Il Parco dell’Uccellina, trionfo della natura!

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Il Parco dell’Uccellina, trionfo della natura!

Il Parco dell’Uccellina (per la precisione citato nello Statuto del 1975 come Parco Naturale Regionale della Maremma) interessa i comuni di Grosseto, Orbetello e Magliano su un’estensione di 9800 ettari. Caratteristiche salienti sono la grande varietà di ecosistemi, flora, fauna ma anche le numerose testimonianze dell’occupazione umana nel corso della Storia, a partire dai reperti del Paleolitico rinvenuti in alcune grotte fino alle rovine di un castello, ai resti del Monastero di San Rabano e alle torri di avvistamento a difesa delle incursioni piratesche.
Abbiamo, con grande piacere, visitato questo bellissimo parco con un’escursione di due giorni (24 e 25 aprile 2004) a cura del CAI di Arenzano (Ge). Mi fa piacere citare l’organizzazione impeccabile dei soci Raffaele Iorio e Gabriella Salvi.
Come spostarsi
Il Parco è raggiungibile in auto deviando dalla S.S. 1 Aurelia: provenendo da nord presso il km. 174 si trovano indicazioni per Alberese e Rispescia, da sud seguire le indicazioni per Alberese presso il km. 166. Collegamenti tramite autobus si effettuano in partenza da Grosseto a cura della Soc. RAMA, tel. 0564454169.
Noi abbiamo noleggiato un pullman, che abbiamo riempito fino all’ultimo dei 50 posti.
All’interno dell’area protetta ci si muove ovviamente a piedi lungo i sentieri di nove itinerari segnalati di diversa durata e grado d’impegno. Le raccomandazioni dell’Ente Parco coincidono, comprensibilmente, con le norme di un elementare buon senso: non uscire dai sentieri, non raccogliere minerali, fiori o piante, evitare rumori eccessivi, non lasciare rifiuti, non dare cibo agli animali selvatici, evitare il rischio di incendi, ecc.
Dove alloggiare
Il pernottamento è avvenuto al “Campeggio il Sole” di Marina di Grosseto, che ha aperto appositamente per noi. Ottima la sistemazione in bungalows, ciascuno con due camere e servizi.
Itinerario
Primo giorno
La levataccia è di quelle che lasciano il segno: sveglia alle tre per la prevista partenza da Arenzano alle quattro. Solo dopo l’ennesimo giro di caffè in un’area di servizio presso Livorno usciamo definitivamente dallo stato comatoso…
Arriviamo ad Alberese alle 9,30, con tutto il tempo di prepararci all’escursione. Alle 10,15 ci raggiunge la guida Simone, che si dimostrerà molto preparato, disponibile ed efficiente.
Tramite un bus del Parco percorriamo i pochi chilometri che ci dividono da Pratini, punto di partenza di quattro dei nove itinerari segnalati, quelli contrassegnati dalle sigle A1, A2, A3 e A4. Proprio quest’ultimo è quello in programma oggi, sintetizzato in questi dati:
- Meta: Cala di Forno;
- Durata: circa 6 ore;
- Lunghezza complessiva: km. 12;
- Difficoltà: nessuna;
- Quota massima: circa m. 100.
- Caratteristiche: itinerario interessante per la morfologia del tratto costiero tra Collelungo e Cala di Forno, lungo il quale un ampio arenile è seguito da una costa alta e rocciosa digradante sul mare. Dall’alto regala bei panorami su una zona particolarmente impervia e selvaggia.
Il sentiero, dopo un primo tratto asfaltato, si snoda su terreno sempre coperto di splendida vegetazione, sulla quale Simone è prodigo di esaurienti spiegazioni: prevale la tipica macchia mediterranea, lentisco, rosmarino, asfodelo, ginepro, cisto, corbezzolo, papavero giallo, ecc.
Attraversiamo un magnifico oliveto e, costeggiando Cala Rossa, raggiungiamo intorno alle 13 Cala di Forno, splendida spiaggia con alle spalle il bell’edificio di fine settecento della stazione doganale: mentre una parte, rilevata della famiglia Vivarelli Colonna, è ben ristrutturata, quella restante, di proprietà statale, è in stato di abbandono, fatta eccezione per il tetto rifatto.
Sulla spiaggia sostiamo piacevolmente per il pranzo al sacco fino alle 14,15, dopodiché prendiamo la via del ritorno. Dopo un tratto coincidente con quello di andata, deviamo lungo la costa sull’itinerario A2 fino a toccare la Torre di Collelungo; sulla spiaggia antistante si aggira tra i turisti una volpe, forse in cerca di qualcosa da… sgraffignare! Rientrati nell’oliveto, raggiungiamo alle 16,45 Pratini, dove ci attende il bus che ci porta i nostri alloggi.
Una buona doccia, l’immancabile aperitivo ed ecco il momento della cena nella solita atmosfera cameratesca. Unico piccolo inconveniente della gita, le portate, per quanto ottime, sono praticamente fredde: evidentemente la gestione del campeggio non è ancora attrezzata per ricevere gruppi così numerosi.
Un po’ per la stanchezza, un po’ per la levataccia, ci ritiriamo presto in camera, dove non abbiamo difficoltà a sprofondare in un sonno di piombo!

