Aria di Natale a Copenhagen

in viaggio con Antonio_De_Notaris in Danimarca

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Aria di Natale a Copenhagen

C’è aria natalizia a Copenhagen. A metà Novembre già fervono i preparativi lungo lo Strøget: molti negozi sono addobbati con luci e palle colorate e alla Lego un Babbo Natale a grandezza naturale fatto tutto di mattoncini bianchi e rossi è l’oggetto principale delle foto dei turisti e della felicità dei bambini, che si affollano davanti alla vetrina con urletti di gioia e meraviglia. L’aria natalizia si avverte davvero perchè fa un tremendo freddo. Però di quel freddo secco che sembra non avvertirsi. Ma basta che la temperatura aumenti che puntualmente cade la pioggia.
Pioggerellina o diluvio, fin dalla nostra partenza le previsioni meteo erano chiare: o freddo o pioggia. Anche se preferiamo il primo (una buona imbabuccata e poi via, alle visite), dobbiamo sorbirci pure la pioggia, che rallenta le passeggiate e rende le foto scure e tristi. Eppure alla Malpensa, quando ci siamo imbarcati sul volo Easyjet per Copenhagen (82€ con una valigia per coppia e bagagli a mano) il sole era bello forte: illusione durata poco perché del maltempo ce ne siamo accorti in volo quando, superate le Alpi, ci ha fatto da strada un velo bianco di nuvole, durato fino all’atterraggio a Kastrup.
Da non perdere
Moderno questo aeroporto* con i tre terminali efficienti ma abbiamo tanto camminato per ritirare il bagaglio. Però tutto è abbastanza celere, anche il cambio al locale ufficio: ogni euro vale 7.5 Dk o corone danesi. Ci accorgiamo presto di come queste volino via.
Per raggiungere la città ci sono varie alternative: il bus, più lento; il treno e la metro, che portano in due zone distinte (il primo arriva in 12 minuti fino alla Stazione Centrale mentre la seconda porta al centro storico, con fermate a Chistianshavn, Kongens Nytorv e østerpoort). Il biglietto si può fare agli automatici ma solo con carte di credito o con monete. Se si dispone di cartamoneta bisogna rivolgersi alla biglietteria. Comunque il prezzo è lo stesso: 31.5 Dk.
Il treno ci lascia nel tempo previsto alla stazione centrale (un edificio dai mattoni rossi, la struttura in ferro e il tetto in legno) e subito ne usciamo dirigendoci alla nostra sinistra. Scendiamo una rampa di scale, ci inoltriamo nella Istedgate per poco meno di 200 metri e il nostro albergo si para davanti: all’angolo con la Helgolandsgade c’è l’Hotel Selandia, un tre stelle dal sapore retrò ma con camere economiche che vanno dalla singola alla tripla, con e senza bagno*. Noi abbiamo prenotato tramite booking.com due stanze standards (con bagno, quelle economiche non ce l’hanno) al prezzo ognuna di 2493 Dk pari a 167€ a persona per 3 notti. Siamo più o meno tra i prezzi bassi (anche se ci sono di più economici) ma le recensioni sull’albergo sono buone e non si smentiscono: posizione centrale; camere pulite con asciugamani cambiati ogni giorno (su richiesta); accesso Internet e una colazione varia ed abbondante, anche se è privilegiato il salato rispetto al dolce.
Sono le 17.30 ed è già buio. Dall’albergo raggiungiamo la centralissima Vestebrogade in un minuto e svoltiamo a destra in direzione Rådhuspladsen, passando davanti la stazione e il Parco Tivoli*, illuminato a festa ma chiuso in quanto solerti operai stanno lavorando per prepararne l’apertura natalizia, che avverrà Domenica 28. Dobbiamo quindi depennare dalle nostre visite il primo ed uno dei più famosi parchi divertimento in Europa, fondato laddove sorgevano le vecchie mura e dai cui fossati sono stati ricavati i laghetti interni. Di fronte, nell’ampia Axeltorv, l’elegante ruota panoramica, immancabile ormai in tutte le grandi città*.
