Sudafrica, il

in viaggio con Paolo Maggini in Sudafrica , Swaziland

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Sudafrica, il

Il Sudafrica, "è il mondo in un Paese", racchiude una vasta gamma di paesaggi e situazioni veramente varie e sorprendenti, un mosaico di popoli e microambienti, coesistenti a volte in situazioni contraddittorie. E' sicuramente un ottimo approccio all'Africa, vista la presenza di moderne infrastrutture, che a volte danno la sensazione di essere in Europa, poi però giri l'angolo e scopri che sei in Africa, nel mezzo di una natura splendida e spesso incontaminata, o in zone tribali dalle antiche tradizioni culturali.

Periodo: Marzo 2004 (16 giorni)
Partecipanti: 19 (Paolo, Guglielmo, Giovanna, Giulio, Valentina, Giorgia, Massimiliano, Raimondo, Maurizio, Francesco, Monica, Katia, Anita, Gianluca, Fortunato, Barbara, Mauro, Domenico e il capogruppo Gianni)
Organizzazione: Tour semiorganizzato
Mezzi di Trasporto: Volo South Africa Airlines, pullmini a nolo, volo interno.
Da non perdere
Le zanne di un grosso elefante che accenna ad una carica verso di noi è l'immagine più forte che che mi ha lasciato il Sudafrica, un viaggio cominciato come al solito all'aeroporto di Fiumicino, dove mi incontro con i primi partecipanti, Giorgia, e le coppie Giulio - Valentina, Guglielmo - Giovanna, questi ultimi i più grandi del gruppo, ma con un spirito esemplare da grandi viaggiatori!
A Milano conosco con curiosità l'atteso capogruppo Gianni, nonché grande autista e poi gli altri partecipanti, tutti del nord Italia, un assortimento di vari personaggi indimenticabili, che riappariranno durante questo racconto.
Dopo un lungo e tranquillo volo notturno, ma sufficiente a rompere il ghiaccio con i compagni di viaggio arriviamo al mattino a Johannesburg in perfetto orario, tutti ci aspettavamo di trovare un caldo sole e invece ci attendono nubi e pioggia, qualcuno si chiede "Siamo in Africa?". Lo si poteva però prevedere poiché nel nord del paese questo periodo segna la fine della stagione delle piogge, e quindi l'acqua non manca di certo.
Cambiamo gli Euro in Rand e prendiamo possesso dei pullmini già prenotati dall'Italia, ci danno tre Volkswagen di vecchia data ma sempre tosti e grintosi, due sono bianchi e uno stranamente rosso, nella speranza che non spaventi gli animali durante il safari! Invece poi diventerà un pulmino mitico!
Usciamo dall'aeroporto e con Gianni decidiamo di lasciare subito Johannesburg , sia perché sembra essere una città particolarmente pericolosa anche se capitale economica del Paese, sia per il fatto che due settimane di viaggio in un paese così vasto ti costringono a tagliare continuamente qualche cosa. Aggiudicato! Prendiamo la statale in direzione di Pretoria, la pioggia continua a cadere e la temperatura nonostante siamo a fine estate è fresca considerando che ci troviamo su un altopiano a circa 2000 metri.
Dopo qualche ora di tragitto su strade che non hanno nulla da invidiare a quelle europee arriviamo a Pretoria, capitale legislativa; non c'è molto da vedere, mi stupiscono per la loro bruttezza grattacieli ed edifici fatiscenti anche se mastodontici, molti di questi sono sedi di istituzioni e ministeri, nonché l'università, passiamo per il centro alla ricerca dell'ufficio per le autorizzazioni per le entrate nei parchi, ci perdiamo almeno tre volte e con l'occasione notiamo che quasi tutta la popolazione è nera, di bianchi ce ne sono pochissimi a parte noi, spesso sono barricati in case o ville circondate da fili spinati con tanto di manutenzione, scopriremo poi che queste situazioni si ripetono un po' dovunque.
Alla fine troviamo l'ufficio e sbrighiamo le pratiche, fortunatamente scopriamo che nel nostro gruppo abbiamo due fenomeni di lingua inglese: Frienz che è un perfetto bilingue, e Anita che spikka benissimo e inoltre è anche disponibile a tenere i conti delle spese di viaggio!
Dopo un piccolo spuntino si riparte in direzione nord-est, il cielo è nuvolo e la pioggia persiste, come inizio viaggio è davvero triste, meno male che il gruppo è "allegro e cazzaro", e sicuramente animato dal quartetto di ragazzi di Milano; mi è d'obbligo introdurli per primi visto che erano già affiatati da vecchia data ed hanno contribuito notevolmente a tenere alto il morale per tutto il viaggio, senza mai perdere un colpo! Sono loro Francesco, Raimondo, Maurizio e Massimiliano, soprannominati alla milanese Frienz, Mondo, Mauri e Max, quest'ultimo poi risoprannominato anche "facocero".
Arriviamo così presso le miniere del Cullinan, famose perché da queste sono fuoriusciti alcuni dei diamanti più grandi e più belli del mondo, e dopo una foto sui trenini ripartiamo per una lunga tappa verso Sabia, un posto fuori dal mondo; maciniamo chilometri e chilometri in zone praticamente disabitate, ma il calcolo di Gianni era giusto per arrivare in hotel appena appena al calare della notte. Ci rifocilliamo con una saporita e colorata cena africana e crolliamo in confortanti bungalows.

