Kos, il mare degli Dei e degli Eroi

Nell’isola di Ippocrate, il mare della Grecia vissuto come terapia

Ho dedicato idealmente questo mio ultimo viaggio in terra greca a Valeria Silvia, la mia insegnante di storia dell’arte, che è salita nella dimensione dei ricordi qualche mese fa. Lei mi educò al bello e mi fece comprendere il significato vero dell’armonia. Valori che ritrovo in Grecia, perché dalle sue aspre montagne e dal suo mare incantato deriva la nostra cultura e il nostro pensiero.
Kos. Tra le tante leggende sul nome di questa splendida isola del Dodecaneso, quella che prediligo è che questo sia stato il nome di una principessa, figlia del sovrano di una terra che diede alla figlia il nome di un gioiello. Ed è veramente un’opera d’arte questa terra piccola, quanto densa, di meraviglie.Kos mi appare come un’isola ancora per certi aspetti selvaggia, nella zona dove si trova il villaggio dove soggiorno, il litorale è pieno di sassi, ma basta spingersi un po’ a sinistra e la spiaggia sabbiosa di Tigaki è lunga e bianchissima.
Il clima è fantastico: c’è un bel sole come mi piace trovare in Grecia, ma il vento che soffia dal mare rende sopportabile il caldo e la sera è quasi fresco. Il mare è il sogno del Dio della mitologia, è la sfida dell’eroe delle battaglie, è il riposo dalla fatica, è la benedizione della casa. Mi commuove calpestare la terra di coloro, il cui nome riecheggia eterno nei libri che ho studiato al liceo.
E’ un dipinto la costa che appare nitidissima di fronte a me: è la frastagliata Anatolia, cuore della Turchia il cui nome evoca l’Asia con i suoi odori di spezie, i mercati brulicanti ove si contratta sul prezzo di ogni cosa. Ci sono case bianche sulla costa turca, mi sembra di scorgere un castello. Le montagne nascondono alla vista Bodrum, l’antica Alicarnasso, che sorge in un golfo stretto e guarda a sud.
Alle mie spalle una corona di monti e boschi che declinano sul mare, creando insenature e spiagge dalla forma e dai colori sempre differenti.
Esperimentare il piacere dell’ozio è una meraviglia infinita. Passeggiare sulla spiaggia deserta con il vento che accarezza la pelle e il sole che la riempie di calore è il vero divertimento di questa vacanza. Non gradisco restare a prendere il sole sui lettini del villaggio, è agosto è ci sono già troppi turisti, per lo più stranieri, della Germania e delle terre nordiche, che mangiano e bevono sempre troppo. Il capoluogo, Kos, non dorme mai: la notte i pubs e le discoteche sono il regno incontrastato dei giovani che consumano alcool a basso prezzo e ballano sino all’alba. E quando loro se ne vanno a dormire, la luce del giorno regala emozioni diverse da quelle alterate dai ritmi della movida.
Io preferisco passeggiare e fare un giro in bicicletta, per raggiungere quella che oramai definisco “la mia piccola spiaggia d’oro”. Una mezz’oretta dal villaggio, con un passo molto lento, per ammirare la natura e raggiungo un lembo di spiaggia sabbiosa, protetta dalle montagne. E’ libera e deserta e qui ci vengono persone che, come me, amano stare lontano dal caos. Qui non ci sono sassi, così non ho paura di farmi male entrando in acqua. Fare il bagno è la vera “talassoterapia”, quella praticata e predicata da Ippocrate, che è nato in quest’isola e da qui ha diffuso nei secoli i principi della medicina vera. Anche se ora, forse, il vero messaggio del mitico medico greco si è perso. La natura è in grado di guarire molti malanni e affidarsi a ciò che essa ci dona spontaneamente è comprendere il segreto per superare il male. Il male, che non è mai disgiunto da un disagio, un’esperienza dolorosa, un dolore provato e vissuto dal malato. E il mare è il medico per definizione.
