La Réunion, ci avete mai pensato?

Dieci giorni su un’isola tutta da scoprire, fra mare, vulcani e natura rigogliosa

Scelgo questa destinazione un po’ per curiosità, un po’ perché da quelle parti Mauritius, Seychelles ci siamo già stati, un po’ anche perché i prezzi mi sembrano apparentemente più abbordabili, tutto questo senza dire niente a mia moglie, le voglio fare una gradita sorpresa.
Mi documento inizialmente sui vari siti internet locali, consulto a lungo il sito www.homelidays.com specializzato per quanto riguarda B &B e affitto di mini appartamenti in tutto il mondo. E’ possibile anche in quasi tutti i casi verificare la disponibilità per il periodo prescelto, è quasi tutto al completo dalla metà d’ottobre a tutto novembre, questo già ai primi d’agosto, comunque non recedo dal mio proponimento, sicuro che prima o poi troverò quello che cerco restando ovviamente in un budget di spesa intorno ai 40 –50 euro a notte.
Nel frattempo informo Ivana della mia decisione, stranamente accetta senza obiettare. Acquisto i biglietti Air France Firenze - Parigi - Reunion partenza 29 ottobre ritorno 9 novembre, 1060 euro a testa. Ci sarebbe anche la possibilità di scelta di Air Austral ma sono necessari due biglietti separati, questo comporta il fatto che in caso di ritardi o cancellazioni non c’è riprotezione da una compagnia o dall’altra, almeno così mi consiglia il mio amico dove mi sono già rivolto altre volte per biglietteria, visti o altro, fra l’altro c’è anche poca differenza di prezzo. C’è soltanto il disagio del trasferimento dall’aeroporto Charles de Gaulle a Orly ma questo non dovrebbe essere un problema, c’è un servizio gratuito per i clienti Air France.
Trovo alla fine la sistemazione che voglio a Hermitage Saint Gilles de Bains per 46 euro a notte presso Residence Coco Island www.chez-cocoisland.com struttura scelta direttamente sulla Lonely Planet, solamente qualche problema ad intendersi con il proprietario alla fine mi chiede il 30% in acconto ed il saldo all’arrivo. Lui mi richiedeva l’invio di un assegno, io insisto che sarebbe molto meglio un bonifico internazionale alla fine mi fornisce le coordinate bancarie.
Quando mi decido per prenotare un’auto trovo anche in questo caso alcune difficoltà, le compagnie low cost per il periodo prescelto non possono offrire un’auto medio-piccola, mi rivolgo all’Avis, prenoto i dieci giorni che poi diventano undici perché la riconsegna è alle 18 per 466 euro.
Non preparo nessun programma, decideremo sul posto giorno per giorno, ma data la nostra astinenza da mare e spiagge che perdura da qualche anno daremo maggior rilievo ad un soggiorno balneare piuttosto che ad altro.
L’isola di Reunion ha una superficie complessiva di circa 2600 Kmq quasi interamente ricoperta da montagne, vulcani, foreste, la zona balneare è limitata però solo alla costa occidentale per circa 25-30 km dalla Capitale Saint Denis fino a Saint Pierre, tutta la costa orientale è a dirupo sul mare e le spiagge sono praticamente inesistenti.
E’ una provincia francese a tutti gli effetti, fortunatamente poco seguita dal turismo di massa, a parte la stragrande maggioranza di turismo proveniente dalla madre patria, solo qualche svizzero e tedesco, gli italiani sono una vera rarità.
I prezzi? Alla fine non mi sono sembrati esorbitanti, ci sono anche alberghi e residence da 80-100 euro al giorno ed anche più ma si può trovare come ho trovato io delle sistemazioni dai 35 ai 50 euro al giorno in camera doppia; una cena in due con antipasto, portata principale, dessert due birre dai 50 ai 60 euro, la benzina 1,61 euro diesel 1,25, parcheggi praticamente tutti gratuiti. I prezzi di verdura, frutta, salumi, formaggio, pane, al supermercato sono in linea con quelli italiani.
Tutte le zone sono decisamente tranquille, non ho mai visto a giro polizia sulle strade o un vigile nelle città, criminalità praticamente inesistente a parte qualche furtarello che sono più che altro delle ragazzate.
Oltre alle spiagge come dicevo la maggiore attrattiva dell’isola è tutto ciò che si trova all’interno, piantagioni di canna da zucchero da cui si ricava dell’ottimo rum, che viene poi arrangiato con spezie e bucce d’arancio o altri frutti che gli conferiscono un aroma tutto particolare che viene artigianalmente prodotto in ogni casa, conosciuto quindi come Rum arrangiè. Ci sono poi coltivazioni di cannella e vaniglia, e naturalmente le montagne con i loro Cirques, vecchi crateri vulcanici, d’innegabile aspetto scenografico, paesini all’interno che sembrano tolti da una cartolina delle nostre Alpi, cascate e sentieri a non finire, per i trekker incalliti è consigliabile portarsi anche oltre che le scarpe adatte anche due piedi di ricambio!
Pochi giorni prima di partire vengo casualmente a sapere che è stato programmato uno sciopero delle hostess e steward di Air France proprio nei giorni del ponte di Ognissanti. Questo ovviamente ci mette in apprensione, non riesco a sapere niente, parlo per telefono con una certa difficoltà con un impiegato della compagnia, mi assicura che mi farà sapere qualcosa se ci dovessero essere delle complicazioni, lascio e mail e n. cellulare.29 ottobre sabato
Partiamo senza avere ancora notizie precise del possibile sciopero. Il volo da Firenze comunque è regolare arriviamo a Parigi CDG alle 15,30. Per fortuna lo sciopero pare sia stato disdetto. Dobbiamo prima ritirare i bagagli e poi uscire. E’ cambiato molto dall’ultima volta, non siamo al terminal principale dove ero arrivato già altre volte da Firenze ma al 2G. Chiedo subito informazioni per avere il voucher gratuito per il trasferimento a Orly, la gratuità è solo per i clienti Air France altrimenti sono 19 euro. Mi indicano di prendere lo shuttle che collega i vari terminal, devo scendere alla prochene e lì chiedere ancora, non ci sono indicazioni ma a forza di chiedere e richiedere alla fine trovo la via giusta, devo però ancora farmi dare il voucher da consegnare all’autista, trovo alla fine un impiegata gentilissima che mi fa avere il biglietto ed al tempo stesso mi stampa pure le carte d’imbarco.
Ci vuole quasi un’ora per arrivare considerando il traffico intenso anche se si percorre una veloce tangenziale.Ci sono da attendere ancora quasi tre ore che inganniamo mangiando qualcosa e girellando per il duty free, ma essendo il nostro un volo praticamente nazionale non c’è nessuna convenienza. Partiamo con oltre un’ora di ritardo, forse uno strascico dello sciopero annunciato. Il servizio ristoro a bordo è di pessima qualità, per fortuna c’eravamo rifocillati prima di partire, sono quasi 11 ore di volo ma partendo in orario notturno si sopporta meglio, fisiologicamente siamo già portati a dormire.

