La Luna turca

in viaggio con Antonio_De_Notaris in Turchia

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La Luna turca

Si riflette nel mare tra le luci dei locali e delle discoteche. Si confonde con le piccole candele e con i neon sfavillanti dei negozi. Si perde tra le barche cullate dal mare e le lenze dei pescatori pazienti. Sembra eclissarsi e passare inosservata ma invece, piena e bianca, la Luna si fa vedere su tutto il golfo di Bodrum, illuminando il passeggio serale e le cene romantiche sulle terrazze protese sul mare.
Una brezza leggera solleva le tovaglie inamidate e rinfresca l’aria calda mentre gruppi di turisti e villeggianti percorrono la lunga Cumhuriyet Caddesi alla ricerca dell’affare del momento o del souvenir da portare a casa.
Bodrum di sera si trasforma: le luci dei negozi illuminano vetrine piene di maglie, camice, borse, giacche e dei soliti classici ninnoli turistici. Scatole impilate di dolci turchi sono in attesa del cliente di turno e donne curiose si fermano davanti le luccicanti gioiellerie a ammirare ori e argenti in bella mostra.
Per chi dorme nei caicchi o nei lussuosi yacht ancorati al largo, scorge nel buio una lunga striscia di luci che va da est ad ovest mentre di giorno, vista da lontano, gli appare come un classico villaggio dell’Egeo con le case bianche e le imposte delle finestre blu.
E’ così che si comprende perchè Mausolo l’ha scelta come sede della sua mastodontica tomba (diventata poi una delle sette meraviglie del mondo antico), conquistato certamente dal bel panorama e dal verde delle colline sullo sfondo. Le sue rovine ora si mescolano agli alberghi e sono servite a costruire quello che è il simbolo della città, il Castello di San Pietro.
La città di giorno sembra sonnacchiosa e solitaria: le strade sono quasi semivuote; i pochi turisti vagano in cerca di fresco; i bagnanti affollano la piccola striscia di sabbia sulla Marina, i pescatori in silenzio aspettano sui pontili che qualche pesce abbocchi alla lenza e nelle vie interne, tra cortili infiorati e finestre colorate, le donne anziane siedono sempre fuori l’uscio di casa a chiacchierare.
E’ la sera che cambia tutto, appena scomparso il Sole dietro le colline sovrastanti. Veloci bagnini ripongono lettini, sdraio e ombrelloni in pile simmetriche e poi lesti preparano tavole imbandite sulla spiaggia, in modo tale da poter cenare a lume di candela col mare che quasi ti bagna i piedi. Romantico per le coppiette, chic per i gruppi di amici.
Inizia anche il richiamo al cliente con inviti ad assaggiare il pesce fresco o il caldo kebap e una babele di lingue si confonde sulla passeggiata passando con facilità dall’italiano al francese, dal tedesco al russo.
Poi, con l’appetito saziato dalle tante specialità turche, arriva il momento della passeggiata lungo il porto pieno di yachts e caicchi o tra le strade rumorose e i negozi ancora aperti. E fino a mezzanotte la città vive ancora di più, facendo affari tra le compere e le contrattazioni. Narghilè a 10€, polo taroccatissime a 5€, bijoutterie colorata e vistosa da sfoggiare sul pareo nuovo o sulla canotta aderente. Quel che si vuole, c’è. Vero o falso.
Finalmente, quando la folla si dirada e l’ora inizia a diventar piccola, via libera alla gioventù, che affolla i disco bar e i locali di tendenza. Musica moderna alternata alle hit turche, il cui ritmo invita a deliziosi balli orientali. Bionde vichinghe mimano improponibili danze del ventre mentre le superstar internazionali cantano a squarciagola dai mega altoparlanti.
Eppure all’interno delle viuzze buie e piene di gatti piano piano tutto s’affievolisce e diventa silenzio o rumore ovattato, come se si cambiasse repentinamente città. Ritorna la tranquillità e la pace.
Il silenzio. Lo stesso della Cappadocia. La notte apri la finestra dell’albergo e senti solo silenzio. Raramente una macchina sfreccia nel buio. E se la Luna è piena, si intravedono i bianchi fianchi delle colline.