Quando ci si immerge nelle acque di questo mare, le onde massaggiano il corpo naturalmente, il sale friziona e drena e il profumo dell’acqua è di per sé migliore di qualunque essenza. Poi il solo guardare il mare è benefico, il colore del mare è una sinfonia che cambia tonalità ad ogni ora del giorno.
Illuminata dal sole, l’onda del mattino appare dorata. Al tramonto l’acqua diventa un mantello di seta turchese drappeggiato ad arte sul mare, che ancora non intende riposare. Ascoltare il rumore del mare è perdersi nelle note del tempo che torna indietro, ancora oltre la storia, prima della scrittura, all’inizio di tutto. E’ la “musicoterapia” naturale, il suono della vita che non ha cambiato armonia.
Siamo cambiati noi, uomini e donne di un’epoca che si dice progredita, con tecnologia avanzata e medicina approfondita. Ma Miltiadis, che mi ha accompagnata a visitare i siti archeologici, mi ricorda che la parola “farmaco” in greco antico significa “veleno”, o comunque qualcosa di estraneo a noi, alla nostra natura. La nostra natura umana è sempre uguale, da sempre proviamo gli stessi sentimenti, le stesse emozioni. Quella che oggi chiamiamo depressione, in antico era la “melanconia” e Ippocrate e i suoi seguaci la curavano nell’Asclepio, quello che oggi sarebbe un centro termale o un’attrezzatissima beauty farm.
Però venire qua, in un’isola greca che ha intatto il profumo della semplicità e vivissimo il ricordo del mito degli Eroi delle tragedie e delle battaglie più famose e degli Dei della mitologia, simili agli uomini per fattezze e sentimenti, fa riscoprire, o meglio “ricordare” il senso per il quale si esiste. Che non è correre come forsennati dalla mattina alla sera, che non è ambire al potere e al danaro, che non è volere vincere sugli altri annientandoli e schiacchiandoli.
Venire qua, in Grecia, è ritrovare il pensiero che nacque in questa terra unica, la radice del sapere, la mente, la “nous” se mi ricordo ancora come si scriveva… E’ il piacere di fermarsi con qualcuno a dissertare e a dialogare, come faceva Socrate con i suoi allievi, su temi che da sempre sono nella mente e nel cuore dell’uomo. Il bello, l’amore, la paura, Dio, la vita, la morte… E’ il piacere di godere del cibo di Caterina, un trionfo di insalate profumate e miele su dolci che sembrano porzioni di piacere puro. E’ il sorriso di Kiki di Salonicco, così bella e formosa, da sembrare una cariatide dell’Eretteo dell’acropoli di Atene. E’ la simpatia di Antonio, il giovane cuoco del villaggio, pieno di fantasia nel combinare ingredienti e piatti sempre densi di intensità, forma e consistenza.
Ora Valeria Silvia, ovunque tu sia, sento che stai sorridendo perché, forse, una delle tue alunne ha imparato non solo a distinguere ogni parte del tempio greco, ma ha compreso che bisogna tornare qua, in Grecia, per ritrovare il cammino per la bellezza e l’armonia.

Daniela Ori
7 agosto 2008

3 commenti in “Kos, il mare degli Dei e degli Eroi
  1. Avatar commento
    manuela8329
    30/07/2011 19:19

    sono davvero molto colpita da questo tuo resoconto così poetico ed armonioso da lasciarmi sbigottita.......partirò tra pochi giorni per kos...piena di buoni propositi...che almeno stavolta spero di mantenere...uno tra tutti "lasciarmi curare dalla natura"...come dici tu... un abbraccio sincero. manuela

  2. Avatar commento
    memorino
    25/09/2008 16:07

    Ed è bello che qualcuno sia riuscito ad apprezzarla e a raccontarla così bene NONOSTANTE sia stata in un villaggio turistico. :-)

  3. Avatar commento
    manumanu
    25/09/2008 09:13

    Molto bello il tuo resoconto, su un'isola conosciuta da molti solo per i villaggi dei TO e per gli inglesi ubriachi.

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