Thailandia, la guida definitiva! - Parte terza

in viaggio con Ivan Sgualdini in Thailandia

torna alla mappa
Thailandia, la guida definitiva! - Parte terza

E' la relazione della parte conclusiva del tour thailandese di Ivan e Stefania.
Questa terza parte segue agli articoli "Thailandia: la guida definitiva!" (parte prima e seconda), già pubblicati su questo sito.Da Krabi a Chiang Mai e il ritorno a Bangkok13° giorno: Tour giornata intera: Ao Talane in kayak; percorso sul fiume tra le mangrovie e la fauna locale (scimmiette, granchi, kingfisher); arrivo ad una grotta una volta abitata dai coccodrilli; pranzo in una profonda insenatura; percorso in un canyon con pareti a strapiombo di 700 metri!
14° giorno: Volo aereo per Chiang Mai, sistemazione alla Lai Thai Guesthouse.
15° giorno: Tour guidato per i templi di Chiang Mai Wat Phra Sing e Chedi Luang. Visita al tempio di Doi Suthep.
16° giorno: Tour giornata intera: 1 day trek; Trekking con elefanti, bagno sotto un'alta cascata, rafting sul fiume sopra una zattera di bambù.
17° giorno: Tour Elephanf Show: visita del Maesa Camp Elephant; divertente spettacolo degli elefanti facendo il bagno, giocando a pallone, dipingendo, lavorando; visita di una Orchid Farm e di una Butterfly Farm (orchidee e farfalle).
18° giorno: Visita del Warorot Market, tipicamente thailandese e senza turisti; shopping per Thapae Road e il Night Bazar.
19°-20° giorno: Volo di rientro Chiang Mai - Bangkok - Taipei - Abu Dhabi – Roma - Cagliari (34 ore di viaggio!).DIARIO DI VIAGGIO

29/10: Tour Ao Talane in kayak
Sveglia alle 7,30 e colazione a buffet. Per questo ultimo giorno che restiamo a Krabi io e Stefania abbiamo deciso di prenotare il tour di una giornata: Ao Talane in kayak, del costo di 750 bath a persona (18 euro), un'offerta valida solamente in bassa stagione (da dopodomani, cioè dal primo novembre con l'entrata dell'alta stagione, costa praticamente il doppio!).
Ci viene a prendere alla hall del nostro Resort il solito song-taw rosso, con qualche altro turista a bordo, alle 8,45. Abbiamo con noi uno zaino con le cose essenziali che ci hanno suggerito di portare, come la crema solare (di cui siamo già abbondantemente cosparsi nelle gambe con protezione 40, data la scottatura di ieri!), cappellino, maglietta di ricambio (per il timore di bagnarci un po' troppo mentre siamo in kayak...), e l'immancabile macchina fotografica (le nostre due più una usa e getta subacquea, per fare le foto dal kayak dove sicuramente non saremo asciutti).
Il tragitto è parecchio lungo, e abbiamo modo nel nostro furgoncino di leggere attentamente tutta la descrizione del tour, essendo esposta con un bel depliant. Scopriamo in realtà che è diverso da come ce l'aveva spiegato il ragazzo del Peace Laguna, il quale pensava che dopo la mattina in kayak si andasse ad Hong Island in battello a pranzare e si visitasse l'isola. Invece quello di Hong Island è un altro tour!
Ce ne sono tre per l'esattezza da fare col kayak, e sono organizzati tutti dalla stessa agenzia: il primo è il nostro di oggi ad Ao Talane, mirato a risalire un fiume fino a giungere all'interno della foresta di mangrovie, pranzare al sacco e poi percorrere un profondo canyon con pareti verticali di 700 metri; il secondo è quello di Hong Island, che prevede il raggiungimento e l'esplorazione dell'isola dal mare; il terzo è sempre all'interno della foresta di mangrovie, ma si percorre un fiume per andare in esplorazione delle caverne e grotte formatesi grazie alla conformazione calcarea della roccia. Ci sono delle foto per ogni tour, e francamente non saprei dire quale sia il più bello: sembrano essere tutti e tre fantastici, vorrei rimanere qua un'altra settimana per farli tutti e per le altre cose che non sono riuscito a vedere!
Arriviamo a destinazione verso le 9,30, nella sede che costituisce il punto di partenza di tutti e tre i tour. Ci sono kayak dappertutto, un piccolo market dove ci fanno lasciare gli zaini, con l'accorgimento di prendere le nostre cose e metterle in un altro sacco rosso completamente impermeabile, che ci forniscono loro e ce ne spiegano il funzionamento della chiusura ermetica. Ci forniscono anche acqua a volontà, e poi attendiamo una decina di minuti seduti nei tavolini all'ombra, dove possiamo prendere un bel the o bere qualcosa, mentre arrivano altri song-taw che portano qualche turista dalle parti più disparate.
Si forma un bel gruppetto, ognuno sceglie e prende la sua pagaia, e ci si sposta di fronte al fiume vicino ad un archetto con la scritta: “SeaKayak Krabi” dove chiamano i diversi gruppi per i diversi tour: quello di Hong Island parte per primo, e si dirige sulla destra verso la foce del fiume verso il mare aperto; poi partono quelli che hanno prenotato per mezza giornata, e infine sistemano il nostro gruppo per ultimo. Scendiamo degli alquanto impervi e altissimi gradini vuoti arrangiati con rami di alberi, e ci ritroviamo in una sorta di spiazzo con migliaia di piccole punte che escono dal terreno decisamente fangoso e paludoso, e che altro non sono che radici di mangrovie, le stesse che abbiamo visto ad Ao Railay, ma qua in proporzioni immensamente più vaste. Non si può dire che la sensazione di affondare i piedi nel fango melmoso sia piacevole, le nostre ciabatte diventano nere insieme ai nostri piedi, ma l'eccitazione è fortissima nel vedere come le guide prendono il kayak e fanno salire la gente sopra, l'avventura inizia!
A me e Ste tocca proprio per ultimi, ci portano un kayak azzurro, ce lo sistemano in acqua, appoggiamo le ciabatte sopra (constatando che anche il fiume è tutta una melma di fango!), sistemiamo il sacco impermeabile e le bottiglie d'acqua, e saliamo sopra; Ste siede davanti e io dietro, cercando di non iniziare a fare figuraccie capottandoci come prima cosa! Cominciamo così a gironzolare un po' in tondo per cercare un minimo di coordinamento, dal momento che Ste non è praticamente mai salita sul kayak prima d'ora, mentre io per fortuna ho un minimo di esperienza (ma proprio giusto le basi!). Raggiungiamo il nostro piccolo gruppo al centro del fiume, costituito da quattro kayak a due posti per i turisti, compreso il nostro, e tre ad un posto per le guide. Tre guide per quattro kayak non può che tranquillizzarci dal punto di vista della sicurezza!
Gli altri gruppi sono già spariti e adesso ci siamo solo noi, in questo punto dove il fiume è molto largo in prossimità della foce. Alla nostra destra c'è il mare aperto, e ancora sulla destra in lontananza si trova Hong Island, mentre noi andiamo dalla parte opposta risalendo il fiume verso l'interno, interamente circondato dalla foresta di mangrovie.
Iniziamo a vogare lentamente con le nostre pagaie mentre la corrente del fiume favorevole ci trascina e minimizza lo sforzo. Osserviamo il paesaggio superbo, con queste strane, lunghe e intricatissime radici che spuntano dalla riva fangosa, lo sfondo degli imponenti e singolari monti caratteristici solo della zona di Krabi, mentre i ragazzi della guida si avvicinano ai nostri kayak per sapere se ci troviamo a nostro agio, e spiegano la flora e la fauna del posto. Notiamo subito per esempio dei piccolissimi uccellini che svolazzano in riva tra un ramo e un altro, che sono chiamati Kingfisher (Re Pescatore), tantissimi granchi colorati che passeggiano nella sabbia, e strani vermoni striscianti simili a lumache gigantesche senza guscio. Tiro fuori la macchina fotografica usa e getta subacquea e comincio a fare qualche scatto, con non poche difficoltà tecniche per creare inquadrature decenti con questo giocattolino!
Dopo una mezz'oretta di risalita, prendiamo una deviazione del fiume che comincia a restringersi, e un ragazzo della guida, immancabilmente simpatico e cordiale, si offre per fare una foto dal suo kayak in modo da riprenderci entrambi. Da adesso in poi ne faremo diverse, e sarà un simpatico via vai di kayak che si avvicinano e si scontrano per dare la macchina fotografica alle guide che fanno le foto a noi e alle altre coppie di turisti negli altri tre kayak.
L'emozione è indescrivibile, il senso di pace e di immersione in mezzo alla natura è totale, e a tratti è incredibilmente rilassante, poiché il caldo è smorzato dal fatto che siamo costantemente bagnati e in molti tratti possiamo smettere di pagaiare lasciandoci trascinare dalla corrente. Dopo aver iniziato tutti raggruppati e vicini, una volta presa la mano ognuno segue il suo ritmo e procediamo in fila indiana distanti parecchi metri l'uno dall'altro, mentre le guide continuano a passeggiare avanti e indietro tra un kayak e l'altro; certo che loro hanno un'agilità ben diversa dalla nostra, fanno certi sprint e manovre velocissime! Intuisco da queste cose che questi ragazzi vivono così la loro vita, e il kayak è per loro molto di più di uno strumento di lavoro, esattamente come ieri le longtail per quelli che lavorano in mare. Hanno un rapporto particolare con il loro mezzo, non ci lavorano solamente ma si divertono, sembra che sia una parte di loro, proprio come la chitarra per un grande chitarrista. Non c'è stress nel loro lavoro, non sembrano per niente annoiati di passare una giornata intera sul loro kayak, e hanno un'espressione così serena mentre ci sorridono scambiando battute di vario genere, dialogando con i diversi turisti provenienti da ogni parte del mondo e cercando di imparare qualcosa da loro come di insegnargli qualcosa della Thailandia.
