Ogliastra, la Sardegna più incontaminata

Alla scoperta delle tradizioni di una terra unica

"I Baunesi sono passati leggeri sulla loro terra e oggi proprio quella leggerezza è la loro forza". Così afferma un narratore sardo contemporaneo.
Ma già una trentina d'anni fa la "Guida alla natura della Sardegna" di Franco Tassi e Fulco Pratesi descriveva in questi termini il Golfo di Orosei: "Forse non c'è altrove nel nostro Paese un arco di costa così ampio e così sconosciuto: 40 chilometri di bastioni e falesie calcaree, appena interrotti qua e lè da poche calette, probabilmente il più bel tratto del litorale italiano in senso assoluto e senz'ombra di dubbio il più aspro e selvaggio".
Al fine di penetrare le meraviglie di un territorio davvero senza eguali, esistono parecchi itinerari a piedi, il più impegnativo dei quali, eloquentemente denominato Selvaggio blu e tracciato nell'assoluto rispetto dell'integrità dei luoghi, è considerato uno dei trekkings più belli d'Europa. Anche il CAI di Arenzano (Genova) ha voluto inserirlo nei suoi programmi per il 2003: ecco quindi Carla, Chiara, Domenico, Elisa, Enzo, Gabriele, Gimmy, Gino, Giovanni, Leandro, Maria, Mario, Nuccia, Paola, Riccardo, Stefania e Valerio (in ordine alfabetico, per non fare torto a nessuno) partire il 24 aprile alla scoperta di quel mondo così suggestivo.Il Selvaggio blu si svolge in direzione sud-nord con partenza da Pedra Longa, a breve distanza da Arbatax sulla costa orientale della Sardegna, ed arrivo a Cala Sisine dopo quattro pernottamenti intermedi in tenda. L'itinerario è suddiviso in cinque tappe e deve essere affrontato con una buona preparazione fisica e padronanza di tecnica alpinistica: ci si imbatte spesso in tratti molto ripidi in salita e in discesa, lunghi ghiaioni, passaggi di arrampicata fino al terzo/quarto grado e discese in corda doppia da pareti strapiombanti. Ma anche in assenza di tratti "tecnici", ci si trova sempre in un ambiente severo, fatto di sentieri talvolta non evidenti, estese lastronate di rocce frantumate e vegetazione spesso molto fitta. Inoltre, le singole tappe sono piuttosto lunghe, anche perché, specialmente con un gruppo numeroso come il nostro, molti passaggi richiedono di procedere con cautela e i tempi si dilatano di conseguenza.
Chi non se la senta di affrontare questo tipo di impegno o ritenga disagevole la formula itinerante può comunque orientarsi su una rete di itinerari escursionistici realizzabili in giornata facendo base in località strategiche.
Lo sviluppo del Selvaggio blu propriamente inteso è così suddiviso:
1^ tappa: Pedra Longa – Monte Ginnircu;
2^ tappa: Monte Ginnircu – Portu Pedrosu;
3^ tappa: Portu Pedrosu – Cala Goloritzé;
4^ tappa: Cala Goloritzé – Ololbissi;
5^ tappa: Ololbissi – Cala Sisine.

