Driving through Scotland

I paesaggi, le atmosfere, l’ospitalità della gente non si smentiscono mai!

Estate 2008: in fuga dalla calura, stabiliamo come meta del nostro viaggio agostano la verde Scozia.
Paolo ha ricordi piacevolissimi di Edimburgo, mentre io ho amato la dirimpettaia Irlanda. Entrambi affascinati dall’idea delle bellezze naturali delle terre del nord, decidiamo di dedicare alla patria delle cornamuse, dei kilt, del salmone e delle pecorelle ovattose un bel viaggio on the road, partendo con la sola prenotazione dell’aereo (Ryan Air), dell’auto (Alamo) e delle notti a Londra e a Edimburgo.7 agosto 2008
Per una volta, il volo Ryan Air che abbiamo prenotato non parte all’alba. Visto l’anticipo richiesto dalla compagnia irlandese, dobbiamo comunque svegliarci alle 6. Alle 8.30 siamo a Ciampino e alle 10.50 partiamo per Stansted.
Solito volo infarcito di messaggi pubblicitari, squilli di tromba all’atterraggio e terribile applauso dei passeggeri a seguire (ma perché, perché?!).
Da Stansted prendiamo il pullman della National Express (€ 8.00) per la stazione Victoria. Mangiamo rapidamente in uno dei tanti ristoranti della catena Garfunkel (cucina inglese, carne alla griglia, buffet di verdure crude e cotte) e quindi nel primo pomeriggio prendiamo possesso della camera prenotata all’albergo Chamberlain (quartiere della City, fermata metrò Tower Hill). Albergo comodo e tenuto perfettamente. €110.00 a notte per 2 notti.
Il pomeriggio lo dedichiamo ad un giro in centro. Siamo già stati diverse volte a Londra, quindi ci torniamo solo per concederci qualche belluria e vedere un amico.
Dedichiamo il pomeriggio alle tappe della via crucis dello shopping cittadino, passiamo da Harrods, da Selfridge, da Marks&Spencer, da Laura Ashley, sfruttando al meglio il biglietto giornaliero della metropolitana (£ 5.00). Seguono cena on the road e nanna.

8 agosto 2008
Il Chamberlain si conferma un ottimo albergo: è un 4 stelle vicino alla metropolitana e a diversi locali notturni e ristoranti etnici. La colazione è ottima, sia quella inglese tradizionale, che sazia fino a cena, sia l’ampia scelta continentale.
Usciamo per andare allo Science Museum. Lo troviamo divertente, ma forse pensato per un pubblico più giovane, e infatti ovunque intorno a noi ci sono gruppi di bambini e famiglie (notazione a margine: le coppie inglesi sono molto prolifiche!). L’ingresso è gratuito e le sezioni sono tantissime, molte delle quali interattive per un maggior coinvolgimento dei visitatori. Davanti alla vetrina che raccoglie i modelli dei cervelli delle varie specie, non si può non pensare all’ABnormal di Frankestein Junior…
Mangiamo in un giardinetto con le provviste da picnic comprate nel meraviglioso reparto food di Marks&Spencer e poi riprendiamo a passeggiare, facendo tappa da Church’s, dove commettiamo la prima follia scarpifera, da Whittard, nel negozio di Covent Garden di questa famosa catena distributrice di tè, e infine andiamo allo storico ‘spaccio’ della Twinings, al numero 216 dello Strand.
Prendiamo quindi un tè con l’amico londinese all’ultimo piano della National Gallery, un posto con una magnifica vista panoramica su tutta la città, quindi ripassiamo da Selfridge per cedere alla tentazione degli Scones con carne e funghi, accompagnati da un ottimo puree di piselli (peas mash).
Altra passeggiata a testa in su e quindi cena in uno dei più interessanti ristoranti indiani di Londra, lo Spice Namesti, famoso per la sua cucina innovativa.
La cucina indiana di Londra è considerata sempre ottima, ma il Namesti ha il ‘plus’ di reinterpretarla e proporre abbinamenti molto particolari.