A Copenhagen (mai scrivere Copenaghen, è sbagliato: la giusta translitterazione dal danese prevede la h prima della g) si mangia molto presto. Difficilmente si va oltre le 22 nei ristoranti. Se ci si presenta dopo garbatamente si è allontanati. D’altronde non siamo in Spagna o in Grecia, qui la notte cala prestissimo e il freddo imperversa più a lungo. Cerchiamo dove cenare. Ristoranti e caffé indicano i loro menù e i prezzi, alcuni abbordabili, altri decisamente fuori dal budget previsto. Troviamo molti ristoranti citati nei diari di viaggio o nei forum: il Beijing sullo Strøget, il Riz Raz in una via laterale*; il Mama Rosa*, messicano che offre vari tipi di pollo. Alcuni presentano menù a buffet, altri sono a la carte. Ma i prezzi quasi sulla stessa linea: si va dalle insalate sui 60/70 Dk alla carne o al pollo, tra i 100/120 Dk. Bere birra oppure acqua comporta ulteriori 50 Dk così in media si spendono per una cena almeno 150 Dk (sui 20€) senza eccedere. Ceniamo all’Oscar Cafè che non consiglio (non per il menù, abbondante ed eccellente e a prezzo ragionevole), ma solo perché è un locale glbt e qualcuno potrebbe storcere il naso.
Percorriamo dopo cena lo Strøget, la più lunga area pedonale d’Europa, composta da quattro lunghe vie e tre piazze: segue più o meno il vecchio percorso della città medioevale, da cui ha ereditato la vitalità commerciale. Pioviggina, è tardi e siamo stanchi. Ritorniamo in albergo con la speranza che il giorno successivo sia almeno freddo.
Speranza fattasi viva perchè al mattino troviamo una temperatura di appena 4° ma proprio il freddo secco è il male peggiore rispetto all’umido e alla pioggia. Si visita così il centro. Siamo incerti se utilizzare il City Sightseeing* o compiere tutto a piedi ma il centro non è vasto quindi optiamo per la seconda, partendo ovviamente dal Rådhuspladsen, la grandissima piazza sovrastata dal Rådhus, il Municipio*. Il bell’edificio di inizio secolo scorso è ispirato a quello di Siena e la statua dorata al centro rappresenta il Vescovo Absalon, il fondatore della città. Nell’enorme spazio, che può contenere fino a 50.000 persone, due piccole chicche: una è la statua di H.C. Andersen, il grande scrittore per bambini; l’altra è una pietra runa che segnala il punto 0, quello da cui si contano le distanze dalla città. Di fronte, l’angolo di un palazzo ospita un termometro luminoso che indica la temperatura corrente ed è sovrastato da un piccolo carillon dorato.
Alla metà della piazza parte lo Strøget, dove ci incamminiamo subito: troviamo alcuni negozi di souvenirs, ristoranti etnici e un negozio di guanti e sciarpe che, a detta della nostra guida, fornisce la sua mercanzia alla famiglia reale danese. Giungiamo così nella prima piazza. In effetti ne sono due: a sinistra si apre la Gammeltorv, la Vecchia Piazza, che già nel 1100 era sede di un mercato dove i contadini vendevano i loro prodotti; a destra invece la Nytorv. Leggermente digradante, la parte superiore è arricchita di bei palazzi e dalla Fontana della Carità, di fine bronzo dorato, che veniva usata dai cittadini per le loro carenze d’acqua. Quella inferiore invece, da cui poi si accede a Chistiansborg, è totalmente vuota ma un lato è impegnato dalla Domhuset, la Corte di Giustizia, in uno stile rigidamente neoclassico. Da quella superiore entriamo in Nørregade per trovarci quasi subito davanti il bel portale neoclassico della Von Frue Kirke o Chiesa di Nostra Signora*, la cui collocazione è antica di secoli ma l’attuale struttura risale al 1728, quando fu ricostruita in mattoni rossi dopo un incendio. E’ considerata la Cattedrale della Danimarca e all’interno raccoglie alcune statue di Cristo e degli Apostoli del famoso scultore danese Bertel Thorvaldsens.
