Le Tofane, fantastica triade

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Le Tofane, fantastica triade

Tre piramidi, tre facili cime, scenari meravigliosi!Come in ogni ambito della vita, ciascun frequentatore della montagna elegge, con il passare del tempo, le proprie predilezioni. Per le ragioni più svariate, càpita di affezionarsi a una regione, a una vallata, a una località, a un gruppo montuoso e di ritornarvi poi spesso, in certi casi continuativamente per anni e anni: si approfondisce la conoscenza, si percorrono tutti i possibili itinerari, si scoprono varianti, ci diventano familiari i profili delle montagne dai diversi versanti, così come le strade di accesso, le località di approccio, i rifugi, le persone. Impariamo anche a capire altre facce dei luoghi, come il carattere della gente, i dialetti, le variabili del clima, ad apprezzare i prodotti locali.
In poche parole, tornare in determinati posti ci dà la rassicurante sensazione di una specie di "ritorno a casa".
Il risvolto della conoscenza profonda di certe zone è che finiamo per trascurarne altre e sapere quindi pochissimo di gruppi montuosi anche celebrati. Nel mio caso, restando nell'area dolomitica che è il tema di questa rubrica, ho frequentato assiduamente per vent'anni il Gruppo di Brenta, la Val di Fassa e la Val Gardena; ben poco invece, giusto per fare qualche esempio, le Pale di San Martino, le Dolomiti Friulane, le Tofane.
Le Tofane, appunto, per buona parte della mia vita come se non esistessero. Viste addirittura con una punta di antipatia, forse per averle sempre assimilate alla vicina Cortina, capitale di una mondanità che non mi è consona, solo in tempi recenti mi sono dato alla loro scoperta accorgendomi ben presto quale errore sia l'averle trascurate.
Bisogna anche dire che, un po' come la Marmolada, il profilo delle tre Tofane, quale che sia l'angolo di visuale, richiama poco la varietà di forme che è l'impronta peculiare del paesaggio dolomitico: tre piramidi piuttosto regolari, imponenti ed eleganti sì, ma più assimilabili a quelle analoghe di massicci granitici quali il Cervino, il Monviso, l'Adamello, l'Ortles, il Bernina o l'Eiger.
Ma non appena ci si inoltra nel cuore del gruppo, anche semplicemente lungo i sentieri escursionistici più facili, ci aspettano gradite smentite. Basta ad esempio lasciare la fascia di mughi al di sopra del Rifugio Dibona e dirigersi verso il Giussani per trovarsi a risalire a zig zag un vallone ghiaioso disseminato di guglie, pinnacoli, campaniletti, obelischi, vero e proprio dedalo calcareo impensabile dal fondovalle. Oppure, lungo la piacevole traversata dal Lagazuoi al Castelletto, ammirare le prospettive via via sempre mutevoli sulla sfilata delle Torri di Falzàrego e le Cime di Fanis. O ancora, più significativamente, salire da Cortina con la Freccia del Cielo e dalla terrazza sommitale puntare lo sguardo in basso verso Punta Anna, Torre Aglio, Il Tridente, i Torrioni di Pomedes, protagonisti di un labirinto roccioso di picchi e forcelle nel quale si svolgono vie ferrate tra le più spettacolari dell'ambito dolomitico.
E' vero, questo terzo approccio, per quanto panoramicamente remunerativo, è il più "economico" (nel senso delle energie, visto che il costo della funivia è tutt'altro che esiguo…). Un aspetto controverso insito nella comodità dell'accesso è la "promiscuità" obbligata tra gli alpinisti diretti o provenienti dalle vie di salita o dalle ferrate con i vacanzieri giulivi, non sempre rispettosi dell'etica della montagna: non è un discorso settario, è invece un dato oggettivo che la "processione" che dalla stazione superiore sale in pochi minuti alla cima della Tofana di Mezzo provoca spesso la caduta di ghiaia e sassi sul sottostante tracciato della Ferrata Olivieri con rischio per l'incolumità dei percorritori.
E' la conseguenza dell'eccesso di commercializzazione che ha snaturato tante aree montane, dalle Cime di Lavaredo all'Alpe di Siusi, dal pianoro di Ciampediè alla Marmolada ai tanti "cosiddetti rifugi" accessibili in macchina. Tema già affrontato in questa rubrica e sul quale non mi dilungo ancora.