DOCUMENTAZIONE
- Baunei sentieri, di P.Cicalò e M.Verin, reperibile alla Cooperativa Goloritzé;
- Baunei selvaggia, di A.Batzella, Ediz. Punto di Fuga, anch’esso in vendita alla Cooperativa.
- Carta escursionistica in scala 1:50.000 “Ogliastra”, Ediz. R.Balzano.
IL GOLGO
Non si può non cominciare citando l'opera preziosissima di tutti i collaboratori del “Centro Escursioni Golgo Baunei - Cooperativa Goloritzé”, sempre disponibili per ogni tipo di esigenza. Parlo di Antonio, Marco, Mario, Gino, Federico, Fabrizio, Mariano, la guida Claudio e mi scuso per coloro di cui ho dimenticato o non ho conosciuto il nome. Ognuno di essi è del tutto intercambiabile nelle diverse mansioni, vale a dire condurre mezzi a trazione integrale, preparare gli accampamenti, cucinare, servire in tavola, ma anche intrattenere con canti e balli tradizionali.
Dopo il tragitto di tre ore in minibus da Porto Torres a Baunei attraversando scenari di bellezza selvaggia, una strada a tornanti porta alla località Golgo, nel cuore del Supramonte di Baunei. Si capisce subito che ci troviamo in un luogo davvero speciale: la bassa costruzione in pietra a vista della foresteria e la locanda "Il rifugio", gestite dalla Cooperativa Goloritzé, sono gli unici inserimenti di modernità, peraltro di impatto assai limitato, in un ambiente che è sostanzialmente rimasto immutato con il passare del tempo. Credo che in pochi altri posti al mondo capiti di passeggiare con naturalezza tra asinelli, capre, maiali, cavalli, bovini che si mescolano in totale libertà in un'immensa radura circondata da una cerchia di elevazioni apparentemente impenetrabili.
Il pomeriggio dopo l'arrivo può essere impiegato in una piacevole passeggiata per scoprire alcune attrattive nelle immediate vicinanze:
- la seicentesca chiesetta di San Pietro, edificata secondo la locale tipologia nuragico-cristiana; il piccolo edificio, che spicca sul terreno rossiccio con la semplice facciata bianca, sorge nel luogo di antichi culti pagani ed è circondato da un recinto parzialmente occupato da un rudimentale porticato, un tempo destinato a ricovero per i pellegrini;
- percorrendo l'antica bia majore, lungo la quale si riconoscono resti di pavimentazione romana, si raggiungono le piscinas, cavità naturali per la raccolta di acqua piovana impiegate per la lavorazione dei metalli ma anche per culti animistici degli antichi abitatori;
- a breve distanza, recintata per sicurezza, si trova la voragine di Su sterru, una delle più profonde d'Europa con i suoi 300 metri e un tempo sito in cui si celebrava il crudele rituale dell'uccisione degli anziani.

L’AMBIENTE OGLIASTRINO
Situato in provincia di Nuoro, il comune di Baunei appartiene alla regione dell'Ogliastra; il territorio è costituito da un altopiano che digrada verso ovest con pendenze moderate, mentre ad est l'affaccio sul mare avviene con falesie calcaree alte centinaia di metri. La loro continuità è interrotta solo dalle codule, cioè valli profonde, caratterizzate da muraglie rocciose e strette gole, che hanno termine in spiaggette appartate, e dai baccus, le vallette del versante interno scavate da fiumi che sono diventate vie di comunicazione tra la costa e l'interno.
Il risultato di questa morfologia tormentata è una sequenza di scenari grandiosi che si offrono ai percorritori del Selvaggio blu ma anche, seppure in misura minore, agli escursionisti che si avvalgono della rete sentieristica.