Che posto splendido è la Cappadocia. Milioni di anni di lavoro della Natura per ottenere meravigliose formazioni morfologiche bianche, che si alternano a campi verdi e a terra riarsa. E all’uomo è bastato poco per rendere ancora più affascinante quest’angolo di Turchia: approfittando del tenero tufo, ha scavato non solo case, chiese, stalle o colombaie ma persino intere città.
Basta andare a Kaymaklý, a sud di Nevþehir, e superare le bancarelle di souvenirs per addentrarsi nelle viscere della terra e scoprire come hanno fatto gli abitanti della regione a sfuggire alle orde di barbari, mongoli, crociati, islamici e persiani alternatesi nel corso dei tempi e sopravvivere per mesi alla luce delle fiaccole senza vedere quella del Sole.
Ecco perchè quelle protuberanze morfologiche di tufo cappellate da un enorme masso di basalto sono chiamate “Camini delle fate”: con tutte le città sotterranee costruite, sembrano proprio camini di una città incantata, dove i propri abitanti compaiono e scompaiono in un attimo, come fate leggiadre.
A Göreme colpisce non solo la bellezza delle chiese scavate nella roccia e decorate da splendidi dipinti di scene evangeliche, ma anche il fatto che molte di loro sono situate in posti talmente elevati che fan pensare alla presenza di monaci arrampicatori, novelli predecessori degli odierni climbers: una faticaccia per servir Messa!
Già, quanto fatica per questo popolo: perseguitato da invasori; malvisto per la religione; cacciato da conquistatori; costretto a vivere in grotte e sottoterra, dove fa freddo e la notte è umida e gelida. E per star caldi, cosa c’è di meglio di un buon tappeto di lana per combattere le intemperie? Grazie a ciò l’arte del tessere è la migliore di tutto il paese e la produzione di tappeti raggiunge qui l’apice della pregiatura e della tecnica.
Splendidi, dai colori vivi, dalle fantasie accese che han seguito le mode dei tempi: tappeti dipinti con disegni selgiuchidi; altri con ghirigori arabi; altri ancora riprendono scene di vita quotidiana mentre gli ultimi addirittura riproduzioni di famosi quadri. Per non parlare poi del materiale utilizzato come la seta, che li rende splendidamente morbidi e lucidi, la lana di varie qualità e il cotone o il misto, più per uso pratico.
Povere pecore, le si vede pascolare pacificamente tra i calanchi e le rocce arrotondate, alla ricerca dell’erba buona da mangiare, seguite dal loro pastore. Forse è la prima cosa che si incontra appena si entra in questa piccola regione.
Poi ci sono i minareti, che spuntano un po’ dovunque. Come a Istanbul: dovunque possa girarti, la figura degli alti minareti ti si para davanti.
Istanbul è lontana anni luce dalla Cappadocia, e non solo in senso geografico: enorme e caotica, è il traino sociale, economico e culturale del paese. Anche se si dubita che ciò che vien fatto a Istanbul si ripete a Van, nell’estremo opposto verso il confine iraniano.
Troppa differenza culturale. Istanbul assorbe tutto. Istanbul produce tutto. Dall’arte al commercio passando per l’industria. Per chi viene in Turchia è la tappa obbligatoria, prima, durante o dopo un eventuale tour. O anche senza tour.
Se si vuole avere una buona visione di come la città viva se stessa, ci sono due cose da fare: la prima è il tragitto in battello da Istanbul alla riva opposta ma utilizzando non i mezzi turistici, bensì i municipali, quelli che prendono tutti i giorni i pendolari delle due sponde; la seconda è sedersi una sera davanti la Moschea Blu (a tempo bello, ovviamente) ed ammirare il passeggio che i cittadini lì si concedono.
Il battello infatti ti mette a contatto con chi vive la città: l’impiegato che abita nella sterminata periferia; la massaia che fa a far shopping al Grand Bazar o lungo la Istiklal Caddesi; lo studente universitario che segue corsi di Informatica dall’altro capo della città. Gente che vede il tuo “essere straniero” e ti porge un sorriso accompagnato dalla stessa domanda: “di dove sei?”. Un mondo vario.
Lo stesso mondo che la sera affolla l’ampia spianata del centro storico, quella che una volta era l’agorà romana ed ora invece divide Aghia Sofìa dalla Moschea Blu. Col caldo, la gente si riversa nelle strade e molti, soprattutto durante il Ramazan, addirittura vengono qui, tra le aiuole fiorite e i cespugli verdi, la sera a far banchetto. Come se fosse una qualsiasi spiaggia oppure un parco attrezzato. Donne dai veli colorati dispongono su tovaglie ricamate contenitori d’alluminio pieni di pietanze calde e pane fatto in casa per cenare al “lume di Luna” insieme con tutta la famiglia, dopo la giornata di digiuno.