Caratteristica saliente delle Tofane è la relativa facilità di accesso alle rispettive cime, che è addirittura elementare nel caso appena citato della Tofana di Mezzo o Seconda, delle tre la più alta con 3244 metri. Ma basta poco per svincolarsi da un affollamento che in certe giornate estive richiederebbe i sensi unici tra la vetta e la terrazza della Freccia del Cielo (e meno male che il sentiero è transennato): dalla cima una traccia ben marcata, che prende il nome di Ferrata Formenton, scende lungo il versante occidentale percorrendo una ripida cengia resa sicura da un cavo corrimano. Pochi minuti e ci si trova praticamente soli mentre si perde quota fino ai 3068 metri della Sella delle Tofane: qui merita fare una sosta per osservare il selvaggio vallone, nel quale non è raro scorgere qualche camoscio, che aggira la Punta Giovannina per poi calarsi fino al Rifugio Giussani; ma soprattutto per l'istruttiva lezione di tettonica "sul campo" dei tormentati corrugamenti in cui le vicende geologiche hanno modellato il versante nord della Tofana di Mezzo.
La Sella è un passaggio particolarmente suggestivo: si procede con mani e piedi su una crestina articolata affacciata su entrambi i versanti in maniera divertente e agevolata dal cavo di sicurezza. Di qui in avanti l'attrezzatura da ferrata è consigliata, anche se non indispensabile: tratti gradinati e terrazzamenti nei quali ci si imbatte in ruderi di postazioni e alcune cavità della Grande Guerra si alternano infatti a semplici passaggi attrezzati, del tutto alla portata di ogni escursionista dal passo sicuro. In altre parole, siamo sul terreno a cavallo tra escursionismo e alpinismo, nel quale anche il comune camminatore può provare piccole emozioni senza correre rischi.
E' sufficiente meno di un'ora e mezza per passare dalla cima della Tofana di Mezzo ai 3238 metri della Tofana di Dentro (o Terza), ma ci si trova in uno scenario del tutto diverso, isolato e silenzioso quanto quello è affollato. A dispetto della semplicità di accesso, passano intere giornate senza che nessuno vi salga; persino la croce di vetta, fatta di due pali in legno squadrati sommariamente, sembra non voler disturbare la bellezza di questo luogo. Proprio per questi caratteri, delle tre è quella che personalmente prediligo.
Dopo l'irrinunciabile sosta per ammirare l'immenso panorama, non rimane che proseguire in moderato pendio sul filo di cresta per poi deviare più ripidamente a destra (est e poi sud-est) fino a raggiungere lungo evidenti sentieri militari i 2470 metri della stazione intermedia di Ra Valles; lungo la discesa gli occhi più attenti non avranno difficoltà a scorgere in alto la "finestra" del Bus de Tofana, visibile anche dal tronco superiore della funivia. Una gita decisamente raccomandata per la varietà dei motivi di interesse e tranquillamente realizzabile in mezza giornata.

Un'alternativa per un itinerario di grande soddisfazione, eventualmente diluito in due giornate, può essere invece il completamento del formidabile trittico, con la ridiscesa dalla Tofana di Dentro alla Sella delle Tofane e di lì per ghiaie al già citato Rifugio Giussani (m. 2561), nel quale pernottare. Raccomando di esplorare con attenzione la zona circostante il rifugio, particolarmente istruttiva per prendere coscienza della durezza degli eventi bellici che qui ebbero tra il 1915 e il 1917 uno dei fronti più combattuti: si va dalle rovine dell'ex Rifugio Cantore al cippo commemorativo dell'omonimo generale, ad altri ruderi di postazioni, a tratti di trincee e camminamenti.
Dopo un tramonto e un'alba che, in questo contesto, ci si augura strepitosi, si può dedicare la seconda giornata all'ascesa della Tofana di Rozes o Prima, di appena 19 metri più bassa della Seconda. Le difficoltà sono limitate, si sale seguendo dei bolli blu di segnalazione, in un'alternanza di gradoni rocciosi, sfasciumi e ghiaie, per guadagnare la cima in un paio d'ore o poco più. Mezz'ora prima della sommità si incontra il bivio dalla Ferrata Giovanni Lipella, uno dei percorsi attrezzati più impegnativi e tecnici dell'arco alpino, vero esame di laurea per gli appassionati: la trattazione esula dal taglio divulgativo di questa rubrica, ma rimando a uno dei links in calce chi voglia saperne di più e, chissà, cimentarsi.
Accomunata alle "gemelle" per il vasto panorama, anche la cima della Rozes non delude: per citare solo i monti più vicini, a sud sono ben riconoscibili Averau, Nuvolau, Cinque Torri, Croda da Lago, Lastoni di Formin; a ovest, vicinissimi al di là del solco della Val Travenanzes, Lagazuoi, Cime di Fanis, Cunturines, Sasso della Croce; a est la conca di Cortina d'Ampezzo contornata da Pomagagnon, Cristallo, Sorapiss e Faloria.

Un'ultima indicazione, vero fiore all'occhiello per rendere indimenticabile questa "full immersion" nelle Tofane. Da qualche anno la società di gestione della Freccia del Cielo organizza nel corso dell'estate alcune corse straordinarie per godere lo spettacolo dell'alba dalla terrazza della Tofana di Mezzo. La cosa non è però così scontata, visto che solo poche giornate offrono le condizioni di visibilità ideali e ciò accade non più di cinque-sei volte nel corso della stagione. In più, i posti sono limitati.
Se soggiornate da quelli parti è opportuno tenersi informati presso la APT di Cortina ma anche tramite gli alberghi; personalmente, lo scorso luglio (2004) ho avuto un ottimo appoggio grazie alla cortesia dei ragazzi del Rifugio Col Gallina (vedi resoconto Un tempo percorsi di guerra, oggi percorsi di pace), accogliente alberghetto situato nei pressi del Passo Falzàrego.
Ci vuole quindi fortuna, è richiesta una levataccia (fra le 3,30 e le 4), tocca masticare parecchio freddo, ma il premio è uno spettacolo memorabile!

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