IL PERCORSO DEL SELVAGGIO BLU
Non voglio dare al resoconto la connotazione di una relazione tecnica, che reputo troppo specialistica nel contesto di un sito di viaggi; lo potranno fare in maniera più autorevole gli amici dei CAI in vista dell'inserimento negli archivi dell'associazione. Mi limiterò quindi a una sintesi, sottolineando nuovamente che si tratta di un itinerario impegnativo da non affrontare con leggerezza.
Già la parte iniziale del trekking riserva scorci panoramici da lasciare senza fiato, anche grazie alle condizioni meteorologiche che ci hanno riservato giornate di pieno sole.
La partenza avviene da uno slargo ai piedi di Pedra Longa, una scenografica guglia a picco sull’acqua che resta visibile per il primo tratto della tappa. Dopo alcune centinaia di metri a ridosso del mare, il tracciato prende quota con numerosi tornanti, prima tra folta vegetazione poi in un contesto via via più spoglio, fino a raggiungere il primo dei numerosi belvederi che incontreremo in questi cinque giorni: ci troviamo sulla Punta Giradili, 757 metri a strapiombo sul mare, che regala una gamma infinita di colori.
Superata la località Us Piggius (significa "gli strati", in riferimento alla struttura della roccia), dove sorgono alcuni capanni di pastori, ci accampiamo in una radura circondata da un bosco di lecci poco sotto la sommità del monte Ginnircu (m.811).
La seconda tappa si svolge in ambiente sempre più selvaggio, con continui saliscendi tra rocce fessurate e macchie di folta vegetazione in cui si alternano, tra gli altri, il leccio, l'erica, il ginepro, il mirto, il lentisco; ma non mancano profumatissimi cespugli di rosmarino e sorprendenti fioriture che riescono a farsi largo tra il pietrame. Dopo un lungo tratto all'interno e superato il Capo di Monte Santu, punto più orientale dell'itinerario, si ritorna a scorgere il mare a picco sotto di noi: si tratta di Portu Pedrosu (significa, è evidente, pietroso), una meravigliosa spiaggetta racchiusa tra due pareti rocciose in fondo a un fiordo difficilmente individuabile dal mare e meta finale della giornata. Il luogo è talmente suggestivo che, dopo la consueta cena preparata dai ragazzi della Cooperativa, ci infiliamo nei sacchi a pelo senza neanche montare le tende e ci addormentiamo ammirando un cielo stellato di rara limpidezza.
La terza tappa ha inizio con una risalita in sottobosco che riporta in quota per poi discendere su una spalla erbosa che attraversiamo letteralmente immersi in una rigogliosa fioritura. Giungiamo in vista dell'insenatura di Portu Quau (porto nascosto), anch'essa non visibile dal mare se non avvicinandosi in barca a poche decine di metri dalla costa, dopodiché ripieghiamo verso l'interno. Ci caliamo quasi al fondo di un baccus alquanto impervio per poi risalire sul versante opposto lungo una placca rocciosa di un certo impegno ma ben appigliata; sono degne di nota due soste ai tradizionali ovili di Cuile Pilighittu e Cuile Salinas (vedi Curiosità), finché un ripidissimo ghiaione e un ultimo salto di roccia portano alla spiaggetta di Cala Goloritzé. Lo scenario, dominato da un gruppo di torrioni calcarei tra i quali spicca il pinnacolo di 100 metri di Monte Caroddi, è talmente irreale da sembrare rubato pari pari a un film di Fantasy.
La quarta e quinta tappa sono le più impegnative, sia per la lunghezza dello sviluppo, sia per i dislivelli e la presenza di tratti di arrampicata e calate in corda doppia. Si lascia la stupenda Cala Goloritzè risalendo un ripidissimo ghiaione che, pur se con fatica, consente di guadagnare quota fino alla sommità dell'altopiano; da qui in avanti si continua a percorrere il Supramonte con numerosi saliscendi. L'ambiente, sempre severo, si conserva del tutto intatto, anche perché le guide non intervengono in alcuna misura ad agevolarlo, ad esempio con segnavia, infissi di sicurezza o sfoltimento della vegetazione. L'unica "facilitazione" consiste nelle "scale" in tronchi di ginepro intagliati e intrecciati, messe in opera, ancorandole alla parete, dai pastori a uso loro e non certo dei turisti per superare in salita o in discesa barriere rocciose particolarmente ripide; essendo sporgenti nel vuoto, devono comprensibilmente essere percorse con prudenza.