Al mattino si riparte, il tempo è sempre coperto, che noia! Da oggi però cominciamo a vedere splendidi paesaggi naturali, le prime sono le cascate Mac-Mac che si gettano da un'alta rupe circondata da verdi distese, qui compro anche il mio primo souvenir: una maschera bantù.
Dopo qualche ora di salita ci inoltriamo nella riserva di Mpumalanga; in cima a quest'area visitiamo una vera e propria foresta pluviale, ricchissima di uccelli e piante di ogni tipo, ma immersi in uno scenario surreale, cioè un misto di nubi e umidità che ci impedisce di ammirare il sottostante canyon; Guglielmo grande cameraman si innervosisce un po'.
Poi però riscendendo l'altro versante sempre in direzione nord-est il paesaggio si apre e compare di fronte a noi anche se senza sole lo splendido Blyde River Canyon, uno degli scenari più belli del Sudafrica, è molto vasto e sembra un po' il canyon americano rivestito da una splendida vegetazione verde; spiccano di fronte a noi le cosidette "Tre sorelle" ossia tre cupole rocciose e arrotondate molto simili fra loro, partono i primi rullini di foto.
Dopo uno spuntino dove l'elemento dominante sembra essere la banana, scendiamo dalle alture verso le distese del nord-est per raggiungere la famigerata zona del Parco Kruger; i chilometri sono molti anche oggi e gli autisti cominciano a faticare, dopo vari tornanti arriviamo in pianura e ci fermiamo presso un chiosco di frutta gestito da grosse mamy dalla pelle nera e dai vestiti colorati , stavolta assaggiamo ottimi manghi e ananas, Monica e Katia infermiere del gruppo si rivelano disponibilissime e bravissime a sbucciare la frutta tropicale per tutto il gruppo!
E' un posto questo che mi è rimasto nel cuore, forse perché fuori dagli itinerari turistici, lo dimostra il fatto che dopo dieci minuti eravamo diventati un'attrattiva per bambini e ragazzi neri che ci guardavano come fossimo degli alieni. Per fare amicizia gli regaliamo tutte le nostre scorte di caramelle e di gomme!
Finalmente nel pomeriggio giungiamo alle porte del Parco Kruger, in località Phalaborwa e ci sistemiamo presso un simpatico lodge; i proprietari sono gentili, scopriamo che il Mister è un'ingegnere minerario e visto che abbiamo ancora del tempo ci accompagna a visitare una enorme miniera a cielo aperto adiacente al parco spiegandoci in inglese tutte le tecniche per sfruttare le immense risorse minerarie del Sudafrica; a parte i diamanti si estrae anche oro, rame, ferro, uranio, nichel, platino e altri metalli rari come io appassionato di mineralogia già sapevo.
Dopo un'altra splendida cena, ci concediamo un cocktail al bar del lodge offerto dall'ingegner Raimondo, hey, hey, hey... hey e poi giù a letto come un quattro di bastoni stanchi ma eccitati in vista della visita del mitico parco Kruger che si farà il giorno seguente!

