La nuova Serbia

in viaggio con Legambiente Volontariato in Serbia
torna alla mappa
La nuova Serbia

Il diario della carovana di SalvalarteScritto da Alessandra Bonfanti
da "La nuova ecologia"


Arrivare in Serbia per “Salvalarte”, la campagna che Legambiente dedica alla valorizzazione del patrimonio artistico, non ha significato soltanto varcare i confini nazionali. Ha significato soprattutto superare una frontiera culturale e puntare lo sguardo su un più vasto patrimonio artistico e storico da tutelare: quello di un’Europa prima danneggiata dai conflitti etnico-religiosi e dai bombardamenti Nato e poi colpita dall’instabilità politica e dalla crisi economica.
Durante la settimana di Pasqua 2003, a ridosso della partenza della campagna, una carovana di ventuno volontari è partita per un’escursione di tre giorni alla scoperta dei monasteri ortodossi nel Parco Nazionale di Fruska Gora, a 50 km. da Belgrado, con l’intento di incontrare le autorità di Novi Sad, capoluogo della Vojvodina, sul tema della tutela e della promozione di monumenti e siti naturalistici danneggiati dai bombardamenti.
“Obiettivo del viaggio – racconta Milos, giovane serbo bosniaco che ha organizzato il viaggio a conclusione dei suoi studi in Italia sul turismo per i beni culturali – è stato quello di riconoscere questi luoghi come partimonio europeo, facendo pressione sulle autorità locali e internazionali per avviare un urgente intervento di restauro e istituire i vincoli di tutela finalizzata a evitare future speculazioni”.
Il paesaggio del Parco svela le contraddizioni e le transizioni in atto: i monumenti alla resistenza partigiana guidata da Tito rievocano lo sgretolamento dell’ex Jugoslavia accanto ai resti di uno dei ripetitori della TV serba, ricordo dei bombardamenti Nato. Sullo stesso sfondo un nuovo albergo a quattro stelle che, sommato alla pratica di tagliare enormi quantità di alberi per finanziare il Parco, lascia perplessi sulla maniera di gestire lo sviluppo in un’area di interesse naturalistico.
La vera scoperta del Parco, 80 km. di lunghezza per 15 di larghezza, avviene attraverso i sentieri che collegano i monasteri, grazie a Dijura, una guida di quasi 80 anni che solo lo scorso anno ha collezionato più di mille km. a piedi.
Passando tra villaggi e monasteri, la visita diventa una discesa nell’antropologia dei luoghi. Nei sette monasteri visitati (Krusedol, Grgetek, Velica Remeta, N. Hopovo, Ravanica, Jazak e Mala Remeta), piccoli gioielli di architettura sacra, si incrociano i pochi fedeli e si familiarizza con la vita discreta che vi ruota attorno. È una giovanissima monaca di origine bosniaca ad accogliere i visitatori al monastero Jazak e a ricordare l’irrisolto conflitto in Kosovo: “In questo momento - dice - è solo grazie alla rispettosa presenza dei contingenti italiani che i monasteri del Kosovo non vengono saccheggiati”.
Che questa zona sia roccaforte della fede ortodossa, stretta tra il mondo cattolico e l’Islam, si percepisce bene arrivando a Sremski Karlovci, la capitale religiosa della Vojvodina, ai bordi orientali di Friska Gora, poco distante dalla città mercantile di Novi Sad. Proprio da queste parti si incontra un monumento emblematico dell’importanza che ha avuto la Serbia nella storia europea, ma anche della sua attuale marginalità. È la Cappella della Pace, luogo dell’armistizio firmato nel 1699 da Turchia e Santa Alleanza a conclusione della guerra di Vienna. Rimasta una delle rare chiese cattoliche presenti in Serbia, è attualmente affidata alle cure volontarie di un fedele che ha lanciato un appello per sanare l’evidente stato di degrado.
Entrando a Novi Sad, circa 230.000 abitanti, dal paesaggio rurale si passa alla dimensione metropolitana e si apre lo spettacolo del Danubio che qui si stringe diventando un importante punto strategico per il controllo del fiume. Da Petrovaradin, antica fortezza di eccezionale valore ingegneristico, si notano i resti dei tre ponti distrutti durante i 78 giorni di bombardamento. Solo nel 2000 hanno costruito un nuovo passaggio e, a ricordo dell’anno in cui circa 30.000 lavoratori attraversavano quotidianamente il fiume con delle chiatte, resta un provvisorio ponte di zattere.
I numeri dei danni causati dalla “guerra umanitaria” escono inevitabilmente dall’incontro con Ecoloski Pokret, il movimento ecologista di Novi Sad. “La città è uno dei sei ‘punti neri’ della Serbia – spiega Nikolas Aleksic, presidente dell’associazione – dove si concentrano i danni più gravi dal punto di vista sanitario e ambientale. I dodici bombardamenti consecutivi che hanno interessato la raffineria, una delle più grandi del Paese, sono la maggior causa dei disastri ecologici: il 60% dell’acqua risulta inquinata dalle quasi 100.000 tonnellate di nafta che hanno contaminato le falde della città”.
Ma non finisce qui. “Uno studio sulle malattie provocate dai bombardamenti, realizzato dall’Accademia delle scienze e della medicina di Novi Sad – aggiunge Nikolas – ha registrato inoltre un aumento impressionante di casi di infarto, la ricomparsa di malattie scongiurate come la tubercolosi e l’incremento dei casi di cancro”.
A fronte di questa situazione, lo sforzo maggiore da parte della comunità internazionale dovrebbe essere rivolto a rispettare le specificità delle componenti culturali di quest’altra metà di Europa, senza proporre facili modelli di omologazione culturale ed economica, molto in auge di questi tempi in Occidente nella pianificazione dei contesti post-bellici.
Forse, nel piccolo, si può cominciare proprio da una vacanza diversa. Per scoprire non soltanto un itinerario estraneo ai circuiti turistici ma una parte della nostra storia, recente e passata, attraverso le bellezze, l’arte e i costumi della Serbia. Provando a ricostruire un ultimi ponte, questa volta culturale, abbattuto da tanti anni di conflitti: quello dell’integrazione e dell’incontro tra le culture.
Per saperne di più: Milos Zubic, Legambiente Veneto, tel. 042527520, legambienteveneto@tin.it

Lascia un commento
Per inviare commenti è necessaria la registrazione
Vai alla pagina di registrazione
Seguici su Facebook