Il quarto e ultimo accampamento è allestito il località Ololbissi, in uno slargo nei pressi di un complesso nuragico che, per quanto in rovina, dà l'idea della sua estensione con diversi recinti adiacenti in pietre a secco.
La quinta tappa è forse quella che più di tutte si sviluppa in vista del mare, anche se la sua presenza è sempre diverse centinaia di metri al di sotto del tracciato. Ci si mantiene in prevalenza nei pressi del filo di cresta e spesso si può avanzare solo risalendo pareti di terzo/quarto grado o calandosi in corda doppia; in più, si è obbligati a passaggi spettacolari di particolare impegno, quali ad esempio un angusto arco naturale, una grotta scivolosa a picco sul mare e una aerea cengia che aggira uno sperone roccioso, opportunamente assicurata con corde dalla guida Claudio. Dopo un ultimo tratto in sottobosco si raggiunge finalmente la magnifica Cala Sisine, punto terminale di questo meraviglioso Selvaggio blu.
Mentre è ormai calata la notte, con un'ultima mezz'ora di cammino si risale la codula, vale a dire il greto asciutto del torrente, fino alle jeeps che ci risparmiano i tredici chilometri che dividono dal Golgo. La giornata si conclude con un'indimenticabile cena tipica in compagnia dei ragazzi della Cooperativa che ci coinvolgono infine in un simpatico intrattenimento di canti e danze.
Dopo l'ultimo pernottamento in foresteria, ci congediamo definitivamente da Antonio, Marco, Mario, Gino, Federico, Fabrizio, Mariano, Claudio (non mi sembra inopportuno citarli nuovamente, scusandomi ancora se qualche nome mi è sfuggito) per un saluto che tocca punte di autentica commozione.
Mentre i bagagli saranno trasportati in minibus a Cala Gonone, i fuoristrada della Cooperativa ci conducono a Santa Maria Navarrese, dove ci attende il barcaiolo con il quale, tramite Antonio, abbiamo preso accordi. Quale ideale completamento del trekking, percorreremo in gommone il tratto di costa da qui a Cala Gonone per ammirare dal basso gli scenari che per cinque giorni abbiamo attraversato in quota. Il servizio ci costerà 25€ a testa, poi ridotti a 22 dopo breve trattativa.
Il mare si è purtroppo increspato ed è scesa un po’ di foschia, per cui non possiamo apprezzare la costa nella sua veste migliore: ma anche così non perdono il loro fascino Pedra Longa, Portu Pedrosu, Portu Quau, Cala Goloritzé e Cala Sisine, oltre a piccoli angoli d’incanto non visibili dall’alto quali la Grotta dei Colombi, Cala Magroni (= cormorani), la spiaggia di Ispuligidenie (curioso nome che deriva da “is puligi de nie”, cioè “pulci di neve” con riferimento ai sassolini bianchissimi), la falesia di Serra ‘e lattone (da lattone = ottone, rame, per via del colore rosso-dorato della roccia) Cala Mariolu (“marioli” erano definite dai pescatori le foche che depredavano le reti), Cala Mudaloru, Cala Biriola.
Dopo tre ore di navigazione, allo sbocco dell’omonima codula, Cala Elune (o Cala di Luna), una spiaggia racchiusa da una folta foresta di lecci delimitata da pareti rocciose, vero paradiso degli arrampicatori, è un’irrinunciabile luogo di sosta per uno spuntino, anche se l’ambiente solitario che abbiamo penetrato nei giorni scorsi sembra un lontano sogno: oggi è il 1° maggio e, anche se la giornata è uggiosa e freddina, c’è già un certo affollamento di turisti.
L’approdo finale a Cala Gonone concide con il ritorno alla civiltà nel senso meno gradito del termine: l’odierno agglomerato urbano in cui si sono riversati i vacanzieri del lungo ponte di aprile/maggio fa sembrare distante anni luce la realtà caratterizzata in una rivista di viaggi che sfogliai alla fine degli anni Sessanta, quando questo tratto di costa era descritto come uno degli ultimi rifugi della rarissima foca monaca.
Non rimane che risalire sul furgone dei bagagli che ci conduce a Olbia, da dove salpa il traghetto per Genova. È tempo di lasciare la Sardegna, ma partiamo con la sensazione di avere visitato luoghi davvero straordinari in cui è rimasto un pezzetto del nostro cuore.In pratica l'ho già detto: la prima e l'ultima notte a bordo dei traghetti della Tirrenia Genova – Porto Torres e Olbia – Genova; la seconda e la penultima nella foresteria del Golgo; le quattro del trekking nelle tende e nei sacchi a pelo di nostra proprietà.Chi frequenta la Sardegna solo per i soggiorni nelle stupende località costiere può farsene un'idea, pur godendo di spiagge meravigliose, non del tutto completa. Quello sardo è infatti un popolo di terra e, prima che giungesse il boom del turismo balneare, il mare era visto come un'entità ostile, anche perché proprio di là giungevano gli invasori che di volta in volta nel corso della storia occuparono l'isola.
