Thailandia: la guida definitiva! - Parte seconda

in viaggio con Ivan Sgualdini in Thailandia

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Thailandia: la guida definitiva! - Parte seconda

E' il proseguimento il viaggio di Ivan e Stefania alla scoperta della Thailandia.
Questa seconda parte segue all'articolo "Thailandia: la guida definitiva! - Parte prima", già pubblicato su questo sito.Si scende a sud: lo splendido mare di Krabi e dintorni7° giorno: Volo aereo per Krabi, sistemazione al Peace Laguna Resort.
8° giorno: Tour trekking elefanti, visita baia di Ao Nang.
9°-10° giorno: Relax al resort, massaggi Thai, mare e spiaggia di Ao Nang.
11° giorno: Tour giornata intera: in battello fino a Pee Pee Island; sosta alle Viking Cave; giro dell'isola di Pee Pee Ley; bagno a Maya Bay; pranzo a Pee Pee Don; rientro a Nopparad Thara.
12° giorno: Mattina alle spiaggie di Ao Railay e Phra Nang, dove risiede la Grotta della Principessa; longtail fino a Podha Island; sosta e spostamento a Chicken Island; sosta e rientro ad Ao Nang.DIARIO DI VIAGGIO

23/10/2002: Aeroporto di Bangkok - Krabi
Ci alziamo con tutta calma, finalmente dopo due giorni di gite con sveglia all'alba! Iniziamo la mattinata con una lauta e tranquilla colazione e poi andiamo alla reception a fare il check-out e ritirare i passaporti e i biglietti alla safety-box. Abbiamo un taxi per il transfer all'aeroporto, prenotato dall'hotel stesso ad un prezzo di 500 bath (il primo giorno avevamo pagato ben 1200 bath prenotandolo dal CTS, però c'è da considerare che in più avevamo il ragazzo che ci ha fatto da guida e ci ha spiegato informazioni importantissime su come muoverci).
Il nostro volo è il TG 259 delle 16,30 per Krabi, con la compagnia aerea della Thai, ma dobbiamo partire dall'hotel almeno alle 14, così ci fanno la cortesia alla reception di poter rimanere in stanza fino a quell'ora, senza doverla lasciare alle solite 12 in punto. Saliamo quindi a sistemarci le valigie: il soggiorno qui a Bangkok è finito, due giorni in città e due giorni di tour sono più che sufficienti per aprirsi le porte al mondo thailandese. Adesso non vediamo l'ora di trasferirci al Sud, nella tranquillità dei mari e dei paradisi tropicali, nella perla di Krabi, sperando che sia davvero come l'abbiamo vista nelle foto in Internet e nella rivista Travel in un fantastico articolo di febbraio 2002.
Alle 14 puntuali lasciamo l'hotel e prendiamo il taxi che ci porta, in poco più di mezz'ora, stranamente senza ingorghi e con poco traffico, all'aeroporto. Con tutta calma ci facciamo un giro, compriamo i tramezzini che saranno il nostro pranzo, passiamo al check-in e ci sediamo ad aspettare. Ho anche il tempo di fare un salto ad un Internet Point dentro la sala d'attesa per navigare una ventina di minuti. Alle 16,15 inizia l'imbarco, ci sediamo ai nostri posti e decolliamo con una decina di minuti di ritardo.
I voli della Thai Airlines sono davvero belli, ce ne avevano parlato tutti molto bene; il servizio è impeccabile e gli aeromobili sono nuovi e confortevoli. Dopo circa quaranta minuti, mentre sorvoliamo il Sud della Thailandia, ho la possibilità di ammirare estasiato il più bel panorama che abbia visto fino ad ora nella mia vita dal finestrino di un aereo! La lingua di terra lunga e stretta, che caratterizza la forma meridionale della Thailandia, è ben visibile di fronte a me, ricoperta interamente di verde, mentre il cielo e il mare sono completamente fusi in un unico colore grigiastro e trasparente, indistinguibili. Se non sapessi che sotto c'è il mare e sopra il cielo, penserei che la terra sia sospesa nel vuoto.
E' incredibile, mi chiedo, come l'oceano possa essere così piatto, senza nessuna ondulazione, senza un minimo di increspatura anche seppur piccola vista l'altitudine: niente di niente, e nessun colore blu o verde tipico del mare! L'impatto è reso ancora più straordinario dal sole in controluce, che sta calando verso il tramonto ma non si distingue pur essendo di fronte a me. Si nasconde tra strati di nubi e riflette in un immenso fascio sull'oceano grigio-trasparente, creando assurdamente un effetto di due soli. Non saprei dire a quale altezza sia, sembra che ce ne sia uno oltre la lingua di terra e uno prima, sopra il mio finestrino.
Rimango a guardare per un quarto d'ora buono questo fantascentifico paesaggio dai due soli, rimproverandomi purtroppo di non aver a portata di mano la macchina fotografica per immortalarlo, finché la lingua di terra sparisce e attraversiamo la parte Sud della Thailandia che dà verso la Malesia.
Inizia la discesa verso Krabi, tra monti e pianure verdissimi, proprio il paesaggio tipico che fino ad adesso ho avuto modo di vedere solo nei documentari di luoghi tropicali. Atterriamo all'aeroporto verso le 17,45, in una desolazione totale: c'è soltanto una piccola pista e il nostro aereo! Ci rendiamo immediatamente conto di essere in un altro mondo, lontano anni luce dalla confusione di Bangkok. L'aeroporto è nuovo ma incredibilmente piccolo, così come la passerella scorrevole che trasporta le valigie per il ritiro: del resto, questa è una località turistica nuova in via di espansione, che qualche anno fa ben pochi frequentavano. Ritirate le valigie, facciamo una preghierina sperando che la prenotazione on-line fatta al nostro hotel, il Peace Laguna Resort, sia andata a buon fine e ci sia l'autista per il transfer che abbiamo richiesto. Lo troviamo subito, con un grande cartello con scritto il mio nome sopra, e cominciamo a valutare in maniera davvero positiva la precisione e la puntualità di questi thailandesi!
Saliamo in un pullmino a 9 posti piuttosto antiquato, e mentre ci dirigiamo verso Krabi tra strade larghe e semi-deserte, sorprendentemente ben tenute e scorrevoli, io e Ste ammiriamo l'incredibile morfologia del luogo, che si oscura velocemente tra il cielo rosso infuocato del tramonto. Questi monti così strani, dalle forme più svariate, queste pareti verticali alte e suggestive, questo verde intenso che ricopre tutto: è proprio come lo immaginavamo, come l'abbiamo sognato dalle foto che abbiamo visto nelle riviste e in Internet: è magnifico, un paesaggio grandioso!
Passiamo per il centro abitato di Krabi, non molto grande ma provvisto, ci sembra, di parecchi market e negozi di ogni genere. Dopo circa mezz'ora, ormai buio, arriviamo a destinazione; il pullmino costeggia una via principale con case e ristoranti sparsi ovunque, e prende una piccola traversa sulla sinistra dove parcheggia. Un ragazzo viene a prenderci cortesemente le valigie con un carrello, attraversiamo un piccolo ponticello in legno che dà su una struttura all'aperto e che scopriamo essere la reception (tutta completamente e sempre all'aperto?!). Delle gentili signorine ci verificano la prenotazione per un bungalow "standard", che abbiamo riservato al prezzo di 800 bath a notte (19 euro) via internet: tramite carta di credito, senza pagare comunque una lira in anticipo e nessuna commissione.
Devo dire che in tutti i siti di prenotazione di alloggi in Thailandia ho trovato le stesse comuni caratteristiche: qui a Sud chiedono in genere la carta di credito solo come garanzia, ma non addebitano nulla e si paga tranquillamente tutto sul posto, mentre viene addebitata una notte solo se si disdice la prenotazione troppo in ritardo. Al Nord invece, in particolare a Chiang Mai, è consuetudine non chiedere nulla, si può prenotare semplicemente con moduli predisposti dai siti o via fax, e viene offerto anche quasi sempre il transfer dall'aeroporto all'hotel o alla guest house gratuitamente.
Il ragazzo con le valigie ci accompagna dunque al nostro bungalow, mentre osserviamo meravigliati la suggestione di questo posto, pur essendo buio. Sulla destra vi sono dei tavolini dove ci si siede per i pasti, mentre la piscina è sulla sinistra, circondata da grandi sdraio con ombrelloni, e subito oltre c'è la laguna, a ridosso di un possente alto monte che domina l'orizzonte. Non c'è nessuno in giro! Attraversiamo un altro caratteristico ponticello in legno sopra la laguna, sulla nostra destra ci sono le stanze deluxe ma noi proseguiamo in un piccolo meraviglioso sentiero, molto buio, che costeggia la laguna, dove risiedono a schiera una serie di bungalow. Uno di questi è il nostro! Entriamo a curiosare la nostra stanza, ma a dispetto dell'enorme emozione che proviamo per essere in questo fantastico posto, rimaniamo un po' delusi soprattutto dal bagno. Purtroppo la doccia è direttamente sul pavimento, l'aria ha un forte odore di chiuso e il condizionatore, acceso, manda aria gelida senza poter regolare la temperatura, per non dimenticare il letto che ha dei materassi molli e non certo comodissimi. Ci aspettavamo onestamente qualcosa di meglio, e rimaniamo così a valutare un po' la situazione per pensare se cambiare stanza o meno.
Poiché sono molto raffreddato e non mi sento per niente bene, a causa di qualche forte colpo di freddo preso a Bangkok con l'aria condizionata durante i tour, dal momento che qui passerò il mio 28esimo compleanno e nel vedere l'espressione di Ste non certo entusiasta, prendo la decisione di tornare alla reception e parlare con la ragazza, per provare una stanza "superior", che del resto costa solo 300 bath in più a notte (1100 a notte per l'esattezza). Purtroppo non c'è nessuna superior disponibile per stanotte, la prima si libera domani e dovrebbe andar bene per tutte le notti che passeremo qui (che sono 7 a partire da oggi). A questo punto torno in stanza da Ste ma, non rassegnato, dopo pochi minuti ritento nuovamente alla reception per una deluxe, almeno per stanotte. Stavolta vengo subito accontentato, sono pochi quelli che si permettono una stanza di questo livello evidentemente, per 1300 bath a notte (31 euro).
