Esplorando la valle dell’Omo River

in viaggio con Alessandro Cantamessa in Etiopia

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Esplorando la valle dell’Omo River

A settembre Walter mi chiede "ti andrebbe di fare l’OMO RIVER?"
Sono anni che penso a questo viaggio, ricordo le esperienze di amici fatte con Avventure nel Mondo, ho detto subito sì!
Sì al sud dell’Etiopia, la misteriosa vallata del fiume Omo, le regioni della Rift Valley, la grande frontiera con le savane del Kenya, un immenso incrocio di popolazioni e di civiltà africane.
Walter con le sue conoscenze in Etiopia si è dato subito da fare, ci siamo tenuti costantemente in contatto per verificare l’itinerario, ho guardato e riguardato su internet come poteva essere questo viaggio, poi è arrivata la data della partenza.
Oggi che sto scrivendo gli appunti presi durante il viaggio sono ancora carico delle sensazioni, dei rumori, degli odori, dell’umanità che ci ha coinvolto e stravolti, oggi mi sento decisamente molto più ricco dentro.Un viaggio-scoperta nello spazio ma soprattutto nel tempoGIOVEDI’ 1 NOVEMBRE
Ha piovuto tutto il giorno, siamo stati a casa, ho finito di preparare le ultime cose e dopo cena mi accompagnano a Fiumicino.
Arriviamo che sono le dieci, l’aeroporto è già deserto. Chiamo gli amici genovesi che sono già arrivati. Mi raggiungono subito, saranno insieme a Walter i miei compagni di viaggio, sono: Mario “il dottore”, come lo chiama mia madre, la moglie Adema e la figlia Annalisa.
Aspettiamo fino alle 23,30 quando apre il check-in, fatte le formalità dell’imbarco bagagli e del controllo arriviamo al gate C2 da dove partiremo.
L’aereo arriva da Londra, con un po’ di ritardo e con un po’ di ritardo alle 2,30 partiamo.
La sistemazione a bordo è pessima: non c’è spazio per mettere le gambe, il mio sedile non si reclina, dietro di me un bambino piange in continuazione, non riesco a dormire neanche un po’.
Dopo sei ore e mezzo di volo arriviamo ad ADDIS ABABA, sono le 10,15 locali (ci sono due ore di differenza per il fuso orario).
Perdiamo un bel po’ di tempo per i visti, che costano 20 dollari: un impiegato controlla il passaporto, uno scrive il visto che verrà applicato, un altro controlla il tutto, un terzo chiede i soldi un quarto ti rilascia la ricevuta!
Ritiriamo i bagagli e raggiungiamo Walter che è già li fuori che ci aspetta.
Abbracci e baci, conosciamo subito Abebe il titolare dell’agenzia locale che ha curato i particolari del nostro viaggio e Samuel, l’autista e guida, che ci accompagnerà in questi giorni.
Carichiamo i bagagli su una Land Cruiser della Toyota e lasciamo l’aeroporto.

VENERDI’ 2 NOVEMBRE
Sono letteralmente a pezzi, non avere dormito e in quella tremenda posizione mi ha distrutto.
Abebe vuole offrirci la colazione, ci fermiamo ad un bel bar subito fuori dell’aeroporto, è affollatissimo, e un sacco di personale per servirti.
Prendo un cappuccino buonissimo (sarà le mia rovina per tutta la giornata!).
Abebe ci saluta e ci lascia nelle mani di Samuel, partiamo lasciando Adis Abeba, la attraversiamo; stanno costruendo ovunque, stanno festeggiando il 2000 (Millennio della loro religione).
Le strade sono stracolme di gente, tutti a piedi che camminano, anche lungo quella che sembra un’autostrada, e mucche con la gobba e centinaia di somarelli.
Cominciamo piano piano a lasciare la capitale direzione LAGO LANGANO. La strada è asfaltata, il traffico intensissimo, siamo costretti ad andare pianissimo per la gente che cammina e per il traffico.
Mi sento malissimo, oltre al mancato sonno si è aggiunto il cappuccino che mi sta per far vomitare.
Lungo la strada ci fermiamo ad un piccolo bar posto proprio sopra ad un laghetto vulcanico. Bevo una Coca Cola ma la situazione peggiora.
Riprendiamo il cammino, si cominciano a vedere i villaggi con le capanne di paglia e fango e sempre tanta tanta gente per strada.
Samuel si ferma ad un ristorantino per il pranzo. Io non riesco a mangiare nulla, gli altri ordinano una zuppa di verdure e the, Samuel ordina il piatto tipico etiope, tutti lo vogliono assaggiare e… se lo mangiano.
Così abbiamo conosciuto l’injera, ha la forma di una grande piadina sottile e morbida, un po’ umida sulla quale si depone il cibo, in questo caso il kitfo, carne magra macinata riscaldata in padella con un po’ di burro e accompagnata da salsine piccantissime, Mario è affascinato da questi sapori, io ancora non riesco a provare quello che sarà il nostro mangiare dei prossimi giorni.
Riprendiamo il cammino, Langano dista da Addis Ababa 250 chilometri, verso le 17,30 locali arriviamo.
Siamo sistemati al BAKALA MOLLE un lodge in riva al lago, ci assegnano subito le stanze, spartane ma pulite. Questa sera dormirò solo, mi butto subito sul letto e dormo fino alle 7.
Andiamo a cena al ristorante del villaggio, un bel posto e molto accogliente, io prendo una zuppa di verdure mentre gli altri assaggiano il pesce. Finita la cena ci ritiriamo subito siamo tutti ancora stravolti dal viaggio.
Prendo un tavor e crollo, dormo benissimo fino alle 6,30.

