Kullo tamam, Socotra!

in viaggio con danibi in Yemen

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Kullo tamam, Socotra!

Nonostante ci si documenti, si leggano articoli e si guardino avidamente le poche immagini pubblicate, l’idea che ci si fa dell’isola è ben lontana dalla realtà.
La sua bellezza si rivela però discretamente, non da subito, poco per volta, ma in continuo crescendo, che si tratti di una spiaggia o di una località montana le sorprese non finiscono mai e alla fine del soggiorno ci si sente sopraffatti da tanta bellezza.
Socotra è stata la parte conclusiva di un viaggio nello Yemen, il tutto organizzato da una agenzia yemenita con sede a Sana'a, che non mi sento di consigliare, in quanto ci sono stati diversi problemi, se mai potrei solo consigliare i viaggiatori di tenersi alla larga da quella agenzia.
E' possibile organizzare un soggiorno a Socotra contattando direttamente la Socotra Eco-tourism Society (SES) nella persona di Mr. Tali Jessamine, Ecotourism advisor, tel. 00 (967) 777 57696, e-mail: talijessamine@socotraisland.org (vedi sito nel Links).
Socotra è proprio un luogo fuori dal mondo, non è facile ottenere risposte veloci in quanto hanno difficoltà con le connessioni ad Internet; non bisogna scoraggiarsi se non si ricevono subito notizie, è necessario insistere.
Purtroppo in fase di organizzazione non avevo tutte queste informazioni, ho provato anch'io a contattare la SES, ma non avendo ricevuto risposta in tempi brevi ho cercato un altro modo per realizzare il viaggio.

