Il mio sogno americano (prima parte)

New York e San Francisco, tanto diverse ma altrettanto affascinanti

Quarant’anni fatti a novembre, ho deciso che per i miei primi quaranta volevo regalarmi qualcosa di speciale e, dato che non ho un marito, non ho figli, ma ho una grande passione per i viaggi e, dopo Londra e Roma, ho una passione per gli USA, soprattutto per NYC e San Francisco, ho deciso di regalarmi una specie di viaggio di nozze per single… il viaggio l’ho fatto insieme a mia madre, la mia compagna di viaggio preferita, perché in due ci compensiamo, abbiamo gusti simili e soprattutto lei, come ogni mamma che si rispetti, spesso si sacrifica per venire incontro ai miei gusti e desideri… come ogni viaggio “di nozze” che si rispetti di questi tempi, avevo una mia piccola “lista di nozze” depositata all’agenzia di viaggi di alcuni miei amici e chi voleva per il mio compleanno ha messo una piccola quota per contribuire a rendere reale questo mio sogno… Non è stata la mia prima volta negli States, c’ero già stata nel 2008, in estate, e avevo visitato la grande mela, con un giro fino alle cascate del Niagara e Toronto… poi un bel tour per la east coast, da Boston a Cape Cod, Newport… fino ad arrivare al Maine… anche questo è stato un viaggio indimenticabile, ma è un’altra storia.
Questa volta questo viaggio mi ha tenuta lontana dall’Italia, fisicamente, per circa un mese, più precisamente dal 29 luglio al 22 agosto 2011, ma con la testa questo viaggio così articolato e splendido rimane dentro di me, tanto da non riuscire a trovare le giuste parole per descriverlo, per rendere partecipi gli altri di tutte le emozioni, sensazioni, le bellezze che mi hanno riempito cuore, occhi e anima, mi hanno arricchito e tuttora mi fanno sognare…
Il mio racconto si può suddividere in tre parti: la visita a NYC, i 5 giorni a San Francisco, i 18 giorni del tour per i parchi dell’Ovest e del Sud Ovest, tour che mi ha permesso di dare un’occhiata ad altre città, cittadine e ad un’America che non incontri se vai nelle grandi città…
L’impressione che ho ricavato da questo viaggio è che gli States sono così dissimili in paesaggi, modi di vivere, territorio che cercare di racchiuderli in cliché e giudizi è solo deleterio… cercherò nel mio piccolo di dare un piccolo spaccato di ciò che ho visto, ma più che dati, kilometraggi, resoconti di spese, nomi di hotel o quant’altro (dati che spesso ho trovato, utilissimi, in altri diari di viaggio da me consultati più volte su queste pagine) sicuramente salteranno ai miei occhi e soprattutto agli occhi della memoria le migliaia di foto, non solo quelle che sono nelle schede di memoria della mia macchinetta digitale, ma quelle, bellissime e indelebili, che ho fatto con la mia mente, che durano attimi di felicità… ma eternamente!29 LUGLIO – 2 AGOSTO
RITORNO NELLA GRANDE MELA
29/07/11
Si parte alla volta della grande mela, mia mamma ed io… da Fiumicino passando per Francoforte… in Germania di nuovo un controllo durante il trasferimento e poi lì la bellissima sorpresa per me di stare per la prima volta in un aereo enorme, credo un airbus, nella parte centrale è a due piani, ci sono entrate differenziate e 10 posti per ogni fila… l’aereo e le hostess con gli stewart mi piacciono molto, un po’ meno la compagnia dei vicini… una signora silenziosa che non si poteva nemmeno disturbare più di tanto per passare e andare in bagno… siamo scese poi a Newark, diversamente dal 2008 quando siamo scesi al JFK e ricordo che dall’alto si vedeva la costa, il vicino di allora (un italiano che lavorava là) mi disse che erano gli Hamptons… ora la prima cosa che vedo è la costa del Canada, con terra e ghiacci… poi si scende e lì arriva la parte più brutta di tutto il viaggio… la fila per entrare negli Stati Uniti, all’ufficio immigrazione… per 2 h circa siamo in fila, con il personale addetto abbastanza scortese, ripetono sempre le stesse frasi aumentando il volume ma senza farsi capire più di tanto, noi sappiamo già per esperienza che dicono “no frutta, no verdura”, “niente cibo né bevande”, ma veramente, non sembra inglese, non sembra nemmeno americano… finalmente arriviamo davanti al desk e meno male che troviamo un americano di origine latina per cui riusciamo a capire e a strappargli anche delle battute e dei sorrisi. Stavolta non il solo indice, non solo la foto all’occhio, ma tutte le dita di una mano poi anche dell’altra… dopo quest’inizio come sempre un po’ traumatico si va verso i taxi e abbiamo in anticipo una ricevuta che dice 65 dollari… scopriremo dopo che c’è una tall per passare nel tunnel e quindi ci spilla altri 12 dollari.
Mentre la prima cartolina che ho del viaggio precedente è Midtown verso il tramonto, con il Crysler e l’Empire illuminati (ricordo stupendo), questa volta mi rendo conto che passiamo per il New Jersey, per una cittadina che si chiama Jersey City e poi al di là del tunnel arriviamo in quartieri tipo Chelsea che non avevo mai visto… questo primo assaggio della grande mela mi piace molto, anche se trovo NY forse più sporca di come la ricordavo… arriviamo al nostro hotel dove facciamo un check in abbastanza rapido, l’hotel era più vecchiotto di quanto mi aspettassi, la scorsa volta ero stata allo Sheraton tower, questa volta lì davanti sulla settima, al Manhattan at Times square, sinceramente non lo consiglio perché la stanza seppur pulita aveva l’aria di essere poco curata e sicuramente lo staff alla reception è stato poco cortese e collaborativo, inoltre all’entrata, forse per pulire, c’era un odore sgradevole di detergente… forse questo mio giudizio un po’ negativo dipende anche da come ero stata la prima volta, un hotel con una camera bella, confortevole, abbastanza in alto da vedere un panorama stupendo della città illuminata, ricordo che la notte a volte mi svegliavo per vedere quel panorama che pensavo esistesse solo nei tanti film che ho visto…
Comunque… dopo il check in e l’aver posato tutto il bagaglio siamo partire per un primo giretto, direzione Times Square… ho ancora in mente tutto il bazar che si vive quando si è lì… cartelli stradali che si incrociano, il cartello dell’indicazione della strada Broadway che svetta in mezzo a tutti, i tanti cartelloni luminosi, le pubblicità dei musical… scorgo anche Brooke Shields che da “Laguna blu” è diventata Morticia della famiglia Addams… e poi in mezzo all’incrocio tra la gente, i mimi, le auto della polizia (NYPD, ti piace la scritta, ti piacciono le auto, addirittura c’era un “apetto” con questa scritta!), c’è il TKTS rinnovato e ingrandito e sopra le gradinate rosse… poi tra tante insegne luminose, negozi e ristoranti si vede un cartello in cui si proiettano le immagini della piazza e della gente che la affolla con dei giochi fotografici che ti trasportano a Londra o in mezzo alle piramidi di Egitto. Una pausa l’ho voluta fare al negozio di M&M’S che ho girato sui due piani e poi da Bubba Gump in onore di Forrest Gump (e durante questo lungo peregrinare per gli States spesso ne ho visti)… alla fine ci siamo rifocillate sulla via del ritorno al primo Starbucks incontrato, con una donut glassata buonissima… l’ultima cartolina che voglio ricordare di questa giornata è la piazza di Times Square con i grattacieli illuminati e un cielo grigio ma così grigio che faceva un contrasto bellissimo con tutte quelle luci… senza parlare dell’umidità che abbiamo respirato quella prima sera, un caldo infernale tanto da aver pensato che se avevo così caldo a NY cosa avrei fatto poi nella Death Valley?