Altri invece si concedono la passeggiata tra le bancarelle di souvenirs e venditori d’acqua e di lecca lecca artigianali, mescolandosi ai bambini in festa e ai turisti curiosi.
Non c’è angolo di Istanbul che non vibri la sera. Non c’è angolo che non sia illuminato dalla Luna ad Istanbul. La stessa bianca e lucente Luna che brilla ovunque. La Luna turca.
Un bellissimo resoconto, consigliato sia a chi voglia organizzare un viaggio in Turchia, sia per il puro piacere della letturaVIAGGIO – Tour
Una visita in Cappadocia può essere effettuata sia in completa autonomia che affidandosi ad un’agenzia o t.o. che l’organizza quindi dipende dalla propria volontà (e dalla propria tasca) decidere come muoversi e dove alloggiare.
Per una volta tanto ho lasciato perdere il fai-da-te ed ho preferito appoggiarmi ad un giro preparato: tra i tanti siti consultati ho trovato quello di Burak Sansal, una guida turca che tratta con gli italiani, a cui ho mandato una email di informazioni, visto che sul suo sito sono pubblicizzati tour e minitour in Turchia con guida in italiano.
Nel giro di un’ora ho ricevuto la risposta per il minitour di 4 giorni Ankara-Cappadocia-Ankara con il prezzo ma anche con la possibilità di ridurre a tre i giorni, non pernottando al rientro ad Ankara.
Visto che il volo per Bodrum era in prima serata e visto che il rientro avveniva non più tardi delle 18, ho chiesto il prezzo per i 3 giorni e mi è stato così proposto il tour per 260€ a persona tutto incluso (albergo, autobus con guida italiana, pasti completi, ingressi ai luoghi d’interesse): prontamente ho accettato e dato l’anticipo.
Ora benedico quei soldi spesi: l’organizzazione è stata ottima e l’albergo a cinque stelle di Ürgüp una favola. In tre giorni ho sborsato in totale solo 10€ per le bottiglie d’acqua ai pasti.

VIAGGIO – Cosa vedere: Istanbul
Fare una lista di cosa vedere a Istanbul è veramente difficile: ogni angolo, ogni luogo, ogni monumento lascia il tempo che prende.
Per ottimizzare, ho preferito dividere la città in due visite distinte e poi regolarmi in base al tempo a disposizione per aggiungervi alcune disgressioni.
Lasciato perdere il giorno d’arrivo, il successivo l’abbiamo dedicato a Sultanahmet partendo con le visite da Aghia Sofia, passando poi alla Moschea Blu, alla Yerebatan Sarnici (bellissima, un’emozione veramente unica) e proseguendo lungo la Divan Yolu fino al Gran Bazar, dove abbiamo effettuato una prima incursione.
Nel pomeriggio ci siamo trattenuti a Beyazit raggiungendo la Süleymaniye Camii e finendo il giro all’acquedotto di Valente. Siamo ritornati in albergo percorrendo la Ordu Caddesi e la Yeniçeriler Caddesi, che anticipano la Divan Yolu.
Al terzo giorno di viaggio siamo andati a Beyoðlu con l’intento di iniziare le visite dal Palazzo Dolmabahçe ma per nostra sfortuna il Giovedì è chiuso. Allora siamo saliti a Taksim e da lì, lungo la Istiklal Caddesi, siamo arrivati alla Torre di Galata. Durante il percorso abbiamo visitato la chiesa cristiana di Sant’Antonio e fatto una passeggiata nel Çiçek Pasajý.
Dopo essere saliti fin su la torre e goduto del bel panorama a 360°, siamo rientrati a Eminönü tramite il Ponte di Galata e ci siamo persi nella visita del Bazar delle Spezie che, tramite alcune stradine, è collegato al Gran Bazar, dove ci siamo trattenuti metà pomeriggio. Nell’altra metà avevamo un appuntamento di cui poi dirò.