Di fianco si apre l’ingresso all’Universitet ed in fondo allo spiazzo laterale si entra nella Store Kannikestraede che ci conduce direttamente davanti l’alta mole della Rundetårn (la Torre Rotonda), il più vecchio osservatorio in funzione dell’Europa*. La Torre fu costruita nel 1642 come parte di tre unità uniche per l’Università: l’Osservatorio (la Torre Rotonda); la Chiesa per gli studenti (la Chiesa della Trinità) e la libreria universitaria posta su un livello superiore alla chiesa. Decidiamo di salire, anche perché si possono vedere delle fantastiche vedute sulla città dall’alto del tetto e paghiamo un ingresso di 25 Dk per affrontare la rampa a spirale che sale per 209 metri fino ad un’altezza di 35 metri dal livello stradale, girando intorno per sette volte e mezzo dalla porta d’ingresso fino ad un’altra rampa di scale che conduce alla piattaforma. Ora abbiamo Copenhagen ai nostri piedi in una veduta ampia 360° da cui scorgiamo i principali monumenti della città e i luoghi più interessanti. Dopo le consuete fotografie riscendiamo e tentiamo di risolvere il rebus scritto sulla facciata in alto ma alla fine ricorriamo alla guida per comprenderlo e la soluzione dice: ”Dio guida il giusto sapere e la giustizia nel cuore dell’incoronato re Christian IV, 1642".
Imbocchiamo subito alla nostra destra la Skindergade per trovarci dopo pochi metri al Gråbrødretorv, una volta sede di un monastero francescano, oggi invece di coffee houses e ristoranti che offrono posti all’aperto. Da qui ritorniamo verso il Ny torv e scendiamo lungo la Rådhusstraede per arrivare al Nybrogade, la via che fiancheggia il canale che separa il centro da Slotsholmen o isola dei Palazzi. Davanti a noi c’è l’ingresso al Christiansborg Palace* che è il più importante palazzo danese ed è il centro del governo in quanto sede del Parlamento, della Corte Suprema, dell’Ufficio del Primo Ministro e delle Camere Reali. Entriamo nell’emiciclo dal Marmorbroen o Ponte di Marmo e ammiriamo le alte guglie del Palazzo, anche se sono buona parte impalcate per lavori in corso. Uscendo lateralmente percorriamo il Frederiksholms Kanal e giriamo a sinistra sul Christians Brygge, dove si para davanti a noi la nuova sezione della Libreria Reale chiamata "Den Sorte Diamant" o “Il Diamante Nero”, coperta di luccicante granito nero.
Continuando dritto, la passeggiata ci porta alla Børsen o Borsa, l’edificio di stile rinascimentale olandese contraddistinto dalla bellissima guglia a spirale formata da code di draghi attorcigliate. Ci troviamo così alle spalle di Christiansborg, nella Slodplads in cui si erge la Statua di re Frederik VII e si intravede la mole gialla del Thorvaldsens Museum, che contiene le opere di questo famoso scultore danese. Attraversiamo l’Højbro, l’altro ponte che ci riporta al centro, proprio davanti la statua del Vescovo Absalon che sostiene un’ascia, simbolo della fondazione della città. Mentre attraversiamo il ponte notiamo che dall’acqua spuntano delle statue: è il gruppo scultoreo in bronzo che si chiama “Agnete e il Marinaio” ed indica il posto dove i ragazzi si tuffavano nelle allora limpide acque. Dalla parte opposta, all’angolo con il Gammel Strand, la statua di una robusta signora è collocata sul luogo dove si svolgeva il vecchio mercato ittico. Siamo all’Højbro Plads, ora sede del mercato dei fiori, confinante con quella che consideriamo la piazza più elegante di Copenhagen ossia la Amager torv e che è la seconda lungo lo Strøget. Torniamo leggermente indietro per visitare la Hellingånds Kirke o Chiesa dello Spirito Santo, una delle prime fondate in città, e poi ci incamminiamo sulla østergate, l’ultimo tratto dello Strøget, passando davanti grandi centri commerciali e deviando solo di qualche metro per ammirare l’alta guglia della St. Nikolaj Kirke*, centro espositivo d’arte, che la sera prima ci aveva colpito in quanto dalla sommità del campanile parte come un faro un fascio di luce che cambia colore durante il giro.