Ci spostiamo così nella nuova destinazione, il ragazzo ci accompagna con le chiavi e ci apre la porta, la n. 423 al primo piano: un altro mondo! Una differenza abissale rispetto al bungalow! La stanza è spaziosa, tutta luccicante e pulita, l'aria condizionata è regolabile in potenza e temperatura, c'è il frigo bar, la veranda con splendida vista sulla laguna, mensole e sedie per appoggiare roba, il televisore, il letto con materassi ortopedici, e il bagno è una meraviglia, con vasca e doccia insieme e uno specchio enorme. Certo non è caratteristica o tipica come un bungalow in legno, ma la comodità e la praticità non sono paragonabili, persino per me e Ste che in genere siamo davvero di poche pretese e non cerchiamo il lusso!
Dopo neanche cinque minuti decido subito che questa sarà la nostra stanza, torno alla reception e la confermo per tutte le notti. La signorina mi ripete varie volte il prezzo di 1300 bath per stanza a notte, pensando che forse non ho capito bene o che non me lo possa permettere. In effetti qui in Thailandia è una cifra alta, anche se adesso in Ottobre, considerata bassa stagione, costa la metà di quanto da novembre in poi, quando scattano le tariffe dell'alta stagione. Ma per noi italiani certo non si può dire sia molto, parlo di 31 euro a notte, che divisi per due vogliono dire neanche 16 euro a testa! Una stanza del genere, che corrisponde tranquillamente a quella di un albergo a 4 stelle nel nostro metro occidentale, costa almeno il triplo dalle nostre parti! Senza contare il paradisiaco posto dove ci troviamo...
Più che soddisfatto quindi della scelta presa, e dell'esser riuscito a districarmi da solo parlando in inglese e senza mai esser stato abituato a lagnarmi o a fare storie per nulla nella mia vita, torno da Ste e le comunico la mia decisione, che approva pienamente molto felicemente (c'era da dubitarlo?). Sistemiamo tutte le nostre cose dalle valigie, facciamo una bella doccia e usciamo per la cena.
Ci fermiamo alla reception a guardare i tour proposti dal nostro resort, e un simpatico e gentile ragazzo ci viene incontro per aiutarci. Ci dà una panoramica generale, spiegando sommariamente in cosa consistono i tour alle isole, a Pee Pee Island, il trekking con gli elefanti e le gite in kayak... uhm, ardua sarà la scelta! Qua vien voglia di fare tutto! Chiediamo velocemente anche un posto per andare a mangiare, ma questa è la parte più facile. Appena usciti dal resort, percorrendo la piccola traversa (saranno forse 100 metri), si finisce sulla strada principale, che sulla sinistra porta al mare e segue il litorale, dove ci sono tutti i ristorantini, locali, market e negozietti di ogni genere, compresi farmacie, Internet Point e ATM per il cambio.
Passeggiamo dunque emozionati per la prima volta qui ad Ao Nang, così si chiama la località dove siamo, che è la baia più frequentata e famosa della zona di Krabi, piena di resort, hotel, guest house sparsi ovunque tra le spiagge e la strada principale. E' tutto diverso da Bangkok, così tranquillo e pacifico come tipico proprio di una località balneare. Nessuno ci stressa per chiedere dove andiamo, i mercanti dei negozi e delle bancarelle ci salutano con un lungo e sorridente "haaloooo" per attirare l'attenzione, ma non sono insistenti e invadenti come nella capitale.
La strada principale è anche l'unica, insieme ad una piccola parallela nascosta nel retro dove ci sono le abitazioni. L'asfalto è molto rovinato, a tratti del tutto assente, poiché, come abbiamo modo di notare dai primi passi, la località assume l'aspetto di un vero e proprio cantiere all'aperto. Ci sono lavori in corso ovunque, dal rifacimento della strada stessa alla costruzione di nuovi resort e al completamento del litorale. Tuttavia, una volta svoltato l'angolo, si cammina piacevolmente lungo il litorale, in piena tranquillità, in un'atmosfera rilassante con una gradevole temperatura (calda e umida, ma molto migliore di quella di Bangkok).
Passeggiamo per un po' e ci fermiamo in un ristorante-pizzeria italiano interessante, con i tavoli all'aperto come la maggior parte del posto, che si chiama "Da Lavinia". Il menù è vario e ci sono diverse specialità italiane; decidiamo di provare una bella pizza, di cui sentiamo vivamente la mancanza, non aspettandoci certo di trovare il massimo di questa specialità qui in Thailandia. Dobbiamo invece clamorosamente smentirci, dal momento che dopo una breve attesa ci servono una pizza veramente ben fatta, cotta al forno a legna, stessa pasta e condimenti italiani: ottima e buonissima!
Soddisfatissimi della nostra cena, e del conto tra l'altro di soli 320 bath (neanche 8 euro per due pizze e due coca-cola!), proseguiamo la passeggiata fino in fondo alla strada, che poi svolta ad angolo nuovamente verso l'interno e lascia il mare. Ao Nang è tutta qui, 15 minuti di passeggiata in pieno relax tra negozietti e ristorantini, di cui ne abbiamo contato parecchi thailandesi, anche con seafood, e almeno tre italiani con pizzerie incluse.
Rientriamo velocemente e stanchi al Peace Laguna, con il proposito di tornare l'indomani riposati e con più calma a fare un po' di spesa, soprattutto per quanto riguarda le bevande e qualche cibaria da sgranocchiare in stanza. Il nostro primo giorno a Krabi è finito, e non vediamo l'ora sia domani per esplorare a fondo questo posto che sembra davvero fantastico.

24/10: Tour trekking elefanti; visita baia di Ao Nang
Alzati con tutta calma alle 9, ci affacciamo nella bella veranda della nostra stanza al primo piano: c'è il sole ed è una bellissima giornata! Usciamo, scendiamo le scale, attraversiamo il piccolo ponticello di legno in un tratto dove la laguna si restringe e termina, e dopo pochi passi arriviamo alla piscina, dove di fronte c'è la sala per la colazione a buffet.
E' tutto all'aperto, il panorama è meraviglioso: si vede tutta la laguna, circondata da una fila di bungalow immersi completamente nel verde; sullo sfondo un possente monte si erge, con la vegetazione fittissima di palme che tenta di conquistarlo e si ferma solo a metà altezza, dove la parete diventa perfettamente verticale; il profondo blu della piscina contrasta nettamente con tutto il verde intorno e la fioritura delle piante sul bordo. Tutto ciò è una vera gioia per i miei occhi, e rimango ad osservare questo paradiso cercando di mettere a fuoco i minimi particolari per tutta la colazione. Quest'ultima non è completa come quella di Bangkok, ma la frutta è sempre insuperabile, dall'ananas, all'anguria al succo d'arancia. Ci sono anche dei salsicciotti di pollo, un primo di noodles piccanti, uova, ma noi ci accontentiamo di un semplice toast con burro e marmellata, più vicino alle tradizioni italiane... Intorno è pieno di uccellini, che paiono una specie simile a qualche merlo indiano; arrivano dappertutto, osservano e scroccano qualche briciola di pane. I turisti degli altri tavoli sono pochi, più o meno una decina, e l'atmosfera è incredibilmente rilassante. Proprio quello che cercavamo!
Finita la colazione, andiamo nella hall e rincontriamo il gentile ragazzo della sera prima, che ci spiega in modo più approfondito i tour disponibili. Paiono tutti davvero imperdibili, la scelta è difficilissima: della durata di mezza giornata ci sono il trekking con gli elefanti e quello in kayak, e decidiamo così di prenotare il primo per il pomeriggio, e lasciare una giornata intera per quello in kayak che pare molto più completo.
Usciamo dal retro del resort, costeggiando la laguna, il sentiero con i bungalow, e prendendo un sentierino appena visibile che porta alla spiaggia dopo 100 metri appena. Il sentiero si apre in una piccola area pianeggiante ricoperta da prato verde, che arriva sulla sinistra ai piedi del monte. Mentre passeggiamo nel prato, parecchie farfalle ci svolazzano intorno, e ci sembra tutto così bello, una natura così vivace e lussureggiante! Ci accorgiamo che il sentiero giusto non è quello sulla sinistra, che finisce a ridosso del monte dove la laguna si congiunge al mare, torniamo così sulla destra, che avevamo in precedenza scartato per la presenza di un piccolo ponte in legno sgangherato (praticamente due pezzi di tavole di legno affiancate!). Si passa proprio da là, niente di pericoloso per carità, sotto c'è un canale alto poco più di due metri, però fa un po' di impressione inizialmente passare su queste tavole che flettono molto e non danno un grande senso di stabilità... di fronte ci sono dei lavori in corso per un nuovo resort, e un ragazzo ci invoglia ad attraversare tranquillamente.
Siamo proprio sul retro della spiaggia, dove una strada bianca accoglie capanne e bancarelle dei thailandesi del posto, con le massaggiatrici pronte a smontarti e una sorta di parrucchiere artigianali pronte a rendere la tua testa e i tuoi cappelli un ammasso di trecce! Sono infatti le pratiche più richieste qua dai turisti, i massaggi e le treccine, queste ultime ovviamente da parte delle donne.
Entriamo finalmente nella spiaggia, che appare davvero bella, bianca e pulitissima, spaziosa, senza alcun ombrellone o sdraio, proprio come immaginavamo. Qui a Krabi infatti, a differenza di altre spiagge come a Phuket per esempio, queste cose sono vietate. Ci avviciniamo al mare, calmissimo, con una leggera risacca sulla riva, che non è però cristallino come ce lo aspettavamo. Camminando sulla battigia già non si vede il fondo, con 10 cm d'acqua! Riflettendo comunque, è normale: l'acqua è pulitissima, ma la conformazione del terreno e della roccia, molto calcarea, insieme ai detriti e al fango portati dai fiumi, alimentano il pulviscolo sul fondo e lo rendono opaco. Comunque di certo non tutte le spiagge saranno così.... passeggiamo un po' sulla battigia, con l'acqua che ha una temperatura tiepida davvero gradevole, e arriviamo all'estremo Sud, dove un piccolo fiumiciattolo proveniente dalla laguna taglia la spiaggia perpendicolare.
Poco più avanti la sabbia finisce sulle rocce, e la falesia si alza imponente con una vegetazione fittissima. Si vede un meraviglioso e suggestivo costone di roccia per qualche centinaio di metri, dalla quale punta estrema arrivano diverse longtail che portano i turisti da questa spiaggia alla successiva, sicuramente subito dietro il costone. Sotto la falesia invece una canoa doppia naviga dolcemente in tutto relax: "quella è una cosa che non devo assolutamente perdere!" penso dentro di me. Cerchiamo l'esistenza di qualche sentiero che si arrampichi sulla cima, ma è tutto assolutamente impenetrabile per via della verticalità e della vegetazione.
