La Tanzania, dove la natura è regina

in viaggio con Daniela Baffigo in Tanzania

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La Tanzania, dove la natura è regina

Mi chiamo Daniela e per la prima volta scrivo il racconto di un mio viaggio.
Lo faccio perché per la prima volta ho partecipato ad un viaggio davvero avventuroso e un po’ fuori dal comune (almeno per me). Un safari nel Serengeti e nello Ngorongoro.
Ho sempre sognato di partecipare ad un viaggio di questo tipo per vedere i paesaggi mozzafiato dell’Africa Nera e per assistere alla vita naturale che qui si svolge.
Immagini mozzafiato che erano nella mia testa da tempo ma che, per la verità, non pensavo di poter vedere nella realtà almeno fino a quando (grazie ad una amica) non ho conosciuto Max.
Max organizza spesso Safari nella Tanzania del nord e appena ho potuto gli ho chiesto di coinvolgermi in un suo safari. Così è stato e nel giugno 2005 sono partita per l’avventura.
Il gruppo era composto da 10 persone: Io, Max, Valeria, Piero, Giampietro, Filippo, Maurizio, Lelia, Luigi e Valeria (2).
Conoscevo solo Max e quindi il viaggio si rivelava anche una buona opportunità per conoscere gente nuova… sempre che si trovassero persone simpatiche.Due settimane alla scoperta dei più bei Parchi africani1° giorno
Ci incontriamo all’aeroporto di Milano Malpensa (io arrivo con Max) da dove partiamo con KLM per Amsterdam.
Dopo 2 ore siamo ad Amsterdam. Vi stiamo poche ore, durante le quali abbiamo l’occasione di socializzare un po’. Verso sera, quando prendiamo il volo per il Kenia, si è già instaurato nel gruppo un clima gioviale e di simpatia. Le persone sembrano piacevoli. Sono stata fortunata!
Dopo 8 ore di volo (putroppo di notte) atterriamo a Nairobi in Kenia. Sono le 6 ora locale e questi sono i miei primi passi sul suolo africano. La prima sensazione che ho, mentre aspettiamo di imbarcarci per Arusha, è quella di assistere ad un’esplosione di luce. In Africa c’è molta più luce che in Europa. Siamo a 1400 metri di altidudine, solo neri intorno a me e pochi turisti bianchi. Mi fa piacere, comincio già a sentirmi parte del posto…
Salendo sull’aereo vedo un uccellino dai colori smaglianti: celeste, verde e rosso. Caspita sono proprio belli gli uccellini qui!
Durante il volo per Arusha vedo un immenso altopiano arido. La vegetazione è abbastanza rada.
Ad un certo punto il pilota ci avverte che sulla nostra destra sta per apparire il Kilimanjaro (il tetto dell’Africa). Sulla cima il ghiaccio. Qui la vegetazione è un’altra cosa. Un muro di vegetazione lussureggiante arriva fin quasi alla cima del vulcano. Che bello! Tutti si sono emozionati nel vedere questo colosso della natura e hanno cominciato a scattare foto a ripetizione… Sorrido.
Durante il volo tutto è calmo. All’arrivo due neri, seduti davanti a me, mi dicono “welcome to Tanzania”. “Grazie ragazzi, se questa è l’accoglienza, chissà il resto”.
L’aeroporto è piccolo, attrae la mia attenzione la sala partenza-arrivi pavimentata con il parquet. Evidentemente qui il legname non manca! Sulla pista di volo tanti aironi grigio argentati.
Agli arrivi incontriamo le nostre guide (Paul e Williams) con i loro enormi fuoristrada Toyota Land Cruiser che ci scarrozzeranno per tutto il safari.
Paul ha proprio l’aria del bravo ragazzo, educato, tutto perfettino. Un bimbo. Ma saprà fare bene il suo lavoro? Max giura di sì…
Così saliamo e ci dirigiamo ad Arusha per espletare le generalità burocratiche. Paghiamo il safari, facciamo provviste ed acquistiamo tutto quello che a titolo personale ci può servire durante il tour.
Dopo un paio d’ore finalmente si parte.
Percorriamo una lunga strada asfaltata a cui lati vedo uomini, bambini, donne con cesti sulla testa e tanto bestiame, mucche, capre. La prima sensazione è di povertà, ma anche di dignità e poi i neri qui sembrano tutti belli. Dopo un paio d’ore arriviamo a Mto Wa Mbo, ci sistemiamo nel camp, ci diamo una rinfrescata veloce, uno spuntino e quindi partiamo per il Parco Nazionale del Lago Manyara.
E’ il primo vero impatto che ho con questa natura incredibile. Una flora indescrivibile, ricca, lussureggiante, piante che da noi si tengono in piccoli vasi, qui sono alberi giganteschi fino alle dimensioni immense del baobab e poi la fauna. Iniziamo con una varietà incredibile di uccelli e, man mano che ci addentriamo nel parco, primi incontri: giraffe flessuose ed eleganti, maestosi elefanti, simpatiche zebre e poi ancora ippopotami, gnù, impala, gazzelle e tutti vicinissimi a noi calmi e tranquilli.
All’uscita del parco un incontro inaspettato. Paul vede attraverso i rami un leone dormiente su un ramo (cosa strana per i leoni), e a soli 5 metri da noi (nascosto dalla vegetazione) una leonessa sta mangiando un piccolo elefante in decomposizione. C’è una puzza incredibile. Forse Paul più che vedere il leone ha sentito l’odore dell’elefante in decomposizione perchè erano veramente ben nascosti. La prima impressione è di calma, dove ognuno sa cosa fare e dove tutto scorre “panta rei”. Mi sono domandata se forse non è solo dove l’uomo è povero che gli animali riescono a vivere così.

