Ko Samui, l’isola del sorriso

in viaggio con maxtiri in Thailandia

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Ko Samui, l’isola del sorriso

Le nostre riunioni prevacanziere iniziano di solito verso maggio e ogni anno si fanno sempre più complicate.
Scorci di mondo ne abbiamo visti e si assottiglia sempre più il novero dei luoghi da vedere.
E poi ci sono le esigenze e i gusti di ognuno di noi che hanno, com’è anche giusto, delle sfaccettature diverse anche se poi alla fine la fame di nuovo ci unisce sempre.
Così dopo Mar Rosso, CapoVerde, Sicilia, Andalusia, Cuba, Los Roques, Isole Greche, Baja California, Zanzibar, Antigua e Barbuda, inframmezzate da capitali europee visitate durante gli anni, la scelta è sì ancora ampia, ma certamente più assottigliata.
Così c’è Alessandro che esclude a priori il mondo arabo (e pensare che ci conoscemmo a Hurghada!), in questa maniera tutto il medio oriente e l’Africa settentrionale se ne vanno. Francesca è terrorizzata dagli uragani, e sì che vacanze nei Caraibi ne abbiano fatte senza alcuna conseguenza, però quest’anno proprio non se ne parla.
Sembrava fatta per il coast to coast degli Stati Uniti ma a questo punto è intervenuta Catia per la quale fare una vacanza estiva senza bagnarsi in mare è pura bestemmia.
La lampadina si è accesa girando il mappamondo.
Ma scusate, c’è una zona del globo che, manco ci avesse fatto qualcosa di male, non l’abbiamo mai presa in considerazione: l’Estremo Oriente.
Le titubanze maggiori riguardavano innanzitutto il clima e il cibo. Ma come in tutti i posti sia l’uno che l’altro vanno analizzati a seconda del luogo esatto in cui vai, mai generalizzare.
E così è nata l’idea, poi realizzatasi, di andare in Thailandia.
Il bilancio di una vacanza va sempre fatto qualche mese dopo che è terminata ma sono certo che questa si collocherà nelle prime posizioni di gradimento.
Dal coinvolgente caos di Bangkok al relax degli straordinari paesaggi mariniIl nostro è stato un viaggio per così dire olimpionico perché partiamo l’8 agosto, giorno di inaugurazione dei Giochi di Beijing e torniamo il 24, esattamente la data di chiusura.
L’aeroporto è Fiumicino, l’aereo parte alle 18 e ci prendiamo tutto il tempo partendo da Firenze di mattina per gustarci al meglio la giornata con calma.
Verso l’ora di pranzo siamo nei pressi dell’aeroporto, conoscendoci, lungi da noi l’idea di farci un misero panino in attesa dell’imbarco, quindi via alla ricerca di un ristorante.
Entriamo nel paese di Fiumicino e appena vediamo il cartello: Ristorante Bastianelli dal 1929, ecco, quella è la nostra meta. E infatti ci facciamo una gran sgrifata di pesce condita da buon vino e grappini finali, tanto che quando usciamo, sotto un sole cuocente, satolli e un tantino alticci ci rimettiamo in macchina sbagliando strada più volte.
Tra risate e cori …che sappiamo solo noi arriviamo finalmente all’aeroporto.
Viaggiamo su un Boeing 777 della Emirates che immaginavo più comodo ma il problema dello spazio per le gambe evidentemente esiste anche con loro.
Dopo 5 ore di volo scalo a Dubai. Considerato il fuso orario sono le 1 di notte e il pilota ci comunica che ci sono 35°! E ce ne accorgiamo in pieno quando usciamo dall’aereo, una vera botta di caldo!
Fra due ore abbiamo la coincidenza per Bangkok e quindi siamo curiosi di vedere quello che molti considerano uno degli aeroporti più fantasmagorici del mondo.
In effetti lo è ma devo dire che anche il “Suvarnabuhmi” di Bangkok non è a di meno, anzi!
Il Dubai Airport è il noto scalo in cui fanno le famose lotterie dove in palio ci sono auto di lusso, infatti le vediamo posteggiate in bella mostra all’interno del terminal.
Notiamo che ci sono le moschee di preghiera distinte per uomini e donne, e che qualcuno di noi, non faccio nomi, l’aveva scambiata per i bagni ….
La cosa antipatica è che il terminal ha le sembianze di un ….dormitorio pubblico! Ebbene sì, centinaia di persone, non sto esagerando, sdraiate per terra a dormire, chi coperto, chi con guanciali, chi con il sacco a pelo, chi appoggiato al muro, la prima impressione era che alcuni di loro non fossero neanche viaggiatori, ma persone attirate dall’aria condizionata dell’aeroporto. Inoltre tutti dormivano per tutta la lunghezza del camminamento lasciando le sedie vuote ma ostruendo il passaggio a chi vi volesse sedere.
Il volo da Dubai a Bangkok dura altre 6 ore, arriviamo nella capitale tailandese a fine mattinata del 9 agosto.
Bangkok ci era stata raccontata, almeno in agosto, come una sorta di fornace irrespirabile per l’afa e lo smog, o in alternativa, sotto le piogge torrenziali del periodo.
Niente di tutto questo, temperatura sui 29° e non afoso, diciamo che siamo stati fortunati.
Ci viene puntualmente incontro il corrispondente del posto della Mappamondo il quale, durante il tragitto in pulmino per accompagnarci all’hotel, ci dà le prime informazioni sommarie sulla Thailandia.
Bangkok è una vera e propria metropoli, sfiora i 9 milioni di abitanti, enorme, caotica inquinata, piena di grattacieli fatti e in costruzione.