Uno di loro ci indica adesso una piccola scimmietta che ci osserva curiosa dall'alto di un ramo, mentre le passiamo allibiti sotto la testa cercando di scattare qualche foto! Facciamo un'inversione a 180° per ripassarci e guardarla più da vicino, è proprio buffa e sull'attenti. Il fiume adesso comincia a restringersi parecchio e a diventare poco più largo di qualche metro, con svariati minuscoli affluenti ai lati talmente stretti e bassi da non essere percorribili neanche col kayak. Ci sono diverse curve a gomito e il percorso si fa più tortuoso, mentre le alti radici coprono lo sfondo e fanno ombra, lasciando spazio solo ad un po' di cielo. A tratti non vediamo persino neanche più gli altri kayak, e pare di essere completamente soli nella foresta pluviale delle mangrovie, una sensazione meravigliosa!
Passiamo quindi sotto una enorme parete verticale di roccia calcarea, sul lato destro, che crea un paesaggio simile a quello di un canyon dove ci si sente immensamente piccoli di fronte all'imponenza della natura: non possiamo non immortalarne almeno una parte con una bella foto, e operiamo con la guida l'ennesimo scambio volante della macchina fotografica!
Verso le 12,30 arriviamo a destinazione: il fiume termina sotto una grotta calcarea, la quale, ci spiegano le guide, era abitata una volta dai coccodrilli. Riuniamo tutto il gruppo in questo piccolo spazio per fare una pausa ed uno spuntino galleggiante! Un ragazzo tira fuori dal suo sacco qualche ananas e qualche anguria, li taglia a fette e ce le distribuisce kayak per kayak. Arriva a farci compagnia dopo un po' anche una scimmietta, che prende le bucce di anguria e se le gusta per benino, anche se purtroppo non si fa avvicinare troppo: la sua tattica è "prendi e fuggi", così si agguanta la sua fetta e sale sul ramo della mangrovia a mangiarselo davanti ai nostri occhi stupiti! Dal momento che siamo fermi tiriamo fuori le nostre vere macchine fotografiche dal sacco impermeabile e le scattiamo qualche foto, avvicinandoci il più possibile con il kayak fino a toccare la riva del tutto fangosa e quasi ad arenarci: non farebbe mai a scendere a terra, non solo per il fango paludoso ma anche perché le radici intricate non lasciano un briciolo di spazio per muoversi! Provo a lanciare alla scimmietta parecchie noccioline che ho portato appresso proprio per questa evenienza (oltre che per mangiarmele io con Ste visto che sono energetiche...), ma non la smuovono minimamente e il suo palato non vuol proprio sentire altro che non sia la succosa e gustosa anguria! Fa veramente tenerezza guardarla mentre se la mangia, mimetizzata tra l'ombra delle possenti radici delle mangrovie, che ci osserva curiosa e diffidente allo stesso tempo.
Finita la pausa torniamo indietro riprendendo il tragitto a ritroso, stavolta più faticoso perché siamo controcorrente e per il caldo impetuoso delle 13. Il gruppo si ritrova presto del tutto separato e ognuno va seguendo il suo ritmo, tanto ormai la strada non si può sbagliare. Io e Ste ci piazziamo saldi al secondo posto, dietro ad una coppia di signori che conducono come se stessero facendo una gara olimpica! Impieghiamo una mezz'ora per rispuntare là dove il fiume è più largo, anche se noto con stupore che anche nei punti più ampi non è mai profondo, a tratti si vedono delle secche molto basse anche al centro e si passa col kayak a pelo del fondo anche parecchi metri distanti dalla riva. Se qualcuno si rovesciasse col suo kayak, credo non riuscirebbe neanche a far finta di annegare e si alzerebbe in piedi toccando tranquillamente i piedi sul fondo! Giungiamo dunque al punto di partenza, costeggiando la riva opposta del fiume e tenendoci sulla sinistra della grande bocca del fiume che sfocia a mare, dove a questo punto non si riesce più a distinguere la fine del primo e l'inizio del secondo.
La falesia inizia ad alzarsi e le radici di mangrovie lasciano spazio ora a pareti calcaree che terminano concave e scavate sulla riva, lasciando spazio sufficiente per infilarsi col kayak e prendere ombra. Seguiamo quindi per un pezzo questo tratto di mare continuando a cercare di sfruttare qualche scorcio di ombra per salvarci dal potente sole, che per fortuna rimbalza sulla nostra pelle ancora zuppa di crema protettiva.
Arriviamo alle 13,30 ad una insenatura che pare una piccola spiaggetta di appena qualche metro incastonata tra due alte pareti verticali (ma in realtà è uno spiazzo fangoso come gli altri!), di fronte a due suggestivi isolotti squadrati che creano uno strettissimo passaggio via mare. Sbarchiamo sulla piccola spiaggetta, da cui parte una scalinata ed un ponticello che collegano ad un capanno in legno, in una vera e propria enorme e buia spaccatura della roccia. Finalmente possiamo toccare terra e sgranchire le gambe! Qua faremo il nostro pranzo, all'ombra e al fresco delle alte pareti verticali di questo mini canyon, che termina sulla destra con un possente masso ed un'altra spaccatura. Sarebbe interessante scavalcare quel masso, chissà quali abissi della jungla si celano là dietro!
Una volta approdati e scesi tutti, le guide preparano il banchetto che si sono portati dietro per tutti il tragitto in appositi borsoni, a base di piatti tipicamente thailandesi. Si mangia in maniera alquanto spartana e arrangiata in una lunga tavolata di legno, come una giornata avventurosa quale questa richiede d'obbligo del resto.
Mi cade l'occhio su un curioso animaletto delle dimensioni di un'unghia, assolutamente identico ad una foglia che si muove lentamente, perfettamente mimetizzato, e sull'orda di agguerrite formiche rosse che arrivano alla carica del nostro cibo e pizzicano assai! Subito dopo pranzo abbiamo un po' di tempo per rilassarci prima di riprendere il kayak, e mentre io e Ste scattiamo qualche foto, la guida ci chiama eccitata per farci vedere un bellissimo esemplare di varano (un bel lucertolone di almeno un metro e mezzo!), che si avvicina coraggiosamente al tavolo del nostro pranzo, ad agguantare qualche resto. E' sicuramente venuto fuori dal grande masso di cui parlavo prima, unica uscita di questa insenatura verso l'interno della foresta. E' una grossa emozione vedere questo rettile muoversi lentamente e astutamente, tirando fuori la lingua ogni tanto con il classico "tzzzzzzzz" verso la preda. Gli diamo qualcosa da mangiare e lo intratteniamo mentre gli facciamo delle belle foto, anche se la luce è parecchio scarsa in questo canyon.
Giunge così l'ora di riprendere il tragitto verso un vero grandioso canyon con pareti di 700 metri nel bel mezzo della foresta! Saliamo incredibilmente eccitati sul kayak, e ci dirigiamo proprio sullo stretto passaggio marino creato dai due isolotti di fronte alla nostra spiaggetta, che percorriamo per intero sbucando dalla parte opposta. Da qui proseguiamo costeggiando sulla sinistra fino ad entrare in un'altra insenatura, circondata da altissime pareti verticali: ecco il nostro canyon! Stavolta il gruppo è più compatto e percorriamo a volte in fila indiana e a volte affiancati questo lungo e tortuoso canale che regala paesaggi mozzafiato e assolutamente impressionanti!
La prima grandissima emozione arriva svoltando una stretta curva a 90 gradi, dove ci ritroviamo in una sorta di laghetto che appare improvvisamente ai nostri occhi, con stranissime canne o radici da un lato (non saprei davvero come chiamarle!) che spuntano dal basso e fangoso fondale, enormi pareti ricoperte di intricata e fitta vegetazione ovunque, dove una in particolare funge da immenso portone d'ingresso in cui passiamo attraverso.
Rimango estasiato da questo paesaggio indescrivibile e mi rendo subito conto che nulla potrà rievocare la maestosità di questo posto nella mia mente, tranne le immagini che cercherò di imprimere il più possibile nei miei ricordi. Qualunque macchina fotografica o cinepresa sono inutili, nessun obiettivo grandangolare potrebbe dare un'idea minima della grandezza e qualunque tele si limiterebbe solo ad alcuni particolari nell'infinito di questi merletti, guglie, prepotente vegetazione che tenta di conquistare nei posti più impensati le pareti verticali e calcaree del canyon. Continuo a guardarmi a bocca aperta in tutte le direzioni, estasiato dalla bellezza di ogni piccolo angolo di questo posto, e provo ugualmente a tentare qualche scatto nei momenti in cui qualche raggio di sole passa tra le pareti, cercando di dare perlomeno una dimensione prendendo come punto di riferimento qualche kayak.
Percorriamo un quarto d'ora buono tra emozioni indescrivibili create dalla spettacolarità di angoli nascosti che si rivelano all'improvviso, di una bellezza straordinaria. Non esiste un solo segno di civilità, non c'è neanche un minimo piccolo rifiuto come una busta di plastica o una lattina che fa pensare che altri al di fuori di noi siano passati di qui prima (cosa che invece accade tutti i giorni).
Il tragitto è il massimo del relax perché non c'è corrente e bastano due pagaiate per fare parecchi metri, ma allo stesso tempo il top dell'avventura perché ci si ritrova in un paesaggio selvaggio e del tutto straordinario, intatto nei millenni senza che l'uomo ci abbia mai messo piede, se non con qualche piccola imbarcazione come la nostra. Nessun grosso mezzo infatti potrebbe traversare queste basse e strette acque, e son convinto che nessuno ha mai messo piede in quelle cime così impervie, alte e del tutto impenetrabili, che regalerebbero agli occhi della razza umana un panorama strepitoso ed unico al mondo. Non esiste una sola traccia di sentiero, non riesco a vedere nessun posto, piccola insenatura, nulla dove poter scendere anche solamente per provare a fare due passi ed esplorare la zona dalla terra ferma. L'unico mezzo di esplorazione che sembra possibile è esclusivamente il nostro kayak!