2° giorno
Subito dopo la colazione partiamo per raggiungere in serata il lodge nel Serengeti. Iniziamo a salire verso l’area di conservazione integrale di Ngorongoro. Dopo solo una mezz’ora Paul si ferma in un punto da dove ci mostra il lago Manyara e la foresta che sono adesso sotto di noi. La maestosità del paesaggio africano fa venire i brividi. La foresta ci accompagna. Gli alberi sono altissimo (anche 30 metri). I ficus che da noi stanno nei vasi, raggiungono qui i 10 metri.
Al gate della Ngorongoro Conservation Area ci fermiamo per comprare le cartine dei parchi (Max dice che qui si compra bene). Saliamo fino a oltre 2000 metri e arriviamo sul bordo del cratere. Incredibile. Ci fermiamo e guardiamo dentro. Si vede tutto come se fosse un plastico. In fondo al cratere, sotto di noi coi binocoli vediamo bufali ed elefanti. Fa freddo ma siamo sconvolti dalla bellezza di questo posto “il mitico cratere dello Ngorongoro”. Questa non è la meta della nostra giornata. Dobbiamo proseguire e scendere di quota per entrare nel Serengeti. Il paesaggio varia. Dopo un oretta durante la quale corriamo sul bordo del cratere, cominciamo a scendere. Il paesaggio della Malanja Depression che incontriamo subito dopo la descendent Road (la strada che porta in fondo al cratere) è bellissimo. Anche qui il paesaggio da una sensazione di maestosità.
Lungo la strada incontriamo alcuni villaggi Masai. Sono veramente belli. Direi che raramente naturalezza, bellezza ed eleganza sanno convivere così bene le une accanto alle altre.
Avvicinandoci all’entrata del Serengeti la vegetazione cambia. Le piante diventano più rade e man mano che procediamo vengono sostituite dal acacie e da agave. La strada è diventrata una pista sterrata e polverosa (da qui in poi le strade saranno sempre così).
Arriviamo al gate del parco verso l’ora di pranzo e facciamo un pic-nic mentre Paul espleta le pratiche burocratiche. Quindi, dopo pranzo entriamo nella savana. Indescrivibile! Un mare immenso i cui confini si delineano solo perché sul fondo si intravedono lontane montagne. Tutto il resto è una immensa piana verde.
E in questa pianura immensa di erba che nessuno taglia, con pozze d’acqua naturali e alberi ombreggianti che sorgono agglomerati di roccia detti Kopjes, dove spesso si vanno a riposare leoni e leonesse dopo un buon pasto. Nei kopies vivono diversi animali piccoli e grandi.
Dopo poco che siamo nel parco ecco ancora i leoni. Una famiglia di 7 individui: un leone maschio e 6 leonesse a non più di 10 metri da noi, che riposavano tranquillamente guardandoci ogni tanto, Dopo poco incontriamo una femmina di ghepardo che allatta i suoi 3 cuccioli a meno di 2 metri da noi e infine uno splendido leopardo che dorme appollaiato sul ramo di un acacia. Meravigliosi felini. Sembrano veramente giganteschi gatti nelle fattezze e nei comportamenti. Ma quanti animali. jene, sciacalli, migliaia di zebre e di gnu, struzzi, antilopi e uccelli mai visti.
Caspita ma sono veramente nel paradiso terrestre… In così poco tempo ho già visto molto di più di quanto pensassi di vedere in tutto il safari…
Se è vero che questa è la culla dell’umanità (in Tanzania sono stati trovati i resti dell’Homo Erectus) forse questo è il paradiso terrestre da cui l’uomo si è allontanato.
Arriviamo verso sera al bellissimo Lobo Lodge. La costruzione è integrata in un Kopje e fino a pochi metri dall’entrata non mi rendo neanche conto della sua presenza. Questi Tanzaniani hanno un rispetto della natura che noi non ci sogniamo neanche.