9 agosto 2008
Colazione in albergo e partenza per Edimburgo.
Raggiungiamo l’autonoleggio Alamo di King’s Cross, dove la fila per noleggiare/ritirare la macchina si rivela infinita. Dopo 2 ore dall’orario concordato preventivamente per il ritiro, riusciamo a salire in auto. Avevamo prenotato una vettura della categoria Astra, ma, avendo terminato i modelli, ci viene fornita allo stesso prezzo quella di categoria superiore, una Volkswagen Jetta con sole 160 miglia all’attivo (aggiungiamo 50€ di abbattimento franchigia).
Partiamo alle ore 11.00. Per raggiungere la M1 attraversiamo i quartieri periferici di Londra lato Tottenham. E’ strano e mi mette un entusiasmo istintivo vedere come comunità etniche diverse si siano spartite le zone che attraversiamo, e soprattutto come sembrano susseguirsi divise ma integrate in una convivenza pacifica. Attraversiamo il quartiere ebraico, quello russo, cinese, indiano, greco… ristoranti, lavanderie e barbieri tradiscono l’orgoglio nazionale dei proprietari con l’esposizione di immagini e bandiere delle terre di origine. Molti particolari sfiorano il kitch, altri lo sfondano proprio, ma l’effetto complessivo è quello di vite che scorrono normalmente, un quotidiano perfettamente integrato con quello di tutti gli altri abitanti di Londra.
Dopo 400 miglia su autostrade un po’ rallentate dai lavori, ma almeno gratuite, arriviamo al nostro ‘B&B’, la Carnberry Tower di Edimburgo. L’abbiamo trovata appena fuori della città (Edimburgo è al completo per il festival) ed è una specie di castello con 450 acri di terreno intorno. E’ davvero un posto meraviglioso, la materializzazione del maniero di Thornfield di Brontiana memoria, e la cosa particolare è che è gestito da una fondazione, intitolata alla attuale sovrana (£ 130.00 a notte).
Ceniamo nel ristorante della struttura, troppo stanchi per uscire, e andiamo a dormire nella nostra splendida stanza su una delle torri. Dalla finestra si gode della vista sul parco e sul roseto. Peccato che avremo poco tempo per goderci questa struttura! Vediamo che altri ospiti si dedicano a passeggiate o si rilassano sulle panchine di legno distribuite sui vastissimi prati, e li invidiamo!
Unico appunto, la disorganizzazione del personale nell’area ristorante. Anche a colazione i giovani camerieri tenderanno a perdere, confondere, dimenticare le ordinazioni ‘calde’.
La temperatura, oltre il confine tra Inghilterra e Scozia, è scesa di parecchio. Con la sera arrivano nuvole e pioggerellina che ci accompagneranno, intermittenti ma non fastidiose come si potrebbe pensare, per l’intero viaggio. Del resto una mia insegnante irlandese diceva che questa è una ‘pioggia che non bagna’!

10 agosto 2008
A colazione abbiamo il primo incontro con l’haggis, una delle più famose specialità culinarie scozzesi. Si tratta di un pasticcio compatto (viene servito a fette) di interiora di pecora, dal colore scurissimo e dalla consistenza croccante. Il sapore stupisce piacevolmente, non si indovinerebbero mai gli ingredienti, e viene accompagnato a pomodori grigliati, uova, spessissime fette di bacon magro, salsiccia e, per non farsi mancar nulla, patate pastellate.
Nonostante in albergo ci sconsiglino di andare in centro città con la macchina, visto il traffico caotico, speriamo, essendo domenica, di non trovare troppi ingorghi.
Ingorghi?! Edimburgo è vuota (almeno per chi è abituato ad una qualsiasi città italiana di medie dimensioni) e lasciamo l’auto in un parcheggio coperto in pieno centro (£5.00 per l’intera giornata festiva).
La prima tappa, canonica, è la visita al castello di Edimburgo (ingresso £12.00) e ai gioielli della corona. La giornata è ventosa, ma al sole si sta bene. I turisti sono però davvero tantissimi, con predominanza degli spagnoli e degli orientali, tutti attirati non solo dalle bellezze architettoniche ma anche dal clima del festival.
Dopo un pranzo al sacco, continuiamo a girare la città rutilante di artisti di strada. E’ divertente come si impegnino a dare saggi della propria abilità ‘professionale’ già nel cercare di convincere i visitatori a comprare un biglietto per gli spettacoli serali. E’ il fringe festival, che riempie Edimburgo di allegria per tutto il mese di agosto.
Ceniamo in un ristorante sulla via principale, dove abbiamo il primo incontro con il salmone affumicato scozzese, quindi ci ritiriamo nella nostra ‘reggia’.

