Avventure africane fra Tanzania e Zambia - Parte seconda

in viaggio con Ilic Radice in Tanzania , Zambia

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Avventure africane fra Tanzania e Zambia - Parte seconda

Il resoconto di viaggio si riallaccia alla prima parte, dallo stesso titolo, giù pubblicata su questo stesso sito.Si conclude una bella esperienza di viaggio in Africa12 Agosto 2004: Serengeti N.P.
Al mattino buttiamo i bagagli nelle tende e visitiamo il parco in auto. Qui, a differenza di Ngorongoro, gli animali sono veramente selvaggi. I fuoristrada, purché ancora numerosi, si disperdono nella vastità del parco e non di rado ci troviamo da soli a faccia a faccia con gli animali. Troviamo anche dei coccodrilli immobili in una pozza d'acqua e abbiamo modo di assistere ad una buffa scena tra un elefante e una turista inglese. L'auto di quest'ultima si era fermata rivolta verso un branco di pachidermi senza accorgersi che alle loro spalle si trovava un giovane maschio. Questo, un po' spaventato, un po' innervosito e un po' offeso, faceva di tutto per spaventare il mezzo, ignaro del fatto che nessun umano badasse a lui. Avvicinatosi ormai a non più di due metri, la turista sul veicolo si è voltata e si è trovata di fronte agli occhi il pachiderma imbestialito; si è rituffata nel fuoristrada e ha fatto partire a razzo l'autista tra le nostre risate.
Solo un animale non abbiamo ancora visto: lo sfuggente leopardo. Purtroppo ce ne sono veramente pochi e timidi come sono, difficilmente sono avvistabili. Speriamo tutti di vederlo in qualche altro momento del viaggio e ci consoliamo con un piccolo serval. Il paesaggio del Serengeti è caratterizzato da grossi pietroni arrotondati che sembrano essere stati seminati nella savana dalle mani di un gigante. Intorno ad essi si sono formate col tempo delle collinette ricche di vegetazione e in questa trovano rifugio numerosi animali selvatici. Anche questa volta “atterriamo” in piena notte. Montiamo le tende, ceniamo e ci rifugiamo nelle tende prima che un altro acquazzone ci sorprenda. Stavolta la tenda è montata bene e a parte qualche goccia traditrice, dormiamo all'asciutto. Campeggio: Stop Over Point (appena fuori dal Serengeti sulla strada per Mwanza).

13 Agosto 2004: Serengeti - Mwanza
Tappa di trasferimento. Sono i soliti il paesaggio e i paesini. Mwanza invece offre uno spettacolo curioso perché gli edifici arroccati sulle colline sorgono tra enormi massi di roccia. Ceniamo al Rock Beach Hotel (dove non c'è alcun hotel!) sul lago, di fronte a dei pietroni semisommersi. L'ambiente è spettacolare, i tavoli sono proprio in riva al lago ma la scarsa illuminazione (forse per non attirare i numerosissimi insetti?) crea qualche problema durante la cena. Qui si mangia veramente bene (soprattutto il pesce) ma torniamo in albergo con un brutto ricordo perché cercano di fregarci sui prezzi indicati nel menù.
Il ritorno in albergo invece è piuttosto difficoltoso. Amhani infatti si ripresentato completamente ubriaco. Non riesce ad imboccare le vie giuste e nemmeno a cambiare le marce. Per fortuna riusciamo ad arrivare sani e salvi. Finalmente doccia calda! Hotel: Ramada Buono il prezzo. Pessimo servizio al ristorante. Acqua calda saltuaria.

