Una settimana a Zanzibar

in viaggio con Marco Negro in Tanzania

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Una settimana a Zanzibar

Una vacanza africana all'insegna del relaxDopo un agosto passato a Torino finalmente il 31 si parte… la meta Zanzibar.
Siamo partiti (Marco e Claudia) con il volo PE6069 della Volare Air lines, partenza da Milano Malpensa con scalo a Roma Fiumicino direzione Zanzibar.
Per fortuna Il volo è andato bene, atterraggio a destinazione verso le 11,30 ora locale (+ 1 rispetto all’Italia)
Sorvolando la città si può ammirare uno scenario incredibile, palme da cocco, piante da frutto, baracche e case di cemento con i tetti in metallo tutte costruite senza un ordine logico sparse a caso sul territorio.
L’aeroporto (se così lo vogliamo chiamare ) è molto piccolo e sottodimensionato per la mole di turisti che transitano da lì, ma forse avevamo ancora negli occhi Milano Malpensa.
Come già sapevamo, dai racconti precedentemente scritti dai visitatori del sito Turisti per caso ,il ritiro dei bagagli è stata una vera avventura, i carrelli con le valigie che da noi sono normalmente trainati da vetture apposite lì sono spinti dagli inservienti dell’aeroporto e portati una alla volta sul "nastro" trasportatore che non è altro che un banchetto lungo non più di 7-8 metri e che dovrebbe contenere i bagagli di circa 400 persone!
Potete dunque immaginare che scenario, che ressa spaventosa davanti a questo bancone, e come se non bastasse, ad accoglierci c’era un sole stupendo ma un'umidità impressionante.
Una volta riusciti a recuperare i bagagli si passa per un altro bancone lungo la metà del precedente dove sono appostati tre uomini che minacciano di aprire le valigie e sistematicamente lo fanno se non cedi all’insistenza degli addetti che ti chiedono 5 euro o 5 dollari per poter passare la "Dogana" indenni, tenendo conto che già ne avevamo lasciati 20$ a testa per il visto di entrata.
Qua a Zanzibar la corruzione è molto presente ed in parte tollerata, i dollari o euro che chiedono devono esser dati in modo un po’ discreto perché ogni tanto, solo per far scena però, ti prendono da parte e ti urlano in Swahili qualcosa, immagini cosa ma comunque non ti fanno nulla.
Una volta fuori devi riuscire ad arrivare al cartello del tuo villaggio/tour operator, noi siamo stati ospiti del villaggio Veraclub di Zanzibar sulla costa di Kiwengwa situata a nord est rispetto alla capitale.
Mi permetto di darvi un consiglio e vi raccomando questo villaggio se volete godervi una struttura perfettamente inserita nella vegetazione locale e dalla gestione direi quasi familiare.
Vorremmo ringraziare tutti i ragazzi del Veraclub che fanno un grande sforzo per farci passare una o due settimane (i più fortunati) in maniera perfetta in questo angolo di paradiso.
Sono dunque d’obbligo i saluti: un grosso Ciao Ragazzi, Bravi Ragazzi, Complimenti Ragazzi e Jambo Rafiki a:
Giovanna (resp. boutique,la prima persona del Veraclub che abbiamo conosciuto e che nel tragitto dall’aeroporto al villaggio ci ha spiegato un po’ di cose e l’abbiamo tempestata di domande, senza dubbio un esperta di parei);
Sara (la "punta di diamante", organizza i viaggi e le escursioni… sa praticamente tutto e parla più veloce di una telescrivente!);
Stewart (mitico, il bello del villaggio, velista ed ottimo cabarettista. Le otturazioni come sono andate?
Madu (A bbelllo! zanzibarino molto vanitoso, ogni occasione è buona per stare a petto nudo, comunque un grande!
Nino ( detto anche "Santuzza" per una sua performance, zanzibarino anche lui, un uomo un mito, è fortissimo, si appende a muri e pali neanche Spiderman2, oltre ad esser l’esperto del tiro con l’arco del villaggio);
Muini (zanzibarino DOC anche lui, è la guida di quasi tutte le escursioni, a Novembre dovrebbe diventare papà. Tanti Auguri anche per il tuo matrimonio);
Sonia (capo animazione, è tornata a Zanzibar con noi, anche lei rientrata per problemi personali, molto brava, simpatica e preparatissima, firulì, firulà).
