L'Uzbekistan, lungo la mitica Via della Seta

in viaggio con Giovanni Camici in Uzbekistan

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L'Uzbekistan, lungo la mitica Via della Seta

NOTIZIE PRATICHE

Ordinamento dello stato
L’Uzbekistan formalmente è una Repubblica democratica presidenziale laica.

Economia
Finita l’era sovietica, dove tutta l'economia era concentrata sulla produzione del cotone, costruendo irrigazioni, cambiando corsi ai fiumi, e creando così tragedie ecologiche come sul lago d’Aral, si sta allontanando dalla dipendenza di questa coltura, indirizzandosi a quella agricola.La parte più fertile del paese è la valle di Fergana, ricca di frutta e riso, mentre nelle zone occidentali molto aride si hanno allevamenti della pecora karakul.
L’Uzbkekistan ha un posto di rilievo nel mondo per la produzione di oro, poi possiede risorse naturali come gas naturale uranio, carbone, sfruttamento forestale.

Popolazione
Nel periodo di Stalin fu smembrato il territorio dell’ Asia centrale, quindi ci fu un mescolarsi di razze, fino a quando le repubbliche diventate autonome e segnati i confini, si ritrovavano una popolazione non propria ma di etnia dei paesi vicini, vedi Samarcanda, Bukhara, Termiz e Quarshi, città di lingua Tagika.
Le stime dicono che ci sono in Uzbekistan circa 25 milioni di persone, di cui circa 200.000 arabi e decine di migliaia di slavi che ogni anno entrano in questo territorio; la zona più densamente popolata è la valle di Fergana.
Il 90% della popolazione è mussulmana, l’8% cristiana.

Visti e documenti
I cittadini italiani che si recano in Uzbekistan devono possedere il visto consolare richiedendolo all’ambasciata uzbeka a Roma, presentando il passaporto con validità di almeno 6 mesi, 2 foto tessera ed un modulo di richiesta da compilare. La lettera d’invito per ottenere il visto si può avere nel momento della presentazione del modulo pagando il tutto compreso nel rilascio del visto stesso.
Necessario registrarsi all’arrivo in Uzbekistan, questo avviene soggiornando in alberghi, i quali provvederanno a farlo.
Automaticamente, poi consigliabile conservare almeno un buon numero di ricevute di pagamento per soggiorni in albergo anche se poi al momento della partenza a volte non viene richiesto.
Il visto di transito ha una validità di 72 ore.

Moneta
La moneta ufficiale è il Sum uzbeko (non convertibile) anche se è possibile usare parallelamente il dollaro Usa.