Il quarto giorno invece è stato dedicato alla famosa crociera sul Bosforo: partiti da Eminönü, il traghetto ha toccato alcuni attracchi lungo le rive, ci ha permesso di ammirare le famose Yali e si è fermato a Anadolu Kavaðý per per circa 3 ore, dandoci il tempo di visitare la Fortezza posta sulla cima. Al rientro, uno spettacolo fuori programma che ha attirato l’attenzione dei partecipanti: un gruppo di delfini giocava nelle acque blu dello stretto.
L’ultimo giorno, avendo il volo per Ankara in tardo pomeriggio, è stato totalmente dedicato alla visita del Topkapi: 5 ore veramente godute di uno dei più bei palazzi che possiamo aver visitato.
Non faccio l’elenco completo di tutti i monumenti e le moschee visitate né il cronometro dei miei spostamenti ma consiglio comunque di ritagliarsi degli spazi di tempo per perdersi nello stesso Gran Bazar o per i vicoli della città.

VIAGGIO – Cosa vedere: Cappadocia
Ankara è stato la città di partenza: poco dopo che il pullman G.T. ci ha prelevato dal nostro albergo, abbiamo visitato il Monumento ad Ataturk, un mausoleo neoclassico in cui riposa il Padre della Patria e dove si narrano gli avvenimenti storici degli ultimi 100 anni e relativi alla formazione della Repubblica turca.
La visita successiva è stato l’interessante Museo delle Civiltà Anatoliche, ricco di reperti storici che vanno dalla preistoria fino alle conquiste ottomane.
Lungo il viaggio verso Ürgüp abbiamo poi fatto sosta al Tuz Gölü, uno dei più grandi laghi salati del mondo: una distesa enorme bianchissima ed accecante di sale.
Il giorno successivo la visita è iniziata dal Museo all’aperto di Göreme, con le sue splendide chiese scavate nella roccia, ed è proseguita alla città sotterranea di Kaymaklý, sche sprofonda per circa quaranta metri nelle viscere della terra, per poi sostare in alcune zone di notevole interesse come Uçhisar e la sua fortezza scavata nel tufo o come la valle di Pasabag, conosciuta per la presenza di enormi Camini delle Fate.
La ciliegina sulla torta è stata la visita ad una fabbrica di tappeti della zona, con dimostrazione dell’arte tessile utilizzata e con il tentativo di vendercene qualcuno (molti erano bellissimi e pregiati).
L’ultimo giorno è trascorso con la mattinata dedicata alla visita della valle di Devrent (anche detta la valle dei Cammelli, per la presenza di alcune rocce a forma appunto di cammelli), con la visita ad Avanos di una fabbrica di ceramiche ed infine, lungo il tragitto verso Ankara, con una sosta al Caravanserraglio di Agzikarahan, da poco ristrutturato.

VIAGGIO – Cosa vedere: Bodrum
Definita la “Saint–Tropez” dell’Egeo, la città si presenta come un borgo abbastanza esteso di case bianche e di imposte blu.
Il centro si sviluppa su due baie di cui una totalmente occupata dal porto e l’altra invece costeggiata da una passeggiata di qualche chilometro che divide la spiaggia stretta e lunga (dove di giorno vengono sistemati lettini ed ombrelloni e di sera invece tavoli per cenare) dai disco bar e dai ristoranti.
La Cumhuriyet Caddesi (questo il nome della passeggiata) poi penetra nel centro abitato fino a sbucare al porto ed è, insieme ad un dedalo di altre strade, il fulcro della vita di Bodrum.
Da visitare c’è: il Castello di San Pietro, sede ora del Museo di Archeologia Subacquea e costruito con buona parte delle rovine della tomba di Mausolo (i cui resti sono visibili tuttora nella prima periferia della città); l’anfiteatro Romano; la torre ottomana e il Myndos Gate.
Senza dimenticare le spiaggie e i piccoli villaggi di pescatori situati nella penisola, tra cui Ortakent e la Camel Beach (dove è possibile fare un piccolo tour sui dromedari) e Yalikavak, ricco di ristoranti di pesce.
Le escursioni possono essere effettuate via mare visitando la Baia di Gorkova o la vicina isola greca di Kos oppure via terra raggiungendo Pamukkale (circa 3 ore) o le rovine di Efeso oppure Izmir.

VIAGGIO – Eventuali e varie
Questo piccolo capitolo è dedicato ad un po’ di consigli su luoghi ed eventi che hanno condizionato il mio viaggio.
