salire appena lasciata Leh. Ad ogni tornante è possibile ammirare la sottostante valle da un punto sempre più alto.
Al posto di controllo di South Pullu diamo un passaggio ad un ragazzo neozelandese che cercava di raggiungere il passo in bicicletta, ma ammette di non farcela, riscenderà poi quando saremo arrivati.
Ci fermiamo al passo di Khardungla a a5680 mt. È il passo carrozzabile più alto del mondo, purtroppo è mantenuto in uno stato molto precario, gli agenti atmosferici lo rendono praticabile solo per pochi mesi all’anno. Riscendiamo poi sul versante opposto. Restiamo però bloccati per quasi due ore per i lavori di manutenzione e riasfaltatura della strada.
Arriviamo al campo di Thirat alle 15,30 circa. E’ molto ben tenuto, i servizi igienici sono puliti ed acqua calda a volontà. Vi sono numerosi alberi da frutta albicocchi e meli oltre a orti ben curati. E’una regione molto fertile tanto da essere chiamata anche Flowers valley.

6 agosto: Nubra Valley
Partiamo con comodo, abbiamo a disposizione l’intera giornata. Ci fermiamo prima a una sorgente d’acqua calda e sulfurea a Panamik, poi raggiungiamo il Monastero di Samstanling. Si tratta di un tempio abbastanza moderno, che è stato anche residenza per alcuni anni del Dalai Lama, oltre alle sale del monastero ci fanno visitare anche il suo appartatamento. Vi vivono circa ottanta monaci quasi in clausura, rispettando rigidamente le regole imposte dalla loro religione.
Ci soffermiamo poi al villaggio di Sumur, poi tornando indietro per la strada già percorsa passiamo sull’altro versante della valle dopo aver attraversato un ponte. Raggiungiamo il monastero di Diskit, questo è molto più vecchio, è stato costruito nel 1420,anche qui vivono numerosi monaci, al suo interno vi sono altre rappresentazioni della storia della vita di Buddha, oltre ad una raccolta di dipinti. Andiamo poi a visitare anche un piccolo museo che raccoglie ancora numerosi altri dipinti su tela. Anche questo è un centro religioso molto importante e anche qui vengono organizzati dei festeggiamenti religiosi una volta all’ ann prevalentemente nel mese di giugno.
Concludiamo con il tempio di Hunder, è piuttosto malridotto, gli dedichiamo solo pochi minuti. Rientriamo al campo che sono ormai quasi le 17.00.

7 agosto: rientro a Leh
Ci avvertono che il traffico potrebbe restare bloccato almeno fino alle 10.30 - 11, non conviene quindi partire presto. Ripercorriamo la strada in salita, ma restiamo bloccati a North Pullu fino quasi alle 13. Noto subito quando ripartiamo che non c’è traffico in senso inverso, molto probabilmente questo viene fatto defluire alternativamente fra i due versanti.
Rientriamo in albergo per le 15.00 circa. Questa volta ho sensibilmente accusato l’altitudine, mi sento addosso anche un po’ di febbre. Girelliamo ancora per la città, facciamo riparare la sacca da un sarto, poi andiamo a cena al Tibetan Kitchen, il ristorante che ci aveva consigliato la coppia d’italiani che avevamo incontrato nei giorni precedenti.

8 agosto: Leh
Non ci resta altro che andare a visitare il Palazzo di Stok distante una decina di Km dalla città. E’ stata la residenza dell’ultimo re del Ladakh, adesso è adibito ad un museo dove sono raccolti numerosi cimeli della famiglia reale. Vi è una leggenda che racconta che in quel posto fosse conservata un reliquiario contenente un seme di grano grande quanto un piccione e una pietra di turchese grande quanto la testa di una pecora.
Torniamo ancora in città per fare gli ultimi giri e per cercare qualcosa da portare a casa ma in pratica non troviamo niente che soddisfi i nostri gusti, sarà anche per il fatto di avere alle spalle tanti viaggi e quindi trovare qualcosa di bello diventa sempre più difficile ma c’è veramente tanta cianfrusaglia.
Ceniamo in un altro ristorante ma purtroppo si rivela una cattiva scelta, mai lasciare la via vecchia per la nuova!

9 - 10 agosto: rientro a Nuova Delhi e viaggio di ritorno
Mi sarebbe piaciuto ridiscendere verso Manali e Dharmasala, ma questo avrebbe comportato un prolungamento di almeno tre o quattro giorni, sarà per la prossima volta, tanto sicuramente torneremo da quelle parti quando faremo il Sikkim, quindi volo per Nuova Delhi.
L’orario programmato è per le 7.35 ma il volo parte con circa un’ora di ritardo. Atterriamo a Nuova Delhi che sono quasi le 10. Facciamo ancora in tempo a fare colazione in albergo, visto la pochezza della cena della sera prima e il solo caffè della mattina.
Per le 13 abbiamo appuntamento con un autista che ci condurrà a fare l’ultima visita della città. Ci rechiamo al vicino tempio Sikh, richiama abbastanza da vicino il tempio di Amristar, anche qui vi sono numerosi fedeli, uno ci accompagna per la visita. Ci porta poi a vedere un vicino museo dove sono esposte numerosi dipinti su tela che riproducono la storia del Guru fondatore del movimento.
Ci rechiamo alla vicina chiesa cattolica del Sacro Cuore. Andiamo poi al negozio del fratello di Rashid. Alla fine non possiamo fare a meno di comprare un piccolo tappeto.
Rientriamo in albergo per prepararci al volo di ritorno. Ceniamo ed aspettiamo Yasin che puntualmente viene a prenderci alle 23.00. Facciamo check in, anche se vi è molta gente, non abbiamo grosse difficoltà tutto procede nel modo migliore. Partiamo in perfetto orario, forse anzi con qualche minuto d’anticipo. All’arrivo a Francoforte ci trasferiamo al gate per il volo per Firenze, partiamo con oltre un’ora di ritardo. Atterriamo a Peretola alle 11.30 circa.

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