Finalmente arriviamo al Kongens Nytorv che vuol dire Nuova Piazza del Re. Dico finalmente perchè con tutto il camminare e visitare, sebbene abbiamo fatto un’abbondante colazione, siamo molto affamati e allora ammiriamo velocemente l’ingresso del Nuovo Teatro Reale*, che ha in cartellone un bellissimo balletto dedicato a Napoli, e poi ci fiondiamo presso il Caffé Quote* dove ci rifocilliamo e ci riposiamo dalla passeggiata, mentre fuori inizia leggermente a piovigginare.
Fatto un leggero pranzo con una croque monsieur, un’insalata, una birra ed un osceno espresso (siamo sui 140 dkk), riprendiamo la visita della piazza, soffermandoci nei pressi di uno stand che offre informazioni sulla prossima conferenza sul clima che si terrà a breve in città: a completare lo spazio nella piazza sono state sistemate un centinaio di foto di alcuni luoghi della terra fotografati nella loro bellezza e una serie di curiosi e colorati mappamondi. La Kongens Nytorv è all’estremità orientale del centro e l’Ancora, che commemora i marinai danesi persi in mare durante la II guerra mondiale, ne rappresenta il confine con il Nyhavn*. Siamo in uno degli angoli più suggestivi e belli di Copenhagen: l’aria umida e la leggera pioggerellina avvolgono le barche alla fonda nel canale e una nebbiolina radissima risalta le luci delle bancarelle natalizie situate sul lato del mare. Dall’altra parte invece, le facciate colorate delle abitazioni insieme alle insegne dei vari locali e ristoranti testimoniano l’aspetto commerciale e portuale che una volta aveva questa zona.
Camminiamo placidamente lungo la banchina fino all’angolo con la Toldbodgade che poi percorriamo passando anche davanti l’Admiral Hotel, ricavato da un vecchio magazzino e ora uno degli alberghi più lussuosi della città. A metà strada troviamo alla nostra destra il porto e la mole della Copenhagen Opera House, che si erge sulla sponda opposta, mentre alla nostra sinistra c’è Amalienborg con i palazzi reali*. Fatte le consuete foto di rito al lontano ma ben visibile edificio che domina l’entrata del porto ed ospita il Teatro Reale Danese*, entriamo nella piazza che ospita il palazzo di Amalienborg, residenza invernale della Regina Margrethe e di suo marito il principe Henrik, ma proprio in questo momento inizia a piovere così forte che percorriamo velocemente la Fredericksgade e ci rifuggiamo alla Marmorkirken*, la grande chiesa che ci sembra un cupolone sistemato a pianoterra e che assomiglia molto al Pantheon di Roma. Dentro si avverte un certo senso di incompletezza, avendo delle nicchie vuote e le pareti spoglie, ma almeno ci ripariamo dal tremendo acquazzone esterno.