Percorriamo dunque la spiaggia per arrivare dalla parte opposta, notando curiose noci di cocco belle mature (colore marron, come le conosciamo noi in Italia) sparse per la sabbia, sicuramente cadute da qualcuna delle alte palme laterali. Ci sono parecchie longtail ferme, pronte ad aspettare i turisti per portarli a spasso da qualche parte, con diversi ragazzi che già da lontano chiedono se si vuol fare un giro. La spiaggia finisce con delle gradinate che portano al litorale di Ao Nang, sulla strada principale.
Giriamo tra negozietti vari e ci fermiamo in un market a fare un po' di spesa, comprando qualcosa per il pranzo e molte bevande da riporre comodamente in frigo. E' mezzogiorno, fa un caldo micidiale e il sole picchia parecchio, così torniamo al resort a sperimentare subito la splendida piscina. Facciamo la doccia all'esterno, proprio una bella rinfrescata, e prendiamo due enormi sdraio con l'ombrellone. Stiamo praticamente tutto il tempo a mollo nella temperata acqua della piscina, e ci troviamo immersi in un paesaggio sensazionale e in un relax totale. La piscina è divisa in due: una parte a cerchio è per i bambini, con l'acqua bassa, e l'altra parte per gli adulti, con una profondità crescente fino a un massimo di due metri. Nel punto più alto, due forti getti "sputati" da due teste statuarie di cavalluccio marino fanno divertire parecchio, ed è incredibile pensare che tutto questo è solo per noi in questo momento, condiviso solo da un'altra coppia di turisti che fanno il bagno in piscina, e che stanno pensando sicuramente la stessa cosa che pensiamo noi: siamo in paradiso!
Si fanno le 13 e dobbiamo tornare frettolosamente in stanza, fare un piccolo pranzetto e prepararci per la nostra prima esperienza a Krabi: il trekking con gli elefanti, che costa 640 bath a persona (poco più di 15 euro). Alle 14 raggiungiamo la hall, dove viene a prelevarci puntuale un song-taw, tipico mezzo locale simile a un furgoncino rosso, aperto dietro ma con tettuccio, veramente suggestivo. Saliamo dal retro e ci sediamo su una delle due file laterali, emozionati da questo nuovo mezzo di trasporto. Certo non si può dire sia il massimo della comodità, si tocca quasi con la testa sul tettuccio e ci si tiene ad una sbarra in metallo, ma superato il primo pezzo di strada pieno di buche, l'asfalto diventa ben praticabile e il viaggio è più piacevole.
Percorriamo così un bel tragitto per una quarantina di minuti, avendo la possibilità di osservare appieno tutta la zona nei dintorni di Krabi: alla concentrazione di resort di Ao Nang, si passa ai piccoli villaggi sparsi per la strada principale, mentre tutto intorno la natura continua a stupire per l'originale e bizzarra morfologia. Le condizioni di vita sembrano ai mei occhi enormemente migliori di quelle della gente che abita a Bangkok e dintorni, non ci sono sporcizia e rifiuti ammassati come là.
Arriviamo finalmente al punto di partenza, dopo un breve tratto di strada bianca e fangosa. Ci fanno salire su una pedana di una capannina in legno e dopo pochi minuti arriva un grazioso e giovane elefante con un ragazzo che lo guida seduto sul suo capo. Comincia purtroppo a piovere proprio mentre saliamo sul dorso dell'animale, e ci fanno indossare due grandi ed efficienti ponci che coprono benissimo ma fanno un caldo tremendo.
Iniziamo a passeggiare con l'elefante, provando una sensazione davvero singolare nell'essere a due metri da terra con questi movimenti strani e compiacendoci della stabilità dei passi del pachiderma. Seguiamo un piccolo sentiero fangoso che si inoltra nella foresta e percorre un tragitto ad anello. Il panorama intorno è sensazionale, tutto ricoperto fittamente di verde, con una grossa catena montuosa sullo sfondo dal profilo più che bizzarro, e delle alte cime calcaree ai nostri lati, scolpite con guglie e stalattiti enormi. Smette presto di piovere, e così scattiamo le doverose foto; il ragazzo che ci guida sul capo dell'elefante si mostra gentile scendendo a farcene un paio per ricordo.
Mentre torniamo al punto di partenza, due bambini spuntano correndo in motorino nell'incredibile piccola strada fangosa e piena di pozzanghere, forse semplicemente per divertimento, e ci salutano simpaticamente. Notiamo anche due singolari volatili vicino a una capanna, e la guida ci dice che vengono usati come galli da combattimento. "Che strano" penso, crescere in un posto del genere, una cultura così diversa, una natura così meravigliosa e imponente che ti circonda. Certo non hanno problemi di spazio per giocare questi bambini, ma è certo anche che non conoscono il cinema, il computer e la civiltà come la intendiamo noi. Forse sono più felici di noi, forse no. Chi può dirlo! Di sicuro però hanno una vita più semplice e naturale, e all'apparenza sono davvero gioiosi e sorridenti, in modo spontaneo e coinvolgente.
Dopo un'ora di trekking siamo di nuovo in prossimità della capannina, dove notiamo un bellissimo cucciolo di elefante che passeggia su e giù impaziente, legato ad una lunga catena. Scendiamo e ci sediamo ad un tavolo, dove ci offrono una generosa dose di succosa papaya fresca appena sbucciata. Finita la pausa, un simpatico ragazzo ci raggiunge e ci fa da guida, spiegando un po' la vita del posto. Parla degli elefanti, di come li trovano nella foresta, di come li addestrano, di quanto sono acuti, intelligenti e furbi. Incredibilmente furbi, capaci con la loro accurata memoria di scappare durante la notte per farsi una scampagnata e una scorpacciata di qualche casco di banane, per ritornare la mattina presto, esattamente nello stesso punto e nelle stesse condizioni.
La guida sembra una persona davvero a modo, colta, parla un buonissimo inglese, e racconta con entusiasmo sincero la vita di questi animali, con passione; non sembra davvero uno squallido sfruttatore di quei documentari che avevamo visto a Bangkok sulla Thailandia. Nel frattempo arriva il cucciolo che avevamo visto prima, alto quanto me (1 metro e ottanta di cucciolo...) portato da un ragazzo a fare una passeggiata forse per l'addestramento. Si avvicina dolcissimo, si fa accarezzare, emette un simpatico gesto sonoro quando gli diamo qualche banana da mangiare, e gli facciamo qualche foto. La guida ci spiega quindi il loro modo di vivere, il fatto che siano estremamente socievoli, che abbiano spirito di sacrificio, che abbiano un loro linguaggio di comunicazione, il fatto che dormano 3-4 ore al giorno e passino il resto della giornata al 90% mangiando in continuazione: erba per lo più, ma anche volentieri qualcosa come venti caschi di banane! Rimango a bocca aperta e meravigliosamente colpito da questi splendidi mammiferi! Prima di venire qui non pensavo assolutamente, nella mia ignoranza, che un elefante potesse essere un animale così bello e interessante.
Il discorso si sposta poi sugli sterminati campi di papaya tutto intorno, che sono stati i famosi campi di marijuana del film "The Beach" con Di Caprio. Qua infatti hanno girato le scene di quando il trio arriva sull'isola e si trova all'improvviso in mezzo ai campi d'erba, e quelle successive di quando Di Caprio assiste alla sparatoria con la strage dei poveri innocenti e ritorna in sè. (A posteriori, riguardando il film, ho perfettamente riconosciuto una sequenza dove c'è lo stesso identico sfondo che io guardavo allora, con quel promontorio così singolare, ma senza la capannina di legno). Il ragazzo prende anche un album e ci fa vedere le foto scattate durante le riprese, che racconta siano state davvero divertenti. Molti turisti sono arrivati a visitare questo posto da allora, ma in effetti oggi non sembrano più tantissimi. Stasera per esempio siamo clamorosamente soltanto io e Ste, è tutto esclusivamente solo per noi! Stamattina al contrario ce n'erano parecchi ci spiega, una trentina, con diversi elefanti impegnati che andavano a portarli il giro. Io stesso comunque, di certo non sono venuto qui per vedere le scene del film ma per la curiosità di salire sull'elefante e vedere l'interno della foresta.
Come ultima tappa la guida ci porta a vedere una grotta calcarea dall'esterno, non grandissima in realtà ma che pare mastodontica per via delle sue enormi stalattiti che pendono dalla parete verticale del monte. Qualcuna di queste ha persino un nome, attribuito per la somiglianza della forma di qualche animale o oggetto, come classica tradizione di tutte le grotte.
Finito il tour saliamo nel song-taw, che ci riporta sulla strada del ritorno. Facciamo una piccola deviazione per accompagnare la nostra stessa simpatica guida, in una piccola strada bianca vicino alla principale nei pressi di Ao Nang.
Ci sono parecchi resort anche qua, e leggiamo di sfuggita il cartello del "Frittomistovilla". Dunque è qua! Ricordo ancora quando, praticamente per gioco, abbiamo trovato l'originalissimo sito con Ste di questo splendido resort gestito da italiani, all'indirizzo: www.frittomistovilla.com", cominciando a sognare di poter venire qui in Thailandia in questi indimenticabili posti. C'era un pacchetto nel sito che includeva anche il trekking con gli elefanti, sicuramente lo stesso che abbiamo fatto noi oggi! Sembrava solo un sogno al tempo, e invece adesso siamo veramente qua!
Tornati al nostro Peace Laguna vero le 17, ci riposiamo per benino e godiamo dalla nostra veranda lo spettacolo di un improvviso acquazzone tropicale poco prima del tramonto. Piove fittissimo con un forti folate di vento e il colore predominante diventa un giallo acceso, con una foschia creata dalla pioggia che avvolge il monte di fronte e i bungalow del Peace Laguna creando il classico paesaggio da fiaba.
Usciamo per la cena verso le 20, percorriamo tutto il litorale di Ao Nang, scrutando con attenzione i vari ristoranti per vedere quello che ci ispira maggiormente, e alla fine optiamo per uno italiano che si trova in fondo, appena svoltato l'angolo, sulla strada principale verso Noppahrat Thara. Il menù è vario e completo e mangiamo due buonissimi ed elaborati primi piatti, spendendo a mala pena 400 bath (10 euro).
