Bratislava e Vienna

in viaggio con Giusy Melillo in Austria , Slovacchia

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Bratislava e Vienna

Tornando a casa da un viaggio, dopo aver salutato i tuoi cari che (almeno questo è il mio caso) affettuosamente ti aspettano per raccogliere le tue prime impressioni sulla esperienza vissuta, la prima cosa che fai è una bella doccia. Cosi’ restituisci a te stessa il decoro estetico che le ore impiegate per rincasare ti hanno tolto, e allevii il senso di sfinimento fisico accumulatosi nei giorni iperattivi che hai trascorso in giro, a fare la turista. La sazietà di immagini, impressioni e sapori con i quali hai nutrito la tua mente, invece, restano là… Anzi, mentre con la spugna insaponata ti detergi, li rielabori tutti ordinatamente e, poco dopo, decidi di scrivere, perché a te restino sempre presenti, e, magari, perché la tua esperienza potrebbe esser d’aiuto a chi desidera viaggiare (di fatto o solo con la fantasia) verso le tue stesse mete. Non di rado, infatti, prima di una partenza, a me è tornato utile leggere forum di viaggiatori, estrapolarvi notizie interessanti e nelle quali poi mi sono ritrovata d’accordo.
Il piccolo viaggio da cui sono appena tornata si è svolto nelle città di Bratislava e di Vienna.
Sono particolarmente contenta, non solo per la bellezza dei posti visitati, per l’ottima compagnia avuta e per il fatto che tutto è andato bene e come programmato; ma anche perché, per la prima volta, ho fatto a meno di un’agenzia di viaggi, prenotando tutto on line, trovandomi bene e risparmiando notevolmente rispetto alle “uscite” precedenti. Per di più, questo viaggio ha rappresentato pure la prima occasione nella quale ho abbinato al turismo culturale, quello gastronomico, cercando di assaporare i piatti di tradizione locale, invece di pasti veloci consumati nelle catene alimentari a franchising o in ristoranti italiani, asiatici e che comunque nulla hanno a che fare con il Paese di soggiorno (è la peggior cosa che si possa fare, ma ho dovuto raggiungere i 28 anni per capirlo!).
Con quasi 2 mesi di anticipo ho prenotato un volo per Bratislava con la Ryanair, compagnia low cost ma molto seria. Sapevo che la capitale della Slovacchia era vicina alla capitale austriaca (le dividono solo una sessantina di Km); pertanto, l’obiettivo del viaggio era quello di “prendere due piccioni con una fava”: dopo aver visitato Bratislava, avrei preso un mezzo di collegamento con Vienna (ci sono infatti frequenti corse in pullman oppure in treno). E cosi’ ho fatto, pernottando per una notte nella capitale slovacca e per le due successive a Vienna.

Dove alloggiare
Avevo prenotato gli alberghi tramite Booking.com, scegliendoli in base alla vicinanza col centro storico, al costo e ai positivi giudizi lasciati da quanti già vi avevano pernottato:
* President Hotel di Bratislava, un 3 stelle situato nei pressi del palazzo in cui risiede il Presidente slovacco e nuovo, pulito, dalle camere ampie e ben accessoriate, soprattutto vicino sia al centro che alla stazione ferroviaria.
* Drei Kronen Hotel City di Vienna, anche questo 3 stelle, meno nuovo nella struttura ma dal personale gentilissimo, ed ubicato a 15 minuti di passeggio dal corso principale della città, che porta alla cattedrale di S. Stefano.
Da non perdere
BRATISLAVA
Dall’aeroporto di Bratislava (LETISKO, in slovacco) parte con frequenza il bus numero 61 (costo del biglietto: 70 centesimi; lo si fa alla macchinetta automatica presente all’ingresso, vicino al punto informativo) e si ferma al cospetto della stazione ferroviaria. Da questa, il centro storico è poco distante. Non conviene prendere il taxi (un conducente chiedeva circa 23 euro per la stessa corsa), ma qualora lo si preferisca, pare sia parte del costume locale il trattare sul prezzo: cosi’, un tassista ha abbassato la cifra della corsa a 5 euro (boh!). Durante il tragitto aeroporto-centro città, Bratislava sembra incolore, si legge l’impronta comunista nell’architettura delle strade più periferiche. Bisogna iniziare ad accarezzare le vie intorno al centro storico, completamente pedonale, per apprezzarla come merita. Quando si raggiunge (rigorosamente a piedi) il suo cuore, ovvero la celebre Porta di San Michele, l’unica rimasta delle 4 porte medioevali della città, Bratislava emoziona pienamente i suoi visitatori. E’ una città dalle sembianze semplici e di elevata sofisticatezza. E’ silenziosa, ma brulicante di turisti provenienti da molteplici nazionalità (da qualche parte, leggevo che l’intensificarsi del turismo è dipeso anche dallo scalo Ryanair). Per la delicatezza delle sue piazze e dei suoi palazzi storici, sembra la città delle bambole. E’ artistica e, nel suo quartiere principale (Staré Mesto) ospita statue di bronzo a grandezza d’uomo, davvero originali: ne ricordo 5, e le più simpatiche, a mio avviso, sono la statua del “Guardone” che, sbucando da un tombino guarda sotto le gonne delle donne, e quella del “Paparazzo” che, spuntando dietro l’angolo di un palazzo, immortala il suo obiettivo con la macchina fotografica posizionata tra le mani.
Dall’alto, domina la città vecchia il castello con le 4 torri angolari (Bratislavsky Hrad).
Ci sono due ponti moderni sul Danubio (che non è affatto “blu”, ma quasi nero): l’Apollo Bridge del 2006, ed il Novy Most che termina con un’alta struttura a forma di ufo dentro il quale si trova un ristorante di lusso panoramico).
Il centro si snoda intorno al corso che passa sotto la Porta di San Michele; le sue strade e le sue piazze, si girano semplicemente. In tre ore o poco più mi sono resa conto di averlo visto tutto.
A Bratislava ci sono tanti bei palazzi. Il Palazzo Primaziale dipinto di rosa in stile neoclassico è un’autentica finezza, come pure il palazzo dell’antico Municipio.