Ci troviamo a questo punto nel bel mezzo del canyon, in un tratto che pur nella sua meraviglia appare decisamente lugubre, regalando sensazioni ancora più forti. Se Hollywood sbarcasse qua (per carità no!), non ho dubbi che ne nascerebbe un terrificante film dell'orrore che farebbe sembrare "The Blair Witch Project" una favoletta per bambini. Le altissime pareti nascondono quasi del tutto la luce del sole, ed in questa immensa ombra le radici delle mangrovie assumono un aspetto ancora più intricato e mostruoso, mentre il silenzio assoluto è rotto a tempi intermittenti dal canto di uccelli che emettono un suono gracchiante che rimbomba dappertutto più volte, creando un eco colossale e lunghissimo.
L'incredibile atmosfera viene interrotta per qualche minuto dall'arrivo e dal passaggio di un altro gruppo di kayak che rientra alla base, sicuramente partito prima di noi. Ci facciamo fare qualche foto da una delle guide nei punti dove il canyon si apre e la luce del sole riesce a penetrare, e intraprendiamo un discorso per una decina di minuti con questo simpatico ragazzo, che ci chiede qualcosa sull'Italia e cosa ne pensiamo della Thailandia.
"Un altro fortunato che vive in questi straordinari posti, e per lavoro accompagna i turisti giorno per giorno in questi assurdi paesaggi mentre io me ne sto seduto sulla scrivania a svolgere le ordinarie e noiose pratiche nel mio ufficio": questo è il primo pensiero che mi passa per la mente, guardando la sua serenità, il suo spirito, il suo modo tutto personalizzato di stare su quel kayak che ormai è parte di lui. Certo anche il suo lavoro potrebbe essere considerato noioso da noi uomini della grande civiltà e tecnologia, anche lui tutti i giorni (o quasi) fa quel tragitto e conosce sicuramente a memoria quei posti, ma stranamente pare non se ne accorga affatto. Tutto sembra fuorché annoiato, depresso o avvilito, il ragazzo. Forse la differenza è che io sto chiuso in quattro mura a fare una cosa artificiale mentre lui sta all'aria aperta in mezzo alla natura più vera...?
In ogni caso, dal momento che non ho alcuna voglia di rovinarmi questi bellissimi momenti della mia vita, abbandono i discorsi esistenziali e mi lascio trasportare dall'entusiasmo assoluto di essere in questo magico luogo. Del resto, concludo, c'è chi, a differenza di me, non solo sta chiuso in ufficio tutto il giorno anche molte più ore delle mie, ma non è mai stato neanche un solo giorno in un posto come quello che io sto vivendo oggi!
Le pareti cominciano adesso ad abbassarsi e il canyon sfuma nuovamente nella fitta foresta pianeggiante delle mangrovie: dopo pochi minuti arriviamo alla fine in un vicolo cieco. Incontriamo altri kayak che fanno inversione poco prima di noi, mentre intanto comincia a cadere una leggera pioggerellina dalle nuvole comunque non troppo minacciose. Facciamo dietro front anche noi tenendoci vicino alla sponda per ripararci, e al risorgere degli alti verdeggianti rilievi che segnano l'entrata al canyon, il panorama è ampio e il paesaggio diventa strepitoso!
Siamo contro-sole e la leggerissima pioggerellina cade lentamente e dolcemente, illuminata dai raggi solari che fanno sembrare le piccole gocce d'acqua bianchi fiocchi di neve, mentre il verde scuro ombreggiato della parte bassa del canyon si trasforma in un caldo giallo del colore tipico del sole calante verso il tramonto: una visione davvero straordinaria per i miei occhi, il tutto mentre continuiamo a risalire in totale relax con il nostro kayak!
La pioggia termina dopo una ventina di minuti senza bagnarci più di tanto, e all'uscita del canyon il sole esce più prepotente che mai facendoci sudare il rientro. Seguiamo la costa fino a tornare alla foce del fiume, che attraversiamo lentamente, mentre il gruppo è del tutto separato ormai e ognuno ha seguito un'andatura più o meno veloce in base alle proprie forze rimaste. Le guide invece sono ancora piene di energie, e ci regalano uno spettacolino di inseguimento e lotta tra di loro molto divertente! Vediamo finalmente la nostra base e, nonostante la stanchezza si faccia sentire dopo una giornata intera sul kayak, sono enormemente dispiaciuto nel lasciare questo posto fantastico e fiabesco: mi rendo perfettamente conto di aver vissuto una delle giornate più belle, emozionanti e avventurose della mia vita!
Sono le 15,45 e una volta raggiunta terra, il minimo che possiamo fare è quello di concederci una lauta pausa nei tavolini e prenderci un bel the caldo, mentre ricomincia a piovere stavolta in maniera consistente: giusto in tempo! Tra l'altro dobbiamo aspettare una mezz'oretta il rientro di alcune persone che sono venute col nostro song-taw stamattina e che hanno fatto il tour di Hong Island, quindi riprendiamo con calma le nostre forze. Vediamo i loro kayak rientrare, paiono assai contenti e soddisfatti, deve essere stata una magnifica esperienza anche quel tour! Chissà, magari un giorno riuscirò a tornare in questi posti e lo farò anche io, me lo auguro di tutto cuore!
Una volta al completo, ripartiamo per il lungo tragitto verso la baia di Ao Nang che, seguendo l'orientamento della costa, (non vorrei aver preso una cantonata!) dovrebbe essere più a Sud. Tornati al Peace Laguna, ci concediamo l'ultimo rilassante bagno nella nostra splendida piscina, anche stavolta quasi completamente vuota e tutta per noi; il nostro soggiorno a Krabi finisce oggi, e siamo terribilmente dispiaciuti per questo dal momento che ci rendiamo conto che, oltre ad essere in paradiso, ci sono ancora talmente tante altre cose che potevano essere fatte!
Per la cena scegliamo di festeggiare nel ristorante thai praticamente di fronte al nostro Resort, veramente elegante e rifinito, che si chiama "Roof Restaurant". E' quasi tutto in legno, con dei bei tavolini illuminati a luce di candela e un originale fontanella con degli enormi pesci rossi sul fondo: un gran bel posto per una cenetta romantica! Il servizio è impeccabile e il conto decisamente più alto della media, ma qui siamo in un signor ristorante e paragonato ai prezzi in euro, come al solito, è a dir poco ridicolo.
Non abbiamo neanche la forza per fare l'ultima passeggiata nel litorale, tanto siamo provati dal tour in kayak, ma ormai tutte le spese sono state fatte, le cartoline comprate e spedite, i negozi visti e stravisti, e così rientriamo in stanza a preparare le valigie per partire domani mattina a Chiang Mai. Non c'è cosa più brutta di far le valigie in un posto dove senti che ancora non sei pronto a lasciare, dove vuoi ancora rimanere per vedere altre cose e viverlo più intensamente, ma purtroppo bisogna superare anche questo nella vita...
Ci avviciniamo alla reception per fare il check-out, facendoci addebitare anche le spese del laundry service, di alcuni tour che non abbiamo ancora pagato, del transfer all'aeroporto per domani di 600 bath, e andiamo a ritirare i passaporti e dei soldi che abbiamo lasciato nella safety box, un servizio di cassetta di sicurezza compreso nel prezzo della stanza.
Non mi resta che scrivere il mio bel diario di appunti, ascoltarmi qualche canzone dei Cult nella veranda della splendida stanza deluxe, col panorama notturno sulla laguna del nostro resort-paradiso, riguardare cartoline e foto scattate: che ricordi insuperabili saranno!

30/10: Krabi; Bangkok
Andiamo a fare la nostra ultima colazione a buffet verso le 8:00, per poi prendere valigie e bagagli e aspettare alla reception la macchina prenotata per il trasferimento all'aeroporto. Siamo parecchio stanchi, anche perché non abbiamo dormito molto dal momento che Ste si è sentita male stanotte, causa l'indigestione di noccioline fatta durante il tour ad Ao Talane e la cena thailandese non proprio leggera per il nostro povero stomaco duramente provato. Ci siamo un po' preoccupati ma niente di grave per fortuna, siamo ancora sani e salvi e ammettiamo che è stata colpa nostra nell'esagerare con le porcherie da sgranocchiare!
Arriva a prelevarci un signore e lasciamo così il nostro magnifico resort con grande malinconia. Percorriamo per una mezz'oretta la strada che collega Ao Nang all'aeroporto, senza traffico, ben tenuta e scorrevolissima, mentre guardo pensieroso dal finestrino Krabi con i suoi spettacolari paesaggi e i suoi paradisi sfumare lentamente alle nostre spalle. Il nostro accompagnatore prende una deviazione e si ferma ad un certo punto in una strada secondaria di fronte ad una casetta. Suona il clacson ed esce una signora, che io e Ste intuiamo essere probabilmente la madre. I due iniziano una animata conversazione in stretto thailandese gesticolando alla napoletana, sotto i nostri occhi allibiti, e dopo qualche minuto il signore riparte tranquillamente. Chissà cosa si saranno detti, a me pare che il tutto fosse qualcosa del tipo :"Ricordati di andare a comprare il pane quando torni!" o roba del genere!
In ogni modo arriviamo puntuali all'aeroporto alle 9, ringraziamo e scendiamo caricando le valigie nel classico carrello. Facciamo il check-in del nostro volo con la Thai Airways, il TG 250 per Krabi-Bangkok delle 10.05. Una volta liberi dei bagagli scendiamo nella piccola sala d'attesa, l'unica dell'intero minuscolo aeroporto che ha solo due gate d'uscita. Non c'è quasi nessuno e tutto si svolge con una calma e tranquillità impressionante. I controlli sono leggeri e mi viene davvero da pensare che il problema di attentati e del terrorismo siano le ultime cose che passino per la testa alla gente di questo posto. Il nostro volo parte con un po' di ritardo ma arriva abbastanza puntuale a Bangkok, verso le 11,25.

30/10: Volo Bangkok - Chiang Mai; sistemazione al Lai Thai Guesthouse
Effettuiamo il cambio nell'affollato aeroporto della capitale per il volo TG 110 delle 12:15 diretto a Chiang Mai, e durante l'attesa compriamo il nostro pranzo a tramezzini e soprattutto una bella camomilla per depurare il nostro stomaco. La traversata è tranquilla, gli aerei della compagnia Thai sono belli e confortevoli nonché, per noi europei, davvero economici!