Al mattino abbiamo finalmente una meritata sorpresa, il cielo è di un celeste unico e splende il sole, così escono tutti i colori e gli odori dell'Africa che volevamo vedere: siamo entusiasti! Dopo aver fatto un po' di spesa e adempiuto alle formalità di ingresso al gate di Phalaborwa, ci diamo l'ultima spruzzata di autan antizanzare ed entriamo finalmente nel Parco Kruger .
Nato nel 1898 per proteggere una zona ricchissima di flora e di fauna, questo parco è considerato uno dei più belli e conservati di tutto il continente africano, inoltre è anche uno dei più attrezzati per il turismo, nonché uno dei più visitati; la sua estensione pari circa alla superficie del Veneto, comunque aiuta ad evitare grossi addensamenti di visitatori.
Cominciamo così il primo giorno di safari, le prime ad essere avvistate sono le gazzelle che curiose ci guardano al nostro passaggio, poi un elefante, vari uccelli, antilopi ma ci sono anche momenti in cui non si avvista nulla; in questo periodo come ho già detto siamo alla fine del periodo piovoso e di acqua ce n'è molta, questo favorisce uno stupendo paesaggio con una vegetazione di un verde acceso e rigoglioso, ma nello stesso tempo crea più difficoltà per l'avvistamento degli animali, in particolare dei felini che si nascondono facilmente e non hanno necessità di raggrupparsi intorno alle pozze d'acqua come nel periodo secco; infatti per oggi l'unica criniera che riusciamo a vedere è quella di Frienz!
Dopo varie soste anche per mangiare qualcosa, e festeggiare il compleanno di Domenico che offre il gelato a tutto il gruppo, cominciamo a renderci conto di cosa sia un giorno di safari, anche perché quasi tutti noi eravamo alla prima esperienza; si scattano foto in continuazione, spesso anche troppe e si è sempre con gli occhi aperti verso il bush, i tre pullmini in fila indiana sono un'immagine che ricorderò sempre, diventa un rituale salutarsi di continuo movendo le manine!
Max, "giovane esploratore Tobia" preso dall'entusiasmo riesce a stare tutto il giorno con il busto fuori dal finestrino, esattamente come l'avvistatore che si trovava sulle caravelle di Colombo quando chiamava "terra!", la sera però aveva la testa completamente rossa! Che mito! Invece Barbara indossa l'indispensabile per poter prendere la massima tintarella possibile!
Nel pomeriggio varchiamo l'Oliphant River, il fiume più importante del parco, lo scenario è tipicamente africano soprattutto quando dall'acqua compare la testa di un grosso ippopotamo, poi un altro e poi ancora un altro più lontano; quest'ultimo sarà motivo di discussione per circa mezz'ora tra i sostenitori dell'idea che fosse un ippo oppure un coccodrillo, alla fine ce ne andiamo con un dubbio che non ci fa dormire per tutta la notte.
Al tramonto arriviamo all'Oliphant Camp, dove dormiremo; la sua posizione è spettacolare, siamo ai confini con il Mozambico, arroccati su un'altura dalla quale ci si gode un panorama meraviglioso sulle distese del parco. Scorgiamo con i binocoli un branco di elefanti che attraversano il fiume, poi forse dei leoni, è davvero un posto magico, dopo la cena ci godiamo ancora la visuale con la sola luce della luna e sotto un cielo mai visto prima pieno pieno di stelle che formano lunghe scie luminose; è il momento delle barzellette di Giulio e Valentina, poi c'è Mauri che si scopre attore cabarettista e poi gran finale di Max che fa lo spogliarello proprio sul muro contornato da fili di corrente elettrica che servono a tenere i felini fuori dal camp, che spettacolo!!!
Il giorno seguente si ripete il safari, stavolta puntiamo verso sud, per raggiungere il camp di Skukuza; il tempo è stupendo e dobbiamo ricoprirci di creme protettive, Gianluca e Fortunato, miei compagni di pulmino sono esageratamente rossi peperonati! Incrociamo zebre, kudu, struzzi, tartarughe e splendide giraffe in mezzo alla strada che ci incantano con i loro movimenti armonici, Domenico è sempre in prima fila pronto a scattare, facilitato da un obiettivo cannone dalle dimensioni impressionanti, sembra proprio della troupe di Geo o Superquark! Ma a livello di cinepresa il più grande e costante è sempre lui, Guglielmo!
Il mio pullmino oggi è il più fortunato, ci accorgiamo della ravvicinata presenza di un gruppo di iene sulla strada ben mimetizzate e poi su un guado scorgo un coccodrillo che punta un uccello; la più grande emozione però arriva nel pomeriggio quando ci troviamo un grosso elefante sulla strada, i primi due pulmini lo passano ma noi rimaniamo per ultimi e ce lo troviamo proprio faccia a faccia, o meglio zanna a zanna: c'è un attimo di panico, Giulio non riesce a ingranare la retro marcia, il bestione si innervosisce, ci guarda a pochi metri, accenna ad una carica e poi per fortuna cambia direzione all'ultimo e se ne va nella boscaglia, questa è la più forte sensazione che ricordo dell'Africa, una bella smaltita!
Arriviamo al Camp di Skukuza per il tramonto, dopo aver superato un posto di blocco di babbuini dal rosso sedere sdraiati in mezzo alla strada.
Con l'occasione volevo ricordare alcune cose sull'organizzazione dei parchi sudafricani: il Sudafrica consente di visitare i parchi autonomamente con le proprie vetture, l'importante è seguire alcune regole fondamentali: bisogna rientrare nei camp prima del tramonto per ragioni di sicurezza, non bisogna mai scendere dalle autovetture, non bisogna disturbare gli animali in ogni situazione, e soprattutto non bisogna mai lasciare le strade segnate; quest'ultima situazione distingue nel bene e nel male l'organizzazione sudafricana rispetto ai parchi situati in altri paesi del continente, si può criticare il fatto che il contatto con gli animali è forse un po' meno diretto e più guidato ma è anche vero che ci si può spostare in maniera autonoma e indipendente senza la presenza di una guida!
A Skukuza, come nel resto dei camp, consumiamo un'ottima cena a buffet, devo dire di aver sempre mangiato bene, soprattutto carne arrosto di diversa natura.