30 ottobre domenica
Atterriamo al Roland Garros di Saint Denis alle 10.20 circa, ovviamente l’ora di ritardo non è stata recuperata, usciamo fuori e sentiamo subito una temperatura decisamente calda anche se tira un leggero venticello. Mi porto subito allo sportello dell’Avis, la prenotazione è confermata, pago 466 euro per 11 giorni oltre ad una cauzione di 400 che mi verrà restituita alla riconsegna. Mi viene data una Twingo abbastanza nuova ed usciamo.
Dopo aver sbagliato giustamente la direzione e percorso circa 5 o 6 km su la N2 mi fermo alla prima area di servizio e chiedo informazioni ed acquisto una cartina stradale dell’isola. Appena posso torno indietro e prendo la direzione giusta. La superstrada N1 ( costa occidentale) è una veloce arteria ma molto trafficata, passiamo davanti alle località di Possesion, Le Port e Saint Paul, poco dopo cominciamo a trovare le indicazioni per Saint Gilles le Bains.
Usciti dalla superstrada ci troviamo quasi subito nel centro del paese e comincio a chiedere le indicazioni per raggiungere la nostra prossima dimora Coco Island a Hermitage Saint Gilles senza però avere grandi delucidazioni E’ domenica, ci sono tanti negozi ma sono praticamente tutti chiusi, fra l’altro cominciamo anche a sentire fame considerando che pure la colazione di Air France è stata piuttosto scadente, ci fermiamo in una boulangerie dove prendiamo una baguette con il prosciutto.
Solo con lo stomaco parzialmente rimesso a posto riesco a capire che Hermitage è praticamente una frazione distante circa 4 km in direzione sud, finalmente arriviamo a destinazione, incontro subito il proprietario Nicolas, fortunatamente parla un pò d’inglese quindi ci capiamo meglio, mi mostra tutta la struttura, per chi lo desidera c’è la possibilità d’utilizzare la cucina comune e la nostra camera, semplice ma funzionale con un frigo dove possiamo riporre eventuali provviste e un televisore a schermo piatto che ricopre quasi tutta una parete.
Posati i bagagli, fatta la doccia e cambiati siamo pronti per uscire, veramente pochi passi e siamo nella zona commerciale con supermercato, bar e negozi. Ancora tre passi e siamo sulla spiaggia, c’è molta gente ma torno a dire è domenica, quindi oltre ai turisti c’ è anche tanta gente del posto e la gente locale nei giorni di festa è molto propensa ad effettuare pic nic con gli amici o in famiglia. Raggiungiamo una baracchina dove ci fermiamo per una rinfrescante birretta e cominciamo con calma a dare un’occhiata più approfondita all’immancabile Lonely Planet per come affrontare la serata.
Riprendo la macchina, torniamo a Saint Gilles, c’è un piccolo porticciolo per natanti da diporto, ci fermiamo sul lungo mare poi torniamo indietro, scegliamo il ristorante La Manta, ordiniamo un piccolo antipasto, io poi scelgo un piatto tipico della zona il Cari de Poisson. Ivana poco propensa ad innovazioni gastronomiche ordina una dorade alla griglia ma risulta poco cotta. A questo punto non rimane altro da fare che ritirarci.