Hviezdoslav è il nome della piazza più importante della città, si trova sempre presso la Porta di S. Michele e ospita il Teatro dell’Opera, il Palazzo della Filarmonica di Bratislava e l’Hotel Savoy presso il quale soggiornò Mozart.
Altra piazza meno importante ma molto più bella è Hlavnénàmestie: essa ospita caffè storici come il Kafè Mayer e palazzi bellissimi, un paio di statue bronzee tra cui il Soldato Napoleonico. Non mancano artisti di strada ad animarla.
Le chiese sono numerose. Le principali sono il Duomo di San Martino, gotico; la chiesa dei Trinitari, barocca; la chiesa di Santa Elisabetta, liberty, decisamente unica nel suo genere perché è tutta azzurra, sia fuori che al suo interno e ha una forma e decori altrettanto particolari.
Il barocco Palazzo Grassalkovich è la sede del Presidente slovacco.
Quanto alla cucina, uno dei piatti tipici slovacchi si chiama Halusky Bryndzové: si tratta di gnocchetti di patate un po’ affusolati; a me li hanno serviti con una crema di formaggi squisita ed erbe coreografiche. Le carni, e le zuppe (in creme o in brodo, a seconda della ricetta a base di verdure, legumi, o con pasta a spaghettini…) - ahimè non ne ricordo i nomi - pure vanno alla grande.

