Innamorarsi di Istanbul

in viaggio con DianaEst_css in Turchia

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Innamorarsi di Istanbul

Grazie alle esperienze lette sul forum di Ci sono Stato ho visto crescere la mia curiosità verso questa città, che proprio quest'anno è una delle capitali europee della cultura. Dato che in agosto gireremo un'altra zona della Turchia, il ponte del 2 giugno è una bella occasione per vedere anche Istanbul, che non rientra nel nostro programma estivo. Con me e il mio ragazzo si uniscono due nostri amici.
Già i voli sono tutto un programma: partenza venerdì sera da Milano Malpensa con scalo ad Atene per la notte e arrivo all'aeroporto di Ataturk sabato mattina. Ritorno mercoledì con volo diretto per Milano Malpensa dall'aeroporto asiatico Sabiha Gökçen con Blu express.Vivere come in un sogno, dove è passata la Grande Storia a cavallo fra Oriente e OccidenteSabato 29 maggio 2010
Il nostro aereo Olympic atterra puntuale alle 9,45 all’aeroporto di Ataturk, un nome che d'ora in poi ricorrerà spesso d'ora in poi. Sono curiosissima e non vedo l’ora di perdermi tra le vie di Istanbul. Il personale appena sbarcati ferma chi è atterrato chiedendo l'aeroporto di provenienza per indicare il ritiro dei bagagli. Gentilissimi, penso subito. I nostri bagagli imbarcati a Milano arrivano puntuali insieme agli altri. Appena usciti dall'aeroporto si sentono i primi suoni della città tra traffico e clacson. Cerchiamo di contrattare con uno dei tanti taksi che sostano davanti all'aeroporto. Fiat gialle di un modello che non si produce nel nostro paese. Io ho scordato di stampare l'indirizzo dell'Hotel e senza nome della via non si può andare da nessuna parte. Vedo già il volto dei miei compagni segnati da espressioni eloquenti. Evitano qualsiasi commento, ma immagino senza bisogno di parole. Con il cellulare ci colleghiamo a internet e riusciamo ugualmente a dare l'indirizzo completo. I nostri occhi curiosi scrutano fuori dal finestrino le immagini che passano per cercare di farsi un'idea e ambientarsi un pò tra colori, scorci di mare e moschee. In una mezzoretta scarsa siamo davanti al nostro hotel.
L'hotel Paradise che abbiamo scelto costa € 50,00 a camera doppia, a notte con colazione. Un hotel semplice, ambiente tradizionale, spartano ma pulito. Per noi va benissimo, è in buona posizione e ha un piccolo balconcino, aria condizonata e frigo. Il personale quasi non parla inglese. Ci stiamo così poco tempo in camera che scegliere un posto bello sarebbe un vero spreco. Si trova nel centro di Beyoglu, il centro moderno della città e fulcro commerciale di negozi e bar. Palazzi antichi abbinati ad altri più moderni e meno affascinanti. Non è un quartiere particolarmente caratteristico ma devo dire che l'atmosfera non è così male. Offre una sensazione di sicurezza assoluta, così come il resto della città, a dispetto del nostro pregiudizio verso il popolo turco. La zona è pedonale e attraversata da tram storici rossi, che con il loro rumore di ferraglia e campanacci danno un pò di atmosfera. Ci perdiamo un pò camminando per le vie, da piazza Taksim alle altre strade che si incrociano. C'è un bar libreria, molti negozi di catene internazionali e diversi negozi di cambio. Ne approfittiamo per cambiare i nostri euro in nuove lire turche.
Tornati in hotel ci danno la nostra camera. Doccia veloce, posiamo i bagagli e usciamo subito in direzione del quartiere di Besiktas. I nostri amici si riposano un pò e ci raggiungono dopo. Noi partiamo a piedi da Beyoglu per immergerci nella città. Le vie di mattonelle grigie scendono verso il mare. Si incontrano molte moschee, affascinanti con le cupole tonde grigio scuro e i simboli oro in cima, i minareti altissimi verso il cielo e i bei cortili. Passiamo dalla fontana di Tophane, dallo stadio di Besiktas e dal Palazzo Dolmance. Bellissimo da fuori, tutto bianco in stile barocco. Non entriamo per la visita perchè c’è una coda lunga e proseguiamo. Incuriosiscono anche i militari che sono fuori di guardia, così immobili da sembrare finti.
Nelle viette dietro la moschea si trova una miriade di negozi. Mi ha dato l'impressione di un quartiere dall’atmosfera un pò asiatica. Tanti negozietti e bancarelle di merce a basso costo. Un sacco di gente, forse perchè è sabato. C’è il mercato del pesce molto piccolo, ma carino. Una struttura ad archi dove ci sono solo bancarelle di pesce con file di lampadine nude sospese sopra le teste. Nel baretto accanto proviamo il primo panino con pesce. Buonissimo!
Dopo un’oretta ci raggiungono i nostri amici e a piedi passiamo al vicino quartiere di Ortakoy. E' molto carino con queste casette tutte colorate, verdi, gialle, rosa e azzurre. Ci sono bar molto graziosi e qualche bancarella che rendono piacevole questi vicoli. Diversi sono i venditori ambultanti che vendono patate al cartoccio ripiene: kumpir. E’ un quartiere particolarmente carino perchè si trova sotto il ponte di Ataturk, lungo un kilometro e mezzo circa, che unice la sponda europea a quella asiatica. C’è una moschea sul mare in un punto particolarmente bello che dona fascino e crea atmosfera. Lo stile è un pò barocco, leggermente diversa dalle altre, per me il fascino risiede soprattutto nel fatto che si trova sul mare. Ci sono varie barchette dei pescatori ed è affascinante la vista del versante asiatico con un pò di foschia.