31 ottobre lunedì
Usciamo per fare colazione, c’è solo un bar aperto, andiamo poi sulla spiaggia dove passiamo tutta la mattinata, l’acqua non è eccessivamente molto calda, ma con un giusto acclimatamento ci si può stare,ci sono molti frantumi di corallo morto, meglio indossare delle scarpette da scoglio, che per il momento non ho. C’è ancora abbastanza gente considerando che è un giorno di ponte anche per loro, comunque si sta benissimo.
A fine mattina andiamo al supermercato Score che il lunedì apre a mezzogiorno, la domenica invece chiude a quell’ora, gli altri giorni fa orario continuato dalle 9 alle 20. Facciamo un po’ di provviste: pane, prosciutto, formaggio, biscotti, mezzo pollo arrosto per il pranzo e frutta pensiamo di tornare in serata per acqua, birre e cose più pesanti. Mi compro le scarpette molto convenienti 10 euro e una maschera, quella vecchia mi si era rotta l’anno scorso.
Dopo un breve riposino verso le 15 raggiungiamo il vicino paesino in collina di Trois Bassin, pochi Km tante curve e siamo già oltre i 700 mt. Il paesino è abbastanza carino, c’è una piccola chiesa ed alcuni negozi, capiamo fin da subito che tanta gente del posto vive sulle colline, per avere maggior refrigerio dalle calure estive e sicuramente anche per prezzi immobiliari sicuramente più accessibili.
Riscendiamo a Saint Leu altra cittadina sul mare dove anche lì si trova un piccolo porticciolo, assistiamo al tramonto e rientriamo verso l’Hermitage.Ci fermiamo al supermercato come convenuto, compriamo acqua minerale, birre ed una bottiglia di vino che carichiamo in macchina.
Andiamo direttamente al ristorante per la cena, questa volta scegliamo Coco Beach, anche questo consigliato dalla Lonely Planet, per non avere sorprese su pesci e condimenti strani ordiniamo una grigliata mista di carne, ci viene portato direttamente in tavola un piccolo braciere così ce la possiamo cuocere a nostro gradimento, la carne secondo quanto scritto sul menù proviene prevalentemente dall’Australia e dal sud Africa, sono piccoli pezzi di carne di manzo maiale, canguro, pollo ed un altro tipo che non ricordo,sono necessarie 2 birre da 33 ml a testa, un dessert a mezzo, spendiamo 66 euro.