14 Agosto 2004: Mwanza
Una barchetta ci raccoglie alle undici di fianco all'Hotel Tilapia e ci porta sull'isoletta del Saa Nane Game Reserve al largo di Capri point. Ci è stato detto che ci sono anche qui gli animali che si trovano nei parchi. Invece ci accorgiamo subito che gli animali sono chiusi in gabbia in condizioni pietose. Il babbuino corre da un lato all'altro della recinzione senza sosta. Le due iene fanno lo stesso in un localino di tre metri per due. Non hanno più nulla di fiero e gli occhi ci guardano impauriti e supplichevoli. Solo una gazzella e uno gnu brucano l'erba nell'unico punto verde dell'isola non attaccato da un'incendio. Ma il peggio era ancora da venire: in due gabbie al centro dell'isolotto sopravvivono alla noia uno scimpanze (Brandy) e un giovane leone. Pranzo al Tilapia Hotel (prezzi troppo alti).
Passiamo al pomeriggio in giro tra i negozietti e nel mercato. Quest'ultimo in particolare meritava proprio di essere visto! Vendono di tutto. Immense cataste di frutta lasciano ben poco spazio per chi passa. Si trovano tessuti di tutti i tipi e in due vicoletti schiere di sarti siedono dietro alle loro macchine da cucire mentre confezionano abiti in meno di mezz'ora. In serata ci trasferiamo con taxi collettivo al porto dove ammiriamo uno stupendo tramonto sul lago Vittoria. Cena al Ramada con quel poco che rimane in cucina.

15 Agosto 2004: Mwanza - Nyakanazi
Il viaggio di dodici ore previsto per oggi dovrebbe portarci sino a Kigoma, ma non arriveremo alla meta entro sera! Innanzitutto Amhani si presenta al mattino ubriaco; talmente perso che non ci fidiamo a farlo guidare. Claudio prende il suo posto alla guida mentre l'autista dorme. Non v'è dubbio che l'andatura sarà più lenta sinché guida un italiano, ma almeno per ora l'auto rimane sulla strada.
Dopo la pausa pranzo torna tutto alla normalità ma il viaggio è ancora molto lungo e sicuramente non arriveremo prima di notte. Il dubbio diviene certezza nel pomeriggio quando appena fuori da un posto di blocco al limitare di Nyakanazi si rompe la trasmissione. Saltano alcune sfere di un cuscinetto. La riparazione di per sé non sarebbe complessa, ma qui in mezzo ai boschi... Per fortuna il guasto è avvenuto ad un centinaio di metri da questo paesino tra i boschi che un crocevia. Un meccanico del posto si mette all'opera, mentre Anna intrattiene un gruppo numeroso di bambini. Gli adulti guardano divertiti la scena senza però partecipare. Gli abitanti del luogo non si lasciano fotografare. Ogni volta che punto la fotocamera scappano a gambe levate gridando impauriti. Il cuoco (Salomon) mi spiega che non conoscono quell'arnese e ne hanno paura. Ci rivela anche che non tutti qui parlano swahili e sembra che li consideri un po' come dei selvaggi. Dopo che Claudio mostra loro alcune riprese fatte con la videocamera finalmente si lasciano riprendere e fotografare e l'animazione di Anna con canti e balli può continuare tranquilla.
Al calare del buio Amhani trova una guesthouse in cui passare la notte. In serata l'auto è pronta a ripartire ma non possiamo continuare di notte perché siamo ormai al confine con Burundi e Rwanda da cui arrivano predoni che assaltano i mezzi di passaggio. L'alberghetto non è poi tanto male, in fondo. Le lenzuola sembrano pulite e le zanzariere non sono bucate. Mancano la luce (si usano le lanterne a petrolio perché il generatore si è rotto) e l'acqua corrente (si prende da bidoni pieni di sabbia) ma nel complesso si dorme bene.
Claudio ha iniziato a star male. Già nel pomeriggio era depresso e abbattuto e la poca febbre che lo affligge, oltre al mal di pancia, non ne sembra certo la causa. Temiamo che sia malaria, ma la temperatura non è altissima (37,5 °C).