Ci dedichiamo poi ad una tranquilla e rilassante passeggiata per i piccoli negozietti del litorale, guardando qualche souvenir e qualche capo di abbigliamento. C'è una vasta scelta di tutto, anche se le marche predominanti sono di prodotti americani, come la Diesel tanto per fare un esempio. Oltre all'abbigliamento ci sono poi diversi shop che vendono zaini e valigie di ogni tipo, parecchie bancarelle con prodotti artigianali e lavorazioni colorate del sapone, numerosi market sempre aperti fino a tarda notte, un paio di farmacie, punti ATM per il cambio, internet point, laundry service (lavanderie). Diamo un'occhiata anche alle numerosissime agenzie di prenotazione per tour, affitto di attrezzature, gite in barca e immersioni diving.
Non manca davvero niente qui ad Ao Nang per il turista, tranne che i divertimenti mondani, dal momento che ci sono ben pochi pub e locali tipicamente notturni che sembrano anche poco frequentati. Avevo letto da Travel che qua si va a letto presto, non ci sono discoteche e night-club come a Phuket, la vita scorre tranquilla dall'alba al tramonto, e la notte si va a dormire. Compriamo qualche bevanda e genere alimentare e ritorniamo al nostro resort verso la mezzanotte.

25/10: Relax al Peace Laguna Resort, massaggi Thai, 28° compleanno
Sono ancora parecchio raffreddato da Bangkok e ho un cerchio alla testa niente male, ma sotto l'effetto di un'aspirina e dell'eccitazione di essere in viaggio, niente può fermare i festeggiamenti del mio 28° compleanno! Quale modo di migliore di trascorrerlo e di guarire se non qui in questo paradiso thailandese? Io e Ste ci alziamo con calma, facciamo colazione al buffet con calma, usciamo a passeggiare con calma: oggi il relax totale e la ricerca della tranquillità della classica vacanza al mare sono assicurati.
Mentre siamo in giro, decidiamo che è ora di assolvere il nostro fondamentale dovere di cominciare a scegliere, comprare e scrivere le cartoline per i nostri parenti e amici. Svaligiamo così qualche negozio, comprando una marea di splendide cartoline, mediamente ad un prezzo di 5 bath ciascuna con un francobollo per l'Italia da 20 bath. Lasciamo anche le foto di Stefania, scattate a Bangkok, da sviluppare in tradizionale, visto che il prezzo è leggermente più conveniente che in Italia.
Verso l'ora di pranzo torniamo al resort, parecchio accaldati, e ci accampiamo in piscina, occupando due enormi sdraio e un ombrellone. Facciamo un lunghissimo bagno nell'acqua calda, continuando a goderci esterefatti questo incredibile paesaggio da favola che sembra solo e tutto per noi!
Pranziamo ordinando un bel vassoio di frutta e qualche tramezzino dalla sala, pagando la ridicola cifra di 120 bath (3 euro), e notando con stupore che i prezzi sono identici a quelli dei chioschi fuori dal resort (davo per scontato che in un resort a 4 stelle avrei pagato molto di più per avere le stesse cose, ma non è così per nostra ulteriore fortuna).
Ecco l'immagine della vera vacanza, incarnata nei nostri volti di questo pomeriggio: sdraiati a prendere il sole, assaporando una gustosissima fetta di anguria o ananas, e facendo un bagno dietro l'altro in una piscina di un azzurro intenso immersa nel verde paradiso terrestre! In genere nei viaggi io non amo molto fermarmi o passare il tempo senza far niente, preferisco l'azione e il muovermi per vedere tanti posti e fare tante cose. Ma qui sarebbe un sacrilegio non godersi almeno un paio di giorni di relax totale, sentire la mente e il fisico che si rivitalizzano rilassandosi, senza preoccuparsi di niente. L'Italia, la famiglia, il lavoro, il computer sono anni luce lontani dalla mia mente, non passo un solo momento a pensarci nonostante abbia un sacco di tempo per pensare. Non sto facendo niente e non penso a niente, la mia mente è concentrata solo ad osservare questo paradiso e a rigenerarsi da esso: una sensazione mai provata nella mia vita, fantastico!
Verso le 17 torniamo in stanza, e decidiamo di completare il relax provando un bel massaggio thailandese. Io scelgo quello tradizionale per 200 bath, mentre Stefania, avendolo già provato, opta per quello ai piedi (250 bath), entrambi della durata di un'ora. Ci spostiamo in una sala apposita, oltre la reception, a fianco ad un negozio di lussuosi abiti e vestiti con tanto di marchio Armani.
Mentre aspettiamo la preparazione della sala, dal momento che ci siamo solo noi, il ragazzo del negozio si avvicina e cominciamo un lungo discorso in inglese sulla moda italiana. Mi dice che gli abiti firmati Armani li fanno su misura per i clienti in un paio di giorni, seguendo il metodo tradizionale: si prende il metro, le misure del cliente e si crea l'abito! Interessante, soprattutto il prezzo: un abito che in Europa o America si trova a 500 dollari (e quindi euro dal momento che in questo periodo il cambio del dollaro è uguale a 1 euro) qua si paga intorno ai 100. Non male eh? Certamente viene da porsi il serio dubbio sull'autenticità del marchio, ma sulla qualità della fabbricazione e dei tessuti usati non si discute, poiché qui in Thailandia ho visto lavorazioni e toccato con mano stoffe e cotone che noi ci sogniamo.
Pronta finalmente la sala massaggi, che altro non è che una piccola stanza con due materassi per sdraiarsi, una signora e una ragazza cominciano a torturarci per benino. Già, la prima parte dedicata alle gambe è davvero dolorosa, la mia massaggiatrice preme forte con i pollici che sembrano d'acciaio e pare vogliano infilarsi dentro i muscoli dei polpacci e delle cosce! Stesso discorso per le braccia ma più rilassante la parte del busto, del collo e della testa. Comincia anche a piovere forte fuori, ed entra un po' di aria fresca dalla porta scorrevole. Il massaggio termina con particolari stiramenti che mi fanno schioccare ogni singola vertebra della spina dorsale, tramite strane posizioni assunte dalla ragazza che sfrutta le sue gambe come leve per girarmi per benino. E' proprio un'esperienza originale che vale la pena provare!
Si sono fatte le 19, corriamo velocemente in stanza per non bagnarci troppo dalla pioggia, che finisce dopo una mezz'oretta, e riusciamo subito dal resort per fare una passeggiata. Ritiriamo i rullini che abbiamo portato stamattina, e percorriamo il litorale alla ricerca di un thai seafood, comune ristorante di pesce. Ne scegliamo uno carino a metà altezza, poco più avanti di quello italiano, dove sono esposti graficamente i piatti del menù e si possono vedere le pietanze! Oggi è il mio compleanno e siamo puntati sul pesce. Il servizio al solito è impeccabile, una cameriera ci mostra la mercanzia facendoci scegliere il pesce e la grandezza, che pagheremo poi a peso. Io opto un piatto che mi sembra tranquillo, con un condimento al limone, mentre Stefania sceglie l'arrosto al tamarindo. Dopo una ventina di minuti ci portano i nostri pesciolini ben cucinati, e rimango sorpreso dall'esagerato condimento del mio piatto, arricchito di spezie e peperoncino fortissimo, che copre francamente parecchio il sapore del pesce e del limone! Quello di Stefania invece è ottimo e ben saporito, si sente il pesce arrosto addolcito dal sugo di tamarindo al punto giusto. Prendiamo anche una birra thailandese, con la curiosità di provarla: ce ne sono due, e noi proviamo la Chiang, davvero buona. Il conto della cena è di 640 bath (poco più di 15 euro in tutto, non male per aver mangiato in due pesce fresco eh!).
Prima di tornare al nostro resort, facciamo una pacifica passeggiata come ieri, cominciando ormai a riconoscere le stesse persone, i negozianti, le abitudini e le tradizioni del posto, nonché un dolcissimo e insolito bel cagnolino, con due enormi sopracciglia che sembrano disegnate tanto perfette, ma che sono invece assolutamente naturali: ovunque andiamo spunta sempre lui, sembra la mascotte di Ao Nang! Compriamo un bel gelato, del tutto simile al nostro cornetto classico dell'Algida, ma fatto dalla Nestlè, che si sbizzarrisce a vendere diversi prodotti alimentari da queste parti, compreso una bevanda al latte e cacao che si vende pronta sul momento in quasi tutti i market, insieme alle bibite classiche della coca-cola e aranciata. Il gelato è buono ma differente dal nostro per il sapore delle noccioline in mezzo al cioccolato sopra la panna, sostituite forse con arachidi. Ci fermiamo in un ATM a cambiare un po' di euro, al tasso corrispondente di 41,85 bath. Pensiamo bene di tornare in stanza anche con un bel Bacardi Breeze, che beviamo nella nostra veranda immersi nella pace del nostro paradiso.

26/10: Ao Nang
Iniziamo la giornata con una bella colazione all'aperto di fronte alla magnifica laguna del nostro resort, tra i merli del posto che spizzicano da ogni parte e facendo la solita scorpacciata di frutta gustosissima e incredibilmente succosa, che non è mancata un solo giorno da quando siamo qui in Thailandia.
Ci concediamo l'ultimo giorno di relax, promettendoci di partire da domani all'arrembaggio dei tour più mitici di Krabi. Andiamo in spiaggia, passando dal retro del resort per la stradina sterrata di appena 100 metri, col ponticello che attraversa il piccolo canale costituito da due tavole in legno, e decidiamo di esplorare Ao Nang dall'inizio alla fine. Voglio vedere per esempio dove finisce la spiaggia e se è possibile arrivare a Noppharat Thara, la spiaggia che, come avevo letto nella rivista Travel, dovrebe diventare sterminata con la bassa marea e dove la gente del posto si riunisce la domenica sera. E domani è domenica!
Passeggiamo così per un bel pezzo di spiaggia, scoprendo che nella piccola stradina subito dietro la spiaggia ci sono altri negozietti e ristorantini tipicamente thailandesi davvero carini, tutti all'aperto. Arriviamo fino alle longtail ancorate vicino alla riva, che attendono i turisti per portarli in giro nella baia; in questo punto, salendo delle scale, ci si congiunge alla strada principale che segue il litorale, che io e Stefania ormai conosciamo bene!
Mentre sostiamo un attimo per le scale, un simpatico piccolo bambino thailandese ci coinvolge con il suo spontaneo e allegro sorriso, mettendoci in mezzo tra i suoi giochini e insegnadoli pure a noi! Mi prende per mano e cominciamo a intraprendere lotte assidue con i pollici; poi, divertito come non mai e sentendosi al centro dell'attenzione, sicuramente abituato a stare in mezzo ai turisti, si fa fare un sacco di foto mettendosi in pose scherzose e divertenti: un vero giocherellone!