Al mattino, dopo qualche altro giretto nel parco ci dirigiamo con grande malinconia verso il gate sud di uscita, nella speranza di mantenere queste splendide immagini sempre nella mente o meglio di tornarci magari nel periodo secco per una diversa visione; intanto mentre Gianluca guida, un veicolo di fronte a noi schiaccia un lungo serpente che sguiscia e rotola su se stesso!
Torniamo così sulle ottime strade nazionali, e dopo un breve percorso arriviamo alla frontiera con lo Swaziland; si tratta di un piccolo stato situato all'interno del Sudafrica, come un nostro San Marino ma dalle dimensioni più grandi, la cui popolazione (poco più di un milione di abitanti) è totalmente nera, vivace, e fiera di aver conservato la sua indipendenza, la sua cultura e le sue tradizioni, nonostante le vicine influenze straniere.
Oggi lo Swaziland ha una propria autonomia politica ed economica, anche se non è uno stato ricco, non possiede giacimenti minerari e non si affaccia sul mare, vive comunque grazie alle coltivazioni agricole in particolare dello zucchero, che sono ben visibili un po' dappertutto.
Il territorio è piuttosto montuoso, e le salite mettono a dura prova i nostri mitici pullmini; notiamo subito molta gente che cammina per la strada (cosa tipica dell'Africa), bambini che escono dalla scuola e lavoratori (sempre ed esclusivamente neri) in pausa seduti su grossi pick-up, non sarà un popolo ricco ma sembra molto dignitoso e con un sistema abbastanza bene organizzato, spesso mi capita di leggere slogan e avvertenze sulla prevenzione dell'Aids, essendo questo Paese così come quello sudafricano uno tra i più colpiti al mondo da questa malattia!
Finalmente ci fermiamo a mangiare qualcosa, ma c'è poco da gradire, io mi accontento di patatine alla cipolla in busta e una sprite dal sapore pera-kiwi, gustata davanti uno splendido panorama montano che ricorda più la Svizzera che l'Africa.
Ripartiamo per raggiungere la riserva naturale dove dormiremo, passiamo per la capitale Mbabane, ma non ne ho nessun ricordo poiché sono crollato in un pisolino pomeridiano e quando mi sveglio scopro che siamo tornati sulle strade sterrate, in un paesaggio incontaminato: è la riserva di Mlawula ricca di animali ma anche di zanzare, alla ricerca di un posto dove dormire; purtroppo i posti nel camp a noi segnalato sono tutti prenotati e alla fine ci dobbiamo accontentare di una casona Guest-house dove ci affittano una indimenticabile camerata a due piani da 20 persone: ci sistemiamo uomini sotto e donne sopra, io e Guglielmo però andiamo di sopra poiche non ci sono più posti nella sottostante caserma, che bello!
La serata poi è stata molto bella cibo arrangiato dalle mamy locali, birra e addirittura partita a ping-pong, mentre a stecca si sfidavano pelati-capelli.

Al mattino scattiamo qualche foto allo splendido paesaggio che qui torna ad essere tipicamente africano, floreale, contornato da zebre, gazzelle e vari uccelli, poi proseguiamo in direzione Manzini per visitare un famoso mercato che si tiene il giovedì.
La giornata è meravigliosamente assolata, entriamo a Manzini, uno pei principali centri del paese, parcheggiamo i furgoni pieni di valigie che teniamo d'occhio a turno e ci gettiamo nel mercato, bello, vivace e colorato, presto mi rendo conto di essere tra i pochissimi bianchi presenti, la gente mi guarda e si infastidisce quando fotografo alcune situazioni, ed in linea generale mi sembra che qui così come in Sudafrica la popolazione locale non manifesta mai particolari affetti o entusiasmi verso gli stranieri! Comunque c'è tantissimo artigianato, stoffe, legno, pietra etc... approfitto per comperare un pp' di souvenir, le donne sono molto belle e formose e giuro che dei sederoni così grossi e ben fatti non li avevo mai visti da nessuna altra parte del mondo!
E' ora di andare, dopo qualche banana rifocillante proseguiamo e usciamo dallo Swaziland per rientrare di nuovo in Sudafrica, mentre il tempo si fa cupo e minaccioso.
Ci troviamo così nella provincia del Kwazulu-Natal, caratterizzata da una stupefacente varietà paesaggistica e di ecosistemi unici, inoltre è una delle più significative del Sudafrica poiché come dice il nome è la terra degli Zulu dove vivono ancora oggi in villaggi costituiti da ampie capanne a pianta circolare, possiedono un capo, si amministrano da soli e sono rappresentati anche nel governo sudafricano.
Gli Zulu sono le tribù originarie del posto, nei secoli passati dovettero convivere e spesso combattere contro Boeri prima e inglesi poi, questa zona così fu teatro dei più sanguinosi scontri per la contesa dei territori; anche nel periodo dell'Apartheid ebbero notevoli problemi, oggi forse sono più rispettati di un tempo.
Purtroppo il tempo peggiora sempre di più, nubi giganti e acqua a volontà, spesso accompagnata da vento, la temperatura invece è piuttosto calda; anche questa situazione ce la potevamo aspettare visto che questa è una delle zone più piovose del Sudafrica, in quanto risente delle piogge tropicali provenienti dal nord e dall'influenza dei monsoni che arrivano dalla costa esposta sull'Oceano Indiano, durante questi mesi. Riassumendo il clima sudafricano pur essendo abbastanza mite, in linea generale riserva sempre sorprese, vantaggi e svantaggi a seconda del periodo dell'anno e della zona in cui si decida di effettuarvi il viaggio.
Così la pessima situazione meteorologica ci costringe ad eliminare dal nostro programma la visita di qualche villaggio Zulu situato nelle vicinanze, peccato! Decidiamo cosi di tirare avanti fino ad arrivare sulla costa bagnata dall'Oceano Indiano: che bello, andiamo al mare!
Dopo ore di duro cammino arriviamo nella riserva di Santa Lucia, un posto abbastanza noto, molto umido e ricco di vegetazione, meta turistica per le escursioni tra i fiumi le paludi e le foreste alla ricerca degli animali, ma anche ottima località balneare frequentata da bagnanti sudafricani e da surfisti di tutto il mondo che vengono a cavalcare le grandi onde dell'oceano.
Continua a piovere, siamo stanchi, però finalmente ci sistemiamo in un bel residence e la fame ci spinge rapidamente in un elegante ristorante marinaro dove mangiamo ottimo pesce fresco accompagnato dalla "Graca" un buon vino bianco sudafricano, ma la cosa che mi è piaciuta e mi ha colpito di più sono stati i calamari giganti, così giganti da poterci ricavare intere bistecche!