Numeri utili
Consolato uzbeko in Italia: Via Tolmino 12, 00198 Roma. Tel. 06/8542456, 8542569
Consolato ambasciata italiana a Taskent: Yusuf Xos Xodjib, 40
Per chiamare dall’estero, comporre il 998 poi il prefisso della città a seconda della lunghezza del numero telefonico a 6 o 7 cifre. Rispettivamente a 6 e 7 cifre:
Tashkent 712 / 71
Khiva 732 / 62
Bukhara 652 / 65
Samarkanda 662 / 66
Kokand 732 / 73
Fergana 732 / 73Samarcanda, Bukhara, Khiva... luoghi magici che rievocano il tempo delle Mille e una notteConsiderando che questo paese è in gran parte desertico la temperatura massima può raggiungere i 40° a Giugno protraendosi fino ad Agosto, mentre l’autunno è periodo fresco con inizi lievi di gelo in alcune zone, l’inverno breve ha temperature che scendono sotto lo zero, mentre a primavera clima mite con abbondanti piogge.Questa regione un tempo faceva parte di antichi stati persiani, tra cui Battriana, Corasmia e Sogdiana. Sotto la dinastia Kusana, si diffuse il buddismo, e attraverso una diramazione della via della seta iniziarono i commerci con il resto del mondo, favorendo lo sviluppo e ricchezza delle proprie città.
Con il declino della dinastia Kusana, il territorio tornò sotto la dinastia persiana dei Sasaniti. Nel VI sec arrivano i turchi kok, dalle steppe del nord, mentre nel VIII gli arabi introdussero la religione mussulmana.
Dopo di essi ritornano i persiani Samanidi intorno al X sec, facendo si che Bukhara diventasse una città nevralgica nella regione, un centro intellettuale religioso e commerciale. Lo scià dell’ Asia centrale governò fino all’arrivo di Gengis Khan nel XIII sec., fino alla presa di potere da parte di Temerlano, lo spietato condottiero, che fece di Samarkanda una splendida città islamica e architettonica.
Il nostro giro inizia da Teskent, la capitale dei giorni nostri e del passato, anche se alternata a Samarkanda, ma poi ripreso il titolo sotto lo Zar di Russia, visitando mercati, madrase, moschee di cui è ricco tutto il paese e dintorni come Khast imom dove risiede il gran Mufti.
Come ogni citta anche la capitale è divisa in due parti, quella costruita nell’era sovietica e la parte islamica; da qui possiamo spostarci a Samarcanda (sì proprio la famosa Samarcanda!), la città costruita da Tamerlano e suo nipote Ulughbeke, conquistata da Alessandro Magno che la trovò ancora più bella di come era descritta Marakanda (il suo antico nome). Qui si susseguirono turchi, arabi, persiani fino ai mongoli, tutti gli scià della Corasmia governarono la città, fino all'arrivo della furia di Gengis khan, causando la fine della città, se Tamerlano non decideva di farne la propria capitale, ma nel XVI sec gli Shaybanidi uzbeki, prendendo il potere portarono la capitala a Bukhara, e da allora iniziò il declino di Marakanda.
In seguito un emiro di Bukhara cercò di far rivere la città, ma il massimo di vitalità lo raggiunse con l'arrivo dei russi, che la collegarono su strada ferrata al resto dell’impero, e proclamata capitale della ex Repubblica Socialista Sovietica fino a che non fu spostata a Taskent.
Da non dimenticare di visitare la citta natale di Tamerlano Shakhrisabz, con i suoi monumenti, attraverso le colline dello Zerravshan, diventata strada nevralgica, durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan, da qui passavano truppe e rifornimenti militari.
Un altro gioiello da non perdere, Bukhara, considerata la città piu sacra dell’Asia centrale, con la sua parte vecchia ancora abitata, intorno alle sue vasche chiamate Hauz, dove un tempo la popolazione si approvvigionava di acqua.
Quando arrivarono gli arabi nella città, la trovarono un centro commerciale già fiorente, ma comunque persero presto l’entusiasmo rivolto alla città, diventò intorno al X sec la capitale del regno Samanide diventando un pilastro religioso, resa ancora piu bella dalla fantasia e l’interessamento dei persiani per le arti: infatti fu un periodo molto ricco di filosofi e scienziati, comunque cadendo anche lei sotto Gengis Khan e la dinastia di Tamerlano.
Nel XVI sec rifiorì, diventando un Khanato importante Shaybanide, principale regno dell’Asia centrale, mentre intorno al 1700 con l'ultimo emiro, la città ormai allontanata dalla via della seta, fu annessa come protettorato all’impero zarista.
Degni di importanza anche i dintorni di Bukhara, dal Palazzo dell’emiro, al mausoleo sufi di Bakhautdin Naqshband al complesso Chor-Bakr, un insieme di necropoli, una moschea del venerdi, tombe,ed un edificio per ritiri mistici.
Continuando il percorso attraverso il deserto di Kyzylkum, spostandoci verso nord ovest si giunge a Urghench capitale del provincia di Khorezm, e poi la magnifica Khiva racchiusa nel suo centro storico rimasta ancora integra all interno delle mura. Una città museo, piena di vicoli, madrase, moschee e palazzi. Situata nella provincia della Corasmia, fonti sicure ne danno l'esistenza già nel XIII secolo come fortezza e stazione commerciale lungo la via della seta, ma sempre centro secondario che viveva all ombra della capitale della Corasmia Konye-Urghench in Turkemenistan, sulla diramazione che portava al mar Caspio.