Il volo dallo Yemen - Mukalla/Riyan - è piuttosto breve, poco meno di un'ora, alle 8 circa del 4 novembre atterriamo nell’unico aeroporto dell’isola e ad attenderci ci sono due giovani ragazzi - Iahe, guida, 19 anni e Mursi, driver, 18 anni - formati dalla locale Società di eco-turismo, saranno per noi una presenza costante e discreta, in loro compagnia passeremo un’intera settimana scoprendo sempre nuovi angoli di Paradiso.Sì, posti così esistono ancora, auguriamoci che rimangano intattiCarichiamo i bagagli in macchina - una vecchia Toyota Land Cruiser - percorriamo la strada che dall’aeroporto arriva alla “capitale”, Hadibu, poco più che un villaggio, con casette squadrate e dove le persone convivono in buona armonia con pecore e capre.
Facciamo una sosta veloce in hotel (Taj Socotra hotel) depositiamo i borsoni e ci infiliamo il costume da bagno, la prima tappa del programma prevede la visita della spiaggia di Deleesha che si trova a circa una ventina di minuti di macchina dalla cittadina.
Arriviamo a destinazione e subito il luogo si rivela una vera bellezza, la spiaggia è di sabbia bianca, lunghissima, il mare è turchese, trasparente, siamo soli (i “nostri” due ragazzi hanno trovato riparo all’ombra di un capanno), non ci pare vero di essere gli unici fortunati beneficiari di tanto spazio e di tanta bellezza.
Ci tuffiamo in mare e sguazziamo per lungo tempo, la giornata è bellissima, il sole è forte, ma non ce ne rendiamo conto perché soffia una leggera brezza, così dopo qualche ora ci ritroviamo rossi come gamberi bolliti.
Alt, cosa sta succedendo?
La spiaggia si “affolla”, sono in arrivo ben altri due turisti, riconosciamo nelle figure lontane Margherita e Sandro, fiorentini, che avevamo incrociato poche ore prima in aeroporto, ci salutiamo come fossimo vecchi amici e, dopo aver fatto conversazione per lungo tempo in ammollo, ci risalutiamo, noi restiamo in spiaggia, loro vanno a pranzo.
Vediamo un branco di delfini e ci godiamo in completa solitudine lo spettacolo delle loro evoluzioni.
Il colore ormai scarlatto della nostra pelle ci obbliga a lasciare la spiaggia verso le 13, siamo dispiaciuti perché il programma per oggi non prevede altro, non vorremmo passare tutto il pomeriggio in albergo, ma i “nostri” ragazzi ci sorprendono improvvisando per noi un’escursione alternativa in una vicina zona montana.
Percorriamo qualche km in macchina, l’andatura è lenta, cosa che apprezziamo moltissimo perché in questo modo possiamo guardarci intorno e catturare con lo sguardo ogni particolare, arriviamo in una radura ed a piedi risaliamo il letto di un torrente in secca, ci sono enormi massi di granito, alcune pozze sono ancora piene d’acqua, la terra è rossa come quella africana, la vegetazione è costituita da euforbie, palme e numerose altre specie di piante.
Stiamo in questo luogo fin quasi al tramonto approfittandone per stabilire un legame con i ragazzi, facendo conversazione in tutti i modi, loro parlano perfettamente l’inglese, purtroppo noi non molto, ma riusciamo ad intenderci ed a rompere il ghiaccio, con tanta buona volontà e la voglia di comunicare da entrambe le parti si riesce perfino a fare un discorso “impegnato” ed è con grande piacere che scopriamo la passione che anima questi ragazzi coinvolti nel progetto di sviluppo eco-turistico della meravigliosa Socotra.
Contrariamente ai “fratelli” yemeniti che risiedono sulla terraferma il loro interesse principale non è rivolto alla masticazione del Qat, ci fanno anzi capire quanto considerino quello un grave problema per l’economia e lo sviluppo dello Yemen.
Sono fermi e determinati sul turismo limitato, sono consapevoli che se il Governo desse l’OK alla costruzione di nuove strutture turistiche, questa cosa darebbe il via ad un turismo di massa che metterebbe in serio pericolo la biodiversità dell’isola, i ragazzi hanno progetti di studi universitari con indirizzo economico allo scopo di migliorare la qualità della vita degli abitanti, senza per questo stravolgere nulla, soprattutto a livello ambientale.
Hanno ben chiaro quanto siano preziose le risorse di Socotra ed il loro obbiettivo è quello di difenderle, ci auguriamo che i “custodi” di Socotra riescano nel loro intento e che quell’isola resti per sempre così come l’abbiamo trovata noi.
Prima di cena, sempre in compagnia dei ragazzi, facciamo un giro tra le vie di Hadibu, è una modesta cittadina, le persone che incontriamo ci salutano e ci danno il benvenuto, i bimbi si avvicinano solo per porgerci le manine in segno di saluto, senza chiedere nulla, chi è stato nello Yemen sa che nella maggior parte dei villaggi i bambini, sbucando a decine da ogni angolo, spesso assediano il turista chiedendo Kalam (penne), sura (foto) o baksheesh (mancia) e che talvolta - di rado per fortuna - se non si soddisfano le loro richieste (non per cattiva volontà, ma solo perché i bambini sono veramente troppi) succede di essere presi a sassate.
La spontaneità dei bimbi di Socotra ci commuove e ci chiediamo se davvero meritiamo tanti festeggiamenti, fanno infatti a gara per avvicinarsi, stringerci la mano, poi soddisfatti e felici per aver “toccato” lo strano straniero - ancora raro da quelle parti - tornano ai loro giochi o attività.
Nonostante abbiamo ancora qualche penna e caramella ci imponiamo di non dare loro nulla proprio per non dare avvio a cattive abitudini.
Ceniamo presso il ristorantino annesso all’alberghetto che ha anche tavoli all’aperto, sulla strada, il pesce è freschissimo, il pane caldo appena sfornato, l’ambiente è familiare, termina così in tutta serenità la nostra prima giornata in una piccola parte di mondo ancora intatto da tutti i punti di vista, Socotra ed i suoi abitanti hanno già fatto breccia nei nostri cuori!