16 Agosto 2004: Nyakanazi - Kigoma
Al mattino Claudio non sta ancora un granché bene. I farmaci che sta prendendo (Aulin per la febbre e Normix per bloccare la diarrea) non sembrano fare effetto. Dopo le raccomandazioni della sera prima Amhani si presenta finalmente sobrio e lucido. Dopo un sommario controllo dei livelli del mezzo si riparte. La pista si fa sempre più accidentata. Sino a pochi chilometri da Kigoma la pista è pessima e arriviamo in città solo al tramonto.
Albergo: Tanganika Beach Hotel. Camere decenti. Ottime zanzariere (moltissime zanzare). I bagni invece fanno un po' schifo. Ristorante buono (ottimo il pesce grigliato).

17 Agosto 2004: Kigoma - Gombe N.P. - Kigoma
Dopo due ore di navigazione sul Tanganika con una barca per il trasporto di persone e materiali (enorme, col fondo piatto) sbarchiamo al Gombe National Park. Sulla spiaggia ci accolgono due scimpanze (Goblin e Frodo) e una miriade di babbuini. Proprio uno di loro, un maschio piuttosto grosso, ci frega uno dei sacchetti in cui era contenuto il nostro pasto. Si rifugia su un albero sotto la fitta sassaiola dei guardiani del parco.
Sistemati al sicuro i bagagli e le provviste superstiti, sbrigate le formalità, una guida ci accompagna nel parco. Liquidiamo con sole due foto in cinque minuti i due scimpanze della spiaggia e ci incamminiamo nella foresta. Ha appena piovuto e l'umidità è impressionante, quasi irresistibile. La guida ci tiene a farci sapere che la possibilità di vedere uno o più scimpanze dei 50 che compongono il gruppo che gira da queste parti non sono molto alte. In effetti dopo due ore di cammino di scimpanze non si vede nemmeno l'ombra. Io sono completamente fradicio e le donne del gruppo vogliono tornare indietro. L'ambiente che ci circonda ricorda la foresta dei film di Tarzan e ci fa andare con la mente ai primi esploratori. Decine di scimmie saltano tra i rami sulle nostre teste e gli uccelli gridano i loro richiami di allarme al nostro avvicinarsi.
Il luogo è certamente incantevole ma non giustifica la spesa dei 100 $ di ingresso al parco. La guida ci spiega che chi rimane a dormire ha molte più chance di vedere gli scimpanze perché i ricercatori di ritorno alla sera comunicano dove si fermeranno per la notte. Al mattino presto le guide accompagnano i visitatori in quei luoghi con la sicurezza di trovare il branco al risveglio.
Al ritorno il mare è più agitato e la barca oscilla sino quasi ad imbarcare acqua. Il tragitto dura perciò ben più a lungo. Lungo la costa ci sono numerosi villaggetti di pescatori in cui ferve la vita. I bimbi sguazzano nel lago mentre gli adulti stendono il pesce ad essiccare al sole. Questi villaggi sono raggiunti solo via lago e tutta la loro vita si concentra su di esso. Dal porto all'albergo ci porta un pickup; io davanti (oggi sono il capo-facente-funzione) e tutti gli altri dietro. Dalle risate e gli urletti capisco che si stanno divertendo parecchio! Claudio e Luciana si sono recati in un ospedale dove hanno saputo che il Plasmodium falciparum ha deciso di banchettare con i globuli rossi di Claudio. In mezz'ora e con meno di 5 € hanno avuto diagnosi e cura; per fortuna la malaria è in forma leggera e la cura è di facile somministrazione (pillole per os).