Atterriamo alle 13.25 e svolgiamo le operazioni di routine per riprendere i bagagli. L'aeroporto non pare grandissimo ma è senz'altro ben organizzato e funzionale. Un'altra avventura ci aspetta, un altro viaggio nel viaggio: il Nord della Thailandia e la famosa Chiang Mai, tanto cantata come la città del trekking!
All'uscita ci aspetta una macchina del Lai Thai Guesthouse, dove abbiamo scelto di alloggiare trovando tutto da Internet, compresa la richiesta di questo trasferimento che è gratis, e prenotando via fax senza nessun anticipo. Durante la mezz'ora di tragitto verso il centro, dove risiede la nostra guesthouse, ho modo di farmi già un'idea di questa città, che non sembra affatto molto diversa da una piccola Bangkok in miniatura: traffico, bancarelle, tuk-tuk ovunque! Le case e le strutture comunque sono decisamente migliori, non si vedono catapecchie decadenti come nella capitale, e anche le strade paiono più pulite.
Arriviamo intorno alle 14 al Lai Thai, con un aspetto alquanto caratteristico ed esattamente uguale a quello che si vede nella foto di Internet. La struttura di fronte a noi è disposta come una "U" al contrario, dove ai lati ci sono le stanze disposte su due piani e al centro una grande spazio adibito sulla destra alla sala per colazione, pranzi e cene, con una serie di tavolini all'aperto, subito al centro la reception, e in fondo la piscina. In effetti è un unico spazio aperto per cui risulta un via vai misto di persone che arrivano e vanno via con bagagli, oppure si siedono per mangiare o fanno il bagno in piscina! La nostra stanza è la n° 224 al primo piano, costa 590 Bath a notte senza colazione, (più o meno 14 euro), e in più decidiamo di prendere anche la safety box per lasciare passaporti e biglietti, che costa 20 bath al giorno (50 centesimi di euro). Rimaniamo un po' stupiti dal fatto che tutte le quote vanno pagate giorno per giorno e non si mettono in conto e non si fa quindi neanche un check-out.
Veniamo accompagnati in stanza, percorrendo il corridoio a fianco alla piscina e salendo le scale, per poi procedere nel corridoio superiore all'aperto, tutto rigorosamente in legno. La struttura è esteticamente davvero carina e suggestiva, compresa la stanza con pavimento sempre in legno e addobbamenti caratteristici come un enorme ventaglio colorato. La comodità e la pulizia invece non sono proprio il massimo, sembra in effetti il bungalow di Krabi con lo stesso bagno con doccia libera sul pavimento, un vecchio condizionatore fisso senza regolazioni di temperatura, un televisore, letto matrimoniale con materassi molli, un piccolo tavolino ed una sedia. Certo siamo lontani anni luce dalla fantastica deluxe del Peace Laguna, ma stavolta siamo ben preparati e già ci aspettavamo una stanza decisamente più modesta.
Sistemiamo un po' la nostra roba nell'armadio e ci concediamo un lauto riposino pomeridiano fino alle 18. Ci accorgiamo adesso che non esce clamorosamente l'acqua dalla doccia, e così scendiamo giù alla reception per fare presente la cosa.
Usciamo quindi che è già buio per curiosare e fare una passeggiata nella principale città del Nord della Thailandia, non dimenticando però prima di dare un'occhiata a fianco alla reception ai vari tour che vengono proposti per avere un'idea di come organizzarci. Prendiamo il biglietto da visita della Guesthouse (con il nome in thailandese, così siamo sicuri di rientrare senza problemi con qualunque tuk-tuk o taxi!) dove c'è anche la mappa con la nostra posizione.
Il centro è alla nostra destra e non sembra per niente lontano, così ci incamminiamo evitando i tre tuk-tuk parcheggiati furbescamente di fronte all'ingresso che attendono turisti da accompagnare da qualche parte. Percorriamo la strada principale, molto larga e trafficata, divisa in due al centro da un grande viale verdeggiante con varie fontane, in modo un po' difficoltoso dal momento che a tratti il marciapiede è interrotto da bancarelle e passiamo sulla strada con le macchine che sfrecciano in contro-senso. Dall'altra parte della strada osserviamo la parte vecchia di Chiang Mai con qualche pezzo di antiche mura rimaste ancora in piedi, rendendoci conto che stiamo praticamente costeggiando un lato di quel caratteristico quadrato che si vede in tutte le mappe e cartine stradali.
Dopo una ventina di minuti arriviamo al cancello principale di fronte a Thapae Road, niente di più di una piazza con le mura meno distrutte delle altre (o più intatte, dipende dai punti di vista...), che danno verso la parte vecchia. Ad un lato della piazza, proprio all'inizio di Thapae Road dove svoltiamo, notiamo subito l'insegna invitante di un ristorante italiano, che visto il malessere di Stefania e la nausea del cibo thailandese che dopo due settimane comincia a farsi sentire, potrebbe essere la nostra salvezza!
Seguiamo la strada molto trafficata che ci porta, dopo un quarto d'ora circa, al famoso Night Bazar, uno dei mercatini thailandesi più grandi e conosciuti per la sua caratteristica di essere aperto la notte (per la precisione dalle 18 fino all'1 circa). Si estende sulla destra di una larga traversa di Thapae Road, e si riconosce immediatamente per la presenza praticamente continua e assidua di bancarelle che ricoprono completamente il marciapiede, una dietro l'altra in successione. Il passaggio diventa strettissimo con una fila di persone che vanno e vengono da ogni parte e sostano per contrattare i prodotti con i negozianti.
Seguiamo la strada per un pezzo, accorgendoci presto che qua si vende ogni cosa possibile immaginabile, dai souvenirs classici all'abbigliamento, all'artigianato, agli alimentari, come in una grande fiera ma senza nessuna sistemazione logica o sequenziale dei prodotti. Ci sono anche vari McDonald's e similari ai lati della strada, che taglia in due il mercato e l'afflusso di gente con il veloce traffico (forse rendere la zona pedonale non sarebbe una cattiva idea!). Dopo una breve passeggiata mirata giusto a dare un'occhiata superficiale e curiosa, si fa decisamente ora di cenare e tralasciamo la visita più accurata del Night Bazar ai giorni successivi, tornando indietro al ristorante italiano adocchiato poco prima grazie al nostro ormai sensibile fiuto per le tradizioni nostrane, diventato obbligatoriamente evoluto per garantire la sopravvivenza del nostro fisico e apparato digerente...
Il locale si chiama "Da Stefano", non è molto grande ma molto carino e accogliente. Un cameriere thailandese ci fa accomodare in un tavolo per due e mentre aspettiamo il menù scorgiamo subito la figura del manager del ristorante, un signore distinto col codino, vestito assolutamente con stile italiano e dai modi di fare impeccabilmente nostrani. Tutto questo fa molto piacere perché rappresenta già una garanzia per la nostra cena, proprio come a Krabi, e del fatto che i ristoranti italiani qui in Thailandia sono veramente italiani (non come in Inghilterra tanto per fare un esempio dove molti si spacciano per tali senza aver la più pallida idea della nostra cucina!).
Il menù è esageratamente succulento, con portate elaborate da mille e una notte e prezzi decisamente modici! Mi lancio con un bel piatto abbondante di gnocchi di patate al pesto con crema di carciofi che sono una delizia unica, mentre Ste prende un altro primo e da bere ordiniamo due coca-cola. Il conto è a mala pena di 300 bath (7 euro per aver mangiato divinamente!), e conferma la certezza assoluta del nostro bis per domani sera...
Torniamo stanchi al Lai Thai percorrendo la stessa strada, constatando che per fortuna i tuk-tuk non sono insistenti come a Bangkok e si può passeggiare in pieno relax. Prima di andare a dormire scendiamo alla reception a prenotare per domani il tour temple di mezza giornata, mirato alla visita dei templi principali di Chiang Mai compreso il Doi Suthep a pochi chilometri di distanza. Ci viene detto che l'acqua è stata riparata, ma una volta in stanza ci accorgiamo che l'acqua esce ma solo quella fredda! Per fortuna che, dato il caldo, in effetti non c'è tanto bisogno di quella calda, però il fatto non dà certo un'impressione molto positiva della guesthouse...

31/10: Tour Temple: Wat Phra Sing, Doi Suthep e Chedi Luang
Scendiamo alle 8 in punto a fare colazione nei tavolini all'aperto vicini all'ingresso della nostra guesthouse; il menù non è particolarmente vario ma c'è la possibilità di prendere in combinata la classica colazione europea al prezzo di 70 bath a persona, con croissant, burro, marmellata e succo d'arancia.
Alle 8,30 passa a prenderci un pullmino per il nostro Tour Temple, costato 450 bath a testa (quasi 11 euro). La guida si presenta subito come una giovane ragazza di nome Apple e con una simpatica e costante parlantina spiritosa, mentre il resto del gruppo è composto da una coppia di turisti belgi e una australiana.
La nostra prima meta è il Wat Phra Sing, all'interno delle mura della città antica, dove arriviamo in poco più di venti minuti di traffico. Il pullmino parcheggia e scendiamo in un ampio spiazzo, ai margini di basse mura bianche che delimitano un antico cimitero, con tombe anch'esse di un bianco accecante (sarà anche per via della bella giornata e del sole che, tanto per cambiare, fa un caldo tremendo!). Aggiriamo il tempio di fronte a noi, lasciamo le scarpe in uno spiazzo ed entriamo dentro in una stanza con i soliti splendidi ornamenti e doni per il Buddha, nonché una incredibile statua di cera pefettamente umana riproducente un importante monaco del luogo.