Dopo ben 45 minuti di intrattenimento locale, continuiamo la passeggiata in fondo alla spiaggia, scoprendo un graziosissimo ristorante di pesce con una balconata all'aperto e tavoli proprio sopra la spiaggia, davvero romantico. Un ammasso di scogli sotto un promontorio con una fitta vegetazione impedisce di proseguire, ma aggiriamo l'ostacolo passando per il retro del "Krabi Resort", che sembra davvero molto bello, con bungalow perfettamente mimetizzati in mezzo al fitto verde, e ci troviamo su una sorta di banchina che si estende per un breve tratto. Da qua si gode una splendida vista su tutt la baia di Ao Nang, e facciamo diverse foto anche se purtroppo la giornata è grigia e il cielo coperto di nuvole. Rimaniamo un po' a contemplare questo bel paesaggio, sedendoci su una panca di fronte al mare, e poi torniamo indietro nel litorale.
Si fa ora di pranzo, e decidiamo di pranzare con qualcosa di leggero in uno dei tanti ristorantini. Ci sediamo in uno qualunque e ordiniamo un panino e un risotto vegetale, buoni entrambi. Purtroppo, poco prima di essere serviti, iniziano i lavori di assestamento alla strada con un frastuono assordante del martello pneumatico, proprio a lato e di fronte al nostro sfortunato locale. Il pranzo diventa così un mezzo incubo fastidioso e stressante, persino le povere facce dei camerieri esprimono disappunto ed il locale si svuota lasciando solo noi, giusto perché abbiamo appena ordinato...
Questa è la conseguenza dell'ampliamento di Krabi, della sua crescita rapida e incessante negli ultimi anni, che la rende oggi un cantiere aperto. Ci sono lavori ovunque, dalla sistemazione della strada alla costruzione di nuovi resort, e tutto questo fa presumere che presto, molto presto, il turismo di massa prenderà piede qui non diversamente da altre località come Phuket, tanto per fare un esempio. Ritengo che questo sia davvero un peccato, poiché il fascino di questo posto è legato alle bellezze incontaminate e proprio al relax di non essere travolti dalla massa del turismo.
Ci sono già nuovi posti sulla splendida costa thailandese che stanno appena nascendo, si stanno aprendo al turismo e che ancora pochi turisti conoscono: questi saranno la nuova Krabi, quando qui arriverà la massa. E forse fra qualche anno anche quelli saranno pieni, e ne nasceranno altri, e via a ripetersi in un circolo vizioso. Ma i posti prima o poi finiranno, cosa succederà allora? Sono queste le prime riflessioni che mi balzano alla mente, vedendo tutti questi lavori in corso; magari le persone che verranno dopo di me troveranno una Krabi ancora più bellina, con un litorale finito e civilizzato, ma troveranno anche una marea di gente in più, con le relative conseguenze.
Il turismo non si potrebbe fermare ad un determinato stadio? Inizialmente sembra prender piede in modo positivo, offre dei servizi che ti permettono di visitare posti fantastici e apprezzarne le bellezze, creando un impulso positivo per l'economia senza creare modifiche e danni eccessivi all'ambiente. Ma lo stadio successivo può diventare devastante, il turismo di massa può arrivare a condizioni estreme di sfruttamento, inquinamento, trasformazione radicale di posti meravigliosi e impersonalizzazione di tradizioni locali. Come si fa a decidere il momento giusto per fermarsi? E soprattutto: chi lo decide? Lo Stato? L'Economia? La coscienza dei turisti? Il turista superficiale può non essere toccato da queste argomentazioni, ma il turista consapevole sa bene di cosa sto parlando ora. E chi è stato a Krabi nel mio stesso periodo forse può capirmi ancora meglio.
Torniamo dunque al resort, con un senso di amarezza ed allo stesso tempo di gioia: il primo per la certezza che un giorno questo posto non sarà più così, ma sovraaffolato di turisti come forse già avviene nell'alta stagione; il secondo proprio per la fortuna di essere qui oggi, e poter godere di un bellissimo paradiso che purtroppo ha un futuro piuttosto incerto (dal nostro punto di vista di paradiso ovviamente).
Passiamo la serata a riposarci e a scrivere finalmente le cartoline, e programmiamo i prossimi tre giorni, decidendo di iniziare domani con il tour a Pee Pee Island, il giorno dopo di fare una visita alle spiagge e alle isole vicine, e dopo ancora il tour in kayak nella foresta di mangrovie.
Per cena ci fermiamo nuovamente "Da Lavinia", stavolta a prendere una pizza, che devo ammettere essere veramente buona, assolutamente identica a quella italiana, nella cottura del forno a legna, nel condimento, nella pasta (ma non a quella napoletana però, che comunque rappresenta un caso a sè stante anche in Italia!). Il conto è sempre irrisorio, appena 370 bath (9 euro per due pizze, una coca-cola e una birra "Chiang" thailandese).
Dopo cena ci dedichiamo a un altro po' di shopping, approvvigionamento di bevande e alimentari da portare in stanza, una valanga di cartoline che oltre a essere bellissime ci danno un'idea dei posti vicini da visitare, e che non vogliamo assolutamente perdere: la grotta della principessa per esempio, nota come "Phra Nang Cave", Koh Mor e Ko Khwan Island, note insieme come Chicken Island (l'isola del pollo), la spiaggia di Nopharat Thara.
Una cosa interessante a proposito di quest'ultima e che noto dalle cartoline, dagli stradari e dalle mappe, è che non c'è corrispondenza assoluta dei nomi thailandesi con la lingua occidentale. Per esempio per Nopharat Thara ci si affida alla pronuncia, che in italiano si dice "Noparatara", ma che si trova scritta nel mio stradario come "Nopharat Thara", e in due cartoline differenti una volta "Noparad Thara" e un altra addirittura "Noparatanatara"!?
Nello stesso negozio dove compriamo le cartoline, chiediamo al ragazzo alla cassa di darci anche i francobolli per spedirle in Italia, che costano 20 bath l'uno (quindi neanche 50 centesimi di euro), e ci mostra una cassetta rossa su un palo della strada dove imbucarle. (a posteriori posso dire, con grande dispiacere, che le cartoline spedite da qua non sono mai arrivate, a differenza di quelle spedite da Chiang Mai che sono arrivate dopo due settimane!).
Tornati al resort, prima di andare a dormire prepariamo lo zaino che ci servirà per la gita di domani. Scriviamo i nostri quotidiani appunti sul diario e sfoglio tra le foto digitali scattate (il pregio più bello della fotocamera digitale!), cancellando quelle uscite male per non sprecare memoria. Mi ascolto infine un po' di musica col lettore Cd portatile di Stefania, una bella dose di Cult ricarica sempre le energie abbondantemente!

27/10: Tour giornata intera: Pee Pee Island; Viking Cave; Pee Pee Ley; Maya Bay; Pee Pee Don; Nopparad Thara
Sveglia alle 7 in punto, lauta colazione e preparativi veloci per le 8.15, orario di appuntamento alla reception per il tour a Pee Pee Island in traghetto di una giornata intera, costato la bellezza di 990 bath a testa (24 euro). Abbiamo scelto quello più economico col traghetto standard, che impiega 1 ora e mezza di navigazione, ma c'è anche la possibilità, pagando praticamente il doppio, di prendere quello veloce e arrivare in 45 minuti.
Un po' in ritardo arriva il solito song-taw rosso a prelevarci, stavolta pieno di turisti di altri resort che hanno scelto di andare a Pee Pee come noi. Si sta piuttosto scomodi in questo strano jeppone aperto dietro, con i sedili bassi e un po' strecati, sentendo amplificati a dismisura le buche della strada, ma certamente è una sensazione davvero eccitante e caratteristica, è proprio quando ci si sale che si capisce che si è qui in Thailandia!
L'autista si ferma diverse volte in vari resort ad Ao Nang a prelevare altri turisti, fino a che il pullmino non è stracolomo, e prosegue sulla strada principale che porta a Nopharat Thara. E' la prima volta che vediamo questa spiaggia, finalmente, dopo averla cercata e vista parecchie volte nella mia cartina: pensavo fosse più vicina e fosse possibile arrivarci a piedi da Ao Nang, ma mi sbagliavo, ci vogliono giusto dieci minuti di macchina.
Scendiamo tutti dal song-taw e prendiamo i bagagli depositati sul tetto (pare di essere a fare un safari!); quasi tutti hanno uno zaino ma qualcuno ha anche valigie poiché evidentemente ha scelto di andare a Pee Pee e restarci qualche giorno. Ci dirigiamo verso le longtail ferme in un piccolo canale che entra dentro la spiaggia, ci dividono in gruppi e saliamo, anche qui per la prima volta, nella tipica imbarcazione di legno locale, con la lunga coda e il tettuccio. L'emozione è grandissima, mentre la longtail piena come un uovo di turisti, guidata da un ragazzo, parte col suo rombante frastuono da formula uno e percorre il primo tratto di mare tra diverse isolette, piccolissime e ricoperte di fitta vegetazione, che sbucano dal mare piatto come l'olio tutto in torno: questa è la Thailandia che avevo sempre immaginato! Peccato solo sia un po' nuvoloso oggi e i colori non siano accesi e luminosi...
Dopo circa un quarto d'ora arriviamo al traghetto principale, ancorato al largo nell'acqua alta. Ci fanno salire "al volo" sull'imbarcazione in modo alquanto pittoresco, e ci accomodiamo all'interno in un lungo salone con due file di sedili da 3 posti ciascuna. Comincia la navigazione verso sud-est, a carico quasi pieno; dopo circa dieci minuti ripassiamo davanti alla spiaggia di Ao Nang, poi altri dieci e arriviamo alle spiagge di Ao Railay e alla grotta della Principessa, dove si effettua un'altra sosta per caricare i turisti dei resort locali.
Questo tratto di costa è bellissimo, caratterizzato da alte pareti verticali, cime e faraglioni dalle forme più strane, la spiaggia bianchissima, un verde fittissimo, e dire che siamo a due passi da Ao Nang e dal nostro resort! Adesso la nave è stracolma di gente, molti rimangono in piedi fuori, e intraprendiamo la navigazione lontano dalla costa, verso Pee Pee Island a sud, come se fossimo in una di quelle barche di profughi che tentano la traversata per sbarcare in Italia. Dopo altri dieci minuti passiamo vicini alle isole di Koh Podha e Chicken Island, quest'ultima non visibile da Ao Nang perché nascosta dalla prima, di cui invece si distingue la splendida striscia di spiaggia bianca dal litorale.