Ciò si ripercuote anche sulla gastronomia, che ha nei prodotti della pesca una voce secondaria ed è legata in prevalenza ai prodotti della pastorizia, dell'allevamento e dell'agricoltura. Nei cinque giorni del trekking e nei due trascorsi al Golgo abbiamo così gustato di volta in volta le squisite carni alla brace cotte con grande maestria, dal tipico “porceddu” al vitello, dal maiale alla capra, ma anche formaggi, salsicce e prosciutto tipici e, l’ultima sera, la “pecora in cappotto”, vale a dire lungamente bollita a fuoco lento con accompagnamento di verdure; e naturalmente le croccanti sfoglie di pane carasau, i vini locali e l’immancabile bicchierino conclusivo di mirto.Ho avuto modo di conversare piacevolmente, sia al Golgo che negli accampamenti serali, con i ragazzi della Cooperativa, in particolare Gino e Marco, e devo esprimere grande ammirazione per la fierezza con cui gli Ogliastrini tengono a mantenere vive le tradizioni della loro terra e raccontano i vari aspetti della vita dei pastori.
Una costruzione davvero originale è ad esempio quella degli ovili (“cuili”) che si incontrano nel corso del trekking: talvolta (ma non sempre) sfruttando cavità naturali, il tipico ricovero del pastore ha per base un muretto circolare di pietre a secco sul quale sorge una struttura a cono in tronchi di ginepro coperta da un graticcio di rami che consentono il tiraggio dei fumi garantendo al contempo la totale impermeabilità alla pioggia. Assai ingegnosa è anche la suddivisione degli spazi per gli animali, distribuiti secondo l’età e la condizione, in particolare i cunicoli seminterrati per gli ultimi nati.
Del tutto in tono alla tradizione pastorale è anche l’allestimento dello spazio per il pranzo nelle sere al campo. Il “tavolo” viene preparato con rami e frasche opportunamente selezionati e intrecciati fino a ottenere un piano soffice, sul quale è però sorprendente come si riesca a sistemare portate, piatti e bicchieri. I sedili all’intorno sono fatti con pietre sovrapposte in maniera volutamente instabile: i pastori dormivano infatti seduti e una posizione comoda rischiava di favorire un sonno profondo, imprudente in tempi in cui i furti di bestiame erano frequenti.
Merita infine di essere seguito con attenzione il procedimento della cottura alla brace, solo apparentemente semplice. In realtà il buon risultato è legato a una serie di fattori, nessuno dei quali può essere lasciato al caso: il taglio delle carni, la loro salatura, la posizione del focolare rispetto al vento, la stagionatura e la dimensione dei ceppi per ottenere una brace alla giusta temperatura, il tipo di arbusti per tenerla viva, la distanza tra lo spiedo e la fiamma, il momento giusto per avvicinarlo al fuoco in modo che il grasso stesso coli ad alimentarlo. Il tutto con ore di infinita pazienza, un valore spesso estraneo ai ritmi della vita di città e che queste serate sul Supramonte ci hanno fatto riscoprire.A piedi, naturalmente (e talvolta anche con le mani…). Per la logistica, ci siamo appoggiati alla Cooperativa Goloritzé (tel. 0782/610599), e-mail goloritze@tiscalinet.it , con sede in località Golgo (m.400), a pochi chilometri da Baunei, che ci ha assicurato:
- il prelievo con minibus dei partecipanti da Porto Torres all'andata e per Olbia al ritorno;
- il primo e l'ultimo pernottamento in foresteria con relative cene e colazioni;
- il servizio serale di trasporto delle attrezzature (tende, sacchi a pelo, ecc.) sul luogo del campo notturno tramite automezzi 4x4 o barche a seconda dell'ubicazione;
- il trasporto giornaliero dei viveri per le quattro cene al campo e successivo allestimento dei pasti, per lo più a base di carni alla brace, salumi, affettati e formaggi locali;
- ogni mattina il ritiro delle attrezzature e il recapito dei pranzi al sacco;
- l'accompagnamento di una guida pratica dei luoghi per l'intera durata del trekking.
Il tutto per una spesa totale pro-capite di € 330.