Ci rilassiamo bevendo una birretta e aspettiamo che siano le 19.00 per prendere il traghetto. Per 5,00 euro a testa, 10 lire turche, il battello fa un giro che dura un'ora verso la parte asiatica, che al contrario di quel che immaginavavo è la parte più ricca e moderna. Ci sono un sacco di ville sul mare. In alcuni tratti ricorda quasi alcune località del nostro lago di Como con queste belle dimore che si specchiano nell'acqua. Anche se il giretto è breve vale la pena, peccato che oggi quando il sole tramonta il cielo è coperto.
Quando torniamo a terra ad Ortakoy decidiamo di mangiare in uno dei tantissimi posti. Ci fermiamo ed proviamo il kumpir, la patata ripiena, questo piatto tanto gettonato. Le patate sono grandissime. La portano con la buccia, tagliata a metà. In mezzo ci si mette quel che si vuole, dal formaggio, al cous cous, alle olive, le salsine di jogurt, i wurstel o qualsiasi altra cosa. Io non sapendo cosa scegliere mi faccio mettere un pò di tutto. Detto così non sembra gran che ma sono ottime, mi hanno stupito perchè sono buonissime! Una patata di quelle ci ha riempito ben bene. Tra patate e bevande spendiamo cinque euro a testa.
Ancora un giretto e la moschea sul mare illuminata nel buio della sera è bellissima, insieme al ponte alle spalle ornato da mille lucine. Ci fermiamo in un bar del porticciolo per un dolce. Io scelgo una crema locale coperta da gelato alla vaniglia. Buona, somiglia quasi a un creme caramel.
Torniamo in taxi nel nostro quartiere di Ortakoy e prima di andare a letto ci fermiamo in uno dei tanti baretti per una birretta. Siamo tutti stanchi ma la città per quel poco che ho visto mi piace e mi incuriosisce. A letto che domani ci alziamo presto.

Domenica 30 maggio 2010
La sveglia per me ed Ale suona alle 8.00 puntuale. Qui siamo un’ora avanti rispetto all’Italia. Scendiamo a fare colazione in hotel. Wurstel, cetrioli, formaggio e olive e scelta tra te e caffè. Facciamo colazione anche se i prossimi giorni andremo in pasticceria per gustare qualche dolce locale. I nostri amici restano un pò perplessi davanti alla colazione proposta in hotel ed escono subito in cerca di qualcosa di dolce. In pasticceria proviamo il baklava, tipico dolce turco di sfoglia, miele e pistacchi o noci. Buoni e noi ci siamo fatti la doppia colazione prima salata, poi dolce, che stomaco. Un ottimo tè turco “çay” per finire in bellezza.
Per oggi decidiamo di visitare il quartiere di Sultanhamet, quello in cui si trovano le moschee e i momumenti più famosi. Percorriamo a piedi il tratto di strada che ci separa. Passata la torre di Galata le strade scendono verso il ponte. Il ponte di Galata è una struttura in ferro azzurra a due piani che collega le due parti della città vecchia del lato europeo passando sopra al Corno d'Oro. Sotto ci sono bar e ristoranti, mentre sopra un marciapiede pedonale su entrambi i lati e la carreggiata al centro. E' uno dei posti che ho preferito. Sembra incredibile con tutto quello che ha da offrire questa città, ma adoro vedere la vita che scorre qui e il panorama. Per tutto il ponte ci sono i pescatori con le loro canne che lo rendono pittoresco. Da qui poi si vede il profilo delle moschee e dei palazzi da entrambi i lati. Il mare luccica sotto il sole offuscato da una nebbiolina sempre presente che avvolge la città e ne ammorbidisce i profili fino a sembrarla un pò irreale. Sotto, dalla parte della torre, c'è un mercato del pesce con i gabbiani, le barchette e i marinai, che lo rendono tanto posto di mare. Un bel punto di osservazione tra taxi, macchine moderne, moschee e pescatori.
Passato il ponte c’è il quartiere di Eminomu, con un piazzale popolato da venditori ambulanti di cibo in carretti dalle decorazioni asiatiche in rosso e nero abbinato a oro. Si cucina anche su delle barchette colorate. Carino e molto asiatico penso, anche se in Asia non son stata mai. Ci sono un sacco di venditori ambulanti di pannocchie, gelato, panini con pesce sicuramente inquinato del Bosforo, ma buonissimo, almeno per me. Qui sembra di essere in una città di mare con tutto questo profumo di pesce alla griglia.
Il viaggio olfattivo continua entrando nel Bazar delle Spezie “Misir Carsisi”. I profumi e i colori delle di spezie di questo mercato egiziano ci avvolgono. Nella struttura che lo copre mille persone, luci e una miriade di piramidi di polveri ordinate, spezie, frutta secca, radici, tè e dolcetti turchi: i lokum. Fuori da questo paradiso olfattivo, vie strette e tanti bar e ristorantini, moschee che fanno capolino. Ci sono un sacco di venditori ambulanti di spremute fresche a una lira turca e ne approfittiamo per rinfrescarci. Spremuta di arancia, ma anche carota e melograno, tutte ottime.
Finalmente siamo nel centro di Sultanhamet, molto moderno e turistico, tenuto bene. Ne apprezzo la modernità unita allo stile che caratterizza le vie, mentre cammino sotto un sole già molto caldo e un cielo ora senza nuvole.