Dopo una breve sosta ripartiamo alla volta del Doi Suthep, un tempio che dista 16 km da Chiang Mai e si erge sopra un monte da cui si gode una splendida vista. Il tratto finale di strada è molto tortuoso e costituito da un susseguirsi di tornanti che prendono rapidamente quota, mentre gli abitati diradano fino a sparire e lasciar spazio alla vegetazione e ai boschi. Una volta in cima, il pullmino parcheggia e scendiamo di fronte ad una salita piena di turisti e negozietti vari, che finisce ai piedi di una maestosa scalinata di oltre 300 gradini, decorata con magnifici mosaici da entrambi i lati e due imponenti statue di serpente. E' una bella sudata arrivare alla fine delle scale, che portano ad una grande terrazza dove al centro sorge il tempio.
La bellezza del posto è assolutamente paragonabile a quella dei migliori templi di Bangkok, con lo stesso splendore, uguale luccicanza e vivacità dei colori, con aggiunta la suggestione di essere in un luogo che un tempo doveva essere davvero fantastico, perfetto per monaci che volevano isolarsi dal mondo alla ricerca della loro illuminazione. Passeggiamo per la terrazza in senso orario, mentre la guida ci spiega le bellezze del tempio. Ci fermiamo in uno spiazzo aperto, dove proviamo l'esperienza dell'oroscopo thailandese, usanza molto comune e praticata nei templi. Si tratta di agitare un barattolo con numerosi bastoncini all'interno, finché dal primo che cade per terra si legge il numero, che corrisponde ad un particolare foglietto con scritto l'oroscopo. Non è poi tanto facile, al primo tentativo li ho fatti cadere tutti!
Il nostro percorso continua poi nella magnificenza del tempio fino ad arrivare ad una grandiosa terrazza panoramica, con un bel colpo d'occhio sopra la città di Chiang Mai, dove ci fermiamo per qualche foto. Al termine del giro, compriamo qualche cartolina dalle bancarelle e riscendiamo le gloriose scalinate, per poi percorrere prima di tornare al pullmino un tratto di parco sottostante.
Il nostro tour prosegue verso un altro tempio, il Wat Chedi Luang, nuovamente al centro di Chiang Mai. La curiosa particolarità di questo wat sono le enormi statue di elefante poste vicino alla sommità, anche se oggi ne mancano molte e la struttura pare assai rovinata. Purtroppo non si può entrare all'interno e così ci limitiamo a fare un giro ad anello per poi tornare al nostro pullmino, che ci riaccompagna al Lai Thai verso le 12,30. Una gita davvero interessante anche se solo di mezza giornata!
Facciamo una passeggiata per cercare un market dove comprare qualche tramezzino per pranzo, impresa che non si rivela tanto facile in realtà e ci costringe ad una lunga passeggiata sotto il sole e il traffico.
Torniamo stanchi in stanza, guardiamo un po' di televisione e ci riposiamo per tutta la sera. Riusciamo verso le 19 e passeggiamo con calma, fino a raggiungere il ristorante italiano "Da Stefano" dove, essendo casualmente ora di cena, ci fermiamo a mangiare spendendo ancora una volta pochissimo e assaporando deliziosi piatti della nostra cucina.
Una volta soddisfatti i bisogni primari, siamo pronti per esplorare i meandri del Night Bazar, dove ci dirigiamo verso le 21,30. C'è parecchia gente, i marciapiedi sono sempre intasati da una colonna di persone che si fermano tra una bancarella e l'altra, ma appena superato il primo tratto arriviamo verso il centro del mercato dove diverse traverse si allargano in una sorta di piazza al coperto, che si apre infine lasciando spazio ad una grossa parete verticale costruita apposta per il gioco dell'arrampicata e un po' di climbing, davvero divertente anche per i bambini. Una sorta di sfida, dove si paga a tempo per provare l'ebbrezza di arrampicarsi e riuscire ad arrivare fino alla vetta, un percorso assai difficile ma ovviamente con tutte le protezioni, tanto di corda e materasso per le cadute. Inutile dire che parecchi bambini stanno addosso ai genitori per provare questo schianto di attrazione, mentre mi sembra quasi di essere tornato ragazzino alla fiera, in una atmosfera rilassata e gioiosa.
Dopo questa attrattiva torniamo per la via principale del mercato, dove entriamo nel reparto degli artisti. E' questa sicuramente la zona più originale e interessante del mercato, dove si trovano veri e propri talenti che dipingono o disegnano quadri bellissimi e paesaggi suggestivi, insieme ai prodotti di qualità e fattura straordinaria tipicamente artigianali e fatti a mano (ma sicuramente non tutti, bisogna come sempre stare attenti a quello che si vede e si compra!). Ci sono anche molti giochi originali come per noi la dama, tanto per dirne uno, ma di cui non conosco neanche l'esistenza. Io e Stefania siamo attratti da diversi oggetti in legno come uno splendido elefantino lavorato in teak, che candidiamo come uno dei migliori souvenir da portare indietro con noi a casa. Si trova davvero di tutto, persino quelle incredibili opere d'arte scolpite nel teak come quadri tridimensionali che avevamo visto fare a Bangkok, nel tour al Rose Garden.
Tornando indietro dall'altro lato della strada principale, vengo attratto dallo bizzarro strumento, di cui non saprei dire il nome locale, simile ad una piccola chitarra con 4 corde, il quale mi aveva tanto colpito per il suo suono così vagamente stonato nelle danze del Rose Garden, e che non posso fare a meno di comprare al prezzo di 450 bath.
Al termine della strada svoltiamo verso Thapae Road, dove ormai il mercato è terminato e la gente si dirada. Sono una ventina di minuti di piacevole camminata verso la nostra guesthouse, mentre ammiriamo la diversità totale del mondo thailandese rispetto a quello italiano e occidentale in genere, che si nota dai negozi, dalle bancarelle, dalla strade stesse.
All'ingresso della Lai Thai siamo colpiti da un rospo che saltella vistosamente e da una farfalla che svolazza via, cose impensabili da vedere a Cagliari di notte (come anche un enorme scarafaggio e un topo che attraversano una strada principale...). Paghiamo la stanza e il servizio di lavanderia e diamo un'occhiata alla lavagna a fianco alla reception dove vengono annotati in tempo reale le persone che partecipano ai diversi tour del giorno dopo: ci aggiungiamo così alla lista del "1 day trek", sicuramente uno dei tour più divertenti e praticati qui a Chiang Mai, visto che lo si trova ovunque in ogni agenzia (e ce ne sono davvero tante!), anche con nomi diversi ma con la stessa tipologia: trekking sugli elefanti, villaggio tribale, cascate e rafting su zattera di bambù!

1/11: Tour 1 day trek: Trekking con elefanti, bagno alla cascata, villaggio Karen e rafting sulle canne di bambù
Scendiamo a fare colazione alle 8, già pronti con zaino e attrezzatura (cappellino, costume da mare, asciugamano, maglia di ricambio, macchina fotografica) per il tour di oggi, il 1 day trek, dal costo di 1100 bath a persona (27 euro), che comprende varie spassose esperienze nell'arco di una sola giornata. In effetti, notando le proposte della varie agenzie, abbiamo notato che più o meno tutti i tour che si spacciano per trekking sono come il nostro di oggi, con l'opzione però dei giorni che si vogliono intraprendere. Ogni tour propone sempre e comunque il trekking con gli elefanti, la visita ad un villaggio e il rafting, sia che si scelga un giorno oppure tre.
La nostra guida, un personaggio thailandese dai lunghi capelli lisci neri e dall'aspetto simile ad un indiano americano, viene a prenderci con un tipico songtaw locale. Siamo un gruppo di otto persone costituito da me e Stefania, due ragazze inglesi, una coppia di simpatici signori australiani della Tasmania, e un'altra coppia di belgi. Il tragitto è lungo e ci porta ad una discreta altitudine, fino a che cominciamo a vedere dalla strada che costeggia un fiume una serie di elefanti e capanne. Scendiamo dal songtaw e dopo esserci ripresi dieci minuti, ci fanno salire tramite una pedana sopra gli elefanti, uno per coppia.
L'esperienza è la stessa di Krabi, ma questo elefante stavolta è più grosso! La nostra guida sale in macchina, ci raggiungerà alla fine del percorso, mentre le nostre nuove guide diventano dei ragazzi, che salgono uno ciascuno per elefante.
Il trekking ha così inizio con un impatto davvero forte, impegnandoci nell'attraversamento del fiume dove l'acqua arriva a toccare la pancia del nostro pachiderma, che nonostante il nostro timore di non vedere il fondo e dove stia mettendo i piedi per poggiarsi, dimostra una tenuta ed un equilibrio eccezionale! Proseguiamo poi per un sentiero a tratti davvero stretto dove i nostri pesanti trasportatori dimostrano un'agilità degna di una gazzella che tenta la "prova del cuore", e dove francamente avrei avuto difficoltà a passare io stesso a piedi! I ragazzi che ci guidano scendono e passeggiano, a tratti giocano ma hanno sinceramente un modo di fare un po' arrogante e infantile nei confronti degli elefanti che ci lascia un po' perplessi.
Qualche salita brusca e ripida discesa ci fanno emozionare non poco, mentre procediamo in fila indiana e tento qualche scatto improbabile ai signori australiani e alle ragazze inglesi. Per fortuna un signore appostato nel sentiero fa una foto a tutti i gruppi, che sicuramente potremo ritirare alla fine, così anche io e Ste avremo uno storico ricordo di questa memorabile esperienza! Attraversiamo nuovamente il fiume, fidandoci ciecamente della stabilità del nostro pachiderma e seguiamo a distanza la strada principale asfaltata, dove ci ricongiungiamo dopo un'ora circa di trekking.
Ritroviamo il nostro songtaw e la nostra guida "indiana", e proseguiamo per un altro bel tratto di strada. Una volta arrivati, scendiamo e passeggiamo per un piccolo sentiero, per la verità parecchio trafficato di gente, che si insinua all'interno della foresta fino ad arrivare a delle splendide cascate. A questo punto possiamo lasciare tutto su una roccia, rimanere in costume e farci un mitico bagno sotto il rombo dell'acqua, prendendo esempio dalla nostra guida che non perde un secondo e ci si butta sotto! Non è per niente semplice come inizialmente poteva sembrare: il tratto di roccia per arrivare sotto la cascate e scivolosissimo e non c'è nessuno del gruppo che sia riuscito a rimanere in piedi senza cadere almeno una volta!