Il giorno seguente il tempo migliora, smette di piovere ma è sempre nuvolo e umido; con Gianni decidiamo di tornare nell'entroterra per visitare i parchi nazionali di Umfolozi e Hluhluwe, un classico d'Africa, così ripercorriamo a ritroso una parte di strada già fatta ed entriamo nel parco di Umfolozi. Dopo una sosta al centro informazioni con mercatino di artigianato locale annesso, dove chiediamo informazioni su dove poter avvistare i rinoceronti, animali simbolo del parco, ripartiamo con i pullmini; scopriamo un paesaggio meraviglioso, intatto, costituito da colline e dislivelli ricoperti da una stupenda vegetazione verde intenso, ricca di acacie a tetto che conferiscono all'ambiente il tipico scenario africano e poi compaiono animali di tutti i tipi, gazzelle, elefanti, giraffe, zebre, gnu, facoceri e antilopi; c'è una concentrazione davvero notevole, il bello è che si avvicinano a noi senza troppe paure.
La più grande emozione però ce l'abbiamo dopo qualche ora di safari quando dalla boscaglia fuoriesce davanti noi un gruppo di otto rinoceronti, tra adulti e piccoli: sono delle bestie incredibilmente possenti e il corno mette davvero paura, il nostro entusiasmo è alle stelle, si sprecano le foto ma dobbiamo rimanere a debita distanza poiché sono molto pericolosi e caricano con estrema facilità, così li seguiamo per qualche decina di metri sulla strada, poi un grosso elemento si gira verso di noi e ci guarda minaccioso, dà il tempo a gli altri di scomparire di nuovo nella boscaglia e se ne va anche lui! E' stata una emozione indimenticabile!
Passiamo poi nel confinante e adiacente parco di Hluhluwe, anche qui facciamo vari avvistamenti, è una zona davvero ricca di fauna; i due parchi assieme coprono una superficie di 96000 ettari e vennero creati principalmente per la protezione dei rinoceronti bianchi e neri: oggi ce ne sono circa 2000, sono notizie positive per tutto il mondo, quelle a favore della salvaguardia della natura e nello stesso tempo una risorsa per i Paesi che sostengono queste iniziative, attirando sicuramente turisti e visitatori, il Sudafrica sicuramente fa parte di questi!
Al tramonto torniamo verso il nostro residence di Santa Lucia, per un'altra cena a base di pesce; sono davvero contento di quello che ho visto oggi e credo che il Parco nazionale di Umfolozi-Hluhluwe sia il posto che più mi è rimasto nel cuore tra tutti quelli visitati durante questo viaggio!
Finalmente arriva il previsto giorno di relax al mare, mi sveglio in stanza con Fortunato e i quattro moschettieri di Milano che alle otto del mattino già sparano a raffica una montagna di cazzate, forse pensate di notte! Così saliamo sui pullmini per raggiungere la spiaggia, questa volta però cambio e salgo sul pulmino rosso, con l'occasione vengo intervistato come ospite con domande a tappeto fatte dagli agguerriti Mauri, Monica e Katia fino all'arrivo a destinazione.
Il capolinea è un posto davvero suggestivo, Cape Vidal, una caratteristica penisola con immense spiagge desolate e disabitate circondate da una verde vegetazione e sulle quali si abbattono grossi cavalloni; il tempo è ancora nuvolo, il mare un po' freddino ma con grande coraggio cominciano a buttarsi in acqua Maurizio, poi Max, Domenico, Raimondo e così vado anche io e poi tutto gli altri, ci siamo divertiti moltissimo!
Esce così un meritato sole e poco dopo ci accorgiamo che picchia moltissimo, Giulio e Fortunato diventano rossi come gamberi, facciamo una passeggiata lungo la spiaggia deserta ma affascinante; è anche il regno dei granchi e mi viene il dubbio che probabilmente è proprio questo il luogo presso il quale venne girata la storica pubblicità del bagnoschiuma Vidal con il mitico cavallo bianco che correva libero sulla spiaggia, dubbio che poi ho confermato! E' proprio questo il posto che ha dato nome al bagnoschiuma (o forse il contrario?).
Dopo aver disegnato una grossa barca sulla sabbia nella quale ci siamo incastonati otticamente per fare una foto, ricomincia a piovere, stavolta di brutto, così decidiamo di ritirarci nei pullmini; poi però riesce il sole (questo è il Sudafrica) e noi ci spostiamo di qualche chilometro per visitare il Greater St. Lucia Wetlands Park, caratterizzato dall'estuario di un fiume che entra prepotentemente nell'oceano producendo un fiabesco paesaggio dai colori strani, una intera distesa di acqua marrone mai vista prima, e dà vita a strani ecosistemi costituiti da lagune, paludi, dune sabbiose popolate da vari animali; la luce intorno a noi è particolare e favorisce stupende fotografie.
Torniamo esausti al residence dove ci prepariamo e andiamo a cena per festeggiare il compleanno dell'amico Frienz, che paga da bere come vuole la tradizione!

