La Giordania di Diana - Parte prima

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La Giordania di Diana - Parte prima

Tornata da un viaggio in Giordania mille sono i ricordi e le immagini che restano di questo paese un po' antico e un pò moderno, ma non così tanto da aver perso il suo sapore. In una zona un po' calda del mondo, tra Arabia Saudita, Israele, Palestina ed Egitto, la Giordania è un paese che mi ha stupida ed affascinata con la sua cordialità, i suoi sorrisi, la sua tranquillità, le sue tradizioni e le sue ricchezze storiche e naturali. Non me lo aspettavo visto che ne avevo sentito parlare come una meta moderna e senza troppo fascino. Invece ho trovato il suo autentico e inconfondibile sapore tra le parole della gente, le viette senza tempo, le viste mozzafiato, il rosso acceso delle sue rocce, le meraviglie scavate dai nabatei, il mare azzurro e il deserto. La mia Giordania è stata nelle parole di benvenuto ma anche di politica e religione, scambiate con la gente del posto. Giordania è sentirsi dire "Welcome to Jordan" in continuazione. E' guardare dalla cittadella di Amman e scoprire che la Moschea è accanto ad una Chiesa. E' sentire a Madaba il canto del meuzzin che si leva sul paese e poco dopo il suono delle campane. Giordania è stata giungere ai confini in posti come Umm Qays, l'antica Gadara, da cui si vede Golan e il Lago di Tiberiade. Aqaba sul mar rosso con la sua barriera corallina, tra i confini di Arabia, il Sinai d'Egitto e Israele. E' giungere sul Monte Nebo e come Mosè vedere la terra promessa da lontano, senza arrivarci. E' galleggiare esageratamente nel mar Morto, scoprire Petra, immensa ed incredibile opera dei Nabatei scavata nella roccia rossa che sembra dipinta da un genio della pittura. Giordania è anche negli occhi color nocciola di fascinosi beduini messi in risalto dal kajal nero come la pece. Sono gli abiti sgargianti, le mercanzie al sole ed i colori della sabbia che si fondono con magica armonia. E' il deserto del Wadi rum di sabbia puntellata da rielievi rocciosi ricamati dal vento secco e incessante del deserto. E' il sole che colora il cielo mentre l'ennesimo tramonto incedia tutto di rosso. Welcome to Jordan!

Abbiamo prenotato solo il volo aereo e il campo nel deserto. Per il resto del paese non abbiamo mai avuto difficoltà a trovare alloggio. L'offerta è varia e va da alberghi di buon livello, ai più spartani a gestione familiare. I prezzi sono per tutte le tasche, per mia esperienza, dico che si chiede e si viene accontentati in base alle proprie esigenze. Considero la Giordania un paese sicuro, in cui vale la pena girare in autonomia. I mezzi pubblici non mancano ed hanno prezzi molto bassi, noi ci siamo serviti dei taxi, dal momento che erano più comodi per fare diverse tappe.

Tutte le foto del viaggio: http://www.flickr.com/photos/37888175@N06/collections/72157625733050213/Inizia un magnifico viaggio, con Amman, Jerash, Monte Nebo, il Mar Morto e i Castelli di CrociatiL'itinerario di viaggio è stato questo:
27 dicembre 2010 - volo Milano Amman
28 dicembre 2010 - Amman - città romana Jerash
29 dicembre 2010 - Monte Nebo - Mar Morto - Madaba
30 dicembre 2010 - Um Queiss - Salt
31 dicembre 2010 - castello Karak - castello Shawbak - Piccola Petra
1 gennaio 2011 - Petra
2 gennaio 2011 - Petra
3 gennaio 2011 - Petra
4 gennaio 2011 - Wadi rum deserto
5 gennaio 2011 - Wadi rum deserto
6 gennaio 2011 - Wadi rum deserto
7 gennaio 2011 - Aqaba e Mar Rosso
8 gennaio 2011 - volo ritorno27-12-2010: IL VIAGGIO INIZIA!
Eccoci finalmente alla partenza per la Giordania. Abbiamo prenotato un volo della compagnia di bandiera turca, Turkish airline, per Amman con scalo ad Istanbul. Arriviamo a destinazione alle 20,50, all'aeroporto Queen Alia di Amman. Le formalità per ottenere il visto sono abbastanza veloci. Non abbiamo prenotato nulla per questo viaggio, ed eccezione del deserto, dobbiamo cercare un hotel! Il taxi che fermiamo appena fuori l'aeroporto si offre di portarci lui in qualche albergo, anche se sembra meravigliato dal fatto che sotto capodanno non abbiamo una prenotazione. Niente paura, ci chiede quanto vogliamo spendere e ci accompagnia appena fuori dalla città bassa della capitale all'Hotel Cameo che ci da una doppia per 40 jd a notte con colazione. La stanza è carina, letto doppio, bagno spazioso e finestra. Sito internet: http://www.cameohotel.com/ Un alloggio senza troppe pretese, il personale quasi non parla inglese, ma è molto cordiale e disponibile. Ci fermeremo per le prime due notti come base per vedere Amman e Jerash. Appena lasciati i bagagli diciamo alla recaption che vogliamo andare a fare un giretto in centro, non capendo bene ci accompagnano in un centro commerciale. Ma no, volevamo qualche via con bar, ma ci accontentiamo. C'è tanta gente, negozi e bar aperti. E' un centro commerciale moderno e diamo molto nell'cchio essendo gli unici occidentali. Ci stiamo solo un'oretta per bere qualcosa, poi torniamo in hotel. Famiglie e raggazzi si aggirano per il centro tra bar e fast food. Non è quello che cercavamo ma è pur sempre una parte della realtà. Il taxi torna a riprenderci all'una e andiamo a nanna che da domani si cammina!!!

28-12-2010
La capitale Amman si trova a 750 metri di altezza e si estende su 14 colli, che originariamente erano sette. Per capire Amman cerco di immaginare come può essere una città che raddoppia le proprie dimensioni in così poco tempo. Il nostro viaggio inizia da qui, dalla capitale, poco apprezzata in genere, e che oggi si presenta sotto un cielo azzurro azzurro senza nuvole. Vogliamo scoprire una Giordania più reale, cercando di entrare a contatto con le persone e le culture del luogo.
Siamo così curiosi che non facciamo nemmeno colazione in hotel e alle 8.00 preso un taxi siamo già in centro con un arietta gelida sulla faccia ed iniziare a perdersi per l’antico centro città, balad. Per primo vedremo il teatro romano, poi la cittadella e il souq, sperando di trovare anche quello dell'oro.
Da piazza degli Hashemiti entriamo al Teatro Romano, sapientemente costuito nel fianco della collina djebel al-Taj. Amman era l’antica Philadelphia romana ed il teatro fu costruito 170 d.C. Con 6.000 posti. Dal teatro si vede la città intorno e la cittadella in alto. E' così ben conservato che viene ancora usato per gli spettacoli oggi. Ce ne rendiamo conto dopo essere saliti da tutti i gradini e godendo della visuale completa dall'alto. L'ingresso costa 1 jd a persona e comprende il Museo del Folklore e il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari aperti dalle 9.00 del mattino alle 17.00. Con l'occasione abbiamo fatto un giro per vedere i costumi tradizionali, le scene di vita quotidiana rappresentate, le stoffe ed i gioielli. Carino anche se di piccolo conto.
La città antica si sviluppava lungo il Cardo e il Decumano Massimo che giungevano nell'area dove oggi sorge la moschea al-Hussein, proprio nel fulcro del suq. Tracce di un passato più glorioso del presente. Davanti al teatro si trova il foro romano e a sinistra l’Odeon che fu realizzato ad inizio II secolo d.C. e che oggi restaurato, ha un aspetto moderno. Non ci siamo soffermati molto perchè non vedevamo l'ora di perderci nel souq della downtown. Prima però a piedi raggiungiamo la cittadella.
Amman a prima vista non ci sembra male, anche se non è certo una di quelle città di ricordare per la sua bellezza. Da qui ci sembra una grandissima distesa di casette da colore chiaro che si sviluppano sui colli della città. Daltronde fino al 1922 era solamente un piccolo villaggio carovaniero sulla via dei re, di passaggio per chi viaggiava in Siria e Palestina. La capitale era Salt e solo successivamente fu Amman a rivestire questo ruolo. Non abbiamo avuto modo di vedere la parte moderna della città, dove i cartelloni pubblicitari mostrano i progetti di grattacieli e centri commerciali all'ultima moda. Immagino una modernità con forti contrasti, per noi europei. Avevamo intenzione di andare ma poi tra le mille cose da vedere in Giordania, l'abbiamo persa.