3° giorno
Questa mattina punto la sveglia alle 7,00, ma già intorno alle 6 sono svegliata dal rumore di passi sul tetto del lodge. Dalla rapidità dei passi realizzo subito che si tratta di scimmie. Mi alzo quasi subito ma mentre mi sto preparando sento Massimo che ci viene a chiamare. E’ trafelato ed eccitato. Ha fatto una corsa per venirci a dire che dalla terrazza del lodge ci sono delle leonesse che stanno cacciando. Quando arrivo assisto ad uno spettacolo indimenticabile. Le leonesse hanno cacciato un impala e stanno difendendolo dalle iene che cercano di sottrarre loro la preda. Ogni tanto una delle leonesse si allontana e va verso un cespuglio. Max dice che li devono esserci dei cuccioli e che la leonessa è preoccupata per la presenza delle iene.
Anche qui dalla terrazza del Lobo lo spettacolo è maestoso e senza muovermi dal lodge ho già visto 4 leoni. Incredibile! Sono davanti all’infinito di Giacomo Leopardi…
Quindi dopo la colazione partiamo per il game drive. Passiamo la mattinata ad ammirare raggruppamenti di migliaia di zebre e gnu che si preparano alla migrazione, quest’anno in ritardo per il prolungarsi delle piogge. Ovviamente ci sono anche branchi di impala, antilopi, damalischi. Quasi al rientro, 3 famiglie di elefantesse con i loro cuccioli.
Durante il game drive vediamo anche una leonessa solitaria con 2 cuccioli che trascina la preda appena cacciata verso la tana.
Ah, un altro animale che vedo praticamente ovunque è la “Guinea Fowl”: praticamente una specie di faraona simile alla nostra, ma allo stato libero. Non avanza però come da noi in formazione triangolare, ma in ordine sparso. Anche qui la considerano commestibile, ma per fortuna è protetta.
Un altro curioso, animaletto presente al lodge, è un roditore della famiglia degli ungulati. Qui lo chiamano irax ma a me sembra una grossa procavia. Gira per i lodge in cerca di fortuna e di cibo dai turisti, ma i commessi ci dicono continuamente di non dare loro cibo.
Gli animali qui sembrano non aver paura dell’uomo. Non so se è perché non vengono cacciati o perché sono così tanti…
Nel pomeriggio avvistiamo un grande branco di elefanti a pochi passi dalla strada che percorriamo.
Un vero spettacolo di maestosità ed imponenza, devo dire che così vicini incutono più timore dei leoni. I leoni visiti il giorno precedente non avevano interesse per noi. Ma gli elefanti dopo un po’ che li osservavamo hanno cominciato a barrire, ad allargare le orecchie. Sembravano aggressivi. Devo dire che sono stata proprio contenta che Paul e Williams abbiano deciso che era ora di andare…
La serata al lodge è piacevole. Dopo la cena ci vediamo un documentario sui ghepardi del Serengeti e poi a nanna.