18 e 19 Agosto: Kigoma - Lago Tanganyika (M.V. Liemba)
Oggi si parte per lo Zambia. La mattina passa veloce all'albergo nell'attesa della nuova guida (Joachim) che ci porterà a Lusaka. Alle tre, nel pomeriggio, siamo al porto. C'è un fermento indescrivibile; i “camalli” locali caricano sacchi di pesce essiccato, ananas, banane e altra mercanzia. C'è gente che sale, gente che scende; c'è chi grida, c'è chi litiga, c'è chi guarda. Non si capisce bene chi debba partire e chi no. Le nostre cabine assegnate sono dei buchi con due letti a castello. Lo spazio disponibile è veramente esiguo. Cerchiamo subito di cambiarle con altre di prima. Per fortuna troviamo due cabine doppie e una da quattro a poppa.
La motonave Liemba è stata trasportata a pezzi da Dar Es Salam ed assemblata a Kigoma dai tedeschi ai primi del novecento. All'arrivo degli inglesi fu affondata. Essendo una nave di un certo valore fu recuperata dopo otto anni e riallestita. Da allora risale e discende il lago tutte le settimane. L'aspetto esterno non promette bene ed è chiaramente sbandata a tribordo. A livello dell'acqua, in coperta ci sono le cabine di seconda e gli spazi di terza classe. Sul primo ponte ci sono le cabine di prima, il ristorante e altri spazi comuni. Il rumore delle macchine diesel si sente ovunque e specialmente a poppa le vibrazioni delle eliche fanno oscillare tutti gli oggetti non saldati. Nelle parti comuni vivono uomini e animali in mezzo a mucchi di banane e ananas; le galline chiocciano e i galli cantano. Nel ristorante la musica viene tenuta ad un volume tale che sovrasta il rumore delle macchine; per parlarci siamo obbligati a gridare. Invece il cibo è un'ottima sorpresa in quanto è buono, abbondante e a buon prezzo.
Il viaggio sulla Liemba è nel complesso piacevole. La sorpresa più grossa ci giunge dopo mezza giornata di navigazione. Gli unici porti sono infatti quello di partenza a Kigoma, l'ultimo attracco in Tanzania e quello di arrivo in Zambia. Tutte le altre soste vengono fatte al largo. Quando la nave si avvicina ad uno dei villaggi dove effettuare lo scalo, il pilota aziona le sirene. Dalla riva partono piroghe e barche a motore cariche di persone e mercanzia che in breve tempo abbordano il nostro vascello. I sacchi di pesce secco vengono caricati con reti sollevati da un braccio meccanico. I nuovi passeggeri, invece, quando sono in grado si aggrappano ai bordi e si issano a bordo a forza, altrimenti vengono tirati dall'alto per le braccia e spinti da sotto dal sedere. Il tutto tra le onde e anche nel buio della notte. E' estremamente comico vedere “salire” le donne locali di una certa età, delle quali quasi nessuna pesa meno del quintale! Le merci passate a bordo vengono a volte contrattate e pagate sul momento dai mercanti che sono a bordo. Invece altre volte i sacchi sono contrassegnati con delle sigle e sembra quindi che gli accordi siano stati presi in precedenza.
La notte passa tutto sommato bene ma Claudio continua ad avere dei problemi di salute. Tra i passeggeri Zenash trova anche dei suoi compaesani, che si stanno trasferendo clandestinamente in Sudafrica dove hanno dei parenti. Da lì alcuni emigreranno in U.S.A. e in Canada.
Il secondo giorno le condizioni della navigazione peggiorano ma ormai siamo dei perfetti marinai... di acqua dolce e nessuno soffre il mal di mare.

