Tanzania e Zanzibar "fai da te"

in viaggio con Paolo Maggini in Tanzania

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Tanzania e Zanzibar

Periodo: Agosto 2005 (15 giorni)
Partecipanti: 2 (Paolo, Gloria)
Organizzazione: Fai da te
Mezzi di Trasporto: Aerei, jeep, bus, traghetto, taxi.
Racconto del Viaggio
Prima di raccontare questo viaggio da tempo desiderato, vorrei aprire un paragrafo dal titolo "Prima di partire", poiché vale la pena riportare alcune ansie e problematiche da me riscontrate antecedenti al nostro decollo.
Per un viaggio in Tanzania “fai da te”, è meglio organizzarsi un p0' prima della partenza poiché si devono sbrigare alcune pratiche.
E’ la prima volta che effettuo un viaggio fuori dell’Europa nel mese di Agosto, e il primo pensiero è stato subito quello di trovare un buon volo di linea.
Vengo a sapere che con Etiophian Airlines si può arrivare direttamente al Kilimangiaro facendo scalo ad Addis Abeba e si può effettuare il ritorno da Dar el Salam, in questo modo si evita di scendere a Nairobi che non è una città molto tranquilla e raccomandabile, il costo del volo però come prevedevo non è di certo a buon mercato, inoltre bisogna mettersi in lista di attesa. Così da maggio ho aspettato quasi due mesi per avere la conferma della partenza che poi per fortuna è arrivata.
Il passaporto in regola non basta, serve anche il visto, per fortuna che a Roma c’è il consolato della Tanzania, dove sono potuto andare di persona, la spesa è di ben 50 euro di tassa a persona però sono veloci, il giorno dopo è già pronto.
Le vaccinazioni bisogna farle, perchè la situazione sanitaria del paese lo richiede, inoltre ho stipulato una polizza assicurativa, cosa che consiglio fortemente, viste le scarse strutture e i pochi medicinali presenti in loco.
La profilassi antimalarica è un’altra delle cose da fare, le zanzare ci sono anche nel periodo secco, sia nel continente che a Zanzibar, le zanzariere ben rincalzate sul letto aiutano molto, l’autan serve, lo abbiamo sempre usato ma qualche pizzico ce lo siamo sempre ritrovati addosso. Per quanto riguarda la scelta del medicinale io ho preso il classico bomba lariam, già da me sperimentato, Gloria invece il Malarone, un nuovo e più leggero farmaco, pesante però per il costo.
Altro dubbio prima della partenza, considerando che il periodo scelto cadeva nell’alta stagione turistica è stato quello sul prenotare oppure no il safari nei parchi; all’inizio avevo deciso di rischiare tutto e cercarlo sul posto, poi però ascoltando vari consigli, ho deciso di contattare una agenzia di Arusha via internet per paura di non trovare una jeep disponibile, il che sarebbe stato la disfatta del viaggio anche se il safari non era l'unica cosa che ci interessava.
La trattativa non è stata semplice, alcune agenzie non mi rispondevano, altre mi dicevano che non avevano disponibilità, altre mi rispondevano positivamente ma dopo giorni di attesa, alla fine mi fido della Hartebeasts di un certo signor Lazarus, che è stato l'unico a delucidarmi discretamente sulle varie possibilità e si rivelerà poi una persona davvero professionale e molto affidabile, al quale però ho dovuto versare un'acconto di 200 dollari tramite un corriere postale.
Quando si sceglie un'agenzia per un safari in Tanzania si consiglia di preferire quelle che posseggono la licenza regolare e per maggior sicurezza che siano inscritte come membri nelle liste della TATO (Associazione dei tour operator della Tanzania), ciò è sicuramente vero, però personalmente credo che se siete solo poche persone (come nel nostro caso) e volete un safari breve e personalizzato per voi forse potrebbe essere meglio scegliere un'agenzia più piccola anche se meno nota.
Insomma alla fine mi rendo conto di aver già speso centinaia di euro senza aver messo neppure un piedino in Tanzania, comunque sapevo che sarebbe stato un viaggio non economico e lo confermo con la mia esperienza sul posto.
Oltre a ciò prima della nostra partenza ho dovuto ammortizzare gli sconsigli già risaputi di visitare il paese in questo periodo. Tale situazione veniva esasperata a seguito di attentati in vari paesi del mondo, alle allarmanti avvertenze scritte nel sito della Farnesina e alle mappe che uscivano sui quotidiani dove la Tanzania risultava un paese a rischio medio-alto essendo tra l'altro un paese in parte islamico di stampo sunnita!La natura africana in tutto il suo splendoreAlla fine ce la facciamo, finalmente si decolla, ormai non si torna più indietro, il primo volo ci porta ad Addis Abeba dove arriviamo di notte, facciamo sosta per alcune ore guardando qualche negozio ancora aperto che vende tipici costumi etiopi, come aeroporto non ci lascia una bella impressione. Ripartiamo così in piena notte per il tanto sospirato Kilimangjaro Airport, ma prima di decollare dobbiamo aspettare quasi un'ora a causa del maltempo.
Arriviamo a destinazione che è l'alba, Gloria ancora alle prese con un forte torcicollo cominciato da Roma e io con il mal di stomaco, ci ritroviamo a pezzi inoltre con l'ansia e la speranza di trovare il nostro amico Lazarus contattato via internet; sapevo bene che senza di lui sarebbe stato tutto più difficile.
Appena sbrigate le formalità e i lenti controlli sui visti, Gloria combatte con la prima zanzara, cominciano così i primi bagni di autan, io invece sono curioso e preoccupato per la presenza di Lazarus ma fortunatamente il nostro amico c'è, appare nel buio appena fuori dell'aeroporto e noi ci sentiamo già meglio e più rilassati.
Carichiamo i bagagli sul pick up e percorriamo la strada verso Arusha, mentre socializziamo con Lazarus al volante, persona che si rivelerà fondamentale e affidabile per la nostra prima parte del viaggio; scorgiamo curiosi le prime scene di Africa, gente a piedi che cammina lungo la strada, pochi mezzi a motore, molte baracche e coltivazioni, non c'è un bianco, l'impatto è piuttosto forte soprattutto per Gloria che è alla sua prima esperienza fuori Europa, in più il tempo è nuvoloso.
Arriviamo così ad Arusha, cittadina senza grandi attrattive, spesso squallida, le casette sono tutte di fango e mattoni, ogni tanto compare qualche degradato palazzo, come l'hotel Golden Rose dove Lazarus ci ha accompagnati e dove ci lascia per venirci a prendere il giorno dopo, data di partenza del nostro safari.
Prendiamo possesso della stanza che è davvero squallida e umida, per quello che l'abbiamo pagata, cioè 45 dollari; mancano dei vetri, lo scaldabagno è finto e non funziona, coperte e lenzuola sporche, Gloria è giù di morale; io reagisco meglio ma sono stravolto e stanco dal viaggio, inoltre succede un episodio strano ed enigmatico, scompare il borsello di Gloria con i soldi dentro!