La nostra prima meta è Agia Sofia. Prima era la chiesa della Divina Sapienza, poi con la caduta di Costantinopoli in mano ai Turchi Ottomani è stata trasformata in moschea. Ora è un museo dal 1935 per volontà di Atatürk, sempre lui. La fila non è molta e dopo il controllo al metal detecor entriamo. E’ la prima volta che metto piede in una moschea. Come non rimanere a bocca aperta in questo spazio immenso. I colori dominanti sono il giallo, l'oro e il nero. L’aspetto è maestoso e l’interno è grandissimo tra colonne, cupole, altari. Tutto è decorato nei minimi dettagli, anche l’interno delle maestose cupole. Le luci creano un’atmosfera mistica tra finestrelle e candelabri. I fasci di luce che penetrano dalla cupola enorme di oltre 30 metri di diametro creano un'atmosfera suggestiva incrociandosi in questo ambiente interno un pò buio. Nonostante la forte presenza dei segni musulmani l'anima cristiana si può scorgere da molti elementi architettonici, dai mosaici con i volti del Cristo e dei santi, anche se sono stati coperti dai musulmani. In alcuni punti si intravedono i segni delle croci, sovrastate e camuffate da disegni ornamentali. Ci sono molte persone all'interno, ma da sotto i candelabri in ferro battuto la maestosità e l'atmosfera del luogo lascia a bocca aperta. Mi sento minuscola. Si può salire anche nella parte superiore e fare il giro ammirando dall’alto il panorama su tutto l’interno. L’atmosfera è coinvolgente in questo sfarzo di decorazioni e pezzi di marmi bellissimi.
Quando usciamo ci fermiamo a mangiare qualcosa prima di visitare la moschea Blu, Sultan Ahmet Camii. La fila di turisti non è lunga, perciò veloce. All’ingresso danno un velo per coprire capo e spalle alle donne ed è obbligo togliere le scarpe prima di entrare, come in tutte le moschee del resto. Il pavimento è coperto da un tappeto rosso con decori azzurre. I turisti possono entrare fino ad un certo punto. Le donne musulmane devono stare in apposite parti della moschea mentre gli uomini hanno accesso all’intera struttura. L’interno ha colori bellissimi. Le ceramiche che ricoprono gran parte della struttura interna sono decorate con motivi blu e azzurri, proprio per questo è chiamata la mosche blu. I lampadari con le loro luci creano un’atmosfera suggestiva, insieme alle 260 finestrelle. L'interno è molto lumimoso, forse anche per il colore chiaro dominante. E' l'unica moschea ad avere sei minareti, solo la moschea della Kaaba, alla Mecca, ne ha sette. Architettonicamente parlando è un capolavoro di decorazioni e ceramiche e l'atmosfera è molto differente da Agia Sofia. Anche questa struttura è enorme e sorretta da pilastri giganteschi, ma ha un'eleganza e una raffinatezza unica. Fuori c’è il cortile con archi e un chiostro immenso, di una bellezza notevole. E’ un piacere restare lì. Molti i bambini che indossano un vestito bianco e oro con uno scettro in mano. Sembrano quasi vestiti da sultano per il carnevale.
Fuori dalla moschea un venditore ambulante fa dei lecca lecca al momento. Un vassoio diviso in scompartimenti di diversi colori e gusti, con al centro una metà di limone. Su di un bastoncino che immerge in ogni vasca avvolge i diversi strati di colore e per finire lo passa sul limone. Dire che è buonissimo è riduttivo. Quel gusto di arancia e mandarino misto a limone è fantastico. Fa un bel caldo e il sole picchia parecchio.
Prossima tappa è la Cisterna Basilica, Yerebatan Sarayi. Vedendola dall'esterno non si immaginerebbe nemmeno quello che appare ai nostri occhi scendendo le scale. Trecentotrentasei colonne che sembrano galleggiare riflesse nell'acqua di questa struttura coperta da un soffitto a volte in mattoni. Le luci rosse e gialle nel buio rendono il luogo quasi mistico, sicuramente ricco di fascino, mentre si specchiano all'infinito e la musica di sottofondo contribuisce a creare un'atmosfera mistica. Alla base di una colonna in fondo alla Cisterna è scolpita la testa di medusa capovolta. Si cammina su una passerella di legno passando in mezzo alle colonne illuminate. Dal soffitto scendono delle gocce d'acqua. E pensare che una volta era completamente piena e non era l'unica della città. L'interno è grande 140 metri per 70 di larghezza e fu costruita nel sesto secolo d.c. E' uno di quei luoghi che ho trovato unici. Da non perdere.
Passiamo a quello che è indicato come il più bel palazzo di Istanbul: il Topkapi Palace. Il nome significa ‘Porta del Cannone’, si trova sul promontorio del Serraglio e raccoglie il tesoro del Sultano e quello che fu il suo harem. Non è una struttura alta e massiccia, bensì un labirinto di edifici, cortili e giardini. All'esterno nel parco verde pieno di rose rosse, molti leggono e si rilassano sotto l'ombra degli alberi. L’ingresso è quasi fiabesco con questo muro merlato grigio chiaro e le due torri con tetto a punta. Nel mezzo c’è il giardino e la struttura si sviluppa tutta intorno. La parte dell’Harem del sultano è la più grande e la più sfarzosa con decorazioni in stile ottomano. In varie stanze si ammirano i gioielli, vietato fare foto a questi esemplari unici. Tra pugnali, brocche e accessori di oro e diamanti ci si perde e si può comprendere lo sfarzo in cui viveva il sultano. Impieghiamo circa tre ore per visitarlo perchè è molto grande, molte sale e molte strutture all’interno. In una parte ci sono tutte le reliquie sacre per l’islam, dal copricapo di Abramo, al suo bastone e molto altro.