30 luglio 2011
Primo giorno completo a NY… si esce subito per far colazione, pochi passi verso il “Carnegie deli” che conosciamo già dalla volta scorsa… per colazione? Io un combo di pancake e french toast e mia madre una porzione di uova strapazzate con bacon… notare che le uova erano 3 e c’erano poi anche le patate e le cipolle! Dopo una bella razione di caffè americano che per circa un mese diventerà il nostro caffè siamo pronte a ripartire, non senza prima godersi la vista delle belle cheesecake che sicuramente verremo a mangiare quanto prima… bello poi riguardare tutte le foto dei personaggi famosi che sono stati qui, tra tutti ho fotografato Lenny Kravitz e il presidente Obama… e mi sono commossa davanti a una foto dei vigili del fuoco di NY impegnati nel disastro delle Torri…
Abbiamo poi iniziato subito il tour di downtown con uno di quei bus turistici che fanno il giro città, noi abbiamo preso quello per 72 h, faceva il giro di dowtown, uptown, brooklyn e poi il tour di notte e tante riduzioni per le attrazioni, lo avevamo già usato, per 48 h, la volta scorsa e ci siamo trovate bene, soprattutto perché molte volte lo utilizzavamo come un tram… spesso, durante i tre giorni, abbiamno trovato autisti simpatici, uno addirittura mi dava consigli su quale musical andare a vedere, prima mi ha nominato “Mamma mia” e io “L’ho già visto a Londra”, poi “Priscilla”, ma ho risposto che potevo vederlo anche a Londra e allora lui naturalmente mi ha chiesto se venivo da Londra! Il primo giro che abbiamo fatto, in una giornata caldissima in cui non portavo né cappello né bandana per cui mi sono dovuta coprire con uno scialle alla maniera araba, ci ha visto passare davanti all’Empire, a Macy’s, alla Trinity church, a Wall street… arrivando fino a Battery Park dove siamo scesi. Alcuni highlights di questa prima parte di tour: la gente a far la fila per fare le foto col toro, una specie di fattoria e di orto piantati sull’erba di Battery park, le file per i tanti traghetti per la statua della libertà e Ellis island… e poi i tanti venditori di bottigliette di acqua, immerse nelle vasche piene di ghiaccio, tutte a “one dollar… ONE DOLLAAAAR”, insieme ai venditori di cappellini che hanno fatto veramente affari d’oro. Proprio nell’ora più calda, verso mezzogiorno, siamo scese dal bus per prendere una coincidenza per Brooklyn, bel giro passando per una zona di Chinatown con la statua di un cinese in mezzo ad una piazza… siamo passati sul Manhattan bridge facendo foto e video al Brooklyn bridge uno dei simboli più amati da me, (anche se in questo momento è impacchettato), anche perché da piccola mangiavo sempre “la gomma del ponte!”.
Bello il giro, molto lungo, abbiamo visto le case, l’architettura, i luoghi di ritrovi, i campetti di baseball e football, la gente giocare nei campetti, mettere la musica a tutto volume dalle auto… siamo arrivati fino a dove c’è un parco (Prospect Park), poi il Botanical garden, poi dove c’è la passerella per passare sopra il ponte… poi abbiamo visto dall’alto la zona di Dumbo… avessi avuto più tempo sarei scesa e avrei fatto un bel giro a piedi, ma avevo un appuntamento a cui non potevo mancare… passando di nuovo sul ponte ho fatto caso a tanti piccoli particolari: i murales su alcuni palazzi, i moli in legno, le travi sul fiume, l’Empire incorniciato tra i fili e i piloni del Manhattan bridge e ho scattato tantissime foto… l’appuntamento che dicevo era al South Street Seaport, ci siamo andate con un altro bus… al pier 17 c’era, oltre tutta la solita gente e turisti che ci si trova, come una specie di raduno e il piazzale tra il centro commerciale ricco di negozi e i velieri era invaso da gente che ballava e saltava sotto un palco, era chiamato “native party” e sotto quel sole e quel caldo cocente faceva veramente effetto… c’era poi un mercatino e all’interno del pier 17 ho fatto un bel giretto per negozi, in particolare visitando il negozio di Natale che è aperto tutto l’anno e ha decorazioni di tutti i tipi. Noi cercavamo un osso natalizio per la nostra Isotta (il nostro golden retrivier) ma non l’abbiamo trovato… dovrà giocare ancora un po’ con quello che le avevamo comprato qui nel 2008. Ho colto l’occasione per fare una foto all’albero decorato con l’effigie degli Yankees (ho avuto un permesso speciale da una commessa) e poi abbiamo fatto piccole spese, come un telo da mare col dollaro, in altri negozi… intanto ci mandavamo messaggini con un mio amico italiano che abita ad Albany ed è venuto a trovarci a NY… finalmente in mezzo a quella folla ci siamo trovati, salutati e baciati e poi abbiamo scovato un posticino un pochino più “intimo”, cioè un bier garden che dà sul fiume e ha una stupenda vista sul ponte di Brooklyn, oltre all’area con le panche ce n’è un’altra con i divani bianchi che sono poggiati sulla sabbia. Il mio amico mi avverte che forse potrebbero chiedermi il passaporto, visto che non dimostro 40 anni, perché lì gli alcolici si vendono solo dopo i 21 ma per entrare in certi posti devi avere 40 anni… comunque è bastato il suo documento e ci siamo accontentati di bibite rinfrescanti e non alcoliche… abbiamo fatto una bella sosta lì, in riva al fiume, una pausa bellissima, scambiandoci pettegolezzi, lui voleva soprattutto sapere tante cose di quello che succede a Nepi e ai nepesini… abbiamo fatto poi un giro lungo il pier e siamo andati poi nella zona commerciale di Fulton street dove ho visto gli antichi palazzi del porto, belli perché ancora con le scritte che si intravedono nelle facciate a mattoncini, poi siamo stati a Pearl street e a vedere tanti negozietti e la sede di Abercrombie and Fitch che si trova a South Street Seaport, lì c’è molta meno gente rispetto alla sede sulla Fifth avenue… abbiamo poi continuato tutto a piedi arrivando nelle vicinanze del Ground zero dove i lavori fervono; mi fa sempre effetto vedere la chiesetta di Saint Paul che quel giorno rimase in piedi e raccolse i soccorsi… da lì siamo poi andati al parco di City hall, lo abbiamo attraversato, lì ci sono molte installaziani di opere moderne e poi la fontana con le lanterne con le luci a gas, bello! Su quella piazza c’è il vecchio City hall e poi il palazzo di giustizia dove girano alcune esterne di “Law and order” (questo me lo ha detto il mio amico quasi americano, che sa bene la mia passione per cinema e tv). Siamo andati poi sulla passerella che porta sul ponte, bello arrivare fino al primo pilone, anche se si doveva schivare la tanta gente che c’era sia a piedi sia in bici, in skate… bel panorama da sopra al ponte, sia dei grattacieli che sono tutti lì vicino (in particolare ce n’è uno nuovo di zecca di Frank Gehry, il Beekman tower) sia del pier, sia di Brooklyn… al primo pilone ci siamo fermati perché purtroppo mia madre soffre tantissimo di vertigini e inoltre col caldo che faceva ha avuto un calo di pressione e abbiamo dovuto chiedere una sedia pieghevole a uno di quelli che vendevano l’acqua ghiacciata - dopo una pausa e un integratore abbiamo ripreso la strada del ritorno e il mio amico mi ha salutato dandomi appuntamento all’indomani.