Secondo giorno
Ristorati da una notte di buon sonno, ci troviamo alle 8 per l’abbondante colazione e ci trasferiamo nuovamente con la navetta a Pratini, da dove alle 9,30 intraprendiamo l’itinerario oggi in programma, quello segnalato con la sigla A1. Questi i dati:
- Meta: Abbazia di San Rabano;
- Durata: circa 5 ore;
- Lunghezza complessiva: km. 7;
- Difficoltà: nessuna; un po’ impegnativa la salita;
- Quota massima: m. 417, la maggiore elevazione del Parco dell’Uccellina;
- Caratteristiche: itinerario dominato dalla presenza della macchia mediterranea e impreziosito da bellissimi scorci panoramici. Interessante la presenza di diversi slarghi un tempo adibiti a carbonaia; punto focale, da non perdere, sono i ruderi del complesso monastico di San Rabano.
L’escursione ha inizio con un tratto che rasenta un vecchio oliveto, dopo il quale (circa 300 metri) ha inizio la parte più impegnativa, la salita dei crinali dai quali si godono però vedute sempre più ampie. Prendendo quota, la vegetazione si dirada e, con pendenza più moderata, si raggiungono i 417 metri di Poggio Lecci, dove è d’obbligo una sosta per godere lo spettacolare panorama che abbraccia le isole dell’Arcipelago Toscano; si distinguono Montecristo, il Giglio, le Formiche di Grosseto, l’Elba e, sullo sfondo, le cime innevate della Corsica.
Dopo la sosta pranzo, ci portiamo nell’area dell’Abbazia di San Rabano, di cui Simone ci illustra con dovizia di particolari la lunga storia. Il nucleo originario del monastero risale all’XI secolo con il nome, secondo i documenti più antichi, di Sancta Maria de Arboresio; fu un insediamento di benedettini cistercensi che nel Medioevo rivestì grande importanza, anche per la vicinanza della “Strada della Regina”, che collegava al mare l'antico tracciato dell'Aurelia. Come per tanti altri analoghi complessi, la sua storia è un’alternarsi di periodi di splendore e decadenza.
Per quanto consistenti, i ruderi non sono in buon stato di conservazione, anche se i restauri avviati dal 1972 consentono oggi una lettura abbastanza precisa delle strutture esterne e interne nonché della destinazione dei vari corpi. Per i particolari storici e architettonici, raccomando il sito indicato nei Links.
L’itinerario di ritorno si sviluppa lungo il fianco occidentale del colle, fino a raggiungere la cosiddetta Strada degli Ulivi; l’ambiente in cui siamo immersi è sempre caratterizzato da vegetazione rigogliosa (lecci, roverelle, rosmarino, corbezzoli…). Con opportuna deviazione ci portiamo sulla spiaggia, dove qualcuno azzarda un pediluvio, e sempre camminando sulla battigia dirigiamo su Marina di Alberese, dove giungiamo alle 16,30.
Immancabile sosta finale per caffè o gelato ed arriva il momento di congedare il bravo Simone, del quale conserveremo un ottimo ricordo.
Non resta che tornare al pullman e, alle 17,45, lasciare la Maremma alla volta di Genova. La consueta atmosfera giocosa del ritorno fa quasi sembrare il viaggio più breve e alle 22,40 siamo di ritorno ad Arenzano.Itinerari affascinanti lungo una costa incontaminata

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