Superate le due isolette, navighiamo in mare aperto, e non posso non rimanere incredibilmente stupito da quanto l'oceano sia assolutamente piatto, assenza totale di onde e movimento; questo è il regno dei canoisti, e anche se non sono in grado di valutare se ci sia forte corrente o meno sotto, vedo qualche canoa che si avventura tranquillamente parecchio lontano dalla costa senza problemi.
Ancora un'altra ora e finalmente cominciamo a vedere Pee Pee Don, l'isola più grande delle due, mentre dallo speaker del battello veniamo informati del tragitto che percorreremo. Appena saliti infatti ogni passeggero è stato munito di due bollini di due colori diversi; quelli blu, che abbiamo anche io e Ste, indicano i turisti che hanno pagato il tour di un giorno intero, quelli rossi invece segnano i turisti che hanno pagato solo la traversata per Pee Pee Don. Il battello si fermerà pochi minuti per far scendere questi ultimi e poi proseguirà per Pee Pee Lay, l'isola più piccola.
Costeggiamo per una mezz'ora l'alta falesia, rimanendo impressionati dalla bellezza della costa, alta, verdissima, assolutamente impenetrabile, ma durante l'avvicinamento alla spiaggia di Pee Pee Don, che funge anche da molo visto che ci sostano tutte le barche, io e Ste rimaniamo spaventosamente colpiti dalle decine e decine di imbarcazioni di ogni genere che sono ancorate in mezzo alla baia o che navigano nei dintorni, dalle semplici longtail, ai motoscafi, a grandi battelli, come il nostro, che portano centinaia di turisti alla volta. Mai vista una cosa del genere in Sardegna, nemmeno ad Agosto nelle spiagge di Villasimius, che è la località più frequentata del Sud dell'isola, e dove arrivano migliaia di turisti in massa da tutta Europa!
Rimaniamo allibiti mentre ci fermiamo al molo per far sbarcare i passeggeri che non fanno il tour, continuando a guardare queste barche, l'acqua sporca e inquinata, e il contrasto col paesaggio che, indiscutibilmente, è strepitoso e sensazionale. L'unica parte dell'isola in piano, dietro la spiaggia, che non risulta impenetrabile come l'alta falesia e l'interno montuoso, è completamente colonizzata e modificata dalla presenza dell'uomo, che ha costruito un vero e proprio villaggio.
Lo sbarco dura circa mezz'ora e ripartiamo velocemente proseguendo verso Pee Pee Lay, continuando a costeggiare l'alta falesia che in questo tratto è ancora più spettacolare, e osservando piccole, meravigliose e paradisiache calette di qualche decina di metri di spiaggia bianchissima, a ridosso di pareti verticali calcaree enormi, erose dall'acqua nelle forme più fantasiose e stupefacenti. Ci sono per poco dieci barche per ognuna di queste minuscole calette che spuntano ovunque, e questo ci fa capire che di certo non si può ormai più trovare il paradiso solitario qui a Pee Pee Island, invasa dai turisti.
Lasciamo la costa dell'isola maggiore e dopo pochi minuti spunta Pee Pee Lay, col suo caratteristico mastodontico spuntone di roccia, con la punta ovale come tutte le vette di Krabi delle quali non ne ho mai visto una spigolosa. Anche qui la costa regala paesaggi mozzafiato, un susseguirsi di viste ineguagliabili per bellezza, anche se la presenza del via vai continuo dei mezzi di navigazione allontana non poco la visione del paradiso assoluto che una volta, non più di cinque anni fa tanto per fare un esempio, questo posto doveva conservare intatto.
Effettuiamo una breve sosta al largo delle Viking Cave, grotte calcaree davvero singolari, dove possiamo scattare delle belle foto prima di proseguire facendo il giro per tre quarti dell'isola, e arrivando alla famosa spiaggia di Maya Bay, che ha dato il nome al film "The Beach", girato qua con Leonardo Di Caprio. Il posto è sensazionale, la spiaggia è davvero incastonata e quasi del tutto chiusa da un cerchio di 300° di spettacolare alta e impenetrabile falesia, e anche se i colori non sono accesi per via del cielo molto nuvoloso, si intuisce chiaramente l'unicità della generosa mano della natura che ha creato questo paesaggio.
Purtroppo, ed è un sincero e profondo rammarico, qua le barche sono una flotta, e rovinano completamente, dal mio punto di vista naturalistico, questo posto. Le longtail vanno e vengono in continuazione portando orde di turisti, la spiaggia ne è invasa e brulicano come formiche, un numero che non riesco neanche a contare di motoscafi ormeggiano al largo in questo golfo semi chiuso unico nel suo genere, insieme al nostro e ad un altro paio di grandi battelli con centinaia di turisti ciascuno.
La nostra imbarcazione si ancora qua, un pò lontano dalla spiaggia, con l'aria intrisa del brutto odore di benzina di tutti i mezzi intorno, amplificata dal fatto che non spira un filo di vento e c'è molta afa. Ci vengono fornite maschera e boccaglio dall'equipaggio e finalmente possiamo farci il bagno, e soddisfare la curiosità di vedere un po' cosa c'è sotto il mare tropicale. Ma anche su questo punto rimango un po' deluso, dal momento che, una volta in mare, mi accorgo che l'acqua è molto torbida, oltre che inquinata, e si riesce a mala pena a vedere il fondo sotto di me, che è profondo 5 o 6 metri.
L'unica emozione è costituita da un branco di pesci tropicali, non so il nome ma sono la specie più classica che si vedono in tutti i documentari, gialli e striati di nero, poco più grandi di una decina di centimetri. Un branco numerosissimo di centinaia di questi pesci, a cui poco interessa la mia presenza o quella di altra turisti, incuriositi dalla nave ci girano intorno aspettando briciole di pane o di qualunque cosa da mangiare. Mi travolgono letteralmente e sento la sensazione del contatto fisico come quando si prende un pesce in mano, però estesa in tutto il corpo!
Rimaniamo a fare il bagno nei dintorni della barca nell'acqua tiepida ad una temperatura perfetta, ma senza allontanarci per non finire sotto qualche barca o tra le ancore, anche se un israeliano azzarda nientemeno che la nuotata fino alla spiaggia. Una volta risaliti nel battello, è proprio lui che si fa aspettare per ultimo, mentre ci rifocilliamo con un succosissimo ananas che ci viene dato gentilmente.
Proseguiamo nel nostro giro a 360° per l'isola, per poi tornare, ormai ora di pranzo, alle 13, a Pee Pee Don dove avevamo sbarcato i turisti precedenti. Stavolta scendiamo tutti, e seguiamo una guida che ci porta, attraverso la stradina che percorre tutta la spiaggia invasa di barche, al nostro posto per mangiare. Non si può proprio chiamare nè ristorante nè locale, è piuttosto uno spiazzo all'aperto con due tavoli contati coperti da una brutta struttura vuota. Ci portano da mangiare velocemente e il menù è fisso con dierse pietanze thailandesi.
Dopo il pranzo siamo liberi di girare fino alle 15,30, ora di appuntamento al nostro battello. Io e Ste ci separiamo dal gruppo e ci avventuriamo per le viuzze interne del villaggio: è un susseguirsi di negozietti di ogni genere, dai market, all'abbigliamento, agli internet point, ai localini notturni dove i turisti si accalcano davanti ad un televisore (forse una delle poche fonti di comunicazione con il mondo esterno!). Le strade sono davvero strettissime e non ci sono macchine, solo molte biciclette e tantissima gente che passeggia. Cerchiamo di guardare una cartina per capire dove siamo, e ci rendiamo conto che da girare ci sarebbe parecchio, ma non ne abbiamo il tempo. Una strada porta alla spiaggia di fronte alla nostra dalla parte opposta dell'isola, una al view point che, dalla descrizione del Travel che cito spesso, deve essere davvero bellissimo ma richiede una scalata di tre ore!
Ci limitiamo a comprare qualche cartolina, qualcosa da bere e a fare qualche foto ad una povera scimmietta, piccolissima, di appena sei mesi, legata davanti ad un negozietto che si ciuccia un bel biberon; chissà se è qui per intenerire i turisti ed attirarli nel negozio o perché da sola non riuscirebbe a sopravvivere... la cosa sicura è che il suo atteggiamento è alquanto indispettito dai turisti e non ha un'aria per niente allegra!
Seguiamo un lungo e stretto viottolo, cercando di capire il modo di arrivare alla parte opposta dell'isola, nell'altra spiaggia, ma arriviamo appena alla fine dell'abitato, dove finiscono i negozietti e le case si diradano finendo nella foresta, per renderci conto che è già ora di tornare indietro. Guardandoci intorno, notiamo che i viottoli carini, vivacemente colorati e pieni di gente sono spariti, per lasciar spazio, come purtroppo abbiamo spesso notato anche a Bangkok, ad uno squallido scenario di baracche e catapecchie sporche e arrugginite, simili ad un immondezzaio di rifiuti accumulati. E' questa davvero una brutta impressione che lascia un po' di amaro, come quasi a dimostrare che il paradiso in realtà non esiste, che dietro la bella apparenza costruita per i turisti si celi dall'altra parte sempre il lato squallido e opposto delle cose.
Difficile dire se questo aspetto è intrinseco del turismo di massa o della cultura del modo di vivere thailandese, probabilmente entrambe le cose. In ogni caso, questo angolo brutto di Pee Pee Island che documento con una foto, rafforza la mia convinzione che questo è un paradiso ormai perduto, che sta sciupando velocemente per l'eccessivo intervento dell'uomo, e che le norme di salvaguardia come quelle di non piantare ombrelloni in spiaggia o rendere la zona una riserva naturale, non sono per niente sufficienti a salvare questo meraviglioso posto dal degrado. Certo è che se è il turismo di massa è la causa principale di questi fatti, io per primo mi sento in colpa, senza false ipocrisie: sono qui come tutti gli altri!
L'unica cosa che non accetto è che molti degli altri siano qui perché "The Beach" è stato girato qui, poiché è da allora che Pee Pee Island ha cominciato la sua esponenziale trasformazione. Sinceramente neanche sapevo, prima di fare la gita, che Maya Bay fosse la famosa spiaggia del film, e non sono qui certo per vedere "la spiaggia del film The Beach" e poter dire "ci sono stato", ma esclusivamente per vedere le bellezze che questi paesaggi offrono. Son convinto che ci siano moltissime altre spiagge qua in Thailandia che meritano quanto e forse più di Maya Bay, ma dove il paesaggio è ancora intatto e "stranamente" ci sono ancora pochissimi turisti, sia perché mancano molti servizi ma anche perché pochi le conoscono e per fortuna Hollywood non ci ha messo piede!