31 luglio 2011
Domenica… giorno dedicato alla messa, a Nepi… e a NY alla messa gospel! La scorsa volta avrei voluto andarci ma non avevo organizzato per tempo, anche questa volta non siamo andate nelle chiese più conosciute, come la Abyssinian, ma in un’altra, con un tour organizzato. Siamo partite dandoci appuntamento con un’agenzia del posto davanti all’hotel Sheraton, l’hotel in cui eravamo state la scorsa volta… abbiamo preso un pulmino, con autista e guida… la guida era un ragazzo un po’ strano ma in fin dei conti simpatico che oltre a raccontarci storia e storie ci ha raccontato anche i suoi trascorsi a NY, da ragazzo della Svizzera tedesca alla grande mela, iniziando a lavorare portando i turisti con una specie di risciò, attività che ancora oggi molti studenti fanno… siamo arrivati fino ad Uptown e la prima fermata l’abbiamo fatta alla cattedrale di Saint John the Divine, che è la chiesa più grande di NY, è anche molto particolare, all’interno ci sono molte cappelle per diverse confessioni e molte vetrate con disegni relativi ai tempi di oggi, tipo giocatori di calcio, cantanti… e poi scrittori come Dante… c’è anche una pala di altare fatta da Keith Hering ma purtroppo non l’abbiamo vista perché c’era una funzione in corso. Era bello anche il chiostro fuori, la fontana molto stravagante, poi in un giardino ci sono dei pavoni bianchi… considerate che è la chiesa in cui portano gli animali a benedire…. altre fermate saranno alla Columbia University, davanti alla biblioteca, parlando delle facoltà più importanti a cominciare da quella di giornalismo, uno degli ambiti che mi interessa di più, da sempre. Abbiamo visto tante cose interessanti, tra cui la casa italiana della cultura, con tanto di bandiera… siamo poi arrivati ad Harlem dove il pulmino ci ha lasciati per poter camminare un po’ per le avenue e i boulevard, abbiamo visto anche tanti bambini giocare per i giardini pubblici e tanta gente vestita coi vestiti della domenica pronta per andare alla funzione. Camminando costeggiando le brownstones house siamo arrivati in covent street dove c’è la chiesa di Covent Baptist Church dove assisteremo ad una parte della funzione. Prima di entrare siamo stati “istruiti” sul comportamento da tenere e ci hanno dato un opuscolo in italiano con tutte le cose più importanti da sapere della funzione. E’ stato comunque molto bello, l’atmosfera che c’era… i bambini vestiti a festa, l’officiante che parlava con molto carisma, poi c’era la gente che stava vicino a noi e che erano dei fedeli assidui, si vedeva… noi stavamo sopra, dove c’è la balaustra e si vedeva tutto abbastanza bene, poi per vedere quando danzavano avvicinandosi all’altare io mi alzavo, si potevano anche battere le mani a tempo di musica. Le donne erano vestite molto bene, gli uomini in giacca e cravatta, avevano tutti una specie di messale da seguire e ce lo facevano vedere anche a noi… anche se la cerimonia dura moltissimo non ci si annoia, noi turisti siamo rimasti per un’oretta e mezza poi siamo passati in quella che si può chiamare canonica, forse… ci sono i bagni, la cucina, un’ala in comune che ci hanno spiegato si usa pure per mangiare insieme dopo la funzione e poi per far giocare nel pomeriggio i bimbi… noi alla fine siamo tornati sul pulmino, abbiamo girato per un po’ per Harlem col pulmino poi davanti l’Apollo theatre siamo scesi per fare un giro tra le bancarelle, piene di immagini di Obama stampate su magliette, borse, dappertutto… poi bancarelle di quadri, vestiti usati, dischi, cd di musica fatti proprio dai ragazzi che erano lì, vestiti come quelli che danzano hip hop… siamo arrivati poi al Martin Luther King boulevard, abbiamo fatto spesette in un market tipico e poi di corsa verso downtown passando per la zona di Columbus circle… noi avevamo un impegno per pranzo, ma molti avevano prenotato anche il brunch domenicale… non ai locali tipici tipo il Silvia’s soul food, ma in un altro locale a Manhattan. Noi invece avevamo un appuntamento davanti all’hotel Sheraton con il mio amico ormai americano… appena ci siamo trovati ci siamo fiondati al solito Carnegie Deli, dove il mio amico non era però mai stato… abbiamo mangiato salmone, uova, polpettone e poi la mitica cheesecake, veramente ottima… dopo un pranzo pantagruelico ci siamo diretti correndo verso Times square, dove il mio amico ha preso la metro per tornare a Brooklyn e poi a Albany, passando per una delle fermate dove c’è un’opera di Roy Lichtestein… mia madre ed io abbiamo invece proseguito per la quarantaduesima fino al Foxwoods theatre per andare a vedere “Spider-Man turn off the dark”, di corsa perché era già tardi… i biglietti li avevamo acquistati il giorno precedente… lo spettacolo è stato bellissimo e emozionante, che entusiasmo sentire le canzoni degli U2… che bello vedersi Spider-Man che ti viene davanti, sulla piattaforma, che si arrampica dappertutto… veramente da vedere e anche da rivedere! Alla fine abbiamo fatto un giro in zona, prima siamo andati dietro al teatro, per attendere qualche attore… poi abbiamo visto il museo “Ripley it believe or not”, i tanti grattacieli particolari che ci sono in zona, il Westin hotel, molto particolare, i cinema con l’invasione dei Puffi… ho visto le statue di cera del museo… e poi siamo andate verso la Fifth avenue, purtroppo molti negozi erano chiusi e il cubo Apple era tutto impacchettato per lavori… le uniche spesette che ho potuto fare sono state al Build a bear, qualche vestitino per i nostri pupazzi… meno male che Tiffany era chiuso, sennò questa volta qualche euro ce lo lasciavo! Abbiamo fatto un giretto a Central Park e da lì girando dietro il Plaza siamo andati verso l’hotel. Siamo poi uscite di nuovo fino al Rockfeller center, volevamo cenare lì ma i prezzi erano proibitivi, siamo entrati al Top of the Rock ma c’era molto fila per cui ci hanno consigliato di tornare di mattina e allora ci siamo avvicinate all’hotel e abbiamo cenato da Lindy’s a base di bistecche, caesar salad e cheesecake.