Ridotta l’entità della pioggia in caduta, ritorniamo verso lo Strøget per compiere qualche escursione nei tanti negozi aperti del pomeriggio. La vocazione di zona commerciale è pienamente giustificata: negozi di vario genere aprono le loro vetrine sul passeggio e grandi centri commerciali sono affollati di avventori e turisti. Molte le marche internazionali presenti: verso l’østergade ci sono le insegne di Louis Vuitton e di Gucci; in Amager torv le bellissime vetrine della Copenhagen Royal con le sue creazioni di ceramica mentre lungo tutta la strada edifici interi sono occupati da grandi stores come Zara, Mango o H&M. Senza dimenticare le varie vie laterali, che offrono piccole bottege e negozi dal sapore più artigianale. Ci facciamo tentare da Illum*, un grande magazzino stile “Rinascente” ed infatti all’interno ci viene offerto di tutto, dalla gastronomia all’abbigliamento fino ai prodotti casalinghi passando per il design danese, altrettanto bello ma meno esteticamente accattivante rispetto a quello svedese. Per non parlare degli esosissimi prezzi che si trovano. Non c’è che dir alcunché sull’albero di Natale in bella mostra nella hall coperta ma, seppur bello, ha molto da imparare dagli splendidi alberi della “Galerie Lafayette” di Parigi.
Comunque la notte cala e allora ritorniamo in albergo per un breve riposo e per una calda doccia prima di andar a cena, che viene successivamente consumata presso il ristorante indiano “Bombay”* in Lavendenstraede: cibo buono ma piccantissimo e conto sui 190 dkk per un ricco vassoio di tandori chicken portato su un letto di verdure, una porzione di pulao (riso) ed una birra.
Temiamo per il nostro sonno e per il nostro colon ma il mattino seguente la preoccupazione principale è sapere se il lieve raggio di sole che compare terrà per tutto il giorno. L’abbondante colazione ci rimette in piedi e pianifichiamo la nostra giornata: oggi visita alla parte più orientale della città per poi trasferirci al “sancta santorum” degli amanti della birra. Eccoci quindi alle prese con i mezzi pubblici, efficientissimi e veloci ma leggermente cari. Poichè dobbiamo prendere solo due mezzi, fare la Copenhagen Card* non conviene (è utile per chi ha l’albergo leggermente decentrato e visita molti musei, così paghiamo la tariffa piena di 21 Dk (quasi 3€) per l’uso della S-bahn che dalla Stazione ci porta in un paio di fermate a østerpoort, uscendo proprio alle spalle dell’ampio giardino che circonda il Kastellet.
Rispetto alla topografica della fortezza, ci troviamo alla punta nord quindi per raggiungere l’interno ci inoltriamo nel dedalo di piccoli vialetti e fossati che lo circondano, scansando gli jogger che a quest’ora affollano il luogo. In breve siamo sul ponte che permette di accedere direttamente nell’interno della cittadella, dove sono state costruite una chiesa, una prigione, un mulino a vento, il quartiere dei Comandanti e altre case. Passeggiamo tra cannoni e casematte fino a salire sull’argine che circonda il villaggio militare per ritornare al punto di partenza ed uscirne, al fine di raggiungere la chiesa inglese di Saint Alban con la sua alta guglia. Di fianco a quest’ultima si trova la Fontana Gefion, che è il più grande monumento in Copenhagen. In effetti è un po’ deludente in quanto chiusa e sporca ma alla fine la sua maestosità ci prende anche se non possiamo definirla un vero e proprio capolavoro. Dalla guida apprendiamo che il complesso monumentale narra della leggenda della dea Gefion, alla quale il re svedese Gylfe aveva promesso di donare tanta terra quanta ne poteva arare in un giorno e in una notte e farne ciò che voleva. Gefion allora trasformò i quattro figli in grandi e forti buoi e li fece arare. Quando il tempo a sua disposizione finì lei mise tutta la terra nel Øresund e creò la Zelanda, l’isola dove Copenaghen è situata oggi. Però il grande buco che Gefion lasciò nella terra durante l’aratura ora è il lago Vänern, a nord di Gothenburg, in Svezia e per chi non ci crede, basta guardare una mappa e vedere che la Zelanda e il lago Vänern hanno quasi la stessa forma.