4° giorno
Alle 6,00 suona la sveglia. È ancora buio. Il tempo di andare in bagno, fare una doccia e vestirsi ed è già pieno giorno. Caspita ma all’equatore non esiste l’alba come da noi. Qui succede tutto molto più in fretta.
Anche questa giornata è ricca d’incontri. Raggiungiamo a mezza mattina una grossa pozza, in mezzo ad un oasi di verde con palme incluse, dove è immersa una una famiglia di ippopotami e qualche coccodrillo. Poveri ippopotami così grossi e ingombranti e con la pelle così delicata. Il sole equatoriale li costringe a stare immersi nell’acqua quasi tutto il giorno e possono uscire a cibarsi solo di notte.
Nel pomeriggio incontriamo due splendidi esemplari di ghepardo, dolcemente sdraiati nell’erba, all’ombra di un grande albero. A me sembrano madre e figlio o forse due fratelli. Sul tardi, mentre rientriamo, vediamo un gruppo di leonesse che stanno mangiando uno gnu e poi dopo poco ancora un altro gruppo più grande, di altre 7 leonesse, che passano vicino alla nostra jeep prima di andarsi a sdraiare nell'erba. Giocano e si rotolano. Altre sonnecchiano. Tutte sono assolutamente indifferenti alla nostra presenza. Che mondo incredibile e che contatto abbiamo qui con la natura. Sento di farne parte. Mi sento felice mi sembra di non avere mai visto qualcosa di più bello.

5° giorno
Giornata d’incontri: in mattinata un fiero leone con le sue leonesse (ne contiamo 6). Lui appartato dopo aver gustato il suo pasto e le leonesse intente a finire il loro. Alla fine planata di avvoltoi.
In serata l’incontro più bello: una coppia di ghepardi in amore che si fanno fotografare per un lungo periodo avvicendandosi e quasi mettendosi in posa per poi, ad un rinnovato approccio amoroso del maschio, allontanarsi dagli occhi indiscreti. Proprio sulla strada del ritorno a fine giornata, con un rapido e incandescente tramonto come sfondo, un grande gruppo di iene tanto brutte quanto simpatiche con i loro cuccioli.

6°giorno
Questa notte ho sentito più volte il ruggito del leone, ma mi sono sempre riaddormentata. Al mattino dopo un’abbondante colazione con uno yogurt al “Passion Sunshine”, partiamo per stare fuori tutto il giorno. Stupenda giornata di luce, sole e vento. Attraversiamo un’immensa prateria di cui a volte non si vedeva la fine, mentre verso sera all’orizzonte il riverbero trasforma il prato verde in un mare plumbeo, come quando si fissa l’orizzonte guardando il mare quando il sole tramonta dalla parte della terra.
Incontriamo la migrazione degli gnu con le zebre al seguito. Una moltitudine favolosa. Gli animali si perdono a vista d’occhio in tutte le direzioni. Alcuni abbozzano combattimenti: sono i maschi dominanti che difendono i loro piccoli appezzamenti dai contendenti. La migrazione si muove. Poi troviamo un branco di 6 leoni che dominano una vallata piena di gnu. Osservano la moltitudine con vivo interesse. Una leonessa sta terminando di sbranare la carcassa di uno gnu che hanno ucciso al mattino. Poi altri 4 leoni stanno finendo il loro pasto. Poi ancora 2 stupendi maschi accoccolati sotto un albero, uno stormo di fenicotteri rosa in un trasparente laghetto con l’acqua bassa e verso la fine un elefante solitario e superbo leopardo appollaiato su di un albero. Quasi all’entrata della lodge 2 giganteschi bufali e poi una volta in camera, come sempre, i nostri amichevoli cercopitechi che ci aspettano per rubare qualcosa da mangiare. Bisogna fare molta attenzione perché se entrano in camera è un vero disastro. Dimenticavo 2 simpatici sciacalli e un serval (un piccolo ghepardo, poco più grande di un grosso gatto, che si preparava alla caccia). Una giornata molto proficua.