Inizio con Istanbul, mia prima tappa. Prima di partire, avevo in mente di fare tre cose ben specifiche e, grazie ad Internet e ai vari forum, sono riuscito nell’intento.
La prima era visitare con una certa calma il Gran Bazar e rendermi conto se assomiglia va alle medine delle città arabe oppure era un mondo a parte. La seconda era effettuare la tanto celebrata crociera sul Bosforo. La terza ed ultima era vedere una semà (o semaa) dei Dervisci Rotanti, di cui si tengono ad Istanbul appuntamenti settimanali per chi non può raggiungere Konya.
Partendo dal Gran Bazar, mi sono scaricato da un sito la mappa del luogo, giusto per non perdermi al suo interno, ed ho scoperto che le strade sono nominate quindi, se interessa un determinato negozio oppure per darsi appuntamento con amici, basta vedere in qual via o in quale incrocio ci si trova, regolandosi con uno dei tanti ingressi.
Più che altro ho notato che è facile perdersi al di fuori, soprattutto tra le le tante strade e stradine che collegano il Gran Bazar con il Bazar delle Spezie.
Regola importante durante gli acquisti: non si contratta. Nei negozi è inutile contrattare, al massimo si può chiedere lo sconto anzi bisogna chiederlo ma non si contratta.
Se si è stanchi di far shopping oppure ci si vuol prendere una pausa e riposare, nel Gran Bazar ci sono molti bar e locali dove sedere ed ammirare il passeggio. Di questi, io ho preferito molto Þark Kahvesi (Yaðlýkçýlar Cd. n° 134) all’incrocio tra la Yaðlýkçýlar Sokaðý e la Zenneciler Sokaðý: dalle ampie vetrine si assiste comodamente seduti a bere tè o café al viavai incessante di acquirenti o semplici curiosi.
Per la crociera sul Bosforo ho invece consultato il sito della IDO, la compagnia appartenente alla municipalità di Istanbul, al fine di trovare informazioni sul collegamento tanto citato da molti viaggiatori che arriva fino ad Anadolu Kavaðý ed ho in effetti trovato che ci sono tre partenze al giorno per la tratta che percorre il Bosforo fino alla cittadina al prezzo di 25 TL (12.50€) Ad Istanbul basta uscire sul lato porto dal sottopasso che porta alla fermata del tram di Eminönü per trovarsi sulla immediata sinistra l’imbarcadero della crociera con la rivendita dei biglietti e l’ufficio informazioni.
Poiché le crociere durano all’incirca 5/6 ore, per chi invece vuole comunque godere del bellissimo panorama dal mare, ci sono i collegamenti tra le due rive che sopperiscono al viaggio fino al Mar Nero.
In ultimo, una delle “fisse” che avevo prima di partire per la Turchia era quello di riuscire a vedere la Cerimonia dei Dervisci Rotanti, visto che avevo letto di recente il bel libro della scrittrice turca Elif Shafak “Le quaranta porte” ed avevo visto in Tv alcune trasmissioni sull’argomento. Così mi sono messo alla ricerca di come e dove poter trovare la semà giusta. Sul sito della Mevlana Foundation c’era la possibilità di assistere ad una semà “poco” turistica e ad offerta libera ma purtroppo si teneva solo la Domenica quindi ho dovuto ripiegare su quelle che vengono organizzate dall’associazione Rumi Mevlevi al costo di 35 TL (17.50€) e che si tengono in varie zone: la mia era al Press Museum in Çemberlitaþ e nel sito è possibile prenotarla con un form precostituito.
La Semà è stata molto interessante sebbene per entrare proprio in sintonia ed apprezzare lo spirito religioso che in esso si radica bisognerebbe andare a Konya in Dicembre ed assistere alla Semà di commemorazione. Però la cerimonia, introdotta prima da una descrizione dell’Ordine e della sua storia, ha avuto momenti molto belli e toccanti: prima le musiche che antecedono la cerimonia stessa e suonate con strumenti antichi; poi il rito d’ingresso con le tuniche nere successivamente gettate in terra, a simboleggiare lo spoglio dai peccati e l’abbandono delle materialità; infine la danza, in estasi e con le mani una rivolta al cielo e l’altra alla terra, a simboleggiare il contatto con Dio e la Terra. Detto tutto in maniera succinta e con parole spicciole.