SABATO 3 NOVEMBRE
Sto molto meglio, sono le sette, facciamo colazione e una passeggiatina lungo il lago. Ci sono gruppi di bambini che fanno il bagno.
Dopo aver discusso aspramente con il manager perché non ci tornavano i conti dell’albergo, dopo aver pagato il giusto carichiamo e partiamo: ci aspetteranno 10 ore di macchina!
Ci fermiamo alla cittadina di SHASHEMENE per rifornirci di viveri per i prossimi giorni: compriamo frutta, banane, papaia, manghi, e formaggini, tonno in scatola, marmellate, miele, una specie di Nutella e pane.
Lasciamo la strada asfaltata e iniziamo la pista, saranno 250 chilometri di strada sterrata. Il paesaggio intorno è vario e bellissimo, all’inizio pianure immense coltivate a grano, sono campi sterminati
Lungo la strada chiediamo a Samuel se può fermarsi e chiedere se possiamo visitare una capanna, ci accolgono molto gentilmente e ci lasciano visitare, sembrava che non ci fosse nessuno ma dall’interno escono un sacco di persone: uomini, donne ,bambini e vecchi. L’interno è squallido ma in ordine con il fuoco acceso al centro della capanna, ma non c’è la gran puzza che mi ricordavo di altre capanne africane.
Dopo averli salutati e lasciando qualche birr proseguiamo, per strada sempre tanta gente che cammina, che va, ovunque da sola o con il somaro o con il cavallo.
Ci fermiamo in un villaggio perché abbiamo visto che c’è un grande mercato di bestiame. Scendiamo e veniamo assaliti dalla popolazione curiosa che ci guarda, ci tocca, ragazzini che chiedono penne. Riesco con difficoltà a svincolarmi per poter fare qualche foto interessante: mi colpisce un venditore di scarpe, la sua mercanzia sono scarpe di plastica stampate, e le vende… a peso!
Riprendiamo la strada, il paesaggio cambia in continuazione, cominciamo a salire, siamo partiti da Addis Ababa che è già a 2500 metri di altezza.
Ci fermiamo a DODOLA per pranzare, consumiamo un po’ delle nostre provviste.
Rifocillati e riposati si riparte, la strada sale sempre e il paesaggio diventa di montagna, sempre più tortuosa la strada che arriva in cima dove si trova un altro altipiano, la vegetazione è cambiata completamente: niente più alberi ma solo tundra.
Incrociamo le prime antilopi, i Nayala, e i facoceri.
E’ già buio quando arriviamo a DINSHO, percorriamo tutto il villaggio e in fondo si trova l’ingresso del Parco e la guest House.
E’ tutto buio, non si vede nessuno, finalmente appare qualcuno che ci accompagna alla nostra camera, sì camera perché ce n'è una sola con 5 posti letto a castello, ci sistemiamo alla meno peggio, ci facciamo portare altre coperte perché fa un freddo cane: siamo a 3500 metri di altezza.
Manca la luce, dicono che alle 19 si accenderanno i generatori, siamo in un salone con il camino, ci facciamo portare della legna, che pagheremo, accendiamo il fuoco e chiacchieriamo con altri turisti inglesi. Mangiamo le nostre provviste, ceniamo con tonno e ananas, e un bel the caldo.
Si aggiungono a noi un gruppo di ragazzi etiopi che lavorano per una organizzazione internazionale che si occupa di ambiente e territorio, stretti intorno al fuoco chiacchieriamo fino alle 19,30.
Andiamo a dormire, appena sdraiato sento un freddo terribile, non mi sono neanche spogliato, poi, piano piano ci si scalda.
Devo dire che dormo bene fino alle 6.