Nel tratto più vicino, dove cominciano gli schizzi freschi dell'acqua, si cammina addirittura a carponi, ma finalmente si raggiunge ormai già completamente bagnati la base della cascata, dove il forte frastuono della caduta impedisce di sentire chiunque più lontano di venti centimetri senza urlare. E' assolutamente eccitante, non avevo mai fatto il bagno sotto una cascata in vita mia! Dopo una ventina di minuti, torniamo alla nostra roba evitando di sfracellarci tra la dura scivolosa roccia, ci asciughiamo contenti di questa bella rinfrescata e proseguiamo verso il songtaw.
Sono le 13 la fame si fa decisamente sentire, ma prima del pranzo ancora un'importante tappa ci aspetta: un villaggio tribale Karen, a pochi minuti di tragitto. Il villaggio in realtà è costituito da poche capanne, e le condizioni di vita non sono certo per noi occidentali! La tribù vive insieme a gruppi di animali come maiali e galline, e lavora pelli e tessuti. Le baracche sono spesso aperte, con i panni stesi ad asciugare, parecchia sporcizia ovunque. Certo questa tribù è ben lontana da quelle originali o sperdute in mezzo alle foreste e i monti del nord: qui siamo a due passi dalla strada e chissà quanti turisti arrivano qua! I bambini fanno molta tenerezza e vengono a chiedere di compare collanine e oggetti vari fatti da loro. Io e Stefania non possiamo fare a meno di comprarne un paio, ma ci scende quasi la tristezza nel vedere questi bambini vivere così, in condizioni lontane anni luce ad esempio da quelle che si vedevano a Krabi, dove giocano allegramente per strada senza chiedere l'elemosina.
Dopo la breve passeggiata nel villaggio, torniamo al songtaw e ci dirigiamo finalmente al punto di ristoro, dove pranziamo con cibo tipicamente thailandese, riso fritto ultra speziato, di cui cominciamo francamente ad essere un po' nauseati. Ci pensano le due ragazze inglesi a spolverare due bei piattoni di quella roba, mentre io e Ste ci rifacciamo con la frutta, sempre immancabile e gustosissima.
Il tour prosegue e termina con un'altra divertentissima tappa: il rafting su zattere costruite con canne di bambù! Lasciamo tutta la roba nel songtaw, fidandoci della nostra guida indiana: zaini, macchine fotografiche, qualcuno persino scarpe, poiché il bagnarsi è del tutto scontato... io e Ste rimaniamo comunque in pantaloni con le scarpe da trekking, che sono abbastanza impermeabili. Ci fanno salire sulla parte posteriore delle zattere, due in tutto con quattro persone ciascuna, più la guida che anche stavolta è un giovane ragazzo. L'emozione non è da poco, soprattutto nel fidarsi di queste cinque canne di bambù legate chissà come una all'altra e che traballano continuamente. Bisogna salirci piano e sedersi equilibrando il peso per evitare di capottarsi, ma una volta sistemati tutti pare decisamente più stabile.
Il ragazzo conduce così il rafting con una sorta di lungo bastone, che conficca sul fondo del fiume e dà la spinta per aumentare la velocità, frenare o spostarsi lateralmente. Beh, almeno questo ci assicura che il fiume non è mai più alto di un metro e mezzo! Inizialmente la corrente è lenta e tutto è pacifico, sembra quasi una navigazione rilassante come quella in kayak ad Ao Talane, ma poi il fiume si restringe e compaiono grandi massi che fuoriescono mentre la corrente aumenta improvvisamente tra le urla di noi poveri turisti e le risate dei ragazzi che ci conducono, per il quale tutto ciò è nient'altro che un gioco! Si divertono persino a sorprenderci con uscite tipo: "Ecco là un serpente!" oppure "Un coccodrillo!", anche se le cose più adrenaliniche rimangono gli scontri che ci fanno fare tra una zattera e l'altra, superandosi a vicenda, invertendo la prua al contrario, virando bruscamente all'ultimo momento prima di farci schiantare sui massi!
Siamo nelle mani di questi ragazzi che giocano, ma ci sentiamo comunque sicuri nel pensare che questa è ormai un'attrazione molto turistica e male che vada ti puoi fare un bel bagno sul fiume e niente più (uhm, ma sarà davvero così o è solo una scusa per vincere la paura?)! Il rafting prosegue tra rapide improvvise e rallentamenti più rilassanti, finché i ragazzi accostano e ci fanno scendere in un punto, dicendo di aggirare la roccia e risalire più avanti. In questo tratto infatti, c'è un punto davvero difficile e stretto che possono attraversare solo loro con particolari manovre. Assistiamo a questa discesa su una mini cascata dove francamente non avrei scommesso un granché sulla sopravvivenza di quella povera zattera, che prende pesanti botte sui massi che ostruiscono il passaggio, ma rimane col mio stupore perfettamente integra! Risaliamo dunque e proseguiamo per un altro po', salutando un gruppo di ragazzi thailandesi che fanno il bagno, sicuramente venuti qui a fare una gita spassosa, e affrontiamo l'ultima emozionante rapida, la più eccitante e difficile di tutte!
Il rafting termina sulla sponda sinistra del fiume, dove sono ammassate una catarba di canne di altre vecchie zattere, e risaliamo per incontrare la nostra guida e il songtaw, carichi di adrenalina per questa eccitante e mitica avventura.
Mentre ci riposiamo e dissetiamo, un signore mostra le foto fatte la mattina con l'elefante, che costano 100 bath l'una, ovviamente le compriamo e ci danno persino una bella cornicetta con la scritta Chiang Mai e il negativo, un ricordo imperdibile e carino da tener stretto. Riprendiamo così il lungo tragitto per tornare indietro alla nostra guesthouse, dove arriviamo verso le 17 esausti.
Usciamo a piedi nuovamente verso le 19, decisi a raggiungere almeno il solito ristorante italiano "Da Stefano", e rifarci alla grande del pranzo un po' nauseante. Poi rientriamo al Lai Thai, guardando nel frattempo tutte le proposte di tour di ogni agenzia di passaggio. Purtroppo non posso che rimanere piuttosto deluso dal fatto di non riuscire a trovare un solo tour fra centinaia che mi permetta di fare un trekking a piedi in mezzo alla foresta, un po' più all'interno o in un parco nazionale. Per forza in tutti quanti ci deve essere almeno l'elefante, il villaggio, il rafting o qualcos'altro, ma di camminare non se ne parla proprio se non al massimo per 15 minuti! Pensavo di trovare almeno un tour nel Parco Nazionale di Doi Inthanton che fosse di questo tipo, una richiesta semplice: camminare nel parco, nella foresta! Persino nei tour di due o tre giorni camminare è un lusso non permesso, si va in jeep, sugli elefanti, sotto le cascate, si fa il rafting, tutto fuorché un classico trekking a piedi. Solamente in un paio di tour oltre i tre giorni si ragiona, con camminate di due o tre ore al giorno, ma noi non abbiamo certo tutto questo tempo ormai.
Avendo già fatto le divertenti esperienze sugli elefanti e il rafting, ci rimangono solo un paio di scelte limitate: andare in un tour di due giorni al villaggio delle donne dal lungo collo, o scegliere un tour di mezza giornata che visita un campo di elefanti e lasciare l'ultimo giorno tranquillo per gli ultimi acquisti. Scartiamo la prima opzione, sia perché abbiamo sentito molte voci sullo sfruttamento di queste donne, che una volta per tradizione portavano il collare che rende così lungo il loro collo ma che adesso sono praticamente costrette a farlo per i turisti, sia perché vedendo le condizioni del villaggio di oggi, dormire e mangiare con loro senza aver fatto almeno il vaccino per l'antimalaria ci sembra un tantino rischioso...
Torniamo così al Lai Thai, paghiamo la stanza e prenotiamo il tour di mezza giornata al Camp Elephant e alla Orchid Farm, curiosi di approfondire le nostre conoscenze su questi magnifici animali che ci hanno colpito così tanto qui in Thailandia.

2/11: Tour Elephant Show: Maesa Camp Elephant, Orchid e Butterfly Farm
Il tour chiamato "Elephant Show" inizia alle 8,30, quando vengono a prenderci con un pullmino insieme alla simpatica coppia di signori australiani che erano con noi ieri al 1 day trek. Siamo solo noi quattro! Il tour costa 900 bath a persona e dura mezza giornata, si rientra infatti all'ora di pranzo. Il tragitto è abbastanza lungo, passiamo diversi paesi e dopo mezz'ora cominciamo a salire sui monti e il paesaggio diventa molto bello, con una fitta vegetazione di possenti ed alti alberi immersi in una verde immensa foresta.
Arriviamo verso le 9,15, e il guidatore del pullmino ci conduce all'ingresso, dove fa i nostri biglietti e ci lascia. Entriamo così al Maesa Camp Elephant in un impatto davvero molto suggestivo. Passeggiamo per un tratto insieme ai signori australiani, che ci fanno una bella foto con dei bambini thailandesi vestiti in costume locale, e ci fermiamo su un ponticello che scavalca un fiume con delle piccole cascatelle sotto di noi, mentre ammiriamo il panorama davvero emozionante. Finalmente un posto dove l'uomo non ha modificato o deturpato la natura, e non ha forzato gli animali a venire con sè. Al contrario, qua è l'uomo che è andato dagli elefanti, questo è il loro campo, in mezzo alla foresta, qua vivono e vengono protetti ed aiutati a riprodursi senza esser necessario portarli altrove.
Superato il ponticello, ci separiamo dalla coppia australiana e raggiungiamo alcuni elefanti in una radura che fungono a turno da attrazione: sono ben addestrati e del tutto innocui, si dà loro da mangiare e si esibiscono in un numero assai divertente, mettendo un cappello in testa al turista con la proboscide e dandoci poi tre colpi sopra! Compro per 20 bath un grappolo di banane e provo anche io l'ebbrezza dell'esperienza, mentre Stefania riprende la scena con la mia fotocamera digitale sentendosi quasi male dalle risate... Il primo tentativo fallisce e il cappello cade, ma al secondo con grande precisione la proboscide fa centro e mi becco pure i tre colpetti in testa!