1 agosto 2011
N.Y. e la sveglia, arriva sempre presto e ogni volta io che vado a tirare le tende e vedere che ore sono, guardare quante luci ci sono accese e regolarsi… questa volta il mio riferimento era il palazzo con la scritta blu della Barclay’s… poi tutta una corsa per lavarsi, vestirsi e andare verso il Top of the Rock, stamattina ci aspetta lui e tutto il Rockfeller center… mentre passiamo mi piace vedere il fermento che c’è tra gli impiegati che si recano al lavoro, tutti fermi davanti ai vari carrettini che vendono dalle bibite calde a quelle fredde, alla frutta, ai prezel giganti, gli hot dog… noi optiamo per le banane che in giornata possono sempre servirci, e per le bagel che io adoro… camminando verso il Top incontriamo anche una fila di persone in ordinata attesa: stanno aspettando di entrare negli studi della NBC che si trova proprio al Rockfeller Center… noi iniziamo invece tutta la trafila per salire, prima si scende un piano per acquistare il biglietto (23 dollari a persona più due dollari di tassa) poi si vede una mostra fotografica e un video che io mi soffermerei a vedere per bene ma il tempo è tiranno… poi si prendono gli ascensori, io odio gli ascensori ma in questo e in quelli di altri grattacieli il mio timore svanisce o quasi… la particolarità di questo elevator è che appena si chiude si accendono delle lucette tipo discoteca e la parte del soffitto è trasparente e vedi tutto, a tempo di musica, affascinante, a suo modo! Saliamo fino al 78° piano, all’interno ci sono delle comode poltrone e il solito shop dove vorresti comprare di tutto, noi prendiamo le calamite per il nostro fridge e delle palline per il nostro albero… poi inizio l’esplorazione e inizio a filmare e fotografare tutto il panorama, sia verso il Central Park e i tanti grattacieli moderni che si sono aggiunti via via e poi dall’altra parte eccolo, è lui… il motivo per cui molti salgono fin quassù… l’Empire in tutto il suo splendore e con tutte le persone che tentano di prenderlo per la cima con una foto simpatica… naturalmente anche io e mamma abbiamo fatto queste foto e una mi rimane nello schermo del mio cellulare… salgo poi al 79° piano e faccio un altro milione di foto per poi salire nel terrazzino più piccolo dell’ottantesimo e ultimo piano, dove finalmente le foto non hanno nemmeno lo schermo dei vetri di protezione. La cosa più forte che potevo fare? Dato che mia madre non è salita fino all’ultimo piano per avere una foto davanti l’Empire state building chi vado a disturbare? La guardia che sta di guardia che molto gentilmente si presta, dopo aver dato un’ultima occhiata in giro…
Scendiamo poi nei sotterranei che collegano tutti i palazzi del centro e mia mamma si prende un bel gelato da Ben and Jerry prima di ripartire facendo un giro col bus turistico per downtown. Stavolta la nostra destinazione è il Village: già la scorsa volta sono stata al Greenwich village che rimane secondo me sempre affascinante e quindi si va di nuovo lì, stavolta ci fermiamo prima a Washington Square dove ci godiamo un po’ di fresco in una panchina vicino la grande fontana, tra le aiuole fiorite, le bottiglie ghiacciate che tutti acquistavano e la gente che si riposava, leggeva, chiacchierava e giocava. Dopo la sosta e una bella foto con l’Empire incorniciato nell’arco (pensando quando nell’altro lato si vedevano le Torri) ci siamo incamminate vicino ai palazzi della NY University e poi verso Grove Street e Bedford Street… arrivando fino alla location del palazzo di “Friends” che il mio amico mi aveva detto di cercare… e lì, la sorpresa: mia madre che vede il locale che è al pianterreno e dice “qui noi siamo già venute, ci abbiamo mangiato le polpettine” e io che nego, poi entriamo nel “The little owl” e vedo di nuovo i tavolini con le candeline, i vasetti di lavanda, le bottiglie di vino in un mobiletto e come in un déjà vu ricordo di averci mangiato, in una giornata di pioggia di 3 anni fa… stavolta il tempo è splendido e il cibo è ancora più buono: io prendo un risotto all’aragosta buonissimo e mia madre di nuovo polpette, piccole e all’interno di minipanini… poi passeggiata per il Villaggio e arriviamo fino a SoHo che era la nostra prossima tappa prevista per la giornata… il bello di questa zona di NY è che sembra di stare in villaggi più che in una megalopoli… è tutto più lento, mi piace tantissimo vedere il lavoro nei ristoranti, nei tanti negozi, alcuni molto particolari, le botole che si aprono sul pavimento e sui marciapiedi, dove i ristoranti tengono i magazzini, un abitante che scende in infradito per prendere qualcosa, chi corre, chi fa passeggiare il cane, chi fa le gimkane tra i lavori in corso con la propria bici… e noi a curiosare tra una bakery, un ristorante italiano (tra tutti colpisce l’osteria romana “Quinto quarto”) e una boutique vintage… fino ad arrivare alle case di ghisa di SoHo, una più bella dell’altra, in giro per Green street e Prince street, alla ricerca della King e della Queen house e nel frattempo ammirarne altre altrettanto belle… da SoHo quasi naturale arrivare a Little Italy e a Chinatown, anche qui molto frenetico e caratteristico… aspettando un bus per continuare il giro di downtown e poi andare sul bus per Uptown… su su, fino a Harlem, vedendo la chiesa di Saint John the Divine ma anche l’altra chiesa (Riverside Church) e poi in giro per i boulevard di Harlem, con le case e le chiese caratteristiche, la gente nei parchi, i bambini che giocavano vicino alle fontane… di nuovo! Abbiamo poi costeggiato Central Park dall’altra parte fino ad arrivare al museo Frick, siamo scese, foto al Guggheneim che anche questa volta non ho visitato e poi siamo entrate nel parco, arrivando fino alla fontana di Bethesda dove mamma si è riposata mentre era in corso un servizio fotografico di una coppia cinese che si era appena sposata… io invece mi sono addentrata per i viali e vialetti, guardando intorno, ammirando ogni lampione (quanto mi piacciono i lampioni dalla forma arrotondata di Central Park), alla ricerca di quel Bow bridge che ho adorato la volta scorsa e che regala dei panorami stupendi. Quando lo trovo lo vedo un po’ impacchettato per dei lavori in corso, ma da lì la vista di alcuni palazzi e della natura intorno è sempre imperdibile… e poi… tornare indietro, percorrere il viale con tante panchine e tanta gente diversa intorno, fino ad arrivare verso l’uscita, passando vicino un gruppo che in circolo faceva ginnastica… camminando poi per la settima a piedi, comprando in un deli tante piccole delicatessen per cena, perché domani ci lasceremo indietro la grande mela per andare sull’altra costa…

SOGNANDO CALIFORNIA… San Francisco dal 2 agosto al 5 agosto 2011
2 agosto 2011