Io e Ste torniamo dunque indietro per le viuzze, prendendo una stradina alternativa e finendo in una sorta di mercatino alimentare, per poi arrivare di nuovo alla spiaggia, dove mi cade l'occhio su un bambino che fa il bagno nel mare con le bollicine oleose e detriti di vario genere, tra le ancore delle varie barche: qua proprio un tuffo non lo farò mai! E dire che in controluce, adesso che è uscito il sole, i riflessi verdissimi dell'acqua e lo sfondo tropicale creano un paesaggio meraviglioso! Raggiungiamo il nostro battello e lasciamo Pee Pee Island, navigando sulla stessa identica rotta dell'andata. Il cielo è nuvoloso per tutto il tragitto ma il mare sempre, perennemente piatto.
Effettuiamo la sosta ad Ao Railay per lasciare alcuni turisti, e torniamo a Noppharat Thara quando il sole sta per cominciare a tramontare.
La prima cosa che notiamo subito sono gli effetti della bassa marea, che qui sono evidentissimi! Ritirandosi il mare quasi fino ai piedi dei due isolotti, la spiaggia diventa immensa e sterminata, e meta romantica e divertente di splendide passeggiate per thailandesi e turisti. Mentre scendiamo dalla longtail per avviarci al songtaw che ci riporterà al resort, rimaniamo assolutamente estasiati da questo sfondo magico e surreale che il paesaggio thailandese ci regala.
In poco più di venti minuti siamo di nuovo ad Ao Nang, ma anziché farci riportare direttamente al resort, scendiamo sulla spiaggia per vedere finalmente il nostro primo vero tramonto tropicale. Un'emozione fantastica, sono le 18 e il sole scende velocemente all'orizzonte colorando intensamente tutto il cielo circostante, dal giallo al rosso, mentre tutte le longtail guidate per lo più da ragazzi thailandesi, rientrano e si ancorano sulla spiaggia dopo una lunga giornata di lavoro. Uno splendido momento per fare indimenticabili fotografie, che escono perfette persino senza cavalletto nonostante la luce stia calando rapidamente. Rimaniamo a goderci tutta la scena fino a buio fatto, verso le 18,30, quando ci raggiunge in spiaggia l'onnipresente cucciolo dalle sopracciglia nere, un vero mito del posto!
Rientriamo a piedi al nostro resort per rilassarci un pochino, e usciamo per la cena, finendo stavolta in un altro ristorante italiano del posto, molto rinomato, che si chiama "Azzurra". Mentre guardiamo il menù di fronte al locale (è d'uso qua in Thailandia esporre il menù di fronte all'entrata del ristorante), il gestore viene a fare una chiaccherata con noi, riconoscendo subito il nostro aspetto di turista tipicamente "italiano". Un ragazzo simpatico e cordiale, che ci descrive un po' la vita locale di Ao Nang, la quale per fortuna non è rimasta coinvolta da fenomeni comuni ad altri luoghi thailandesi come la prostituzione (tipo Phuket o Bangkok tanto per fare un esempio), poiché, come ci spiega lui stesso, ci sono solo un paio di locali notturni qui a Krabi che non vanno neanche tantissimo, visto che i turisti tipici che soggiornano qui sono coppie fidanzate o sposate e famiglie (a differenza ad esempio di Phuket, dove i ragazzi single in cerca di un po' di "divertimento" notturno sono un esercito).
Il titolare di Azzurra continua a intrattenerci per una ventina di minuti, facendoci venire l'acquolina in bocca parlando della sua ottima cucina, che decidiamo subito di provare senza indugiare oltre. Ci sediamo in un bel tavolino, osservando l'arredamento della sala, molto carino, tutto intonato tra il nero e il blu (si chiamerà Azzurra per questo?), e ordiniamo un bel piatto di lasagne della casa e di penne all'arrabbiata. Il conto è un po' più alto della media (450 bath, 11 euro), ma la qualità e la bontà delle pietanze sono indiscutibili, tutto delizioso e ottimo con porzioni generose! Salutiamo cordialmente il gestore, a cui lascio il mio biglietto da visita per il sito promettendo di fargli una buona pubblicità (promessa mantenuta!), e ci adoperiamo per la solita passeggiata rilassante per il litorale di Ao Nang tra negozietti di ogni genere, prima di tornare al resort per una bella dormita.

28/10: Spiagge di Ao Railay e Phra Nang; Podha Island; Chicken Island
Sveglia alle 8 e colazione a buffet che, non smetterò mai di ripetere, risulta davvero entusiasmante per mettere il buon umore di mattina presto, all'aperto, in un posto paradisiaco, temperatura perfetta, con gli uccellini che cantano e mangiano le briciole e lo sfondo dominato da una natura selvaggia e incontaminata.
Verso le 9 prendiamo il sentierino dietro al resort per andare in spiaggia, dove fermiamo un ragazzo qualunque delle tante longtail per farci portare ad Ao Railay, vista ieri di passaggio andando a Pee Pee Island. La tariffa è fissa ed è di appena 50 bath a testa: stavolta niente contrattazioni! Saliamo sull'imbarcazione di legno e percorriamo il tragitto di una ventina di minuti tra il mare sempre piatto, costeggiando l'alta falesia che regala viste spettacolari da tutte le parti (e tutto questo al prezzo di poco più di 1 euro? incredibile....).
Sbarchiamo alla spiaggia di Ao Railay, molto più bella di quella di Ao Nang (che già, intendiamoci, non è niente male!), con la sabbia ancora più bianca e fine, e il mare più trasparente e bassissimo. Il retro è caratterizzato da un tratto pianeggiante il quale sappiamo, avendo visto le cartoline, finisce dall'altra parte della costa con un'altra spiaggia opposta: in mezzo alle due spiagge sorgono diversi splendidi resort di diversa categoria che hanno occupato e colonizzato tutto il tratto, non lasciando neanche lo spazio per una strada se non quella per entrare nel resort stesso. All'estremo della spiaggia invece si erge altissimo un faraglione con pareti verticali spettacolari, sicuramente meta dei climbers più sfegatati.
Dopo aver passeggiato un po' e constatato che non esiste modo di oltrepassare il faraglione dalla spiaggia, prendiamo un sentiero interno che passa per un resort. Attraversiamo così tutto il complesso tra piccoli sentieri e viuzze, in mezzo a bungalow di ogni genere, e finiamo dalla parte opposta nell'altra spiaggia, che però non può essere minimamente paragonata per bellezza alla precedente. In effetti non è neanche una vera e propria spiaggia, dal momento che sorgono un po' ovunque intricate radici di mangrovie, che caratterizzano in modo alquanto singolare il paesaggio, il terreno è molto fangoso e un pò sporco, e ci sono rifiuti e scarti dei resort sparsi un pò ovunque. Altri faraglioni altissimi, vere e proprie colonne calcaree come enormi stalagmiti, sono sicuramente un'altra meta prediletta dei climbers.
Ci spostiamo sulla destra scovando un altro sentiero, che costeggia un'alta parete verticale da una parte e il Rayavadee Resort dall'altra. Quest'ultimo è un resort molto rinomato e uno dei più costosi di Krabi, ma noi purtroppo ne vediamo il lato peggiore dal momento che, come accennato prima, da questo versante pare abbiano concentrato i risvolti peggiori degli stabilimenti, lasciando un po' al degrado strutture e pulizia. Il sentiero diventa presto buio e alquanto incredibilmente suggestivo, con piccole grotte ed insenature un po' ovunque, a ridosso di un'enorme parete verticale dove gigantesche stalattiti gocciolanti sbucano impressionanti, assumendo le forme più fantasiose e intricate. L'opera dell'erosione calcarea è impressionante!
Seguiamo i cartelli per la spiaggia di Phra Nang, ma sarebbe stato interessante vedere anche la deviazione che porta ad un punto panoramico. In breve sbuchiamo di fronte alla famosa grotta della Principessa, detta Phra Nang Cave, che prende il nome appunto dalla spiaggia ed è legata alla leggenda di una principessa, unica sopravissuta al naufragio di una furiosa tempesta, al quale altare vengono portati continuamente doni consistenti per lo più in fiori freschi. La grotta è poco più di un'insenatura a ridosso di una immensa parete con altrettanto gigantesche stalattiti, un vero spettacolo da osservare confrontando la piccolezza degli uomini che fanno il bagno nelle verdi, calme e basse acque sottostanti.
La spiaggia è molto lunga e parte dalla grotta, proseguendo molto oltre, deviando ad un certo punto di fronte ad un caratteristico isolotto senza intravedersene neanche la fine. La sabbia è bianchissima e accecante, impossibile stare senza occhiali da sole e cappellino visto il fortissimo sole che picchia senza sosta, regalandoci dei colori meravigliosi con tutte le tonalità di verde possibili ed immaginabili del mare e della vegetazione. Non potendo piantare ombrelloni e sistemare sdraio, tutti i turisti (che non sono per niente tanti, me ne aspettavo molti di più) stendono l'asciugamano sfruttando l'ombra degli alberi e delle palme, e così facciamo anche io e Ste scegliendo il nostro punto con attenzione.
Rimaniamo così a goderci questo paradiso tropicale, non potendo restare più di mezz'ora senza correre a farci un meraviglioso bagno tra l'acqua bassa, calda e limpida (non perfettamente cristallina però bella e pulita). Un paio di signore si avvicinano a noi, una massaggiatrice e l'altra che si occupa di metter mano nei capelli delle donne per lavorarli e renderli un fitto intreccio di... trecce, chiedendo se siamo interessati e sparandoci qualche prezzo (200 bath per un massaggio, 600 per l'acconciatura a Stefania preventivando un bel po' di ore e lavoro vista la lunghezza dei capelli!). Noi però non siamo interessati e continuiamo a goderci il relax.
Si avvicina anche un ragazzo italiano, chiedendo se anche noi lo fossimo (non c'è verso di non essere riconosciuti...), e comincia a narrarci la sua odissea. Ci racconta che siamo i primi italiani che vede dopo 45 giorni di soggiorno in Indonesia, e che là è stata molto più dura che in Thailandia. Sta facendo in pratica il giro di mezzo mondo, e lo deve fare in un anno a partire appunto dal mese e mezzo in cui ha iniziato fermandosi per primo in Indonesia, e passando poi per la Thailandia, il Vietnam, l'Australia e l'America latina. La cosa che mi stupisce di più è il suo budget, di appena 30 milioni delle vecchie lire, che in pratica gli consentono di non spendere più di 50 euro al giorno, senza godersi nemmeno i posti che sta vedendo. Indubbiamente deve essere un'esperienza eccezionale, ma io non la farei decisamente in questo modo... Dopo la simpatica chiaccherata facciamo un altro bagno e ci rifocilliamo con un ananas che vendono dei ragazzi thailandesi che passeggiano per la spiaggia. Pare un vero miraggio con il caldo di oggi, così succoso e zuccherino, veramente divino e gustoso!