14 commenti in “Ogliastra, la Sardegna più incontaminata
  1. Avatar commento
    Leandro
    31/05/2010 23:03

    Ciao Antonella, grazie per la testimonianza. E' un piacere apprendere che, a distanza di sette anni, il servizio di Antonio e della Cooperativa è sempre eccellente! Un caro saluto, Leandro

  2. Avatar commento
    antonella
    27/05/2010 13:11

    @Leandro: Appena tornata dal Selvaggio Blu fatto con la Coop. Goloritzè. Fantastico, effettivamente ti cambia la vita. Concordo con tutto quello che hai scritto e anche io sono d'accordo che il supporto della Cooperativa, comprese le ottime cene, siano state un'ottima cosa, anche perché diversamente sarebbe molto dura e il momento conviviale piacevole della sera contribuisce ad accrescere lo spirito di gruppo. Oltretutto cene cucinate e consumate in modo naturale, un po' come potevano fare i pastori di una volta. E grande, grandissimo Antonio della cooperativa, che opltre all'aiuto che ci ha dato, ci ha trasmesso l'amore per la sua terra e ce l'ha fatta vivere in tutti i suoi aspetti, anche storici e antropologici.

  3. Avatar commento
    Gimmi
    23/05/2003 06:51

    Bravissimo Leandro! Hai saputo descrivere in modo preciso ma sensibile e coinvolgente l'esperienza che abbiamo vissuto insieme. Tornato bruscamente allo stress quotidiano lavoro-famiglia puoi capire con che malinconia ho dapprima tolto dagli scarponi la polvere di Sardegna e poi, giorno dopo giorno, ho visto guarire i graffi che la "macchia" e le rocce ci avevano lasciato sulle braccia sulle gambe: souvenirs autentici di quei giorni indimenticabili! A presto.

  4. Avatar commento
    Gabriele
    23/05/2003 06:51

    Solo oggi ho letto il tuo articolo, e mi ha fatto rivivere quei cinque giorni stupendi. Complimenti, hai saputo ricreare l'atmosfera che si respirava. Non ho dubbi che torneremo tutti insieme presto al "Selvaggio blu", esperienza che un pochino cambia la vita.