1 novembre martedì
Decidiamo d’andare alla spiaggia di Boucan Canot, distante circa 6-7 km, la Lonely Planet descrive la località come una petit Saint Tropez, seguo le indicazioni Plage e parcheggio, quando arriviamo sulla spiaggia stranamente troviamo pochissime persone anche se è giorno festivo.
Stendiamo i nostri teli sulla sabbia e ci crogioliamo al sole, il mare è leggermente mosso, mi rendo subito conto che non è consigliabile fare il bagno, forse è più adatta a surfisti esperti. Sul lato destro ci sono degli scogli e su alcuni ci sono dei fiori freschi, lasciati sicuramente a ricordo di qualcuno che vi ha perso la vita, più tardi arriva pure una donna che getta in mare altri fiori. Passiamo comunque lo stesso la mattinata, resto però deluso da questa definizione di località molto esclusiva, mi renderò conto soltanto nei giorni successivi che il paesino è solamente distante poche centinaia di metri oltre la barriera di scogli che avevamo trovato poco prima.
Rientrando ci fermiamo per comprare una baguette e delle paste freschissime e buonissime alla Case du Pain.
Nel pomeriggio torniamo sulla nostra spiaggia. finalmente posso fare il bagno più tranquillamente, nel pomeriggio l’acqua è leggermente più calda, con la maschera posso anche farmi un breve snorkeling a pochi metri da riva, posso osservare alcuni pesci colorati ed un accenno di corallo vivo.
Arriviamo a piedi al Marmitte altro ristorante consigliato ma è pieno e non c’è posto, prenotiamo per la sera successiva, torniamo al Manta ma stiamo peggio della prima volta.