Le strade in salita hanno un sapore meriorientale e antico che ha comunque un certo fascino. Salendo per la strada della cittadella ci fermiamo da un fornaio locale dove tre ragazzi stanno facendo il pane. Vedono i nostri sguardi incuriositi e ci invitano ad entrare, guardare come fanno e fare foto se vogliamo. Ci regalano due panini e si fermano un po' a chiacchierare. Comincio a vedere la Giordania che cercavo, quella delle persone, della cordialità di paese, delle piccole gentilezze e delle chiacchiere. Ci salutano con un Welcome to Jordan. Sembra banale, ma è così bello sentirsi dire benvenuto!
La prossima tappa è il te che beviamo in uno di quei corridoi senza finestre che fanno da bar per la gente del posto. Musica da un registratore e tanti sorrisi, insieme al te caldo. Anche qui l'accoglienza è da ricordare!
Proseguiamo per la stradina in salita fino ad arrivare alla cittadella. Non sto a descrivere la parte archeologica che è facilmente reperibile insieme alle informazioni turistiche. Resti a parte vale la visita per la vista sulla città color panna. La cittadella sorge in alto e il sole che si è alzato nel cielo scalda così bene che resto a maniche corte. Resti di colonne e di muri che svettano verso il cielo azzurro azzurro di oggi. Da qui si vede il teatro romano e qualche moschea che si distingue nella massa di case basse. Una chiesa si trova proprio in fronte alla Moschea, segno che qui musulmani e cristiani sono in armonia.
Dopo aver girovagato alla cittadella torniamo giù indirezione downtown per immergerci nella vita di tutti i giorni di Amman e mescolarci tra la folla.
Prendiamo uno dei taxi che è fuori dalla cittadella, anche se non è così distante. Alla fine non paghiamo la corsa perchè il taxista palestinese ci da il biglietto da visita e prenotiamo con lui la giornata di domani, da Amman al Monte Nebo, bagno nel Mar Morto e visita di Madaba, dove restermo. Tutto per 50 jd.
Scesi siamo nelle viette della città bassa dove è impossibile confondersi tra chi porta la kefia e chi vestiti tradizionali, accanto a giordani invece moderni e in giacca e cravatta. Osservo con curiosità ogni cosa, ogni colore. Sciarpe, stoffe, colori, profumi, bottegucce, barbieri, negozi di vestiti. I negozietti sono così piccoli da avere tutta la merce fuori, gambe di manichini in fila mostrano pantoloni mentre file di teste di manichini esibiscono gli chador colorati. Merce improbabile e avolte di dubbio gusto. Mi diverte vedere botteghine nuove e vecchie una accanto all'altra. La vita scorre lenta tra mestieri che da noi non esistono più, come chi ripara divani o oggettini di ogni genere. Mi affascina questa città le cui strade sono pienissime di auto che non fanno altro che suonare il clacson incessantemente. Così in contrapposizione con la flemma dei negozianti e della vita di tutti i giorni che scorre tra le bancarelle. Osserviamo all'interno delle bottegucce e tra le vie strette l'anima della città, i volti della gente e le loro espressioni mentre concludono affari o bevono un tè. Compriamo due kefie rosse e proseguiamo il giro osservando. Donne coperte e donne vestite all'occidentale insieme nel caos cittadino.
Finita Hashimini street ci ritroviamo di nuovo davanti alla moschea Al-Husseini. Dietro si sviluppa il mercato King Talai dove si vende frutta e verdura. Le vie sono coperte, strette, piene di gente che gira persino con il carrello come al supermercato. Lampadine nude per far luce, montagne di pomodori, limoni e il resto. Compro un bel sacchettone di fiori di camomilla e dei datteri freschi molto buoni. Il mercato è continuo gridare per attirare la clientiela e tutto questo ci diverte come bambini, mentre girovaghiamo e veniamo invitati a provare frutta e verdura. Il nostro passaggio in questa zona sembra essere ancora un piccolo evento, siamo osservati e i sorrisi non mancano, insieme agli occhiolini che mi fanno i ragazzi del posto.
Ma andiamo a cercare il famoso souq dell'oro! Il souk Ad-Dahhab, vicino a King Feisal. Vie piene di gioiellerie che l'una accanto all'altra vendono solo oro! Insolito e divertente vedere tutti quei braccialetti, collane e pendagli di bel color oro caldo.
Continuando a passeggiare finiamo ad osservare chi fa spremute con la canna da zucchero. Un passante ce ne offre un bicchiere. Welcome to Jordan! ci dicono mentre lasciamo la bancarella.
Decidiamo di passare il pomeriggio a Jerash. Ci sono comodi bus che vanno e tornano, ma finiamo per prendere un taxi che per 20 dinari ci porta. Ok, tutti a bordo che si parte!
Jerash è un sito bellissimo, pazzesco e molto grande. L'antica Gerasa che raggiunse il massimo splendore ai tempi dei romani. Fuori dal sito c'è una tutta una città di una certa grandezza che si sviluppa e che purtroppo non siamo riusciti a visitare per mancanza di tempo, ma la curiosità non mancava.
Tornando al sito Jerash vale proprio una visita durante un viaggio in Giordania, oltre che bella e grande è anche ben conservata. Dovrebbe essere la città romana meglio conservata fuori dell'Italia.
La prima cosa che notiamo sono le belle mura su cui oggi sventolano bandiere giordane davanti ad un cielo blu. L'arco di Adriano che era a sud della città è la prima cosa che mi stupisce. Imponente con i suoi 37 m di larghezza e 13 m di altezza. Venne eretto in onore dell'imperatore Adriano in visita alla città durante il 129 d.C. Ghirlande di foglie d'acanto scolpite e tre archi che erano dotati di tre portali in legno, purtroppo mancanti. Restano solo le cornici in pietra. Notevole.
Passando sotto l'arco si trova sulla sinistra l'ippodromo costruito tre il I ed il III secolo. Cerco di immaginare i 15.000 spettatori in questa struttura di 244 metri x 50 m. E' stato ben restaurato ed ora ogni giorno viene offerto uno spettacolo di corsa delle bighe, che però non vediamo.
L'ampia via che percorriamo ci fa arrivare al foro che è stato realizzato in forma ellittica con 56 colonne ioniche. E' grande 90 m x 80 m ed è lastricato con pietre di calcare di finissima qualità, che dal centro alla periferia diventano sempre più grandi e mi fanno tornare con l'immaginazione indietro nel tempo. Non si sa bene se fosse il centro commerciale o di culto della città perchè al centro c'è un basamento, che poi divenne una fontana.
Ammiriamo in tutto il suo splendore anche il Teatro meridionale che si trova alle spalle del tempio di Giove. Realizzato tra l'81 e il 96, ospitava circa 5.000 spettatori nei due piani. Il primo piano è ancora originale con le sue 32 file di posti, di cui alcuni ancora segnati coi numeri greci rimasti. C'è un palcoscenico, a due livelli sotto il quale folcloristiche bande militari giordane suonano le cornamuse in questa giornata soleggiata d'inverno. A maniche corte non mi sembra nemmeno inverno però! Saliamo la scalinata fino ad arrivare in cima al teatro per vedere il panorama ornato delle rovine e della Jerash di oggi che completa la cornice. Fa impressione come l'acustica del teatro sia ancora ottima oggi, dal'alto sentiamo benissimo i discorsi degli altri, come se fossero accanto a noi. Passeggiando sul cardo massimo, la strada colonnata lunga 800 metri che era la via principale della città, tra le colonne e le ombre è facile sentirsi nel passato.
La pavimentazione un pò sconnessa è ancora quella originale, quando le cose venivano ancora costruite per durare nel tempo. E anche qui in Giordania lontani da casa ammiriamo quello che abbiamo fatto noi, tantissimo tempo fa. Sulla strada vi sono ancora i solchi dei carri e gli scolo dell'acqua. Sorgevano dei palazzi dietro alle 500 colonne che ora vediamo alzarsi verso il cielo, stane nelle loro altezze diversificate e non uniformi.
I resti qui a Jerash non mancano proprio. Ci sono quelli di una cattedrale, della chiesa di San Giorgio, delle colonne della chiesa di San Giovanni Battista e la parete laterale della chiesa dei Santi Cosma e Damiano. E ancora si trova quel che rimane della Chiesa di San Teodoro costruita dai bizantini nel 496. Era anch'essa un'imponente basilica, anche se resta davvero poco.
Altri resti, quelli di un bacino quadrangolare al centro di un atrio in epoca bizantina veniva usato per commemorare il miracolo delle nozze di Cana, quando Gesù, secondo i vangeli trasformò l'acqua in vino. Il viaggio è anche un pò spirituale in questa terra tra islam e cristianesimo.
Una delle cose che mi è rimasta più impressa di Jerash è il Tempio di Artemide, che costruito tra il 150 e il 170, era fiancheggiato da 12 colonne corinzie stupende, di cui 11 ritrovate. Colonne che ondeggiano al vento! Una guida locale ci fa mettere la mano sotto la base della colonna per sentire il suo oscillare, il suo respiro. Incredibile! Questo tempio era rivestito di marmo come di marmo erano i pavimenti, e quasi non riesco a credere che l'imperatore Teodosio lo fece smantellare e che durante il periodo bizantino fu trasformato in una bottega di utensili da cucina. Gli arabi con la loro conquista lo fortificarono, ma i Crociati lo distrussero quasi completamente, che peccato.