Il giorno seguente lasciamo la zona di Santa Lucia e percorriamo la statale fino ad arrivare a Durban, una delle città più grandi e anche più gradevoli del Sudafrica, moderna, multietnica e balneare distesa sull'Oceano Indiano, ma noi abbiamo solo il tempo di andare all'aeroporto, dove riconsegniamo i pullmini con un po' di malinconia e dopo un disguido tecnico per overbooking attendiamo il nostro volo interno che ci porterà a Port Elisabeth nella costa meridionale del paese, accorciando così il nostro lungo tragitto verso Città del Capo.
Il volo è tranquillo, sorvoliamo le regioni del Transkei e del Ciskei, immense aree che dall'alto appaiono tortuose e quasi disabitate, poi ancora spiagge desolate e finalmente atterriamo a Port Elisabeth, una tranquilla cittadina, dal tipico stile inglese, nonché porto del sud, in periferia compaiono anche qui distese di baraccopoli.
Prendiamo in consegna i tre nuovi pullmini che ci porteranno fino a Città del Capo, carichiamo i bagagli e poi via in direzione ovest lungo la Garden Route che costeggia le regioni meridionali; ci rendiamo conto che questa parte del Sudafrica è decisamente meno africana, ci si dimentica presto delle savane del nord e ci si ritrova in un ambiente alquanto familiare molto simile a quello europeo.
Ciò che non cambia sono le distanze sempre lunghe e spesso faticose, l'unico che non si stanca mai di guidare è Gianni che non ha mai usufruito di un cambio, che pilota! Tenere la sinistra o ringraziare con l'hazard dopo aver effettuato un sorpasso ormai ci è diventato familiare, con Giulio e Gianluca però ribadiamo che probabilmente un viaggio come questo necessitava almeno di una settimana in più per godere a pieno delle varie attrattive senza ciancicarsi troppo il sedere in macchina.
Dopo qualche ora di cammino, stanchi e affamati come al solito arriviamo al buio nel parco marino dallo strano nome di Tsitsikamma dove fortunatamente ci sistemano in alcune accoglienti e caratteristiche casette in legno, dalle quali si sentono le onde del mare. Al ristorante mangio ancora calamari e poi tutti a nanna!

Al mattino ci svegliamo in un paesaggio surreale, c'è un sole favoloso che favorisce la visione di colori stupendi, dal blu forte del mare, al marrone delle formazioni rocciose della costa, al verde intenso di una svariata vegetazione: è un posto davvero particolare, gli unici rumori sono quelli delle onde del mare, inoltre avvistiamo grossi uccelli e le lontre del capo.
Decidiamo di fare il trekking lungo la scogliera, per il quale impieghiamo tutta la mattinata ma ne è valsa davvero la pena; si scoprono angoli stupendi, paesaggi colorati e nonostante l'acqua è fredda riusciamo anche a fare il bagno; il percorso termina sotto una cascata che si riversa da una scarpata quasi dentro al mare, poi dietro front e torniamo alla base.
Devo dire che i sentieri sono spesso sconnessi, rocciosi e a tratti anche pericolosi, ma ce l'abbiamo fatta alla grande, in testa a tutti voglio ricordare sempre i nostri amici veterani del gruppo Guglielmo e Giovanna sempre in prima linea!
Nel pomeriggio lasciamo il parco e proseguiamo verso occidente, oggi per fortuna la tappa è breve e dopo poco arriviamo a Knysna dove ci sistemiamo in un bed&breakfast; è una cittadina sul mare abbastanza accogliente ma la di là della buona cena dove consumo un buon filetto sudafricano e la birra in un locale non ho altro da raccontare.

