In Turchia con Diana - Parte quarta

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In Turchia con Diana - Parte quarta

Un viaggio durato sei giorni per esplorare la regione che divenne famosa come “la terra dei bellissimi cavalli” e che racchiude tanta storia e bellezza in un territorio unico plasmato dalla natura e dall'uomo. La Natura che con i suoi vulcani creò questa fisionomia unica, in cui si nascosero i cristiani e le popolazioni locali per fuggire a perseguitazioni e invasioni. Chiese e monasteri scavati nella roccia, città sotterranee, canyon e valli di tufo plasmate nelle forme più bizzarre tra villaggi senza tempo. Una regione unica che vale almeno una volta nella vita un bel viaggio, in un atmosfera di genuina bellezza e calorosa accoglienza turca.Fiabesca Cappadocia tra tufi, chiese, villaggi e città sotterranee17 agosto 2010
Arrivare a Goreme dalla zona est della Turchia è tutta una sorpresa. Fino al paese di Nevsehir non si vede nulla di quello che è la Cappadocia, ma raggiunta la cittadina di Uchisar dopo una curva appare come all'improvviso la valle di Goreme! Uno spettacolo unico di formazioni rocciose lavorate dalla natura e dall'uomo. La strada passa tra i pinnaccoli e sembra ancora tutto così irreale mentre le prime immagini della Cappadocia scorrono davanti ai nostri occhi ancora increduli.
Scesi nel paesino di Goreme, dove vorremmo alloggiare, scegliamo il Cappadocia Dora Motel che con soli 12,50 € a testa ci da una camera doppia. http://www.cappadociadoramotel.com/
La stanza è pulita e spaziosa. Bagno con doccia e finestra, un letto matrimoniale e uno signolo, armadio e tre fineste. Nulla di lussuoso ma ottima per posizione e per prezzo. Il pezzo forte è la terrazza panoramica per la colazione, da cui si gode di un bel panorama. Tempo di una doccia e siamo subito in giro per le strade silenziose di questo piccolo paesino di soli 2.000 abitanti che dal 1985 con il suo Parco Nazionale, Milli Parklar in Turco, è tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Per le strade assolate e silenziose lo scenario è sorprendente, tufi alti come tre quattro piani delle nostre case che fanno sembrare tutto quasi piccino. E ce ne sono moltissime di queste formazioni. Le strade ci passano proprio accanto mentre i tufi vettan verso il cielo blu e limpido di questa giornata di sole. La temperatura è piacevole, non fa troppo caldo, siamo a 1.700 metri di altitudine anche se quasi non mi sembra. Girovaghiamo con il naso all'insù per questo paesino di una bellezza unica e siamo contenti di averlo scelto per alloggiare. Per le vie qualche bar, qualche negozio e qualche ristorante in un'atmosfera abbastanza autentica. E'stata una buona base di partenza per esplorare i dintorni. Girovagando per le sue vie ogni angolo è una sorpresa, tra tufi che sembrano fantasmini in paesaggi lunari e fiabeschi. Capisco solo ora perchè li chiamano camini delle fate, sembra di essere in una favola per bambini. Le stradine in salita portano a punti panoramici dove da sopra a questo tufo candido possiamo ammirare le valli di Goreme, belle nelle loro forme ed i coloro colori. In un baretto panoramico ci gustiamo una birretta prima del calar del sole e non si può che rimanere a bocca aperta guardando il panorama. Cerco di imprimere nella mia mente queste forme erose dal vento, dal sole, dall'acqua e persino dalla neve che qui cade in inverno, chissà che bello vedere tutto innevato! Il sole man mano che scende riscalda i colori e i tufi diventano rossasti e messi in risalto dalle loro ombre lunghe. Le finestrelle quasi sembrano occhi e bocche a volte.
Quando finisco di fantasticare decido di ascoltare il mio stomaco e andare a cena in uno dei ristorantini. Proviamo il pottery kebab, ovvero carne cucinata sul fuoco in un'anforetta di terracotta insieme a un pò di verdure. Qualche colpetto da parte del cameriere e l'anforetta viene spaccata a metà, così da poter mangiare. Quello al pollo è buono, ma quello di manzo è buonissimo! Cacik, una salsa di yogurt, cetrioli, aglio e menta per mettere qualcos'altro sotto i denti. (se vogliamo un pò simile al zaziki greco, anche se molto più forte come sapore). Il pane come nel resto del paese è ottimo. Non possiamo farci mancare i Dolma, ottimi involtini coperti da folgie di vite. Anche questi si trovano nella cucina in una versione quasi identica. Pasteggiamo con ayran, una bevanda tipica di yogurt acqua e sale, che detto così non fa gran bella impressione, ma che abbiamo apprezzato sempre.
Perdersi in chiacchiere per le vie di Goreme la sera è uno spettacolo perchè il paesino diventa un presepe! Case e tufi illuminati donano un'atmosfera bellissima. E questo angolino ha una tranquillità, una serenità ed una magia unica. C'è solo da ammirare qui o sedersi per bere qualcosa tra i cuscini di tappeti colorati e i tufi.

18 agosto 2010
Svegliarsi presto quando sono così curiosa non è certo un peso e saliti su in terrazza per colazione facciamo riserva di energie per la giornata con una bella colazione turca con l'immancabile cay, pane, formaggio, cetrioli, pomodori, burro e marmellata.
Noleggiamo una macchina con 65 tl, non ricordo il nome dell'autonoleggio, ma ce ne sono diversi e sta nell'abilità della contrattazione spuntare un buon prezzo. Visto che con lo scooter non c'era molta differenza nel prezzo e i kilometri non sono pochi abbiamo optato per una macchina. La macchina era a gas, non a benzina. Il gpl in Turchia costa come la benzina da noi in pratica. Mentre la benzina costa di più, incredibile.
Qualche informazione sulla Cappadocia mi aiuta a capire meglio dove mi trovo e a far accrescere in me lo stupore per questa terra. Il nome è quello di una regione storica dell'Anatolia, che ora è la parte centrale della Turchia. Una volta comprendeva un territorio molto più ampio, ora sotto questo nome viene considerata un'area grande come quadrato di settanta chilometri di lato. E' un altopiano alto 1.000 metri. Il significato che viene dato al nome Cappadocia è "terra di bellissimi cavalli", che erano famosi per essere stati offerti a Sardanapalo, re d'Assiria, Dario e Serse di Persia. Cavalli che anche oggi si trovano per le strade a trainare carretti turchi o che portano i turisti a spasso per le valli. Una guida locale ci dice che l'area prende il nome del re assiro Cappadoce in realtà, ma per dare un significato che contraddistinguesse le bellezze di questa regione "Terra di bellissimi cavalli" era più adatto e prestigioso.