20 Agosto 2004: Lago Tanganyica - Mpulungu (Zambia)
Come sempre in Africa anche oggi siamo in ritardo. La nave avrebbe dovuto attraccare in mattinata e invece siamo ancora in Tanzania. Siamo nell'ultimo porto di questo Stato ed infatti sul molo al momento dello sbarco c'è un trambusto da far invidia al Palio di Siena. A parte la gente scesa dal vascello (in maggioranza scendono qui) erano già centinaia le persone ad attendere a riva. Ora stanno scaricando la nave correndo lungo il pontile con i sacchi pieni di pesce secco. Sembra inoltre che il commercio dei beni trasportati abbia inizio proprio qui, a due metri dallo scafo visto che alcuni sacchi sono stati già aperti e i soldi passano di mano in mano.
A Mpulungu, all'arrivo della Liemba, non ci capacitiamo bene su dove la nave possa attraccare. Ci hanno assicurato che ci sarebbe stato un molo su cui sbarcare, ma accostate ai due moli esistenti ci sono almeno sei altre imbarcazioni in fase di carico o scarico. Presto fatto! Con una manovra degna del migliore ragazzino esperto di autoscontri la Liemba sperona la nave più vicina al molo e la spinge di lato. Poi il pilota infila la prua tra il molo e lo scafo “abusivo” e si fa strada a forza di motore.
Le procedure alla frontiera e alla dogana sono un po' macchinose. Per fortuna noi abbiamo già i visti e quindi non ci rimane che da riempire i formulari al controllo passaporti e mostrare bagagli e certificati vaccinali (febbre gialla) alla dogana.
Fuori, il paesino ricorda certi villaggi dei film western; gli edifici seguono uno via l'altro lungo l'unica asfaltata, che parte questo estremo punto di frontiera e si dirige verso Lusaka. Non essendoci mezzi disponibili sino a mezzanotte ci procuriamo quattro stanze in una stamberga locale e cerchiamo vanamente di riposare (le zanzare ci massacrano) prima della partenza.
Alle 23 siamo al bus e a mezzanotte puntuali partiamo. Il nostro programma di viaggio prevedeva di recarci da qui a South Luangwa per la visita del parco e solo dopo a Lusaka, ma l'unico mezzo pubblico disponibile porta alla capitale (800 km a sud).
La moneta locale è il Qwatcha. 1 € corrisponde più o meno a 5500 Qwatcha.

21 Agosto 2004: Mpulungu - Lusaka
Un viaggio di ottocento chilometri in pullman è chiaramente faticoso, tanto più se i posti in fila sul bus sono cinque e se si parte in piena notte. Le poche soste non ci permettono certo di rilassare i muscoli contratti dalle ore di immobilità o di mangiare a sufficienza.
Nel primo pomeriggio giungiamo comunque a destinazione. Durante il viaggio mi sono reso conto di come lo Zambia sia più progredito della Tanzania: le strade sono asfaltate e i anche i villaggi più piccoli sono provvisti di illuminazione elettrica e di edifici in mattoni (non fango). Inoltre le ragazze qui, purché non sempre piacenti per i nostri canoni, si curano molto di più nell'aspetto e nell'abbigliamento. Sono più civettuole! Nonostante ciò i prezzi degli alimentari si sono per ora dimostrati più bassi.
L'ambiente è sempre quello della savana ma tra le acacie si vedono molti fili d'erba verde. Si dimostra piuttosto difficile la ricerca di un posto per dormire e alla fine ci facciamo portare al “Peace Garden Guest Lodge” nella zona dei ministeri. L'albergo è costituito da numerosi edifici in stile bungalow intorno ad un giardino ricco di piante e di fiori. C'è un bar che richiama numerosi giovani dei college circostanti che vengono qui ad amoreggiare. Tutto sommato è un luogo piacevole. Le camere invece lasciano un po' a desiderare. C'è l'acqua calda ma le lenzuola non sono pulite e nemmeno i bagni; le zanzariere sono bucherellate e il servizio è insoddisfacente.
Esserci spostati 800 km. verso sud ha avuto i suoi effetti. Qui le giornate sono più brevi e di sera non si può stare certo in maniche corte. Di notte il sacco a pelo dà un tepore piacevole. La popolazione locale parla prevalentemente inglese (il solito inglese “africano” un po' strascicato). Per le vie invece, a dispetto dell'apparente modernità del Paese, ci sono numerosi “bambini di strada”. Cena a base di pizza per dare un po' di tregua ai nostri stomaci malandati al “Pizza Inn”. Soddisfacente.

22 Agosto 2004: Lusaka
I nostri piani di viaggio sono tutti saltati. Avremmo dovuto recarci da Mpulungu a Livingstone, alle Cascate Vittoria, da lì al Parco del South Luangwa ed infine a Lilongwe in Malawi per far ritorno a Dar Es Salam. Invece la necessità di confermare i voli ci costringerà qui sino a domani. Oggi è domenica e tutte le le agenzie di viaggio sono chiuse. In tarda mattinata ci rechiamo quindi in giro per Lusaka. In particolare sbarchiamo in un finto villaggio dove hanno sede numerosi negozietti che vendono prodotti di artigianato locale. Il pranzo lo facciamo in un moderno centro commerciale nel primo pomeriggio. A sera i biglietti aerei per il ritorno non ci sono ancora.