Da quanto sogno la California? Quanti film o telefilm nella mia fanciullezza e adolescenza ho visto ambientati là? Non saprei dire il numero e nemmeno tutti i titoli… mi ricordo “sulle strade di San Francisco”, i “Chips” e poi nell’adolescenza vedevo sempre “Beverly Hills 90210” con cui tutte le ventenni di allora e quarantenni di oggi sono cresciute, decidendo se ci piaceva di più il bravo ragazzo Brandon Walsh o il bad boy Dylan, del quale addirittura ricordo anche il nome dell’attore (Luke Perry), a riprova del fatto che i cattivi ragazzi rimangono di più nel cuore… e poi Melrose Place… i tanti film ambientati a LA, sulle spiagge della California, non possiamo dimenticare Baywatch… e soprattutto avevo la voglia di vedere San Francisco, dato che per anni l’avevo vista solo sulle bellissime tavole del fumetto che lavoravamo nella casa editrice in cui facevo la correttrice di bozze, si chiamava Balboa, faceva l’avvocato e sullo sfondo si vedeva il grattacielo a piramide, le case vittoriane che poi ho scoperto chiamarsi “Painted ladies”, il Fisherman’s Wharf, la baia, il ponte, i cable car… era tutto così reale che veniva voglia di vederlo dal vivo… e per questo il 2 agosto abbiamo lasciato, anche se a malincuore, NYC che mi sono messa a guardare anche dalle vetrate dell’aeroporto di Newark, con lo skyline che ci salutava… abbiamo preso, dopo un po’ di difficoltà nel fare il check in perché ora lo vogliono al computer e io non ero molto pratica (ma una signora al desk ci ha aiutato), l’aereo della Continental per San Francisco che in 6 ore ci ha portato sulla West coast, ma sinceramente mi ha un po’ seccato il fatto che tutto fosse a pagamento, dal film che volevo vedere a uno snack… niente di nuovo per chi è abituato come me ad andare a Londra con la Ryan, ma qui si tratta di un viaggio di 6 h e oltre tutto si poteva pagare solo con la carta e la mia non sempre ha funzionato. A parte questo particolare il viaggio è stato piacevole, vicino a una vecchietta che mi chiedeva dove andassi e lei che andava qualche giorno a San Francisco, proseguendo poi per una vacanza alle Hawaii, con sua sorella… stiamo parlando di due donne ultrasettantenni… questa è una delle cose che più mi ha colpito dell’America, la gente di qualsiasi età che si muove, vecchiette che da noi starebbero tutto il giorno in una casa di riposo e qui sono così arzille da andare a LV per giocare o alle Hawaii per il mare…
Di San Francisco mi è piaciuto subito tutto, anche l’aeroporto, per nulla dispersivo, abbiamo trovato subito tutti i riferimenti, per andare in hotel, che si trova in zona Fisherman’s Wharf, abbiamo preso un taxi, guidato da un simpatico brasiliano, Carlos, che parlava con noi e ci raccontava un po’ della città… passando abbiamo visto la vegetazione brulla, i cartelli che subito mi hanno catapultato “sulle strade di san Francisco”, lo stadio che era proprio vicino all’acqua, poi i vari moli fino ad arrivare a quelli più famosi, non prima di costeggiare il Bay bridge, meno famoso del Golden Gate bridge, ma altrettanto imponente… si arriva poi in un battibaleno alla zona del porto, con San Francisco che ci sorride dalle varie colline… non si può descrivere tutto l’entusiasmo che si prova nel vedere una città che hai sognato per tanto tempo… e vedere che quella città è bella come pensavi, ti entusiasma come credevi, ci stai 5 giorni e pensi di starci da sempre… la parte della città che ho apprezzato di più è stata proprio quella del Fisherman’s Wharf, vi diranno che è la più turistica, è vero, ma è anche la più viva, quella che non ti fa credere di essere in una grande città… altra zona che ho apprezzato tanto, e che poi in dettaglio descriverò tra poco, è Sausalito e tutta quella zona della baia… ma torniamo all’arrivo in hotel, qui la gentilezza è più di casa, una signora della reception si è messa a nostra disposizione, eravamo all’Holiday inn Fisherman’s wharf, nella prima delle tre strutture, in una via che era un concentrato di hotel, dal Marriot allo Sheraton, per finire sulla Columbus che da quelle parti veniva chiamata “Viale C. Colombo”. Dopo aver sbrigato le formalità del check – in ci siamo subito tuffate nella vita californiana… subito davanti l’hotel si trova un cafè e delle case in stile vittoriano, case che poi troveremo a iosa in altri quartieri… ci dirigiamo verso il lungomare, chiamiamolo così… ci fermiamo subito in una costruzione di mattoncini rossi con delle bellissime bouganville fiorite… è The Cannery, un edificio che comprende molti negozi, bar, ristoranti e l’hotel The argonaut… sul cortile interno si affaccia il ristorante “The blue mermaid”, che diventerà un po’ il nostro punto di riferimento nei nostri giorni a San Francisco… anche se sono le 4 del pomeriggio noi dobbiamo pranzare e ci tuffiamo su ostriche alla rockfeller (cotte in una salsa di spinaci, parmigiano e salsa hollandaise) e una clam chowder californiana (con aggiunta di spezie e peperoni, rispetto a quella del New England) servita dentro la tipica pagnotta (bowl bread)… ho adorato questo pranzo… ben rifocillate ci dedichiamo alla scoperta del Fisherman’s Wharf, proprio vicino al ristorante c’è l’hotel che citavo prima, poi una gelateria di Ben & Jerry, poi una specie di ufficio del turismo con all’interno una mostra di come era la zona del porto tanti anni fa… abbiamo poi attraversato per andare al San Francisco Marittime, costeggiando il molo, siamo andati a vedere le tante barche, i velieri, i traghetti più antichi, si poteva anche entrare a pagamento in alcuni di essi, ma noi abbiamo preferito proseguire il giro… bello il colpo d’occhio, da una parte il Golden Gate, dall’altra i grattacieli del quartiere finanziario e la Coit Tower… poi ci siamo avviate lungo un dedalo di negozietti di souvenir, di magliette e maglioni, di ristoranti con nomi più o meno esotici, ricordo “Allioto –Lazio” che mi ha ricordato la mia regione e squadra, “Castagnola’s” che è il soprannome di una famiglia qui al mio paese, poi Scoma, un mito da queste parti, ha un ristorante anche a Sausalito… noi abbiamo percorso la via che porta il suo nome (Al Scoma way) per vedere menù e prezzi, ma per oggi soprassediamo… continuando il giro di perlustrazione notiamo un negozio che vende buffi cappellini in lana e pile a forma di animali, ce n’è per tutti i gusti e ci sembra strano che tanti turisti vadano in giro con questi strani copricapo… scopriremo presto il perché… camminando ancora si arriva proprio dove c’è la scritta del fisherman’s wharf e lì le foto sono di rito, da un lato ci sono anche tutte le bancarelle che vendono il granchio dungheness, ma lo assaggeremo un altro giorno…