Il suo paesaggio unico invece è lo straordinario risultato della forza della natura, un lavoro durato millenni. Nella stessa epoca in cui si formava in Europa la catena alpina, cioè circa 60 milioni di anni fa, si formò la catena montagnosa del Tauro nell'Anatolia meridionale. La formazione diede orgine a numerosi burroni e depressioni che 10 milioni di anni fa, vennero riempite dal magma vulcanico quando eruttarono i cinque vulcani dell'anatolia centrale: Erciyes, Keciboyduran, Develi, Göllü Dagi e Melendiz. I materiali vulcanici riempirono gradualmente tutte le depressioni di tufo, polveri e fango creando un altopiano. Si depositarono circa 200 metri di materiale sedimentario composto da ceneri, calcare tipo tufo giallo semi-poroso, basalto e arenarie. La roccia divenne poi facile da scavare con strumenti di ferro dopo l’ultima glaciazione che mutò il profilo geologico.
Nel corso del tempo agenti atmosferici naturali come pioggia, fiumi, vento, calore ed escursioni termiche hanno esoro il territorio in maniera straordinaria dando origine a canyon, pinnacoli, crepacci dai colori rosati, grigi, biancastri e rossastri.
Ma tornando a noi.. partiamo ad esplorare la Cappadocia dalla valle di Goreme, esattamente la zona dalla rose valley, ovvero Valle rosa o Gulludere in turco. Entriamo da quello che nelle cartine è indicato come "sunset point". Capisco a colpo d'occhio che la valle rosa prende il nome dal colore delle formazioni che qui in particolare hanno una bellissima tonalità rosata. Siamo tra Goreme e Cavusin. Prendiamo uno dei diversi sentieri che partono e si sviluppano per le valle, dato che non ci sono molte indicazioni, anzi quasi nulle, andiamo a caso. Entrando abbiamo seguito la strada che sale verso l'alto e gode di una bella vista su tutta la valle di Goreme con il paesino di Uchisar in lontananza. Spettacolare è poter passare trai tufi, addirittura sopra e ci sono scalini nella roccia o rare scale di ferro messe per poter salire su alcuni tratti. In certi punti la roccia è molto friabile e i miei piedi slittano sulla sabbietta che rimane sul percorso. Spero di non fare come al solito uno dei miei voli. Bellissimo è percorrere queste valli che ho trovato quasi deserte e camminare in solitudine per questi scenari mozzafiato ed irreali. Chiese nascoste nelle formazioni candide di tufo che fanno capolino. Si intravedono finestrelle sulle pareti o nelle parti di roccia crollate, insieme a stanzine e tunnel. Non posso che chiedermi come fosse in origine o solo cent'anni fa.
Panorami sulle valli che mi riempiono gli occhi, coltivazioni di vite verde per il panorama rosa e giallino. Piante che crescono interamente per terra in posto apparentemente secco. Secondo i reperti storici già 5000 anni fa in Turchia si coltiva la vite e si produceva vino. Gli Assiri si stabilirono nella Cesarea romana, quella che oggi è la città di Kayseri nell’Anatolia Centrale. Era un popolo molto avanti! Insegnarono agli Hottiti la scrittura con ideogrammi.
Oltre al contesto naturale unico l'aspetto stepitoso è il modo in cui l'uomo nel tempo ha usato questo territorio per difendersi creando città sotterranee, chiese, abitazioni e tunnel nella roccia. Un intero mondo sotterraneo! Quei furbi degli Ittiti per scappare agli invasori scavarono gallerie sotterranee sotto le case dei principali centri abitati, gallerie che ora possiamo vedere anche noi.
Continuando a passeggiare le forme ed i colori di questa valle non smettono mai di stupirci, sembra di essere in un libro. Bianco, giallo, rose e grigio si alternano a seconda dei materiali contenuti in queste formazioni vulcaniche che ora ci regalano emozioni incredibili.
Entrare nelle chiese che si trovano in questa zona è divertente. Trovo sorprendente come duemila anni fa abbiano potuto pensare e realizzare un'opera simile! Chiese con altari, volte e colonne, nicchie e tunnel interamente scavati a mano nel tufo. Piacevoli le forme e belle le proporzioni, se non capolavori questi! In qualche chiesa ci sono anche gli affreschi, purtroppo rovinati soprattutto dai musulmani, ma per me conservano ancora il loro fascino semplice ed antico.
Ci divertiamo a salire sui vari livelli di queste chiese nel tufo attraverso scalini di roccia e passaggi stretti, a volte friabili o interrotti. Alcuni tratti son molto danneggiati ed erosi ma sono stupendi. Come stupendo è osservare attraverso questi scorci il panorama che ci circonda.
Riprendendo il cammino verso il villaggio di Cavusin ancora altre forme e colori mutano intorno a noi in questa valle magica.
Lasciamo la bellissima valle rosa per arrivare alla Devrent Valley, sulla strada tra Avanos e Urgup. Valle dell'immaginazione è il nome più comune con il quale viene chiamata perchè osservando le rocce con un pò di fantasia si possono distinguere animali ed altre forme bizzarre. La roccia è sempre di un bel colore rosato. Mentre ci guardiamo in giro una roccia grande ricorda proprio un cammello! Guardando bene si vede anche il cappello di Napoleone e due figure che si baciano. Camminiamo un pò tra queste formazioni curiose e rosate saltellando su e giù, finchè un gruppone di persone si ferma e decidiamo di riprendere la strada.
Raggiungiamo la Monks Valley, la Valle dei monaci. Formazioni di tufo che quasi ricordano quelle della valle dell'amore in passato erano rifugio agli eremiti. Viene un po' da chiedersi perchè i monaci abbiamo scelto proprio questa zona! All'interno avevano scavato la roccia fino a creare stanze alte 10-15 metri, dalle quali uscivano solo occasionalmente per prendere il cibo e le bevande offerti dai discepoli, una bella vita direi. Dopo aver girovagato un po' tra questi pinnacoli mi perdo nelle bancarelle di cianfrusaglie antiche o probabilmente finte antiche.