23 Agosto 2004: Lusaka - Livingstone
Sono tre giorni che siamo qui ed è ora di ripartire! Invece rimaniamo ancora “bloccati” a Lusaka sino al tardo pomeriggio. Ci sono alcuni problemi con i voli e la scarsa efficienza del corrispondente tanzaniano. Partiremo comunque. Joachim rimarrà qui e ci raggiungerà in serata con i biglietti. Almeno al mattino siamo riusciti a far colazione al solito Shoprite perché sino a sera rimaniamo in albergo ad aspettare una conferma che non arriverà.
Un pulmino tutto nostro (un taxi con i numeri sulle fiancate ricoperte con dello scotch) ci trasporta per i 470 km. che ci separano da Livingstone. La strada è tutta asfaltata e per buona parte in ottime condizioni. Intorno a noi scorre ancora una volta la savana che qui però è più verde. Come al solito arriviamo col buio ma stavolta l'accomodamento ci soddisfa appieno. Livingstone ci appare subito come una città moderna e soprattutto molto turistica. Ci sono alberghi e ristoranti ad ogni angolo, uffici di cambio, negozietti. Soprattutto qui ci sono le agenzie delle compagnie aeree. Albergo: Guest Inn. Camere pulite e lussuose. Cibo scarso. Servizio buono.

24 Agosto 2004: Livingstone
Alle otto arriva finalmente Joachim! In mattinata ci rechiamo al parco delle Cascate Vittoria. Non ci sono abbastanza parole per descrivere lo spettacolo immenso che offrono. Chi le ha viste prima in immagini, come me, conferma che dal vivo le sensazioni sono incommensurabili. Anche qui l'ingresso si paga con la stessa cifra in euro o in dollari (meglio avere dollari o Qwecha!).
Ci rechiamo prima a piedi sul ponte che separa lo Zambia dallo Zimbabwe e scattiamo le classiche foto di rito con i piedi nei due Paesi diversi (siamo in due luoghi contemporaneamente! Siamo ubiqui!). Poi percorriamo il sentiero che porta a ridosso delle cascate. L'acqua cade da un'altezza enorme tanto da renderci piccoli piccoli di fronte a questa potenza della natura. Il rumore completa la nostra sensazione di impotenza di fronte a tanta magnificenza. Un variopinto arcobaleno percorre le cascate da parte a parte. Le cataratte in cui si getta il fiume Zambesi sono veramente molto estese e la vegetazione circostante contrasta con l'aridità di questa zona. Gruppi di babbuini ci corrono intorno osservati e osservatori allo stesso tempo.
Dopo aver visitato i mercantini e i negozietti carissimi dei dintorni torniamo in albergo per il pranzo, salvo scoprire che qui non si mangia! Passiamo il pomeriggio alle costosissime bancarelle di prodotti artigianali di Mkulu. Qui costa tutto di più, tanto che i rivenditori (è chiaro che non sono loro gli artigiani!) si offrono di acquistare alcuni oggetti che abbiamo preso a Lusaka a prezzo di gran lunga inferiore. Verrebbe in mente di mettere su un commercio tra Lusaka e Livingstone! Ci sarebbe da guadagnarci.

25 Agosto 2004: Livingstone - Lusaka
Alle 7 circa finalmente rivediamo Joachim (che nel frattempo era sparito di nuovo). Avrebbe dovuto acquistarci i biglietti per tornare a Dar Es Salam. Chiaramente non ha né i biglietti dell'aereo né i soldi. Corriamo in mattinata in un'agenzia turistica e partiamo subito per Lusaka. Da lì voleremo Dar Es Salam facendo tappa per una notte a Nairobi.
Al solito albergo non c'è posto e quindi ci trasferiamo al “Consolata Lodge” in Mpompo road. Bell'alberghetto seppur un po' costoso. Serata al Manda Hill (centro commerciale locale). Ritroviamo Joachim e gli autisti che ci chiedono altro denaro! Ormai è una persecuzione! Non gli diamo nulla di più di quanto precedentemente pattuito e comunichiamo a Joachim che a Dar Es Salam avviseremo la polizia della sua situazione (dice che non ha i mezzi per tornare in Tanzania).