Momento di panico, riflettiamo nonostante la stanchezza: l'unica persona che è entrata in stanza con noi è stato il signore basso che ci ha portato le valigie; Gloria si infuria, io scendo e vado diretto alla hall a protestare, il personale cade dalle nuvole e risponde con un inglese storpiato. Torno su in stanza, siamo molto preoccupati ma del borsello nessuna traccia, finché risale il signore delle valigie accompagnato da una ragazza delle pulizie, cercano (o fanno finta di cercare) in ogni angolo della stanza, quando improvvisamente la ragazza lo tira fuori come i giochi di prestigio del mago Silvan!
Incredibile! Ci sono anche tutti i soldi, noi siamo arrabbiati, stupefatti, ma alla fine contenti, poteva andare peggio, la nostra convinzione in ogni caso è che lo avevano loro e lo hanno voluto ritirare fuori viste le nostre lamentele.
Comunque è stato l'unico episodio del viaggio, con il sospetto di borseggio, per fortuna non abbiamo più avuto altre esperienze simili.
Il primo giorno è stato davvero duro, ho avuto grosse difficoltà a valutare i livelli di sicurezza di una coppietta europea a spasso per l'Africa nera, anche più tardi quando sono sceso in strada a comperare qualcosa da mangiare e cambiare qualche soldo, mi sono chiesto più volte dove fossero i famigerati turisti come me, visto che siamo anche nel periodo di altissima stagione ma guardandomi attorno non ho avuto risposte; così siamo rimasti in stanza tutto il primo giorno, mangiando solo qualche arancio locale e un pezzo di parmigiano portato dall'Italia, sperando che la notte passasse più rapidamente possibile in maniera da lasciare al più presto questo hotel, che sconsiglio vivamente per il peggior rapporto qualità/prezzo/personale che abbiamo trovato durante tutto il nostro viaggio.
Il giorno dopo, all'alba siamo svegliati dal Muezzin, se non sei abituato fa una certa impressione, credo che in Italia nessuno si alzerebbe a quell'ora per andare a pregare in chiesa, poi con calma ci prepariamo finché arriva Lazarus, allora ci torna il sorriso, carichiamo i bagagli su una Land rover verde non giovanissima e partiamo per il safari di alcuni giorni, prima destinazione il lago Manyara.
Lazarus è davvero cortese e gentile, parla un buon inglese, è anche il titolare dell'agenzia e come tanzaniano non se la passa male, ci spiega un po' di cose, durante questi giorni lascia la sua famiglia per accompagnarci nei parchi, ha tre figli e dice che in Tanzania sono pochi, poi ci chiede come mai noi bianchi ne facciamo così pochi pur avendo molto denaro, la risposta per noi non è facile e poco dopo cambiamo discorso.
Intanto davanti a noi si aprono sconfinati spazi, la vegetazione è secca e quasi inesistente, ogni tanto compare qualche piccolo villaggio dove ci fermiamo e ci subiamo i primi venditori di bracciali, collanine e cibo, inoltre cominciamo a notare i primi famigerati Masai dalla tunica rossa, armati di lancia che pascolano il loro bestiame e vivono allo stato brado in piccole capanne dal tetto rotondo.
Dopo qualche ora di cammino arriviamo al villaggio di Mto Wa Mbu, che si estende in prossimità della falesia dove comincia il parco nazionale, ci colpisce la colorata vegetazione e le vivaci bancarelle piene di colori, e pensare che ci troviamo sul cosidetto fiume delle zanzare.
Facciamo tappa obbligatoria per regolarizzare la nostra presenza nel parco, poi saliamo in jeep ed emozionati ci addentriamo nell'area del Lake Manyara; le strade sterrate sono tutte rosse e la polvere si alza in continuazione spesso rendendo rossa anche la folta vegetazione circostante; la prima parte del parco comprende una folta foresta tipicamente equatoriale con piante di tutti i tipi, scorgiamo i primi elefanti, le prime gazzelle e un bel branco di babbuini, sono molto vicini a noi, Gloria è molto emozionata nel vedere i primi animali allo stato libero, qui gli ospiti siamo noi.
Pian pianino ci avviciniamo al lago che si riempie d'acqua grazie alle piogge ma principalmente grazie a delle infiltrazioni dal sottosuolo, termina la foresta e il paesaggio si fà più spoglio, ma molto suggestivo: è il regno delle zebre, delle gazzelle e degli gnu, ci posizioniamo in prossimità di una grossa pozza d'acqua nella quale sguazzano e rotolano numerosi e grossi ippopotami; è uno spettacolo bellissimo ed unico, Lazarus ci racconta qualcosa sugli animali e come già sapevo ci dice che gli ippopotami se disturbati diventano molto pericolosi e aggressivi, gli unici a fargli compagnia sono degli splendidi uccelli trampolieri e altri pulitori.
Procediamo sulla rossa strada quando di fronte a noi delle splendide ed altissime giraffe accompagnate da numerose altre zebre; intanto lo stomaco si fa sentire così ci fermiamo in un così detto Picnic camp, che in realtà è un pezzo di savana qualsiasi con due tavolini e due panche dove sedersi. Prima di consumare il pranzo al sacco però scopriamo che c'è un bagno di lusso dove potersi lavare le mani, subito dietro scorgiamo due enormi elefanti che ci guardano e che sembrano interessati al nostro cibo, ma la nostra guida ci rassicura e ci dice che nel peggiore dei casi saltiamo in jeep e ci chiudiamo dentro!
Nel pomeriggio ripartiamo percorrendo altri sentieri, io esprimo il mio desiderio a Lazarus di riuscire a vedere almeno un felino e lui mi tranquillizza dicendomi che sicuramente ne avremo la possibilità, basta avere un pò di pazienza: tra l'altro questa area è famosa perche spesso i leoni si distendono sugli alberi, Gloria così alza spesso la testa guardando fuori dal tettuccio della jeep ma con la speranza di non vederseli sopra.
Continuiamo a vedere zebre, gnu, facoceri, giraffe, antilopi e gazzelle, la concentrazione di animali è davvero notevole; arriva la sera ma del nostro amico leone nessuna traccia, Lazarus mi dice di non preoccuparmi, domani lo vedremo sicuramente, così stanchi tiriamo via verso il Wildlife lake Manyara lodge che sorge arroccato sul ciglio di una scarpata, sarà il luogo dove dormiremo.
Il posto è stupendo ha una posizione panoramica che consente di godersi tutto il lago ma soprattutto evidenzia in maniera marcata la scarpata della famosa Rift Valley, che ho sempre letto sui libri di geologia, ovvero una grande falla che si è creata dalla separazione delle placche tettoniche africana e araba e si è formata in seguito allo sprofondamento e alla spaccatura della crosta terrestre avvenute circa 40 milioni di anni fa; oggi è un immenso corridoio, largo tra i 30 e i 100 km, che si estende su tutta l'Africa orientale per circa 5000 km in direzione nord-sud dalla Siria al Mozambico, una buona parte del suo intero corso si trova in Tanzania dove divide a metà l'altipiano centrale.