Rientrando a Goreme riusciamo a godere dello spettacolo del tramonto dalla terrazzina di un bar mentre ci beviamo una bella birretta fresca. Scorci sempre unici ai quali ancora non mi sono abituata.
Per cena andiamo in uno dei ristorantini del paese per assaggiare Manti, i ravioli turchi, il gozleme (una specie di piadina) che scelgo ripieno di spinaci e patate. Pasteggiamo sempre con ayran, oramai la nostra bevanda ufficiale e ci facciamo un piatto di manzo e verdure nella terracotta giusto per essere sicuri di non aver ancora fame. Prima di andare a dormire non possiamo mancare la passeggiata serale per le poche vie del paese, i piccoli negozi colorati e i tufi illunati. Mentre siamo seduti a chiacchierare ci nota il proprietario del nostro hotel e rientrando insieme, ci fermiamo sulla terrazza per bere una birra tutti e tre. Il tempo passa veloce mentre ci parla di viaggi, della sua terra e delle sue origini curde.

19 agosto 2010
Alzarsi da pazzi alle 5.30 per vedere le mongolfiere da i suoi frutti, penso solo dopo averle viste! Ieri il proprietario dell'hotel ci ha consigliato questa esperienza e ci ha detto che si alzano in volo alle 5.30 / 6.00 del mattino, così voglio vedere il cielo puntellato da questi palloni colorati.
Il cielo è ancora buio e piano piano si schiarisce e si colora di rosa. La temperatura è molto bassa rispetto al giorno e fa un bel freddino. Soli soletti sulla terrazza dell'hotel aspettiamo di vederle partire mentre ci godiamo il panorama offerto dall'alba sul piccolo paesino nei tufi. Da sempre albe e tramonti mi emozionano. L'alba ha colori più tenui e quasi arriva timida e in punta di piedi colorando il cielo di rosa e le pareti delle case nei tufi.
Intravediamo già dei palloni a terra che piano piano vengono gonfiati e prendono forma. Le mongolfiere partono da diverse zone limitrofe per partire quasi tutte dallo stesso punto. Si vedono arrivare e spuntare da dietro i tufi sfiorando il terreno e come se camminassero passeggiano fino ad arrivare nella zona in cui si alzano e solo allora prendono quota lentamente.
E' uno spettacolo vedere il cielo che si riempie di palloni volanti che sbucano all'improvviso da ogni parte per prendere il volo e alle volte sono così vicine che sembrano toccarsi l'una con l'altra!
Dev'essere un'esperienza unica e magica volare su una mongolfiera, su un panorama così poi dev'essere indimenticabile. Alla fine però non l'abbiamo provata, presi in mille sentieri e giornate intense non abbiamo avuto tempo. Se tornassi in cappadocia però di sicuro proverei. Chissà che bello vedere tutte quelle rocce a forma di trecce, meringhe, canyon .. sotto gli occhi! Vedere le altre mongolfiere vicine o sopra la testa. Mi han detto anche che si possono vedere alcuni animali, come le volpi, che escono la mattina presto. Il volo si effettua solo dalle 5.00 alle 8.00 del mattino per motivi di sicurezza e di temperatura. Passa il carretto in hotel a prenderti e per ogni mongolfiera ci sono otto passeggeri. I prezzi vanno dai 100,00 euro ai 230,00 cadauno, a secondo della compagnia. Ci sono agenzie che vendono i voli un pò dappertutto
Il sole è alto nel cielo quando le mongolfiere spariscono in volo oltre i tufi e le belle valli della Cappadocia. Sono quasi le otto e sulla terrazza preparano l'occorrente per la colazione, mentre mi godo il calduccio del sole. Solita abbuffata mattutina di formaggio e cetrioli con cay per proseguire le nostre esplorazioni, dopo un risveglio duro ma così bello! Non lo faccio mai, ma vedere l'alba è un bellissimo modo di iniziare la giornata. E' come se mi avesse messo in sintonia con il mondo.
Oggi vogliamo esplorare la Valle di Ihlara. Mi è stato raccomandato di non perderla perchè insolita nel contesto della Cappadocia e molto interessante. Partiamo subito alla scoperta di questa valle che era in passato uno dei posti preferiti dai monaci bizantini, che scavarono e affrescarono molte chiese. Siamo 45Km a sud est di Aksaray e da qui vediamo il celebre vulcano Hasan alto 3.268 metri, uno di quelli che contribuì alla creazione della Cappadocia. Prima di arrivare alla gola di Ihlara ci fermiamo a Selime dove c'è il monastero rupestre più grande della Cappadocia. Scavato dai monaci cristiani nel 13 secolo nella valle di Ihlara è un bel monastero nelle rocce intagliate ed è sorprendentemente bello e vasto. Avevano creato una cattedrale enorme e ora che sono qui davanti mi chiedo come abbiano fatto dei monaci a costruire qualcosa di così grande e bello nei dettagli.
Degli affreschi che ornavano i muri è rimasto ben poco ma ci affascina scoprire le stanze e i passaggi scavati ed erosi. C'erano cucine e stanze per muli persino. Ora parte delle rocce sono crollate, ma una volta dall'esterno non si vedeva nulla di tutto ciò. Spettacolare. Inimmaginabile pensare che dentro delle rocce ci fosse tutto ciò e dal fuori chi passava non poteva nemmeno immaginare i segreti che si celavano dietro le montagne e rocce. Ci perdiamo un pò tra i buchi e le stanze di tufo, prima di proseguire il viaggio verso Ihlara.
Subito dopo Selime la strada raggiunge un punto panoramico da cui si vede meglio la valle e il punto che fu uno dei tanti set del film guerre stellari, almeno così dicono. Strane formazioni rocciose grigiastre che mi ricordano dei fantasmini!
Prossima tappa: la tanto attesa gola di Ihlara! Un canyon stretto e profondo, come una spaccatura, di roccia rossastra erosa nel tempo dal fiume Melendiz, che ancora oggi scorre nella gola. Il canyon è lungo una ventina di chilometri e scese la scale azzurre in ferro percorriamo un sentiero che costeggia il ruscello in un contesto verdeggiante molto bello e rilassante. Il canyon è alto circa 150 metri e 300 scalini che partono dalla biglietteria permettono di raggiungere il letto del fiume.