  5. Avatar commento
    Leandro
    23/05/2003 06:51

    Ti ringrazio per l’intervento, apprezzato in quanto riprova della molteplicità dei punti di vista ai quali Ci Sono Stato . it dà voce: è un punto fermo dal quale noi dello Staff, fin dal primo giorno, ci siamo ripromessi di non derogare. Quanto dici non fa una grinza ed è, se vogliamo, una faccia della tematica “viaggiatori o turisti” più volte dibattuta nei commenti in calce agli articoli e nel nostro Forum. La linea di demarcazione è spesso sottile e oscilla a seconda delle capacità di ciascuno e dell’opinione che gli altri si possono fare leggendo il resoconto o vedendo le immagini di un trekking, in ogni caso impegnativo, quale può essere il “Selvaggio blu”. Mi spiego meglio: io frequento da oltre vent’anni (ne ho parecchi sulla gobba…) le ferrate dolomitiche, per cui posso essere reputato una specie di Rambo (se non un incosciente) da chi è abituato alle passeggiate di fondovalle, e invece una mezza pippa da chi ha confidenza col sesto grado e magari guarda con sufficienza chi procede assicurandosi agli infissi artificiali. Parimenti, mostrando agli amici le foto di questo trekking, alcuni hanno commentato “Io non me la sentirei proprio”; di contro tu, che lo hai percorso senza appoggi esterni, ne sei giustamente fiero e reputi “morbida” la formula proposta dalla Cooperativa Goloritzé. Il discorso può portare lontano e coinvolgere anche l’aspetto della tecnologia, che oggi rende più facile ogni azione della nostra vita, anche il camminare in ambiente selvaggio: allora possiamo ancora reputare “puro” chi fa trekking o alpinismo con addosso migliaia di euro in materiali e abbigliamento supertecnici e nello zaino cartine dettagliate, l’altimetro digitale, una bussola di precisione, il telefonino cellulare e magari il navigatore satellitare? E’ un tema sviluppato in un bell’articolo di Alessandro Gogna (la cui lettura consiglio a tutti) a pag. 8 del numero di giugno del mensile del CAI “Lo Scarpone”, introdotto dal seguente inciso: “Sempre più incapaci di accettare dolore o sofferenze, ci adagiamo sulla quieta fiducia, sul benessere. E la montagna non è più vista come palestra di vita…”. Io credo che sia un fatto di equilibrio, sensibilità e coscienza ambientale da parte del singolo. Non mi sta bene lo sfruttamento scriteriato dell’ambiente in nome del turismo e non andrò mai sulle ferrate ideate contro ogni buon senso e su percorsi illogici (se non pericolosi) al solo scopo di attirare percorritori alla ricerca di atletismi; ma, tornando al “Selvaggio blu”, non credo proprio che poche centinaia di escursionisti all’anno che lo percorrono “facilitati” dal trasporto delle attrezzature, delle cene al campo e dalla presenza di una guida locale (che in cinque giorni non ho mai visto spezzare neanche un rametto), possano recare danno a una natura che gli abitanti stessi, per primi, tengono a preservare in quanto consci della ricchezza che possiedono. Penso comunque che sarai d’accordo che, in confronto alla realtà dei cosiddetti “rifugi” raggiungibili in macchina per la gioia di vacanzieri gaudenti, chiassosi e imbrattatori, ben venga anche il “Selvaggio blu” fatto con la guida. Sono certo che la posizione mia e la tua siano più vicine di quanto sembri: anche tu mi sei simpatico e mi faranno piacere tutti gli interventi che vorrai inserire! Per quanto riguarda la profondità di “Su Sterru”, ti ringrazio per la rettifica: è stata una svista mia.

  6. Avatar commento
    orbisi
    23/05/2003 06:51

    Ciao Leandro, amo molto la Sardegna ma soprattutto la Barbagia; ho apprezzato molto il tuo articolo, ma non sono d'accordo sul modo in cui la Cooperativa del Golgo organizza "Selvaggio blu". Secondo me che nel passato ho già percorso quell'itinerario con molte difficoltà, ma sono proprio queste a dare valore al percorso. Certo, avere l'acqua il cibo pronto alla sera ti cambia la vita, ed una guida che non ti fa perdere il sentiero. Sembra di essere in Nepal dove tutto è organizzato, preconfezionato senza un briciolo di avventura. Quindi chiamiamolo pure "Sardegna Blu". Una piccola precisazione la voragine di Su Sterru e di m. 280, ciao sei molto simpatico e bravo.