DOMENICA 4 NOVEMBRE
Mi avventuro a farmi barba e a lavarmi, il bagno comune è completamente allagato, faccio un po’ di acrobazie e ci riesco, sento che piano piano si stanno svegliando tutti.
Alle 7 facciamo colazione con i nostri biscotti, Samuel ci ha portato dal paese pane fresco e il guardiano ci ha fatto un buon the bollente.
La meta di oggi è il PARCO BALE MOUNTAIN.
Usciamo dal villaggio e con la Land arriviamo in una grande pianura, si vedono branchi di antilopi e facoceri. L’antilope (nyala) con corna grandissime è bella e imponente, anche il paesaggio è molto bello.
Rientriamo a DINSHO: sappiamo che oggi ci sarà un festival organizzato dai ragazzi che erano con noi ieri sera al lodge.
NAYALA DAY CULTURAL BIODIVERSITY: hanno messo questo striscione in un grande spiazzo, il “palco” è un grande pezzo di plastica per terra, è presente tutto il villaggio, i ragazzini portano una maschera di carta con disegnata una antilope. Sono gentilissimi, si danno un gran da fare per trovarci dei posti a sedere, ci sistemano su degli scomodissimi e piccoli banchi di scuola.
Gruppi di ragazzi si esibiscono ballando, cantando e rappresentando situazioni tradizionali locali. Se il pubblico gradisce applaude e va ad offrire qualche birr.
Il sole in testa è molto forte, comincio a togliermi quello che indosso e resto in maglietta.
Lasciamo la festa e torniamo al lodge, finiamo di mangiare le nostre scorte.
Abbiamo detto a Samuel che stasera vogliamo cenare in qualche ristorante e qualche cosa di locale.
Finiamo di mangiare i nostri panini nel parco, si avvicinano i facoceri, gli diamo i nostri avanzi, che apprezzano molto.
Riprendiamo la Land e ci inoltriamo in un’altra parte del parco; la pista è molto dissestata, tutta pietrosa e guadi, arriviamo al SANETTI PLATEAU. Il paesaggio è stupendo: colline sullo sfondo, villaggi con capanne, molto bestiame, bei colori e un’aria fine e pungente. Dovremmo arrivare fino alla cascata di FINCH’ABERA per avvistare le volpi rosse, non riusciamo a vedere nulla ma il posto è molto bello: una bella cascata, un laghetto e tutto intorno la tundra, non ci sono alberi ma bellissime piante.
Sull’altipiano ci sono molti insediamenti di capanne, i bimbi escono a salutare e a vendere le loro cianfrusaglie. Da una bimba acquisto un contenitore che ha costruito con una piccola zucca e con conchiglie, le dò 10 birr e chiedo di fotografarla: scappa via subito.
Ci fermiamo in un bellissimo posto tutto verde, con un ruscello, tanti animali al pascolo e tanti bambini. Adema riesce a raggrupparli e gli fa fare il girotondo, tutti ridono e scherzano gioiosamente.
Alle 17 rientriamo al lodge. Mi faccio fare il conto, mi hanno affidato la cassa comune, rispetto a quanto preventivato risparmiamo qualcosa.
Stasera c’è anche la luce! In questo momento sono in camera che scrivo i miei appunti; sto pensando a questi etiopi che abbiamo visto in questi giorni: sono una bellissima razza, sia gli uomini che le donne sono bellissimi, hanno occhi luminosi e un portamento eretto stupefacente, ti sorridono sempre e qui penso che dovrebbero avere ben poco da ridere per la situazione di estrema povertà in cui vivono.
Samuel ci viene a prendere, scendiamo al villaggio, le strade non sono illuminate, non si vede quasi niente: parcheggia e entriamo al “W.C. SHOP”, proprio così sta scritto sulla porta di questa bettola in cui stiamo entrando.
Atmosfera scura, ai tavolini sono seduti solo uomini che stanno bevendo birra e vino etiope. Il locale è affollatissimo, ma, gentili come sono, si spostano subito per farci posto. Ci sediamo in sei al tavolo di due ragazzi che stanno bevendo vino, uno di loro è un chiacchierone, ci intratterrà per tutta la serata.
Ordiniamo l’injera con il wat ( pezzetti di carne stufata forse di agnello) mangiamo rigorosamente con le mani, il tutto è talmente buono che ordiamo un’altra portata, accompagniamo con birra locale e vino etiope che sembra un passito. Spendiamo per questa cena 80 birr che corrispondono a € 6, vale a dire € 1 a testa!
La cena non è affatto pesante, non adoperano olio, pertanto è digeribilissima.
Sono le 21 e siamo già a letto. Domani partenza alle 6.

LUNEDI’ 5 NOVEMBRE
Partiamo alle 6,20, sappiamo che dovrà essere un lungo viaggio ma non sappiamo che ci aspetteranno ben 15 ore di macchina per fare 410 chilometri da DINSHO ad ARBA MINCH!
Ripercorriamo l’altopiano, per la strada sempre folla di gente con greggi ed armenti e sullo sfondo villaggi di paglia.
Ci fermiamo a DODOLA per fare la colazione.
Alle 13 arriviamo a SHASHEMENE, Samuel ci porta al FASIL HOTEL, un bel ristorante all’aperto, ben frequentato. Ci sediamo, i nostri vicini di tavolo ci consigliano quello che stanno mangiando, me lo fanno anche assaggiare porgendomelo alla bocca con le mani, scoprirò poi che questo è un gesto di grande gentilezza. Ordiniamo injera e sopra un fornelletto con le braci cuoce deliziosi pezzetti di carne: il tutto è molto gustoso.
Samuel invece ordina il TERE SEGA, carne cruda a grossi pezzi che si ordina al macellaio presente nel ristorante e si mangia a tocchetti intinti in salsine piccantissime. Me la fa assaggiare, devo dire che è tenerissima e molto buona.
Terminato il pranzo riprendiamo il viaggio: non è facile descrivere le rimanenti 8 ore di macchina in mezzo al caos della gente che cammina ovunque, degli animali che ti attraversano la strada in continuazione, delle buche, buche, buche…
Facciamo qualche sosta solo per fare la pipì. Intravediamo passando mercati di somarelli, mercatini con poche e mal ridotte merci. Il paesaggio è cambiato, dal clima di montagna dell’altipiano siamo in piena savana, anche le capanne di fango hanno cambiato aspetto, sono più grandi e con pareti decorate.
Stravolti vediamo le luci di ARBA MINCH: arriviamo in un hotel che ci sembra bellissimo, è l’ARBA MINCH TOURIST HOTEL a SEKALA.
Al momento di prendere le camere ci accorgiamo che ce ne hanno riservate solo due doppie e noi siamo in 5! Discussione a non finire perché l’albergo è al completo. Ci adatteremo con un materasso in più messo per terra e la famiglia di Mario si sistemerà così alla camera 35.
Una doccia stupenda mi rimette a posto.
Walter ed io usciamo per andare a cena. Sono le 23 ed è già tutto chiuso, compreso il ristorante dell’albergo, sta chiudendo anche il bar, al volo compriamo una fanta, sarà la nostra cena di questa lunghissima giornata.