Il contesto è davvero paricolare e molto differente dai panorami visti fin'ora, non sembra nemmeno di essere in Cappadocia. Un centinaio tra chiese bizantine, monasteri e celle di eremiti si nascondono nelle rocce di questa valle. Una volta scesi dagli scalini è facile seguire il percoso che costeggia il fiume e permette di esplorare anche delle chiese. Camminiamo in questo luogo dove si respira una pace profonda, nel verde, all'ombra delle piante si sente solo il rumore del ruscello che scorre e degli uccelli. Una passeggiata molto piacevole, costeggiano la parete rocciosa piena di buchi per i piccioni viaggiatori che usavano per comunicare. Immagino che in epoche passate i conquistatori passavano di qui e, ignari di essere osservati, vedevano il luogo deserto e proseguivano. Affascinante immaginare tanti occhi dalle fessure che guardavano per nascondersi in tunnel bui e senza fine, una rete capillare di passaggi che collegava un sacco di stanze.
La prima chiesa che vediamo è Agacalti Kilisesi, cioè la Chiesa sotto l'albero, nella quale entriamo vicino all'altare perché gli altri ingressi sono parzialmente crollati. E' una chiesa con pianta a croce, con due piccole navate e un'abside. I monaci bizantini affrescarono il soffitto e le pareti della grotta con disegni dai colori vivaci e semplici. Sul soffitto a cupola è affrescato Gesù che acende in cielo sorretto da quattro angeli e racchiuso in una mandorla. Altre scene nella chiesa rappresentano l'Annunciazione, la Visitazione, San Giuseppe, la Natività, la Presentazione al tempio. Mentre a nord: la fuga in Egitto, il Battesimo di Cristo, la Dormizione della Vergine e a oves Daniele nella fossa dei leoni.
Una bella scoperta è la Chiesa Fragrante "Kokar Kilise" e i suoi affreschi con scene del Nuovo Testamento, tra cui la Natività e la Crocifissione. Anche la Chiesa del Giacinto (Sümbüllü Kilise) è da vedere, un monastero con una facciata ben conservata e begli affreschi.
Sarebbe bello stare un'intera giornata a passeggiare per angolino di pace e scoprire le varie chiese. Noi seguiamo il richiamo del cibo e continuiamo il sentiero per raggiungere i ristoranti che si trovano a bordo e persino dentro il torrente. Tavoli e sedie con i piedi in acqua, tronchi tagliati e tavoli in legno sistemati nel torrente, piccole palafitte con cuscini e tavolo. Ci fermiamo per riposarci e mangiare in riva al fiume su una delle piccole palafitte tra il canto degli uccellini e il rumore del fiume, mentre all'ombra e sui cuscini ci concediamo un po' di riposo.
Riprendiamo la strada prima che mi venga voglia di restar per sempre a sonnecchiare sulla palafitta e proseguiamo con altre sosprese di questa terra: le città sotterranee!
Andiamo a Derinkuyu che si trova lungo la strada che va da Nevþehir a Niðd. Nell'area tra Kayseri e Nevþehir sono state scoperte ben 200 città trogloditiche sotterranee di almeno due livelli. Le più grandi sono Derinkuyu e Kaymaklý. Noi visitiamo solo Derinkuyu, che significa pozzo profondo e che è stata scoperta meno di 50 anni fa! Già mi immagino quando nel 1963, un abitante di Derinkuyu ha abbattuto una parete della sua casa e ha scoperto così una serie di stanze e passaggi, che si sono rivelati un'intera città sotterranea. Roba da film di fantasia, invece è stata una scoperta sensazionale. Dalle informazioni storiche le città sotterranee della Cappadocia risalgono già al periodo degli ittiti, cioè circa nel 2.000 a. C. Villaggi e valli dove gli abitanti coltivavano le terre intorno e quando arrivavano invasori o perseguitatori si nascondevano sotto terra lasciando interi villaggi disabitati, che probabilmente facevano pensare agli avversari che non ci fosse rimasto nessuno. Geniale e anche un po' buffo da immaginare. Anche i Cristiani per nascondersi dalle persecuzioni usarono queste città. Per sei mesi si riusciva a sopravvivere in autonomia, senza mai essere costretti ad uscire allo scoperto. Tutto questo non può che lasciarmi che a bocca aperta mentre scendo tra i gradini e le gallerie di roccia. Magazzini, pozzi, stalle, forni, strade, condotte per l' acqua, camini di ventilazione, trabocchetti per confondere gli invasori, porte girevoli per sbarrare i cunicoli e isolare interi settori dell' abitato. In un attimo anche io quasi mi perdo. Ora vi è l'illuminazione per vedere, chissà quand'era tutto buio com'era girare in questo intrigo.
Dall'esterno ovviamente non si vede nulla, ma appena scendo i primi scalini già mi sento in un altro mondo. Dalla luce forte e schietta del primo pomeriggio, appena entro a derinkuyu lo sbalzo con il buio è grande. Poi le lampade che fanno un pò di luce danno aiuto agli occhi che si abituano e cominciano a vedere bene. La temperatura è molto più fresca dell'esterno e sempre costante. La guida dice che rimane quasi costante durante tutto l'anno, fresca d'estate e tiepida in inverno.
Labirinti sotterranei scavati nella roccia del terreno, resistiti fino ad oggi, dove ora ripercorro le strade dove persone hanno vissuto per mesi, hanno combattutto e hanno costruito tutto questo scavando. Un immenso labirinto sotterraneo che porta ad aperture, stanze, cunicoli di roccia giallastra e ancora stiata dagli attrezzi che la scolpirono.
Gli archeologi ad oggi hanno studiato la città scoprendo quaranta metri di profondità, anche se credano arrivi addirittura a 85 metri. Sono 20 i livelli sotterranei scoperti fino ad oggi. Sono otto sono accessibili ai visitatori e già rendono l'idea di cosa sia questo capolavoro. La città di Derinkuyu era collegata anche ad altre città sotterranee sempre con tunnel e poteva ospitare fino a 50.000 persone. Mi immagino tutte queste 50,000 persone insieme quasi come un formicaio, che percorrono i tunnel e le piccole stanze sotto terra. Noi contimuiamo a camminare su e giù per gli scalini di tufo, corridoi stretti e bassi e stanze ampie che si aprono o che si chiudono in stanzini che finiscono lì o proseguono i tunnel buii. Pensavo che avrei avuto paura a stare così tanto in profondità, in qualcosa che è stato scavato così tanto tempo fa poi. Invece, forse per la curiosità e lo stupore, non ci ho più pensato. E solo dopo un pò ho fatto caso al fatto che l'aria mi sembrava fresca come se fossi all'aria aperta. Ci sono infatti profondi pozzi di ventilazione che collegano i vari livelli alla superficie e consentono un ottimo scambio d`aria. Hanno scoperto ben 52 fonti di aerazione.