E pensare, ci diceva, che oggi è sabato, non è giorno lavorativo e martedì prossimo è festa nazionale, il compleanno della Regina, per cui molta gente farà il ponte e la città un po’ si svuota.
I Reali in Thailandia sono molto considerati e rispettati, le loro immagini sotto forma di cartelloni o anche foto d’annata, sono disseminate in tutta la città e sono raffigurati anche in tutte le banconote.
Il corrispondente ci racconta che il thailandese, dietro a un aspetto docile e servizievole, è un popolo fiero e orgoglioso della propria storia e delle proprie tradizioni.
La Thailandia infatti si vanta di non esser mai stata conquistata o colonizzata da nessuno e va molto fiera di questo, anche per la lingua. L’inglese, lingua internazionale, è ovvio che va imparato, ma mai diventerà come in altri paesi la lingua essenziale per vivere e per convivere con gli stranieri.
Effettivamente abbiamo notato che in paesi ben più sottosviluppati della Thailandia esprimersi in inglese (e capirlo) è stato molto più facile.
Finalmente arriviamo all’hotel, il Queen’s Imperial Park, nella zona residenziale, a est della città. Il Queen’s Imperial è una maestosa costruzione formata da due torri di 35 piani ciascuna, più di mille stanze, una città.
Noi siamo al 18° piano da cui possiamo ammirare dall’alto un grosso spaccato della metropoli.
E’ pomeriggio, la stanchezza comincia a farsi sentire, ma dopo una doccia e un’oretta di relax siamo già pronti per un primo assaggio di Bangkok.
Appena usciamo l’assalto dei tassisti è immediato ma decidiamo di percorrere a piedi la zona limitrofa. Il meteo ci assiste in quanto la temperatura non è esagerata, oseremmo dire che quasi si sta bene.
Ci immergiamo subito nella realtà thailandese, la cosa che subito colpisce è l’elevatissimo numero di centri massaggi, dai più umili (non sono altro che negozietti e il massaggio avviene praticamente in vetrina) a quelli più sofisticati.
Un languorino allo stomaco comincia a farsi sentire e ci mettiamo alla ricerca di un posto dove mangiare.
Alla fine troviamo un minuscolo localino con appena un tavolino per 4 sul marciapiede e decidiamo di iniziare la conoscenza della cucina thai.
Mentre siamo a sedere arriva subito l’assalto dei venditori ambulanti che offrono di tutto, dalla frutta fresca, a quella secca, noccioline, arachidi fino ad arrivare al venditore di orologi “taroccati”, Rolex, Panerai, Patek Philippe.
Sempre e comunque contrattare e i prezzi scendono vertiginosamente, va detto comunque che quanto meno i falsi sono contraffatti bene, molto meglio di quelli che vediamo sulle nostre spiagge, e guardando gli orologi e confrontandoli con i nostri, dobbiamo ammettere che sembrano veri, con 30/40 € ti prendi un Rolex ma abbiamo gentilmente salutato il venditore che iniziava a diventare un po’ troppo insistente.
Dunque proviamo subito il riso fritto (alla cinese) con pollo e pezzettini di frittata e i famosi noodles, la specialità thai. I noodles che possono essere cucinati in vari modi non sono altro che straccetti o spaghettini corti fatti con farina di riso e si mangiano in brodo, fritti, saltati in padella e possono rappresentare un accompagnamento al pollo, al maiale o ai gamberetti. Molto buoni.
Paghiamo il conto, 7 € a testa! e ce ne torniamo in albergo, stavolta si va a dormire.
La mattina dopo cerchiamo di alzarci a un’ora decente perché Bangkok, se uno la vuol girare, va vissuta al mattino, le ore pomeridiane di solito sono proibitive, anche se almeno per ora non sembra il nostro caso.
Chiamiamo un taxi tramite la reception e con 300 baht (ne occorrono 50 per fare un €) ci porta nella parte centrale di Bangkok, distante circa mezz’ora dal nostro albergo… e meno male che c’è poco traffico!
Caratteristica dei semafori è quella di disporre di un count down, un conto alla rovescia che ti dice quanti secondi mancano al verde o al rosso.
Il centro storico vero e proprio di Bangkok è quello che sta attorno al Wat Phra Kaeo, l’ex palazzo reale.
Proviamo a entrare ma ci dicono che essendo domenica mattina, fino alle 13 l’entrata è consentita solo ai thailandesi, o comunque a i buddisti in generale.
Che facciamo? Niente paura, siamo letteralmente assaltati dai guidatori di tuk tuk che ci offrono passaggi per visitare tutti i luoghi migliori. Impossibile dire di no.
I tuk tuk nelle città, perché altrove sono diversi, non sono altro che una sorta di Ape carrozzata per i turisti dove, oltre al guidatore (ma io lo definirei pilota….) possono alloggiare massimo tre passeggeri.
Ed è uno spettacolo! Questi sono pazzi scatenati che vanno a tutto gas, anche contro mano, clacson continuo, i semafori è come non esistessero, curve tipo Valentino Rossi a Misano. Il tutto nel traffico infernale di Bangkok sotto una cappa di smog che pensandoci bene a Firenze sembra di essere in alta montagna, infatti molti guidano con un bavaglio sulla bocca.
Ci portano prima a vedere il Buddha gigante una statua dorata alta una ventina di metri e un tempio davanti al quale c’era un monaco in piena funzione di preghiera.
E poi tante gabbiette piene di uccellini la cui funzione l’abbiamo capita subito: con un’offerta al Buddha, le gabbie vengono aperte e liberati gli uccellini: molto suggestivo.