Loro ruotano su se stessi, il volto in estasi, con le mani che dal petto scendono prima verso terra e poi si elevano al cielo, mentre le loro gonne si aprono con giri sempre più celeri. Si dice che, in piena e totale estasi, i dervisci riescano a staccarsi dal suolo.
Cambiando città e tornando ad eventi più terra terra, ricordo che a Bodrum prendere possesso di un ombrellone o di un lettino è totalmente gratuito. Infatti i “lidi” sono gestiti dagli adiacenti locali (ristoranti, bar o discobar che essi siano) e quindi basta servirsi da loro per bere e si può tranquillamente poltrire su un sunbed per tutto il giorno. Io mi sono servito di quelli appartenenti al Red Lion e i ragazzi sono stati davvero simpaticissimi e alla mano.
Per chi invece ama lo shopping e vuol portare a casa un oggetto carino ed utile invece del solito orribile ninnolo in finta ceramica o falsamente dipinto a mano, è bene che si rechi da Engin Dalyanci, un negozio che vende oggettistica per la casa sempre sulla Cumhuriyet Caddesi al n° 37. Qui sono offerte pratiche tovaglie o set per cucina o bagno totalmente dipinte a mano con disegni molto belli e colorati nonché tutto ciò che può servire in una casa. Basta dare uno sguardo al sito, purtroppo però tutto in turco.
Un ultimo consiglio per la comunità glbt: sulla Cumhuriyet Caddesi n° 70 c’è il Kavalye Bar, un locale aperto quest’anno e dedicato totalmente a loro.
Per chi ad Istanbul rientra con un volo diretto, al duty free suggerisco di acquistare un paio di bottiglie di vino locali: si sposano benissimo con i kebap e con i piatti di carne.Istanbul ha una grande ricettività alberghiera quindi scegliere l’albergo giusto non è semplice perchè bisogna coniugare prezzi buoni con una buona locazione e buoni servizi. Dalla mia esperienza posso dire che dormire sia a Sultanahmet che a Beyoðlu è quasi lo stesso in quanto entrambe le zone sono servite ottimamente dai mezzi di trasporto e nel contempo si possono trovare ristoranti e locali dove mangiare o trascorrere qualche ora di relax.
La scelta quindi è stata in primis legata al posto quindi ho preferito soggiornare a Sultanahmet in quanto la zona storica, di sera, è affollata, piena di locali, ben servita e con i monumenti illuminati.
Spulciando tra alcuni siti e consultando il famoso Tripadvisor e forum vari, sono giunto alla conclusione di prenotare allo Zeynep Sultan Hotel, situato alle spalle di Aghia Sophìa e a pochi metri dalle fermate del tram: prezzi ottimi (140€ per 4 notti in doppia); camere dotate di ogni confort e se si prenota dal loro sito, offrono un transfert da o per l’aeroporto gratuito.
L’unica pecca è la colazione: sebbene venga offerta su un terrazzo con vista monumenti, la scelta del cibo è limitata e si presenta più come turca (olive, uova, prosciutto, formaggi) che internazionale (plumcake e marmellate confezionate).
Ad Ankara, tramite Booking.com, abbiamo soggiornato solo una notte all’Hotel Ogulturk (60€ in doppia). L’esperienza è stata positiva e, anche se l’albergo è un pochino demodè, sono stati davvero gentili: durante il check in ci hanno offerto da bere e in serata c’è giunto un piatto di anguria fresca. La colazione invece è stata ottima, con pane di vario tipo, dolci a scelta e salato abbondante.
La Cappadocia merita un discorso a parte mentre a Bodrum ci siamo affidati di nuovo a Booking.com ed abbiamo riservato una stanza presso l’Hotel Gulbaba, in centro.
Quest’ultimo è un alberghetto molto semplice, con camere piccole ma comode, senza Tv ma con A/C e colazione buonissima (le marmellate erano fresche e non confezionate) sul tetto con bella veduta sulla città e sulla baia. E’ situato un centinaio di metri dalla Marina ma il rumore dei locali non giungeva affatto e si riposava benissimo.
Il personale pecca un po’ con l’inglese (solo la mattina c’è un receptionista che lo parla) ma il tutto è pulito, il cambio asciugamani è giornaliero e la piscina a disposizione degli ospiti. Per un soggiorno di 8 notti in doppia si sono spesi 480€.