MARTEDI’ 6 NOVEMBRE
Sono le 4 e mezza e il muezzin comincia ad urlare le sue preghiere, non smette mai, non riusciamo a riprendere sonno, sono le 6 e siamo già in piedi.
Comunque riposati e rilassati dopo la giornata di ieri andiamo a fare colazione e partiamo diretti verso il NACHISAR PARK. Il parco è situato tra i due grandi laghi, il CHAMO e l’ABAYA.
Prima andiamo a prendere i biglietti negli uffici che stanno in città poi entriamo nel parco: all’inizio vegetazione boschiva con enormi e bellissimi sicomori, ci vengono subito incontro i babbuini, poi diventa tipica savana africana, dove avvistiamo bellissime antilopi, ci inoltriamo sempre di più nella bellissima vegetazione del parco, saliamo sulla collina dalla quale si vedono distintamente i due laghi e le isolette.
Percorriamo il grande altipiano, giriamo per rientrare ed incontriamo finalmente le zebre, che sono molto grandi.
Alle 2 usciamo dal parco, Samuel ci porta a pranzo in una bettola, mangiamo injera e wat con carne di bege (agnello) bevendo coca e birra.
Prenotiamo la boat che ci porterà a fare il giro sul lago, come al solito contrattiamo e spuntiamo 450 birr.
Partiamo, carichiamo la guida, il diesel che servirà per mettere in moto la barca. L’attracco non è vicinissimo, bisogna lasciare il paese e scendere giù verso il lago. Arriviamo ad una spiaggetta dove sono parcheggiati molti barconi coperti e di metallo (per i coccodrilli), la guida ci carica, mette in moto e subito a riva vediamo il primo coccodrillo che ci stava aspettando.
Ci avviciniamo lentamente e a motore spento raggiungiamo una riva dove due coccodrilli stanno dormendo, appena ci sentono si buttano in acqua, ci allontaniamo e su un’altra riva un gruppo di ippopotami sta pigramente facendo il bagno: si vedono solo gli occhietti e le orecchie che girano vorticosamente.
Arriviamo sulla punta dell’isoletta che questa mattina vedevamo dal parco e ci aspetta uno spettacolo: una decina di coccodrilli riposa tranquillamente su una spiaggetta, qualcuno è veramente enorme e impressionante, altri gironzolano lentamente in acqua.
Sta calando il sole, rientriamo ed ammiriamo un bellissimo tramonto sulle montagne che domani ci accoglieranno.
Alle 19 rientriamo ad ARBA MINCH, ci fermiamo a fare rifornimento di bottiglie d’acqua per i prossimi giorni. Cerchiamo una scheda telefonica ma non la troviamo.
Torniamo in albergo, mi faccio una bella doccia fredda e alle 8 usciamo per andare a cena. Abbiamo detto a Samuel che questa sera vogliamo mangiare pesce, ci porta un po’ fuori dalla città, entriamo in locale non molto dissimile dai soliti, sembra solo un po’ più curato. E’ pieno di gente, ha varie salette, si danno subito da fare per sistemarci al meglio: spostano i tavoli, cambiano le tovaglie.
Dietro a noi una coppia di giovani etiopi sta finendo la propria cena, se ne vanno tenendosi per mano.
Ordiniamo due pesci con vegetali di contorno. Aspettiamo mezzora, poi la sorpresa: su un trabiccolo di ferro in piedi due enormi bellissimi pesci arrostiti con un pomodoro in bocca, sono persici del Nilo.
Ci aiutano a porzionare il pesce che è buonissimo.
Ringraziamo Samuel per la scelta fatta, spendiamo ben 250 birr in 6 (ricordo che sono 20 euro!).
A dormire subito, domani partiremo alle 7 per i villaggi dei Mursi.

MERCOLEDI’ 7 NOVEMBRE
Alle ore 4 e 52 il muezzin attacca, sto scrivendo gli appunti del viaggio, sono le 6 e 30 e ancora non ha smesso!
Facciamo colazione e alle 7 lasciamo ARBA MINCH ci dirigiamo verso KONSO: scendiamo e risaliamo su di un altipiano dietro l’altro, cambia in continuazione la vegetazione, cambiano le fisionomie e gli abbigliamenti delle persone.
Attraversiamo una enorme pianura coltivata a cotone, poi risaliamo sulle montagne ed arriviamo in un altro altipiano molto esteso: lo spettacolo è meraviglioso.
Arriviamo ad un posto di blocco, Samuel presenta delle carte, ci rilasciano una specie di passi e ci fanno così entrare nella regione dell’OMO RIVER. Stanno costruendo una enorme strada che “domani” collegherà il nord con il sud, oggi però per noi solo sobbalzi, scuotimenti della nostra Land e tante tante buche (come in Kenia sono un sopravvissuto alle potholes).
Ci fermiamo a WEYTO, che è l’incrocio tra le due strade più importanti della regione, mangiamo injera con fagioli, peperoni e tanto tanto aglio.
Ripartiamo e cominciamo a vedere i primi HAMMER, donne e uomini bellissimi, con corpi statuari addobbati con stoffe colorate e i capelli rasati sulla parte davanti e dietro con treccine e argilla rossa. Ci fermiamo per fotografarli per 1 birr.
Samuel sbaglia strada, come se non bastasse facciamo qualche chilometro in più. Ci fermiamo a riposarci in un villaggio, beviamo Fanta calda e compriamo braccialetti.
Alle 18 arriviamo a JNKA, siamo a 1500 metri, in una gradevole cittadina adagiata sui rilievi che sovrastano i parchi nazionali del MAGO e dell’OMO.
Ci sistemiamo al JNKA RESORT: le camere sono ampie, luminose e abbastanza pulite.
Bella doccia fredda ma corroborante. Sta cominciando a piovere, alle 7 con Walter andiamo al ristorante dell’albergo e comincia a diluviare. Ordiniamo zuppa di verdure e pollo con riso, alle 8 ci raggiungono anche Adema e Annalisa.
Piove per tutta la notte, speriamo bene per domani.