Affascinante è scoprire che la città veniva isolata e resa inaccessibile bloccando in tre punti strategici gli ingressi con massi circolari di pietra. Porte pesantissime di pietre rotolanti che scorrevano in guide scavate nella roccia, che ora sono davanti a me. In caso di invasione e necessità venivano fatte rotolare semplicemente con una piccola leva. Sia nella pietra rotante che nel soffitto vi erano dei fori che permettevano di infilzare gli invasori che si trovavano dall'altra parte e che non sarebbe riusciti mai ad entrare. Immagino che magari si trovavano al buio e si perdevano per le gallerie, nemmeno immaginavano quante insidie si trovavano lì nascoste. I cunicoli sono stati scavati bassi e stretti per poter attaccare il nemico e difendersi meglio. In una galleria stretta passa solo una persona alla volta e si evitano assalti di tante persone insieme, così era più facile respingere il nemico o coglierlo nel buio di sorpresa.
Continuiamo a scendere nei vari livelli sotterranei attraverso strette scale per arrivare alle stanze più sotterranee, che avevano diverse funzioni. Sale da pranzo comunitarie, cantine e dispense in cui venivano conservati gli alimenti. Stanze ora nere per la fuliggine erano utilizzate come cucine, altre contengono presse per il vino e olio. C'è persino una chiesa e una grande stanza con il soffitto a volta che veniva utilizzata come scuola. Vi erano stalle per gli animali e pozzi per attingere acqua dal fiume sotterraneo. Era una città autosufficiente, vera e propria. Per me è un'esperienza da non perdere e usando l'immaginazione mi sembra di poter capire come fosse nel via vai di quella vita sotto terra, geniale!
Lasciata questa città, mi perdo tra le bancarelle improvvisate in terra e compro un pizzo da una donna ambulante e ritorniamo in zona di Goreme. Ci fermiamo al villaggio di Uchisar.
Magico, immerso nei tufi e dominato da un picco di tufo vulcano con mille cavità. La rocca di Uçhisar è il punto più alto della Cappadocia e arrivati in cima a piedi il panorama è mozzafiato su tutta la valle di Goreme. Come vista è sicuramente un luogo imperdibile e suggestivo. Il castello di uchisar è chiamato Kale Konak e questa fortezza trogloditica scavata nella roccia ha ospitato i primi cristiani. L'ingresso costa 1 lira turca e gli orari vanno dalle 8.00 del mattino al tramonto, davvero vale la visita. E qui proprio il tramonto è bellissimo con il panorama che si incendia in rossi che colorano le rocce di tufo che sembrano quasi delle spugne morbide e calde.
A Uchisar eravamo a piedi e mentre cercavamo un bus per Goreme decidiamo di andare a piedi insieme ad una coppia italiana davvero simpatica. Goreme sembra vicina e il sole sta ancora tramontando, sicuramente la passeggiata sarà piacevole tra le chiacchiere e gli scorci magici della Cappadocia. Mentre stiamo camminando tranquillamente una coppia turca in macchina ci offre un passaggio anche se siamo già in quattro. Sempre gentili questi turchi anche se ci schiacciano in macchina incastrati come sardine. Arrivati a Goreme ci gustiamo una birretta insieme al Flintstone's Cave Bar. Molto carino nel suo genere! Purtroppo scappiamo presto perchè abbiamo prenotato lo spettacolo della notte turca per stasera! Ismael, il ragazzo dell'hotel ci porta con il pullmino in un locale tipico scavato nella roccia dove si terrà lo spettacolo. Siamo io, Ale, una ragazza giapponese e lui. La cena viene servita ai tavoli dai camerieri. Da bere si ordina quello che si vuole, sia alcolico come vino, birra, raki sia analcolico, tutto a volontà. Prezzo 25 euro a testa ( 50 tl). Prima si inizila cena e le danze c'è la danza dei dervisci rotanti. Sarà anche turistica ma la trovo affascinante. Più che una danza è un rito religioso con regole ben precise, che ora viene mostrato anche a scopo turistico. I ballerini sono uomini e c'è sempre un maestro. Sono coperti inizialmente da un mantello scuro e da copricapi beige lunghi. Iniziando a girare si tolgono il mantello e restano con una blusa bianca, dei pantaloni con sopra una gonna lunga e molto ampia. Il derviscio tiene la testa inclinata verso destra e gli occhi fissi sul palmo della mano sinistra e girando perfettamente sembra quasi ruotino intorno ad un asse. Nel gioco di luci e ombre e a ritmo di musica le grandi gonne bianche girano e girano.
Inizia la cena con le prime portate e la musica dal vivo con le danze folcloristiche eseguite da diversi ballerini. Finisce con la danza del ventre che coinvolge anche qualche uomo del pubblico, che disastro! Ma alla fine è stata una serata divertente. Rientrati a Goreme quattro passi per il paesino illuminato sono sempre graditi. Un cay sui cuscini di un bar e poi a nanna.

20 agosto 2010
La sveglia anche oggi suona presto e siamo subito in terrazza a fare colazione. Il sole non è ancora molto alto e il paesino di Goreme visto dall'alto è sempre un incanto.
Partiamo verso la valle di Soganli, che in lingua turca significa Valle delle Cipolle. Si trova a circa 50 km a sud di Urgup, nella provincia di Kayseri.
Prima di arrivare ci fermiamo al monastero Keslik, che troviamo sulla strada. L'ingresso costa 4 tl a testa, che diamo alla signora seduta sotto la pianta che sta facendo nel frattempo altri lavoretti. E' un monastero scavato nella roccia nel XIII sec, il suo nome significa monastero degli Arcangeli in turco Keslik Manasteri. Gli affreschi che una volta abbellivano le pareti sono stati anneriti dal fumo e era non sono quasi visibili. Questo antico monastero fu abitato da monaci che vennero per diffondere il cristianesimo nella regione ma fu poi abbandonato. Passeggiamo un po' dentro le stanzine e nel cortile curiosando tra passaggi chiusi da enormi pietre rotonde come a Derinkuyu. Finita la visita riprendiamo la strada e raggiungiamo la valle di Soganli. Paghiamo l'ingresso con 3 tl a persona. Ci viene data una cartina del sito e partiamo per la nostra esplorazione a piedi.