2 novembre mercoledì
Partiamo alle 7,30, in meno di 20 minuti siamo a Saint Luis, ma decidiamo di fermarsi al ritorno, vogliamo raggiungere subito la località di Le Mokes, descritta come un’incantevole località di montagna a 1200 mt.
Dopo svariati tentativi di prendere la strada giusta, vi riusciamo soltanto quando un gentilissimo ragazzo d’origini orientali ci instrada seguendo la sua auto. Il paesino in effetti è carino, punto di partenza anche per svariati percorsi di trekking nella zona, ci sono numerosi B & B segno evidente di un notevole afflusso turistico. Ci limitiamo ad una breve passeggiata anche perché nel frattempo sono già le 10 passate e vogliamo raggiungere La Fenetre da dove pare si possa godere di una stupenda vista sulla vallata fino al mare, ma dopo pochi Km la strada è sbarrata e chiusa al transito per una recente frana, dopo le necessarie e dovute imprecazioni di rito non ci resta altro che tornare indietro.
Rientrati a Saint Luis, questa volta troviamo subito la strada che conduce a Cilaos, sono solo 37 km ma ci sono da affrontare 400 curve, non le ho contate ma sono veramente tante con dei tornanti quasi da brivido. La località è il capoluogo del Cirque omonimo oltre i 1200 mt, è una località turistica e termale frequentata fin dalla fine del XIX secolo. Sembra davvero di essere in un paesino delle Alpi, il Piton de Neiges con i suoi 3070 metri sovrasta la località, punto focale per gli appassionati d’escursionismo, noi ci limitiamo ad una breve passeggiata sulla via principale, ci fermiamo in un ristorantino per il pranzo, poi aspettiamo che alle 14 apra la Maison de Broderie. E’un’istituzione del paese, qui le donne da generazioni, nel loro tempo libero si dedicano all’arte del ricamo creando centrini, tovaglioli ed altro di finissima fattura, per crearne uno solamente una donna impiega anche 10 – 15 giorni ed il prezzo ovviamente ne risente, uno dei più semplici e piccoli costa già almeno 150 euro. Una donna illustra e descrive la loro attività ma comprendiamo ben poco.
La località è anche famosa per la produzione di tipici vini locali, la fattoria La Maison des Vins de Cilaos è poco distante, quando arriviamo sta finendo il filmato che descrive la coltivazione e vinificazione dei vitigni, segue una degustazione dei vini prodotti, bianco secco, bianco abboccato, rosè e rosso, io mi limito solo a bagnarmi le labbra, sto già pensando alle 400 curve che mi attendono per tornare indietro.
In effetti quando rientro a Saint Luis mi sento stravolto, la cittadina ci appare già diversa da quello che abbiamo già visto, ha un aspetto decisamente indiano, in effetti le comunità tamil sono molto numerose sull’isola ed ancora di più lo sono sulla costa orientale. Ci sarebbe da visitare la raffineria dove viene prodotto lo zucchero e naturalmente il rum, ma sono già quasi le 17, dedichiamo solo una rapida visita alla chiesa cattolica e in clima da par condicio anche alla moschea.
Rientriamo all’Hermitage saint Gilles, doccia, ci cambiamo ed arriviamo a piedi alla Marmitte. Con soli 20 euro viene offerto un abbondante buffet di carni e pesci, dove prevale logicamente la cucina creola, io mi trovo benissimo, specialmente con un pesce in salsa rougail che mi richiama abbastanza da vicino lo stoccafisso in umido. Molto buono il dessert il conto alla fine birre comprese sono 58 euro.

3 novembre giovedì
Giornata di relax, passiamo la mattinata in spiaggia, ancora un po’ di provviste per il pranzo al supermercato, poi nel pomeriggio visitiamo il vicino Jardin de l’Eden. La biglietteria è ricavata all’interno di un’enorme botte che poteva contenere 51.000 litri di rum costruita nel 1847. E’ ovviamente un giardino botanico, anche se ne abbiamo già visti tanti altri a giro per il mondo non manca d’interesse, sono raccolte numerose specie di piante e fiori tropicali e non solo. Forse un po’ troppo esagerato il prezzo del biglietto, 7 euro.
Arriviamo poi a Saint Gilles, entriamo in alcuni negozi ma niente di particolare, le solite magliette e souvenir.
Assistiamo ad un bellissimo tramonto, per cena torniamo da Coco Beach, è già molto affollato, ci viene dato un tavolo in terrazza in riva al mare, un’ondata ci manca di pochi millimetri. Ceniamo più o meno sempre nella solita maniera, comunque sono molto gentili m’offrono un paio di bicchierini di rum arrangè