Intanto i guidatori dei nostri due tuk tuk, dopo ogni monumento si fermavano davanti a un negozio di oreficeria e ci facevano scendere dicendo: “look, look”.
Dopo uno, due, tre negozi dove tra l’altro nell’ultimo, quasi per sfinimento, abbiamo anche acquistato, diciamo ai guidatori: “Ascoltate! Negozi basta, non ce ne frega più nulla!” ci hanno spiegato che hanno una provvigione sugli acquisti fatti dai turisti, provvigione che serve loro per pagarsi la benzina. La benzina in Thailandia costa circa 40 baht al litro (80 centesimi di €), circa la metà che in Italia ma pur sempre molto per loro.
Termina quindi la nostra avventura sul tuk tuk, siamo di nuovo in centro alla ricerca di un ristorante. Ecco che verso quest’ora inizia a evidenziarsi il clima che ha reso famosa Bangkok: il cielo si rannuvola, la temperatura aumenta e con questa l’afa e la cappa di smog.
Iniziamo la camminata lungo i marciapiedi super affollati ma capiamo che in Thailandia non c’è la cultura del mangiare come la intendiamo noi. Qui, a parte che la gente mangia a tutte le ore, si mangia per strada, in piedi o a sedere sul marciapiede. Miriadi di bancarelle, miscugli di odori (o malodori) che a noi, che non ci riteniamo degli schizzinosi, tolgono comunque la fame.
Camminiamo camminiamo camminiamo, mezz’ora, un’ora, sudati, non ne possiamo più, non si trova un posto a modo. Chiamiamo un altro tuk tuk e, disperati, gli chiediamo di accompagnarci presso un ristorante internazionale: “no problem no problem come with me”. Finalmente ci riposiamo, seppure nel traffico caotico e ci facciamo guidare da colui che ormai consideriamo il nostro salvatore.
E dopo strade, stradine, viali e piazze dove ci scarica? Davanti al Mac Donald! Ok ok pur di metterci a sedere al fresco va bene anche quello e così ci gustiamo il nostro pranzo …molto thailandese!
E’ l’ora di tornare al Palazzo Reale, il Wat Phra Kaeo.
Per accedervi bisogna avere gambe e spalle coperte comunque niente paura, chi non è organizzato come noi, prende l’occorrente all’entrata con una piccola cauzione che viene restituita all’uscita.
E così a me a Alessandro ci consegnano un paio di pantaloni lunghi, traspirazione zero, utilizzati da chissà quanti prima di noi ….una delizia. Ma soprattutto quando usciamo dagli spogliatoi notiamo due zingare, anzi no, sono Catia e Francesca: gonne lunghe tipo rom, scialle tipo nonna di Cappuccetto Rosso. Uno spasso! E via con le foto… da ricatto.
Il Wat Phra Kaeo, o ex Palazzo Reale o Grand Palace è una vera e propria cittadella delimitata dalle mura. Pensate all’interno ci sono oltre 100 edifici, più o meno sacri, in uno dei quali c’è il famoso e venerato Buddha di smeraldo (in realtà di giada).
La statuetta, alta appena una settantina di centimetri e protetta da una teca fa un po’ da contraltare all’abitudine thai di fare tutto gigantesco.
Terminata la visita, sudati e distrutti ma contenti ci beviamo una birra in un parco, sotto una leggera pioggerella e con un taxi ce ne ritorniamo in albergo.
E cosa fare per smaltire la stanchezza, ma signori, siamo in Thailandia la patria dei massaggi …..e che massaggio sia!
Ogni hotel che si rispetti ha la sua Spa ed il nostro non fa eccezione: fissiamo per le 18 tutti e quattro, “Massaggio thai completo”.
2.800 bath (56 €) il più caro della vacanza, ma il migliore se non altro per il contorno.
1 ora e mezzo di massaggio, saletta privata singola, pediluvio iniziale con fiori profumati, musica thailandese di sottofondo a bassissimo volume, lettino comodissimo con foro per la faccia quando ci si gira pancia in giù e vaso di fiori profumati davanti al viso. E poi il tocco lieve ma deciso delle mani della massaggiatrice, ogni centimetro del corpo perlustrato e rivitalizzato. Un’esperienza sublime!
La sera andiamo a cena al Vivavino, ristorante italiano davanti all’hotel, si mangia bene con meno di 20 € a testa. Il dopocena lo dedichiamo alla perlustrazione delle strade e stradine circostanti e capiamo subito cos’è Bangkok di notte: un insieme di locali e localini dove la prostituzione predomina, donne che ammiccano con fare provocante, noncuranti della presenza delle mogli.
Ci sarebbero molte cose ancora da vedere a Bangkok, vari templi, il Buddha disteso un’immensa statua lunga ben 46 metri e alta 15, e il mercato sull’acqua ma l’indomani è già tempo di ripartire alla volta di Samui.
A proposito qui in Thailandia siamo nell’anno 2551. Non è un modo di dire, in tutti i documenti non internazionali è segnato quest’anno, ad esempio il bollo sulle auto, le date di nascita sui tesserini di riconoscimento ecc.
La mattina di lunedì 11 agosto ci prelevano dall’hotel per portarci di nuovo all’aeroporto: terminal voli interni.
Voliamo con la Bangkok Airlines (molto comodo) e in neanche 1 ora atterriamo a Ko Samui.
L’aeroporto dell’isola è bellissimo, un salottino, aiuole curatissime, il terminal è una struttura in legno elegantissima con richiami a immagini tropicali. Persino i bagni stupiscono, pulitissimi, profumati con un enorme acquario a parete proprio davanti ….a dove si fa pipì. Davvero un benvenuto unico.