Vicino all'ingresso c'è un paesino che sembra rimasto lo stesso nonostante il passare degli anni. Scene di vita quotidiana, di una vita semplice, con galline e bambini per le strade. Come sembra lontano da Goreme.
Qui canyon e valli profonde son state create dalle fratture e dai collassi durante i terremoti, che insieme all'erosione han creato queste belle forme. La valle era già abitata nel periodo romano, infatti i coni di roccia trovati sui lati della valle sono stati usati come tombe dai romani e solo successivamente come chiese dai bizantini. Gli affreschi nelle chiese risalgono ai secoli 9 e 13.
Anche le rocce della valle in cui ora camminiamo sono state intagliate dai cristiani per creare chiese nascoste. Sulle pareti rocciose della valle spiccano le tante piccionaie segnate con anelli bianchi. Alcune di queste chiese erano state abbandonate presto e trasformate in piccionaie.
Entrando sulla destra troviamo chiese nelle rocce alle quali si accede salendo degli sclalini sempre scavati nella roccia. Ci perdiamo in esplorazioni di stanze e finestre delle chiese ricavate scavando nella roccia. Archi, colonne e nicchie anche affrescate. Regna un silenzio assoluto e non incontriamo anima viva per il sito. Lontana dall'affollamento della bella zona di Goreme, è proprio piacevole da girare. Da la sensazione di scoprire ancora qualcosa, qui soli nel silenzio e nel sole.
Una delle chiese che mi colpisce di più è la chiesa con le teste nere, Karabas Kilise. E' chiamata così perchè le facce dei santi e le pitture sulle pareti si sono ossidate nel tempo diventando nere. Anche le pareti contengono molto nero, peccato che siano state graffiate e incise molte scritte che han rovinato queste figure antiche.
Attraversando un ruscello e proseguendo il cammino andiamo alla ricerca delle altre chiese da esplorare. Anche qui è deserto e non vediamo nessuno, a parte dei bambini che giocano in una di queste chiese. Kubbeli Kilise è la chiesa con una cupola, una chiesa intagliata nella roccia su due piani e che è appartenuta a due chiese differenti, una su ogni piano. L'interno è banconato e diviso in tre navate da due file di pilastri.
Uscendo dal sito è piacevole fermarsi a bere qualcosa nel baretto vicino all'entrata. Il posto è di una tranquillità, immerso nel verde e negli alberi, accanto al ruscello. Un oasi di pace!
Ritornando in direzione Goreme ci fermiamo al paesino Urgup. Viette tra i tufi, case e bar, un po' più turistica di Goreme, ma carina. Dato che ci è venuta fame ci fermiamo a mangiare focaccia e ayran. Qui quasi neanche più ricordo che siamo ancora in periodo di Ramazan, visto che il cibo e le bevande sono sempre servite senza problemi ed è tutto aperto, per la fortuna delle nostre panze!
Tornando a Goreme raggiungiamo la rose valley per ammirare il tramonto. Dato che adoro questo momento non me lo voglio perdere. Troviamo un posticino molto carino, panoramico e scavato nel tufo. Incontriamo anche la coppia italiana conosciuta ieri e ci guardiamo insieme il tramonto. I profili delle valli lontane si fondo e il cielo inizia a colorarsi mentre il sole ora è una palla rosso fuoco che si avvicina all'orizzonte. Bellissimi i colori delle rocce baciate dai raggi solari rossastri. E' bello anche il silenzio che ci circonda mentre ci giodiamo lo spettacolo in solitudine.
Andiamo tutti insieme a cena tornando a Goreme. Questa volta provo il gozleme ripieno di carne, davvero buono. I ravioli tuchi con jogurt e pomodoro sempre ottimi e un piatto di verdure con manzo cotto in una scodella di terracotta. Ovviamente tutto innaffiato dal solito ayran a cui ormai sono affezionata.

21 agosto 2010
Anche oggi la Turchia ci regala una bellissima giornata limpida di sole. Colazione presto in terrazza con cay, pane e marmellata per iniziare un'altra giornata di esplorazione. Sembra strano ma pur alloggiando nella Valle di Goreme non abbiamo ancora visto la maggior parte delle attrattive vicine.
Iniziamo con l'open air museum di Goreme, il museo all'aria aperta. Ci andiamo a piedi visto che è appena fuori dal paese. La strada di asfalto passa tra i tufi e porta in breve all'ingresso del sito. Il prezzo a persona per entrare è di 15 tl (sette euro circa). Più che un museo è un parco di chiese bizantine scavate nella roccia. Il panorama e l'ambiente circostante è unico e suggestivo con varie formazioni di roccia e valli in lontananza. Sicuramente il pezzo forte sono le chiese davvero belle, uniche e ben conservate. Tornassi indietro nel tempo visiterei per primo questo sito che è molto bello, ma dopo aver assaporato la solitudine di altre valli trovarsi insieme a tantissimi turisti è un pò fastidioso.
Camminiamo per il sito tra tunnel, chiese e abitazioni nascoste nella roccia dove i Cristiani si rifugiarono a causa della minaccia araba e la chiamarono "Göremi" che significa "Non potere vedere". Nome che col tempo si trasformò prima in Korama e poi in Göreme. Dove ci troviamo ora vi si stabilì San Paolo che trovò l'area molto idonea all'educazione dei missionari. Göreme divenne uno dei maggiori centri del Cristianesimo nel periodo dal VI secolo fino alla fine del IX secolo, cioè nel periodo bizantino e selgiuchide. La maggior parte delle chiese è costruita con pianta a forma di croce, con una cupola centrale sorretta da quattro colonne. Nelle navate laterali di molte chiese ci sono delle tombe rupestri, in alcune si trovano ancora scheletri e teschi che vediamo dai coperchi di vetro.
Nella maggior parte delle chiese del sito noto che è vietato far foto, anche se molti riescono a eludere i controlli. Sono davvero bellissime e ben conservate.