La città di Gerasa aveva persino due terme. Si trattavano bene, nulla da dire.
Il sole abbassandosi allunga le ombre mentre volgiamo gli ultimi sguardi ai resti della Gerasa che fu. Sono le 16.30 ed il sole tra non molto tramonterà. Non c'è tempo per la Jerash moderna e preso un taxi torniamo ad Amman . Quando arriviamo ci facciamo lasciare alla città bassa che è già buio. In questa zona della downtown ci sono diversi hotel economici, bar per fumare narghilè, posti di ritrovo per giocare a backgammon, catene di fast food e ristorantini locali.
Finiamo a cena in una vietta a caso dove ci mettono in strada un tavolo con due sedie e ci portano loro del cibo. I posti in cui mangiano le persone locali sono sempre i migliori. Provare per credere. Non può mancare il pane, Khubez, rotondo e piatto. Mangiamo il primo piatto di hummus della vacanza, simile ad un purè di ceci. Proviamo anche i primi falafel, polpette di ceci tritati, prezzemolo, aglio, coriandolo e cipolla fritte nell'olio, buonissimi. Proviamo anche Moutabbel che è una crema di melanzane molto gustosa. Patatine fritte e un piatto di carne di pollo per finire. Coca cola per innaffiare il tutto. Ottima cena che consigliamo anche ad una famiglia nord europea che passando ci nota e ci chiede informazioni.
Per gustarci un cay, un te giordano, entriamo in uno dei locali con balconcini che si affaccia sulla via. Qui si gioca a backgammon, si fuma narghilè e si beve te. Sono tutti uomini e noi siamo gli unici turisti. La Giordania è un paese molto ospitale e tranquillo, più di quel che si immagina. Non ci manca la compagnia visto che un ragazzo viene subito a darci il benvenuto e a chiacchierare con noi. Ci dice che le ragazze giordane sono in giro tranquillamente, ma nella zona dei locali della capitale. La downtown è la città bassa con i mercati che si sviluppano intorno alla moschea. In altre zone le ragazze sono molto occidentali e dipende molto dal quartiere in cui ci si trova. Parla italiano e si sofferma per darci qualche informazione e qualche consiglio. Ci chiede cosa visiteremo della Giordania e gioca con Ale a backgammon facendo qualche interminabile partita. Vince sempre ma a fatica, grande Alessio! Tieni alta la bandiera italiana!
Questo ragazzo ci racconta un pò com'è la gente di Amman. Dopo la guerra in Iraq, la capitale giordana è stata presa d'assalto da immigrati iracheni, 800 mila persone ora dovrebbero essere quelle rimaste. Il resto degli abitanti è costituito per metà da Giordani e l'altra metà palestinesi fuggiti che hanno acquisito la cittadinanza giordana. Da quel che dice i palestinesi vengono intimati di lasciare le loro case e arrivano in Giordania. Loro non ce l'hanno su con loro, ma li reputano un pò senza fegato perchè non potranno scappare in eterno. Sicuramente la popolazione è per cultura molto varia tra i beduini del deserto, i palestinesi profughi dalla Cisgiordania e arabi. Una popolazione che è cresciuta tantissimo dagli anni 50 quando la città si sviluppava su 7 colli ad ora che di colli ne occupa ben 19.
Anche questo credo serva a conoscere un paese e comprendere meglio ciò che passa sotto i nostri occhi. Ahimè il tempo è sempre poco, ma ci si prova a vedere qualcosa in più. Nael, il ragazzo giordano, ci aggiunge anche come amici su facebook. Lo salutiamo perchè si è fatto tardi. Un taxi ci riporta in hotel. Da domani si gira!

29-12-2010: MONTE NEBO E LA TERRA PROMESSA
Dopo una bella colazione in hotel con caffè, pane, hummus e marmellata siamo pronti per affrontare la giornata di oggi. Il taxista palestinese verrà a prenderci in hotel alle 8.30 come accordato e ci porterà prima sul Monte nebo, poi al Mar Morto per un bagnetto e in fine ci lascerà a Madaba, dove passeremo le prossime due notti.
La giornata, alle 8,00 quando partiamo, è ancora fredda ma soleggiata. Trenta sono i chilometri che ci dividono dal monte commemorativo di Mose. Sul Monte Nebo il profeta morì e fu sepolto e ad oggi mi dicono che non è stata ancora scoperta la tomba. Non so se bisogna essere per forza così credenti per trovarlo un posto suggestivo. Storia e religione a volte si fondo e questo luogo anche turistico non può che essere comunque mistico ai miei occhi.
Arriviamo all'ingresso sul monte che in terra gordana chiamano con il none di Siyagha, il costo del biglietto è 2 jd a persona. Con i suoi ottocento metri è il punto più alto della zona che una volta era l'antico regno di Moab. Nelle giornate limpide si vede tutta la valle del Giordano, la valle dell'Araba, le steppe di Moab e Gerico al di là del Giordano, dove inizia la terra promessa. Il cielo dapprima limpido, si è annuvolato e la foschia non lascia vedere troppo lontano. Ma le testimonianze bibiliche sono sotto ai nostri occhi come le steppe di Moab dove Elia sale al cielo e dove battezza Giovanni Battista. Gesù fu battezzato nel Giordano e da qui cominciò la sua vita pubblica. Il Monte Nebo mi fa riflettere sulla speranza e la fiducia. Speranza nel futuro, come Mosè. Il Signore gli mostrò tutto il paese, Galaad fino a Dan, tutto Neftali, il paese di Efraim e di Manasse, tutto il paese di Giuda fino al Mar Mediterraneo e il Neghev, il distretto della valle di Gerico, città delle palme fino a Zoa. Mosè vide la terra promessa, morì a 120 anni sul monte senza giungervi mai. E anche noi oggi saliamo sul monte e come Mosè vediamo la terra promessa senza arrivarci, ma senza morire! Ci troviamo lungo l'antica strada dei re a nord-ovest di Madaba e il monte Nebo con la sua importanza religiosa unisce diverse religioni, sacro per gli ebrei, per i cristiani e anche per i musulmani. Il vento è l'unico rumore oggi mentre siamo qui e ci guardiamo intorno, scrutando le forme morbide della terra arida che lo circonda.
C'è una casetta che fa da museo con foto, mappe e mosaici. Dove Mosè osservò la terra promessa è stata costruita una terrazza panoramica con una mappa. Vicino una grande croce a forma di serpenti di rame intrecciati è oggi il simbolo del monte. Stanno anche costruendo una chiesa di pietra. Noi italiani siamo arrivati anche qui, visto che la croce è stata realizzata da Giovanni Fantoni per ricordare il serpente di rame che Mosè. Lo mise sopra un’asta, così che quando un serpente mordeva qualcuno, questi doveva solo guardare il serpente di rame di Mosè per restare in vita.
Questi sono i luoghi in cui abbracciando l'orizzonte con lo sguardo, soli, pensiamo davvero.
Lasciamo il Monte Nebo e riprendiamo la strada verso il Mar Morto. Così salato da non avere vita al suo interno ma solo sali minerali, da qui il suo nome. Lo vediamo apparire azzurrino in questa giornata con il cielo coperto, ma per nulla fredda. La temperatura sale man mano che ci avviciniamo. Il mar Morto è una depressione formatasi circa 30 milioni di anni fa, quando la Penisola arabica si staccò dal continente africano e si spostò verso nord-est. L'affluente principale è il fiume Giordano che finisce proprio tra le acque di questo incredibile mare. La temperatura durante tutto l'anno è particolarmente mite perchè protetto a ovest dalle colline che digradano dall’altipiano orientale e poi a sud dalla catena delle montagne di Shara.
Il Mar Morto è lungo 80 chilometri e largo circa 14 ed il suo punto più profondo raggiunge i 430 metri. È la depressione più bassa del mondo con i suoi 400 metri sotto il livello del mare. Siamo nel punto più basso della terra! Straordinaria è la concentrazione di sale che supera il 30 per cento. Attenzione perchè brucia agli occhi e io l'ho provato piangendo per mezz'ora! La sua acqua è ricca di sali di cloruro di magnesio, sodio, potassio, bromo e molti altri. Persino la bellissima regina egizia Cleopatra vi faceva il bagno e conosceva le sue virtù.
Il Mar Morto per la sua atmosfera ricca di ossigeno, un fango ricco di minerali e le sue acque salate è ottimo per curare malattie dermatologiche come psoriasi, eczemi e disturbi reumatici o degenerativi alle articolazioni. Il turismo quì è legato molto alla salute, oltre che alla religione.