Subito dopo proseguiamo la passeggiata vicino a delle tettoie al coperto che danno sul fiume e da dove si vede anche il ponticello: sicuramente questo è il punto di osservazione per lo show. E' bello notare che tutto è perfettamente costruito integrato nella natura, dal chioschetto ai caseggiati, senza brutti colpi d'occhio per la vista e anzi, al contrario, perfettamente mimetizzato.
Arrivano finalmente gli elefanti, sono tantissimi! Ci passano davanti senza alcun pericolo o timore, se qualcuno è nella loro strada si fermano e aspettano tranquillamente senza travolgere nessuno... I turisti si raggruppano e io e Ste torniamo al ponticello che ci pare un ottimo punto di osservazione. I pachidermi entrano nel fiume a farsi un vero e proprio bagno, alquanto divertiti e spontanei, mentre alcuni ragazzi del campo li lavano e li strofinano. I cuccioletti sono troppo divertenti e teneri, si riconoscono oltre al fatto di essere più piccoli per il loro buffo ciuffo di "capelli" in testa, che non è presente invece negli esemplari adulti. Paiono spassarsela davvero molto, riescono a mettere anche tutta la testa sott'acqua nella parte alta del fiume senza problemi, mentre noi guardiamo tutto ciò esterefatti. Nella zona delle tettoie al coperto allungano la proboscide persino per prendere da mangiare dai turisti, che è sicuramente il loro passatempo preferito e la gratificazione del loro show...
Rimango favorevolmente impressionato dalla naturalezza dei loro gesti e movimenti, non sono forzati da nessuno e anzi vengono ben coccolati e accarezzati, a differenza dei ragazzi che ieri ci accompagnavano durante il trekking e usavano la forza per tenerli a bada. Adesso me ne rendo bene conto, qui è un altro modo di trattare questi splendidi animali!
Dopo il bagnetto gli elefanti escono gradualmente e vanno via, mentre la folla degli spettatori si sposta da un'altra parte: lo show continua quindi più su, e mentre seguiamo la gente che sale per una strada fangosa, inizia a piovere alla grande. Tiriamo fuori l'ombrello e ci dirigiamo in un grande spiazzo all'aperto, circondato per tre quarti da tettoie al coperto e gradoni per sedersi, come in un anfiteatro all'aperto. I posti sotto le tettoie finiscono subito e così io e Ste preferiamo stare sotto l'ombrello nelle prime file degli spalti senza tetto per vedere meglio lo show, piuttosto che stare nelle ultime al coperto.
Gli elefanti arrivano tutti insieme accompagnati dagli addestratori e si dispongono in cerchio, salutando e gesticolando tra gli applausi iniziali. Da qua in poi per tre quarti d'ora è un susseguirsi di spettacolini inscenati per divertire e permettere al turista di apprezzare le immense potenzialità di questi mammiferi estremamente intelligenti.
Si ripete la messa in scena del cappellino messo in testa con la proboscide, e alcune danze o giochi acrobatici ricordano bene l'atmosfera del circo. Una delle parti più divertenti in assoluto dello show è quella dove gli elefanti giocano a pallone, il vero e proprio calcio italiano! Con un pallone delle dimensioni adeguate ai bestioni che ci giocano, si tirano vere e proprie bordate in porta prendendo anche la rincorsa o tentando pesanti smarcamenti, mentre il portiere, pur se non molto agile per tuffarsi, impone la sua presenza massiccia per evitare i goal. E incredibilmente tirano anche bene questi elefanti!
Subito dopo invece si esibiscono in una serie di calci di rigore, un'esperienza assolutamente esilarante e mitica. L'elefante prende la rincorsa e tira cannonate in porta di fronte ad un altro che tenta ovviamente di parare, e la cosa straordinaria è che entrambi sanno quando hanno fatto bene o meno, quindi se la palla entra in goal esulta il calciatore, se la palla esce fuori o viene parata esulta il portiere!
Rimango a bocca aperta nel constatare l'agilità e la precisione di questi enormi mammiferi, e io che avevo sempre pensato che gli elefanti fossero lenti e goffi! Mi pento amaramente di non avere con me una videocamera che non avrebbe avuto prezzo per riprendere questo show, e cerco di fotografare almeno i momenti culminanti anche se non sarà mai la stessa cosa.
Continua a piovere insistentemente e gli elefanti si esibiscono stavolta nell'arte del dipingere: vengono chiamati in due, per adoperarsi in un'opera astratta, un grande cartellone dipinto con pennelli usati con la loro proboscide al posto della mano umana.
Per finire, vengono chiamati diversi esemplari adulti per sfoderare la loro forza e potenza nello spostare tronchi di legno e sistemarli uno sopra l'altro, più o meno come avevamo già visto al Rose Garden, ed è questo uno dei principali usi che l'uomo ha fatto degli elefanti prima dell'avvento delle macchine, esattamente come dei buoi per tirare i carri.
Lo show dunque termina tra gli applausi interminabili ai protagonisti usciti nuovamente in cerchio a salutare, e ci dirigiamo lentamente all'uscita sempre sotto la pioggia, salutando anche i bambini con cui avevamo fatto la foto i quali aspettano sempre nello stesso punto e chiedono pure, in modo spiritoso, i soldi per la foto! (non avevamo capito che si mettevano in mostra a pagamento i biricchini).
Rincontriamo i signori australiani, e prendiamo dunque il pullmino percorrendo la strada del ritorno, per fermarci una mezz'oretta alla Orchid & Butterfly Farm, un'enorme serra con tutte le orchidee possibili ed immaginabili esistenti al mondo. Facciamo un bel giro tra questi splendidi esemplari di fiori dai colori più accesi e svariati tipicamente tropicali: arancione, violaceo, porpora, rosso, giallo. Ci spostiamo poi in una sala dove vengono venduti souvenirs e gioielleria in tema, e finiamo il giro nella sezione Butterfly, un grande giardino col tetto coperto per non far volare via le farfalle che volano libere all'interno. Non è impresa semplice osservarle e trovarle, ne seguo una per diversi metri e finalmente riesco a fotografarla nei suoi magnifici colori mentre si posa su una pianta.
Rientriamo al Lai Thai verso le 13 e usciamo direttamente dirigendoci a Thapae Road, visto che ieri all'inizio della strada abbiamo visto un locale carino dove si fanno panini freschi con ingredienti a scelta, una rarità qui in Thailandia mi pare. Ci sediamo ad un tavolino e prendiamo un bel panino classico con pomodoro e formaggio, una coca cola e un frullato spendendo 260 bath.
Torniamo alla guesthouse in stanza e ci riposiamo tutto il pomeriggio. La stanchezza si fa un po' sentire ma soprattutto il punto è che qui non siamo più a Krabi dove anche se stai al tuo resort puoi riposarti in piscina, prender il sole o andare al mare assaporando il gusto del relax senza fare per forza niente di particolare: qua siamo a Chiang Mai e una volta che hai visto le cose principali in un paio di giorni, non ti rimane altro da fare che i tour, specialmente quando continua a piovere senza tregua!
Usciamo di sera per andare a mangiare al solito "Da Stefano", di cui ormai conosciamo il proprietario, molto puntiglioso e preciso con la clientela e che ci tiene a sapere le impressioni sui suoi piatti e la sua cucina.
Proseguiamo poi per il Night Bazar, dove compriamo una bella cornice di foto fatta con canne di bambù al prezzo di 150 bath e il desiderato elefantino in teak al prezzo di 520 bath (ce ne sono di diverse dimensioni e di tutti i prezzi), per poi rientrare in stanza a dormire.

3/11: Warorot Market; shopping per Thapae Road e Night Bazar
Scendiamo a fare colazione e dal momento che continua a piovere ormai costantemente da 24 ore, cominciamo a fare i preparativi per le valigie. Oggi è l'ultimo giorno utile che restiamo in Thailandia, domani si parte!
Verso le 11 così decidiamo comunque di uscire anche sotto la pioggerellina fine e un po' fastidiosa, per andare a vedere il Warorot Market, l'equivalente del Night Bazar però diurno. In effetti questo market aperto solo di giorno si trova a fianco al più famoso notturno, ad un certo punto della Thapae Road svoltando a sinistra si raggiunge il primo e a destra il secondo.
Inizialmente non vediamo niente che assomigli alle classiche bancarelle dei mercati thailandesi, e proseguiamo dritti per la strada principale un po' perplessi pensando che forse oggi il mercato, vista anche la pioggia, sia chiuso. Entriamo così in una traversina e troviamo finalmente la folla e le bancarelle di ogni tipo, coperte dalla pioggia in modo a volte piuttosto arrangiato ma alquanto tipico e caratteristico. Passeggiamo così tra i marciapiedi intasati di gente esclusivamente thailandese; ci accorgiamo infatti presto che nessun turista viene a vedere questo posto, poiché di giorno sicuramente tutti sono in giro a fare i tour e i trekking e vanno a vedere di notte il Night Bazar. E' invece una inaspettata e grossa emozione trovarsi proprio qui, a vedere una cosa così caratteristica, la vita reale dei thailandesi che vengono a fare la spesa e a comprare di tutto. Si potrebbe davvero esclamare: "Dimmi cosa compri e ti dirò chi sei!", dal momento che in questo mercato c'è assolutamente tutto e di più, qualunque cosa si possa immaginare e soprattutto, quello che lascia esterefatti, ciò che non si può immaginare!
Dall'abbigliamento in genere, entriamo in un padiglione al coperto dove nella zona centrale si vendono alimentari e dove posso dire di conoscere forse solo la metà dei prodotti che vedo, mentre per gli altri non saprei dare neanche una descrizione... facciamo un giro negli altri piani tra abbigliamento e zaini di ogni tipo, che evidentemente vanno molto per i trekking. Con mio stupore però non riesco a trovare, come anche al Night Bazar i giorni precedenti, un vero e proprio negozio di trekking, non solo con zaini ma con abbigliamento e attrezzature come scarponi o binocoli tanto per fare un esempio.