Intanto ci godiamo i lussi del nostro lodge, è ora di cena e siamo molto affamati visto che il giorno prima non avevamo ingurgitato quasi nulla; fortunatamente la cena del lodge è davvero notevole sia per quantità e qualità dei cibi molto vari e spesso tipicamente africani, sia per la splendida struttura che ospita il ristorante, un gigantesco capannone costruito in ebano, tutto è in legno e dove si mangia romanticamente a lume di candela.
Credo che lo ricorderò come il posto più bello dove ho mai mangiato durante i miei viaggi, anche Gloria è entusiasta, impazzisce per un'insalata di avocado, ma non solo, sono ottimi i contorni, la carne il riso speziato e anche gustosissimi dolci locali. Per finire assistiamo ad alcune danze di un gruppo Masai che si esibisce all'interno del lodge, certamente un po' turistico ma i balli e i ritmi dei tamburi ci prendono fortemente e ci immergono in una atmosfera tipicamente africana.
Stanchi ma sazi, apriamo la porta della nostra camera la cui maniglia ha la forma di un elefante in ebano ed andiamo a dormire, oggi ci siamo concesso un giorno al top degli standard turistici ma sappiamo che non sarà sempre così.
Al mattino facciamo un'altrettanto ricca colazione, poi ripartiamo con Lazarus per raggiungere un'altro santuario d'Africa, forse il più rappresentativo ossia il cratere di Ngorongoro; ci vuole qualche ora di macchina, nel primo tratto si sale e si passa per Karatu, un villaggio poco significativo, poi dopo l'ingresso al parco la strada diventa sempre più sconnessa e accidentata, passa attraverso una incredibile foresta con alberi di tutti i tipi e un sottobosco di un verde intensissimo, accarezzati da una fitta nebbiolina tipica del primo mattino. Quando arriviamo sulla cresta del cratere dal punto più panoramico non si vede ancora nulla per la tanta foschia, siamo attorno ai 2500 metri di altezza e la temperatura al mattino è piuttosto fresca.
Cominciamo così la discesa di Ngorongoro, le buche ci fanno saltare dalla jeep e Gloria è presa da dolori al collo, pian piano però la strada si addolcisce e arriviamo sul fondo del grande cratere: il paesaggio è straordinario, sembra di essere atterrati su un'altro mondo, i colori, le sfumature e la purezza dell'aria ci colpiscono subito, ma durante la prima ora di presenza non vediamo animali, cosa che mi lascia molto perplesso; poi però pian pianino cominciano ad uscire ad uno ad uno, poi a gruppetti poi in grossi gruppi, come se si stessero svegliando con la loro calma africana.
Ecco di fronte a noi gazzelle, zebre, alcuni sciacalli, uccelli di varie dimensioni, struzzi ed altri animali. Il mio sguardo però era sempre alla ricerca del felino e così come per miracolo, avvisto un leopardo nel mezzo della savana, chiedo a Lazarus la conferma, non mi sono sbagliato è proprio un bel leopardo, fermo vicino ad un gruppo di zebre; Gloria si preoccupa per loro e chiede a Lazarus se secondo lui si sono accorte della presenza del gattone.
Intanto ci prendiamo un po' di tempo, spegniamo il motore e ci godiamo il silenzio assoluto di Ngorongoro: il cratere è davvero immenso, ha un diametro variabile fra gli 11 e i 17 chilometri e sprofonda per circa 600 metri, è uno degli ecosistemi più complessi che esistono, l'acqua sempre presente garantisce la continua presenza di animali. Erbivori e carnivori coesistono come se fossero sull'arca di Noè, assieme a loro ci sono i Masai che qui sono gli unici aventi diritto a gestire la terra, il bestiame e spesso la loro presenza contrasta con la salvaguardia del parco, questo è forse il più importante problema da risolvere.
Ci spostiamo verso il lago Magadi, molto suggestivo e dai contorni bianchi: in una grossa pozza ci sono enormi ippopotami che fanno il bagno e ogni tanto compiono una giravolta su se stessi per rinfrescarsi la schiena; sono vicinissimi a noi, la fortuna continua ad assisterci e improvvisamente Lazarus scorge le criniere di due splendidi leoni, ci dice che è molto strano che due leoni maschi adulti vivono l'uno vicino all'altro, poi si alzano e ci mostrano fieri le loro dimensioni. Noi siamo incantati, ed io finalmente posso essere davvero soddisfatto, considerando che in Sudafrica non ero riuscito a vederli da vicino, e rimaniamo ad ammirarli per un quarto d'ora.
Ma lo spettacolo continua, arrivano branchi di bufali e poi altri molto numerosi di zebre e di gnu, la nostra jeep viene circondata, è uno spettacolo incredibile e singolare, siamo immersi in un documentario di Quark!
Lasciamo questo posto con grande malinconia, un'esperienza che lascerà un profondo segno nei nostri cuori, non solo per gli animali visti ma anche per il singolare paesaggio: gli alberi secchi che sembrano toccare il cielo, le acacie solitarie e il giallo forte del bush ai nostri piedi e tante altre sfumature.
Usciamo dal parco ballando sulle buche della strada e ci rimettiamo sulla statale. Ci dirigiamo in direzione Serengeti, la grande piana d'Africa adiacente a Ngorongoro che si estende per quasi 15000 kmq, ci vivono milioni di animali ma purtroppo lo tocchiamo solo di sfuggita; infatti quando abbiamo progettato il nostro viaggio in Tanzania, avevamo deciso volutamente di fare meno giorni di safari ma più comodi, abbiamo così evitato i campeggi che sono spartani ma sicuramente più economici e abbiamo speso il nostro budget dormendo pochi giorni nei lodge che sono decisamente più comodi e confortevoli ma anche molto più cari; però secondo me ne vale la pena anche perché la sera la stanchezza si fa sentire. Ci siamo poi lasciati qualche giorno in più per distenderci sulle spiagge di Zanzibar.
Così finita l'esperienza di savana riprendiamo la strada per Arusha, scorgiamo diversi villaggi Masai con gruppi di casette rotonde dal tetto di paglia; prima di giungere alla base ci fermiamo ad ammirare lo splendido Mt. Meru, che con i suoi 4566 metri domina sul parco di Arusha e sulla città stessa, è un cono vulcanico ancora in parte attivo, i suoi colori si accendono con la luce del tramonto ed è un vero spettacolo.
Mentre torniamo ad Arusha, Lazarus cerca di organizzarci una escursione verso il mitico Kilimangiaro per i prossimi giorni al costo di 60 dollari a persona e di risolvere via cellulare il nostro trasferimento dai parchi del nord verso il mare ma purtroppo ci comunica che non ci sono possibilità di spostamento con volo interno, visto che le compagnie aeree interne hanno tutti i posti prenotati!