7° giorno
Questa notte, verso le tre mi sono svegliata per andare in bagno. Di notte la luce elettrica non funziona. Urto qualcosa e mentre torno a letto, sento un ruggito vicinissimo. Fuori dalla finestra a pochi metri dal ldoge un leone maschio si sta allontanando. Parlando la mattina con Max e gli altri, mi dicono che quando viene tolta la luce elettrica (dalle 24 alle 6) spesso i leoni si avvicinano e a volte entrano a stendersi nel prato interno al lodge. La guardia notturna dice che non è pericoloso. E’ sufficiente una pila per tenerli lontani (perché temono la luce artificiale). Questa notte pare che ne siano entrati 10 e che siano stati sul prato del lodge fino alle 5:00 del mattino. Qui gli animali la fanno da padroni.
Verso le 7,00 partiamo di buon ora come al solito. Attraversiamo una prateria bruciata dal sole dove l’erba è color dell’oro. Qua e là, qualche roccia (i così chiamati Kopjes) con un po’ di verde intorno, rifugio preferito dei leoni dopo il pasto. Per un lungo tratto incontriamo pochi animali (antilopi, alcine, damalischi, qualche zebra e gruppi di gazzelle) poi una leonessa appartata, presumibilmente con un cucciolo nascosto. Intuiamo che ci vuole portare lontano dal piccolo perché è evidente che cerca di farsi seguire. Poi un kopjes con 2 leoni, un maschio e una femmina, che se ne stanno sdraiati a prendere il sole.
Sulla strada del ritorno, passando dallo stesso posto, ne vediamo un terzo che probabilmente prima dormiva nascosto nel verde. L’altro incontro inaspettato della giornata sono quattro ghepardi che si preparano alla caccia di un branco di gazzelle poco più avanti. Seguiamo il gruppo per oltre un ora, sperando che la caccia abbia inizio, ma purtroppo non riescono ad avvicinarsi abbastanza alle gazzelle per cacciare. Le gazzelle sono sul chi va la e non si lasciano avvicinare. Il pedinamento è un continuo alternarsi di passi lunghi e felpati, e di soste per nascondersi nell’erba (qui troppo bassa per permettergli un agguato). Alla fine desistiamo. Ci siamo spinti lontano dal lodge e abbiamo circa un’ora e mezza di strada. Non possiamo aspettare oltre perché dobbiamo arrivare al lodge prima del tramonto altrimenti possiamo avere problemi con i rangers.
Il viaggio di ritorno è comunque interessante e gli incontri sono diversi, Vengo colpita dalla possenza di due coppie di struzzi, che nessun predatore attacca per i loro enormi artigli che possono ferire anche mortalmente. Poi una famiglia di iene con i loro cuccioli e ancora giraffe, un elefante solitario che ha appena fatto il bagno, e come sempre gruppi di gazzelle, damalischi, zebre e gnu a non finire.