Posto nel nord dell’isola, l’aeroporto è vicino pochi chilometri da Chaweng, la zona turistica più battuta dell’isola. In un quarto d’ora di pulmino siamo già a destinazione presso la nostra nuova casa, il First Bungalow Beach Resort davanti alla spiaggia di Chaweng Noi, la parte sud di questa striscia di sabbia lunga oltre 6 km.
Abbandonato il cielo grigio di Bangkok ci ritroviamo nel clima ideale, cielo sereno e temperatura attorno ai 30°.
I nostri due bungalow sono direttamente sulla spiaggia a 20 metri dal mare ed è vi assicuro un bel vedere!
Prima nuotata nel bel mare e la sera a cena sulla sabbia al ristorante del Fair House Resort, qualche centinaio di metri da noi. Proviamo il pesce ed è subito una grande scelta. I camerieri ti portano di persona presso un banchino dove in mostra c’è sotto ghiaccio il pescato del giorno e tu scegli, aragosta (lobster), granchi (crabs), calamari (squids), mazzancolle (king prawns), e poi gamberetti (shrimps), red snapper e altri pesci del luogo. Una meraviglia, cucinato come chiediamo noi (solo alla griglia, senza salse che ti portano separatamente) veramente ottimo.
Il vino thailandese non è granchè quindi pasteggiamo a birra, la Singha o la Chang, molto buone. Il tutto a soli 19 € a testa compresi 4 bicchierini di Remy Martin d’importazione che da soli rappresentano quasi 1/3 del conto.
Da consigliare e infatti ci torneremo.
Martedì 12 ci svegliamo con un po’ di foschia, il sole va e viene e questo si rivelerà il giorno più brutto (o meglio, meno bello) dell’intera vacanza dal punto di vista meteorologico.
A proposito in Thailandia non servono adattatori elettrici, la corrente è a 220V come da noi e le prese sono compatibili con le nostre.
La giornata trascorre placidamente sulla spiaggia davanti ai nostri alloggi in un clima sereno e tranquillo, proprio ciò che cercavamo.
Ci sono sì italiani (non manchiamo proprio mai) ma ci sono turisti di molte altre nazionalità, nordeuropei, molti russi e anche qualche mediorientale.
Se proprio un appunto vogliamo farlo è che gli ombrelloni non sono di paglia, come uno si potrebbe immaginare in una località esotica come questa, ma assomigliano molto ai nostri, ed inoltre devo annotare la cattiva abitudine che c’è dovunque, e qui non fa eccezione, che la gente la mattina si sveglia, mette l’asciugamano sul lettino per occuparlo e poi se ne va bellamente a fare i suoi affari per tornarsene magari due ore dopo.
Oltre al fatto che proprio davanti ai nostri bungalow ci sono alcune palme da cocco che fanno una discreta ombra e la maggior parte della gente si piazza lì. Va be’ fossero questi i mali….
La sera facciamo la prima uscita in paese.
Prendiamo il tuk tuk che qui è diverso da Bangkok, è un furgoncino coperto ma aperto sui lati sul quale possono alloggiare fino a 10/12 persone. La tariffa è fissa: 50 baht a testa, che tu faccia 300 metri o 6 km è uguale.
Se la spiaggia di Chaweng è lunga appunto 6 km, per altrettanta lunghezza si snoda la strada interna, parallela al mare, che di fatto è il paese di Chaweng. 6 km ininterrotti di negozietti, bancarelle, ristoranti e poi tantissime farmacie, internet point, uffici cambi dell’ATM e naturalmente centri massaggi.
Tantissima gente, molto movimento, i negozi restano aperti fino alle 23/24 dopo si accende la notte di Samui che vi descriverò successivamente.
A cena ce ne andiamo in un ottimo ristorante italiano: La Taverna.
E’ gestito da un simpatico signore italianissimo, di origine veneta, che non più di un annetto fa ha rilevato il locale e in collaborazione con lo staff thailandese (ma che parla anche italiano) ha creato questo ristorante elegante, pulito in cui si mangia un’ottima pizza o degli spaghetti alle vongole, o addirittura un filetto di manzo tutto molto buono, con una spesa che non supera i 20 € grappini finali compresi (specifico sempre gli alcolici finali perché, per chi è astemio, sappia che il conto va alleggerito di circa 1/3).
Un consiglio per le telefonate in Italia: inutile dire che ovviamente le più care sono quelle effettuate con il proprio telefonino. In alternativa sono acquistabili le schede telefoniche a scalare utilizzabili nei numerosissimi telefoni pubblici disseminati un po’ dovunque oppure, ed è nettamente la migliore, la soluzione che abbiamo adottato noi.
Si acquista una SIM card per il cellulare della compagnia True o Orange e anche una ricarica ad esempio da 300 baht. Anteponendo lo 09 al numero, quindi 090039….numero si passa attraverso Skype, le telefonate costano pochissimo, ad esempio 60/80 €cent per 2-3 minuti di telefonata.
Stasera ce la possiamo prender comoda. Alessandro ed io, senza le mogli, abbiamo un appuntamento su internet alle 2 di notte: ma che pensate? Si tratta del preliminare di Champions League della Fiorentina che non potremmo perdere per nessuna cosa al mondo, non c’è stato modo di vederla in streaming ma almeno abbiamo assistito alla vittoria con una diretta testuale.
Nei due giorni seguenti ce ne stiamo buoni buoni nella nostra spiaggia davanti a casa.
In questi giorni il sole picchia forte, ci accorgiamo cosa vuol dire essere pochi gradi più su dell’Equatore. Soprattutto verso mezzogiorno il sole è praticamente allo zenit, in pratica l’ombra è sotto di noi. L’altro fenomeno tipico è il sole che sorge o tramonta velocissimo, nel giro di mezz’ora si passa dal giorno all’oscurità.