Un po' preoccupati, siamo costretti a cambiare il piano, così mi faccio subito accompagnare alla biglietteria della compagnia dei bus turistici Scandinavia, consigliatami già dall'Italia come la migliore del paese: ci faremo una giornata di viaggio attraverso gli altopiani africani per scendere poi a Dar es Salam, a me la cosa affascina ma Gloria sembra un po' perplessa!
E' fatta: prenoto i biglietti di prima classe con partenza da Moshi, il paese dove saremo nei prossimi giorni per compiere una escursione alla falde del Kilimangiaro; l'agenzia della Scandinavia di certo non è un posto lussuoso, parlano un'inglese molto distorto e sono inesorabilmente lenti, mi aspettavo qualcosa di più e mi vengono dei dubbi su come possano essere gli autobus, intanto continuo a non vedere alcun turista attorno a me e mi sento sempre una pecora bianca tra tante nere!
Compiuta l'operazione, abbiamo solo voglia di riposarci in Arusha e chiedo a Lazarus di cambiare hotel e di portarci in un posto migliore vista la precedente brutta esperienza, tanto più perche siamo stanchi e sporchi del safari. Così ci porta al Novotel Monte Meru, paghiamo 80 dollari la doppia ma è tutta un'altra cosa, l'albergo è di un certo livello e svetta in posizione panoramica; comincio a notare che se vuoi dormire in alberghi decenti (cosa che noi abbiamo fatto solo poche notti) devi spendere molto rispetto al costo medio della vita di questo paese e ovviamente diventa una spesa notevole da sostenere. Le ragazze della hall comunque sono sempre lente, distratte e imbambolate (saranno i ritmi africani), a volte non prendono neppure i soldi del conto che poggi sul bancone!
Il giorno seguente torna di nuovo Lazarus a prenderci, assieme ad altre due persone (ai quali ci ha affidato) che ci trasporteranno fino a Moshi, ma prima ci accompagnano a cambiare un po' di soldi; a proposito di ciò vorrei far notare che in tutta la Tanzania continentale ad eccezione di Zanzibar conviene portare dollari anziché euro, poiché le due monete vengono equiparate senza alcuna distinzione, inoltre non sono mai riuscito a farmi dare il resto in dollari, ma solo in moneta locale.
Dopo ciò facciamo un giro per souvenir, Gloria era curiosa di trovare la tanzanite, una pietra dura, varietà di zoisite blu che si trova in un solo posto al mondo ovvero nei giacimenti vicino ad Arusha; quella originale e vera è custodita nelle casseforti di pochi ed esclusivi gioiellieri che ci accolgono e ci mostrano i campioni: il problema è il costo che ci fa perdere la voglia di comperarla, così ripieghiamo su delle belle tele dipinte a mano a prezzi molto più economici.
Lasciamo così Arusha, in direzione di Moshi; la strada è diritta, ci sono molte piantagioni, capanne e gente che cammina senza meta, la nostra vettura guidata da un signore anziano e un ragazzo molto giovane (forse il figlio) è un vero bidone e forse anche per questo veniamo fermati ben tre volte dalla polizia su un percorso di circa 100 km.; dopo varie discussioni ci lasciano sempre andare ma credo che lo abbiano fatto solo per rispetto e considerazione di noi turisti.
Arriviamo a Moshi che ci sembra un paese decisamente più tranquillo, ordinato e accogliente rispetto ad Arusha, è popolata da cristiani, mussulmani ma c'è anche una discreta presenza indiana; alloggiamo al Philip Hotel per 30 dollari per la doppia, non è male. lasciamo le valigie e subito ripartiamo in direzione della vetta più alta d'Africa.
La strada sale, siamo al confine con il Kenya e i nostri amici ci cominciano ad indicarci da lontano il Kilimangiaro, è davvero imponente, il suo cono innevato spicca con i suoi 5895 metri sulle piane dell'Africa, è la più alta e maestosa vetta del continente; ci sentiamo un pò emozionati nel trasformare in realta una pagina di geografia classica, intanto sulla falde del Kili o Kibo cosidetto c'è una vegetazione meravigliosa di un verde forte ed acceso è davvero spettacolare!
Dopo circa un'ora arriviamo a Marangu, uno pei punti base per la scalata della vetta, nonché porta di accesso del parco del Kili dove noi entreremo; tutti gli scalatori che vogliono avventurarsi devono firmare e passare di qui oppure da Machame, che si trova su un'altro versante; ci presentano la guida, il suo nome è Honest, ma poi tanto onesto non si rivelerà, ci accompagnerà durante il nostro breve trekking, dico breve poiché per raggiungere la vetta del Kili serve almeno una settimana di cammino e noi di tempo ne avevamo ben poco.
Così i nostri due autisti ci lasciano con la nostra guida e ci danno appuntamento per il nostro ritorno; intanto Honest ci propone di visitare la cascata prima di salire per il sentiero assicurandoci che è vicina, noi accettiamo subito così zainetti in spalla ci inoltriamo in un paesaggio di un verde mozzafiato, l'aria è purissima i colori e gli odori dei fiori sono bellissimi, passiamo a piedi attraverso bananeti, piantagioni di caffè, bambù, palme da cocco ma per raggiungere la benedetta cascata impieghiamo più di mezzora; lungo la strada si aggregano a noi bambini e ragazzetti molto simpatici, sono molto incuriositi dalla nostra presenza.
Finalmente arriviamo alla cascata, il posto è meraviglioso, i ragazzini si buttano nell'acqua gelida e invitano anche noi a fare il bagno, alla fine stuzzicato anche da Gloria pronta a riprendermi con la telecamera mi getto di botto nelle acque del Kilimangiaro ma non resisto più di pochi secondi, non avevo mai sentito un'acqua così fredda prima d'ora!
Dopo un'oretta di sosta torniamo indietro e raggiungiamo il punto di partenza dal quale si snoda il sentiero verso la vetta ma la nostra guida ci dice che oramai è tardi per salire e cerca di liquidarci; noi rimaniamo sconcertati, non riusciamo a capire il perché non voglia più salire con noi, poi scopriamo che il caro Honest assieme all'autista non avevano pagato i 30 dollari per l'entrata del parco, quota compresa nel budget che avevamo dato al nostro amico Lazarus; praticamente i nostri amici ci avevano trastullato con la cascata (posto bellissimo) per farci perdere tempo nella speranza che noi rinunciassimo per motivi di tempo ad entrare nel parco, intascandosi cosi ben 30 dollari (forse il loro stipendio di un mese), una vera truffa organizzata!
Con noi però la storia non passa, Gloria si infuria così i giovanotti dopo vari complotti in lingua Swaili, a malincuore tirano fuori i soldi, Honest ci paga l'ingresso e ci guida nel parco. Il sentiero passa attraverso una vegetazione molto fitta, la natura è molto sana, si sentono solo i rumori di uccelli e altri animali, poi dopo qualche ora di salita in direzione di Mandara Hut, riscendiamo per uscire dal parco entro le cinque cosi come previsto dalle leggi.