ELMALI Kilise è la chiesa della mela si trova subito dopo il Monastero Femminile. Il nome deriva dal fatto che in uno degli affreschi si trova un arcangelo dipinto con un globo in mano che somiglia ad una mela. Gli affreschi sono relativamente ben conservati e raffigurano Gesù Pantocratore sulla cupola, il battesimo di Gesù, l'entrata in Gerusalemme, l'ultima cena, la Crocifissione, il tradimento di Giuda, ed altre scene della vita di Cristo e dell'Antico Testamento sui muri e sulle volte.
YILANLI Kilise è la chiesa del serpente, chiamata così per via di un affresco che raffigura San Giorgio e San Teodoro che uccidono il drago, rappresentato da un serpente. E' una chiesa senza colonne e senza cupola. Ha un soffitto a volta e degli affreschi sui muri laterali. Quelli di sinistra rappresentano l'imperatore Constantino e S. Elena sua madre, che tengono in mano la croce bizantina. A destra si trovano le figure di San Basilio, San Tommaso e Sant'Onofrio, che secondo le leggende era in origine una donna bellissima e veniva insidiata continuamente dagli uomini. Così pregò Dio di proteggerla da essi e Lui, accogliendo la sua preghiera, le fece crescere la barba. Per questo è rappresentata come metà uomo e metà donna. Dentro la chiesa si trova anche una tomba.
La Chiesa di Carikli è un'altra delle chiese belle di questo sito. Si entra salendo su una scala di ferro perchè i gradini di pietra sono stati danneggiati troppo dall'erosione. E' una chiesa sempre scavata nella roccia con tre absidi e quattro cupole. Gli affreschi che la decorano rappresentano scene di Cristo in croce, la deposizione dalla croce, la resurrezione di Lazzaro, le donne davanti al sepolcro vuoto, l'ospitalità di Abramo, l'infanzia di Cristo con la Vergine Maria, la trasfigurazione, l'entrata di Cristo a Gerusalemme.
La Chiesa oscura Karanlik Kilise è un'altra chiesa del sito. Si entra da una stretta scala. Il fatto che la stanza in cui si accede è un ambiente buio illuminato solo da finestrella, ha preservato gli affreschi che hanno ancora colori vivi e conservano la loro originaria bellezza. Devo dire che queste chiese sono davvero belle e uniche. Trovo sorprendente che si siano conservate così bene, per me sono imperdibili.
Entriamo anche nella Chiesa di Santa Barbara, una chiesa rupestre che risale al secolo XI ed è chiamata così perchè conserva gli affreschi di Santa Barbara, San Michele e San Teodoro, oltre a dei decori dai motivi geometrici. Gli affreschi e disegni rossi di questa chiesa sono incisi direttamente sulla roccia con della pittura in terra di Siena. Davvero belli sul tufo chiaro, nella loro semplicità.
E' stata ricavata scavando e intagliando la roccia. Si trova a destra dell' ingresso del museo a sud della chiesa incisa nel blocco detto "Elmali" (della mela). Sulla cupola nord c'è un affresco del Cristo.
La Chiesa della fibbia Tokali Kilise fa sempre parte del museo di Goreme e del biglietto pagato all'ingresso anche se si trova fuori dal sito. E' vicino al parcheggio, praticamente prima dell'entrata. E' certo la più bella ed affascinante. Mi ha lasciata a bocca aperta. Anche qui è severamente vietato fare foto anche senza flash. E' molto grande e di una bellezza unica. Sulla volta e sulle pareti si trovano dei bellissimi affreschi risalenti al 963 raffiguranti la vita di Gesù. Dalla sala più grande si accede ad alcune cappelle scavate a diversi livelli. Da una scaletta che scende si entra nella cappella di sant'Eustachio. E' un'opera incredibile e ancora mi chiedo come abbiano potuto scavare così bene e rendere così belle queste chiese.
Lasciato questo sito spettacolare andiamo a passeggiare un pò nella valle rossa, la Red Valley. Sentieri di ogni tipo e durata si perdono tra le formazioni di tufo che si estendo a perdita d'occhio. Anche qui resti di chiese e abitazioni, anche se molto danneggiati, non mancano. Dopo un po' decidiamo di ritornare a Uchisar per fare a piedi la valle dei Piccioni, Peoggeon Valley. Uchisar è sempre un paesino delizioso con una vista panoramica incantevole. Facciamo quattro passi per il paese e mi perdo in un negozietto di cose antiche, le adoro. Strano, ma restisto all'acquisto.
Facciamo visita al museo e fabbrica di onice. L'onice nero è una delle pietre caratteristiche della zona. E' molto apprezzato per sua durezza, i suoi colori e la sua trasparenza. Qui anche il turchese è largamente lavorato è quello che preferisco, lo trovo bellissimo. Ce ne sono diversi tipi, i più affascinanti sono quelli antichi azzurri chiari con venature di oro zecchino. Ci fanno vedere prima, nella parte della fabbrica, come si lavora la pietra onice. Rispondendo alla domanda "cosa significa Cappadocia" vinco anche l'oggetto della dimostrazione. : ) Ovviamanente la risposta è terra di bellissimi cavalli! Io adoro tutti i lavori manuali e di artigianato e non posso che guardare affascinata come si da forma, levigatura e lucidatura a questa pietra. Altri addetti stanno creando gioielli lavorando oro e pietre, bellissimo.
Troviamo il cartello che indica l'inizio della Valle dei Piccioni, che collega uchisar a Goreme. Dovrebbe essere percorribile in un paio d'ore. Io e Ale soli iniziamo al camminata. La valle è quasi tutta in discesa e deserta. Le formazioni di tufo sono ancora differenti da quelle delle altre valli. Le forme sembrano più mordibe e più soffici, più tonde. I nidi dei piccioni sono scavati nelle rocce tutt'intorno. Molto particolare anche questa valle punteggiata da piccole finestrelle.
Secondo una leggenda locale un umano si innamorò di una fata di questa valle, ma essendo un amore proibito furono condannati a morte. La regina delle fate li perdonò ma trasformò tutte le fate in colombe, per far si che non si ripetesse la storia. In questi panorami è facile sognare mentre camminiamo tra questi tufi.