La sera del 13 andiamo a cena a Chaweng centro ma toppiamo nella scelta del ristorante: il BAAN SAMUI, pomposo nell’immagine ma la qualità del pesce non ci ha soddisfatti.
La sera del 14 invece torniamo a mangiare sulla spiaggia vicino al ristorante della prima sera, il CHARMING, anche qui non male ma il Fair House della prima sera rimane ancora in testa alla lista, comunque mangiare a piedi nudi in riva al mare sotto la luce della Luna è sempre e comunque una gran bella cosa.
La serata termina con uno splendido bagno di mezzanotte sotto una luna piena che illumina tutta la costa.
A proposito di luna piena sono famosissime ormai in tutto il mondo le notti di Ko Panghan, l’isola adiacente a Samui. Il Full Moon Party rappresenta un evento al quale partecipano giovani da tutto il mondo, in pratica è una mega festa, una sorta di rave party in spiaggia con musica rombante ad altissimo volume che si protrae fino all’alba, esistono anche escursioni ad hoc.
Siamo a Ferragosto, anche oggi è una splendida giornata, ormai non fa più notizia.
Oggi noleggiamo un’auto. Anche i prezzi del noleggio sono molto bassi, con 1.500 baht (30 €) te ne danno una per 24 ore. A noi tocca un Suzuki Vitara.
L’isola di Samui è molto piccola. Chaweng dove siamo noi si trova nella parte est, c’è una strada principale che costeggia tutta l’isola e che se uno vuole la gira tutta in una mattinata.
Il nostro itinerario di oggi prevede di arrivare dall’altra parte dell’isola per andare a vedere il tramonto sul mare.
In Thailandia si guida all’inglese, volante a destra guida a sinistra. Il fondo stradale a Samui è buono ma bisogna guidare concentrati perché ci sono moltissimi motorini che qui hanno anche l’abitudine di guidare contromano nella corsia d’emergenza.
Per la benzina ci sono i normali distributori, tipo aree di servizio, ma noi ci fermiamo da uno, anzi da una che penso facesse la benzinaia per hobby. Il sistema è quello che da noi cominciava già ad essere in disuso 20/25 anni fa quando gli allora quindicenni come me mettevano la miscela nel motorino. La benzina è in un barile al quale è collegata un’ampolla trasparente da 5 litri. Se uno vuole 15 litri, prima si svuota l’ampolla versandola nel serbatoio con una cannula tipo sistola, poi la benzinaia, pompando con una maniglia la riempie di nuovo attiggendo dal barile e così via. Pittoresco.
Un’altra particolarità è che sono in vendita un po’ dappertutto bottiglie di benzina da un litro, più che altro servono per i motorini. Penso che da noi sarebbe vietatissimo.
Sotto Chaweng inizia la spiaggia di LAMAI, è una zona meno turistica, con meno strutture ricettive, il mare è molto bello ma alcune spiagge sono poco praticabili.
Siamo curiosi di andare a vedere le famose rocce “Del nonno e della nonna”, pubblicizzate in tutte le guide. Si chiamano così perché ricordano un po’ gli organi genitali. Carino ma non imperdibile.
Continuiamo per la strada ed in certi tratti siamo attorniati da una vegetazione rigogliosa e lussureggiante tipica dei luoghi che se dice di piovere lo fa sul serio e in nemmeno mezz’ora ci ritroviamo dall’altra parte dell’isola, sulla spiaggia di TONG YANG.
Entriamo nel LIPA LOVELY RESORT per farci un bagno, infatti a Samui chiunque può accedere alle spiagge di tutti i resort (o quasi) e usufruire gratuitamente dei servizi: lettino, ombrellone se c’è, docce, bagni piscina ecc.
Questa è una zona isolata e tranquilla, la strada infatti finisce qui, ben lontana dalla frenesia di Chaweng. Ci tuffiamo in un’acqua caldissima e prendiamo un po’ di sole in spiaggia. All’ora di pranzo mangiamo del buon pesce al ristorante del resort chiamato Big John (500 baht a testa!).
Il pomeriggio lo passiamo nella piscina in attesa dell’ora del tramonto. Abbiamo anche assistito a un matrimonio, molto bella la scena degli sposi che escono dal mare in groppa a un elefante agghindato per l’occasione.
Finalmente è arrivata l’ora del tramonto, verso le 18,30. Quando il sole sullo sfondo diventa una palla arancione e si tuffa in mare tanta è la velocità con cui tramonta che guardandolo attentamente si percepisce proprio il movimento terrestre. Molto suggestivo.
A questo punto possiamo tornare alla base.
La sera si cena da Mamma Roma, altro ristorante italiano, buono ma non all’altezza della Taverna.
Sabato e Domenica li passiamo nella nostra spiaggia di casa. Il tempo ci assiste ancora e ci regala splendide giornate soleggiate e con un caldo sopportabile.
Vicino ai nostri bungalow c’è un barrettino / ristorantino dal quale non ci siamo mai andati, non so, non aveva l’apparenza di pulitissimo ma ci ha fatto compagnia per tutta la vacanza. La musica di Bob Marley, colonna sonora di tutte le sere fino a tardi quando giocavamo a carte sul terrazzino, la scimmiettina che di giorno giocava con chiunque le si avvicinasse ed il cane a cui piacevano solo quelli in costume da bagno e abbaiava a tutta la gente vestita. Sarà un ricordo che ci rimarrà impresso a lungo.