11 agosto 2008
Solita ricca colazione al Carnberry, quindi, valige in macchina e ultima mattinata in giro per Edimburgo. Giriamo fermandoci a commentare performances artistiche, studiamo le chiese gotiche e visitiamo manifatture di tartan (di tutti i tipi, colori, clan, filati) e quindi i negozi che vendono maglioni ‘knitted by Mrs Robinson, Smith, McLeon’, etc (Paolo sospetta che in realtà siano ‘knitted by liu Min’, ma lui è un cinico…), per poi finire il nostro tour in una piccola distilleria acchiappa turisti. Prendiamo delle piccole bottiglie di whisky invecchiato 18 anni, dei dolci di frutta secca al whisky, caramelle… sempre al whisky (e siamo entrambi astemi!), sciarpe di cashemere e altro ancora, dando il nostro contributo alla già fiorente economia locale.
Pranziamo velocemente e partiamo per Glamis (2ore. Ingresso castello+parco: £ 7.50).
Le visite al castello vanno ad orario. L’ultima parte alle 17.00, e abbiamo la fortuna di trovare come guida una signora molto simpatica. La donna si sofferma ovviamente sulle numerose storie di ipotetici fantasmi, ma la cosa che colpisce di più rispetto ai tanti castelli visitati nel resto di Europa è che questi scozzesi sono vissuti, abitati. Ci sono le cornici con le foto di famiglia degli attuali proprietari, plaid sui divani, libri contemporanei. E’ una atmosfera che dà la confortevole impressione di essere degli invitati nella nobile dimora di un signore di campagna, piuttosto che dei meri turisti.
Non facciamo in tempo a visitare il parco, ripartiamo per Perth, dove arriviamo un’ora dopo. Alloggeremo nel B&B Arisaig (4 stelle nella guida Visit Scotland), a £60.00 per una notte.

12 agosto 2008
La colazione è come sempre abbondante e invitante.
Parentesi dedicata a persone con difficoltà alimentari: per vegetariani e vegani la Scozia può essere una meta difficile, soprattutto quando si tratta di eliminare l’uso del burro. Se però certe esigenze vengono fatte presenti, sia nei ristoranti che nei B&B viene sempre fatto di tutto per trovare una soluzione.
Dopo colazione partiamo per andare a vedere il castello di Blair (ingresso+giardini £7.90). L’interno del castello offre la stessa accogliente impressione di quello di Glamis, anche se qui è moltiplicata la presenza di corna di cervo appese alle pareti.
Molto belli anche i giardini, gli Hercules Garden, e l’allevamento di pony, animali davvero socievoli che non disdegnano di farsi accarezzare.
Pranziamo al Queen Mary News Pond, a Loch Tummell, piccolo ristorante sul lago con una cucina rapida e semplice, ma tradizionale (niente di più lontano dalle immancabili fish&chips!).
Ripartiamo in direzione di Inverness, dove abbiamo la sorpresa di trovare la maggior parte dei B&B ornati dell’odioso cartello NO VACANCY. Troviamo una stanza al Duncraig di Mrs Gill (£ 60.00). La nostra stanza è piccola ma simpatica, e la famiglia ha una passione per i gatti tradita da numerosissimi soprammobili a tema e da diversi esemplari in carne e pelliccia.
Ceniamo nel principale ristorante cinese della città dopo aver intravisto i suonatori di pipes (cornamuse) che si esibiscono sul corso principale. Dopo cena torniamo nel B&B.
Inverness non è una cittadina molto caratteristica, ma è comunque piacevole da girare e piena di turisti che la usano come base per le gite verso Lochness.