Eleonora (un uragano di energia e simpatia, il capo sport del villaggio, insieme a Madu ci ha fatto ribaltare con la canoa nella gara che abbiamo fatto con il villaggio Ventaclub, sei comunque perdonata perché almeno voi avete vinto,un bacione, sei grande!);
Valerio (tutto ciò che si illumina o suona in villaggio è per merito suo, anche se si vede poco si sente,ciao bbello!)
Ed in fine Franz, il capo villaggio, solo per lo spettacolo finale che ha scritto meriterebbe un premio, sempre presente, per qualsiasi cosa chiedete pure a lui, è, come tutti del resto, molto disponibile.
Infine, ma non sono di certo gli ultimi, tutti coloro che ci hanno permesso un soggiorno bellissimo al Veraclub, a partire da Montagna, tutti i ragazzi della reception, del bar, del ristorante, i giardinieri, le donne delle pulizie e gli addetti alla spiaggia, tutte persone fantastiche, sempre col sorriso sulla bocca, disponibilissimi. Un Jambo Rafiki a tutti voi.
Iniziamo con la vacanza.
Partiamo con dei pullmini a 28 posti con gli ammortizzatori un po’ sfondati, ma visto le strade che ci sono è anche comprensibile.
Appena partiti notiamo subito la guida a destra, come gli inglesi, che ti tiene stranamente incollato al vetro per capire dove si sta andando, c’è un via vai un po’ caotico ai nostri occhi ma è il loro ordine, tutti si avvisano con clacson e fari ma nessuno si sposta se ci sono bici o pedoni.
Ci si rende subito conto che siamo in una realtà molto diversa dalla nostra; dopo qualche chilometro, non molti per la verità, si esce dal centro abitato e la strada, asfaltata solo per un veicolo e mezzo, serpeggia verso nord est in uno scenario difficilmente descrivibile: ci sono alcune abitazioni in costruzione senza tetto ed in blocchi di cemento e case di fango, ebbene sì di fango, hanno i tetti in makuti (foglie di palma da cocco intrecciate che ogni due tre anni vanno sostituite) e non sono più grandi di 8-10 mq, sufficienti se consideriamo il fatto che non hanno la corrente, l’acqua, cucina etc, lo spazio coperto a loro serve solo per dormire.
Ogni tanto si incontrano lungo la strada case con la corrente, qualcuno anche con la parabola sul tetto (e lì le parabole si notano perché sono praticamente orizzontali, quasi a raccogliere l’acqua piovana), ed il contrasto è davvero forte, e non molto distante, se non a fianco, persone che non hanno nulla.
Fortunatamente sull’isola nessuno muore di fame, tant’ è che il vero nome dell’isola è Unguja che significa "isola dell’abbondanza", ci sono alberi da frutto a perdita d’occhio, mango, papaia, cocco,banane e moltissimi altri che vi elencherò; non ha caso il detto zanzibarino è: "non è povero chi non ha nulla, ma chi non si accontenta".
Dopo circa 40-45 minuti di sobbalzi sul pullman e due dritte su usi e costumi locali con Giovanna siamo finalmente giunti al villaggio.
Bello, molto bello, ci hanno accolto con un cocco (è incredibile vedere e gustare un cocco con tutta la parte esterna che noi non vediamo e pieno, anzi strapieno di nettare all’interno).
Dopo pranzo ci siamo diretti al nostro bungalow/alloggio, purtroppo situato in Montagna e precisamente la numero 40 "la zebra", tutto in ordine, pulito ed un lettino (un po’ piccolo per i più alti di 1.75, ma non preoccupatevi chiedete a Madu e vi dirà che sono così perché a Zanzibar si dorme ad X (ics); sbrigati i bagagli era d’obbligo il costume e corsa al mare.
Qui l’effetto delle maree è impressionante, difficile da spiegare, in sei ore il mare se ne va ad una distanza di circa un km più o meno e poi ritorna quasi fino ai lettini del villaggio (questa escursione è la massima e la si può notare nel periodo di luna piena, quando c’è luna nuova l’escursione è minima ma comunque significativa); la mattina il sole è accecante sull’orizzonte, qui il sole è on/off, arriva subito e se ne va altrettanto velocemente sull’orizzonte; purtroppo le giornate non sono lunghissime, il sole tramonta verso le 18/18:30.