Il ristorante più chic della vacanza lo abbiamo provato sabato sera: il RED SNAPPER, molto elegante, piatti serviti impeccabilmente da camerieri molto professionali. Un ristorante che in Italia si avvicinerebbe a un centino a testa per come è strutturato, lì con 35 € ce la siamo cavata, è stata la spesa più alta per mangiare in Thailandia ….il che è da non credersi!
Lunedì 18 noleggiamo di nuovo l’auto, stesso prezzo, stavolta ci tocca una Honda Jazz. Il proposito è quello di girare l’altra metà dell’isola, venerdì puntammo verso sud e poi ovest, oggi verso nord e di nuovo ovest fino ad arrivare al capoluogo dell’isola, Nathon, che poi non è altro che 5/10 km a nord rispetto alla spiaggia di Tong Yang dove vedemmo il tramonto. Praticamente abbiamo fatto l’intero perimetro dell’isola.
La prima tappa è il Big Buddha nella parte nord di Samui.
I thailandesi prediligono le opere maestose e anche questa ne è una testimonianza.
Per andarci la strada è una sola, tra l’altro le indicazioni stradali a Samui sono ottime, impossibile perdersi, l’esatto contrario di quello che ci accadde l’anno scorso ad Antigua dove, o sei un veggente, o rischi di perderti a ogni bivio.
La statua, alta una ventina di metri, è posta sulla sommità di una scalinata altrettanto alta e rende questo monumento visibile a distanza. In basso è sorto un villaggetto con bancarelle di souvenir.
Una volta fatte le foto di rito ci rimettiamo in marcia verso il capoluogo. Durante il tragitto abbiamo di nuovo la conferma che il movimento dell’isola è soprattutto Chaweng, anche qui a nord come a sud e a ovest, il numero degli hotel è molto più ridotto e anche sulle spiagge ci sarebbe molto da lavorare.
Qui o bene bene o male male, quest’isola avrebbe ancora enormi potenzialità di espansione turistica, tutto sta alle scelte dei governanti, a parer mio se decidessero di realizzare una politica turistica anche nelle zone attualmente meno fornite, tra qualche anno a Samui …non ci si vive più.
Arriviamo a Nathon con la speranza di vedere un paesino caratteristico, il porticciolo, i negozietti di souvenir, le stradine pittoresche: niente di tutto questo. Nathon è il capoluogo dell’isola e maggiore porto dal quale salpano le navi per le isole vicine e per Surat Thani il capoluogo di provincia che sorge sulla terraferma, ma vive nel più completo degrado. Sporcizia, malodori, calcinacci, no, niente da fare, il tempo di scendere di macchina e osservare tutto ciò e siamo già sulla via del ritorno in cerca di un resort dove rifocillarci.
La scelta come già detto non è vasta in questa zona (siamo di nuovo nel nord dell’isola) ma alla fine ne troviamo uno che ci ispira: il SANTIBURI BEACH RESORT. All’entrata c’è la solita sbarra presidiata dal solito vigilante cordialissimo al quale chiediamo se possiamo entrare pur non essendo clienti, la risposta è naturalmente sì e imbocchiamo lo splendido vialetto alberato che ci porta al parcheggio davanti alla reception.
Stessa scena di sempre, gli inservienti si fanno subito in quattro per accoglierci, chiediamo del ristorante e uno di loro ci carica prontamente su una di quelle macchinine elettriche tipo campo da golf. Il resort è enorme, con bungalow di gran lusso attorniati da giardini curatissimi ed eccoci al ristorante con i tavolini che danno sulla spiaggia con vista sull’isola di Ko Panghan. Tutto molto elegante e idilliaco, anche gli uccellini sembrano risentire di questa atmosfera paradisiaca, tanto che per niente timorosi vengono a beccare il cibo direttamente dalle mani.
Mangiamo dell’ottimo pesce e visto il luogo ci prende subito la voglia di un bel massaggio di lusso, purtroppo la Spa è al completo e quindi deviamo verso la spiaggia per un bel bagno rigenerante. Ci appropriamo dei lettini disordinatamente sparsi nella spiaggia e ci adagiamo al sole. Purtroppo dopo neanche mezz’ora accade l’imprevisto. Arriva il responsabile della spiaggia che molto cortesemente ci dà il benservito. Lì possono starci solo i clienti. Evidentemente la regola che tutte le spiagge sono accessibili non vale per il Santiburi. Molto mestamente riprendiamo le nostre cose e, coda tra le gambe, battiamo in ritirata. Va be’ cose che succedono.
Comunque per curiosità al ritorno a casa sono andato su internet a vedere questo resort. Effettivamente è di gran lusso, forse è per questo che gli estranei non sono accettati, camere fino a 700 $ il giorno!
Ci rimettiamo in marcia sulla via del ritorno ma sai com’è quando a un bambino gli fai vedere le caramelle e poi gliele togli? La voglia di massaggio ormai ci era rimasta addosso, dovevamo trovarlo.
Torniamo verso il nostro hotel, lo oltrepassiamo, e dopo pochi chilometri vediamo il cartello: BAYVIEW RESORT & SPA. Via di corsa! Il resort, che è della Best Western, non è sul mare, c’è da percorrere una salita breve ma ripidissima per arrivarci.
Una volta dentro scopriamo la bellezza dell’hotel, un’ampia hall ci dà il benvenuto posizionata su uno splendido terrazzo panoramico che guarda tutta la costa di Chaweng. Una serie di piscine, una sopra l’altra, con il proprio angolo per l’idromassaggio, collegate tra loro da cascatelle. Una pace indescrivibile, nessun rumore proveniente dalla strada sottostante, pochi clienti, un paradiso.
Chiediamo per il massaggio ma per oggi è impossibile, niente paura, vorrà dire che lo fissiamo per domani almeno abbiamo una scusa per tornarci.