I nostri tassisti sono puntuali, ci attendono come ci avevano detto e ci riportano a Moshi presso l'hotel Philip dove finalmente ci riposiamo; anche qui però troviamo una sorpresa, dopo pochi minuti mi accorgo che la stanza è infestata di zanzare, così mi cospargo di autan, afferro uno straccio bagnato e ne uccido almeno 15, una vera strage!
La sera siamo piuttosto affamati, mi affaccio dall'hotel e vedo un buio quasi totale ovunque; non è il caso di andare a spasso in cerca di ristoranti, così decidiamo di mangiare in hotel; il cibo è molto buono, Gloria impazzisce per un'ottima insalata di avocado, inoltre la cameriera è molto simpatica e gentile, cosa che non abbiamo riscontrato molto spesso anche negli alberghi migliori. Così andiamo a letto sotto la zanzariera di turno sperando comunque che gli insetti non si facciano sentire e ci lascino dormire visto che il giorno successivo sarà per noi molto impegnativo visto che ci attende il trasferimento in bus fino a Dar es Salam, dove dovrebbe venire a prenderci l'autista dell' hotel (lo spero!).
Dopo una decente colazione, lasciamo l'hotel e trascinando le nostre valigie andiamo alla ricerca della stazione dei bus della Scandinavia; vedendo la cartina sembra essere vicina al nostra albergo ma all'atto pratico come al solito troviamo delle difficoltà, non esistono indicazioni di nessun tipo e siamo costretti a chiedere almeno a cinque persone diverse, alla fine ce la facciamo!
Presento i miei tickets alla biglietteria, gli impiegati se li scrutano, se li passano fra loro come se non li avessero mai visti prima, alla fine mi dicono di attendere di fronte perche tra poco arriverà l'auto da Arusha diretto a Dar es Salam!
Arriva il bus con un pò di ritardo, carichiamo le valigie, saliamo a bordo e discutiamo con dei signori inglesi per il posto poiché stranamente abbiamo lo stesso numero di sedile; alla fine riesco a capire che il bus non è quello nostro poiché è di seconda classe e noi invece avevamo i biglietti per la prima, così ci precipitiamo giù appena in tempo per riprendere i nostri bagagli! Intuiamo da soli assieme a qualche altro turista che ci deve essere un altro bus in arrivo, ma nessuno ci dà la minima informazione, devi capire tutto da solo!
Finalmente arriva il pullman di prima classe, dopo varie conferme ai passeggeri che sia quello giusto ci sediamo ai nostri posti, le poltrone sono comode, c'è anche il bagno a bordo, si parte per un lungo viaggio sulle strade dell'Africa in direzione sud-est per arrivare a Dar in serata,
La prima metà del percorso è davvero gradevole, si passa attraverso piantagioni di banane e palme da cocco, sisal, anche il caffè è abbondantissimo tanto che la Tanzania ne è il primo produttore del mondo e poi immense distese di ananas, non avevamo mai visto nulla del genere, ci sono talmente tante ananas da poterle esportare in tutto il mondo! Arriviamo poi sotto i piedi dei monti Usambara, una zona di parchi nazionali meno conosciuti, con spettacolari colline verdi e villaggi immersi tra le palme; ogni tanto facciamo qualche sosta forzata a causa di ostacoli lungo la strada, riesco a capire in qualche modo che siamo arrivati nei pressi di Mombo, poi la sosta pranzo in un'area in cui la sporcizia e lo sgradevole odore prendevano il sopravvento su tutto.
La seconda metà del viaggio invece è stata meno spettacolare, mano a mano ci si avvicina alla costa, la nostra curiosità di vedere l'Oceano Indiano diventa sempre più grande, le ore di viaggio in pullman comunque non sono di certo ore buttate, anzi è un ottimo modo di osservare la vera vita africana, quando il bus rallenta fuori escono venditori di tutti i tipi, ricordo che presso un incrocio sono riuscito a comperare una pannocchia di mais arrostita infilata su un'asta metallica allungando una monetina al piccolo venditore.
Intanto la città si avvicina, attraversiamo al margine la Sadani Game Reserve, una riserva naturale dove vivono molti animali, ma riusciamo a scorgere solo qualche uccello, poi improvvisamente un grosso intoppo stradale, rimaniamo fermi per mezzora in un caos pazzesco dal quale per fortuna riusciamo a venirne fuori.
Proprio quando si fa sera entriamo nella lunga periferia di Dar es Salam, principale città della Tanzania, popolata da milioni di abitanti, capitale economica e politica del paese anche se ultimamente alcune funzioni legislative sono state spostate nella meno nota città interna di Dodoma. Siamo un pò tesi, è il punto critico del viaggio, le casette aumentano così pure la popolazione, gli odori strani e il traffico, il nostro bus effettua una prima fermata in un piazzale pieno di gente, è buio pesto, mi si addrizzano i capelli nel vedere certi ambienti, mi preoccupo soprattutto per Gloria ma per fortuna non è la nostra fermata.
Scendiamo al capolinea nel centro di Dar; fortunatamente viene a prenderci il ragazzo dell'hotel, ci porta al Jambo Inn, prenotato da Lazarus per noi; da fuori è bruttissimo, dentro anche peggio, costa 8 dollari a persona a notte, ma purtroppo se vuoi dormire vicino all'imbarco dei traghetti non c'è molto da scegliere, gli hotel del centro sono tutti brutti; ci accomodiamo in stanza, ci vengono a bussare diverse volte, la prima è il portatore di valigie che fortunosamente trova la valigia di Gloria per le scale, la stanchezza ha giocato brutti scherzi e ovviamente richiede una sostanziosa e meritata mancia, poi un altro signore che si presenta a nome di Lazarus e che ci propone di fare dei safari, poi torna il portatore di valigie blaterando qualcosa di incomprensibile, alla fine metto le valigie di fronte alla porta e non apro più a nessuno! Di certo non abbiamo avuto la sensazione di sentirci sicuri, assolutamente uno dei peggiori alberghi incontrati, anche se economico lo sconsiglierei.
Al mattino svegliati dal Muezzin, lasciamo in fretta il Jambo Inn e finalmente ci facciamo portare da un tassista all'imbarco dei traghetti per Zanzibar; mi informo sulle compagnie migliori anche perché Gloria teme di salire su una bagnarola galleggiante e scelgo la Sea Express: scendo alla biglietteria e vengo invitato da vari personaggi a comperare biglietti di ogni tipo, io li ignoro e vado diretto all'ufficio della compagnia, poi risalgo sul taxi dove Gloria mi attendeva con le valigie per poi riscendere poco più avanti a fare il check in; veniamo subito perquisiti scrupolosamente e attendiamo il nostro aliscafo.