GIOVEDI’ 8 NOVEMBRE
Mi sveglio alle 6, sembra che non piova più, il cielo è anche sereno. Facciamo colazione.
Samuel arriva puntuale alle 7, ci dice che forse dovremo aspettare perché la pioggia ha rovinato parecchie strade. Alle 7 e 30 partiamo comunque, lasciamo JNKA, attraversiamo alcuni villaggi e saliamo ancora: dall’auto si vede l’immensità del parco del MAGO, scendiamo, le strade peggiorano sempre di più.
Nella piana, dopo qualche chilometro, siamo costretti a tornare indietro, dopo aver aiutato un’altra Land ad uscire fuori dal pantano. Succederà anche a noi, stavamo per capottarci in una cunetta!
Siamo in tre Land che viaggiamo su queste piste rovinate dalla pioggia, passiamo vari posti di blocco, all’ultimo carichiamo anche una guida con tanto di fucile che ci accompagnerà nei villaggi. Facciamo alcuni chilometri sulla pista, fermiamo le macchine e ci fanno proseguire a piedi. L’impressione è quella di entrare in una riserva indiana.
Camminiamo per più di mezzora poi arriviamo al villaggio MURSI: all’ombra sotto un grandissimo albero stanno gli uomini tra cui il capo tribù trattiamo il costo della visita, siamo già accerchiati da MURSI curiosi di guardarci e di farsi pagare in birr le foto che facciamo. Le donne con i piattelli labiali, i lobi delle orecchie che pendono, le incisioni sulla pelle per scarnificare e “abbellire”, uno spettacolo che lascerà profondi segni nella nostra memoria.
Ci infastidisce il fatto che ti stiano tutti addosso per farsi fotografare, a volte sembrano anche aggressivi. Cerco con calma di distaccarmi, lentamente ci riesco e scelgo quello che voglio vedere e quello che voglio fotografare.
Fa un gran caldo e umido e poi con tutte queste persone addosso!
Gironzolo da solo dentro al villaggio, tra le loro capanne: chi macina il grano, chi sta lavando panni, chi tira l’acqua dal pozzo, chi sta giocando al vecchissimo gioco delle pietrine dentro al contenitore in legno. Alla fine paghiamo 100 birr al capo villaggio per la visita, salutiamo e seguiti da un codazzo di ragazzi torniamo verso le macchine.
Ripartiamo per JNKA, ricomincia a piovere. Arriviamo nella cittadina alle 16, Samuel ci lascia perché non si sente bene, ci rivedremo domani alle 7 e 30.
Con Walter andiamo a farci una passeggiata dentro al paese, il centro è un enorme prato verde dove pascolano tantissimi animali, scopriamo poi che… è la pista dove atterrano gli aerei.
Ci affiancano subito due ragazzi che ci accompagnano nella visita, il mio si chiama Marco e fa le elementari, si aggiunge un piccoletto con grandi occhioni, ben vestito che mi dà la mano e non la molla più per tutto il pomeriggio.
Andiamo a gironzolare per i mercati: coloratissimo quello di frutta e verdure, pieno di gente quello di merci varie, molti sono mussulmani e non vogliono farsi fotografare.
Compro l’aggeggio di legno che gli Hammer usano come cuscino e un bicchierino di plastica perché ne ero sprovvisto.
Ci beviamo una birra al bar del resort, aspettando la cena.
Con Mario, Annalisa e Adema aspettiamo quasi due ore per mangiare un discreto beef goulash.
Alle 10 tutti a nanna.