8° giorno
Giornata distensiva. Non è necessario allontanarsi troppo dal lodge per vedere leoni “free climbing”. E’ davvero raro vedere tanti leoni abbarbicati sulle acacie, a noi ne contiamo addirittura 12. Un paio di maschi non sanno più come scendere. Non sapevo che nel Serengeti i leoni salissero sugli alberi. Forse questi hanno preso lezioni da qualche leopardo? Comunque sono tutti giovani e quindi più leggeri di struttura. Non credo proprio che un leone adulto possa avere la stessa agilità.
Nel pomeriggio gironzoliamo nella savana. Incontriamo pochi animali, ma ci godiamo stupendi panorami. Il tramonto è meraviglioso. Il cielo è plumbeo e il Serengeti è tutto colorato d’oro in ogni direzione. Poi i colori cambiano e la luce diventa rossa e intensa. Incredibile. Questo è quello che intendevo per tramonto africano…

9° giorno
La giornata è dedicata al trasferimento dal Serengeti allo Ngorongoro. Riattraversiamo la Savana che avevamo percorso all’andata fino ad entrare nella Ngorongoro Conservation Area. Qui incontriamo di nuovo i Masai che conducono il loro bestiame al pascolo. Stupendo popolo di pastori! Incontriamo anche qualche gruppo di giovani che stanno eseguendo la prova per diventare adulti. Intorno ai 13-15 anni vengono circoncisi, vestiti di nero e allontanati dal villaggio. Per sei mesi devono cavarsela da soli senza chiedere elemosina.
Oggi solo erbivori. Niente leoni. Peccato. Col nostro fuoristrada saliamo fino al bordo del cratere per arrivare allo Ngorongoro Wildlife Lodge. La foresta tropicale è indescrivibile per intensità di colori, per sfumature di verde e per varietà di piante. Il lodge è situato in alto e guarda nel cratere del vulcano spento. Un panorama unico. Nel mezzo un lago salato e le montagne tutt’attorno. Impossibile descrivere con parole tanta bellezza.

10° giorno
Alla mattina ci svegliamo in mezzo alle nuvole: il bel panorama non si vede più. Partiamo per raggiungere il cratere dell’Empakai dove dobbiamo fare un facile trekking e quasi subito una delle 2 jeep ha dei problemi al radiatore. Ci fermiamo per sostituirla e perdiamo 2 ore. Poi ripartiamo ma abbiamo perso troppo tempo. Paul corre per recuperare e arriviamo all’Empakai per l’ora di pranzo. Così facciamo il picnic prima di partire per la passeggiata. Il percorso è in discesa e siamo accompagnati da una guida armata. Purtroppo per me, che non sono in forma, il percorso è comunque troppo faticoso e devo rinunciare. La guida ferma il gruppo dopo circa 20 minuti e lo divide in 2. Metà del gruppo rimane con me e l’altra metà raggiunge il fondo del cratere. Attendiamo circa un’ora e mezza e quando tornano, partono gli altri che erano rimasti con me. Il ranger invece fa la strada due volte. Ha un fisico atletico. Beato lui.
Mi dispiace proprio per quello che è successo, ma ma proprio non ce l’ho fatta…
Però che belli gli altipiani dove vivono i Masai. Sembra di vedere un plastico enorme, puntellato da villaggini con uomini vestiti di rosso. La valle di Olmoti ne è piena e sono veramente belli. Poi i vulcani che ci circondano. Un paesaggio selvaggio e primordiale dove l’uomo vive ancora seguendo i ritmi della natura e delle stagioni. Sembra un viaggio nel tempo. Sono tornata ad un milione di anni fa… Veramante eccitante.
Poi il ritorno al lodge come sempre puntale per le 18:30. Paul è perfetto. Gentile e disponibile si adopera sempre per risolvere i problemi di tutti.