Dalla Fontana fino alla Sirenetta sono pochi minuti di cammino e la piccola statua divenuta il simbolo della città e del paese è perennemente avvolta da una folla di persone in attesa di farsi fotografare con lei. La scelta del posto in cui ereggere la statua non è casuale: qui, secondo una leggenda, c’era la casa delle Sirene e Hans Christian Andersen si è basato su ciò per scrivere una delle favole più famose del mondo. Personalmente a me piace e sebbene sia davvero piccola (solo 1.25 m) rivederla per la seconda volta mi provoca un certo effetto. I miei compagni di viaggio sono entusiasti lo stesso: in fondo evoca in noi una fiaba che i nostri genitori o i nostri nonni ci han narrato o letto da bambini. Per far la foto bisogna cogliere il momento adatto ed essere abbastanza celeri nel montare sul piccolo scoglio ai piedi della statua e mettersi in posa, quindi stiamo attenti a non scivolare perchè, se non si piomba direttamente nell’acqua, si cade tra gli scogli e un’escoriazione è antipatica da sopportare. Riusciamo in breve a fare comunque le foto del caso poiché davanti a noi c’è solo una comitiva di giovanissimi spagnoli (e meno male che non è il classico GT turistico pieno di giapponesi!) così ritorniamo brevemente indietro per percorrere l’Amaliehaven, un delizioso parco tra il palazzo reale di Amalienborg e il fronte mare che non è altro che una magnifica camminata con aiuole, fiori, una grande fontana, sculture di marmo e, con nostra sorpresa, una copia a grandezza naturale del David di Donatello.
Siamo di nuovo ad Amalienborg e ripercorriamo così il tragitto che il pomeriggio prima avevamo compiuto sotto la pioggia, ammirando ora con calma il palazzo reale. Quest’ultimo non è unico ma composto di quattro differenti ma identici palazzi in stile rococò posti su un lato della piazza quadrata e costruiti da quattro famiglie nobili, che non pagarono tasse per 40 anni grazie al servizio reso alla corona. Il palazzo con l’orologio sulla facciata è il Brockdorff's Palais mentre la statua nel mezzo della piazza rappresenta il re Frederik V in posa da imperatore romano. Uno dei palazzi, il Moltkes Palais, contraddistinto da un balcone colonnato e utilizzato come il luogo di rappresentanza per le udienze reali, i banchetti e le altre attività ufficiali, è in fase di restauro e la recinzione stona con l’eleganza del luogo. Ogni giorno a mezzogiorno si può assistere al cambio delle guardie nel cortile con una manifestazione che parte da Rosenborg e si completa qui e quando la Regina è nella residenza si innalza la bandiera con i suoi colori e la Guardia sfila con il cappotto reale d’armi.
Arriviamo fino alla Marmorkirken, rifacendo le stesse foto con una luce migliore (non entriamo nella chiesa) e giriamo subito sulla sinistra seguendo la Bredgade, svoltando poi sulla destra al primo incrocio per proseguire dritti ed arrivare al cancello d’ingresso del Rosenborg have, uno dei giardini più belli e frequentati. L’ampio spazio si presenta però arido e vuoto: i decantati roseti (da cui il nome) e gli alberi sono spogli e le fontane sono senz’acqua e necessitano di manutenzione. L’alta mole del Rosenborg Slot* eretto nello stile Rinascimento danese di mattoni rossi con decorazioni in arenaria, capeggia su tutto e accediamo al cortile interno dalla parte sud, quella con il ponte sul fossato. Un soldatino imperterrito marcia lungo il lato destro del castello mentre noi attraversiamo lo spiazzo in cui si apre l’accesso alla Collezione Reale Danese (che include pitture, cineserie e argenterie) per uscire sul lato nord, quello il cui fossato è stato riempito. Da qui svoltiamo a sinistra e proseguiamo per la fermata di Nørreport decisi a raggiungere la Birreria Carlsberg*, il cui centro visite è situato in Valby, circa 3.5 Km dalla stazione Centrale, in un palazzo del 19° secolo, uno dei più fini esempi di antica architettura industriale in Danimarca.