Al mattino si riparte, la tappa oggi è lunga e ci spariamo subito un bel tratto di costa in direzione Oceano Atlantico, facciamo una deviazione per Mossel Bay, altra cittadina sul mare che merita una visita per il Museo Marittimo e la copia della caravella di Armando Diaz che nel 1488 sbarcò da queste parti.
Proseguiamo così per un posto più suggestivo, ovvero Cape Agulhas, il punto geografico più a sud del continente africano, dove simbolicamente si incontrano i due oceani; Il paesaggio è molto bello, colorato ma anche ventoso, ci facciamo una bella foto di gruppo, ma quando torniamo indietro per salire sul faro lo hanno già chiuso e Guglielmo si arrabbia!
Ripartiamo verso ovest, il tempo stringe, purtroppo sulla statale scoppia una gomma al pullmino guidato da Gianni, che scende e se la prende anche con il totem portafortuna comperato precedentemente; perdiamo un po' di tempo ai box per il cambio ruota, ma per fortuna non è successo nulla, poteva andare peggio!
Tiriamo dritti verso Hermanus, una località balneare frequentata anche dai surfisti ma arriviamo in tardo orario, per fortuna troviamo posto proprio in un ostello per amanti di vela e di tavola da surf, e poi la corsa al ristorante per saziare la nostra fame con bistecche e filetti di manzo: devo dire che la carne sudafricana è molto buona, è difficile invece trovare la pasta, mentre la pizza lascia un po' a desiderare!

Al mattino seguente siamo abbastanza euforici sapendo che la sera probabilmente saremo nella tanto sospirata Cape Town (Città del Capo), ma anche un po' tristi poiché ci stiamo avvicinando alla fine del nostro viaggio!
La giornata è splendida, prima di giungere al Capo effettueremo un lungo percorso attraverso la Wine Road, ovvero la via dei vini. Ebbene sì, anche in Sudafrica esiste una zona vinicola, la strada è molto caratteristica poiché sale tra montagne verdi, ricche di vegetazione che a tratti ricordano le nostre alpi dolomitiche fino a che non compaiono eleganti fattorie circondate da distese coltivate a vite dove si possono degustare ottimi vini locali, e noi non perdiamo l'occasione per farlo.
Cammina cammina... arriviamo a Stellenbosch, graziosa cittadina assolata, caratterizzata da casette barocche dai tetti di paglia, inoltre come in una favola scopriamo che è una Oxford del Sudafrica, infatti grazie ad una inaspettata università ci sono tantissime studentesse, è davvero un bel posto, ci verrei a vivere volentieri! Ma è tempo di ripartire, così tiriamo dritti verso il Capo.
Dopo qualche oretta finalmente compare la periferia di Cape Town, come al solito costituita da distese di baraccopoli, ormai un classico di qualsiasi centro urbano visitato in questo Paese sia grande che piccolo; ci avviciniamo al centro e mano a mano la città diventa moderna, gradevole e affascinante, favorita dalla sua splendida posizione geografica, ai piedi di colline come la Table Mountain e incastonata tra insenature. Guardando le architetture si nota bene la mano europea dei primi portoghesi, poi degli olandesi e poi degli inglesi che forse oggi più caratterizzano lo stile della città.
Siamo alla ricerca di un hotel; ci perdiamo diverse volte, finche Gianni va in un bar a chiedere spiegazioni e a sorpresa esce un clamoroso personaggio compaesano che indossa la maglia della nazionale Italiana di calcio, e che gridando viva l'Italia ci spiega la strada!
Ci sistemiamo in modesto albergo, in strada mentre scarichiamo i bagagli ci sono un po' di brutte facce che ci guardano, ma non c'è nessun problema; rispetto ad altre città sudafricane Cape Town sembra essere più sicura; ci assegnano le camere con balcone, da uno di questi si affaccia Mauri che improvvisa un riuscito spogliarello in mutande, notato anche dalle abitanti dei palazzi di fronte! Concludiamo la serata in un bel ristorante (data la fame) e poi cocktail in un discobar del centro!