26 Agosto 2004: Lusaka - Nairobi
Sveglia mattutina e trasferimento all'aeroporto. Ancora questioni con i soldi. Joachim mi fa parecchio pena ma non abbiamo proprio più nulla da dargli (meno male che ci eravamo portati un paio di carte di credito)!
Il volo con Kenya Airways dura poche ore e l'aereo è un modernissimo 767. Ho giusto il tempo di godermi Shrek 2 e di vedere l'Oldjongo Lengai dell'alto.
A Nairobi ci aspetta un'amara sorpresa. La notte in albergo è a carico di K.A. Ma il visto (ben 20 $ o 20 €!) no. Io e Zen rimaniamo in aeroporto in attesa di vedere se troviamo un posto per lei sul volo Nairobi-Addis Ababa di Ethiopian Airlines. Sul volo non c'è posto ma almeno abbiamo occasione di confermare il suo biglietto da Dar Es Salam.
Nell'attesa facciamo conoscenza con un ragazzo veronese che cerca un modo di tornare in Italia. Due giorni fa il suo volo con East Africa Airlines è stato cancellato (la compagnia non ha più il permesso di far atterrare i suoi velivoli in Italia, sapremo poi in Italia al nostro ritorno) e lui è rimasto... a terra. Non trova posto su nessun volo ormai da tre giorni. Lo aiuto con la lingua e i meccanismi aeroportuali ma senza alcun risultato. Quanto meno riesco a fargli riavere il bagaglio (credeva che fosse già arrivato in Italia perché non sapeva che i bagagli non volano senza passeggero).
Alle 23.00 ci facciamo portare in albergo e con sorpresa scopriamo che Zenash non paga alcun visto di transito (finalmente un vantaggio ad essere africana!). Albergo: 680 hotel. Ottimo sotto tutti i punti di vista (soprattutto se non si ha l'obbligo di pagare).

27 Agosto 2004: Nairobi - Dar Es Salam - San'à
L'agitazione non mi lascia dormire (mi tormenta un po' il fatto di dover lasciare Zenash sola a Dar Es Salam per una notte intera e vorrei riavere almeno una parte del denaro che ci è stato sottratto dal tour operator tanzaniano).
Alle 5.00 partiamo per l'aeroporto e alle 7.00 puntuali ci imbarchiamo. Siamo di nuovo a Dar Es Salam. Il mio aeroporto! Gli operatori mi riconoscono e mi vengono in contro per salutarmi! Mi sento quasi a casa. Ma non abbiamo tempo da perdere: il bagaglio di Anna è stato smarrito; dobbiamo cercare Malco per farci restituire quanto pattuito. Le ore passano lente. Cambiamo altri soldi per mangiare e per acquistare una carissima giraffina di legno in uno dei baracchini che ci sono qui. Troviamo Malco solo al telefono. Claudio dice che la polizia lo ha spaventato e che lui ha promesso di restituirci i soldi. Comunque in aeroporto non si fa rivedere! Alla fine abbiamo calcolato che abbiamo speso almeno 500 $ in più del previsto a testa.
Ora però il mio problema maggiore è capire dove potrà passare la notte Zenash in attesa del suo volo per l'indomani. Alcuni infatti sostengono che lei non possa sostare all'interno dell'aeroporto. Ci dà una mano il responsabile della sicurezza dell'aeroporto che la accompagna nell'area di transito e le assicura che potrà passare lì la notte. Inoltre gli operatori che avevo conosciuto in precedenza mi assicurano che la aiuteranno se ce ne sarà bisogno.
La partenza è comunque emozionante per entrambi tanto che non riusciamo a trattenere le lacrime. Le cose si mettono subito male: i nostri posti sono occupati e ci tocca sparpagliarci per l'aereo. L'impatto con gli arabi è un po' forte. Le donne sono tutte bendate e gli uomini sono vestiti con lunghe tuniche bianche. I bambini sono numerosissimi e fanno un baccano infernale.
A San'à ci dicono che i nostri posti non sono stati confermati e che dovremo restare sino al prossimo volo. Non siamo gli unici; ci sono almeno una ventina di passeggeri orfani del volo. Anna strepita in preda ad una crisi isterica e Claudio attende serafico gli eventi. Alla fine l'aereo parte senza di noi e veniamo trasferiti in albergo.
Albergo: Saba Tower Hotel. Ottime camere. Buono il cibo. Bellissima la vista dalla terrazza.