VENERDI’ 9 NOVEMBRE
Dopo la colazione ci raggiunge Samuel, sembra stia meglio dopo aver preso abbondanti antibiotici.
Lasciamo JNKA e ci spostiamo ancora più a sud est verso i territori TURMI.
Attraversiamo villaggi di popolazione BENNA, ci fermiamo in continuazione a fotografare indigeni, bambini e donne, il caldo si sta facendo sempre più intenso.
Mentre superiamo un guado riusciamo ad impantanarci, Samuel riesce con grande abilità ad uscirne fuori.
Siamo di nuovo su di un altipiano, vegetazione bassa da savana. Ci fermiamo a DEMIKA per il pranzo in una delle solite bettole. Solito menù tipico etiope.
Al primo pomeriggio arriviamo a TURMI, ci sistemiamo al GREEN HOTEL classico “alberghetto” africano!
Io e Walter dormiamo alla camera 8: due lettini e una seggiola e… basta.
Lasciamo i bagagli e andiamo ad un villaggio HAMMER, ci accompagna una “guida” un ragazzo del villaggio, facciamo a piedi un bel pezzo di strada sotto un sole cocente. Il villaggio è grande, le donne sono occupate a sistemarsi i capelli con l’ocra e il burro, a macinare l’orzo sulla pietra, a sistemarsi le pelli con cui si adornano. I bambini ti danno la manina e ti accompagnano tutto il tempo. Le donne sono tutte belle, quelle giovani con enormi e pesantissime collane di ferro e strettissimi braccialetti al braccio. Ti sorridono sempre ma come sempre chiedono a tutti i birr per le foto; la guida ci fa conoscere, sistemata dentro ad una capanna, la nonna, che ha più di 90 anni, età incredibile per questi posti dove l’età media è di 47 anni!
Lasciamo il villaggio e tornando indietro ci fermiamo ad un pozzo dove due donne stanno riempiendo le taniche gialle (che qualcuno a distribuito a tutti gli Etiopi) di acqua, ci rinfreschiamo anche noi pompando l’acqua dal pozzo.
Rientrati faccio una favolosa doccia in un locale di alluminio ondulato con l’acqua che cade dal tetto da un grande bidone… è bellissimo!
Siamo seduti sull’aia che è davanti alle camere, ancora non hanno acceso le luci dei generatori, stanno sistemando i tavolini per il bar e per il rito del caffè etiope. Una ragazza HAMMER sta mettendo fuori di ogni porta delle camere un vaso da notte e una bottiglia di acqua.
Ceniamo nel locale accanto al lodge con due polli arrosto, è una bellissima serata, il cielo è limpidissimo, le stelle vicinissime.
Siamo praticamente in mezzo ad un deserto e nel locale si sente una bellissima musica reggae, un sacco di giovani sono seduti ai tavoli, i ragazzi accanto al nostro stanno mangiando spaghetti al pomodoro.
Dopo la cena ci andiamo a chiudere nei nostri loculi.

SABATO 10 NOVEMBRE
La notte è stata molto meglio del previsto, il letto era durissimo ma mi ha fatto dormire. Alle 5 hanno cominciato a cantare i galli ovunque in tutti i villaggi intorno per chilometri.
Facciamo colazione con un ottimo caffè e ripartiamo. Fatti pochi chilometri ad un guado troviamo una Land bloccata in acqua e due camion rovesciati: dalla Land esce un bianco tutto dipinto di rosso con la capigliatura da HAMMER e così la moglie e due figlie! E’ un olandese che sta vivendo in un villaggio con gli HAMMER per girare un documentario sulla loro vita.
Il nostro bravissimo Samuel riesce a superare il guado, così proseguiamo lasciando il territorio degli HAMMER ed entriamo in quello degli ARBORE’.
Ci fermiamo per strada per visitarne uno. Hanno la pelle tutta dipinta di bianco, ci tratteniamo un po’ tra le capanne, fotografiamo i capivillaggio.
Attraversiamo una enorme pianura, un vero e proprio deserto con la vegetazione della savana. Comunque c’è sempre gente sulla pista che cammina e va… e va…
Arriviamo all’ora di pranzo di nuovo a WEYTO, il crocevia del traffico per l’altopiano dell’OMO RIVER, abbiamo così fatto il giro completo della regione.
C’è un enorme mercato in corso, ci aggiriamo guardando i venditori impegnati nelle trattative di animali, verdure, farine, stoffe… E’ una calca enorme, varie sono le etnie presenti, quasi tutti quelli che abbiamo visto in questi giorni.
Pranziamo al solito posto, ripartiamo percorrendo altri sali e scendi per gli sconfinati altipiani.
Alle 3 finalmente siamo a KONSO. Lasciamo le valige in hotel e partiamo per GESERGIO, ci accompagna una guida, un vecchio insegnante di inglese ora in pensione che conosce bene i villaggi della popolazione KONSO.
Saliamo su una pista di terra rossa strepitosa, bellissima, attraversiamo un villaggio dove è in corso un altro mercato, le genti sono a migliaia, sotto tettoie improvvisate uomini e donne accovacciati bevono dalle zucche una specie di birra.
Arriviamo a GESERGIO: l’erosione dell’acqua e del vento ha formato calanchi di terra rossa e altissimi pinnacoli che sembrano grattacieli, da qui il pretenzioso nome di NEW YORK CITY. La vista comunque è molto suggestiva per i colori che assume il terreno.
Fate le dovute foto, la nostra guida ci accompagna al villaggio di MACHEKIE: è situato in cima ad uno sperone roccioso, presenta un fitto labirinto di strette stradine delimitate da muri di pietra, le capanne sono protette da enormi rami intrecciati, per entrare nelle singole proprietà bisogna superare varchi strettissimi.
La particolarità di questa tribù è che nel villaggio ci sono due grandi capanne in comune, una per le femmine e una per i maschi, vivono qui da soli fino all’età di 21 anni età, in cui possono accoppiarsi e sposarsi. Praticano la religione animista.
Come al solito e forse più del solito tutto il villaggio ci segue e ci tormenta per avere qualche birr. Ripartiamo e ripercorrendo la pista rossa vediamo tutti quelli che ritornano da aver fatto acquisti al mercato carichi sulle spalle e sulla testa di quello che hanno comperato: dalla legna ai sacchi di sorgo. Qualcuno sembra che barcolli da ubriaco, strano che quella leggerissima “birra” possa fare tanto.
Sta cominciando anche a piovere. Ritorniamo a KONSO e prendiamo possesso delle camere all’hotel EDGET che è piazzato sulla rotonda dell’unica piazza della città: le camere sono dislocate intorno ad un cortile in cui c’è anche il bar e ristorante. Non c’è l’acqua, ma su richiesta aprono gli scarichi dei contenitori che sono sul tetto.
Riesco a farmi doccia e barba, riuscendo così ad allagare tutta la stanza.
Scendiamo al ristorante dell’albergo dove ci fanno dei buoni spaghetti al pomodoro che mangiamo accompagnati da birra alla spina, dopo tanti giorni eravamo quasi stufi di injera. Fa finta di pagare Samuel per farci risparmiare, cena per 6 con 100 birr!
Alle 21 e 30 tutti a dormire, il letto è ampio e sufficientemente comodo.