Facciamo poi un salto da Boudin, una grandissima panetteria che fa il pane caratteristico di San Francisco, spesso acquisteremo una pagnotta lì in questi giorni, a volte semplice, a volte con asiago (la più buona secondo me) e anche con le olive… c’è anche un angolo in cui i panettieri fanno le dimostrazioni e un’altra parte dove si può gustare la clam chodwer e in effetti nei prossimi giorni ne approfitteremo… proseguendo si va a visitare un molo trasformato in museo delle macchinette e delle giostre di una volta, quelle che si mette un soldo e i personaggi si muovono a suon di musica, ce ne sono di tutti i tipi: trenini, giostre, scene in una casa, gente al lavoro, il circo, il teatro… poi è la volta di un sommergibile e di una nave da guerra ormeggiate vicino a un altro molo… fino ad arrivare al molo 41 dove partono i traghetti per Sausalito o per Alcatraz… noi andiamo a chiedere se ci sono i biglietti per Alcatraz ma purtroppo è tutto prenotato fino al 18 agosto e noi decidiamo così di andare al botteghino della compagnia “blue and gold fleet” per fare i biglietti per Sausalito per l’indomani (10.50 $ per ogni tratta), vicino c’è un chiosco che vende zucchero filato rosa, i corn dog che io ho visto solo sul gioco di feis e i prezel, onnipresenti! Ci rechiamo poi verso il pier 39, famosissimo in tutto il mondo non solo per le varie attrazioni, negozi, cafè, e ristoranti ma anche e soprattutto per la nutrita colonia di sea lions che abitano le sue piattaforme, fanno un casino infernale per la gioia dei tanti turisti che si mettono a guardare le loro esibizioni, le loro litigate, i tuffi… belli, troppo simpatici… ci piaceranno così tanto che torneremo più volte in questi giorni a visitarli… anche dalla terrazza che si trova in alto… in lontananza intanto vediamo Alcatraz e un po’ mi dispiace di non poterla visitare… poi vedo nell’acqua un pellicano… che dà il nome all’isola e al carcere… abbiamo scoperto poi perché era tanto difficile fuggire da Alcatraz, non perché ci fossero barriere o fosse un carcere di massima sicurezza, ma se uno si voleva buttare, dato che vedeva la costa così vicina e apparentemente a portata di mano, poi le forti correnti fredde che ci sono nella baia lo facevano annegare… il prigioniero quindi viveva un’illusione di via di scampo… al pier tra i tanti negozi di souvenir ne abbiamo scovato uno che ha tutti i gadget relativi all’isola e io ho comprato la tazza simile a quella dei detenuti… iniziando così il mio giro di spese pazze, ogni singolo giorno ho acquistato qualcosa di inerente a quello che vedevo e visitavo, in primo luogo una marea di magnetine, da regalarci e regalare… ora è un piacere vedere il nostro frigorifero pieno di riferimenti a questo splendido viaggio…
Dopo aver acquistato qualche fudge fatta a mano in un negozio sul pier, soprattutto quelle con peanut butter e almond ci siamo dirette verso l’albergo, per un meritato riposo… ma qui la svolta, per la mia sbadataggine rimaniamo chiuse fuori con tutto, documenti e tutto il resto, all’interno della stanza e così abbiamo fatto la conoscenza con Daniel, una simpaticissima guardia del servizio dell’hotel che parla italiano e da quel giorno in poi ci saluterà come se fossimo vecchi conoscenti, dando all’atmosfera un’aria di familiarità… cosa che non ho trovato, purtroppo, a NY (anche se è plausibile, ma almeno un po’ di cortesia in più non avrebbe guastato!)…

3 agosto 2011
Mattinata dedicata alla gita a Sausalito, prima però un salto a Ghirardelli square, vicinissima al nostro hotel, a dire il vero non è una vera e propria piazza ma è la fabbrica di cioccolata che c’era qualche anno fa, ora è stata trasformata in negozi, naturalmente ci sono anche rivendite di cioccolata con delle commesse gentilissime che ti offrono assaggi di cioccolatini vari e io ho fatto incetta di cioccolate in tavoletta, con mandorle, nocciole, peanut butter, caramel… e mi stavo quasi per far tentare dalle fragole con glassa al cioccolato… ci sono anche dei cafè e negozi molto particolari che vendono oggetti per la casa stranissimi… inoltre nel dedalo di viuzze e scalini c’erano dei vecchi macchinari per macinare e lavorare il cacao… siamo scesi poi sulla spiaggia e abbiamo seguito la strada sulla spiaggia, molto trafficata anche se era presto, usata da persone che facevano jogging, cani, gabbiani, con sullo sfondo il ponte che come sempre a quest’ora è circondato dalla nebbia… siamo poi arrivati fino al pier 39, altra visitina ai leoni marini, attesa del traghetto al pier 41, mi ricordo addirittura la faccia un po’ strana dell’addetto dal traghetto… dopo un po’ di attesa saliamo e iniziamo la traversata, non sapevo dove sedermi, sul piano di sopra, comunque… non volevo sedermi perché mi dovevo troppo guardare intorno… di là il ponte, di qua Alcatraz, di dietro lo skyline con i pochi grattacieli, le colline… e poi davanti pian piano la nebbia lascia il passo al sole e al bel tempo, mentre si avvicina il paesino di Sausalito che mi ha ricordato un po’ i paesi della costiera amalfitana… appena scesi abbiamo visto che per risalire ci sono due file da poter fare, e dopo scopriremo perché… giriamo per la cittadina, addirittura entriamo nella banca wells fargo per farci dare chiarimenti sui prelievi all’estero allo sportello ATM, guardiamo i negozi e le gallerie d’arte nella via principale, Bridgeway avenue, e poi facciamo breve pausa da Starbucks, dove mangiamo delle donuts molto piccole e molto glassate… poi vedo un negozio con tante casette lilliput lane, entro e trovo delle casette in legno simili alle “painted ladies” che andrò a guardare tra qualche giorno… naturalmente ora quelle casette fanno bella mostra di sé sulla mia bacheca (ho una collezione di casette da tutti i posti dove sono stata)! Abbiamo fatto un giro verso il molo, andando proprio in mezzo agli yacths, vedendo le houseboats ancorate lì, molto particolari, con i vasi, le tendine alle finestre, i giravento a forma di balena… siamo andate poi verso il “The Spinnaker”, locale molto “in” e conosciuto da quelle parti, abbiamo atteso che ci accompagnassero al nostro tavolo con una vista stupenda sulla baia, praticamente mangiavamo sul mare, essendo il ristorante in parte su delle palafitte e a un certo punto è passato un gruppo di canoisti e ci salutavano…abbiamo preso due clam chowder del New England e poi io polpette di granchio e mamma 4 tipi di pesce grigliato. La pausa allo Spinnaker è stata molto rilassante, molto chic l’ambiente e si è mangiato davvero bene… sembrava di stare in un angolo di Londra, con gli arredi in tema… in seguito abbiamo percorso di nuovo il lungomare e goduto dell’aria marina fino ad arrivare sul molo di imbarco e lì la grande sorpresa: le file sono due, ma non hanno precedenza i pedoni per salire, bensì le bici e i ciclisti, ce ne erano tantissimi, tutti coloro che affittano la bici a San Francisco, poi percorrono il Golden Gate bridge e al ritorno prendono il traghetto… alla fine siamo riuscite a salire e a guadagnare due posti al piano superiore, all’aperto, con altre superbe vedute dell’isola di Alcatraz e soprattutto del ponte che a quell’ora di pomeriggio non aveva più nebbia intorno a sé, ma confini ben delineati, sotto un sole splendente!