Finita la vista al palazzo i nostri due amici tornano in hotel e vanno a cenare nel nostro quartiere in un ristorante panoramico. Noi decidiamo di restare a Sultanhamet per cena e per un giro notturno tra le moschee illuminate. Ci fermiamo in una delle tante viette strette del quartiere, piene di tavernette locali. La cena è ottima, una delle migliori. Io scelgo carne con una crema di jogurt ed è buona da leccarsi i baffi. Alessio invece sceglie una piadina ripiena di kekab con riso e pomodori. Tutto ottimo. Io bevo, dato che non servono alcol, una bevanda locale Ayran fatta di acqua e jogurt di capra e lui una classica cola cola. Questa volta mi spiace ammettere che ho osato un pò troppo, la prossima volta mi bevo una bibita. Un thè turco per finire in bellezza questa ottima cena di 15,00 euro in due.
Affascinante è cammire tra le moschee illuminate la sera. La fontana davanti alla Moschea Blu cambia colore ogni secondo grazie alle luci e agli spuzzi l’atmosfera è unica tra i minareti e le gocce colorate. Davvero vale la pena, forse varrebbe la pena anche un hotel in questa zona, di sicuro è imperdibile un giretto la sera in questa atmosfera da favola. Il quartiere è molto animato anche la sera ma tranquillo, tantissime persone tra turisti e turchi. Istanbul è una città che ammalia, non ho dubbi. Rientriamo in taxi in hotel perchè i nostri piedi e le nostre gambe son da buttare con tutta la strada che abbiam fatto oggi.

Lunedì 31 maggio 2010
Oggi come al solito ci svegliamo presto e alle otto siamo già in giro per le vie del nostro quartiere già in fermento. Decidiamo di andare subito nei quartieri Balat e Fener. I nostri amici dormono ancora. Noi siamo pieni di curiosità ed energia e proprio non ce la faccio ad aspettare. Prendiamo il bus e ci dirigiamo prima verso il quartiere di Balat.
Nel chiedere indicazioni fermiamo un ragazzo che non parla inglese, ma gentilissimo estrae il cellulare dalla tasca e ci passa un suo conoscente che ci spiega in inglese dove si trova il quartiere. A volte la gentilezza dei turchi è sorprendente. I bus sono molto frequenti, ne passa uno dopo l'altro. In poco tempo troviamo anche il bus che va a Balat. I biglietti si fanno direttamente una volta saliti. Un ragazzo turco ci vede insieme, si alza e cambia posto per far sedere vicini. Gentilezze mai vista in ventotto anni, dovremmo imparare.
Il quartiere di Balat secondo le mie ricerche dovrebbe essere il quartiere storico, insieme a Fener e Fatih. Il bus si ferma in riva al mare e si vedono dall'altra parte della strada delle casette colorate un pò fatiscenti e delle bottegucce un pò antiche. Inizialmente ho l'impressione di essermi sbagliata, ma appena ci inoltriamo per le vie capisco che questo quartiere è uno dei più caratteristici e ricchi di storia. Ma soprattutto capisco che è il mio quartiere. L'Unesco ha persino avviato un progetto di riqualificazione acquistando e ristrutturando alcune abitazioni. Nonostante ciò sia a Balat che a Fener non abbiamo visto nemmeno un turista, persino a Fatih. Questi quartieri per me sono stati una vera e propria scoperta. Vie senza tempo nelle quali si respira ancora il passato attraverso le case in stile ottomano in legno o colorate, in armonia con i molti monumenti religiosi.
Sono tre quartieri che si trovano all’interno delle mura della città vecchia, ad ovest di Eminönü e si affacciano sul Corno d’Oro. Le vie sono un continuo sali scendi quasi labirintico. Dall'alto si vede il mare e la sponda asiatica. E' quasi impossibile accorgersi del cambio di quartiere, se non grazie alle targhe sulle vie che oltre al nome della via stessa, indicano il quartiere.
A Balat percorriamo le vie semidesertiche con piccolissime botteghe e panifici, il paese si sta svegliando ora. Per prima cosa ci concediamo una colazione visto che non abbiamo messo ancora nulla sotto i denti. Fa già caldo e tre limonate servono a toglierci la sete. Scegliamo una brioches con pistacchi e un dolce al cioccolato con un caffè turco per inziare la giornata.
Balat è lo storico quartiere ebraico, lo è stato sia durante il periodo bizantino sia durante il periodo ottomano. Istanbul è da sempre terra di stranieri in cui convivono religioni e culture diverse e la convivenza interreligiosa ha sempre caratterizzato questa città. Gli ebrei hanno lasciato il quartiere dopo il terremoto del 1894, spostandosi in parte nel quartiere di Galata ed emigrando in Israele. C'è una miscela di bellezza e degrado che crea contrasto magnetico. Qui tra le case storiche e colorate un pò ristrutturate accanto ad altre in pessimo stato, ci sono molte minuscole botteghe e sinagoghe. Panni stesi alle finestre o su fili che vanno da un balcone all'altro, inferiate inferro colorate e pareti di mosaicini. Si vede che è un quartiere povero, quasi dimenticato dalla Istanbul moderna che guarda all'Europa e in giro ci sono solo bambini che giocano o venditori che con il loro carretto urlano il loro richiamo. Qualche donna si affaccia e acquista frutta o verdura, scope o stracci. Cala dalla finestra un secchio legato ad una corda nel quale il venditore mette la merce e lo ritira su. Stessa cosa per i soldi, li mette nel secchio e lo fa scendere al venditore.
Le persone sono sempre contente quando facciamo delle foto. Io quasi mi sento in imbarazzo, qui unici turisti, a fare un sacco di scatti. Forse non mi rendo ancora conto del fatto che sembrano divertirsi e un pò si pavoneggiano. Un negoziante ci dà, di sua spontanea iniziativa, qualche indicazione su dove proseguire e su cosa vedere, più a gesti che con parole inglesi, ma poco male perchè ci si capisce alla fine e la sua gentilezza ci fa solo piacere. Scorci di case con inferriate e balconcini, a volte in mattoni rossi, altre in legno, molte colorate e persino ricoperte di mosaicini azzurrini o grigini.