Decidiamo di scendere con la S-bahn a Enghave, che è una buona idea per chi viaggia con i treni, ma la stazione è proprio dalla parte opposta all’ingresso. Appena usciti, andiamo alla nostra sinistra e raggiungiamo la Vesterfaelledvej, percorrendola poi tutta verso nord fino al primo incrocio, che è con la Nj Carlsberg Vej. Giriamo a sinistra e percorriamo quest’ultima fino in fondo, passando sotto gli archi con i famosi elefanti. Giunti alla fine giriamo a sinistra e dopo quasi 100 metri troviamo la Gamle Carlsberg Vej, che seguiamo per trovarci finalmente all’ingresso. Insomma, un giro che prende quasi mezz’ora e che fatto di primo pomeriggio porta inevitabilmente un dispendio di energie e quindi un discreto appetito. C’è anche da tener conto che chi viene dal centro può utilizzare gli autobus 18 o 26 (quest’ultimo da Radhuspladsen).
Comunque, finalmente giunti, entriamo nella biglietteria dove compriamo per 60 Dk l’ingresso al birrificio e ci viene fornita una mappa in italiano con un percorso da seguire. Iniziamo salendo al primo piano di una piccola stanza in cui sono esposte le bottiglie di birra di tutto il mondo (pare che ne siano 18.000) su scaffali protetti da vetro. Da qui riscendiamo e entriamo in una serie di stanze e saloni in cui viene illustrata tutta la procedura, dall’arrivo del malto, alla sua lavorazione fino all’imbottigliamento. E’ anche illustrata una storia della birra, dai secoli antichi fino ai giorni nostri, passando per gli Egizi (pare che bevessero una sorta di birra) e i monaci cistercensi, veri cultori nel medioevo. Troviamo anche una stalla in cui ci sono i cavalli che tirano i famosi carretti birrai e uno shop che vende a prezzi bassissimi bottiglie grandi e piccole di birra (tipo 10 Dk per una confezione da 6 di 33cl ossia circa 1.5€) e gadgets di vario tipo. Alla fine del percorso ed incluso nel prezzo sono disponibili due assaggi di birra da scegliere uno per il tipo A e l’altro per i tipi A e B: siamo a stomaco totalemente vuoto e chiediamo al bar di poter pranzare per affrontare meglio l’assaggio ma purtroppo nel pomeriggio inoltrato la cucina chiude quindi ci siamo scolati le due birre da 50 cl ognuna a stomaco vuoto... Si può immaginare l’effetto che è sortito. Meno male che eravamo alla fine del percorso ma questa “sbandata” ci ha fatto saltare la visita al Fredericksberg slot in quanto abbiamo dovuto cercare una tavola di ristoro nei dintorni per non avere tutta quella birra nello stomaco vuoto. Quindi consigliamo a chi vuol visitare la birreria o di andare già a stomaco pieno oppure in orario consono (non più tardi delle 15) in modo da poter poi accompagnare questi assaggi con un buon panino o la portata del giorno offerta dal menu.
Decidiamo di tornare verso l’albergo e percorriamo la Vesterbrogade dopo la sortita in un take away messicano ed impieghiamo mezz’ora sotto una leggera pioggerellina (che noi troviamo fastidiosa ma che per gli abitanti è assolutamente normale) per giungere all’hotel.
In serata ceniamo da Jensen’s Bøfhus*, i cui ristoranti offrono piatti di carne o pesce a prezzi discretamente accessibili (un piatto di salmone accompagnato da patate ed insalate più una birra siamo sui 160 Dkk, mentre il resto della serata, l’ultima a Copenhagen, viene trascorso in giro per i locali.