Ed ecco che anche qui la storia e la religione si incontrano, si narrano e si possono vedere ancora oggi. Vorremo vedere Betania oltre il Giordano dove battezzava Giovanni, ma per mancanza di tempo non ci siamo andati. Sul posto dicono anche che dove vieni portato non è il posto corretto, che è solo una presa in giro perchè non vogliono mostrare ai turisti l'autentico luogo del battesimo. Io non so ma è difficile sapere in ogni caso. Ma la storia continua con le sue ricche testimonianze perchè il Mar Morto pare fosse il luogo in cui si trovavano le cinque città bibliche Sodoma, Gomorra, Admah, Zebouin e Zoar.
Ma torniamo a noi e alle acque azzurre che vediamo dal finestrino del nostro taxi. Il sale bianco spicca tra le acque smeraldine e la natura qui è bella quanto la storia leggendaria. Il famoso canyon giordano Wadi Mujib che inzia lungo la Strada dei Re finisce proprio nel Mar Morto.
Altri viaggiatori mi dicono che le piscine di Hammamat Ma’in che si trovano nei paraggi sono spettacolari e da non perdere. Peccato che alla fine non ci siamo andati. Solo la strada per raggiungerle mi dicono essere stupenda, si snoda attraverso delle gole e delle montagne mozzafiato. Sono cascate che nascono da sorgenti calde naturali formando piccole piscine e grotte naturali nelle quali si può fare un bagno rilassante. Mi dicono che l'ingresso costa 15 jd a testa e i servizi scarseggiano, va bè ma se è così bello varrà la pena dico io.
Nei paraggi si trova anche altro, ‘Ain al-Zara dalle quaranta sorgenti, quella che era l’antica Calliroe. Un’oasi alimentata da oltre quaranta sorgenti calde e veniva descritta da Plinio nella sua Historia Naturae come una celebre località balneare. Erode scelse proprio quest'oasi come meta del suo ultimo viaggio da Gericoper tentare di curare la sua malattia.
Per fare il bagno nel Mar Morto ci sono diverse possibilità, grandi hotel che a pagamento mettono a disposizione spiaggia e servizi, uno stabilimento balneare pubblico o si possono scegliere altri punti liberi della sponda in cui è possibile fare il bagno senza strutture o docce.
Noi abbiamo scelto la spiaggia turistica Amman con piscina, bar, spiaggia e cabine. E' un posto turistico non solo per noi stranieri ma anche per i giordani. L'ingresso costa 15 jd. Il nostro taxista ci aspetta dormicchiando su un lettino e noi partiamo entusiasti. Spogliatoi per mettere il costume e via!
Il mar Morto è uno di quei posti in cui non avrei mai pensato di arrivare, la famosa foto con il giornale mi sembrava un miraggio! E invece eccoci qui!
L'acqua spicca dalla costa brulla ornata da palme, peccato che il cielo sia coperto ma l'aria di mare si sente e la temperatura è piacevolmente calda.
Corriamo in spiaggia per tuffarci e provare per la prima volta a galleggiare, è incredibile perchè è persino difficile nuotare. Se sto a dorso sono così a galla che resto mezza fuori, se sto in piedi riesco a galleggiare senza muovermi e senza toccare il fondo! A pancia in giù le gambe sono così in alto che anche in questo caso è difficile nuotare. E' troppo divertente, non ho il giornale ma mi diverto ad alzare le braccia per fare le foto. E' sicuramente un posto incredibile. Oltre che un toccasana per la pelle che quando esco dall'acqua è quasi oleosa.
Sulla riva c'è un ragazzo con due barattoli di fango nerissimo che per 3 jd ci si può spalmare sul corpo. C'è chi dice che è pece, chi sostiene che è fango. Io non ci penso due volte e copro dalla testa ai piedi come un mostro. Aspettiamo un pò sulla riva e poi quando la pelle inzia a tirare ci ributtiamo in mare per lavarci via il nero. Questo bagno ci voleva, mi ha completamente rigenerata e rilassata. Che posto incredibile il Mar Morto, me lo ricorderò per sempre!

DAI MOSAICI DI MADABA AI CONFINI DI UM QUAISS E SALT
Lasciamo il Mar Morto alle nostre spalle e riprendiamo l'antica strada dei re per giungere a Madaba. Dal momento che non abbiamo prenotato in anticipo, cerchiamo un alloggio e ci fermiamo a chiedere al black Iris hotel. Il sito è http://www.blackirishotel.com/ La stanza doppia con colazione costa 32 jd a notte ed è spaziosa con un bel bagno. Anche l'ingresso è carino e il personale molto cortese e accogliente. E' l'hotel più carino della vacanza. Decidiamo di restare, lasciamo subito i bagagli e salutiamo il nostro taxista che ci verrà a prendere ancora domani per portarci in giro. Usciamo subito a fare un giro per la città, ora è tornato il sole e si sta bene per le viette del paese.
Qui un terzo della popolazione è cristiana, il resto musulmana. Entrando in hotel ci meravigliamo di vedere diversi crocefissi esposti. Diverse chiese si trovano in città e la comunità cristiana viene stimata in 20.000 persone. Siamo ancora una volta in un posto biblico. E' la città moabita di Medeba, uno degli insediamenti spartiti dalle dodici tribù di Israele al tempo dell'Esodo. La conquistò Alessandro Magno, fu governata poi dalla dinastia dei Seleucidi. Arrivarono gli Ammoniti, gli Israeliti e solo successivamente fece parte del regno dei Nabatei fino al 106 d.C. con l'arrivo dei Romani. Solo dopo che il Cristianesimo divenne la religione dell'impero la città acquisì una certa importanza. Nel V secolo Madaba divenne sede vescovile e prosperò sotto i Bizantini raggiungendo l'apice del suo potere. Non pochi son passati da qui. Gli edifici religiosi e amministrativi vennero costruiti in questo periodo e furono ornati sempre da mosaici particolari. Quando nel 614 fu conquistata dai Persiani sasanidi iniziò il suo declino. La sfortuna volle che la città fu completamente distrutta e abbandonata dopo il terremoto del 749. La Madaba di oggi è quel che venne ricostruito solo mille anni più tardi, quando una piccola comunità cristiana di circa 2.000 persone, in lotta con la comunità musulmana di Karak decise di trasferirsi lì.
Per prima cosa visitiamo il parco archeologico, che costa 2 jd a persona. Contiene due chiese restaurate: la chiesa della Vergine Maria e quella del profeta Elia. Nella chiesa della Vergine si trova un mosaico risalente al periodo omayyade. A separare le due chiese c'è una strada romana ed una casa sempre romana del IV secolo che è stata ritrovata. All'interno ammiriamo dei mosaici molto belli. Anche questo sito è carino ma il mosaico più interessante ed importante si trova in un'altra chiesa che andiamo subito a cercare. All'esterno è in belle pietre chiare, chiusa da un cancello in ferro. E' la chiesa greco-ortodossa di S. Giorgio, chiamata così per il dipinto che raffigura S Giorgio che uccide il drago. A destra della chiesa c'è la biglietteria e il costo è 2 jd a persona. Entrando ha la bellezza di tutte le chiese ortodosse ricche di icone e lampadari con molti mosaici che ritraggono scene bibliche. Strano è vedere l'immagine di Gesù con delle scritte arabe. Colpisce subito il mosaico che tanto avevo voglia di vedere. E' sul pavimento al centro della navata vicino al presbiterio. Quella ritrovata è solo la metà del mosaico originale che misurava 15,7 x 5,6 m. Risale al VI secolo e rappresenta in maniera dettagliata la carta topografica della Palestina. Inidicazioni che vanno dal Libano a nord, con Biblo e Sidone, ad est i centri di Bosrna e Amman scendendo fino a Petra e Aqaba, per poi prosegue a sud con il Sinai e l'Egitto dove mostra il Nilo e Menfi. La Terra Santa è rappresentata con Gerico, il Mar Morto, Betlemme e Gerusalemme, dove sono persino indicate le strade e le chiese principali. Così come i luoghi dell'Antico e Nuovo Testamento che sono rappresentati e segnalati con strade, monti, fiumi e città ad uso dei pellegrini. Il mosaico è a colori con molte sfumature, una mappa composta da due milioni di pietre colorate.
Tra i tanti mosaici che si trovano nelle chiese del paese questo è un capolavoro unico e imperdibile. Fu scoperto solo nel 1896, mentre si ricostruiva la chiesa della comunità. Perchè viene chiamata città dei mosaici si intuisce subito, oltre alle chiese, si vede in molte botteghe come ancora oggi fanno questi bellissimi capolavori. Dalle vetrine di piccoli laboratori uomini e donne che con minuscoli pezzi di pietra colorata realizzano lavori molto belli.