Un messaggio ci avverte che i nostri amici ci hanno raggiunto alla fermata del bus. Andiamo a prenderli e continuiamo la passeggiata. Il fascino di questi quartieri si sente mentre ci incamminiamo per le strade lastricate in pietra, su per una salita ripida tra balconcini rettangolari o a punta sempre colorati. Spuntano panni o tappeti, piccole tettoie colorate e case in legno non più alte di tre o quattro piani. Le donne sono in maggioranza velate, almeno sul capo, e molti degli uomini portano la barba musulmana. Il quartiere è un dedalo di vicoli che scendono da tutti i lati, interotti da scalinate e da case alte e strette o ad angolo. Bottegucce e piccoli supermercati si susseguono, insieme a barbieri e panifici d'altri tempi, sembra di tornare indietro di cinquant’anni. E' sicuramente il mio genere, si, sono affascinata da tutto ciò che mi circonda. In lontananza dall'alto si vede la sponda asiatica e il profilo delle moschee sullo sfondo. L'atmosfera è molto particolare tra questi scorci e i bambini dietro le inferiate delle finestre che ci chiamano e sorridono. Le strade salgono su per la collina e i bambini più grandi giocano a calcio in salita. Ho ha la sensazione di essere in una realtà quasi lontana. Sembra che il tempo non sia mai passato e la percezione che abbiamo è sempre quella di sicurezza e gentilezza, da parte degli abitanti. Tutti sorridono quando i nostri sguardi si incrociano. Mi affascina pensare che qui ci hanno abitato un pò tutti tra bulgari, greci, armeni, ebrei, turchi. In cima passiamo da una scuola piena di bambini che giocano nel cortile. Fa un pò impressione vedere che il cancello in alto è pieno di filo spinato. I bambini corrono subito a chiederci in inglese i nostri nomi, vogliono farsi fotografare e sembrano molto divertiti. Si aggrappano al cancello e passano il tempo a presentarsi con i loro nomi in inglese a turno. Si mettono in posa e vogliono che facciamo loro delle fotografie. Quasi tutti indossano la divisa con camicia e pantaloni. Lasciamo questi bambini festosi e proseguiamo che il caldo iniza a farsi sentire, saranno le salite ma fa un caldo opprimente. Passiamo davanti ad una moschea in cui ci sono decine di donne completamente velate e nere. E' uno scorcio bellissimo, solo donne nere in questo cortiletto bianco. Fanno cenno a me e la mia amica che possiamo entrare. Ce ne restiamo lì un pò in silenzio in contemplazione, poi togliamo il disturbo.
Percorrendo le vie su e giù per Balat non ci accorgiamo quasi di essere arrivati nel quartiere di Fener. Chiamato Fanari in greco era il quartiere abitato in epoca ottomana da Greci ortodossi. E' curioso sapere che oggi resta l’unica delle 79 chiese greco ortodosse della città a non essere mai stata trasformata in moschea. Qui le strade sono ancora più intricate e labirintiche. Il fondo stradale è fatto da sampietrini ultra centenari su viette che diventano più strette e ripide. Ci perdiamo tra gli scorci autentici e quasi dimenticati di queste case colorate. Le antiche costruzioni di legno non ancora restaurate, tutte malconce rendono l'impressione di coglierne una storia lontana. Qui tra questi colori ci sono sempre bambini alle finestre o che giocano in strada. Incontriamo anche un set cinematrografico indiano che sta girando delle scene di un film. Ci fermiamo a bere un tè, çay per dirlo alla turca, in uno dei baretti.
Anche qui è strano e affascinante il contrasto tra le case restaurate e quelle diroccate. Tra i colori sgargianti dei muri dipinti e quelli sbiaditi e scrostati. Affascinante anche perchè penso che sto calpestando le stesse pietre su cui sono passati bizantini, crociati, pasa, armeni, ebrei e chissà chi altro. La storia mi ha sempre affascinata. Non sono mai riuscita a ricordare molto, lo ammetto, ma l'idea di qualcosa di antico mi fa sognare e ancor più l'idea di essere in una città con tutti questi anni di storia mi incuriosisce.
Passeggiando fra case dai colori e dalle forme più bizzarre arriviamo in cima alla collina di Fener dove si trova il Rum Lisesi, il Liceo Greco Ortodosso. La struttura è grandissima in mattoni rossi e fa capolino da ogni via. C'è una grande cupola grigia sorretta da una base merlata in mattoni.
Il quartiere Fatih è dove ci accorgiamo di essere arrivati tra una foto e l'altra, tra un sali scendi e qualche bottega. Si sviluppa intorno alla Moschea di Fatih ed è una parte del centro storico di Istanbul a ridosso di Eminönü. E' considerato il quartiere più “conservatore” di Istanbul, nel senso di osservazione religiosa. Anche in questo quartiere i turchi sono molto tolleranti verso noi “infedeli” sempre gentili e mai qualche sguardo di dissenso. A dire il vero non è che ci guardino. Persino il nostro fotografare non sembra dar fastidio a nessuno. Ci sono tantissimi posti in cui poter mangiare. Qui sono per la maggior parte immigrati dalle zone dell’estremo est anatolico che hanno mantenuto le loro tradizioni culinarie. Anche questa zona è molto pittoresca con case in legno ottomane, altre ricoperte da mosaici o colorate. Ci sono un sacco di micini per queste vie e noto con piacere che il cibo per loro non manca. Vedo spesso ciotolini di acqua e croccantini.
Ci fermiamo a mangiare un panino con carne di pollo e bere qualcosa che con tutto questo camminare abbiamo fame. L'ennesimo çay per chiudere in bellezza e riprendiamo il nostro cammino. Un signore ci vede con la cartina in mano e ci spiega le moschee da visitare nella zona. Parla un perfetto inglese con accento americano, perchè vive in America da anni. Si perde in chiacchiere con noi per qualche minuto. Anche altri si fermano e scambiano qualche parola con noi.