Copenhagen è una città piena di giovani e il suo centro è ricco di locali di qualsiasi genere: dai classici pub stile inglese o irlandese (c’è caciara davanti il The Old English Pub* sulla Vesterbrogade, ai disco bars (famoso è Sam’s*, uno dei primi ad aver importato il karaoke nel lontano 1989, e alle discoteche. Una scelta varia, che va da quelli dedicati ai giovanissimi fino al pubblico gay, nei cui bars si attardano non solo membri della comunità glbt ma anche gente e turisti comuni (uno su tutti il Centralhjørnet*, che ha già il suo interno addobbato con Babbi Natale, renne, slitte e folletti vari e che è famoso per lo show di drag-queens locali vivaci e divertenti,. L’unica nota negativa che si può esprimere a riguardo è l’eccesso di consumo d’alcool: troppi ubriachi e anche molte donne ubriache.
Passato comunque questo sconcerto e persi per le strade del centro, ci divertiamo anche noi, svegliandoci il giorno dopo con la voglia di un caffé forte e un tremendo mal di testa. Disponiamo ancora di un paio d’ore che decidiamo di spendere visitando l’isola di Christiansholm, che conserva due luoghi di notevole interesse. Prima però passiamo a fotografare il plastico della città medievale situato davanti al Copenhagen Museum sulla Vesterbrogade e da qui, dopo una tremenda camminata (il percorso giusto a piedì è di attraversare lo Strøget fino ad Amager torv e giungere al quartiere tramite il ponte Knippelsbro ma ovviamente noi abbiamo la fortuna dela Domenica perché troviamo il ponte chiuso per manutenzione e siamo costretti a seguire la Christians Brygge fino all’altro ponte per poi tornare indietro, allungando di quasi 3 km), giungiamo alla base della Vor Fresler Kirke* o Chiesa del Nostro Salvatore, la cui torre campanaria, visibile in tutta la città, possiede in cima una scala dorata esteriore, costruita per raggiungere un globo dorato sui cui poggia una statua del Cristo vittorioso (sito anche in lingua italiana, una rarità).
A pochi passi c’è l’ingresso a Christiania*, la città libera, famosa per essere la patria degli hippies e della droga (leggera) libera: dall’arco di ingresso con tanto di nome si accede alla Pusher street, che si prolunga fino all’interno. Data l’ora del mattino, c’è solo il viavai dei turisti tra le prime bancarelle che iniziano ad aprire i battenti. Murales colorati abbelliscono questo luogo ed un odore di “spino” (quasi inavvertibile, per la verità) invade già l’aria. Facciamo un breve giro per poi riuscire dall’arco (che indica il ritorno nell’Unione Europea!) e ritornare verso l’albergo, per ritirare le valige e recarci all’aeroporto. Durante il tragitto, lungo la H.C. Andersen Boulevard ammiriamo la bella mole neoclassica della Glyptoteca Ny Carlsberg, voluta da Carl Jacobsen, figlio del fondatore della birreria omonima.
Bene, rientrati in albergo, riprendiamo i bagagli e ritorniamo mestamente in aeroporto, dove spendiamo il resto del tempo d’attesa tra i negozi e il Tax free shop, che ci offre 15 Dk di sconto sulla sua merce: ne approfittiamo per spendere le ultime corone comprando i famosissimi biscotti danesi, quelli saporiti e pieni di burro, ad un prezzo accessibile (1 scatola costa sui 24 Dk; con lo sconto, per due belle scatole con un florido Babbo Natale stampato sopra, spendo 33 Dk ossia poco più di 2€). Passo il tempo in aereo mangiando i biscotti mentre le isole dell’arcipelago danese sfilano sotto le ali dell’aereo: è il mio modo per combattere la tristezza del rientro.

NOTA: gli asterischi nel testo rimandano ai rispettivi links (vedi spazio apposito).La capitale danese nella suggestione della stagione invernale

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