Lasciate le chiese ci aggiriamo curiosi per le vie del paese. In centro spunta qualche negozio turistico che lasciamo subito alle spalle per esplorare le vie più vissute dalla gente locale. Perdersi con il naso all'insù per queste vie è delizioso. Anche se non c'è un'architettura così particolare o qualcosa di bello come cittadina in sè, trovo madaba molto piacevole per osservare scene di vita quotiana. Ragazze con lo chador colorato e il corano in mano passeggiano per la strada. Ci guardano con un pizzico di curiosità, quanto noi guardiamo loro con altrettanta voglia di conoscere. Chi si accorge delle foto che facciamo accenna un timido sorriso mentre ci passa vicino. Piccoli negozietti che vendono di tutto e soprattutto riparano di tutto. C'è chi di lavoro aggiusta stufe, chi ripara divani, chi vende passamanerie e chi ferramenta. Fuori dal centro, Madaba ha un pò il sapore trasandato delle città mediorientali. Viuzze nelle quali si aprono botteghe raggruppate per mestiere, dove i lavori di sarti e piccoli artigiani, si alternano a negozi di cellulari, biancheria intima fin troppo vistosa o scarpe moderne. Poi vengono le strade con le piccole pasticcierie, i fornai, le minuscole caffetterie e ristorantini a corridoio dai quali esce musica araba. Finiamo a cena in uno di questi. Veniamo messi nella piccolissima terrazza superiore e serviti con la solita cortesia locale, dopo averci detto l'immancabile: welcome to Jordan! La scelta del cibo è sempre la stessa hummus, salsa di melanzane e una simile al zaziki greco, carne di montone con verdura, pane e coca cola. Per un totale di 7 jd che poi son diventati 10 perchè il ragazzo mi fa l'occhilino, vorrebbe una foto con me e poi pure un bacio. Così Ale lascia la mancia per non aspettare il resto!
Tornando in paese ci fermiamo in uno dei negozietti per turisti dove mi colpisce un signore molto simpatico. Di una sincerità più unica che rara, una trasparenza e una cortesia immense. Da lui ci sono altri stranieri e tutti insieme ci si fa posto per bere una tazza di te che ci prepara il simpatico Joseph. La Giordania non è un paese che produce, commercializza per lo più, perciò non ci sono molti manufatti artigianali da poter comprare. Sono rari perchè viene importato quasi tutto dai paesi vicini, Siria e Terra Santa insieme a Cina e India, che si stan comprando il mondo. Joseph spaventa un pò alcuni turisti quando dice loro che il prodotto che stan guardando è cinese o indiano, ma è onesto. Ad una ragazza indiana che entra esoridisce con: se ti manca il tuo paese, abbiamo delle cose indiane qui. Da lui compriamo due bellissimi copri cuscini ricamati a mano dalle donne locali che lavorano grazie a lui. E' cristiano e ovviamente in ottimi rapporti con i musulmani, anche se hanno costruito una moschea proprio davanti a casa sua e deve sopportare il muezzin che canta.
Passa le sue giornate fumando, bevendo te e caffè e penso soprattutto parlando. Chiacchierando con viaggiatori e turisti di tutto, come fa con noi. Scopro che in Giordania l'università la fanno quasi tutti perchè comprendono l'importanza di un istruzione adeguata. Una donna olandese entra con figlia e un signore che credevo una guida locale. Lui è algerino e ha sposato un'olandese, parla in arabo con Joseph poi in inglese così si conversa tutti insieme. Ci da molte informazioni e molte dritte su cosa vedere, quali sono i prezzi giusti ecc. Diciamo che in genere la Giordania non è un paese molto economico, ad esclusione del cibo. Non è neppure in uso contrattare, lo si fa solo se il negoziante spara troppo alto perchè sa che siamo turisti, ma non è la prassi. Sicuramente non ho trovato negozianti insistenti o che vogliono vendere qualcosa, son molto tranquilli. Il te in compagnia passa veloce tra i racconti vari ed il bello è che delle Giordania dobbiamo vedere ancora moltissimo! Mi incuriosiscono le descrizioni del deserto e di Petra, soprattutto.
Joseph ci consiglia di vedere Umm Ar-rasas, sarebbe bello andare ma domani abbiamo deciso di vedere Um Quaiss e Salt.

30-12-2010: UM QUAISS, L'ANTICA GADARA
Oggi la partenza è, come gli altri giorni, alle 8.30. Facciamo colazione in hotel e partiamo puntuali. Hummus, pomodori, cetrioli, formaggio, marmellata, pane, te, caffè e frutta. Ci riempiamo la pancia, paghiamo il conto e via. Il nostro taxista è arrivato come al solito in anticipo, avrà paura che scappiamo?! Il tempo è così e così e partiamo subito. I chilometri saranno tanti perchè Um Quaiss si trova al nord e Salt non è neppure di strada, però ci teniamo a vedere aspetto della Giordania e partiamo curiosi, come sempre verso le nuove mete. A dire il vero vorremmo andare anche al Wadi Mujib ma non abbiamo l'attrezzatura adatta, vorremmo andare dove ci ha consigliato Joseph, non abbiamo visto nemmeno i castelli del deserto vicino ad Amman. Tutte cose che non vedremo, il tempo in vacanza non basta mai! E io adoro vedere tanto anche le cose meno note o sceniche. Servirebbe una vita con lo zaino in spalla, ma mi accontento anche così. Sosta caffè sulla strada con caffè gordano che sarebbe quello turco con aggiunta di cardamomo, lo adoro!
Passiamo da strade dove la faccia del re è ovunque. Dopo un paio d'ore arriviamo al sito di Um Qaiss, nella valle verde del Giordano che non ci regala una giornata di sole oggi. Il tempo è molto diversificato, passiamo in continuazione da zone soleggiate ad altre completamente coperte. Ad un Quaiss il tempo si fa di nuovo brutto. Il sito, rispetto agli altri più noti, non è così ben conservato ma essendo in basalto nero è sicuramente diverso dagli altri e l'altura sulla quale si sviluppa gode della vista del lago di Tiberiade, la Palestina e la Siria. Solo per questo per noi vale il viaggio, che poi così lontano non è. Le zone di confine hanno quel fascino particolare e desolato che mi piace tanto. In questa zona sono molto frequenti i controlli della polizia e i posti di blocco. Prassi in una zona così vicina alla palestina e ogni volta ci fermano per i documenti e brevi domande. Con noi son sempre molto gentili. Umm Qais era una città sorta sulle rovine di Gadara, una volta facente parte della Decapoli romana. Qui avvenne il miracolo dei maiali di Gadarene. Qui naque Teodoro, fondatore della scuola retorica a Roma. Vicino alla città ci sono anche le calde sorgenti termali di Al-Himma, già apprezzate dagli antichi romani per i loro preziosi benefici terapeutici.
Sarà che si trova nel nord, a pochi chilometri con il confine israeliano e la vista arriva fino alle alture del Golan, ma io lo trovo suggestivo. Forse anche il cielo cupo e la totale solitudine nel girare questo sito contribuiscono alla sensazione di confine e isolamento. E pensare che Gadara divenne una delle principali città della Decapoli che batteva moneta e osservava il calendario pompeiano. Ora è qui che pare dimenticata con il suo colore nero tra la vegetazione verdeggiante ricca di ciclamini rosa. Le colonne nere e bianche si rivolgono quasi al cielo plumbeo che ci accompagna oggi e un anfiteatro in basalto ben conservato ha delle poltrone molto carine in alto.
Lasciato Um Quaiss ripartiamo alla volta di Salt. La strada incontra il sole e percorriamo la valle del Giordano, costeggiando la palestina. Essendo palestinese il nostro ormai amico taxista, è molto orgoglioso nel mostrarci la terra così vicina. Passiamo per stade su cui si affacciano villaggi, che si sviluppano solo sulla strada. Piccole botteghe, macellerie e fruttivendoli per strada. Interi animali sono esposti e appesi fuori. Si cucina anche sul bordo della carreggiata. Molte le persone per strada nelle attività quotidiane di acquisto. I bambini con le cartelle escono da scuola e si divertono per strada mentre percorrono la via del ritorno. Qui il tempo è soleggiato e ad detta del taxista fa sempre bello e la gente che abita qui ha i volti più scuri perchè il clima è più caldo. Questa valle è la zona più fertile del paese. Non mancano campi di coltivazioni e sistemi di irrigazione. Dato che si trova sotto il livello del mare ha un clima quasi tropicale. I giordani dicono che ci sono solo due stagioni: quella della semina e quella del raccolto. I campi sono soprattutto di pomodori, peperoni, cetrioli, melanzane, frutta, banane, olive e fichi.