DOMENICA 11 NOVEMBRE
La luce in camera e il rumore del traffico ci fanno svegliare abbastanza presto; andiamo a far colazione all’albergo di fronte al nostro, al GREEN HOTEL che è più nuovo e sembra in condizioni migliori.
Discutiamo animatamente con il nostro albergatore per il costo delle camere: mi lamento perché mancava l’acqua, non c’era luce, le camere erano poco pulite e gli odori erano quasi insopportabili.
Gli do 200 birr anziché i 250 richiesti e partiamo. Al volo da un ragazzo compro l’ultimo braccialetto.
Lungo la strada ci fermiamo a fotografare bellissimi e strani uccelli; stiamo ripercorrendo a zig zag quella che domani sarà una autostrada. Arriviamo ad ARBA MINCH alle 11. Si rivede il grande lago CHAMO. Ci risistemiamo nelle stesse camere che abbiamo occupato all’andata all’ARBA MINCH TOURIST HOTEL.
Mentre sto scrivendo questi appunti sono comodamente seduto al fresco nel bellissimo giardino dell’hotel.
Pranziamo al ristorante dell’albergo con un buon pesce alla griglia e un ottimo caffè etiope. E’ da un pezzo che una ragazza molto carina mi sta guardando e sorridendo, si avvicina, si presenta e mi chiede se possiamo pranzare assieme, le rispondo che ho già pranzato e che stiamo ripartendo per una escursione al villaggio dei DORSE, se ne va sorridendomi ma un po’ delusa.
Alle 14 usciamo da ARBA MINCH, passiamo davanti all’università che è affollatissima di studenti e pare molto famosa in Africa, saliamo sulla montagna, la vegetazione è splendida quasi alpina, ci inoltriamo nei boschi di pino, dall’alto si vedono i due grandi laghi che circondano ARBA MINCH.
La Land si ferma perché perde acqua dal radiatore, Samuel lo sistema con una polverina magica, accorrono ragazzini che ci aiutano portando acqua, uno di loro parla benissimo l’inglese, è più piccolo di Matteo, ha 4 fratelli e 3 sorelle, è stupefacente che in un posto così sperduto un bimbo che vive in una capanna, e che ci invita a visitarla, parli così bene l’inglese.
Arriviamo al villaggio dei DORSE. Un ragazzo ci accompagna a visitare il suo gruppo di capanne: una grande capanna centrale altissima a forma di alveare dove possono dormire più di 10 persone, una capanna a fianco adibita a cucina e dall’altro lato un’altra capanna per gli animali.
Specialità del posto è la lavorazione del cotone e della fibra che ricavano dal finto banano. Dal tronco escono fuori fibre robustissime che sembrano fili, dalla polpa fatta macerare sotto foglie di banano ricavano una specie di pasta di pane con la quale ci preparano una “pizza” che più tardi assaggeremo.
Sulla grande aia alcune capanne ben attrezzate sono preparate per ospitare anche i turisti, al centro una grande capanna “bar” dove vecchi seduti ai tavolini devono una specie di grappa al sapore di aglio. Assieme a noi si siedono due turisti di Monaco, sono simpaticissimi e chiacchieroni , senza alcun problema mangiano la pizza con la salsina strapiccante.
Compriamo le sciarpe di cotone e lana che tessono ai telai.
Rientriamo ad Arba Minch, in albergo; la ragazza di prima mi sta aspettando, si è portata anche l’amica: ha puntato me e Walter perché spera di ottenere qualcosa, ci racconta che è una studentessa che è venuta per il fine settimana ad A.M. e che domani deve rientrare ad ADDIS ABEBA.
Avevo letto sulla guida che è diffusa la prostituzione tra le studentesse per potersi pagare gli studi e poter fare una vita migliore, Dalla popolazione pare che questa esperienza non sia così biasimata fino a che la donna non si sposi.
Stiamo chiacchierando in inglese quando Walter non capisce perchè sto tergiversando, che all’improvviso non capisco più niente, che mi allontano… poi gli spiego che mi hanno chiesto il numero della camera…
Riusciamo ad evitarle e andiamo a farci una gran doccia, stasera pranzeremo in albergo.
Appena ci sediamo si mette a piovere a diluvio, il locale era affollatissimo, spariscono tutti, riusciamo a spostarci sotto una tettoia e ceniamo con una buona zuppa di pesce.