Siamo poi tornati sul pier 39 e lì siamo entrate nell’acquario della baia (costo per ognuno: 16.75 $): carino, con le vasche, ma soprattutto un tunnel trasparente dove si passa e si ha sopra di sé tutti i pesci e le stelle marine attaccate al plexiglas! Poi in un’altra area ci sono le vasche didattiche per i bambini e noi ci siamo divertite tantissimo con le razze, ce n’era una veramente simpatica, si avvicinava e si faceva toccare, quando si girava sembrava davvero sorridesse… solito passaggio nello shop poi ci siamo dirette all’Hard Rock Cafè per l’acquisto delle maglie, alcune me le avevano commissionate dall’Italia, un’altra l’ho presa per me (in genere non ne prendo per me), non ho resistito, la chitarra ha la forma del Golden Gate! Altro giretto per il pier, in particolare presso le bancarelle del mercato di frutta, c’era di tutto, specialmente le fragole con le ciliegie e la salsa di cioccolato in ciotoline di plastica da poter comprare per intingerle… qualcosa di sublime… noi abbiamo comprato le ciliegie, in quanto purtroppo sono allergica alle fragole…
Siamo andati poi ad acquistare i biglietti per il giro turistico, abbiamo preso il biglietto valido 48 h, che ti permette il giro di downtown, il tour di notte, Golden Gate Park loop, Muir Woods e Sausalito loop al costo totale di circa 50 $. Quando abbiamo preso il tour di notte, alle 6 del pomeriggio, la guida che ci accompagnava (tour esclusivamente in lingua inglese) aveva un vestito stranissimo, in pile rosso, con tanto di cappello, poi ci hanno dotato di copertina in pile, non capivamo il perché di tutte queste coperte e coperture, ma è bastato partire… e ci è stato chiarissimo: di sera a San Francisco il freddo la fa da padrone! Abbiamo costeggiato tutto il lungomare, siamo andati nel Financial district e lì abbiamo trovato un bel ingorgo nel traffico, e ti rendi conto veramente che sei in una città, mentre al Fisherman’s Warfh non hai questa sensazione… finalmente ripartiamo, tutti infreddoliti, per andare a fare una breve sosta davanti alla Grace Cathedral, poi si arriva al Civic Center, a Japantown e un’altra sosta ad Alamo square, per dare una prima occhiata alle splendide “Painted ladies”, case vittoriane che poi sullo sfondo hanno il panorama con i grattacieli, altro giro poi fino a Union Square, centro nevralgico della città, anche per lo shopping (la scopriremo per bene nei giorni successivi): lì vediamo la gente indaffarata negli acquisti, gli hotel più belli (come il sir Francis Drake), i cable car… attraversando poi Chinatown e il quartiere italiano ci ritroviamo di fronte al nostro hotel e tutte infreddolite ci rechiamo alla sirenetta blu, questa volta all’interno, dato che la sera c’è un freddo intenso, per una cenetta a base di zuppa calda, tutti avvolti nella nebbiolina che sale dalla baia…

4 agosto 2011
Stamattina ci svegliamo con l’idea di iniziare il tour andando a Sausalito, ma abbiamo capito che per passare sul Golden Gate sicuramente ci servirà uno di quei simpatici copricapi in lana e pile che tanti turisti prima di noi avevano acquistato. Mia madre opta per un procione, secondo lei dà meno nell’occhio, ma non sarà così perché nei giorni successivi molti homelesses (purtroppo nelle città della California ce ne sono molti, di cui gran parte reduci della guerra del Vietnam) le si avvicineranno dicendole “very niceeeee!” (mettendole anche paura, a volte!)… io mi butto su un galletto, con tanto di becco giallo! Ora siamo ben equipaggiate e col bus affrontiamo il ponte, avvolto ancora una volta nella nebbia, visto l’orario, comunque riusciamo lo stesso a gustarci parte del panorama e ci si fermerà poi a Vista point per le foto di rito… poi si arriva a Sausalito dove ci aspetta il solito Starbucks col solito donut, aspettiamo poi il bus che ci porterà, attraversando colline e vedendo bei panorami di coste e mare, a Muir Woods, il primo parco che visiteremo, il più vicino alla città, formato dalle sequoie, non quelle giganti, però, ma le “redwood”… porta il nome dell’ambientalista John Muir molto famoso da queste parti. Arriviamo al parco e avremo due ore per girarlo… è un’emozione vedere per la prima volta uno di quei cartelli su sfondo marrone che poi nei giorni successivi vedrò a iosa, ma sempre con un’emozione intensa e diversa ogni volta…
Noi intraprendiamo subito la camminata fino al ponte tre… fotografando gli alberi, i tronchi caduti, il sottobosco, sedendosi nelle panchine disseminate qua e là, in religioso silenzio, immersi nella natura… un gruppo di sequoie formano quella che viene chiamata “La cattedrale”… e l’idea che danno è proprio di spiritualità… la cosa più bella di questo parco è stato alla fine vedere tra gli alberi una intera famiglia di cerbiatti, che vicini a noi brucavano l’erba e ci scrutavano, nemmeno tanto diffidenti… mia madre mi ha praticamente dovuto prelevare, ero incantata! Siamo poi tornati verso Sausalito e da lì verso il Fisherman’s Wharf dove abbiamo mangiato una bowl clam chodwer da Boudin, prima, poi un granchio acquistato in una bancarella del porto (costo: 11,75 a libbra), divertente il modo in cui la signora lo puliva e con un pezzo di pietra lo apriva, mettendolo sotto l’acqua… abbiamo mangiato su una panchina lungomare, in compagnia di tanti gabbiani…
Nel pomeriggio giro col bus rosso per downtown con fermata davanti al SFMOMA che alle 18 del giovedì si paga a metà prezzo (9 $)… bella la collezione, con opere di pop art, di Klee, Rotcho e tanti altri, ma ancora più bella la struttura (di Botta) e le istallazioni nell’atrio… abbiamo fatto poi un bel giro a piedi nella zona intorno a Union Square, con acquisti al supermercato, fermata poi in piazza e poi si arriva a Powell street per godersi tutto lo spettacolo della piattaforma girevole con i cable car che tornano indietro… andiamo poi in un box che vende i biglietti validi per un giorno per tram, bus, metro e soprattutto le tre linee di cable car, che utilizzeremo l’indomani… senza renderci conto vorremmo arrivare verso il nostro hotel a piedi, ma incontriamo un ragazzo dai capelli rossi molto simpatico e disponibile che col suo i phone ha visto mappe e distanze e ci ha consigliato un taxi, dato che si era lontani circa 2 miglia e è tutto un saliscendi!

5 agosto 2011
Ultimo giorno sole solette a San Francisco e ce lo vogliamo godere… andremo a Union Square per un giro al centro e ci andremo col cable car, partendo dalla piattaforma che si trova vicino all’hotel e a Ghirardelli Square… bella e trepidante l’attesa, soprattutto da parte mia, mi metto a guardare e fotografare tutti i particolari, mia madre è più titubante, a un certo punto, a metà del percorso, ci fermiamo in una zona dove c’è anche il museo del cable car e degli operai intervengono sul mezzo per sostituire un pezzo, sembra… ma comunque non comunicano niente a noi passeggeri, ignari… praticamente c’era un mal funzionamento nel sistema di frenatura, credo… e l’omino addetto ai freni a un certo punto in una lingua tra il cinese e l’americano ci ha intimato di scendere… mia mamma è scesa letteralmente volando, poi a piedi ci siamo diretti verso un altro cable car, chi la dura la vince! A Union Square abbiamo aspettato che aprisse il grande magazzino Macy’s (sulla piazza ci sono le filiali dei più importanti negozi presenti anche a New York, come Sack’s e Tiffany) per vedere quando apriva la “The cheesecake factory”, ma non apre prima di mezzogiorno quindi ci mettiamo in fila per fare il giro della linea verde del bus turistico, cioè il Golden Gate Park loop… non abbiamo fatto fermate, ma abbiamo visto dall’alto il parco dove ci sono bisonti in cattività, prati, due musei, ben nascosti tra la vegetazione, integrati con l’ambiente… il quartiere alternativo dei figli dei fiori (una volta) Heigh Asbury, Chinatown e di nuovo le case di Alamo Square… torniamo in Union square e ci dedichiamo al pranzo da The cheesecake factory, con due torte buonissime, della mia ricordo il peanut butter e il cioccolato, con panna a parte! Dopo pranzo giro a piedi per negozi lì intorno e visita alla galleria Xanadu, l’unico palazzo progettato da F. Lloyd Wright in San Francisco. Si torna poi sul bus turistico per un altro giretto finale di downtown per arrivare a Lombard street, fatta praticamente tutta in salita, mamma si è arresa prima di arrivare in cima, io sono arrivata fino su, facendo foto e divertendomi a vedere tutte le macchine che lentamente scendono per questa discesa ripida circondata da siepi e oleandri di tanti colori, uno spettacolo davvero unico… e se poi guardi dall’altra parte vedi l’oceano, e San Francisco ai tuoi piedi! Per finire la giornata prendiamo quanti più cable car possibile, di entrambe le linee: Powell-Mason e Powell – Hyde street, cercando il posto sui sedili all’aperto, troppo bello vedere quelli sulla pensilina che ti si devono avvicinare quando fa la curva o quando passi tropo vicino a macchine parcheggiate o ciclisti… arrivati alla piattaforma vicino al pier 39 andiamo direttamente in un grande supermercato che notiamo per la prima volta… è la nostra prima incursione in un “Safeway”, durante la seconda parte di questo viaggio ce ne saranno parecchie… andare al supermercato, negli States, è un racconto nel racconto, un viaggio da fare… c’è di tutto, ogni tipo di frutta e verdura, zuppe e cibi pronti, da insalate normali a insalate stranissime, la mitica eggs salad, ogni tipo di pane, ogni tipo di dolce, anche le torte glassate per compleanni o matrimoni… ma poi… il reparto che ti colpisce di più è quello delle salse, ce ne sono di tutti i tipi, soprattutto la italian sauce, la ranch, la caesar… ma in un solo formato: formato famiglia di 10 componenti almeno, sembrano i contenitori in cui da noi si mettono i detersivi tipo candeggina… e lo stesso vale per orange juice o apple juice… e la maionese, la senape… ma vogliamo parlare dei pop corn? Io nelle bancarelle sul pier 39 ho comprato una confezione caramellata e con delle mandorle dentro, beh… le abbiamo mangiate per una settimana!