Vista l’esperienza precedente chiediamo anche se possiamo usufruire delle piscine, la risposta è naturalmente affermativa. E non è tutto, ci consegnano anche dei morbidissimi asciugamani. Occupiamo dei lettini imbottiti e ci tuffiamo in acqua: non c’è nessuno oltre noi. Sembra di stare in una di quelle ville hollywoodiane tutta per noi. Bellissimo.
Finita la scorpacciata di bagno ce ne torniamo in albergo già con il pensiero a domani.
A cena torniamo dal nostro amico alla Taverna, dove ci sono solo italiani a mangiare.
La Taverna si trova proprio all’inizio della zona hot di Chaweng e dopo cena decidiamo di farci un giro.
I locali sono tutti aperti e ben visibili all’interno. Sulla soglia grappoli di ragazze che ballando la musica assordante ammiccano con fare provocante attirandoti all’interno.
Vediamo di tutto, europei anzianotti da soli in cerca dell’avventura serale, ragazzi al banco che con una mano sorseggiano una birra e con l’altra stazionano sulle natiche delle thai di turno, ragazze in topless che ballano la lap dance davanti a ragazzi con la lingua di fuori.
Ci fermiamo in uno di questi locali per farci una birra, siamo in coppia ma per le ragazze del locale è un dettaglio indifferente, addirittura a un certo punto una fa degli eloquenti cenni verso di noi, verso gli uomini vorrete pensare, e invece no, aveva preso di mira mia moglie.
E’ il luogo della trasgressione assoluta, verso chi non ha importanza, l’importante è trasgredire.
Samui è così ma non del tutto. La via dei negozi e dei divertimenti è parallela al mare ma distante alcune centinaia di metri. Un lungomare come lo intendiamo noi non esiste, sul mare c’è tutta la sfilza dei resort, chi vuole stare tranquillo di giorno o sera sta qui, chi vuole il casino va all’interno.
La lingua è uno scoglio non di poco conto: nonostante l’alto afflusso di italiani, l’italiano non si parla assolutamente, neanche una parola, ci si arrangia con l’inglese ma il problema è la pronuncia prima di tutto nel farsi capire ma anche nel capirli. Quando un cameriere ti dice “kiss me the plate” volendo in realtà dire “give me” questo basti per capire!
La grande sorpresa come detto è la cucina. Sia quella thai ma anche la qualità del pesce e dei crostacei in particolare si è rivelata ottima. E poi la carne, certo presa nei posti giusti, è inutile chiedere un filetto in un ristorante thai anche se c’è sul menu, e così la pasta. Insomma, a Samui si mangia bene.
E soprattutto mi devo complimentare con i thailandesi (maschi) ….so che ora mi attirerò un po’ di nemici … a fronte di una razza maschile che penso non offra granchè di attraente, la maggior parte sono bassini e esilini, l’esatto contrario del maschio latino (sempre che questo sia lo stereotipo che piace alle donne e anche qui se ne può discutere), quella femminile è a parer mio la miglior razza asiatica, anche loro minute ma aggraziate e ben proporzionate oltre a un nonsochè di calma e dolcezza che piace agli uomini.
E’ martedì, oggi il cielo è velato ma ci importa relativamente, torniamo al Bayview per trascorrere la nostra giornata di pace in questo angolo di paradiso. Alle 17 facciamo il nostro solito massaggio sempre della durata di un’ora e mezzo che vi assicuro passa in un battibaleno.
Guardiamo le tariffe di questo hotel e scopriamo che le camere partono da soli 2.900 baht (58 €), ancora una volta è dimostrato che se uno parte con il solo biglietto aereo e si dà da fare sul posto, questa è la soluzione migliore.
La serata si conclude con la solita partita a carte sul terrazzino del nostro bungalow in riva al mare. Stanotte il cielo sembra promettere tempesta. La costa di Chaweng è rivolta verso il mare aperto, il Golfo di Thailandia, al di là del quale c’è la Cambogia.
E’ un continuo lampaggiare al largo, alcune volte si illumina letteralmente tutto l’orizzonte.
Invece l’indomani ci svegliamo con la solita bella giornata di sole. E dove andiamo? Ma alla nostra seconda casa naturalmente, al Bayview ormai ci conoscono tutti.
La sera mangiamo al Marco Polo, un altro ristorante italiano posizionato tra il Bayview ed il nostro First Bungalow. Anche qui buona cucina e spesa modica.
Gli spostamenti vengono fatti con taxi ma soprattutto con tuk tuk e c’è da dire che il servizio sull’isola è efficientissimo, i tempi di attesa rasentano lo zero. Non fai a tempo a uscire da un qualsiasi locale che subito te ne passa uno davanti.
Ci sono come detto anche moltissimi motorini sui quali viaggiano i locali (vederne 3 su un cinquantino è assolutamente normale) ma anche molti turisti.
Noi ci siamo fatti un po’ condizionare dall’avvertimento che ci dette il primo giorno Costanza, la corrispondente del tour operator e cioè che i motocicli non sono assicurati, con tutti i rischi che ne deriva, a differenza delle auto che sono completamente coperte.
E’ per questo che giovedì 21 intendiamo fare un ultimo giro all’interno dell’isola e noleggiamo una HONDA CRV, sempre a 1.500 baht. La destinazione sono le tanto decantate cascate che si trovano nell’interno a una decina di chilometri dalla spiaggia di Lamai.
Siamo attirati anche dal laghetto balneabile che a detta di tutte le guide sorge alla loro base. Arrivati in cima bisogna lasciare l’auto per proseguire a piedi.