4 novembre venerdì
Partiamo alle 7,30 per quella che è considerata la più interessante attrattiva naturalistica di Reunion: Piton de la Fournaise conosciuto ed indicato semplicemente come le Volcan.
E’ in effetti un vulcano attivo che se anche ha avuto un’eruzione piuttosto dirompente nel 2007 non ha mai creato seri problemi alla popolazione e viene visitato regolarmente ogni giorno da una moltitudine di turisti, geologi e naturalisti. Impieghiamo quasi un’ora per raggiungere a Bourg Murat via st. Pierre.
Prima d’iniziare la Route Forestiere ci sarebbe da visitare la Maison du Vulcan, dove è possibile avere maggiori ragguagli sul vulcano stesso ed assistere a dei filmati sulle più recenti eruzioni, ma disgraziatamente è chiusa per restauro, un cartello avverte che sarà riaperta nella prima metà del 2012. Percorriamo quindi la strada che conduce verso la vetta e il cratere del vulcano fino alla terrazza del Pas de Bellecombe, sono circa 30 km, scorrevoli e la strada non crea alcun problema, gli ultimi 3 sono sterrati. Via via che si sale il paesaggio cambia rapidamente da una vegetazione con prati e pascoli, ad una decisamente più arida fino a trovarsi di fronte solamente roccia rossastra e pietra lavica.
Circa a metà strada ci fermiamo ad osservare il panorama al Pas des Sables, arriviamo quindi al piazzale di Bellecombe dove si trova il parcheggio. Dalla balconata possiamo osservare dall’alto l’enorme caldera del vulcano con le sue bocche, il cratere Dolomieu che è attivo e poco distante il cratere Bory che invece è spento. Per scendere è necessario percorrere una lunga scalinata con un dislivello di almeno trecento metri.
Pensiamo d’avere un altro buon punto d’osservazione percorrendo uno dei sentieri indicati, sono 3,5 km fra andata e ritorno, il tempo stimato di 1 ora. Cominciamo la nostra camminata, il sentiero non è eccessivamente impegnativo ma dopo poco iniziano dei sali scendi con alcuni gradoni che stroncano gambe e fiato. Non ci sono cartelli che indichino la distanza percorsa, comunque procediamo lo stesso, alla fine ci rendiamo conto che forse non potremo vedere quasi niente perché si stanno alzando dense nubi di foschia che ricoprono interamente la visuale. Decidiamo quindi di rientrare e quando torniamo al parcheggio mangiamo un panino nell’unico punto di ristoro.
Ripercorriamo la strada dell’andata e quando arriviamo a Bourg Murat, a questo punto decidiamo di dirigerci verso la costa orientale, passando prima da Plaine de Palmites, il nome deriva dalle vecchie piantagioni di palme, ma l’uso indiscriminato della produzione del cuore di palma ha portato quasi alla scomparsa delle piante stesse.
Arriviamo a St. Benoit, la cittadina non sembra offrire niente di particolare, arriviamo fino alla spiaggia che è scura e trascurata. E’ invece un punto base per arrivare nelle vicine località all’interno con cascate, piantagioni di cannella e altre spezie, ormai è già quasi buio riprendiamo la superstrada verso Saint Denis,nei pressi della capitale rimaniamo imbottigliati in un ingorgo, ma pare che sia una cosa normale. Per le 18,30 rientriamo nella nostra cameretta.

5 novembre sabato
Passiamo l’intera giornata sulla spiaggia, il mare è calmo e abbastanza caldo, compriamo ancora qualcosa al supermercato per il pranzo, nel pomeriggio andiamo a visitare l’adiacente Villa de Tisserins conosciamo il proprietario Ferdinando italiano con cui facciamo una piacevole chiacchierata: si è trasferito lì da moti anni e si trova benissimo, ci concediamo poi l’aperitivo con un bicchiere di vino bianco comprato al supermercato, abbiamo deciso di andare a cena in un ristorante italiano, il Padrino di cui avevamo già visto l’insegna, non è nostra abitudine comportarsi così ma la cucina locale creola almeno ad Ivana comincia già a stufare. Il menù presenta un’ampia scelta di pizze e primi piatti. Ordiniamo le pizze che sono fatte veramente molto bene. Ci serve una ragazza scura di carnagione, le chiediamo se il proprietario è veramente italiano, lei ci dice di sì e che è suo padre e ce lo presenta, scambiamo con lui qualche parola ma è molto indaffarato in cucina, promettiamo di tornare il lunedì perché la domenica è chiuso.

6 novembre domenica
C’è il mercato con prevalenza di frutta verdura e vari articoli d’artigianato molto semplici, compriamo dei cestini in paglia da regalare. Altra mattinata balneare, nel pomeriggio facciamo un breve giro sulle colline, raggiungiamo le Saline e Saint Gilles le Hauts, arriviamo al Musée de Villele, allestito in una vecchia villa di una proprietaria terriera di metà ‘800, ma purtroppo è già quasi in chiusura, a niente valgono le nostre insistenze anche per una rapida visita, ci limitiamo quindi solo al giardino decisamente molto ben curato.
Pochi km e siamo nuovamente a Boucan Canot e possiamo finalmente vedere la vera realtà della località, ci sono negozi, bar, ristoranti e boutique lungo l’unica strada che l’attraversa. Siamo ancora in dubbio su dove cenare, decidiamo di prenderci due pizze da portare via che mangeremo nel giardinetto davanti alla nostra camera. Parliamo con un cameriere italiano, chiediamo informazioni su un possibile residence a prezzi contenuti, ci indica il Mascarene. Ci dice pure che in quel punto la balneazione è vietata, ci sono stati recentemente attacchi da parte di squali, è un vero peccato perché la spiaggia sembrerebbe più pulita e non c’è nemmeno tutta la frantumaglia di corallo morto a riva.