Abbiamo deciso di vedere Salt nella speranza di trovare una bella e storica cittadina. In Giordania in effetti le città non sono storiche. Hanno dei reperti, ma il resto è nuova costruzione. Il paese è storicamente molto giovane perchè nato dopo la seconda guerra mondiale, ma il territorio conserva i resti di una delle civiltà più antiche del mondo. A Salt ci arriviamo ad ora di pranzo e per prima cosa andiamo tutti e tre a mangiare perchè siamo affamatissimi. Siamo 29 chilometri a nord-ovest da Amman e la città si sviluppa su un'altura di mille metri. Il nostro autista viene con noi, sceglie un posticino locale in cui mangiamo grigliata mista con verdure, hummus, moutabbel (crema di melanzane), Taboul (frumento, fagioli, cipolle, pomodori , prezzemolo e menta ) pane e bibite. Il pranzo è abbondante, davvero ottimo e il prezzo molto basso, solo 8 jd in totale. Davvero una bella mangiatina! Il primo assaggio della gentilezza dei cittadini di Salt lo abbiamo al ristorante. Una signora coperta seduta al tavolo con un bambino ci invita a mangiare con loro, peccato che abbiamo appena finito e dobbiamo declinare l'invito. E' piacevole però chiacchierare con lei ed essere salutati alla fine con l'immancabile Welcome to Jordan.
Mentre il nostro amico se la dorme, noi ci concediamo una passeggiata nella città vecchia per esplorare le stradine del paese. Ci sono molti edifici in pietra arenaria gialla che racchiudono una varietà di stili. Sono un po' trascurati e non sono stati restaurati dal governo. Molti i tetti a cupola, i cortili interni e le finestre ad arcata dei palazzi. Simboli di un fasto che fu. Le vie sono un continuo sali scendi perchè Salt è arroccata su tre colline. Fu persino la capitale della Giordania per un periodo. Tempi lontani penso, mentre i miei occhi curiosi si guardano intorno. Diamo nell'occhio e siamo osservati tanto quanto noi osserviamo loro. Capisco subito che non deve essere molto turistico, perchè siamo ancora un piccolo evento. Avevo cercato delle informazione ma pare che il flusso dei viaggiatori non passi molto da qui. Mi avevano detto che non c'è nulla e non vale la pena, invece io l'ho adorataa prima vista, soprattutto per l'atmosfera che si respira. Per le strade molta gente, molte auto, molti clacson e molti mercati all'aperto.
Oltre alle case antiche ci sono delle tombe romane alla periferia, che non abbiamo però visto. A Salt c'è anche la Cittadella con la fortezza ayyubida del XIII secolo, che fu fatta costruire dal nipote di Saladino. Ora nella Cittadella una grande moschea domina dall’alto la città.
A Salt una scuola di artigianato tradizionale insegna l'arte della ceramica, della tela, delle stampe in seta e della tintura. Anche se snobbata e poco nota tra chi viaggia ora, la città antichissima. Alle spalle una lunga storia che ora a girare per le vie non si direbbe nemmeno. La vita scorre lenta tra ragazzi e ragazze coperte, frutta e merce in vendita per la strada. E pensare che in passato era uno degli insediamenti più importanti nella della regione che andava dalla Valle del Giordano al il deserto orientale. Nelle strade di paese che oggi percorriamo come unici turisti Romani, Bizantini e Mamelucchi hanno lasciato il segno e segnato un'epoca. Con il successivo dominio Ottomano Salt visse il suo momento di massimo splendore e le case storiche di oggi sono il simbolo della borghesia di allora.
Salt si trova ancora oggi in una delle zone più verdi della regione e lo era anche in passato dato che durante il periodo romano la città era conosciuta come As-Saltos, che significa alberi del bosco.
A Salt si trova il santuario di Giobbe, una delle prime figure patriarcali nella Bibbia e del profeta Jethro, il suocero di Mosè. Ospita anche i sepolcri di Gad e Aser, figli di Giacobbe. L'uva essiccata comunemente nota come sultanina prende il nome da questa città, dato che è stata coltivata per secoli. Oggi passeggiando per le vie pittoresche il tempo qui sembra essersi fermato, i bambini ci sorridono e ci salutano. Si mettono anche in posa per le foto e sembrano divertiti dalla nostra presenza. Quasi tutti gli uomini portano la kefia araba bianca e rossa e le donne chador colorati. Alcune di loro viaggiano anche con merce e ceste sulla testa. Salt per noi è piccolo gioiello urbano dimenticato, non solo per le caratteristiche case gialle ma anche per la sua popolazione così cordiale e divertente. Caratteristica nella sua lenta vita quotidiana di una volta. E' l'unica cittadina che in Giordania posso definire bella e vecchia. Gli altri insediamenti che sorgono fuori dai siti sono molto recenti. Salt racchiude uno charm tutto suo tra i vicoli in salita, i minareti, i cartelloni, le insegne di legno scuro con scritte arabe in bianco e portici a volta che si trovano nel piccolo centro caotico. Ci fermiamo ed acquistiamo cinque cd di musica giordana, che ci consigliano dei ragazzi. Sembrano un po' sorpresi ma la scoperta di un paese è attraverso moltissime cose dal cibo, alla gente comune e persino la musica. La passeggiata passa veloce e mentre torniamo alla macchina persino il vigile ci dice Welcome to Jordan.
Torniamo a Madaba e ci facciamo lasciare in centro. Il muezzin canta quando il sole cala e dopo qualche minuto risuonano nell'aria anche i rintocchi della chiesa del paese. Siamo in medio oriente e chi l'avrebbe detto! Percorriamo le vie di negozi di polli vivi, fruttivendoli e mercerie per andare a cena. Un bel piatto di falafel, qualche salsa che scegliamo a caso, hummus, patate, pane e coca cola.
Ci fermiamo a bere un te in uno dei pochi bar per turisti del paese, prima di passare a salutare Joseph. Cortese come sempre ci fa un caffè e nel frattempo si aggrega una coppia di indiani che stava curiosando nel negozio. Ci si scambia informazioni, opinioni e anedoti di viaggio sulle mete toccate e quelle che faremo. joseph ha apprezzato le nostre scelte di Um Quaiss e Salt. Alessio si compra un pugnale e delle calamite ricordo. Rientriamo in hotel per l'ultima notte a Madaba e un pò mi spiace, perchè è proprio deliziosa. Domani arriveremo a Petra!

31-12-2010: IL CASTELLO CROCIATO DI KARAK
Per questo ultimo giorno dell'anno abbiamo in programma di spostarci da Madaba, percorrere l'antica strada dei re, visitare i castelli crociati di Karak e Shawbak, e trovare un alloggio a Wadi musa, la città dove si trova il sito di Petra. Il solito autista ci viene a prendere in hotel, oramai siamo affezionati e fedeli clienti, un pò amici. Mi fa ridere è un personaggio un pò strano, qualcuno ci ha chiesto dove l'abbiamo trovato! Ma è divertente e disponibile. Ci dice subito che il tempo è brutto e nella direzione in cui andremo sarà peggiore. Non ci facciamo scoraggiare dalle previsioni meteo e partiamo con la solita carica. Nei prossimi giorni danno bello a Petra e nel deserto, mi basta.
La radio mentre usciamo dalla città annuncia che alcune tratte della strada dei re sono state chiuse per maltempo. La faccenda si fa seria. Ma noi di coccio non molliamo, mentre l'autista ripende big problem almeno un centinaio di volte.
Percorrendo la strada principale, la highway, arriviamo al castello crociato di Karak che appare davanti ai nostri occhi in tutta la sua imponenza. L'ingresso costa 1 jd a persona. La città di Karak si sviluppa su un altopiano triangolare e il castello non poteva che essere costruito proprio sull'estremità. E' imponente con i suoi 220 metri di lunghezza ed i 125 metri di larghezza. Una volta al castello si poteva accedere solo attraverso un tunnel scavato nella roccia. I tunnel anche se non sono usati oggi, sono ancora ben visibili. Chissà che bello doveva essere. Il profilo del castello è rozzo, non certo raffinato nelle sue forme poichè rispetta lo stile militare architettonico del periodo delle Crociate. Innegabile l'impressione di forza e potenza, nonostante gli abbellimenti in rocce più chiare che vennero finemente lavorate dagli arabi nelle epoche successive. Il sepolcro di Noè di trova qui, vengo a scoprire mentre mi aggiro nella penombra tra corridoi e sale a volta. Tutto in pietra, è un dedalo di stanze e passaggi, le cui ombre constrastano con la luce esterna che filtra da buchi e feritoie.
Siamo all’interno delle mura della vecchia città ad un'altezza di 900 m sopra il livello del mare, nelle giornate belle si vede fino al Mar Morto e alla strada che conduce al Monte degli Ulivi al confine con Gerusalemme. Anche se oggi il tempo non è dei migliori la vista dall'alto rende l'idea di cosa doveva essere. Osservando dall'alto tutto quello che ci circonda proviamo ad immaginare come le sorti dei re e delle nazioni del paese furono decise proprio in questo luogo.