Il viaggio è perfetto, la nave è moderna e veloce, sicuramente sopra gli standard tanzaniani, il costo di circa 40 dollari a persona, non ti regalano niente, è come se prendessi un aliscafo per Ischia. Intanto si avvicina Zanzibar, l'isola delle spezie nonché la nostra isola dei sogni, il colore del mare comincia ad assumere tonalità varie tra il verde ed il celeste.
Prima di attraccare nel porto di Stone Town, conosco Gianni, un ragazzo italiano che lavora sull'isola e gli chiedo informazioni su come posso orientarmi non avendo nessuna prenotazione; lui mi consiglia di appoggiarmi per i primi giorni a Mtoni Marine Center, poco a nord di Stone Town, un resort gestito da ragazzi italiani disponibili ad aiutarti; mentre lo ringrazio compare il porto, i mozzi dell'aliscafo hanno qualche problema a scaricare i bagagli, per poco una ragazza inglese viene travolta da una gigantesca valigia lanciata!
Alla fine ce la facciamo, sbarchiamo e siamo subito perquisiti, ci fanno aprire le valigie , ci studiano i visti, ci fanno riempire altri moduli per i controlli di immigrazione, sembra di essere entrati in un altro paese ed invece siamo sempre in Tanzania; la trafila dei controlli sui documenti che ho effettuato in questo viaggio è stata davvero complessa e ripetuta come non mai. Alla fine ci portano presso un ufficio informazioni per lo smistamento delle destinazioni sull'isola, dove regna un caos tipicamente africano.
Sento la stanchezza di questo viaggio come non mai, una stanchezza non fisica ma psicologica e mentale per le varie tensioni passate da Arusha, a Dar e soprattutto per dover continuamente contrattare con qualcuno e inevitabilmente dover dare fiducia a persone sconosciute a cui affidarti che possono risolvere i tuoi problemi. Speravo che a Zanzibar la cosa fosse un pò diversa ma in realtà non cambia di molto, anzi in alcune situazioni si rivelerà anche più difficile e stressante contrattare con i locali, siamo sempre in Tanzania, siamo sempre in Africa e il "fai da te" è ben diverso da quello che puoi fare in Messico o in Thailandia!
Dobbiamo trovarci una prima sistemazione, così ci fidiamo di Gianni e ci facciamo portare a Mtoni Marine Center, in località Mtoni poco a nord di Stone Town sulla costa occidentale dell'isola; è rimasta libera solo una stanza confort non economica da 80 dollari a notte, la prendiamo senza esitare e finalmente ci rilassiamo un pò.
La stanza inserita nel bungalow è molto bella, rifinita con specchi e ornamenti, mobili in mogano tagliati a mano tipici dell'isola, letto a baldacchino con splendida zanzariera, Gloria se ne innamora subito. Anche il posto è molto bello nonostante la costa occidentale è considerata la meno spettacolare, il resort si sviluppa sotto a un palmeto su una la sabbia bianca e fina. Abbiamo l'opportunità di goderci uno splendido tramonto sul mare ed io effettuo il mio primo bagno nell'Oceano Indiano.
Per l'ora di cena siamo veramente affamati visto che avevamo saltato il pranzo, così ci permettiamo il lusso di mangiare al ristorante Mtoni seduti in eleganti tavolini sparsi lungo la spiaggia disposti attorno ad un falò, accompagnati inoltre dal dolce suono di due flautisti che creano una rilassante atmosfera davvero indescrivibile. Il cibo è raffinato e delizioso, viene subito fuori tutta la gastronomia di Zanzibar, pesce fresco di ogni tipo, accompagnato da verdure elaborate e speziate fino al dolce delizioso di cioccolato anche esso speziato, per finire il conto (caro ma degno della cena) immerso in un cofanetto di legno ripieno di cannella, tutto veramente caratteristico, anche il personale è di una gentilezza unica e ci accoglie con i suoi Karibu!
Mtoni Marine ci ha lasciato una bella impressione, ma il giorno successivo decidiamo di spostarci sulla costa est rinomata per le sue bellezze naturali; Antonio e Sofia, la coppia di Italiani che gestisce il resort è molto disponibile, ci danno informazioni su dove andare, decidiamo per la localita di Bweju, una parte di costa orientale tranquilla al di fuori delle aree adibite a villaggi turistici, inoltre prima di partire ci facciamo prenotare il volo di ritorno per Dar es Salam, città dalla quale riprenderemo l'aereo della Ethiopian Airlines.
Così rifacciamo le valigie, chiamiamo il tassista dell'andata e contrattiamo sul prezzo del percorso, come al solito ti vogliono sempre fregare quei cinque dollari in più, inoltre scattano spesso meccanismi di subappalto del lavoro ovviamente con sovrapprezzo addebitato allo straniero di turno, qualsiasi piccola variazione sul percorso è una scusa per aumentare il prezzo ma purtroppo ti trovi ad essere completamente nelle loro mani e a volte acconsenti alle loro richeste per non avere rogne.
Inoltre una cosa che ci stressava molto era il fatto che qualsiasi cosa chiedevi automaticamente faceva partire una catena di colloqui in lingua Swaili tra i presenti che dopo essersi consultati tra loro ti davano la soluzione che a loro poteva fare più comodo, quasi mai avevi una risposta diretta!
Chiediamo all'autista di passare prima nella vicina Stone Town, per effettuare alcune pratiche, cambiamo altri dollari, compriamo dell'acqua e poi mi faccio accompagnare alla sede dell' Ethiopian airlines di Zanzibar città, il cui indirizzo l'ho trovato sulla mia guida per confermare il volo di ritorno per l'Italia; mi dicono però che la sede non esiste più! Pazienza! Allora mi faccio portare in una agenzia turistica, ma purtroppo gli operatori non sono in grado di effettuare questa conferma, dopo aver provato in altre due agenzie ottenendo lo stesso risultato, rimango sorpreso e non capisco quale sia il problema... in fondo si tratta solo di fare una telefonata nella vicina sede di Dar, alla fine provvedo da solo telefonando direttamente alla compagnia etiope.
Lasciamo Stone Town e passando all'interno dell'isola attraverso palmeti baracche e villaggi, arriviamo sulla costa orientale, io sono molto curioso di vederla, giungiamo a Paje e al bivio prendiamo la direzione per Bweju, la strada diventa sterrata e isolata, cominciano ad innalzarsi alti palmeti, facciamo alcuni km ma non vediamo più nessuno, ci avevano detto che era un posto tranquillo ma comincio a pensare che forse siamo un pò troppo fuori dal mondo; alla fine arriviamo all'Evergreen, un piccolo complesso di bungalow in riva al mare gestito da un signore tedesco; non avevamo prenotazione ma fortunatamente c'è una stanza libera e noi accettiamo subito per un costo di 40 dollari per la doppia.