5 novembre 2005
Mentre facciamo colazione a base di dischi di pane appena sfornato, marmellata, miele, formaggini e l’immancabile tè aromatizzato con spezie, osserviamo un ragazzino che ha con sé un grosso sacco; meravigliati vediamo che ne estrae una aragosta coloratissima e viva, scopriamo che tanto ben di Dio è in vendita, per 1.500 Ryal (poco più di 6 euro) e diventiamo i nuovi “proprietari” del prelibato crostaceo.
Che sorpresa! Mai avremmo immaginato di poter fare la spesa semplicemente stando seduti a far colazione.
Lasciamo l’aragosta nelle mani del cuoco del ristorantino e partiamo alla scoperta di altre bellezze.
Percorriamo una pista di terra rossa, raggiungiamo Wadi Ayhaft, una vallata che si inoltra lungo il greto di un fiume, in questo periodo asciutto.
A piedi risaliamo il letto del fiume, la vegetazione è notevole, vediamo per la prima volta gli alberi dell’incenso, ne compriamo la resina seccata da un gruppo di bambini, il percorso è caratterizzato da sassoni di granito e pozze d’acqua limpidissima, arriviamo infine ad una laguna formata da una serie di cascatelle.
Facciamo il bagno in quella splendida piscina naturale di acqua verdissima e trasparentissima, contrariamente a quel che si potrebbe immaginare la temperatura dell’acqua è piacevole, niente a che vedere con i nostri torrenti di montagna.
Stiamo qualche ora in questo luogo in totale relax, conversando con i ragazzi ed ingaggiando con loro una gara di lancio di sassi sulla superficie dell’acqua. Vince chi fa rimbalzare il sasso più volte. Facile indovinare che abbia vinto…
Prima di tornare alla “base” (Hadibu) i ragazzi ci regalano un fuori programma. Una sosta su una spiaggia bianca, la bassa marea scopre ciottoli dove banchettano migliaia di uccelli, ci divertiamo a farli alzare in volo, spettacolo che riusciamo a fotografare.
Facciamo una lunga camminata lungo la spiaggia osservando uccelli, granchi e molluschi vari, è incredibile come ai margini della spiaggia si possano osservare, nello stesso tempo, granchi e caprette.
Prima di cena facciamo un nuovo giro per le viuzze di Hadibu, arriviamo alla spiaggia dove osserviamo le barche, i pescatori e le attività di quelle persone semplicissime e cordiali.
Concludiamo la nostra seconda giornata con una cena superba; chissà quando mangeremo ancora un’aragosta così buona?

6 novembre 2005
Escursione alle colline di Homhil
Ci dirigiamo verso est, abbandoniamo l’asfalto e prendiamo una pista sterrata; il primo tratto, vegetazione compresa, è secco, attraversiamo un fiume di acqua salata dove vediamo alcuni fenicotteri, la pista si inerpica poi molto ripida su una montagna, la vegetazione si fa più fitta e verde. Vediamo moltissimi alberi d’incenso e meraviglia… i primi alberi chiamati “sangue di drago”, hanno una chioma verde, fittissima, dalla forma di un ombrello rovesciato.
Facciamo una sosta nel piccolo camp-site di quell’area, gestito da ragazzi locali; ci offrono il tè e stiamo all’ombra di un riparo di rami di palma ad osservare il panorama circostante, costituito da verdissime colline punteggiate da numerosi alberi “sangue di drago”, alberi bottiglia, molte altre piante rare e rocce sagomate dal vento in forme bizzarre, l’insieme è veramente spettacolare.
Tentiamo, insieme ai ragazzi, un corso rapido di scrittura araba, poco dopo però abbandoniamo, l’impresa è davvero ardua, non abbiamo imparato nulla, ma ci siamo fatti belle risate, i ragazzi dormicchiano e noi ci dedichiamo alla lettura dei pensieri scritti dai turisti sul librone del campeggio, scopriamo che i turisti italiani sono la maggioranza, leggiamo i loro pensieri e proviamo commozione perché le frasi lasciate su quel libro esprimono esattamente i nostri stessi sentimenti ed emozioni.
Tutti ci auguriamo che quei luoghi restino intatti.
Con una guida locale percorriamo, per circa un’ora, un sentiero fino ad una piscina naturale incastonata tra rocce perfettamente levigate.
Il panorama ci lascia senza fiato, la piscina si affaccia su una profonda e verde vallata che termina con una striscia di bianchissima spiaggia ed il mare dal colore blu.
Luogo di pace, assolutamente silenzioso, la natura qui non ha badato a spese, tutto è esageratamente bello.
Lasciamo a malincuore questo Eden, ma Socotra avrà ancora tante sorprese da regalare.