LUNEDI’ 12 NOVEMBRE
Ci eravamo dimenticati del muezzin! alle 4 e 30 inizia la sua nenia… tanto dovevamo svegliarci!
Alle 6 meno 5 tutti pronti, carichiamo la Land e partiamo per Addis Ababa, ci aspettano più di 500 chilometri.
I primi 200 sono terribili la pista è piena di buche, i sobbalzi sono continui, costeggiamo i due laghi, il CHAMO e l’ABAYA, sono immensi non finiscono mai, facciamo chilometri e chilometri e continuiamo a vedere lago.
La pioggia della notte ha complicato la situazione delle strade, ma ci sembra tutto meno disagevole della sera che siamo arrivati ad Arba Minch. Davanti a noi camminano immense mandrie di mucche.
Ci fermiamo ad ammirare una bella cascata.
Arriviamo al villaggio di WOITITA, ci fermiamo ad un bar per fare la colazione, ci servono uno splendido bicchiere di latte bollente macchiato con il loro caffè, Samuel è andato a comprarci il pane fresco che consumiamo con quello che è rimasto della marmellata.
Riprendiamo la strada che un po’ alla volta sta migliorando, adesso è quasi del tutto asfaltata. E’ mezzogiorno quando arriviamo a SHASHEMENE, ritorniamo a pranzare al FASIL HOTEL. Rimangiamo i pezzetti di carne cotti nei piccoli bracieri.
Addis Ababa si sta avvicinando velocemente, ce ne accorgiamo dal traffico che diventa caotico, la gente per strada si moltiplica.
Riusciamo ad arrivare alle 18, ci sistemiamo all’hotel HOLIDAY proprio di fronte agli uffici di ABEBE, l’agente che ha organizzato il nostro viaggio.
La sistemazione è discreta, buona la doccia, ma siamo su una strada di gran traffico e il rumore è notevole, speriamo bene per questa notte.
Alle 8 ci raggiunge Samuel che porta anche la moglie che è molto carina.
Walter ci consiglia di andare al ZEBRA GRILL, tipico ristorante dove si cucinano ali di pollo alla brace e ai vari sapori: all’agrodolce, all’aglio e normali. Sono veramente una delizia, ne facciamo una abbuffata accompagnata da birra.
Alle 11 siamo già a dormire.

MARTEDI’ 13 NOVEMBRE
Dormiamo bene fino alle 6, ormai è il nostro orario! Colazione in albergo.
Alle 8 ci vengono a prendere con un pulmino. Andiamo subito all’Hilton hotel per confermare i voli di domani. Ora siamo più tranquilli, partiremo regolarmente.
La nostra guida ci porta in cima alla collina che sovrasta Addis Ababa, per strada la scena è sempre la solita: donne che portano pesi incredibili, baracche con i tetti di lamiera ondulata (tutta A.A. è così tranne quei grattacieli che stanno costruendo in pieno centro).
Arriviamo in cima alla collina da dove si può ammirare la capitale. C’è una chiesa museo che possiamo visitare: si possono ammirare gli abiti sfarzosi di Menelik e della principessa Taitu, affianco alla chiesa un villino dove MENELIK riceveva i nobili e gli ufficiali.
La chiesa è di evidente religione cattolica con immagini sacre conosciute, ricoperte da veli, ma i riti a cui assistiamo assomigliano molto all’islam: devoti che scalzi avanzano in ginocchio. Questa è la religione cattolico-ortodossa (copta) che ha origini addirittura giudaiche!
Discendiamo la collina e andiamo al museo Nazionale dove c’è LUCY: sono due calchi in gesso dell’ominide in posizione eretta scoperto nel 1974 che rende l’idea di quanto piccoli fossero i nostri antenati.
Lasciato il Museo arriviamo al MERKATO, pare che sia il più grande mercato dell’Africa. E’ un enorme souk organizzato in settori diversi per i vari prodotti. Comperiamo ancora qualcosa ma la scelta nonostante amplissima è sempre misera.
Andiamo sulla terrazza di un bar per pranzare e prendere un cappuccino, Annalisa mangia una buonissima pizza.
Torniamo in albergo per riposarci.
Esco e vado a fare una passeggiata intorno all’albergo, non c’è granchè da vedere, mi viene voglia di farmi lucidare le scarpe dagli innumerevoli sciuscià che ci sono, ma desisto. Entro in una libreria, è ben dotata, moltissimi i libri interessanti sull’Etiopia e con bellissime foto, non costano moltissimo ma mi scoraggia il peso. Entro in centro commerciale: una guardia mi perquisisce all’ingresso, non c’è nulla di interessante.
Rientro in albergo mi sistemo su una poltrona nella hall: un via vai di uomini d’affari che si fermano al bar per trattare. Due belle ragazze da sole stanno prendendo un the in un angolo della sala, mi accorgo che continuano a guardarmi e a sorridermi, capisco, evito i loro sguardi.
Alle 8 arriva Walter, andiamo all’HABESHA restaurant situato in Bole road in pieno centro, il servizio è ottimo curato nei particolari, aspettiamo un po’ per la nostra injera farcita con una gamma infinita di ingredienti, nella sala interna musica dal vivo con danze tradizionali.
Domani si parte per rientrare in Italia.

MERCOLEDI’ 14 NOVEMBRE
Alle 8 preciso arriva Abebe con il pulmino, ci fa accompagnare all’aeroporto dal suo driver, in solo 20 minuti siamo arrivati.
I controlli sono molto accurati, ci fanno praticamente spogliare scarpe comprese.
Facciamo il check-in e saliamo per aspettare la partenza.
Alle 12 puntualissimo parte, sorvoliamo l’enorme Addis Ababa e via.
Sono passate 3 ore dalla partenza, stiamo attraversando l’enorme deserto del Sudan, è uno spettacolo.
Rivedo dall’aereo gli enormi cerchi che mi avevano colpito anche all’andata: in pieno deserto sono sistemati con disegni stranissimi una serie di grandi cerchi: poi scoprirò che al confine tra Sudan ed Egitto c’è un enorme sistema di irrigazione.
Alle 16 ore italiane arriviamo a Roma.
Il viaggio è finito. Ma non sono ancora finite le emozioni che questa gente così diversa e così distante nel tempo da noi ci ha trasmesso.

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