Come ogni mattina colazione con vista spiaggia, una spiaggia che sembra borotalco o farina 00 fate voi, di un soffice indescrivibile, l’unico problema sono i ricci che a qualche decina di metri dalla riva si nascondono sulla sabbia e puntualmente puniscono gli sprovveduti, io naturalmente ci sono cascato ma le spine, ben tre, le ho prese sui polpastrelli; naturalmente Hakuna Matata, subito è arrivata la papaia, con il suo latte magico, te ne versano un po’ sulle spine, attendi qualche minuto e via i pori si dilatano e quasi magicamente posso essere estratte.
Appena ti riversi sulla spiaggia (libera) vieni accerchiato da una marea di folla, donne che ti offrono massaggi o tatuaggi, ragazzi che ti offrono droghe (ricordo che anche lì è vietato) e i famosi beach boys che ti offrono escursioni quasi uguali a quelle che organizzano i villaggi presenti sulla costa con un leggero risparmio: chi si è mosso sull’isola con loro si è trovato molto bene quindi potete affidarvi tranquillamente a loro se preferite.
Proprio di fronte al Veraclub troverete sicuramente "Tartaruga" un beach boy preparatissimo, gira con un book fotografico che illustra le sue escursioni ed i prezzi, con lui potete fare tranquillamente la cena sulla spiaggia, vi porta a circa un chilometro a destra del villaggio in direzione sud e mangerete aragoste a sazietà e svariati tipi di pesce per soli 20$.
Noi le escursioni abbiamo preferito farle con il villaggio per il semplice fatto che questi ragazzi vengono dal Kenya a fare la stagione turistica qua a Zanzibar da luglio a marzo, ma non essendo autorizzati non pagano alcuna tassa/contributo allo stato zanzibarino e se avete visto in che condizioni vivono le persone ed i servizi essenziali che non ci sono magari ci pensate due volte a non dare un contributo allo stato sperando che utilizzi al meglio tali introiti.
Soltanto questi ragazzi sono un po’ stressanti, la gente del posto invece è sulle sue, ti salutano volentieri, un Jambo.mambo non si rifiuta a nessuno, mentre i "venditori" sulla spiaggia ti chiamano nelle loro botteghe dai nomi più strani e copiati, ad esempio: Giorgio Arman, La Rinascente sei tu, La Standa e moltissimi altri; passeggi tranquillamente sulla spiaggia e ti chiamano invitandoti con un "solo guardare" dicono, ti chiedono il nome, di che villaggio sei, sanno quando parti e quando ci sono le escursioni, e soprattutto ti "memorizzano", se ripassi per gli acquisti ti chiamano per nome, ti riconoscono e ti fanno più sconto se gli avevi promesso di tornare.
Le trattative sono davvero estenuanti, ma se sei tenace porti a casa degli i oggetti, per noi tutti bellissimi, ad un prezzo per noi decente e per loro decisamente buono, in fondo noi siamo in vacanza! Vi consiglio di comprare anche solo un oggettino per bancarella / negozio, così li farete felici tutti e vi ricambieranno con sorrisi e strette di mano.
Finalmente siamo giunti alla nostra prima escursione, il Jeep Safari, partenza ore 140 di giovedì 2/9/2004, tutti sulle jeep e partenza con Muini per il villaggio dove preparano e lavorano il cocco; qui su consiglio di altri viaggiatori che avevano scritto sul sito di Turisti per caso abbiamo portato penne quaderni, magliette e cappellini, i bambini sono veramente bisognosi di queste cose così semplici e scontate per noi, molto ma molto indisciplinati però nel ricevere questi doni, si "scannano" per arrivare alle tue mani, ti si arrampicano addosso per arrivare più in alto degli altri e riuscire a prendere più cose per loro preziosissime.
Qui abbiamo visitato una loro casa, come vi dicevo in precedenza hanno capanne di fango, struttura in legno e mattoncini di fango incastrati in mezzo. Con sorpresa ho notato che i loro letti sono uguali ai nostri "lettini" in villaggio, struttura in mangrovia e corde di cocco (niente a che vedere con quelli in plastica i qualche villaggio vicino a noi). Dopo esser stati assaliti dai bimbi, aver visitato una loro casa ed aver assaggiato il cocco aperto sul momento siamo partiti alla volta di un villaggio dove vivono gli intagliatori dei portali zanzibarini.