Il posto è bellissimo, immerso in una natura incontaminata, si vedono solo palme e sabbia bianca fina fina, pochissime persone, un masai che ci sorride sempre, alcuni simpatici cagnolini marroni che accolgono i turisti, insomma è davvero un luogo da Robinson Crosuè. Il mare però è in fase di bassa marea, quindi appare ritirato, si vedono alghe, fango e conchiglie lungo la riva, mentre più a largo prende un bel colore, purtroppo il maltempo non esalta per ora le splendide striature dell'acqua tipiche di questa isola.
Siamo affamati e in spiaggia conosciamo una simpatica coppia di ragazzi piemontesi Roberto e Gloriana, in viaggio di nozze in Africa che cordialmente ci danno alcune indicazioni sul posto e ci indirizzano in un vicino ristorante dove ci sgranocchiamo pesce e granchi di ottima qualità, il costo del pranzo è molto contenuto anche se il servizio è molto lento.
A cena invece mangiamo nel ristorantino dell'Evergreen assieme alla coppia di piemontesi, ci raccontano che dopo Zanzibar andranno in Ruanda poiché lavorano per una associazione che sta cercando di aiutare questo paese travagliato da guerre e dalla fame.
Dopo cena invece ci presentano un personaggio incredibile, Mister Sergio, un commercialista di Milano che frequenta Zanzibar da dodici anni e ora si sta costruendo una villa gigante in una baia della costa est, comincia a parlar male dei preti, ci racconta tutta la sua gioventù e poi ci delucida su tanti aspetti nascosti dell'isola africana, ha una grande cultura ma dice anche molte parolacce!
La sera riposiamo nel bungalow arredato in un semplice ma caratteristico stile etnico, non ci sono vetri ma solo zanzariere, per fortuna non ci sono neppure le zanzare, l'ambiente è molto sano e per tutta la notte ascoltiamo il rumore delle onde del mare, assieme al canto sporadico di qualche uccello. Fuori ci sono due masai che fanno la guardia.
Nei giorni seguenti ci concediamo un meritato relax, senza pensare a nulla, ci distendiamo sul dondolo artigianale legato a due palme e ci godiamo la splendida spiaggia bianca e i colori del mare che con il sole si accendono e si diversificano tra loro, ogni tanto si alza il vento, questa parte dell'isola in effetti è anche la più esposta e compare qualche dhow, tipica imbarcazione rudimentale da pesca ricavata da tronchi di albero lavorati a mano che, somiglia vagamente a un trimano artigianale.
In una bella mattinata di sole decidiamo di fare una lunga passeggiata sulla spiaggia, dove incontriamo bambini ai quali regaliamo penne per la scuola in cambio di sorrisi, pescatori e raccoglitori di conchiglie; invece guardando all'interno dell'isola ogni tanto compare qualche villaggio che si estende sotto il maestoso palmeto, arriviamo fino alla baia di Paje dove il mare è davvero meraviglioso, ha un forte colore verde differenziato, anche se la vegetazione è meno lussureggiante e selvaggia rispetto a Bweju.
Siamo stati a mangiare da Mariano, si chiama proprio così, è una casa privata dove ti cucinano a richiesta, basta mettersi in fila e aspettare il proprio turno, mangiamo pesce, gamberi e una deliziosa insalata di granchio e avocado, la spesa è di soli cinque dollari a persona.
Dopo qualche giorno di permanenza, Gloria ha il desiderio di passare qualche altro giorno vicino Stone Town anche per visitare giustamente il capoluogo dell'isola, così con le lacrime agli occhi prendiamo un taxi collettivo e ripartiamo verso la costa ovest; nel tragitto abbiamo anche l'opportunità di fare sosta nella località di Jambiani sempre sulla costa est, un posto di cui mi avevano parlato molto bene: ci si arriva con una stradina sterrata che passa attraverso una rigogliosa foresta, attraversiamo il villaggio e sbuchiamo sulla costa; scendo sulla spiaggia per scattare qualche foto, il mare è molto bello, più bello di quello di Bweju dove noi alloggiavamo, ma il posto, la vegetazione e l'ambiente circostante non sono caratteristici come all'Evergreen.
Tornati sulla costa occidentale, ci facciamo riportare dai nostri amici del Mtoni Marine Center; questa volta ci danno una camera economica per 30 dollari a notte, tutta un'altra cosa rispetto a quella da 80 dove avevamo dormito come pascià precedentemente e purtroppo ci sono anche le zanzare!
Ci godiamo di nuovo la splendida atmosfera in riva al mare, il tramonto è magnifico, anche se per quanto riguarda il tempo di Zanzibar siamo stati un pò sfortunati, il sole è stato spesso coperto dalle nubi, l'acqua del mare non è stata così calda come immaginavo e quasi tutti i giorni scendeva un pò di pioggia e questo era anche il periodo più secco dell'anno; comunque è un'isola meravigliosa tutta da scoprire, credo che valga la pena effettuare un viaggio dedicato solamente a questa perla dell'Oceano Indiano.
Il penultimo giorno di permanenza andiamo a visitare la vecchia Stone Town, e abbiamo la fortuna di essere accompagnati da Mr. Sergio, il personaggio conosciuto a Bweju che praticamente conosce l'isola come le sue tasche; ci incontriamo sul lungomare del centro esattamente nel locale dedicato a Freddy Mercury, il noto cantante che nacque stranamente (pochi lo sanno) proprio in quest'isola. La giornata è splendidamente assolata e noi ci gustiamo un ottimo cocktail di frutta tropicale seduti sulle poltrone che guardano il mare; mentre Mr. Sergio ci parla di Zanzibar io vengo distratto da un fatto curioso, vedo uscire dall'acqua un ragazzo nero vestito molto elegante da capo a piedi ma non riesco a capire quale fosse la sua provenienza, forse qualche barca affondata!
Saliamo in macchina con Mr. Sergio che possiede un piccolo fuoristrada di sua proprietà comperato sul posto, cominciamo a girare per i vicoli dove notiamo gli splendidi palazzi anche se un pò decadenti, l'alternarsi e l'incontrarsi di vari stili e culture diverse, da quella araba a quella europea a quella indiana a quella persiana, le splendide porte di legno intagliate e decorate, i balconi e i venditori di spezie, ci rendiamo contro di essere davvero nel cuore pulsante di Zanzibar.
Mentre noi osserviamo Mr. Sergio tira fuori tutta la sua cultura sull'isola, ci delucida su come sono i locali, sulle loro abitudini e sui loro cibi speziati che ben conosce ed ama, sui numerosi corvi presenti introdotti dagli indiani. Poi parliamo di cose più serie: ci spiega che Zanzibar è un posto particolare, anomalo rispetto al resto della Tanzania, gli abitanti sono quasi tutti musulmani, sono mediamente più benestanti rispetti ai loro connazionali di oltremare dai quali si separerebbero volentieri: ciò è dovuto alla strategica posizione dell'isola che nella storia è sempre stata un crocevia del commercio, oggi inoltre riceve grossi benefici dal turismo, mentre secondo Sergio gli aiuti esterni arrivano tutti nel continente e quasi nulla per gli abitanti di Zanzibar!