Bene alzati si riparte per l'escursione verso sud lungo l'affascinante penisola del Capo; la strada costeggia enormi scogliere e pareti rocciose che si affacciano su un mare dalle tonalità stupende variabili dal verde al celeste al blu intenso, ogni tanto si aprono enormi spiagge di sabbia bianca, disabitate ma molto attraenti. Facciamo varie soste finché arriviamo all'estremo meridionale per la visita di Cape Point; il tempo di parcheggiare e abbiamo una bella sorpresa, un grosso babbuino si infila in uno dei nostri pullmini e si mangia tutto quello che trova, pane, frutta e caramelle; il bello è che non ha alcuna intenzione di uscire, così siamo costretti a chiamare il ranger che arriva armato di bastone e lo fa scappare con la busta delle mele in bocca, durante la fuga però lo scimmione si arrabbia e fa scappare anche noi, colpisce Frienz su un braccio, mentre Max corre che sembra un centometrista! Che bluff! Credo che rimarrà un ricordo indimenticabile, mi avevano detto di stare attenti ai babbuini poiche sono molto aggressivi ma non pensavo fino a questo punto!
Finalmente visitiamo Cape Point, un lungo promontorio che termina con una vertiginosa scogliera dalla quale si domina l'oceano, è davvero suggestivo. Consumiamo qualcosa al bar guardandoci continuamente attorno visto che i babbuini rapinano con estrema facilità e poi ci spostiamo di qualche chilometro per visitare il mitico Capo di Buona Speranza, sempre citato nei libri di geografia, a proposito di Diaz o Vasco de Gama: stavolta possiamo dire "noi ci siamo stati!".
Il mare blu si abbatte sulla scogliera marrone con una forza impressionante, creando innalzamenti dell'acqua di decine di metri, è davvero spettacolare; il vento è così forte che ci stordisce e dopo qualche foto siamo costretti a scappare. Continuiamo il nostro tragitto tra splendidi paesaggi, spesso compaiono antilopi, zebre struzzi e cormorani, ma anche molti manifesti elettorali, visto che siamo vicini alle nuove elezioni, gran parte di questi a favore dei candidati dell' ANC, il partito del nuovo Sudafrica. Arriviamo anche alle scogliere di Boulders famose per la presenza di una colonia di pinguini, sono molto carini e si fanno avvicinare senza alcun problema.
E' quasi il tramonto, ci riavviciniamo a Cape Town, i colori cambiano e la luce del sole rende tutto più arancione, così saliamo su una delle colline dalle quali si vede il panorama della città, è veramente spettacolare ma c'è vento e bisogna coprirsi, Mauro esordisce alla trentina dicendomi "Dio ....! E' un freddo boia!".
Torniamo in hotel e per finire ceniamo in un bel locale del centro dove si degusta cucina africana: abbiamo l'occasione di assaporare anche il coccodrillo, il kudu, lo struzzo e l'impala ma io preferisco sempre vederli vivi! Nello stesso locale poi ci gettiamo nelle danze grazie ad una bella black-band che suona! Nel frattempo Max si innamora di una studentessa.

Il giorno seguente è l'ultimo a disposizione: la mattinata la dedichiamo alla visita delle Township, ossia le baraccopoli della periferia della città, e per poterlo fare senza correre rischi ci facciamo accompagnare dagli stessi abitanti del luogo, la visione è impressionante, milioni di persone, totalmente neri segregati da sempre in chilometri di baracche!
Ci spiegano però che da quando è caduto l'Apartheid, cioè nel 1994, il nuovo governo di Nelson Mandela ha cercato di migliorare la situazione della popolazione nera, costruendo nuovi prefabbricati visibili un po' in tutto il paese e promettendo di creare nuove case per tutti, un'impresa sicuramente lenta e difficile in un paese dove ancora oggi gli squilibri economici tra bianchi e neri sono abissali; i bianchi in media guadagnano dieci volte più dei neri, abitano in splendide case o ville e comunque detengono ancora il potere economico nonostante tutti gli errori e orrori commessi nel passato.
Ma la voglia di far cambiare il Paese portandolo verso una moderna società democratica è tanta e si comincia a vedere, anche se l'ANC partito dominante si è un po' distaccato dalle iniziali filosofie completamente marxiste; ho sentito dire che comunque in Sudafrica non ci sono mai stati i presupposti per una rivoluzione e non ci saranno mai, perché comunque i neri sudafricani pur essendo poveri sono sempre più ricchi rispetto ai neri degli altri vicini paesi africani, anzi il Paese continua ad essere meta di emigranti!
Nel pomeriggio visitiamo oltre al porto, la famosa Robben Island, l'isola dove Mandela e altri personaggi scomodi vennero carcerati per molti anni durante l'era dell'Apartheid.
Così dopo una giornata impegnata moralmente, finiamo con la solita cena e gran finale in una discoteca del porto, dove balliamo e assistiamo anche ad una rissa, che fortunatamente rappresenta l'unico episodio di violenza a cui abbiamo assistito durante tutto il viaggio, sdrammatizzando così i molti avvertimenti che avevo letto a riguardo della sicurezza in questo paese.

Arriva così il giorno della partenza; al mattino siamo liberi e decidiamo di fare un giro al centro presso il Green Market Square, un mercato ricco di artigianato dove spendiamo gli ultimi rand. Giorgia si aggiudica la maglia rosa per aver comperato più souvenir di tutti durante il viaggio e per aver fatto il massimo numero di telefonate.
Concludiamo con un giretto nel vicino parco orto botanico ricco di meravigliose piante e fiori e poi via verso l'aeroporto, dove riconsegniamo i pullmini; con un volo interno raggiungiamo di nuovo Johannesburg; il clima caldo e afoso fa svenire Barbara, ma non ci sono problemi, abbiamo tre infermiere nel gruppo!
Così con un lungo volo notturno ci ritroviamo a Francoforte nel primo mattino, dove con tristezza saluto tutti gli amici, compagni di avventura ed il simpatico capogruppo Gianni che si è rivelato sempre all'altezza della situazione!
In fretta ognuno prende la propria destinazione italiana, nella speranza di rivederci al più presto!Un concentrato di bellezze, i più bei ricordi di viaggio!

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