A Zanzibar erano molto usati dai potenti e ricchi dei grossi e spettacolari portali simbolo ovviamente di potere; da un po’ di tempo in questo villaggio (così ci diceva Muini) arrivano nuove commesse da parte di nuovi hotel o villaggi: sono veramente fenomenali, dovreste vederli, non si trovano più artigiani così, hanno un tornio che non è altro che una bicicletta modificata, un uomo pedala e l’altro lavora il legno con gli utensili, piallano perfettamente a mano ed intarsiano con un'arte ed una precisione impressionante, quei portali non hanno prezzo.
Lasciato il villaggio è stata ora di dirigerci nell’ultima foresta tropicale presente sull’isola, l’unica che rappresenta lo stato originale della flora prima che fosse stata modificata in favore dei numerosissimi alberi da frutto, prima fra tutti la palma da cocco; arriviamo al parco che aveva già chiuso, facciamo un giretto veloce nella foresta e poi ci dirigiamo più vicino al mare dove le scimmie “Red Columbus” (scimmie endemiche dal pelo rosso sulla schiena, soltanto quattro dita e divorano ogni piccolo germoglio di alcuni alberi di cui sono golosi, non mangiano frutta e sono tranquillissime) si lasciano avvicinare ma non si fanno toccare, pensate che abbiamo pure assistito ad un loro fulmineo accoppiamento (non più di due secondi)!
Una veloce visita al parco delle mangrovie, una passerella in mezzo alla palude con le piante, purtroppo c’era stata l’alta marea e la passerella a tratti era impraticabile e non si è potuto visitare bene. Al rientro il nostro primo tramonto dato che sulla spiaggia di Kiwengwa si può solo ammirare l’alba, anche se il cielo a quell’ora è quasi sempre pieno di nuvole all’orizzonte.
Ogni pasto era un'apoteosi di piatti di pesce di tutti i tipi, si mangia davvero bene a Zanzibar, i cuochi ci mettono il massimo dell’impegno e si nota, veramente tutto ottimo anche il servizio dei camerieri gentilissimi con a capo il mitico Montagna con cui siamo andati a ballare la sera seguente a Nungui.
Venerdì 3/9/2004 solita colazione in riva al mare, thè, caffè, latte ed ogni leccornia possibilie, brioches,panini dolci e tantissimo altro, da ricordare e raccomandare infine quei fantastici succhi che ogni giorno proponevano, arancia, mandarino,bungo e tanti altri, dai sapori intensi,dolci delicati, il sapore dei frutti cresciuti al sole, ricchi di zuccheri e dai colori brillanti.
Il pomeriggio alle 14 partenza per una nuova escursione organizzata dal villaggio, il City Tour, partenza col pullman, Muini, Madu alla volta della capitale sempre distante una quarantina di chilometri dal villaggio.
Appena scesi dall’autobus veniamo subito accerchiati dai beach boys cittadini che cercano di venderci il cd "jambo", quadri con foglie di banano ed altri oggetti, riusciamo a scartarli e ci dirigiamo per i vicoli cittadini; sembra un po’ di stare nel centro storico di Genova, la gente è tranquilla, ti osservano silenziosi e distratti, ormai abituati a questi fiumi di uomini e donne dai colori, vestiti ed usanze diverse dalle loro e soprattutto dai ritmi più veloci e molto più chiassosi, non a caso il loro motto è "pole-pole" che significa piano piano, non hanno fretta e nemmeno ne avrebbero motivo,sono tra le persone più pacifiche al mondo.
Riusciamo finalmente ad arrivare al famoso mercato di Zanzibar Town, ingresso in quello della frutta e delle spezie; immediatamente gli odori salgono forti nel naso ed un brivido ti prende sulla schiena, i colori sono i più diversi, tutti accesi, tantissimi tipi di frutta, sacchetti con le spezie più diverse e confezioni regalo con tutte le spezie per i turisti, ci dirigiamo pole pole tra la gente che affolla il mercato verso il "reparto" pesce e carne, al coperto, posti uno di fronte all’altro, uno scenario impressionante.
All’ingresso di questo mercato coperto ci attendeva un pesce spada morto di circa 5-6 metri appoggiato tranquillamente a terra col sangue coagulato che gli colava a fianco, entrati dentro il mercato l’odore ti raspa le narici e senti lo stomaco che vuole uscire e mischiarsi con pesce buttato per terra, polipi usati come scope e carne appesa sui banchetti ricoperta da mosche, nonostante ci sia la corrente in città, per il mercato probabilmente non vogliono sprecarla.