La prima espansione dell’Islam oltre la Penisola Araba avvenne verso nord in Giordania. Fu qui il primo scontro tra l’Islam e il mondo non arabo/bizantino. Molti dei compagni e condottieri del profeta Maometto furono martirizzati e sepolti in terra Giordana. Oggi i sepolcri e i santuari sono mete di musulmani devoti. Ma le religioni ora convivono serene e a Karak vive una grande comunità cristiana. Molte delle famiglie cristiane del paese discendono da tribù arabe che vissero nella regione nel periodo bizantino. E' necessaria un po' di storia per capire che questi mattoni sono così insignificanti. La storia che a scuola non ho mai voluto nemmeno leggere, improvvisamente si fa bella ed interessante. Il povero Alessio come al solito è obbligato a leggere a voce alta i miei appunti, mentre ci aggiriamo per il castello. La storia di Karak è antica e ha inizio secoli fa, quando i Crociati lo costruirono impiegando vent'anni. Nel 1161 fu la residenza dei sovrani della Transgiordania, che all'epoca era il feudo più importante del regno dei Crociati. Nonostante resistette in un primo momento a molti assedi, cadde sotto il dominio di Rinaldo di Chatillon, noto per la sua barbaria. I racconti che si tramandano narrano che per divertimento gettava i prigionieri dalle mura del castello, rinchiudendo loro la testa in una cassa di legno. Ma la sua fine non mancò di arrivare, dopo che saccheggiò le carovane dei mercanti e i pellegrini musulmani, attaccando il cuore dell'Islam, Hijaz, e facendo incursioni nei porti arabi sul Mar Rosso, minacciando persino la Mecca. Non rispettò nessun patto e Saladino, il governatore della Siria e dell'Egitto, reagì immediatamente. Assediò la città di Karak, la bruciò e prese d'assalto il castello. Saladino, che ho sempre adorato considerandolo in fondo una persona leale, risparmiò la maggior parte dei prigionieri, tranne Rinaldo ovviamente, che uccise con le sue stesse mani. I difensori di Karak riuscirono a resostere per ben otto mesi all'assedio, prima di arrendersi ai musulmani che concedettero loro la libertà. L'avevo detto che Saladino era un personaggio romantico alla fine!
Karak divenne, sotto il controllo dei musulmani, la capitale di un'area molto vasta, grande come quasi tutta la Giordania ed ebbe un ruolo importantissimo nelle politiche del Medio Oriente per i due secoli successivi.
Quando passò sotto gli Ayyubidi e i primi sultani mamelucchi, il castello fu rinnovato e le fortificazioni furono consolidate. Furono erette torri apparentemente senza entrate e l'accesso alla città era possibile solo attraverso passaggi sotterranei. solo con la Grande Rivolta Araba venne sconfitto il governo turco, che finì nel 1918.
Con la nostra pila esploriamo le stanze e i corridoi che fecero la storia di queste terre. Le guide mentre accompagnano gli altri turisti spiegano bene i resti delle le cucine, i forni, le presse per fare l'olio e tutte queste cose sempre interessanti. Un ultimo sguardo all'orizzonte e lasciamo Karak.

IL CASTELLO CROCIATO DI SHAWBAK
Continuiamo il nostro viaggio sulla strada dei re tra nebbia, pioggia e tratti di sole. Il nostro amico non fa altro che ripetere big problem mentre procediamo a 30 km orari sulla strada più panoramica della giordania, ma che non vediamo affatto, perchè la nebbia non ci permette di vedere nemmeno tre metri più in là. E' strano ed affascinante immaginare la valle dei re, essere qui e non vederla con questo tempo quasi padano. Tratti di pioggia intensi si alternano a spazzi di sole e schiarite, il clima qui è davvero pazzo. Bastano una decina di chilometri per vedere cambiare tutto. La strada ad un certo punto è interrotta e prendiamo altre alternative. Dalla moschea vicina escono i fedeli e le strade dei paesi sono popolate nonostante il brutto tempo. Procediamo lenti perchè la strada è un continuo sali scendi e le persone attraversano senza troppa cura del nostro veicolo che sopraggiunge. La strada che percorriamo è una strada vecchia 5.000 anni, la strada dei re, che collega la capitale Amman alla città di Aqaba, sul Mar Rosso.
Il castello di Shawbak si trova a 25 km da Petra. A vedere il paesaggio ora arido non si direbbe che nel Medio Evo era un luogo ricco di acqua immerso in un verde i cui giardini facevano concorrenza per bellezza a quelli di Damasco. Provo ad immaginare tutto questo verde dove ora colline tondeggianti che si estendo a perdita d'occhio.
Il castello di Shawbak ci appare all'improvviso abbarbicato sulle pendici di una montagna giallo ocra e arida. L'ingresso è gratuito e il sito è solitario. Lasciamo una mancia ai custodi che sembrano diventicati del resto del mondo in questo luogo sperduto. Non incontriamo nessuno e con questo tempo da lupi anche il castello sembra mistico. Una tripla cinta muraria lo protegge, entriamo ed iniziamo la nostra esplorazione. Spiccano dei torrioni mamelucchi, le mura lunghe circa 170 metri e le pietre gialle. Il castello è particolare perchè è stato costruito in modo da sfruttare un fossato naturale e sembra un’estensione della collina. Questo ha fatto si che avesse una posizione strategica che ne facilitava la difesa. La conformazione del territorio favoriva la raccolta di acqua, proveniente soprattutto delle sorgenti che sgorgano da vallate a est. I Crociati che lo costruirono 887 anni fa e lo chiamavano il “krak di Montreal". Ora lo ammiriamo tra queste colline color caramello striato, formate da strati rocciosi con inclinazioni orizzontali e verticali. Affascinanti sono i colori così come i pendii ed i dirupi che scendono nelle profondità del Wadi Araba.
Nonostante la sua cinta muraria e le sue caratteristiche difensive cadde per mano di Saladino solo 75 anni dopo la sua costruzione. Fu realizzata una sala del trono, maestosa e valido esempio di architettura con un gioco di luci e prospettive tese a dar rilevo alla figura del sovrano. I Mamelucchi che lo conquistarono in seguito indrodussero importanti novità come una tintoria per la produzione dei tappeti. Nel 16° secolo Shawbak fu inglobata dall’impero ottomano e perdendo la sua importanza.
Vengo a sapere che fino agli anni 50 questo castello era abitato dalla popolazione locale. Ora stanze e passaggi tra cui ci aggiriamo sono parzialmente crollati, ma leggende raccontano misteriosi passaggi segreti. Come una scalinata di 375 scalini che porterebbe ad uno specchio d’acqua naturale che si trova sotto il castello. Dagli archeologi ne sono stati scoperti 150 di questi scalini e dagli studi effettuati ci sono molte possibilità che fosse davvero un passaggio all'acqua e non solo una semplice leggenda. La scalinata è ripida e potrebbe aver avuto incontrato anche l'acqua, importantissima ai quei tempi perchè le rese dei castelli avevvenivano spesso per la sete, data la siccità. Come mi intrigano queste storie!
Una missione italiana opera qui da vent'anni ed è venuta per studiare i segreti e l'architettura di Shawbak, che restò abbandonato per molti anni e non è certo turistico come l'altro castello crociato Karak. Secondo i nostri archeologici potrebbe essere addirittura l’insediamento crociato più importante di tutto il Medio Oriente, poichè la regione è stata d’importanza cruciale tra Oriente e Occidente, mondo cristiano e mondo islamico, Mediterraneo e Arabia.
Per comprendere tale importanza bisogna pensare a Petra dove fiorirono i Nabatei, a partire dal 4° secolo a. C. a cui seguirono i Romani, nel 109 d. C. che restarono fino al 7° secolo, perchè la zona fu poi invasa dai persiani.
L'importanza di Petra era nel suo valore di frontierea, quando si trovava sulla via della seta in un punto strategico oriente e occidente, cioè tra il Mediterraneo e Asia e persino tra la zona di Siria e Arabia e l’Egitto lungo quella che era la via dell’incenso. In epoca romana la sua posizione era di frontiera perchè situtata ai confini dell’Impero. L'importanza cadde in epoca islamica, perchè nel territorio così vasto non ricoprì più un ruolo strategico

PICCOLA PETRA
Lasciato il castello di Shawbak alle spalle, la strada continua con il tempo che si fa migliore e ci permette di arrivare abbastanza velocemente a destinazione. Wadi musa è il paese dove si trova il sito della famosa Petra. Si perchè Petra è la città nella roccia costruita dai Nabatei tra le montagne. All'esterno quello che è il centro abitato si è sviluppato con il nome di Wadi Musa. Il villaggio si sviluppa su una collina, la cui parte bassa è occupata da hotel di un certo livello turistico e la parte superiore ospita invece le case della popolazione locale e qualche hotel a gestione familiare. Certamente preferiamo la parte locale del villaggio e il nostro amico ormai ci conosce. Ci fermiamo al primo hotel che ci offre stanza doppia con colazione per 20 jd a notte. Accettiamo, lasciamo i bagagli e usciamo subito a fare un giro. L'atmosfera di Wadi musa non è certo quella di un paesino occidentale. Viette con le solite botteghine improbabili di chi vende solo carrozzine, innaffiatoi o biancheria. Qualche negozio che vende cellulari, ristorantini locali, fornai stracolmi di dolci e qualche minuscolo mini market, ma proprio mini.