Siamo rientrati in hotel per lasciare la spesa poi abbiamo fatto la nostra ultima capatina al Cannery e in particolare al nostro ristorante di riferimento… “The blue mermaid”, dove abbiamo pasteggiato a ostriche con salsa rockfeller… in hotel abbiamo riconosciuto, dai modi di fare, degli italiani, che abbiamo poi scoperto far parte del gruppo che avremmo raggiunto l’indomani mattina, e abbiamo conosciuto la nostra guida Giorgio, un signore di origine argentina che abita ormai da qualche anno a Parma e che conosce molto bene gli Stati Uniti per averci vissuto, una persona con cui ci troveremo bene e a nostro agio durante tutto il viaggio… tanto che alla fine mi sembrava di lasciare una persona cara! Le prime persone che conosceremo del gruppo sono una coppia della zona Milano, Barbara e Gian Marco, e una giovane signora di Roma, Agnese… e da questa prima conoscenza si svilupperà poi durante il viaggio un bel rapporto…

6 agosto 2011
Ultimo giorno a San Francisco… con nostalgia mi appresto a prepararmi per questa ultima giornata da vivere più che intensamente… facciamo un giretto nello shop dell’hotel poi ci dirigiamo verso l’autobus che poi ci accoglierà per i prossimi giorni e che ci accompagnerà in giro per 8 stati, uno più uno meno… facciamo la conoscenza con Albert, l’autista filippino che si mostrerà veramente molto molto simpatico, in particolare avrà molti gesti gentili e di simpatia verso mia madre e me per tutto il viaggio… conosciamo anche i nostri compagni di viaggio e se il buongiorno si dovesse vedere dal mattino io mi sarei impressionata subito e scesa subitissimo… noi saliamo sul bus salutando con uno squillante “Buongiorno” e un sorriso, ma pochi ci salutano e sicuramente non vediamo molti sorrisi… però durante il viaggio questa prima sensazione sgradevole viene completamente smentita… tanto che ora abbiamo tutti o quasi gli indirizzi mail, i numeri di cellulare, il contatto facebook, ci siamo scambiati delle foto, ci siamo sentiti con alcuni… è stata una bella esperienza, ma ne parlerò via via che si svilupperà la seconda parte del viaggio…
Quella mattina ci siamo avventurate in un giro città con Jeorge che ci spiegava via via cosa si vedeva o le particolarità di questo o quel quartiere… ecco gli highlights del giro: sosta e visita all’interno della chiesa moderna di Santa Maria progettata da Nervi, sosta davanti al Campidoglio, poi una bellissima sosta in Alamo Square, su per la collina di fronte alle Painted Ladies, che amo sempre più… dietro scorgere tutto il panorama di San Francisco, lungo tutta la piazza soffermarsi sulle altre case vittoriane, sbirciare dentro i bowindows e vedere una signora che si affaccia con un bimbo in braccio e ti saluta… in un’altra casa c’era un trasloco in corso… questa è la vita… vivere la città… Altro giro passando per Castro, il quartiere che aveva accolto la comunità gay e che negli anni 60 aveva le finestre oscurate in modo che non si guardasse all’interno… siamo saliti su una collina, fino a Twin Peaks, ma del panorama abbiamo visto solo… la nebbia… ho fatto una foto perché è simile alla cartolina che 20 anni fa mi mandò un amico… a riprova che la nebbia sta a San Francisco come il sole a Roma! La cosa folle era che c’era un gruppo di giapponesi impazziti a fotografare a raffica, chissà cosa!
In seguito siamo passati poi anche per la costa più a sud, verso la Cliff house, abbiamo visto una chiesa di stile bizantino, della comunità russa, poi siamo andati per il Golden Gate Park, dove abbiamo visto anche il mulino a vento di origine olandese… giretto per il quartiere Presidio, con molte installazioni militari e caserme, il quartiere hippy di Heigh Asbury con murales e colori improbabili anche nelle case vittoriane, dal viola a colori psichedelici… il nostro tour ci ha portato anche ad una fermata vicino al ponte, da un lato e dall’altro, dato che lo abbiamo anche attraversato… in seguito Albert ci ha portato verso Lombard street, siamo passati anche per il quartiere italiano, dove c’è la bella chiesa di Saint Paul and Peter, sulla cui scalinata si fecero le foto del matrimonio Marilyn Monroe e Joe Di Maggio, poi un susseguirsi di locali, ristoranti e cafè famosi… alla fine siamo arrivati al Fisherman’s Wharf e mia madre ed io ci siamo fermate al pier 39, per salutare i leoni marini, vedere le bancarelle, acquistare souvenir nei vari negozi presenti sui due livelli del pier, e soprattutto mangiare, con vista sulla baia… siamo state al ristorante “The Neptune” con vista sul mare e sull’isola di Alcatraz, per mangiarci di nuovo il nostro piatto preferito (ostriche in salsa olandese con spinaci) e pesce grigliato: baby lobster, salmone, sogliola e scampi. In seguito altro giretto fino da Bubba Gump dove ricordare Forrest Gump è d’obbligo e poi altra sosta in un negozio legato alle varie festività… c’erano decorazioni di Natale, autunnali, invernali, di Halloween, del capodanno cinese, poi tutto un angolo dedicato ai personaggi Disney con dei carillon bellissimi e delle scatole magiche contenenti diversi personaggi di favole (una su tutte Cenerentola) o di film (Mary Poppins) con delle scene che con un interruttore si illuminavano, le ho dovute lasciare lì non solo per il costo ma soprattutto per il peso… dopo altre soste lungo la via, compresa una sosta al supermercato, ci siamo recati all’hotel per sistemare tutto, visto che da domani si comincerà il tour de force per le strade dell’America…

Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento, contattaci per ottenere il tuo account

© 2024 Ci Sono Stato. All RIGHTS RESERVED. | Privacy Policy | Cookie Policy