Politicamente prevale un socialismo che tende a sostenere un pò tutte le classi, il creatore ne fù Nyerere, principale uomo politico della giovane storia tanzaniana ed è quello che abbiamo riscontrato anche nel continente; un vero collante che fino ad ora è riuscito a mantenere una democrazia e a evitare di far cadere questo paese nella fame o nelle guerre, cosa che invece è accaduta in altre nazioni vicine, in pratica una ciotola di riso non manca a nessuno, in Tanzania sono tutti poveri ma tutti uguali.
Facciamo poi dei giri a piedi nei caratteristici mercati dove si vende pesce, carne, frutta , verdura e mitiche spezie, Gloria ne acquista abbastanza per tutto l'anno che verrà, impacchettando cumino, pepe, cardamomo, curry, curcuma, chiodi di garofano, zenzero, ginseng, zafferano etc. Sergio poi ci consiglia di acquistare alcuni frutti caratteristici dal sapore garantito, sui banchi abbondano kiwi, cocco, ananas, banane, mango, avocado, datteri, pera-kiwi, papaia, bongo e molti altri.
Visitiamo anche alcuni meravigliosi negozi del legno con mobili etnici intagliati e lavorati a mano, bauli intarsiati, letti a baldacchino, armadi decorati; volevamo portar via tutto peccato che erano tutti pezzi grossi e alla fine ci accontentiamo di un cofanetto di legno portagioie!
Arriva così il momento di lasciare Zanzibar, sappiamo che il viaggio di ritorno sarà lungo e frammentato, il giorno seguente partirà il nostro aereo per Addis Abeba dove pernotteremo un'altro giorno per poi ripartire per l'Italia; abbiamo però un disguido proprio sul finale, poiché Antonio e Sofia che ci dovevano prenotare il volo interno per Dar Es Salam, non si sono capiti fra loro, così non risulta nessuna prenotazione a nostro nome! Antonio rimedia subito, trovandoci dopo una lunga ricerca un passaggio con la Air Precision e noi tiriamo un sospiro di sollievo.
Facciamo le valigie per l'ultima volta, mangiamo gli ultimi frutti tropicali, chiamiamo un taxi per farci accompagnare all'aeroporto mentre Gloria ha le lacrime agli occhi, nonostante tutte le difficoltà di questo viaggio è difficile staccarsi da questi posti.
Il volo per è breve e tranquillo, atterriamo nell'aeroporto dei voli nazionali di Dar, prendiamo un'altro taxi e vista la brutta esperienza del Jambo Inn, evitiamo di pernottare nel centro della città, quindi ci facciamo portare (previo prenotazione) allo Sleepaway un bell'hotel situato nella penisola di Msasani, una zona residenziale molto bella e curata affacciata sull'oceano, dove risiedono uffici e ambasciate straniere; liquidiamo il nostro autista ma ci mettiamo d'accordo con lui per il mattino seguente, alle quattro e mezza di notte dovrà venirci a prendere per accompagnarci, questa volta all'aeroporto internazionale, il problema è che non parla una parola di inglese, così devo trovare un'interprete che gli spiega la faccenda e che gli raccomanda di essere puntuale.
L'hotel è anche un centro commerciale, facciamo un giro tra locali ristoranti e bei negozi, è il massimo del lusso che puoi trovare in Tanzania, anzi a dire il vero sembra di essere in un ricco paese arabo, mangiamo qualcosa e poi ci mettiamo a dormire nella splendida ma costosa camera, anche qui però abbiamo un problemino, Gloria prende una schicchera di corrente da un filo lasciato imprudentemente scoperto! Per fortuna nulla di grave.
La notte passa subito, ci alziamo con l'ansia del nostro amico autista che fortunatamente era già sotto l'albergo, carichiamo i bagagli e partiamo nel buio fondo della notte, in giro ci siamo solo noi, confesso di essere stato in tensione per tutto il tragitto, il giovane tassista ha tirato dritto passando anche con il semaforo rosso, ma credo che sia stato meglio così poiché stare fermi ad un incrocio di notte con due turisti in a bordo in quelle zone non è di certo una situazione sicura e raccomandabile.
Finalmente arriviamo in aeroporto, sono le cinque di mattina e clamorosamente scopriamo che è chiuso come se fosse un negozio di abbigliamento! Dobbiamo aspettare di fuori! Poi finalmente apre e noi ricominciamo la lunga trafila i visti e controlli. Fortunatamente partiamo in perfetto orario, bisogna ammettere che l'Ethiopian è davvero una buona compagnia aerea.
Rifacciamo uno scalo al Kilimangiaro Airport, dopo un'ora ripartiamo ed in mattinata atterriamo ad Addis Abeba, la capitale dell'Etiopia, dove soggiorniamo tutto il dì in un discreto albergo, a spese della compagnia aerea, questo perchè dovevamo attendere fino alla tarda serata per poter ripartire alla volta dell'Italia.
Così ci tocca di nuovo una lunga trafila di visti e controlli, qui sono ancora più rigidi e formali che in Tanzania, inoltre lo smistamento nei vari alberghi è lenta e complicata, alla fine però ce la facciamo, ci caricano su un bus e ci accompagnano in hotel.
E' stata comunque un'ottima occasione per fare un giro nella capitale etiope, che a me è sembrata decisamente più organizzata e moderna rispetto alle città visitate in Tanzania, anche se uscendo dal balcone dell'albergo mi sono trovato di fronte ad un panorama di baraccopoli. Anche questo paese è uno dei più poveri d'Africa e presenta abissali differenze tra la vita dei città e quella di campagna, meriterebbe sicuramente un viaggio per scoprire le sue realtà e le sue bellezze naturali che non sono di certo poche.
Dopo aver acquistato un souvenir, raffigurante un famoso re etiope, e dopo aver fatto amicizia con un ragazzo italiano di ritorno da una missione in Tanzania il quale ci ha raccontato le sue interessanti esperienze decolliamo per un lungo volo e al mattino arriviamo a Fiumicino, l'avventura è terminata, Ashante Tanzania!

Conclusioni
E' stato un viaggio dalle emozioni forti, credo che la Tanzania è un paese molto rappresentativo quando si parla di Africa, vanta la presenza di molti animali, di alcuni parchi tra i più famosi del mondo, di alcune vette tra le più alte del continente, di spiagge che si affacciano su un mare meraviglioso e di popoli cacciatori dalle antiche tradizioni.
Ma è stato anche un viaggio di ansie e di disagi, di pazienza e di contrattempi, di sabbia che ti appiccica addosso... come turisti "fai da te" abbiamo incontrato molte difficoltà anche nelle piccole cose, non è facile muoversi, per trovare riferimenti si è sempre costretti ad affidarsi a qualcuno, inoltre tirare la cinghia per risparmiare non è cosa facile.

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