  7. Avatar commento
    Leandro
    23/05/2003 06:51

    Ringrazio Simonetta per gli apprezzamenti. Riguardo alle foto, al momento la struttura degli articoli ne prevede un massimo di sei; però abbiamo allo studio la valorizzazione di questo aspetto con l'aumento del numero delle immagini. Invito i lettori a continuare a seguirci: questa e altre innovazioni arriveranno, per offrire un Ci Sono Stato . it sempre più bello e interessante! Alla tua domanda rispondo che il "Selvaggio Blu" integrale è possibile solo con pernottamenti intermedi in tenda; però si possono fare bellissime escursioni in giornata facendo base al Golgo, che offre sistemazione nelle camerate della foresteria ma anche in confortevoli camere doppie. Ad esempio, la meravigliosa Cala Goloritzé può essere raggiunta in meno di due ore tramite un agevole sentiero.

  8. Avatar commento
    Simonetta
    23/05/2003 06:51

    Ciao, sono Simonetta, è la prima volta che visito questo sito e mi è piaciuto molto. I posti ripresi nelle fotografie sono bellissimi, peccato che sono poche! Volevo chiedere se c'è la possibilità di fare le escursioni dormendo in alberghi anziché in tenda. Saluti!

  9. Avatar commento
    Cisonostata anch
    23/05/2003 06:51

    Bello... bellissimo, non ho parole! Conoscendoti non potevamo, comunque, dubitare della tua bravura. Questa tua fatica ci sarà senz'altro utile per un prossimo (e speriamo presto) ritorno. Bye Nuccia

  10. Avatar commento
    Leandro
    23/05/2003 06:51

    Stefi, sei grande! (per i non iniziati: è la Stefania citata nell'elenco dei partecipanti, eletta dai ragazzi della Cooperativa Goloritzé la più carina del gruppo!)

  11. Avatar commento
    stefania
    23/05/2003 06:51

    Gran lavoro Leandro!!! Complimenti. Talmente fatto bene che mi è venuta troppa nostalgia... sigh!

  12. Avatar commento
    Adriano
    23/05/2003 06:51

    Molto ben curato ogni aspetto dell'esperienza. Descrizione ricca di dettagli intelligenti per una visita intelligente in quei bellissimi luoghi che Leandro ha avuto la fortuna di visitare.

  13. Avatar commento
    Leandro
    23/05/2003 06:51

    Non posso che ringraziare per gli apprezzamenti. La tua fedeltà a Cisonostato è comprovata dal fatto che sei intervenuto in questo spazio solo poche ore dopo la pubblicazione del resoconto. Fa anche piacere vedere condivise le mie vibrazioni positive per la Sardegna sotto tutti i suoi aspetti (pensa che, alla mia non più tenera età, è stata la prima volta sull'isola!). Contiamo sempre su tuoi interventi e tuoi articoli di viaggio! Salutoni!

  14. Avatar commento
    biruenico
    23/05/2003 06:51

    Leggere il tuo resoconto mi ha riportato a immagini, odori e sapori che mi hanno rubato il cuore durante le vacanze natalizie del 2000. Noi ci siamo mossi in dieci giorni da Olbia a Buggerro, motivo ufficiale l'arrampicata sportiva, ma in realtà ansiosi di scoprire e gustare questi splendidi luoghi (che già più volte avevamo frequentato). Suggerisco, se l'itinerario lo consente, di prevedere un soggiorno a Villamassargia nell'Iglesiente presso il bed and breakfast di Betti "Il castello di Gioiosa ...". Oltre a conoscere Betti (un portento della natura) avrete l'occasione di gustare cibi stratosferici e genuini, oltre che fruire di un ottimo punto di partenza per la costa occidentale dell'isola meno nota, ma che merita sicuramente quanto l'orientale. L'entroterra poi è strepitoso e la gente ti tocca il cuore con spontaneità... vi rimando al mio resoconto di viaggio presente sul sito per gli altri particolari! Ancora grazie Leandro: nei tuoi racconti c'è sempre un'emozione particolarmente coinvolgente... quanti viaggetti ho già fatto leggendo i tuoi scritti!

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