7 novembre 2005
Il programma oggi prevede l’escursione in un luogo che non esiste.
Ma niente paura, alle carenze dell’agenzia yemenita, cui ci siamo rivolti per l’organizzazione dell’intero viaggio Yemen+Socotra, sopperiscono gli “angeli custodi” che ci guidano e accompagnano.
Avrebbero potuto cavarsela con una gitarella poco impegnativa, invece hanno progettato per noi un lungo spostamento all’estremo orientale della costa settentrionale, in un luogo di una bellezza indescrivibile, Arher.
La pista costiera è accidentata, offre in compenso panorami molto belli, si vedono dapprima numerosi e buffi alberi bottiglia, poi si attraversano zone rocciose dai diversi colori, si passa da rocce rosse a gialle ed infine bianche; il percorso termina in una zona di altissime dune di finissima sabbia bianca, sullo sfondo montagne rocciose fanno da barriera ai nuvoloni grigi che oggi purtroppo non ci faranno vedere il sole.
Lo scenario con questa luce è quasi irreale, temperatura a parte (fa molto caldo) sembra di essere su un ghiacciaio, i colori sono smorzati, ma anche con questo clima il paesaggio si presenta notevolmente bello.
In questo luogo si incontrano l’acqua dolce di un fiumiciattolo, che nasce sulle montagne, e l’acqua salata del mare. L’effetto è bellissimo, lungo il corso del ruscello cresce erbetta di un colore verde brillante che spicca sulla sabbia bianca.
Mentre esploriamo la zona passa un pick-up con il cassone pieno di squali appena pescati e pronti per la vendita “ambulante”: restiamo impressionati dalle dimensioni veramente enormi di alcuni di essi.
Dopo qualche tempo lasciamo questo luogo, ripercorriamo la stessa pista costiera facendo numerose soste per osservare archi di roccia, massi enormi e gli incredibili alberi bottiglia che crescono aggrappandosi ovunque sulle rocce anche a costo di svilupparsi poi in orizzontale.
I “nostri” meravigliosi ragazzi ci fanno un altro regalo. Visitiamo anche l’area marina protetta di Di Hamri.
Naturalmente si tratta di un altro luogo bellissimo. Avevate dubbi?
I colori predominanti sono il rosso intenso delle rocce ed il turchese del mare; la spiaggia è costituita da ciottoli, pezzi di corallo e giganti conchiglie di tutte le forme, ha la forma di una mezza luna e termina da un lato con una penisola che si protende in mare aperto sulla quale spiccano due alti coni di roccia rossissima.
Incontriamo di nuovo la coppia di fiorentini, facciamo insieme a loro una bella passeggiata sulla penisola rocciosa e osserviamo nelle pozze d’acqua scoperte dalla bassa marea stelle marine, murene, paguri e numerosi altri pesci.
Qui si dovrebbe fare snorkelling sulla barriera corallina, ma i ragazzi ci sconsigliano di farlo perché oggi il mare è troppo agitato.
Non ce ne crucciamo più di tanto, il posto è così bello e compensa con mille altre meraviglie un bagno mancato.
Ci accordiamo con le guide ed i fiorentini per “allineare” il programma dei prossimi due giorni, che prevede pernottamenti in campeggio.
Salutiamo Margherita e Sandro, che restano qui in campeggio, torniamo all’alberghetto di Hadibu per la cena ed una bella dormita.