Ultima tappa prima dello shopping finale è al palazzo delle meraviglie, la più alta costruzione cittadina, dono del "boss" locale della fine dell’800 e i primi del ‘900 alla sua centesima concubina in segno di scusa verso l’ultima arrivata nell’harem.
Una costruzione un po’ fatiscente come un po’ tutta la città, i fondi stanziati devono essere davvero pochi; all’interno stanno allestendo un piccolo museo che comunque vale la pena di visitare; finito il tour scatta lo shopping selvaggio, ci si divide a gruppi di quattro sei e ci si infila nei vicoli cittadini a lottare contro il tempo per poter acquistare qualche oggetto (sono tutti fantastici) visto che la trattativa è davvero lunga.
Iniziano tutti con il "first-price" così come lo chiamano loro, poi continui a lottare, alla fine, dopo delle mezz’ore di "tira e molla" si cede un po’ per uno e si raggiunge l’obiettivo; il nostro bottino è stato: una maschera, qualche piatto dipinto ed una tartaruga di ebano per la mia collezione.
In un attimo siamo sul pullman ma è subito buio, ci dirigiamo verso il villaggio dove ci attende, dopo la cena e l’ottima serata degli animatori, una sortita a Nungui: qui, come dice Franz, si vede la vera Africa, i bungalow/camere che affittano sono effettivamente mischiati alle loro abitazioni di mattoni e fango, c’è una spiaggia bellissima ed un locale con terrazza sul mare gestito da un italiano che suona musica, c’è gente del posto e turisti spagnoli ed inglesi; nessuno ti infastidisce e nessuno litiga, tutt’altro scenario che in Italia, è davvero tutto molto tranquillo e soft, volendo poi ci si può inoltrare sulla spiaggia a far due passi ed ammirare questo scenario bellissimo ed un cielo stellato che purtroppo non possiamo ammirare nel nostro emisfero.
Finalmente siamo arrivati a sabato 4/9/2004: è attesa l’escursione al "Safari Blu", partenza ore 8 dal villaggio, un ora e più di viaggio spezzaschiena sul pullmino ed arrivo a Fumba, parte sud ovest dell’isola; qui ci attendevano gli addetti dell’organizzazione del tour che possiede un sito visitabile (vedi links), ci hanno caricato sulle loro imbarcazioni e siamo partiti alla ricerca dei delfini che solitamente nuotano in queste acque; dopo circa un'oretta di giro in barca dei delfini neanche l’ombra, abbiamo saputo che il giorno prima c’erano stati e si erano esibiti in salti e tuffi, peccato!
Un po’ sconsolati ci siamo avvicinati ad una lingua di sabbia vicino all’isola dei pescatori, siamo scesi e lì abbiamo fatto snorkeling, certo Zanzibar non è il Mar Rosso ma c’è comunque una discreta barriera corallina e diversi pesci; terminata la nuotata ci siamo accomodati all’ombra sotto le tende montate per l’occasione sulla sabbia ed abbiamo sorseggiato cocco aperto sul momento ed il loro torrone tipico di colore rosso (buonissimo).
Dopo circa un oretta di relax, chi al sole chi a passeggiare per il fondale nel frattempo emerso per via della bassa marea, siamo risaliti sulle barche verso l’isola dei pescatori e ci siamo avvicinati più possibile all’isola evitando di rimanere insabbiati; ci siamo fatti quasi un chilometro a piedi per raggiungerla. Ne è valsa sicuramente la pena, giunti lì ci attendevano delle tavolate e delle griglie fumanti; seduti a tavola ci hanno servito all’ombra di un tamarindo il loro immancabile riso bianco accompagnato con della salsa al tamarindo e della salsa al cocco, dopo aver divorato tutto siamo passati alle loro aragostelle, un po’ più piccole di quelle che conosciamo e con la testa schiacciata, barracuda, polipi e calamari, insomma ogni ben di dio del mare appena pescato e cucinato per noi; come se non bastasse per finire per ogni tavolata sono arrivate due persone con una cesta per uno con 15 tipi di frutta, per ognuna ci ha detto il nome e ci ha mostrato come mangiarla; considerando che chi c’è stato sa di che parlo, dico che alcuni sono un po’ laboriosi ed appiccicosi, dai gusti molto forti, alcuni non li ho graditi se pur tutti ottimi.