28 Agosto 2004: Sana'à
Mattina di riposo in camera. Pranzo al buffet. Niente volo. Si rimane. Pomeriggio a carico di Yemenia Airlines. alla città vecchia.
Bellissima l'architettura. Divertente e “psichedelico” il suk.

29 Agosto 2004: Sana'à
Nel pomeriggio ci spostiamo per conto nostro alla città vecchia per una visita più approfondita.

30 Agosto 2004: Sana'à - Kawkaban - Sana'à - Roma - Milano
Anche oggi Yemenia Airlines ci scorta in un giro di visita. Il pulmino dell'albergo ci scarrozza a 40 chilometri circa dalla città a vedere un bellissimo villaggio arroccato su una montagna. Il paesino in sé non è il massimo (dopo aver visitato la parte antica di San'a) però ci è data l'occasione per visitare un fazzoletto di territorio yemenita e per provare un ottimo pranzo a base di portate tipiche della cucina locale. Ho anche occasione di provare il Kat, visto che autista e guida ne hanno comprati due sacchi.
Immense pietraie di pietre basaltiche caratterizzano il paesaggio di questo altopiano; ma laddove il terreno è pianeggiante o all'interno di gole e depressioni, l'uomo ha strappato alla pietra del terreno coltivabile. Le piantagioni di Kat la fanno da padrone ma non mancano miglio, mais e ortaggi. Nonostante l'aspetto arido, quasi marziano, dei luoghi tramite l'ausilio di pompe viene estratta l'acqua. Anche qui, come nella maggior parte del mondo, basta scavare per procurarsi il prezioso liquido che ci tiene in vita.
Cena alle 19.45 e partenza per l'aeroporto alle 20.30. A ognuno vengono consegnati 50 $ (me li avessero dati prima!) e i passaporti e in breve tempo decolliamo, ma... Ore 3.00: siamo nuovamente nella sala d'attesa dell'aeroporto di San'a. L'aereo ha avuto dei problemi ed è tornato indietro. Ora stiamo aspettando una qualche notizia. Tra i passeggeri serpeggia il malcontento. Alcuni francesi hanno chiamato inutilmente il loro consolato. Il gruppo di Avventure nel mondo dice di non volersi reimbarcare. Io dal canto mio non rimango certo qui un attimo di più! Se il capitano decide di decollare, io credo di potermi fidare.
Verso le 4.00 finalmente si risale sull'aereo. Le misure di sicurezza sono tutte saltate! Inoltre a bordo dell'aereo regna la confusione più assoluta. Il personale di bordo si è volatilizzato e parecchie persone litigano tra loro perché voglio sedersi dove più gli piace. Con la scusa di aver perso le carte d'imbarco, infatti, molti furboni hanno preso i posti migliori. Alle 4.30 interviene la polizia che minaccia di far scendere un gruppo di passeggeri delle Mauritius che gridano come dei pazzi contro una anziana etiope terrorizzata che non capisce nulla di quello che dicono e non ha alcuna intenzione di spostarsi da dove si trova.
Alle 5.00 finalmente si decolla.

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