La cucina turca è ricca e varia e anche meno speziata di quanto si possa immaginare e fa affidamento soprattutto sulle carni e sulle verdure, sebbene nei luoghi di mare naturalmente il pesce non manchi. Ho seguito quindi molte dritte espresse dai precendenti viaggiatori e, prima di partire, ho scelto a priori i locali che avrei utilizzato soprattutto la sera per conoscerla e per degustarla appieno spendendo cifre abbastanza contenute.
Per Istanbul ci sono stati dati molti consigli e un nome su tutti spiccava sempre: Hamdi Restaurant. Ne ho consultato il sito (in cui è possibile anche prenotare) e, vista l’offerta menu, ho prenotato appunto la cena della prima sera sulla terrazza che dispone insieme ad altri due piani coperti: cenare con l’ampia visione del Corno d’Oro e del Bosforo illuminati è stata la cartolina d’ingresso più bella che si potesse avere.
Ovviamente il giudizio è positivo anche sotto l’aspetto culinario: il cibo è ottimo, il servizio molto solerte, la scelta del menù varia e il prezzo molto contenuto (15-20€ a persona). Ogni piatto è composto dalla pietanza scelta (carne o pesce) con accompagnate verdure cotte, patatine, riso e tanto buon pane mentre da bere si possono scegliere alcolici oppure accontentarsi dell’acqua, che è gratis. Subito dopo la scelta, un cameriere offre piccoli piatti contenenti vari antipasti da spiluccare in attesa della cena (non sono gratis ma costano al max sui 6 TL). Conviene prenotare soprattutto se si vuol cenare in terrazza, che è gettonatissima.
Unica disgressione è stata una sera al Tarihi Sultanahmet Koftecisi all’inizio della Divan Yolu che offre un menù molto limitato basato sulle kofte, buonissime polpette leggermente speziate ed accompagnate da verdure cotte e una cupoletta di riso. Il locale è molto spartano (niente tovaglia né alcolici) però il servizio è celere e la cena molto economica (si paga all’incirca sui 10-15€ a persona con il dessert).
A Bodrum la scelta del ristorante è stata più avventurosa ma, dopo aver provato una pizzeria sulla Cumhuriyet Caddesi (senza infamia né lode) e uno dei tanti ristoranti al porto (da evitare: sono cari; le porzioni sono mignon e cucinano il pesce col burro), siamo approdati al Blanca Restaurant sempre sulla Cumhuriyet Caddesi, che è diventato il nostro ristorante preferito.
L’ambiente si compone di un’ampio salone e di una vasta terrazza affacciata sul mare, con bella visione del Castello e della Marina. Si cena quindi sotto i raggi della Luna e accarezzati dalla brezza marina. Oltre che coccolati dai solerti camerieri e dall’affabilità dei titolari (ricordo ancora il loro benvenuto ogni sera: “Sono arrivati i ragazzi italiani!” urlato al cameriere di turno). Il menù offre carne o pesce ed anche cucina internazionale da degustare con gli alcolici più graditi. Ogni piatto è accompagnato da buone porzioni di verdure cotte, patatine e riso (immancabili quasi dappertutto) e la specialità della casa è “l’orcio” ossia un vaso di terracotta presentato al tavolo su carboni ardenti e da aprire con un colpo deciso di martello, da cui caldissimi escono pesce e frutti di mare.
I prezzi sono abbordabilissimi ed una cena composta da un antipasto, un piatto unico di carne o pesce con pane e contorno ed un dessert viene al max sui 20€.
Se durante il giorno si vuol fare un piccolo spuntino con un ottimo e leggero kebap, consiglio di rivolgersi al Kumsal Fast Food sulla Cumhuriyet Caddesi n° 155, che li prepara belli pieni al prezzo di 3 TL (1.50€): la proprietaria è simpaticissima ed un amante dei nostri profiteroles.
Infine, onorando la pasticceria turca (che comprende quelle che io definisco “delizie paradisiache” ossia i baklava), oltre alle tante pasticcerie presenti a Istanbul, ho trovato semplicemente sublimi a Bodrum i prodotti offerti da Tarihi Yunuslar Karadeniz Pastanesi, sulla Cumhuriyet Caddesi n° 13: un inno alla dolcezza e al bel vedere. Le sue vetrine traboccano di colori e sapori ed oltre ai dolci, si possono comprare pane e pizze salate.