E qui la cosa ci trova leggermente impreparati, c’è da fare un breve ma impegnativo percorso di trekking e non siamo propriamente preparati, chi è in ciabatte, chi come Catia addirittura con gli zoccoli alti.
Il percorso di per sé sarebbe bellissimo ma andando scalzi o scivolando di continuo non è che ce lo siamo goduto tanto. Siamo nel bel mezzo della foresta pluviale e il percorso consiste in una discesa molto ripida, con una corda tesa sul bordo del viottolo per aiutarsi e una risalita altrettanto ripida.
E le cascate? Eccole ci dice uno. Ma come, il salto di 18 metri, il laghetto.
Le …cascate in questo periodo non sono altro che un misero rigagnolino appena percettibile che cade in mezzo ai massi, fa quasi tenerezza.
E il laghetto, bè ora non è più che una pozza che se ci entri dentro a malapena ti bagni le caviglie.
Non sappiamo se inveire o sbellicarsi dal ridere, il fatto è che, dopo questa ….stupenda esperienza, sudati fradici, dobbiamo rifare il percorso di rientro.
Torniamo all’auto che siamo letteralmente zuppi di sudore e disidratati. Va bè, è un’esperienza anche questa, se non fossimo venuti ci sarebbe rimasto il dubbio.
Sulla via del ritorno notiamo il cartello “Trekking sugli elefanti” e decidiamo di andare. L’esperienza che andremo a fare si rivelerà una delle più simpatiche di tutta la vacanza.
Appena entrati già da lontano vediamo i bestioni “parcheggiati” in un recinto. La tariffa è 600 baht a testa per una passeggiata di mezz’ora.
Ce ne sono quattro, un maschio enorme di 44 anni che altro non poteva chiamarsi se non Jumbo, una femmina di 32, Linda e altre due femmine dai nomi impronunciabili.
Per far salire i turisti (perché loro salgono con la proboscide!) hanno costruito un palco in legno, si salgono le scale e l’elefante è già lì pronto per accoglierci. A me e Catia tocca Linda e ci accomodiamo sul panchettino in groppa. Dopo qualche minuto l’addestratore scende, si fa consegnare la macchina fotografica per immortalarci durante il cammino e a me propone di prendere il suo posto alla guida del pachiderma.
E’ un’esperienza divertentissima, essere sopra a un bestione pesante qualche tonnellata ma dolcissima e docilissima. Sono a sedere praticamente sul collo dell’animale con le orecchione che sventolano per il caldo solleticandomi le gambe.
La accarezzo e noto che la pelle non è né ruvida né dura e soprattutto nessun puzzo come uno potrebbe credere, io gli elefanti li avevo visti da vicino solamente al circo e avevo questo pregiudizio.
Verrebbe d’istinto pensare che questi animali starebbero meglio liberi nelle foreste ma questi danno proprio l’idea di star bene, di essere trattati bene e di essere puliti.
Insomma fanno quasi tenerezza e poi l’elefante è uno degli animali più intelligenti in natura e segue parola per parola quello che gli viene comandato dall’addestratore.
Al termine della camminata c’è infine il meritato premio, il cibo. Ci consegnano un casco di bananine e qualche pezzo di bambù, siamo noi stessi a darglieli, mettendo il cibo in cima alla proboscide e osservando Linda che se lo porta alla bocca tutta contenta.
La sera torniamo a Chaweng centro e ceniamo al RICE un altro ristorante italiano molto rinomato. In effetti si mangia bene e si spende come al solito poco ma secondo me il locale, messo a Samui, è un po’ fuori posto.
Lo vedrei bene, che ne so, nella zona uffici di una nostra città dove la sera si ritrovano gli impiegati per un apericena. E’ senza dubbio elegante, fin troppo, look tecnologico, ordinazioni computerizzate, insomma un po’ freddino.
Anche qui alcuni camerieri effemminati. Ecco, questo è un tema sul quale abbiamo disquisito spesso tra noi durante la permanenza in Thailandia.
Qua ci sono molti trans e molti giovani che, dal modo di abbigliarsi e comportarsi, sembrano sulla strada per diventarlo. Tuttora non abbiamo capito se è proprio così oppure è un look che va particolarmente di moda in questo momento in Thailandia.
Comunque sia questa rappresenta un’ennesima contraddizione in un paese conservatore che da una parte è fin troppo legato alle sue tradizioni e dall’altra è assolutamente aperto ai cambiamenti globali come in questo caso.
A conferma di quanto detto ricordo di aver letto prima di partire un articolo in cui si dice che in alcune scuole thailandesi (primo paese al mondo) si stanno costruendo bagni distinti per maschi, femmine e …..via di mezzo.
Venerdì 22 andiamo per l’ultima volta al Bayview e la sera torniamo a cena in spiaggia da noi al Fair House, una misera pioggerella durata pochi minuti quasi per dirci, ragazzi la vacanza sta terminando.
Il sabato, l’ultimo giorno, lo trascorriamo in piscina, visto che le camere come al solito vanno lasciate libere alle 12 e l’aereo ce l’abbiamo in serata.
Salutiamo Lolly, la simpatica ragazzona che ci ha rifatto le camere per tutto il periodo e le lasciamo in eredità il materassino gonfiabile, la macchinina, come lo chiamavano Catia e Francesca nelle loro escursioni balneari.
E così si conclude la vacanza, con un viaggio di ritorno lunghissimo, tre aerei, due scali, durato praticamente 24 ore.
La Thailandia ci ha regalato due settimane di serenità, abbiamo conosciuto gente nuova sorridente e ospitale, una nuova cucina, lieta sorpresa, e un clima ideale per una vacanza di mare.
….kob kun krab Thailand …

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