Notiamo un contadino con due cani che ci guarda e gironzola in giro. Tra foto e esplorazioni nella cavità dei tufi proseguiamo la nostra strada. Ad un certo punto ci troviamo davanti ad un canyon dove si sono radunati un pò di ragazzi. Anche loro erano in giro per la valle e ci siamo persi tutti nello stesso punto perchè abbiamo seguito i cartelli. Ci sono spagnoli, francesi, americani e gli immancabili italiani. Tra di loro riconosco un ragazzo di Parma col quale avevamo scambiato due parole al tumulo di karakus sulla strada per il mitico monte Nemrut. E' un ragazzo simpaticissimo in vacanza da solo. E' arrivato fino in Georgia!
Come per magia, o per astuzia, rispunta il contadino con i due cani che si offre di salvarci e di accompagnarci sulla retta via. Io dico che un pò stranamente percorriamo un sentiero difficile tra rocce, tunnel strettissimi dove quasi rimango incastrata e dobbiamo persino saltare da una bella roccia alta. Sicuramente divertente. Ma una domanda mi viene spontanea: ma perchè i cani arrivano sempre da altri sentieri? Non c'era una strada più semplice? Alcune ragazze sono terrorizzate e ci mettiamo un'ora tirarle giù. Va bè alla fine ci divertiamo e ritroviamo la strada per Goreme.

22 agosto 2010
Oggi continuiamo l'esplorazione dei dintorni. Dopo una bella colazione siamo in pista. Non abbiamo la macchina così prendiamo il bus e andiamo al museo all'aria aperta di Zelve.
Zelve è un antico villaggio rupeste che si sviluppa nei fianchi di tre valli adiacenti. Un capolavoro di tunnel, stanze, passaggi, chiese e abitazioni scavate nella roccia ancora diverso dal resto che ho visto in cappadocia. La città ormai è abbandonata e oggi è il museo all'aria aperta. Si trova sulla strada che va da Göreme ad Avanos. Arriviamo con il bus all'ingresso. Fuori ci sono solo un paio di bar e negozietti. Iniziamo subito a girovagare per il sito. Ai lati le pareti di roccia di tufo rosa sono punteggiate da finestrelle. Zelve nel passato divenne un importantissimo centro per la religione. Tra le rocce che esploriamo si trovano chiese e monasteri risalenti al periodo preiconoclastico le cui caverne furono poi utilizzate come rifugi dai cristiani. Qui a Zelve, come in molte altre zone dalla Turchia, diversi indizi testimoniano la coesistenza tra i Cristiani e i Mussulmani in passato. Fu un centro religioso molto importante e qui si svolse il primo seminario per preti e monaci della Cappadocia. I cristiani rimasero a Zelve fino al 1920, da allora vi si stabilirono i turchi che l'abbandonarono nel 1950 definitivamente, dato che l'erosione stava diventando troppo pericoloso. Così due kilometri a nord della antica Zelve venne fondato dal governo un nuovo villaggio, la nuova Zelve "Yeni Zelve ", per accogliere la popolazione.
Ci troviamo fra tre valli create dall’erosione e circondate da rocce a pareti altissime nelle quali sono state scavate chiese, grotte, tunnel, case e gallerie. Le chiese di questa zona sono una quinidicina e sono prive di decorazioni e affreschi e hanno soltanto croci latine.
Passeggiando per il sito noto subito la presenza delle piccionaie, piccoli fori che sulle pareti rocciose. Il sito è semplice da girare a piedi, ci incamminiamo e ci arrampichiamo sulle salite per esplorare da soli stanze e gallerie che incontriamo. Le rocce rosa sono di belle forme orginali. Divertente è la galleria che percorriamo con una pila, entriamo da una parte di valle e usciamo dall'altra parte. Un edificio che sembra il minareto di un'antica moschea spicca tra la roccia per la bellezza e perche si é mantenuto in buono stato. La Chiesa delle Uva (Uzumlu Kilise) e quella del Cervo (Geyikli Kilise) che esploriamo son molto interessanti. Anche in questa valle le sorprese non mancano. Dopo esserci divertiti a girovagare liberi tra le rocce e le stanze, usciamo dal sito per mangiucchiare qualcosa. Ci prendiamo un gozleme e un ayran, come al solito. Incontriamo di nuovo il ragazzo di Parma e dopo una sosta pranzo con un altro gozleme riprendiamo il bus.
Non so come ho la brillante idea di scendere a Cavusin dal bus insieme al ragazzo di Parma per farla a piedi fino a Goreme, attraversando le valli. Dimentico che alle 19.30 abbiamo il bus che dalla Cappadocia ci porta a Marmaris, per prendere il traghetto e tornare in Grecia, visto che il volo partirà da lì.
Scendiamo al villaggio di Çavusin, fuori dal tempo tra sole e grilli. Si trova a 6 km da Goreme ma sembra di essere lontanissimi. Qui c'è molta coltivazione, soprattutto di vite. Il villaggio, forse perchè siamo nel primo pomeriggio, sembra deserto ed è avvolto in un silenzio e in una tranquillità assoluta. Percorriamo i sentieri che passano per i vigneti e campi. Il vecchio centro di Çavusin è una città tutta abbandonata ricavata e scavata nella roccia, nella quale ci si accede attraverso scale e rampe. Ri percorriamo molti dei sentieri fatti il primo giorno e ci ritroviamo nella bellissima rose valley. Vorremo invece prendere il sentiero giusto verso Goreme, ma continuiamo a perdeci e passa troppo tempo. Comincio a pensare che non salirò mai su quel bus. Facciamo una corsa per uscire dalla valle e pensiamo che cercare un passaggio sia l'unico modo che ci resta per tornare a Goreme. Troviamo un signore turco che è fermo in macchina, all'ombra sotto l'albero, finestrini abbassati e musica. Ah, in tempo di ramazan beve il raki, la grappa turca! intenerito dalle nostre facce imploranti ci da un passagggio fino in paese. Non prima di averci fatto scolare un bicchiere di raki puro a testa belli accaldati dalla corsa! Ma ci salva perchè, prese le valigie al volo, riusciamo a non perdere il pullman!
Il tragitto Goreme - Marmaris costa 60 tl a testa, circa 30 euro. Sono tredici ore di bus, partenza ore 19.30 arrivo ore 6.00 della mattina. E' un trasferimento notturno, adoro viaggiare di notte. La Cappadocia ci regala il suo ultimo tramonto quando siamo già sul bus. Ancora una volta gli scorci e le sue forme mi fanno sognare, spero di tornarci un giorno!

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