L'Olanda com'era

in viaggio con Antonio_De_Notaris in Olanda

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L'Olanda com'era

Ho ripulito un po’ di cassetti in queste giornate di festa pasquali e, persi nel fondo di uno di essi, ho trovato le foto di un mio vecchio viaggio, fatto quasi 20 anni fa ma ancora vivo nella mia mente: è stato uno dei miei primi viaggi “in solitaria” e la meta fu i Paesi Bassi con Amsterdam e i suoi dintorni.
Ero giovane, poco più di uno studentello e senza una lira (all’epoca appena 20enne) però avevo già l’esuberanza di chi ha voglia di scoprire e vivere nuove esperienze e lontani posti quindi mi ci dedicai anima e corpo alla sua realizzazione: lavorai un inverno intero (e studiai nel contempo) per concedermi quel soggiorno fin quando arrivarono la primavera e il momento di pianificare tutto il tragitto.
Se ora tutto è facilitato dall’uso di Internet (per avere notizie o informazioni basta andare su alcuni link come www.holland.com/it o www.olanda.com o www.amsterdam.info o fare una veloce ricerca con Google) all’epoca queste opportunità non esistevano quindi, per prima cosa, mi rivolsi ad una agenzia di penfriends dove si effettuavano scambi di ospitalità tra giovani ed entrai così in contatto con un giovane studente di Amsterdam e con il quale, dopo una serie di lettere di presentazione, convenni che m’avrebbe volentieri ospitato per due settimane nella sua casa alle porte della città: non ci fu scelta migliore. Era il periodo che iniziavo a bazzicare agenzie di viaggio e compiere letture turistiche e colsi al volo l’opportunità di acquistare un volo KLM per Amsterdam alla cifra modica di 150.000 lire in offerta per gli under 26 sola andata e di effettuare il ritorno utilizzando il famoso Bige, il biglietto scontatissimo che le ferrovie mettevano a disposizione per i giovani su una unica tratta.
L’ultima cosa che avevo da pianificare era la valigia: cosa metter dentro? I Paesi Bassi d’estate regalano giornate meravigliose se il freddo vento proveniente dal Mar del Nord non spira altrimenti bisogna prepararsi a temperature umide se non anche freddine e quindi un abbigliamento a cipolla fu l’ideale per affrontare gli inconvenienti meteo.
Un curioso "amarcord" su com'era vent'anni fa il Paese dei tulipaniIl viaggio d’andata avvenne in una bellissima giornata e quando l’aereo iniziò a planare sul territorio olandese, intravidi dal finestrino campi coltivati e piccole cittadine e riuscii anche a vedere dall’alto i primi mulini (l’incontro ravvicinato avvenne più tardi).
Hans, futuro biologo che ora abita in Sud Africa, mi venne ad accogliere all’aeroporto e mi portò nella sua tipica casa alle porte di Amsterdam: la sera iniziava a scendere sulla città e migliaia di luci e lucine si accendevano. Ero nei Paesi Bassi e volevo vivere questa bella avventura. Hans mi dette una bellissima ospitalità: ebbi le chiavi della sua casa (un villino con giardino a 10 minuti a piedi dalla stazione di Hoofddorp), una bici confortevole, facoltà di andare e venire quando volevo e, quando fu libero dai suoi impegni, mi accompagnò in giro per la città e per il paese.
Fu così che nei giorni seguenti mi dedicai a visitare Amsterdam: raggiungevo il centro con un comodissimo treno su cui imbarcavo anche la bici e giravo con lei dappertutto. Dalla Centraal Station percorrevo il Damrak fino al Dam, la grande piazza su cui si apre il Koninklijk Palais, e lasciavo la bici parcheggiata nei dintorni e poi passeggiavo a piedi per il Rokin fino all’inizio del Canale Amstel e svoltavo in Kalverstraat, proseguendo dritto: ero nel pieno della fervida Amsterdam. Ricordo che visitai il Museo di Madame Tussauds, la Anna Frank Huis (molto emozionante), la Westerkerk, la Oude Kerk e il suo campanile, e i due musei principali ossia il Rijkmuseeum e il Van Gogh Museum (di cui ancora rammento i magnifici quadri contenuti, fra cui alcuni celebri “Girasoli”).