13 agosto 2008
Dopo la colazione preparata da Gill (come accadrà sempre, occorre specificare la sera precedente le proprie preferenze), e dopo aver fatto conoscenza con il suo socievolissimo gatto persiano, partiamo per Lochness.
Costeggiamo il lunghissimo lago e ci fermiamo al museo del mostro, pagando il nostro obolo al mito costruito sul niente (risparmiatevelo, se potete!). La visita prevede di sottoporsi al documentario che dovrebbe, nelle intenzioni, lasciare il visitatore con il ragionevole dubbio che un mostriciattolo esista davvero, ma in realtà l’effetto è quello di sentirsi spettatori di una puntata di Voyager, senza però la possibilità di cambiare canale!
Pranziamo al fish bar lungo il lago, come consigliato dalla Lonely Planet. Ovviamente è un pranzo a base di pesce, e quindi proseguiamo per l’isola di Skye, passando per Glen Torridon e facendo tappa al castello di Eilean-Donan, famoso per essere stato usato come dimora di Highlander nel famoso film omonimo.
Il castello è in rovina, ma la posizione sul mare e il passaggio che lo collega alla terraferma ne fanno un ottimo soggetto per il fotografo nascosto in ogni turista.
Nella zona di Glenn Torridon facciamo conoscenza con le terribili strade scozzesi a unica corsia. Si tratta di ‘viottoli’, etichettati però come strade provinciali, che permettono il passaggio di una sola macchina alla volta. Regolarmente sono presenti delle piazzole per l’eventuale incrocio con vetture provenienti dalla direzione opposta. E qui si riconoscono gli indigeni dai turisti: i nativi riescono a regolare le rispettive velocità in modo tale da trovarsi nello stesso istante proprio sulla piazzola, evitando così di doversi fermare ad aspettare. I turisti come noi aspettano docilmente di essere raggiunti e scavalcati, il tutto condito da grandi sorrisi e ringraziamenti (davanti a un attento pubblico di pecore lanosissime).
Sull’isola di Skye arriviamo tramite lo Skye Bridge, il ponte che da una ventina d’anni collega (gratuitamente) l’isola con la terraferma. Ci dirigiamo verso Portree, dove troviamo ospitalità presso il B&B di Christine (£ 60.00). Ceniamo al Central Restaurant del villaggio (£ 40.00 in due) con i classici piatti della cucina scozzese, quindi salmone annegato in salsa maionessosa e contorni a base di patate.

14 agosto 2008
Lasciamo il B&B, che ricorderemo sia per il fatto che il ‘nostro’ bagno, grande, pulito e pieno di saponi di tutti i tipi, si trova al di là del corridoio ed è in comune con l’attempata ma dinamica padrona di casa, sia, e soprattutto, per la splendida vista sul mare. Lo spettacolo è davvero mozzafiato: sia dalla camera da letto, sia dal salottino messo a disposizione degli ospiti (salottino con un divano comodissimo sistemato di fronte alla vetrata a bovindo che occupa un’intera parete), ci si affaccia sulla baia, con l’acqua ad appena qualche decina di metri di distanza.
La prima tappa del nostro soggiorno sull’isola di Skye è il castello di Dunvegan (£ 7.50), con i suoi magnifici giardini che riusciamo a goderci appieno anche grazie alle uniche due giornate di sole pieno che vivremo in Scozia. Ed è un bene che il sole si affacci proprio mentre visitiamo quest’isola piena di bellissime spiagge e di ‘scorci pittoreschi’… anche i nostri ricordi fotografici ne gioveranno!
Pranziamo al sacco in riva al mare, complice la marcia rallentata da un incidente sulla strada stretta.
Nel pomeriggio raggiungiamo Oban, da dove vogliamo partire, il giorno successivo, per il tour balenifero in barca. Dopo un po’ di ricerche, troviamo alloggio al B&B Jura, posto senza infamia e senza lode (£ 60.00) che fa dell’ospitalità una attività a puro scopo di lucro, senza grande cura dei dettagli, con parecchie stanze completamente anonime.
Ceniamo all’Anchos Restaurant, sul porto. Locale un po’ fighetto, stile minimal chic, ma in cui alla fine, stringendo stringendo, si mangia sempre salmone affumicato e steak pies (non che siano da buttare, beninteso!).