Mangiamo qualcosa in un posto turistico ed è la prima volta che il cibo non mi soddisfa. Ormai sono esperta di hummus e company e questo non era di ottimo gusto. Pazienza girovaghiamo ancora per Wadi musa, tra negozi di bottigliette da sabbia stupende. Alcune sono veri e propri capolavori. Vediamo anche come fanno a fare tutti questi disegni e la pazienza e l'abilità che servono sono notevoli. La sabbia colorata viene fatta scendere nella bottiglietta con un imbuto molto piccolo e con un filo di ferro si sposta per dare forme e disegni. Incredibile come fanno cammelli, montagne, fiori e paesaggi sapientemente colorati.
Non avevamo in programma nulla, se non quello di girovagare un pò, ma finiamo per accettare la proposta di un taxi che per 10 jd ci vuol portare a piccola Petra, si offre di aspettarci fuori e riportarci indietro.
Piccola Petra è in arabo Siq el-Barid. Non abbiamo ancora visto il sito di Petra e fare paragoni non è il caso. Ho notato che non è stata apprezzata dalla maggioranza delle persone con cui ho parlato. Per me la Giordania non è solo nelle cose più sceniche e belle, ma anche in quelle da scoprire e meno appariscenti. L'ingresso è libero e fuori ci sono un paio di bancarelle e un signore che fa salire sul proprio dromedario, che coccola con tenerezza. Arrivando con il taxi notiamo che molte sono le famiglie che abitano in tende o nelle grotte della roccia, qui nel nulla. Anche la famiglia del nostro taxi occasionale vive tra queste montagne. Ci dice che qui è stato creato questo importante villaggio beduino su iniziativa del Governo del Re Abdullah II.
Piccola Petra la giriamo in libertà cercando passaggi tra canyon di roccia che qui ha un colore chiaro, ora anche nero per i fuochi che accendono a dire il vero. Alcuni tratti son troppo difficili e danneggiati perciò visto che siamo anche soli evitiamo esplorazioni approfondite. Il sito è abbastanza piccolo e la città era una realtà differente dalla vicina Petra. Fu realizzata sempre dai Nabatei, questo popolo fantastico, che la crearono per ospitare le carovane provenienti dall'Arabia e dall'Oriente, che andavano sino in Siria ed in Egitto. Le carovane sostavano qui dopo la traversata del deserto del Wadi Rum.
Piccola Petra aveva due ingressi: uno a est da cui partiva la via carovaniera dell'Oriente e uno verso ovest da cui partiva la via carovaniera della Siria e dell'Egitto o del mar Mediterraneo. Dapprima vennero scate molte piccole grotte nella roccia e quando assunse molta importanza venne ampliata con grotte più grandi, per poter ospitare la maggior mole di carovane. Ma non furono realizzati palazzi di grande effetto. Chissà che affascinante sarebbe stato vivere ai tempi delle carovane, mi immagino colori, stoffe, spezie, profumi, volti di mille razze che si aggirano per questo canyon.
Entrando sulla destra c'è un piccolo santuario di Duthu Ashara, il dio principale dei Nabatei, che viene rappresentato senza occhi e senza naso, in compagnia alle due mogli raffigurate più basse del marito e senza testa.
Il sito è un corridoio di 350 metri tra le due pareti di roccia bianca e rosa, non stretto e alto ma più largo e basso. La roccia sembra quasi liscia e morbida e i colori tenui sono leggere sfumature che cambiano nella penombra e nel silenzio. La parte iniziale è più larga e si restringe man mano che si cammina. Il sole stava quasi per tramontare quando siamo arrivati ed era un pò buio perchè la luce entrava a fatica. Anche per la luce scarsa e l'ombra viene chiamato Siq al-Berid, il Siq freddo.
Nelle pareti a destra e a sinistra appaiono le abitazioni scavate nella roccia arenaria, buchi che a volte sembrano occhi e bocche delle facciate di pietra. Pezzi di scalinate di pietra interrotte e che portavano chissà dove. All'interno delle grotte posti per accendere i fuochi e blocchi di pietra come letti. I soffitti sono spesso tutti neri perchè fino a pochi anni fa i beduini locali usavano ancora queste stanze e accendevano i fuochi la sera.
Al centro del sito si trova un altare sacrificale del I secolo a.C. dove venivano sacrificati animali agli dei per versare il sangue davanti alla statua della divinità. I sacrifici però non mi son mai piaciuti. A Piccola Petra ho la sensazione che il sito non sia molto valorizzato, va bene è piccino però si potrebbe mettere qualche indicazione e fare qualche lavoretto in modo da poter scoprire meglio, quello che per me resta un altro piccolo gioiello nabateo. Certo non ci sono grandi monumenti o palazzi, ma era una città comunque affascinante anche se minuscola. Come Petra anche questo sito fu riscoperto da Johann Ludwig Burckhardt solo nel 1812. E questo è solo un assaggio di quello che ci aspetterà nei prossimi tre giorni, si perchè abbiamo deciso che a Petra dedecheremo tre giorni pieni per esplorarla.
Ritornando a wadi musa passiamo da un villaggio dove asini e muli girano solitari e indisturbati, sembra che il paese sia abitato solo a loro! Strade deserte dove asini si aggirano con aria curiosa.
Finiamo a girovagare in un bazar e parlando con il ragazzo del negozio accettiamo di andare alla festa di capodanno, visto che oggi anche se me ne ero dimenticata è l'ultimo giorno del'anno! Chiama al telefono un amico che viene a portarci i biglietti. La festa è in un campo tendato nel deserto qui vicino alla Piccola Petra. Mi sembra il modo migliore di festeggiare, non reggerei un locale al chiuso. L'affascinante beduino che arriva sembra uscito da una favola! Turbante rosso rubino, occhi resi intensi dal kajal nero e cappotto di cammello fino ai piedi. Manca la musica e potrei essere su un set. Ci accordiamo perchè alle sette stasera passi a prenderci per portarci al campo.
Docciati e sistemati in hotel torniamo al bazar dove troviamo un altro ragazzo beduino che con la jeep e senza patente ha il compito di accompagnarci. Altro personaggio uscito, questa volta non so perchè mi sembra, da una piramide egizia. Lunghi capelli neri e ricci, volto ambrato, occhi con kajal nero e pizzetto stile faraone. Che personaggio, ma dove esce questo? mi chiedo mentre lo osservo nei suoi abiti rossi e gialli e il suo turbante. E' subito molto simpatico e quello che mi piace di lui è che sembra un pazzo! Scopro che oltre ad esser matto, è in effetti per metà egiziano, ci avevo visto giusto. Fa una telefonata troppo buffa ad una signora italiana che ha conosciuto, mentre guida in contromano e non proprio così rassicurante. Passiamo ancora dal villaggio dove gli asini solitari girano tra le vie e le case, senza stirarne nemmeno uno. Arrivati, salutiamo il mitico Lion, così si fa chiamare ed intriamo nel campo illuminato da mille candele.
Il deserto è sempre fantastico per la sua atmosfera ed il suo silenzio immenso. Non ho mai trovato un posto così silenzioso. Se anche sono nel posto più isolato uccellini o fuscii di foglie sono sempre piccoli rumori di sottofondo. Il deserto invece è sempre il luogo in cui nessun rumore si ode all'orizzonte. Arriviamo che il campo è tra le rocce chiare ornate di tante candele accese. Le tende rosse, bianche e nere nei colori arabi. Al centro c'è un grande fuoco che ci scalda perchè sceso il sole fa veramente freddo. Vengo omaggiata di un cappotto di dromedario incredibilemte caldo mentre facciamo amicizia con altri ragazzi e beviamo litri e litri di tè. Francesi, americani, canadesi, danesi, orientali.. un pò tutti qui riuniti, tutti molto socievoli e carini. Parlando con la bella ragazza canadese scopro che si è sposata con un ragazzo giordano di Wadi musa, che ora non vedo perchè è nel deserto con alcuni turisti. Sarà solo la prima di una serie di ragazze straniere che hanno scelto di sposare un beduino. Certo che sono molto affascinati! La cena è ottima e abbondante. C'è il buffet e ci si serve da soli. La serata passa in fretta tra fuoco, balli e canti. La danza del ventre è fatta da una ballerina enorme che mi fa un pò sorridere mentre fa suonare le monetine della sciarpa in vita ancheggiando. I beduini non perdono certo tempo e mi dicono subito che sarebbero felici di avermi come sposa. Grazie ma declino l'invito, mentendo e dicendo che sono già sposata! All'una ci facciamo riaccompagnare e torniamo in hotel, visto che domani la sveglia è alle 6.00!!

Il resoconto prosegue nella seconda parte, con Petra e altre meraviglie!

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