A fine pranzo un po’ di relax in libertà aspettando il ritorno della marea per poter far avvicinare le barche a riva e tornare a Fumba veleggiando; prima di inoltrarci verso riva siamo entrati in una caletta dove tra le rocce coralline erose ci sono le mangrovie, ci siamo fermati ed alcuni di noi hanno fatto il bagno in questa piscina naturale dai colori bellissimi.
Partiti verso nord col sole al tramonto sulla sinistra che quasi accecava siamo finalmente riusciti ad avvistare i delfini, purtroppo sono molto timidi e non hanno dato lo spettacolo del giorno prima, centinaia di flash poi li hanno spaventati e ci hanno salutato; iniziava così il ritorno al villaggio dopo una giornata che nessuno voleva terminasse mai, il nostro grande timoniere Mauro ha preso in mano la situazione ed a momenti non scuffiavamo, è stato divertente, un esperienza che dovete assolutamente fare se andate a Zanzibar.
Domenica ed i giorni seguenti sono passati veloci ad oziare in villaggio e tra un torneo di calcio brasiliano ed uno di pallanuoto vinti mi sono dato anche al cabaret per la serata degli ospiti, ci siamo divertiti un sacco noi che l’abbiamo fatto, spero sia stato lo stesso per chi l’ha visto.
L’unico neo della vacanza è stato quando io e Cla con la banda di Roma siamo andati a fare un giretto in moto sulla spiaggia e siamo stati vittima, così come dice Franz, della "sola" zanzibarina: ci hanno fermato dei falsi poliziotti e ci hanno spillato 10$ a moto, un piccolo spavento iniziale e poi tante risate, per fortuna sono riuscito a replicarlo l’ultimo giorno con Marzia e Luca, grazie ragazzi di avermi fatto provare quest’emozione, ho appena venduto la moto e poter cavalcare di nuovo una moto per di più sulla spiaggia dell’Oceano Indiano è un occasione che non mi ricapiterà, la porterò solo con me.
Infine un martedì 7/9/2004 frenetico, Stone Town in libertà per altri acquisti, gli ultimi e purtroppo sono mancati Luana ed Emanuele vittima quest’ultimo di un attacco febbrile che per un paio di giorni gli ha dato noia.
Siamo così arrivati, purtroppo, a mercoledì 8/9/2004, giorno della partenza: la notte tra i bagagli e la tristezza per la partenza è passata quasi insonne, ma ne è valsa la pena; colazione alle 8.30 e bagagli già in viaggio sul "dalla dalla" (il loro autobus locale, spassosissimo, con il bigliettaio appeso fuori con i soldi per il resto in mano), ultimi attimi di sollazzo per gli occhi, un respiro fino in fondo per riempire i polmoni di quell’odore di salsedine dell’oceano, un saluto agli amici Antonio e Gloria che proseguivano il loro soggiorno ancora di una settimana (beati loro) con cui abbiamo passato una bella settimana e spero sia nata anche un’amicizia.
Lasciato il villaggio, tutto il paesaggio lo senti entrare dentro, sperando di tornare un giorno e di non trovare niente di cambiato, sperando che loro resistano alla nostra società frenetica e la nostra continua insoddisfazione.
Arrivati all’aeroporto immaginavo che avrei dovuto mollare qualche altro dollaro prima di staccarmi definitivamente dal suolo africano; il check-in è fatto da un addetto per Milano ed un addetto per Roma anche se il volo è lo stesso, non appena la bilancia ha segnalato 50 kg gli addetti si sono subito intesi con sguardi ed al metal detector mi hanno chiesto i soliti 5$ per non farmi aprire le valigie; visto la mole di regali imballati all’interno ho ceduto senza tanti problemi e le valigie sono state così imbarcate.
Dopo un’attesa che sembrava interminabile siamo saliti a bordo e siamo partiti in direzione Roma e poi Milano facendo scalo a Mombasa per il carburante.
Il nostro viaggio giungeva al termine ma a Roma abbiamo salutato gli altri nostri amici anch’essi conosciuti lì con cui abbiamo condiviso pochi giorni insieme ma con i quali siamo stati molto bene.
I saluti dunque vanno a tutti e quando dico tutti dico proprio tutti coloro che lavorano al Veraclub ed ai nostri amici: Antonio e Gloria, Luca e Marzia, Manuele e Luana, Mauro e Viviana.
Arrivederci a presto a tutti e JAMBO JAMBO RAFIKI.

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