VIENNA
Da Bratislava ho raggiunto Vienna in treno (costo del biglietto: 11 euro), in un’ora e mezza esatta. Naturalmente, la differenza tra le due città è parsa subito notevole: Vienna è grande e complessa, è una città museale e monumentale, ogni scorcio o edificio cattura l’attenzione del turista, anche le cose storicamente ed artisticamente meno importanti. In questo è come Roma. I suoi siti di interesse sono inelencabili; pertanto, proverò a descrivere quanto ho visto io in due giorni. Considerato il tempo a mia disposizione, mi ero prefissata un preciso itinerario che mi consentisse di fare tutto, o quasi, ciò che desideravo.
La chiave della città è la sua via principale, Kartenerstrasse, piena di negozi e locali (esteticamente non bella, a dire il vero), che va dal mitico Hotel Sacher alla cattedrale gotica di Santo Stefano col tetto a mosaici (peccato che di notte resti al buio!). A proposito di Hotel Sacher, i golosi non possono perdere l’opportunità di sedersi nell’omonima pasticceria per assaporare la torta sacher, servita con un sbuffo di panna: è “la” delizia di cioccolato con uno strato di marmellata alle albicocche sotto una spessa glassa di cioccolato amaro; l’ha inventata il pasticcere Franz Sacher nel 1832.
Da Kartenerstrasse sono vicini Postsparkasse, il Teatro dell’Opera, il Palazzo Imperiale Hofburg, il Parlamento, il Municipio (Rathaus), chiese e piazze illustri come Maria Theresien Plaz, Am Holf, Karl Plaz…
In particolare è spettacolare la Vienna notturna, quando le luci gialle dei suoi lampioni e faretti illuminano i punti più suggestivi dei palazzi e delle piazze; dando le spalle al palazzo imperiale, il colpo d’occhio è spettacolare. Questi, ed altri punti salienti del cuore della città hanno riempito il mio primo giorno viennese, giorno in cui ho girato unicamente a piedi. La linea ideale che circoscrive il centro storico di Vienna si chiama Ring.
Il secondo giorno, invece, è stato da me dedicato a tutto ciò che ancora volevo vedere ma che necessitava di esser raggiunto con tram o metro:
* Hundertwasserhaus, il bizzarro complesso residenziale raggiungibile dalla fermata metro Landstrasse. Si tratta di case abitate, dunque non visitabili all’interno, costruite dall’architetto F. Hundertwasser che ne progettò interni ed esterni coi futuri inquilini. La costruzione è movimentata: ha i pavimenti in pendenza, le pareti storte, torri sovrastate da bulbi dorati, giardini pensili, facciate a più colori con maioliche e schegge di vetro, finestre rettangolari o a oblò. Questo architetto mi è parso, insomma, il corrispondente austriaco del Gaudi ammirabile in tante opere di Barcellona. Il risultato è bellissimo!
* Schonbrunn, il castello estivo di Sissi, dove è possibile comprare diversi tour: per il tempo a mia disposizione ho fatto l’imperial tour, visitando oltre 20 stanze del palazzo, compresi gli appartamenti privati di Francesco Giuseppe ed Elisabetta, con l’ausilio della guida audio. Ho impiegato non più di un’ora.
* La torre del Danubio, in Donautumstrassey, che si innalza in un parco fatto di prato e moderni edifici congressuali: non è bella ma è utile perché, pagando circa 6 euro, si sale in cima ad essa per vedere il panorama completo della città. Si può anche mangiare in un ristorante.
* Il Belvedere, ovvero il prezioso complesso architettonico con un parco bellissimo che funge da museo. È aperto tutti i giorni. Forse è organizzato in modo dispersivo, ma è imperdibile perché al suo interno si trovano diverse esposizioni di rilievo, e sicuramente quelle pittoriche sono le più interessanti: Monet, Manet, Renoir, David, Munch… e, dulcis in fundo: Gustav Klimt! Una volta, poi, che lo sguardo dell’osservatore si imbatte ne "Il Bacio", posizionato al centro della sala dedicata ai molteplici quadri di Klimt, non esiste altro. L’emozione che si prova nel cuore è aggressiva e dolce insieme.
Alle 19,00 del II giorno viennese, iniziato come sempre presto, mi sono resa conto che, tra le cose da vedere che avevo appuntato, mancava la visita al Prater e alla casa museo di Freud: tuttavia, nel primo non sarei comunque salita sulla ottocentesca ruota panoramica; e nella seconda non avrei trovato il lettino della psicanalisi su cui Freud faceva distendere i suoi pazienti, perché è in un museo di Londra. A tali pensieri mi sono sentita sollevata, ed ho intrapreso la via dell’albergo per rigenerarmi e uscire nuovamente verso la Piazza di S. Stefano, con cena tipica annessa: mi hanno consigliato il ristorante Figlmuller, tra i più celebri della città (hanno detto sul posto). Si trova alle spalle del duomo di S. Stefano. Ho ordinato varie cose, ma non dimenticherò mai la Wienerschnitzel, ovvero la cotoletta impanata che ha dato i natali alla nostra alla milanese: sottile, soffice, ottima, era circolare e grande quanto una pizza margherita. Mai mangiata una cotoletta così!
Vienna di notte è ancora più bella di come si presenta di giorno ed è frequentatissima ma tranquilla. Il senso di civiltà della gente è profondo. Ho camminato molto, cercato di rivedere i posti del centro che già avevo conosciuto il giorno prima, come per fissarli ulteriormente nella mia mente. Poi a letto. Il giorno seguente un pullman della compagnia Vib - Vienna International Busterminal Blaguss (ne esistono altre, anche una gemellata col volo Ryanair) mi ha portato da Vienna (c’è un terminal apposito) all’aeroporto di Bratislava (costo: 10 euro): un’ora e venti e atterravo a Roma Ciampino, portandomi verso casa le bellezze delle due città visitate, divenute già un ricordo. Un ricordo molto bello!
Differenti ma altrettanto affascinanti per bellezze architettoniche e atmosfera

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