8 novembre 2005
Dixam Plateau
Ci dirigiamo verso ovest, percorriamo un tratto di costa, poi pieghiamo verso l’interno; saliamo su alte montagne, la strada sale ripida fino ad un punto panoramico dal quale osserviamo un profondo Wadi nel quale scenderemo.
La pista è scoscesa e molto accidentata, offre meravigliose vedute, attraversa boschetti di alberi di sangue di drago e termina in fondo allo Wadi, dove troviamo un bellissimo laghetto d’acqua dolce, contornato da rocce nere vulcaniche e palme.
Il laghetto è occupato da un gruppo di bambini del luogo, sguazzano, si tuffano dall’alto delle rocce o lasciandosi scivolare sulle rocce levigate, sono un vero spettacolo, mettono allegria; poco dopo lasciano il laghetto a nostra disposizione, si siedono ordinatamente sulle rocce e osservano noi mentre, non proprio disinvoltamente, entriamo in acqua, cerchiamo di riscattarci impegnandoci al meglio nel nuoto.
Invitiamo i bambini a rituffarsi, per un po’ condividiamo quelle verdi e trasparenti acque, poi ci salutiamo perché loro devono tornare a casa o chissà dove, nei dintorni non abbiamo visto alcun villaggio!
Continuiamo a sguazzare nel laghetto, dopo circa un paio d’ore arrivano anche Margherita, Sandro ed i loro driver + guida.
Ri-bagno, poi perlustriamo la zona scoprendo una serie di altre pozze d’acqua. Conveniamo che il Paradiso se esiste è proprio collocato qui, in questo posto, ma ancora non sappiamo cosa ci riserverà il domani.
I ragazzi, ora quattro in totale, nel frattempo hanno preparato per noi un pranzo semplice, ma ottimo (riso, tonno in umido e insalata di verdure) hanno steso una stuoia di paglia all’ombra delle palme e apparecchiato con piatti, bicchieri, posate e tovaglioli; siamo meravigliati da tanta efficienza e premura, non ci resta che mangiare e di gusto. Non mancherà neppure il classico tè speziato e zuccherato.
I ragazzi sparecchiano e si accingono al lavaggio di piatti, pentole e stoviglie varie, operazione alla quale partecipo divertendomi un sacco, ci accucciamo nei pressi di una pozza d’acqua e molto allegramente insaponiamo tutto con Ariel - detersivo per bucato a mano - sciacquiamo e rimettiamo tutto in ordine; in cambio dei miei “servigi” i ragazzi mi insegnano una serie di parole arabe e nel loro tipico dialetto socotrino, non ne ricordo più neppure una purtroppo!
Una però l’ho imparata bene, da quel giorno non ho fatto altro che ripetere KULLO TAMAM (tutto bene, tutto bello)!
Prima di lasciare il laghetto organizziamo una raccolta di rifiuti che purtroppo qualche turista cretino e irresponsabile ha abbandonato. Muniti di saccone nero di plastica, tutti insieme, raccogliamo bottiglie di plastica e lattine, bruciamo la carta e lasciamo il sito pulito nella speranza che dopo di noi non arrivino altri cretini irrispettosi di tanta bellezza.
Stiamo per salire in macchina e cosa vediamo? Un bellissimo cammello con un fagotto sulla gobba.
E dentro il fagotto cosa c’è? Due minuscoli vitellini!
Le foto si sprecano, mai visti prima d’ora due vitelli così piccini e così teneri.
Partiamo, percorriamo una pista sassosa, le rocce sono rosse, vi crescono numerosi alberi bottiglia, alcuni sono ancora fioriti, la pista è molto difficile, buchiamo una gomma, che in pochissimo tempo viene sostituita dagli attivissimi e abilissimi ragazzi. Sembrava di stare ai box della Ferrari…
Raggiungiamo il luogo dove piazzeremo le tende, una enorme spianata interamente circondata da belle montagne, il tramonto colora di rosso ogni cosa, è tutto bellissimo. Aiutiamo i ragazzi a piazzare le tende.
Per festeggiare e soprattutto per socializzare noi organizziamo una spaghettata, i ragazzi invece si occuperanno di cuocere il capretto.
Si cena, si chiacchiera un po’ e poi a nanna sotto un cielo stellato meraviglioso e nel silenzio più totale.