Più che visite, Amsterdam la percorsi in tutte le sue strade e lungo tutti i suoi canali, ammirando l’ardita architettura dei palazzi e apprezzando l’aria liberal innovativa che la città e gli olandesi offrivano (per esempio, le bellissime house boats colorate e piene di fiori). Spesi molto tempo seduto nei tanti bar di Leidseplein o di Rembrandtplein godendomi il passeggio, la gioventù, i primi artisti di strada che vedevo (ero stato già a Parigi ma non ricordavo di averne visti) e anche i primi “uomini-statua”, quelli che oggi son anche nelle nostre piazze ma che per me furono una totale e sorprendente novità. E poi i parchi, pieni di verde e di… mucche: vedere mucche e scoiattoli e anatre camminar liberamente per i viottoli e i prati fu qualcosa di sconvolgente.
Giravo in bici, mezzo migliore per chi può usarlo, pedalando da un canale all’altro e seguendo rigorosamente le piste ciclabili ma c’era anche un ottimo servizio di tram che portava veramente ovunque. Insomma, mi mossi ad Amsterdam in lungo e in largo di giorno per le mie visite e la sera per divertirmi nei tanti locali o birrerie che si aprivano lungo i canali o nelle strade più affollate.
Approfittando sempre del comodissimo treno, mi spostai celermente anche nei dintorni della città: Leida fu la mia prima tappa. E’ una cittadina molto carina, facilmente raggiungibile e ricca di alcune testimonianze storiche come la Pieterkerk, il Burcht (Fortezza) che domina da una collinetta e il suo centro perfettamente conservato: è proprio qui che effettuai la mia prima visita ad un mulino olandese.
Hans fu gentilissimo e con la sua auto (una vecchia Panda color azzurrognolo sbiadito) mi portò in giro per il paese con una serie di deliziosi viaggetti one day dove visitammo posti incredibili.
Il primo iniziò con una puntata a L’Aia o Den Haag dove ammirai il Binnenhof, la Mauritshuis, la Corte Internazionale di Giustizia (dal fuori), la Old Town Hall e la divertente Madurodam, la celebre cittadina in miniatura.
Mi ricordo che il mio primo venerdì di soggiorno lo trascorremmo in giro per la Zelanda ossia la zona a nord di Amsterdam: Hans mi portò prima ad Alkmaar e al suo famoso mercato dei formaggi dove uomini in costume folckloristico effettuavano la pesatura delle forme e poi li trasportavano a spalla su appositi sostegni, come ai tempi antichi. Da qui raggiungemmo Enkhuizen, per visitare l’affollato porto sul lago d’Ijssel e poi andammo a Medemblick, dove visitammo il Radboud Kasteel e vidi per la prima volta i polders, le terre sotto il livello del mare. Ci spingemmo così ancora più a nord ed attraversammo l’Afsluitdijk, l’enorme diga che separa il lago d’Ijssel dal mare: un lungo serpente di poco più di 30 km che percorremmo in tutta la sua lunghezza. Concludemmo il giro a Giethoorn, un tipico villaggio frisone circondato da canali in cui ci si spostava o a piedi o in barca (le auto sono bandite anche perché il paesino sorge totalmente circondato da canali d’acqua).
Era appena iniziata la mia seconda settimana di soggiorno che il tempo repentinamente cambiò (eravamo in pieno Agosto) ma ciò non fermò la seconda gita che facemmo con la sua auto e che ci portò nel centro della nazione. Conservo ancora una foto di me sulla scalinata dello Stadthuis di Gouda, un bel palazzo dalle forme gotico fiammeggianti, nell’attimo in cui mi riparavo da un violento acquazzone, lo stesso che ci accompagnò fino ad Utrecht, la tappa successiva. Utrecht è quella che considero la più bella città olandese e il suo ricordo è tuttora indelebile nella mia memoria: il suo centro storico, la Domkerk con l’alta Domtoren, l’Oude Gracht (il vecchio canale) circondato da passeggiate e piccoli locali, i giardini, l’elettrica vita giovanile ne fanno una meta che consiglio di visitare sempre a chiunque decida di recarsi nei Paesi Bassi. La visitai sotto un raggio di sole uscito dopo quel furioso acquazzone mattutino e ricordo ancora piccoli particolari: io seduto ad un tavolino sulle sponde del vecchio canale che bevo l’immancabile birra e getto briciole di pane alle allegre papere nell’acqua.
