Zanzibar: mare e atmosfera coloniale

in viaggio con Brunella in Tanzania

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Zanzibar: mare e atmosfera coloniale

Anche quest’inverno siamo riusciti a ritagliarci il nostro pezzetto di tropico, anzi di equatore!
Assieme a due coppie di amici abbiamo infatti prenotato una settimana a Kiwengwa, presso La Villa Beach, con il tour operator Maxitravel di Roma.
La scelta era stata attentamente ponderata, valutando quanto letto nei numerosi diari e forum che si trovano in internet su questa destinazione. Zanzibar infatti ha subito negli ultimi anni un incremento esponenziale nelle presenze di nostri connazionali.
Costo approx in due: €2500 per il pacchetto p.c. (Maxitravel) + 400 spesi sul posto
Febbraio-marzo 2006; 9 giorni/7 notti.La classica vacanza per staccare un po' dalla vita di cittàPurtroppo il tempo è stato variabile e abbiamo anche avuto un intero giorno di pioggia (sembrava ci fosse un ciclone su Mauritius che influenzava anche la nostra zona). Di solito le grandi piogge arrivano ad aprile: nella prima settimana di marzo pensavamo di trovare un po’ più di sole, ma è andata bene lo stesso! Era comunque caldo umido, e su sei persone un paio sono stati punti da zanzare (a Stone Town di pomeriggio e di sera al resort dopo un acquazzone): quindi non sempre la profilassi comportamentale (gambe e braccia coperte) e l’Autan sono sufficienti!
Tra noi c’era chi aveva fatto la profilassi con farmaci (Doxiciclina-Bassado), per interromperla poi prima del tempo, e chi no. A distanza di un paio di mesi nessuno ha sviluppato nulla, però non si è mai tranquilli!
Chi dovesse valutare cosa fare per un prossimo viaggio, consideri bene il periodo e si faccia consigliare in merito dal proprio ufficio di igiene e profilassi.La località
Kiwengwa, posta sulla costa orientale, è la più grande spiaggia di Zanzibar su cui sorgono innumerevoli resort, prevalentemente a gestione italiana. Ogni struttura ha una parte di spiaggia attrezzata con lettini e presidiata da Masai (reali o solo abbigliati, non saprei dire). Oltre la parte privata si estende la parte “pubblica” che si allarga a dismisura con la bassa marea, ed è frequentata da turisti e locali in egual misura: bambini che vanno e vengono da scuola, a piedi o in bicicletta, venditori di souvenir, pescatori che si offrono di accompagnarti alla barriera (con barca o anche solo a piedi), insomma un misto di varia umanità in cui ci si “tuffa” volentieri.
Le persone sono cordiali e non troppo insistenti, o almeno questa è stata la nostra impressione.
Direi che il fascino di Zanzibar è racchiuso in questa spiaggia e nella sua gente! Il colpo d’occhio che si ha con la bassa marea – la spiaggia infinita con le colorazioni più incredibili – compensa la scomodità di dover aspettare l’alta marea per poter fare una nuotata (di solito il pomeriggio).
Durante la bassa marea si può raggiungere a piedi la barriera, distante circa 800 mt, con opportune protezioni (scarpette di gomma o sandali in plastica) per evitare i numerosi ricci: si vedono grandi stelle marine, rosse o blu, e qualche corallo isolato. In alternativa, per evitare la camminata di un’oretta con l’acqua a mezza gamba o poco più, ci si può far portare da qualche barca: considerate però che non è molto comodo fare snorkeling fuori dalla barriera di Kiwengwa, perché le onde vi si infrangono con una certa intensità.
Per trovare il mare cristallino e calmo – tipo Maldive - vi consiglio invece di fare almeno qualcuna delle escursioni per mare, vedi sotto.