15 agosto 2008
La giornata è dedicata al tour SealSee. E’ il tour breve, l’uscita in barca dura 4h, ma l’intera gita dura dalle 10.00 alle 18.30, visto che noi partiamo da Oban, con il traghetto, e dobbiamo raggiungere la barca al porto situato sull’isola di Mull, fra l’altro sul versante opposto a quello che guarda Oban (costo complessivo: £90.00 in 2).
Le balene non le vediamo, invece incrociamo uno squalo (o un sub con montata una pinna posticcia sulla schiena, però credibile), i pinguini, l’allevamento di salmoni e varie specie di uccelli caratteristiche della zona.
Rientrati ad Oban, dopo aver fatto un salto nella famosa distilleria, partiamo per Helensburg, tappa di avvicinamento a Glasgow.
Ci fermiamo al B&B di Robin, uno scozzese gioviale e cordialissimo (stanza £ 56.00), che ci farà sentire davvero a casa.

16 agosto 2008
La colazione è una delle più lunghe che consumiamo in terra di Scozia. Il tavolo della camera da pranzo è grande, ospita sia noi che la famiglia belga che occupa le altre due stanze. Questa comunanza, nonché la presenza di Robin, portano a una lunga chiacchierata rilassante. La famiglia belga sta facendo una vacanza dedicata al trekking, noi raccontiamo il nostro giro e quindi Robin, mug di tè bollente in mano, prende possesso del palco e ci racconta tutte le sue esperienze di viaggio, nonché alcune particolarità che dovremmo aver notato, o che troveremo, girando per le Highlands.
Ci allontaniamo a malincuore, lasciando il nostro numero di cellulare in vista di un prossimo viaggio del padrone di casa a Roma.
Arriviamo a Glasgow, lasciamo la macchina nel solito parcheggio coperto e visitiamo la cattedrale. Pranziamo in uno dei tanti locali di cucina veloce e quindi dedichiamo il pomeriggio a una passeggiata in centro e a una puntatine al centro commerciale Buchanan.
Lasciamo Glasgow per avvicinarci a Stansted, ma trovare un B&B libero si rivela un’impresa quasi disperata, anche a causa della concomitante gara di motociclismo in una cittadina vicina. Troviamo alloggio quando sono quasi le 23:00, al Kendal County Hotel (£70.00). Prezzo alto e struttura molto migliorabile, ma la disperazione ce la fa sembrare una reggia (o quasi). Ceniamo in stanza e crolliamo tra le braccia di Morfeo.

17 agosto 2008
Partiamo senza aspettare la colazione alle 8.30. Tutta autostrada fino a Stansted, dove arriviamo alle 15.00. Riconsegniamo l’auto e affrontiamo la trafila dell’imbarco.
Le valige rientrano esattamente e fortunatamente nel peso massimo fissato dalla Ryan Air per evitare sovrattasse. Lasciati i nostri 15x2 kg di vestiti e souvenir nella stiva, ci sistemiamo in aereo e partiamo in perfetto orario (17.25). Atterriamo a Ciampino alle 20.30, un po’ sballottati dal cambio di temperatura e umidità.
Prendiamo un taxi. Ho le nocche bianche per quanto stringo la maniglia dello sportello: banale, scontato, incredibile, ma ogni volta che incrociamo una macchina nella direzione opposta penso che le stiamo andando addosso. E invece è l’effetto, dopo due settimane, del ritorno alla nostra città, al traffico caotico che la uccide anche in una domenica sera d’agosto e, soprattutto, è la conseguenza che mi fa la guida spericolata e “contromano” di questo tassista rivelatosi un pirata della strada…

Paolo e Irene

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