11° giorno
La giornata inizia ancora in mezzo alle nuvole. Oggi partiamo per scendere nel mitico cratere di Ngorongoro. Lungo le pareti del cratere una lussureggiante foresta. Man mano scendiamo il tempo migliora. Quando siamo sul fondo del cratere il tempo è bellissimo. Il cratere è un grande catino di 11x18 chilometri. Sul fondo del cratere la savana è simile a quella del Serengeti. Arriviamo quasi subito ad un lago salato pieno di fenicotteri. Il paesaggio è bellissimo.
La giornata è comunque fredda (siamo in quota…) Vediamo un grandissimo gruppo di gnu (forse più di 5.000) attraversano uno stagno correndo. Sembra che anche qui nello Ngorongoro vi sia la migrazione. Poi leoni, iene, elefanti e un incontro speciale con un ghepardo che ci regala una caccia inaspettata. L’animale è alla destra della nostra macchina ma sta puntando un branco di gazzelle che è alla nostra sinistra. Attraversa la strada camminando a zig zag. Si avvicina alle gazzelle ma ogni tanto cambia direzione per dare agli erbivori la sensazione di essere interessato da qualcos’altro. Quando è abbastanza vicino parte e in pochi secondi tutto si compie. In televisione sembrava una cosa lunga. Qui invece succede tutto in 4,5 secondi. La gazzella non ha nessuna possibilità. Viene atterrata ed uccisa con un morso sul collo. Pensavo che la cosa fosse impressionante. Invece è stato tutto così naturale… Ma non finisce li. Il ghepardo sta ancora ansimando per la corsa, quando viene affrontato da 2 sciacalli che tentano di rubargli la preda. Purtroppo per loro il ghepardo è molto più grande e dopo una piccola scaramuccia i due canidi vengono scacciati. Il ghepardo riesce a mantenere la sua preda e comincia a mangiare.
Poi vediamo un gruppo di leoni con una femmina e 5 giovani. Siamo un po’ di macchine e ad un certo punto rimaniamo sconcertati perché i felini si dileguano terrorizzati. E’ la prima volta che succede. Cosa hanno visto? Capiamo subito che a terrorizzarli sono stati 2 ragazzini Masai che stanno scendendo nel cratere per raggiungere le nostre macchine e chiederci la mancia. Facciamo loro ampi gesti e i due capiscono la situazione e si fermano. Ci vuole qualche minuto prima che i leoni si tranquillizzino di nuovo e tornino a farsi vedere. Vicino a loro arriva un bufalo e uno dei giovani sembra volerlo attaccare. Sembra davvero una cattiva idea. E’ così grande che neanche in 6 possono riuscire ad averne la meglio. Durante la giornata vediamo tanti tanti gnu, gnu, zebre, bufali, gazzelle, uccelli, ippopotami, iene e per la prima volta un rinoceronte. Peccato è troppo lontano.
Il cratere principale di Ngorongoro è bellissimo. ma mi è un po’ spiaciuto vedere tante macchine che all’ora di pranzo si sono tutte dirette nell’area di sosta dove tutti i turisti hanno fatto il picnic. Mi ha un po tolto la poesia…