Proseguendo arriviamo fino al Gran Bazar che non abbiamo ancora visto. E' uno dei mercati al coperto più grandi del mondo. È grande trenta mila metri quadri, ha più di 3.500 negozi, 22 porte di ingresso, 2 moschee e ci lavorano circa 20 mila persone. La struttura è a volte tutte affrescate. Le merci sono divise per tipo, è bello perdersi tra vie solo di gioielli, poi di lampada colorate, ora di tappeti o bicchierini da tè. Vie piene di qualsiasi merce, venditori che chiamano e luci. Tanti i colori e le forme degli oggetti, dalle lampade in stile turco, alla gioielleria, babbucce, cuscini, tappeti, bicchieri, tazzine e molto altro. Suggestivo con tutti questi colori, luci e suoni. Anche il mercanteggiare con i negozianti dà soddisfazione. Ovviamente cado nell'acquisto del vassoio con teiera e bicchierini ottomani, ma sì, era troppo carino e non ho resistito. In quattro siamo riusciti non senza fatica ad arrivare alla metà del prezzo richiesto. Per un'oretta vaghiamo per le stradine del bazar rapiti dall'atmodfera. Ci godiamo un tè turco alla mela e ci separiamo dai nostri amici. Lei torna per la seconda volta al Topkapi. Noi andiamo nel quartiere di Eyup per fare un giro al cafè panoramico Pierre Loti e al quartiere.
Prendiamo al volo uno dei tantissimi bus che passano per la città e alla fermata dopo Balat siamo a Eyup. Questo quartiere deve il suo nome ad un seguace di Mahoma Ayub Ansari, un importante membro dell'Islam. La sua tomba si trova vicino alla moschea del quartiere e si tratta di un luogo sacro per i musulmani, il quarto più importante dopo La Mecca, Medina e Gerusalemme. Il quartiere è carino, ha un'atmosfera molto vera e ci sono molti pellegrini musulmani. La moschea è bellissima dall'esterno con la fontana, le cupole e i minareti dritti verso il cielo. Ci sono tanti piccioni e in molti danno loro da mangiare. Ci fermiamo a bere qualcosa al baretto che offre ombra perchè il sole è forte. Prendiamo una “bevanda ottomana della casa”. Il sapore è ottimo, sa di cannella e ben fredda ci disseta.
Vogliamo salire al caffè Pierre Loti per vedere il panorama. Chiediamo ad un ragazzo dove si trova la teleferica e lui gentilissimo ci accompagna. E' incredibile come sono gentili anche nella teleferica nel correre subito in nostro aiuto quando vedono che cerchiamo di acquistare i gettoni. Con le cabine si passa sopra al cimitero e si arriva in un punto con una terrazza panoramica. Il bar si trova poco sopra alla prima terrazza. Ci sono diversi tavolini sotto gli alberi e in lontananza si ha la vista della magnifica città di Istanbul, dei profili delle moschee, della parte asiatica e del Corno d'Oro. Vale la pena sicuramente per il bellissimo panorama. Noi ci siamo goduti un altro tè alla mela, all'ombra degli alberi e davanti a questo quadro che è Istanbul vista dall'alto. Sicuramente è uno dei posti migliori per il tramonto, o forse ancora di più per l'alba perchè sorge proprio davanti. Si può salire o scendere anche senza la teleferica, ma passando per il cimitero. Noi abbiamo usato le cabine comunque, dopo tutto il camminare non avevo certo voglia di farmi la salita. Saremmo anche restati per il tramonto ma avevamo appuntamento con i nostri amici sul ponte di Galata per le otto.
Con il bus in un attimo siamo sul mio ponte preferito. Troviamo la nostra amica che come noi non la smette di fare foto. E' suggestivo con i pescatori a tutte le ore del giorno, mi piace quando un posto è così vissuto. E il tramonto da qui è eccezionale. Si vede proprio il sole scomparire dietro i profili delle moschee. E' magico con i gabbiani e il mare che luccica davanti. Guardando dalla parte opposta si vede il palazzo Topkapi e le altre moschee di Sultanhamet. L'immagine di Istanbul più affascinante forse è proprio da qui. Il sole infuocato inzia la discesa, colora cielo e mare per poi scomparire dietro i minareti e le cupole delle moschee. Il suo calore si attenua così come i colori del tramonto, offuscati dalla nebbiolina perenne che aleggia. Torniamo tra le vie del nostro quartiere di Beyoglu per cenare insieme, siamo così stanchi che scegliamo il primo posto che ci ispira. Non si servono alcolici perciò beviamo acqua. Fanno delle pizze buonissime con carne e uova. Io prendo le polpette con un pò di verdura. Ci sono solo turchi e il cibo è ottimo. Stanchissimi beviamo una birretta nel bar sotto l'hotel e andiamo subito a dormire.

Martedì 1 giugno 2010
Alle otto e mezza siamo tutti e quattro nella hall dell'albergo e andiamo a fare colazione. Brioches con pistacchi, un biscotto con pezzi di cioccolato e caffè turco per partire alla grande. Non piace a nessuno questo caffè, è ancora peggiore di quello greco, ma fa tanto vacanza turca.
Oggi andiamo alla scoperta dei dintorni di Beyoglu. Il quartiere è grande e variegato. All'inizio non mi aveva fatto una grande impressione. Tuttavia scoprendolo meglio l'ho trovato carino, molto moderno e frequentato da tantissimi giovani turchi, soprattutto molto animato sia di giorno che la notte. Al suo interno ci sono un paio di minuscoli quartierini carini: Cukurcuma e Cingahir.