Il mio personale viaggio in Turchia è durato 16 giorni ed è composto da tre soggiorni: il primo di 5 giorni a Istanbul; il secondo di tre giorni in Cappadocia con partenza da Ankara ed il terzo con un soggiorno di 8 giorni a Bodrum.
Per l’organizzazione bisogna premettere che la Turchia è una meta su cui poter far totale affidamento ad Internet, in quanto quasi ogni hotel, agenzia, ristorante ed ovviamente mezzo di trasporto ha un proprio sito da contattare.
Partendo dai voli, Istanbul è raggiungibile con moltissime compagnie aeree ed ultimamente anche dalle low cost, sebbene atterrino al Sabiha Goçken, nella parte asiatica.
Dall’Italia si vola di linea con Alitalia e Turkish Airlines mentre con le low cost si può fare affidamento su Blu-Express e su Pegasus. Molte altre compagnie includono uno scalo in un qualche aeroporto europeo ma dipende sempre dal prezzo che si vuol spendere per decidere di utilizzare un volo diretto o con lo stop.
Quando personalmente ho prenotato, i voli di linea erano tutti oltre i 300€ e il più basso trovato è stato un volo Malev Milano-Budapest-Istanbul a 260€.
Internamente la Turchia disponde, oltre della Turkish, di altre moderne compagnie low cost con cui spostarsi come la già citata Pegasus, la Anadolu Jet, la SunExpress e la Onur Air che coprono molte tratte.
Avendo l’esigenza di spostarmi tra Istanbul ed Ankara, poi tra Ankara e Bodrum ed infine tra Bodrum e Istanbul, mi sono affidato per la prima e l’ultima tratta alla Turkish mentre per la centrale alla Anadolu Jet: devo dire che l’esperienza è stata positiva perchè i voli sono stati ottimi e c’è stata persino data la cena completa.
E i prezzi sono stati molto economici: l’Istanbul-Ankara pagato a 50€; l’Ankara-Bodrum pagato a 30€ (con 15 kg di franchigia bagaglio) e il Bodrum-Istanbul sui 90€.
Per chi ha qualche idiosincrasia con l’aereo, ricordo che le ferrovie turche sono moderne, comodi e veloci oltre che economiche quindi di non dimenticare questa opzione in caso di spostamenti. Per non parlare poi della capillare rete di autobus, altrettanto efficiente.

Come muoversi
Ad Istanbul si può fare affidamento su un sistema di trasporti efficiente, economico e capillare che si basa sia sulle linee del metro che sul tram e gli autobus. Laddove non arrivano questi ultimi, comodi taxi vengono in aiuto a qualsiasi ora e in qualsivoglia luogo, facendo attenzione che non siano abusivi e che accendino il tassametro.
Il tram percorre il centro della città e collega i principali luoghi di attrazione e permette appunto di spostarsi con una certa facilità tra i quartieri della zona europea. Il biglietto è rappresentato da un gettone di 1.5 TL (0.75€) che si acquista nelle rivendite o negli appositi distributori posti agli ingressi di ogni fermata: se si ha difficoltà (i distributori sono multilingue) basta chiedere agli addetti, se prima qualche gentile turco non aiuta.
Per gli spostamenti invece tra le due sponde del fiume, ci sono i traghetti che collegano i vari porti tra loro e i cui prezzi ed orari sono esposti in ogni imbarcadero.
Per gli aeroporti bisogna distinguere se si atterra ad Ataturk o al Sabiha Gokçen: al primo arriva la Metro, che conduce al centro in circa 40 minuti; il secondo invece fa affidamento sugli autobus. Basta andare sui relativi siti per conoscere le modalità di spostamento.
In entrambi i casi, comunque, ci sono anche degli airport shuttle prenotabili sia con Internet che direttamente in albergo.
Molto richiesti sono gli autobus della Havaþ, presente anche in molti aeroporti del paese, che abbiamo utilizzato per raggiungere il centro di Ankara e per il transfert da e per l’aeroporto di Bodrum.
A Bodrum invece, per spostarsi nella penisola e nelle varie spiagge, si possono utilizzare i dolmus, economici taxi collettivi che partono appena riempiti, oppure i taxi il cui tragitto, ovunque si vuol andare nei primi dintorni, è di 10 TL (5€).

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