Continuiamo a passeggiare per il market, perdendo un po' l'orientamento dal momento che si entra e si esce in continuazione da stradine all'aperto verso vicoli interni che entrano in caseggiati, capannoni e palazzi. Molti di questi vicoli sono veramente particolari, tutti colorati di merce di ogni tipo, un'esperienza davvero interessante e originale qui a Chiang Mai che dimostra che non è affatto necessario optare sempre per i tour e seguire la massa dei turisti per conoscere il mondo thailandese. Questo è un vero mercato originale locale, non costruito per il turismo come la maggior parte di quelli a Bangkok o frequentato dagli stessi come il Night Bazar. E tutto ciò si vede anche dai prezzi infatti, che sono molto più bassi!
Finiamo all'aperto nella zona dei fiori, un susseguirsi di colori vivaci e accesi in una giornata grigia e piovosa come questa, e rimango allibito dal prezzo di un mazzo enorme di magnifiche orchidee (non saprei dire neanche quante ma almeno una cinquantina) che costa appena l'equivalente dei nostri 50 centesimi di euro! Lo stesso mazzo, curato meglio esteriormente ma con molte meno orchidee in aeroporto costava per poco venti volte tanto...
Non si vede davvero alcun turista e sembra così strano passeggiare in mezzo a tutti questi thailandesi, che non essendo abituati evidentemente non chiedono neanche o stressano per comprare da loro (cosa impensabile per esempio a Bangkok dove si è assediati!), potendo così passeggiare tranquillamente osservando le tradizioni e la vita del posto.
Passiamo in una interessante strada dove vediamo vendere la parte che meno piace a noi occidentali, quella degli insetti, scarafaggi, scorpioni: un po' di tutto, persino già pronti e fatti allo spiedo! Del resto qua è una cosa normale, come da noi comprare lumache , anguille o pesce, è solo una questione di cultura. La cosa che mi lascia più favorevolmente impressionato è la sitemazione e l'organizzazione del mercato, pulito e igienico assolutamente identico a quelli nostri, se non addirittura meglio, cosa che non avrei mai creduto vedendo quelli di Bangkok; e tutto ciò mi è confermato dal fatto che da parecchie parti è segnalata nientemeno che la conformità alle norme ISO 9002!
La nostra passeggiata termina verso le 13 e decidiamo di andare a pranzare nel locale di ieri in Thapae Road con un altro bel panino fresco, per poi rientrare in stanza e riposarci. Continuiamo a fare i preparativi e usciamo nuovamente verso le 19 per andare al Night Bazar e spendere gli ultimi soldi per le compere e i regali da portare a casa. Oggi la strada di Thapae Road e del mercato sono chiuse al traffico, non saprei dire per quale festa o evento ma di sicuro è una scelta azzeccatissima! Sembra tutto un altro mondo poter passeggiare senza il traffico incessante e rumoroso, la gente che si riversa in mezzo alla strada tra le varie bancarelle di artisti che espongono i loro prodotti artigianali, dai manufatti ai quadri, ai chioschi alimentari.
C'è anche un palco con musica al Thapae Gate, e la camminata si fa molto più rilassante e piacevole dei giorni scorsi. Ammiriamo gli splendidi disegni di un artista di cui compro una tela con un tramonto rosso fuoco al prezzo di 70 bath, un gruppo musicale alquanto bizzarro composto da tipici strumenti thailandesi a fiato e a corde, e arriviamo al Night Bazar ancora più pieno di gente del solito. Compriamo un paio di bellissime maglie a maniche corte disegnate, di una fattura ormai introvabile in Italia, vero cotone spesso e duraturo, al prezzo di 200 bath (5 euro), un tuk-tuk in legno come ricordo di questi mezzi locali così buffi al prezzo di 250 bath e una confezione del famoso balsamo di tigre, guaritore miracoloso di qualunque malessere fisico, al prezzo di 130 bath. La scelta del cosa comprare è difficilissima, poiché ci sarebbe da portare via tutto! Ci vorrebbe una valigia solo per i regali e sarebbero uno più bello dell'altro...
Il nostro viaggio in Thailandia termina praticamente qua, con l'ultima cena nel nostro ormai mitico ristorante italiano "Da Stefano", dove chiaccheriamo un po' con il gestore e gli faccio i complimenti per le pietanze, non solo ottime per essere qui in Thaiandia, ma superiori anche a molti ristoranti stessi in Italia. Mi dice che il segreto sta nel fatto che lui non importa i prodotti italiani che gli costerebbero troppo, li fa sul posto, e il suo mestiere lo fa con passione, non solo a scopo di lucro. Ecco perché ad esempio le tagliatelle fresche all'uovo sono più saporite da lui che le produce direttamente (e sa farle bene ragazzi!), piuttosto che in qualche ristorante italiano dove magari le comprano e anche se sono fresche sono prodotte da ditte che ovviamente, per produrle più convenientemente, "allungano" per così dire gli ingredienti a scapito di quelli meno costosi perdendo un po' di qualità e sapore (sto facendo ovviamente un esempio di massima...). Lo salutiamo e gli lascio il mio biglietto da visita col sito, promettendogli di fare un'ottima pubblicità del suo ristorante (e infatti, ho mantenuto la promessa Stefano!)
Tornati al Lai Thai, paghiamo la stanza come tutti i giorni, ritiriamo i passaporti e i biglietti dalla cassetta di sicurezza e prenotiamo il trasferimento all'aeroporto per domani, che costa incredibilmente solo 50 bath (poco più di 1 euro!). Adesso capisco perché all'andata è sempre incluso gratis nel prezzo! (in effetti l'aeroporto è comunque molto vicino).

4/11: Trasferimento all’aeroporto di Chiang Mai
Alzati di buon ora verso le 6,30, finiamo di chiudere le valigie e scendiamo pronti per fare colazione, mentre aspettiamo la macchina che ci porterà all'aeroporto. Se devo esprimere un parere finale su questa guesthouse, devo sinceramente ammettere che non è del tutto positivo. Il posto è tutto sommato carino e particolare, ma il servizio lascia un po' a desiderare, si paga per tutto, ed è molto casereccio. In realtà quest'ultimo punto sarebbe assolutamente favorevole se questa fosse davvero una tipica guesthouse, con poche stanze e gestita familiarmente. Il problema secondo me di questa struttura è che risulta a metà tra una guesthouse e un hotel, poiché ha un numero di stanze notevole e una gamma di servizi tipici dell'hotel, dal fax alla lavanderia, alla piscina, alla cassetta di sicurezza, etc.etc., ma che non riesce a svolgere bene proprio perché ha una gestione tipica del personale di una piccola guesthouse.

IL RIENTRO
4/11 - 5/11: Volo Chiang Mai – Bangkok – Taipei - Abu Dhabi – Roma - Cagliari
Comunque sia non siamo stati male, e adesso i nostri pensieri si rivolgono all'interminabile viaggio che ci aspetta oggi e domani per tornare a casa, lasciando questa meravigliosa terra del sorriso dove abbiamo passato una indimenticabile vacanza e pezzo di storia della nostra vita...
La macchina arriva puntuale e ci porta all'aeroporto; svolgiamo tranquillamente le procedure del check-in e dell'imbarco e prendiamo il volo della Thai Airlines TG 101 per Bangkok che parte alle 8,30. Atterriamo nella capitale alle 9,40 e cambiamo il volo con la China Airlines, che ci riporterà a casa con lo stesso identico tragitto dell'andata, facendo sosta a Taipei, Abu Dhabi e Roma. Compriamo dei tramezzini per pranzo e ci imbarchiamo alle 13, pagando prima la tassa di 500 bath a persona per lasciare la Thailandia. Il volo è il CI0694 e decolla alle 13,25, con arrivo alle 18,00 a Taipei, ora locale ovviamente.
Da qua in poi ricordo in effetti ben poco! Dopo diciannove giorni di viaggio, ho dormito per la maggior parte del tempo del volo, intontito poi negli scali dal salto di tutti i fusi orari, mentre in stato frequente di dormiveglia ho il tempo finalmente di ripensare emozionato a tutti i ricordi memorabili trascorsi in Thailandia.
Alle 21.15 ora di Taipei ripartiamo quindi per Roma col volo CI0067, attraversando la notte in aereo e arrivando alle prime ore del mattino del 5 novembre ad Abu Dhabi per lo scalo; da qui il volo prosegue ancora verso Roma, dove mettiamo finalmente piede alle 8 in punto. Altre tre ore di attesa, passate leggendo il giornale cercando di capire cosa è successo durante la nostra assenza dall'Italia, e facendo una doverosa colazione a cappuccino e pasta, e poi l'ultimo volo Alitalia AZ1573 per Cagliari, dove atterriamo alle 12:35.
Il nostro viaggio è terminato dopo 35 ore circa contate di trasvolate e attese negli aeroporti da Chiang Mai fino a casa! Ma lo rifarei, lo rifarei subito se domani mi regalassero i biglietti per tornare nella indimenticabile terra del sorriso!
La cosa più bella e invidiosa per chi ci ha visto tornare è stata l'abbronzatura presa in pieno novembre, che ci è durata quasi un mese! Dopodiché non è rimasto che sviluppare le ultime foto in tradizionale fatte da Stefania (in totale 5 rullini da 36 pose e 2 da 24!) e sistemare le migliori nello splendido album in carta di riso comprato nel tour al Rose Garden, pubblicare le mie foto digitali nel sito scegliendo le migliori tra le 800 circa fatte, e iniziare a scrivere le mie memorie in questo lungo diario, che le conserverà per sempre nel tempo rendendo indelebile ogni particolare di questo fantastico viaggio...

Dedicato alla mia amata e fantastica compagna di viaggio Stefania… altri 100 come questi!

Lascia un commento
Per inviare commenti è necessaria la registrazione
Vai alla pagina di registrazione
Seguici su Facebook