Cukurcuma è un paio di vie con negozietti di antiquari e piccole botteghine che vendono ogni genere di oggetto. Molti sono anche negozi di artigianato, gallerie d’arte, negozi di moda. Abbiamo trovato qualche boutique che realizzava vestiti a mano, carinissime, con i sarti al lavoro che stavano cucendo. Sempre diversi gattini e molti i rigattieri che girano per le viette in sali e scendi con i loro carretti di legno carichi di oggetti. È piacevole curiosare per queste viette dall'aria un pò retrò chic con queste casette rosa e violetto, inferriatine colorate e balconcini. Sono poche stradine: Faik Pasa Sok., Turnacibasi Cad., Aga Hamami Sok., Çukurcuma Cad. Ci sono oggetti di vario genere oltre all'antiquariato, dai tessuti, ai cuscini, oggetti in legno di ulivo, cianfrusaglie o oggetti carinissimi. Un quartiere con nostalgie degli anni 70, molto particolare in un contesto turco.
Anche la parte di Cihangir merita un giretto. E' dove si concentrano piccoli caffè bohemien, ristoranti carini e atelier. Viette tranquille e carine di casupole colorate e piccole boutique.
Dopo aver passato la mattinata qui, lasciamo i nostri amici e facciamo un salto nel quartiere di Besiktas. Non so perchè torniamo proprio lì con l'idea di comprare qualcosa. Alessio trova una zuccheriera adorabile a un buon prezzo. Io riesco a cadere nella trappola dello shopping comprando un paio di sandali. Li ho adorati appena li ho visti in vetrina e come ogni volta mi sono detta “chiedo solo il prezzo per curiosità!”. Il venditore ovviamente non sapeva nulla di inglese ma era molto carino e ci ha offerto un tè, ma sì alla fine ci si capisce in un modo o nell'altro, soprattutto se c'è da comprare.
Da qui, dopo un giretto, riprendiamo il bus e scendiamo ad Eminomu. Immancabile il panino con i pesci da gustare in riva al mare. Proseguendo giriamo per le vie strette e piene di negozietti fino ad arrivare in zona della Moschea Suleymaniye, dove verso le 16.00 faremo un hammam con gli altri. Mentre li aspettiamo gironzoliamo intorno mangiando frutta e bevendo qualche spremuta dagli ambulanti. Il caldo è molto forte, chissà ad agosto che temperature da forno. Peccato che la moschea sia chiusa per restauro, così facciamo solo un giro nella parte delle tombe. Dalle grate della cinta si vede che stanno facendo un lavoro non indifferente. Approfittiamo del momento di pausa per scendere in un bar vicino. L'atmosfera è molto caratteristica con questa musica strumentale, gli alberi che offrono ombra sui tavolini e le cupole che si intravedono in alto, oltre le fronde degli alberi. Ci gustiamo un çay alla mela e godiamo un pò di relax dopo questi giorni passati a macinare chilometri.
Alle quattro ci troviamo davanti all'hamman con gli altri. La struttura è separata dalla moschea e si trova subito dietro. Il bagno turco da sempre simbolo di questa cultura non può mancare per entrare nello spirito della città. Poi diciamocelo, siamo così distrutti dalle camminate che siamo tutti e quattro un dolore unico, non potrà che farci bene.
Scegliamo l'hammam della Moschea Suleymaniye, perchè l'unico che mi risulta essere misto uomini e donne e dato che siamo in compagnia è carino poter vivere l'esperienza tutti insieme. E' stato costruito con la moschea nel 1557 e l'ambiente è caratteristico ma molto semplice, niente di lussuoso o sfarzoso. Qui appena entrati ci danno costume, telo e degli zoccoli, sicuramente tipici, ma di una scomodità imbarazzante. Ho rischiato di cadere un sacco di volte! Ci sono delle cabine nelle quali ci si può cambiare e lasciare i propri effetti personali. Ogni cabina è dotata di serratura con chiave che si porta con sè. Una volta in costume si scende nell'atrio e si entra in una prima stanza dove ci si può rilassare e bere qualcosa. Si accede poi alla sala del bagno turco vero e proprio. Tutto è in marmo, nel centro c’è una grande base e nei lati le fontane con lastre in marmo ai lati per distendersi. In alto le cupole con le loro piccole finestrelle creano un'atmosfera suggestiva tra luci, ombre e vapore. E' un hamman non raffinato, ma ha una bella atmosfera antica e semplice.
Dopo una mezzora, credo, arrivano i massaggiatori. Hanno un approccio molto deciso. Ci dividono a coppie e ci fanno accomodare in una stanzina. Il massaggiatore parte a strofinarmi deciso con un bel guanto ruvido per farmi un'energico scrub. Poi mi sciacqua con acqua calda a secchiate e mi fa sdraiare a pancia in giù su una lastra di marmo per il massaggio. Ha una tela di stoffa che mette in una bacinella piena di acqua e sapone locale. Quando la toglie dal secchio sembra gonfiarsi come per magia e mi copre con una ricca schiuma iniziando il massaggio. Molto energico direi, non troppo da farmi male, ma con un certo vigore. Sembro quasi coperta da una nuvola candida. Mi fa anche un bello shampo con massaggio alle tempie e alla testa. Ci si sente ben trapazzati tra gettate d'acqua calda e fredda a sorpesa e insaponate continue. Il massaggiatore canta, nel silenzio ovattato della sala si sente solo la sua voce insieme al rumore degli spruzzi e delle gocce che scendono dalla cupola di marmo, suggestivo e rilassante, vorrei non uscire mai più.