Escursioni
In spiaggia si incontrano i cosiddetti beach-boys che offrono escursioni analoghe a quelle organizzate dai villaggi, a prezzi ridotti (circa un terzo): noi abbiamo trattato con Shafi Said detto “Re Leone” che bazzica nel tratto di spiaggia a sinistra rispetto al Villa Beach. Gli abbiamo detto che era citato in diversi diari su internet, anzi gli abbiamo lasciato volentieri le stampe di quelli più significativi (chi lo volesse contattare: Shafi Said-Re Leone c/o Khamis Haji, P.O.Box 153, telef. +255 77 3168759).
Serio e affidabile nell’organizzazione, Shafi ci ha accompagnato nelle seguenti escursioni:
Stone town e tour delle spezie (solo il nostro gruppo, mezza giornata, us$ 15/cad.): l’arcipelago produce ancora chiodi di garofano, pepe nero, cardamomo, cannella, noce moscata, frutto dell’albero del pane, jackfruit, vaniglia e lemongrass: passerete in rassegna tutte queste piante (e altre che non ricordo) in una sorta di quiz “indovina il profumo”. Stone Town invece è un posto seducente dove trascorrere un languido pomeriggio: vagando per gli stretti vicoli rimarrete a bocca aperta di fronte alla sua straordinaria architettura che fonde influenze arabe, indiane, europee e africane, e alla varietà dei suoi mercati.
Safari Blu (noi sei + altri 4 ospiti, giornata intera, us$ 35/cad): ci dirigiamo a sud-ovest, verso la Menai Bay, che è un’area di riproduzione delle tartarughe marine, ed ha numerose barriere coralline e dense foreste di mangrovie. Dal porto di Fumba raggiungiamo in barca una secca isolata per fare snorkeling, poi sull’isola di Kwale ci aspetta un ricco barbecue con pesce, aragoste e cicale di mare. Purtroppo la secca è rimasta isolata per poco – le destinazioni sono le stesse anche per i gruppi provenienti dai resort più grandi: dopo di noi sono arrivate 5 o 6 barche con almeno altre 100 persone. La scena si è ripetuta sull’isola in cui si è svolto il barbecue, dove i beach boys hanno a disposizione proprie griglie e tavoli in piccole capanne, mentre i gruppi dei grandi resort hanno addirittura tavolate da 30-40 persone; qui abbiamo mangiato velocemente e siamo ritornati sulla secca finalmente deserta.
Snorkeling all’isola di Mnemba (solo il nostro gruppo, mezza giornata, us$ 25/cad.): arriviamo a Matembwe con un pulmino, attraversando tortuose strade interne, poi prendiamo una barca fino all’isola di fronte dove sorge un esclusivo resort – infatti non si può scendere a terra. Abbiamo fatto uno snorkeling stupendo, ci siamo goduti veramente la mattinata… abbiamo anche visto un gruppo di delfini e i nostri mariti si sono tuffati per cercare di nuotare con loro, con scarsi risultati, nel senso che i delfini sono comunque filati via: noi con la barca li abbiamo seguiti per un po’, poi siamo ritornati indietro per prendere a bordo le nostre metà.

Siamo riusciti ad effettuare le escursioni nelle giornate di tempo migliore. Il safari blu è stato rimandato al giorno successivo, causa maltempo: dopo 10 minuti che eravamo partiti col pulmino, hanno telefonato dalla baia di Menai avvisando che il mare era troppo agitato per la traversata; ciò denota la serietà di Shafi e dei suoi collaboratori (tutti dotati di cellulare!). Bisogna ammettere che le barche utilizzate non sono un granchè, quindi è bene andare solo con mare tranquillo.

Altre mete, da noi non considerate per mancanza di tempo, possono comunque risultare interessanti:
* spiaggia di Paje sulla costa orientale, gita in jeep
* spiaggia di Nungwi, a nord, l’unica non soggetta alle maree
* baia di Kizimkazi, con avvistamento di delfini molto probabile, abbinato alla foresta di Jozani, dove si trovano le caratteristiche scimmie rosse Red Colobus.

Considerazioni finali: la vacanza è andata molto bene, grazie al fatto di essere un gruppo già affiatato, di aver soggiornato in un villaggio tranquillo e raccolto, e di avere avuto la possibilità di personalizzare un poco le escursioni.
Rispetto a quanto letto nei numerosi diari già apparsi su internet voglio sottolineare i seguenti aspetti:
Aeroporto = vero delirio: la disorganizzazione è assoluta, ci sono file interminabili per visti, timbri, ritiro bagagli, con un dispendio di tempo, fatica e danaro che non ha eguali. Considerato il costo del visto da pagare all’arrivo (us$ 50), la tassa di uscita (us$15 + 8 per il bagaglio) e le mance che vengono richieste da chiunque si trovi nell’area areoportuale (personale abilitato e non), viene voglia di mandare tutti a quel paese! Ma poi ci si ricorda che si è in vacanza, si tira dritto davanti a chi ti chiede un dollaro o un euro, altrimenti ti apre la valigia… e pian piano si arriva al pullman che porta al proprio villaggio.
Il profumo di spezie non sempre compensa quello che vedono gli occhi, cioè la sporcizia nelle strade e nei cortili delle case. Interpellati al riguardo i nostri interlocutori dicevano che il problema sono i loro governanti, tutti corrotti: da noi però si dice “aiutati che Dio ti aiuta!”
Si spera che un turismo responsabile possa portare un po’ di benessere a questo Paese e possa far crescere nei zanzibarini la consapevolezza di dover preservare il proprio ambiente naturale.
Noi avevamo fatto una vacanza a Malindi anni fa, e devo dire che fare un confronto fra i due paesi è difficile: le spiagge probabilmente sono più spettacolari a Zanzibar, ma d’altro canto dalla costa del Kenia è molto facile organizzare un safari di 2 gg./1 notte al vicino parco Tsavo Est, mentre a Zanzibar diventerebbe tutto molto più costoso (i parchi della Tanzania sono distanti e raggiungibili solo in aereo).
La presenza dei turisti italiani è veramente massiccia e sta condizionando Kiwengwa: passeggiando per la spiaggia non si sente che parlare italiano, l’eco dell’animazione da un villaggio o da quello seguente si spegne solo quando ci si distanzia un pochino.
Penso che se dovessimo tornare a Zanzibar con più tempo a disposizione opteremmo per una settimana nella Tanzania continentale in giro per parchi abbinata a una settimana a Nungwi, dove ci sono alberghi e ristoranti di vario livello.

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