9 novembre 2005
Sveglia presto, un po’ di toeletta con un pezzo di sapone ed un secchio d’acqua attinta da un vicino pozzo, facciamo colazione, smontiamo il campo, ripercorriamo fino alla costa la stessa strada fatta ieri.
Facciamo una sosta per ammirare una curiosa enorme cisterna naturale che contiene acqua di mare da dove viene estratto il sale.
Ci dirigiamo poi verso ovest, lasciato l’asfalto la pista è sassosa, bianca, da lontano vediamo un’altura, è proprio là dietro che dobbiamo arrivare!
Oggi il paesaggio non è molto vario, pensiamo che il bello sia ormai finito, che la meta di oggi (una spiaggia) sia un luogo ordinario.
Superiamo un villaggio, saliamo sul rilievo, le macchine si fermano, scendiamo e quello che appare sotto di noi ci fa trattenere il respiro… i colori sono bianco e turchese, si vede una immensa spiaggia abbagliante, il mare trasparentissimo e sul lato destro della spiaggia una laguna.
Non abbiamo parole, Margherita ha gli occhi lucidi, nessuno dice nulla, il momento è magico, scendiamo quasi di corsa dal rilievo roccioso, più ci si avvicina alla spiaggia di Qalansiyah più il luogo appare straordinario. Abbandoniamo gli zaini e ci tuffiamo in mare, l’acqua ha una trasparenza eccezionale.
Dopo un lungo bagno, camminiamo sulla spiaggia di sabbia finissima, raggiungiamo la laguna dove osserviamo numerose specie di uccelli, dopo lungo tempo trascorso in stato di estasi ci dirigiamo nel punto dove piazzeremo il campo, che nel frattempo i ragazzi hanno raggiunto da altra via in macchina.
Per un giorno intero ed una notte tutto questo sarà solo nostro.
I ragazzi preparano il pranzo, ci piazziamo all’ombra di una tettoia di rami di palma, davanti a noi ci sono la laguna, una striscia di sabbia bianca ed il mare.
Decidiamo che, dopo pranzo, quella striscia bianca e lontana sarà la nostra meta e che proprio laggiù aspetteremo il tramonto.
Attraversiamo la laguna, l’acqua è bassa, arriviamo alla striscia bianca e scopriamo che si tratta di una spiaggia lunghissima, facciamo il bagno e come progettato stiamo lì in attesa del tramonto, osservando nel frattempo enormi granchi e numerosi uccelli.
Che luogo straordinario, siamo ancora tramortiti da tanta bellezza!
Torniamo al campo, ormai è buio, ceniamo e ci prepariamo a trascorrere la notte sotto le stelle.
Non vogliamo dormire in tenda, decidiamo di piazzare materassi e sacchi a pelo sotto la tettoia di rami di palma, la serata promette bene, il cielo è stellato e illuminato da una mezza luna, c’è una gradevole brezza, ci addormentiamo beatamente.
La brezza però ad un certo punto cessa, comincia allora a far caldo, arrivano gli insetti ed infine arrivano anche i granchioni, insomma la notte non è stata romantica come avevamo immaginato.

10 novembre 2005
Dopo la notte non proprio rigenerante siamo un po’ stanchi, alle prime luci dell’alba stiamo già vagando sulla spiaggia. La stanchezza comunque non ci impedisce di apprezzare le ultime bellezze di Socotra.
Oggi gita in barca a Shuab. Si parte dalla spiaggia, presto la costa si presenta con altissime pareti rocciose, il mare è verde smeraldo, trasparente e profondo, ma riusciamo a vedere distintamente il fondale ed una variopinta fauna marina.
Ogni tanto si vedono piccole calette di sabbia candida, il mare passa allora dal verde cupo al verde acqua.
Lo spettacolo più straordinario ce lo offrono i delfini, con le loro evoluzioni, ne vediamo moltissimi, diversi si affiancano alla barca e ci seguono per lungo tempo.
Sulle rocce affioranti dal mare vediamo colonie di cormorani che al nostro passaggio si alzano in volo. Ci sono grotte ed anfratti dove il mare assume le più svariate sfumature di verde.
Si arriva quindi su una spiaggia deserta bianca e lunghissima, dove sostiamo per un lungo bagno ed una rosolatina al sole.
I colori e la trasparenza dell’acqua sono eccezionali, qui si smitizzano le Maldive; ci siamo spesso rammaricati di non aver più visto un mare bello come quello, beh qui è necessario ricredersi, è lo stesso, se non addirittura più bello.
Torniamo dopo qualche ora alla “nostra” spiaggia (Qalansiyah) che vista dal mare è ancora più bella, possiamo ammirare le alte dune di sabbia che la delimitano.
Nel pomeriggio facciamo ritorno per l’ultima volta ad Hadibu, prima però facciamo una sosta ad un’ultima stupenda spiaggia lunga 8 o più km, dove le tartarughe in una determinata stagione depongono le uova.

11 novembre 2005
Lasciamo Socotra sotto l’acqua, è dura andarsene anche con la pioggia!
Dall’aereo riconosciamo la lunghissima spiaggia delle tartarughe.
Arrivederci Socotra, è una promessa!
Siamo pienamente soddisfatti, ci sentiamo privilegiati per aver vissuto questa splendida esperienza e ci auguriamo di cuore che Socotra ed i suoi abitanti restino così come sono ora.
KULLO TAMAM!

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