Uscendo dalla sala ci si toglie il costume e ci si copre solo con dei teli sia sul corpo che in testa. Così imbacuccati e con gli zoccoli scomodi cerchiamo di non finire per terra e ci accomodiamo in un'altra sala. Un tè alla mela, qualche minuto di relax e siamo come nuovi. Il trattamento completo dura un'ora e mezza, bisogna prenotare e si può entrare solo in coppia, un maschio e una femmina. Costa 35,00 euro a persona, 70 lire turche. All'interno si entra massimo in trenta alla volta, nel nostro caso abbiamo trovato pochissime persone e quasi tutti italiani.
Usciti da buoni profani cerchiamo un bar dove poter bere una birra per reintegrare i liquidi persi. I primi quattro bar in cui ci fermiamo non servono alcol, forse per la vicinanza con le moschee. Un ragazzo del bar, gentile, ci accompagna in uno di quelli che servono birra, rigorosamente in bicchieri non trasparenti. Quando abbiamo ripreso le forze andiamo in cerca di un posto per cenare. Restiamo in questa zona in uno dei tanti ristorantini tra queste viette strette. Mi prendo delle melanzane di contorno, un piatto di Kebab di Urfa e una birretta. Noi siamo nei tavoli all'aperto e sento della musica greca arrivare dall'interno del ristorante. Strano ma vero, un turco che parla un pò di greco e ne ascolta la musica. E i miei amici che mi credevano irrecuperabile perchè credo di sentire musica ellenica anche in terra turca, ma stranamente era greca per davvero.
Questa volta mi provo un gelato, non so come posso aver resistito fino adesso. Classico nei gusti di panna e cioccolato, ricoperto da pistacchi. Devo dire che è buonissimo, diverso dal nostro, forse più cremoso. Il gelato turco l'ho sempre visto in carretti, non nel freezer, ma in contenitori con un tappo. I gelatai lo rimescolano spesso con una lunga pala. Il sapore comunque è davvero squisito. I gelatai turchi fan troppo ridere e sono così folcloristici con queste giacchette rosse e i cappellini. Con la pala mettono il gelato sul cono e fanno suonare un campanello appeso sopra la loro testa.
A piedi ripercorriamo le viette verso il nostro quartiere di Beyoglu. Le moschee illuminate che rivediamo nel buio della sera sono proprio magiche. Sono già affascinanti di per sè, ma nella notte così lucenti e colorate sono bellissime. Entriamo nella Moschea Yeni di Eminönü che si trova proprio prima del ponte di Galata. Lascio fuori le scarpe e mi copro capo e spalle per entrare. Come ogni moschea che ho visto le decorazioni interne sono bellissime e l'atmosfera mi lascia a bocca aperta. Anche il cortile esterno porticato con la fontana al centro è molto bello e da un immenso senso di pace.
Percorrendo il ponte di Galata vediamo che c'è ancora qualche pescatore. Le luci si riflettono nel mare calmo, insieme alle sagome dei palazzi, del Topkapi sulla collina e delle moschee.

Mercoledì 2 giugno 2010
La mattina andiamo subito sulla torre di Galata. Peccato per il tempo bruttino, ma la visibilità non è così male. In attesa che apra facciamo colazione con delle sfoglie dolci dal fornaio vicino, ottime e un succo. Alle nove puntuali siamo davanti alla torre che sta aprendo. Saliti in cima il panorama toglie il respiro e vale davvero, si ha una visuale completa e unica della città. Fortuna anche che c'è un bel ascensore. Il panorama è mozzafiato persino con questo tempo grigio e nuvoloso tra le moschee e il palazzi della parte asiatica.
Tornati in albergo, saldiamo il conto, prendiamo le valige e in taxi arriviamo a Besiktas, dove prendiamo il traghetto per Uskudar sulla parte asiatica. L'attraversata per me che adoro mare e navi è il pretesto per l'ultimo giretto, se pur breve in acque turche. Arrivati a Uskudar si trova un'atmosfera curata, moderna, tra moschee e belle case. Facciamo visita all'ultima moschea che si trova proprio davanti all'attracco dei traghetti. Ed è ancora stupore per la bellezza, il gusto e i colori delle decorazioni. Altro taxi e siamo all'aeroporto asiatico. Il ritorno con la compagnia italiana Blu express sarà il primo e ultimo viaggio con loro. Aereo vecchissimo e sporco, tre ore con segnale di cintura obbligatoria e dispositivi elettronici spenti per il continuo traballare, persino in fase di atterraggio, dell'aereo. Non che pretenda dei servizi particolari, ma uno standard così basso non lo vedevo dai tempi dei miei viaggio con T.O. e voli charter rumeni.
Anche se mi sono rilassata e mi sembra di essere via da un paio di settimane, ho contemporaneamente la sensazione che il tempo sia volato. Istanbul mi ha davvero stupito. Non solo per la storia, i monumenti, i palazzi, la cultura millenaria, ma le sue differenti personalità. Asiatica ed europea, musulmana e cristiana. Forse tutto questo, forse tante città in una per farne un'anima così variegata e suggestiva. Difficile avere una sola immagine negli occhi per ricordarla. Non riesco nemmeno a dire cosa mi è rimasto più impresso con tutto quello che abbiamo visto e tutte le emozioni che ho provato. E' una città così piena di luci, di suoni tra i gabbiani, il muezzin, il grido dei venditori e di profumi, di cibo e non. Dopo gli scorci da cartolina del tramonto con i profili delle moschee, della cisterna basilica, il palazzo Topkapi, la moschea Blu, forse la vera scoperta per me son stati i quartieri Balat e Fener, dove il tempo sembra essersi fermato e sembra così lontano dalla Istanbul che si incontra inizialmente. Quasi una città nella città, quella realtà che non mi apettavo di trovare dopo tanta modernità e bellezza. Un viaggio assolutamente da fare, e perchè no, anche da rifare.

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