Ma fu soltanto dopo la distruzione della presente capitale da parte di Tamerlano che Khiva rifiorì, diventando nel XVI secolo la capitale della Corasmia con una potenza superiore a Bukhara degli Shaybanidi uzbeki, ma quello che predominava nel commercio di questa città era il mercato degli schiavi, tra le tribù kazake e turkmene, deportati dal deserto del Karakum.
Nel 1740 Khiva e tutta la regione passano alla Persia, anche se in seguito il suo ruolo commerciale diminuì, restò sempre un prosperoso mercato di schiavi. Dopo alcune spedizioni e la liberazione di schiavi russi, una ulteriore spedizione contro il Khanato di Khiva la fa capitolare senza grosse reazioni da parte del Khan, solo con poche battaglie fu proclamata la Repubblica Popolare di Corasmia, diventando poi in seguito una Repubblica Socialista Sovietica.
Da qui si continua ancora verso nord e ci troviamo a Moynaq, nel Karakalpakstan, dove ad attenderci all’entrata della città un cartello con disegnato un pesce e un peschereccio monumentale su di in piedistallo starebbero ad indicare una città portuale, ma invece dell’acqua, a parte un rivolo, si vede soltanto un paesaggio desolato,sabbioso, salato e la flotta peschereccia insabbiata, che un tempo era il lago d’Aral.
Questa città fiorente mercato del pesce con annessa industria per la produzione, dagli anni sessanta ad oggi ha perduto 2/3 delle sue acque, a causa del piano quinquennale dell'Unione sovietica a dare spazio alle coltivazioni di cotone, e quindi cambiando il corso del fiume Amu Darya.
Per trovare le acque bisogna inoltrarsi per 40 km: questo disastro ecologico ha fatto della zona la regione più povera dell’Uzbekistan, da dove chi può fugge, evitando anche i cambiamenti climatici con estati torride, inverni rigidi e tempeste di sabbia.
Rientrando nella capitale Taskent possiamo spostarci verso est, attraversando il passo Kamchik, una pianura che si estende tra i monti Tian Shan e i monti Alay, la valle di Fergana, la parte più fertile di tutta l’Asia centrale, anche se non ha una grande cultura religiosa architettonica; ma conosciuta nel passato come oasi per le tribù che venivano da est, e poi in seguito con la citta di Kokand diventò un Khanato di grande importanza insieme a Khiva e Bukhara, crocevia per chi si dirige verso Kasghar e Osh, un tempo abbracciò la religione buddista portata qui dalla dinastia indiana Moghul, poi in seguito entrò l’Islam con l'arrivo degli arabi.
Dopo la fine del regime sovietico dove era proibito professare la religione, la zona diventò focolaio religioso e resistenza al regime di Karimov filosovietico, diventando per un certo periodo centro religioso in clandestinità Wahabita: le città da visitare di questa fertile pianura oltre Kokand, sono Fergana, Margilan, Andijaan.
Con la visita del palazzo del Khan di Kokand, termino questo breve racconto sulla magica Via della seta, dove tra notizie, informazioni del luogo, monumenti arechitettonici, e un pizzico di fantasia, spero di aver fatto rivivere questa area durante il suo massimo splendore.Non farò una lista di alberghi, perchè se ne trovano di tutti i prezzi e tutte le tasche a partire da 2 dollari in poi, hotels, guest houses, case private o magari in una madrasa.
Attualmente chi possiede una casa privata ne approfitta come fonte di guadagno, buona idea in alternativa ai grandi e squallidi alberghi in stile sovietico, una volta riservati ad esponenti del partito.Anche per il mangiare, vale il solito discorso degli alberghi: ovunque si può mangiare, da ristoranti internazionali dei grandi alberghi, a piccoli ristorantini sparsi per le città, nei mercati o nei ristoranti tipici chiamati chaykhana, con funzioni anche di casa da tè.
Ritrovo dei locali, i quali stando seduti su una piattaforma con tappeto, con al centro un piccolo e basso tavolo, fanno di questo luogo un punto d’incontro e socializazione.
Ovunque si può trovare cibo a base di Shashlyk, kebab di montone, oppure Plov, riso con carne fritta o bollita o con aggiunta di uvetta, carote, ceci ed altro a seconda della fantasia.
Altro piatto comune il Laghman, tagliolini in brodo con verdure e carne, poi un altra serie di cibi, dal manty (tortelli ripieni), i samsa, il nan, pane iraniano, servito il tutto con condimenti di panna acida, yogurt etc.Oggi che l’Aeroflot si è smembrata dando vita ad una serie di compagnie minori, c’è la Uzbekistan airways, che ha voli settimanali con partenza da Roma; comunque altre compagnie europee finito il monopolio della compagnia russa servono l’Uzbekistan con scalo nelle proprie capitali, vedi Turkish airlines, Lufthansa, mentre altre compagnie fanno scalo nei paesi limitrofi dell'Asia centrale come Klm.

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