A questo punto, dopo esserci ben cotti al sole, siamo curiosi di vedere la fine della spiaggia e così la percorriamo tutta fino all'altra parte, dove termina con la solita alta falesia e veduta mozzafiato. Dopo una catarba di foto decidiamo di raggiungere finalmente l'isola di Koh Podha, perfettamente visibile di fronte alla spiaggia di Phra Nang esattamente come da quella di Ao Nang, e che appare sempre uguale con la lingua bianca di spiaggia e un alto monte dietro. La differenza è che da qui si vede bene anche l'isola dietro costituita dal piccolo isolotto di Koh Mor e Koh Dam Khwan, soprannominati semplicemente per motivi turistici Chicken Island, evidentemente dalla forma di qualche faraglione che assomiglia ad un pollo!
Sono le 11,30 e immaginando di superare l'ora di pranzo, senza sapere minimamente quali servizi ci siano o meno nell'isola, compriamo qualcosa da sgranocchiare e da bere da una longtail ferma in spiaggia che funge da chiosco ambulante (eh già, qua i chioschi non si costruiscono sulle spiagge, si adoperano nelle barche di legno!). Ci avviciniamo poi ad un ragazzo del posto, che in modo cordiale e sorridente come tipico di tutti i thailandesi ci propone il tragitto classico del luogo: 600 bath (circa 14 euro) per portarci a Koh Podha, sostare un'ora, proseguire poi per Chicken Island, sostare un'altra ora, e riportarci indietro ad Ao Nang. Il prezzo è fisso perché legato al tragitto e non si può contrattare, se fossimo stati in gruppo sarebbe venuto lo stesso e quindi di meno a persona, ma non c'è nessuno che pare sia intenzionato a fare la traversata in questo momento e così accettiamo lo stesso, anche se momentaneamente optiamo solo per Koh Podha.
Saliamo e navighiamo per l'ennesima volta su questa caratteristica gondola di legno, apprezzando in maniera ancora più entusiasmante, allontanandoci lentamente da Phra Nang, il paesaggio strepitoso che la costa di Krabi regala in ogni situazione. Dopo venti minuti di tranquilla e rilassante traversata, dove anche gli schizzi d'acqua diventano incredibilmente piacevoli dato il caldo, raggiungiamo Koh Podha, che si avvicina lentamente e magicamente come una visione angelica. La profondità del mare si abbassa rapidamente e l'acqua diventa finalmente cristallina come non l'avevamo ancora vista prima qua in Thailandia, di un verde acceso in netto contrasto con la bianchissima e accecante spiaggia.
Non ci sono barche finalmente, nessuna tranne qualche altra sporadica longtail come la nostra che porta o aspetta qualche turista, e la spiaggia è praticamente deserta: altro che Pee Pee Island ragazzi, questa è la vera isola del paradiso tropicale! Il ragazzo si accosta, ci fa scendere dicendo di tornare fra un'ora, e io e Ste, ancora a bocca aperta ed estasiati da questa meraviglia, diamo un'occhiata intorno e facciamo un giro per la spiaggia, che circonda metà dell'isola. La sabbia è splendida, finissima e bianchissima, perfettamente pulita, ricoperta solamente da ramoscelli vari delle palme le quali crescono tutto intorno e nel tratto pianeggiante di Koh Podha, creando anche una piacevolissima ombra dove ripararsi e rinfrescarsi. Più all'interno sorge una struttura, l'unica dell'isola, che pare una sorta di ristorante e chiosco, e più in là ancora sorge un bel monte impenetrabile, con la solita parete calcarea ricoperta di fittissima vegetazione.
Io e Ste scegliamo un bel posticino all'ombra, proprio di fronte ad uno straordinario scoglio che spunta perfettamente verticale e altissimo e che riconosciamo subito essere uno dei simboli più fotografati e pubblicizzati di Krabi nelle riviste e nelle guide. Osserviamo la lingua di spiaggia stretta e lunga, qualche decina di turisti sparpagliati qua e là, qualche canoa che ha addirittura fatto la stessa traversata della nostra longtail, possibile solo grazie al mare sempre piatto anche al largo delle coste. Di fronte a noi c'è la splendida e indimenticabile visione di Krabi che porterò sempre nel cuore, con il profilo di tutta la costa, da Ao Nang ad Ao Railay, Phra Nang e oltre, un profilo unico e riconoscibilissimo da qualunque altro, caratterizzato così com'è da quella particolarissima conformazione morfologica.
Facciamo un meraviglioso bagno nella tiepida, calma acqua cristallina del paradiso e poi vado a curiosare all'interno per vedere il ristorante, dove compro un paio di tramezzini e qualcosa di fresco da bere per dissetarci. Inutile dire che un'ora passa di volata, sempre troppo in fretta per godere appieno questo fantastico posto, e così torniamo dal ragazzo chiedendogli la cortesia di portarci anche a Chicken Island, come inizialmente ci aveva proposto.
Sono le 14,30 circa, risaliamo sulla longtail e costeggiamo un pezzo di Koh Podha per una decina di minuti, per giungere alla vicinissima Chicken Island, dove il ragazzo ci ferma nel minuscolo isolotto di Koh Mor. Si può farne il giro a piedi passeggiando su pochi centimetri d'acqua in una decina di minuti, ma la parte più bella è quella costituita da una meravigliosa lingua di sabbia bianca che dà verso l'isola più grande della Chicken, Koh Dam Kwhan. Il mare è cristallino e pulitissimo ed il fondo è talmente basso che addirittura vediamo alcuni ragazzi fare la traversata a piedi, per un centinaio di metri, senza che il livello dell'acqua superi la loro vita. A questo punto notiamo che in quel tratto c'è uno scontro frontale della corrente proveniente da due lati opposti, e ci rendiamo conto di essere nell'isolotto ripreso dall'alto in quella splendida cartolina che abbiamo comprato, dove con la bassa marea una stretta e lunghissima lingua di sabbia si erge miracolosamente creando un sentiero che collega Ko Mor all'isola più grande! Evidentemente ancora la marea non si è ritirata sufficientemente per scoprirlo ma è già a buon punto.
Qui dove siamo si assapora ancora di più il paradiso tropicale, il paesaggio è ancora più strepitoso, il piccolo e deserto Koh Mor, con sei persone sedute ai tavolini dell'unico piccolo chiosco esistente, la vista di Koh Podha alle spalle, un altro isolotto e Koh Dam Kwhan di fronte. Facciamo una passeggiata sul fondo sabbioso nel lato di scogli di questo piccolo intatto promontorio del mare delle Andamane, poi torniamo al chiosco dove ci dissetiamo con un bell'ananas (che pensavo di pagare oro ed invece è costato appena 20 bath, 50 centesimi di euro!) e completiamo il relax con un bel bagno nell'acqua tiepida e cristallina. Se avessimo più tempo tenteremo anche noi la traversata a piedi Koh Dam Kwahn, ma ci rimangono solo pochi minuti, mentre osserviamo il ragazzo che ci ha portato, sdraiato e anche lui perfettamente rilassato, che aspetta pochi metri al largo.
In questo momento lo invidio profondamente: loro hanno questo, e non so se dire "solo" questo o "tutto" questo. Hanno una vita semplice, molte meno cose di noi, non andranno al cinema, non avranno il computer, la lavatrice, lavastoviglie e chissà quante altre diavolerie, ma trascorrono le loro giornate nella pienezza di questa meraviglia naturale, senza stress, senza fretta, levando l'ancora della loro longtail all'alba, che sicuramente è molto più di uno strumento di lavoro, e rientrando al tramonto a casa.
Guardo questo simpatico e cordiale ragazzo mentre ci accompagna indietro ad Ao Nang, in una bella traversata di mezz'ora: ha il sorriso stampato in faccia ed è la personificazione dell'immagine della serenità e della gioia. Gli faccio una bella foto e mi domando tra me e me se lui si renda conto della fortuna di essere nato qua, in questo paradiso, di quanto la natura sia stata generosa con questo posto regalando paradisi mozzafiato: credo di sì, anche se probabilmente lui non avrà visto altre parti del mondo per poter fare il raffronto, son sicuro che dentro di sè è consapevole di questa sua fortuna. E spero vivamente che non saremo noi stessi turisti a rovinargliela, perché finché siamo pochi come adesso, costituiamo niente di più che la sua fonte di reddito, ma se arriviamo in massa come a Pee Pee addio paradisi tropicali... per fortuna qui non hanno ancora girato nessun film...
Dopo il meraviglioso tragitto approdiamo ad Ao Nang verso le 16 e ringraziamo cortesemente il nostro giovane accompagnatore. Torniamo al nostro Peace Laguna e dopo un breve salto in stanza per dissetare la nostra interminabile sete, ci lanciamo in piscina per concludere questa giornata a mollo, visto che ormai ho perso il conto del numero di bagni e del tempo che siamo rimasti in acqua. Soprattutto andiamo a sbollire la nostra povera pelle che, nonostante abbiamo fatto finta di proteggere con qualche crema solare troppo leggera, comincia a colorarsi di un rosso non indifferente! In particolare le gambe di Stefania sono davvero oltre il classico colore dell'aragosta, con una bella tendenza al fucsia fosforescente... Rimaniamo dunque un'oretta nel totale relax di un bagno nella splendida piscina del nostro resort, a tratti da soli e a tratti con un'altra coppia di ragazzi, un paradiso solo per noi ed una sensazione che non ero mai stato abituato a provare prima.
Dopo esserci applicati uno strato dello spessore minimo di un centimetro di crema dopo-sole su tutto il corpo, usciamo per la cena e scegliamo di tornare per l'ultima volta dal nostro mitico "Lavinia" e prenderci una bella e buonissima pizza, insieme alla birra thailandese "Chiang" che trovo davvero ottima. Mentre passeggiamo per digerire in cerca di souvenirs e delle ultime cartoline, sorridiamo di fronte al songtaw pubblicitario col megafono che sponsorizza un incontro di boxe thailandese, il quale sta passando in continuazione già da due giorni!

Il seguito nel nostro viaggio, nella terza parte di questo resoconto, sempre sulle pagine virtuali di Ci Sono Stato!

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