12° giorno
Questa mattina dobbiamo scendere nel cratere, ma prima visitiamo un Boma (villaggio) Masai. I Masai ci accolgono con una danza e dei canti. A me la cosa è sembrata molto turistica. Però quando entriamo nel villaggio la cosa cambia e la visita diventa interessante e suggestiva.
Il villaggio circolare ha un diametro di circa 50 metri. E’ delimitato da una recinzione in legno e al centro si trova un altro recinto circolare, sempre in legno, dove viene ricoverato il bestiame. Tra i due recinti ci sono le capanne Masai fatte di fango e ramoscelli: una specie di malta. Per entrare si utilizza una piccola apertura e un corridoio che ripara dal freddo. Nella parte alta della capanna vi sono dei piccoli fori per l’aerazione e la luce. Entriamo nella capanna del capo villaggio e ci sediamo sopra due letti fatti di pelle di bovino e bambù. Al centro una piccola buca delimitata da pietre dove arde il fuoco che viene usato sia per preparare il cibo che per riscaldarsi. Fuori fa freddo ma dentro c’è un bel tepore. Il Capo Masai ci spiega che nella sua capanna vivono lui, la moglie e i loro tre figli. In questo villaggio vivono un centinaio di persone e 200 capi di bestiame.
I Masai vivono di pastorizia, mangiano la carne e bevono il latte dei loro animali: bovini, caprini e ovini di cui usano anche le pelli. Gli asini sono il loro mezzo di trasporto. Dai leoni si difendono cospargendosi il corpo con una mistura di erbe che risulta repellente ai felini, che quindi non si avvicinano.
Poi visitiamo la scuola dove i bambini imparano a leggere e scrivere swahili, la lingua nazionale della Tanzania, e l’inglese. Imparano anche la matematica. Quando entriamo stanno studiando le tabelline. I bambini sono stupendi per bellezza e intelligenza e nel contempo teneri. Alla fine della visita acquistiamo i souvenir di rito: il machete che usano un po’ per tutto, il bastone per condurre il bestiame e utilizzato come strumento di lavoro, i sandali fatti con i copertoni, alcuni piccoli gioielli fatti di bacche, perline e cortecce, ecc.
Lasciato il villaggio torniamo nel cratere. Come sempre gli incontri sono numerosi ma la cosa che mi colpisce di più è l’incontro con una rinocerontessa e il suo piccolo. Li vediamo veramente da vicino (forse a venti metri dalla macchina) ed è per questo che mi accorgo della loro mole. Sono enormi e sono anche veloci. Non immaginavo che con una stazza simile potessero tenere un tale ritmo. Diciamo che corrono alla velocità di “trotto medio sostenuto” di un cavallo.
Nel pomeriggio, subito dopo il pic-nic ci trasferiemo ad Arusha, ultima tappa del nostro viaggio, passando dal mercato di Mto Wa Mbo per qualche acquisto. Belli gli oggetti in legno ma abbiamo dovuto contrattare parecchio per ottenere dei buoni prezzi. I venditori sono davvero bravi e le loro mercanzie valgono la pena.
Arriviamo ad Arusha in Serata. Dormiamo all’Ethiopian Hotel (purtroppo il Mezzaluna Hotel dove dovevamo dormire è chiuso per lavori…) che in verità non ci piace granchè. Bello però il ristorante dove tra l’altro mangiamo un ottimo zighinì.

13° giorno
L’ultimo giorno visitiamo l’Arusha National Park. Molto bello ed interessante per la presenza di una vegetazione varia e colorata, di numerosi laghi (alcuni frequentati da migliaia di fenicotteri rosa) molti erbivori (soprattutto giraffe e bufali) e qualche predatore che però non avvistiamo (fatta eccezione per qualche iena isolata). Belle e sempre simpatiche le scimmie locali: i soliti babbuini, i colobo e in particolare i “Colobo Guareza” dal folto pelo bianco e nero e dalla coda bianca.
Incontro invece inaspettato: in un lago assistiamo alla caccia di un fenicottero da parte di un cane selvatico, conclusasi male per il trampoliere.
Nel pomeriggio ancora qualche piccolo acquisto. La sera un’ottima pizza napoletana, (da ricordare) e poi a letto presto per alzarci la mattina dopo alle 5,30 per la partenza.

Questo viaggio è stato bellissimo. Emozionante e sorprendente.
Non avrei mai pensato che in Tanzania fosse possibile vedere tanti animali. Alla fine abbiamo contato oltre 80 leoni, 18 ghepardi, 4 leopardi, 3 rinoceronti più una serie sterminata di gazzelle, impala, giraffe, antilopi, iene, qualche centinaia di migliaia di zebre e di gnu…
La Tanzania è un Paese che ha dei paesaggi da mozzare il fiato.
Il Serengeti visto dallo Ngorongoro sembra un plastico enorme, ma la stessa sensazione me l’ha data anche il cratere di principale di Ngorongoro.
Sono felice di essere andata in Tanzania con Max. L'organizzazione è stata perfetta e le guide (Paul e Zamora) sono stati fantastiche. Paul si è preoccupato di risolvere (brillantemente) qualsiasi problema avessimo.Tra l'altro ha un occhio da lince e riesce a vedere i leoni mimetizzati anche a un chilometro di distanza.
E’ stata certamente una delle vacanze più emozionanti della mia vita e consiglio di farla a chiunque ami la natura e gli animali.

Se volete informazioni, scrivetemi pure all'indirizzo: sasypka@tiscali.it
Ciao a buona Tanzania a tutti,
Daniela

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