Il giro si concluse a Muiden con la visita di un castello di cui ho mai saputo storia e funzionalità perché la guida durante il giro di visita parlò solo in neerlandese (e mi rammento che, all’uscita, non gli diedi la mancia che chiedeva: avevo capito nulla delle spiegazioni, perché dargliela?)
In quei giorni ero preso dalla frenesia di sapere e conoscere e giravo davvero dappertutto, fermandomi in ogni negozio, dalla rivendita di zoccoli al coffee-shop, ed entravo in qualsiasi luogo che ritenessi interessante, passando così dal Sex Museum sul Damrak alle chiese luterane e alla sinagoga ebraica, dal mercato dei fiori sul Singel alle rosse vetrine dell’Oosterdok e guardando con occhi curiosi e meravigliati le tante e le troppe novità che colpivano la mia curiosità di giovincello provinciale qual ero: è stato proprio qui che ho imparato a rispettare le diversità e a guardare con occhio meno critico ciò che potrei trovare amorale o contrario alle cosidette “regole sociali”. Hans aveva amici vari: sudamericani, asiatici e mediorientali; musulmani e ebrei; scandinavi e africani; etero o gay e pure Lilly, una simpatica trans (pasticcera eccellente) che vantava un fantomatico fidanzato italiano di nome Vincenzo e di professione pizzaiolo (!!!) e che era l’unica a parlucchiare la mia lingua. Ho frequentato tutti indistintamente, senza pregiudizi e senza eccezioni e ricordo ancora con un pizzico di nostalgia le cene da Hans dove io, novello cuoco (e dopo lunghe telefonate alla mia mamma), preparavo per 10 e più persone il timballo di riso e le crepes coi funghi e dove la birra e il vino italiano rendevano piacevoli e leggere le conversazioni che si intrecciavano.
Proseguii le mie visite nella settimana successiva, e raggiunsi un giorno Delft e Rotterdam, distanti pochi chilometri l’una dall’altra ma unite dal mitico tram 1.
Delft si presentò semplicemente deliziosa con i suoi canali fioriti, la grande Marketplatz piena di turisti e la Nieuwe Kerk svettante su di essa e proprio qui mi dedicai alla visita di una “pottery”, le famose fabbriche di maioliche smaltate, celebri in tutto il mondo. L’unica cosa che ricordo di Rotterdam, a parte le sue strade affollate, è il panorama che godetti dall’alto dello Euromast, una moderna torre che domina la città.
L’ultima gita che facemmo insieme io ed Hans ci portò di nuovo sulle rive del lago d’Ijssel passando per Zaandam (dove visitammo la casa dello Zar Pietro I), per il paesino lacustre di Volendam (e le mie narici fremono ancora all’odore di aringhe che avvisai) e finire poi a Hoorn, l’antico porto dalle casette colorate.
Passarono così le mie due settimane e benché Hans mi disse che potevo stare ancora qualche altro giorno e il Bige non aveva immediata scadenza, decisi comunque di partire per non mancare ai miei impegni universitari e quindi me ne andai a malincuore, ma con la promessa di ritornaci: lo feci alcuni anni dopo ma non fu con lo stesso spirito e con la stessa compagnia che ebbi allora. Così non metto piede nei Paesi Bassi da più di 10 anni ed ora che esistono molte compagnie aeree che atterrano nei principali aeroporti come Amsterdam o Rotterdam o Eidhoven, che le prenotazioni alberghiere sono più facili e celeri, e che si possono leggere tanti siti web di cui ogni città o monumento sono forniti in Internet per far conoscere orari ed eventi, mi sembra di vedere il ritrovamento di queste vecchie foto dimenticate nel cassetto poco aperto di una scrivania come il segno che un altro viaggio in questo splendido paese ricco di storia e di posti magnifici deve essere effettuato: a presto allora, mulini d’Olanda.

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