7 novembre lunedì
Nella mattinata raggiungiamo questo residence: è un enorme albergo su 5 – 6 piani, alla reception sono molto gentili, ci fanno presente i prezzi è una cifra abbastanza alta, 375 euro a settimana ma in linea con quanto già avevamo già visto in altre zone su internet prima di partire: ci mostrano una stanza-studiò ma è veramente molto squallida ed anche tenuta male, finiamo comunque la mattinata sulla spiaggia, ovviamente senza fare il bagno.
Passiamo il pomeriggio sulla nostra spiaggia, ma sul tardi s’annuvola e comincia pure a piovere. Per cena torniamo dal Padrino come promesso, ordiniamo delle penne all’arrabbiata; il titolare, Vincenzo, ci raggiunge e si siede con noi, ci offre un bicchiere di vino barbera e ci racconta rapidamente la sua storia, ormai è lì da quasi venticinque anni, precedentemente aveva lavorato a Torino immigrato dalla Calabria.

8 novembre martedì
Praticamente è l’ ultima giornata di mare, la passiamo al meglio facendo gli ultimi bagni. Ceniamo ancora dal Padrino, parliamo ancora con lui, ci scambiamo gli indirizzi promettendoci di tenersi in contatto.

9- 10 novembre mercoledì
Dobbiamo lasciare la camera per le 10, ma possiamo cambiarci e fare una doccia in una zona comune prima di ripartire. Passiamo a salutare Ferdinando, ci fa vedere una delle stanze della sua struttura, sono veramente molto ben tenute, per una permanenza abbastanza lunga ci chiederebbe 30 euro a notte.
Raggiungiamo Saint Denis che non abbiamo ancora visto, lasciata la macchina facciamo una breve passeggiata fino al Municipio e ad una delle piazze principali. Pervasi da una profonda malinconia perché ormai è già tutto finito ci dirigiamo verso l’aeroporto, avevo fissato la riconsegna dell’auto per le 18, tutto a posto.
Entriamo al terminal, non ci resta altro che indossare un abbigliamento meno balneare per tornare a casa. Ceniamo al self service e ci mettiamo pazientemente in attesa del volo di ritorno, al check in ci stampano subito la carta d’imbarco per il volo per Firenze ed il voucher per il trasferimento al CDG. Procede tutto nel migliore dei modi alle 6,20 siamo a Parigi Orly, quando arriviamo al CDG provo a chiedere se ci fosse la possibilità di cambiare il volo ma non c’è niente da fare dobbiamo quindi aspettare fino alle 13, siamo a casa alle 16 circa.

Conclusioni
Dieci giorni sono veramente una nullità per questi posti a meno che uno non voglia fare solo una breve vacanza balneare o effettuare una o due escursioni all’interno, come abbiamo fatto noi, per un approfondimento completo volendo visitare e conoscere i vari aspetti dell’isola ritengo che sono necessarie almeno tre settimane; le distanze da percorrere non sono molte ma il tempo si perde lo stesso, e le cose da vedere sono veramente tante, per noi sarà un motivo in più per tornare al più presto per passare una parte del freddo inverno al tepore dei tropici, anche se da gennaio a marzo sono molto più frequenti le piogge ma che colpiscono prevalentemente la costa orientale.

Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento, contattaci per ottenere il tuo account

© 2024 Ci Sono Stato. All RIGHTS RESERVED. | Privacy Policy | Cookie Policy