Sri Lanka e Andamane - Parte prima

in viaggio con SANDAP in Sri Lanka

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Sri Lanka e Andamane - Parte prima

Anche questa volta decidiamo subito dopo l’estate: il nostro prossimo viaggio sarà nello Sri Lanka sempre a cavallo fra gennaio e febbraio, quando la stagione sembra essere la migliore e quando i prezzi sono leggermente più bassi e c’è molta meno affluenza turistica. A questo punto dire Sri Lanka viene in automatico abbinare le Maldive, tutti ma proprio tutti una volta finito il Tour dell’isola splendente si recano in questo arcipelago dove nei vari resort troveranno piscine, SPA, centri benessere, massaggi ayurvedici, che ben poco hanno da condividere con la bellezza e la natura che vi avevo trovato oltre 25 anni fa. Quindi per differenziarsi dalla massa scegliamo di andare a rilassarci alle meno note Andamane, sicuramente molto più genuine dove ancora si può trovare un angolo di paradiso.
Normalmente i tour organizzati per quanto riguarda lo Sri Lanka si limitano al massimo a 7-8 giorni, noi vogliamo fare un qualcosa di più personalizzato e non fare una visita frettolosa alla giapponese. Comincio quindi a consultare vari siti di agenzie cingalesi per trovare qualcosa che possa andare bene alle nostre esigenze, senza trovare un qualcosa che ci possa soddisfare, prendiamo anche in considerazione la possibilità di muoversi autonomamente una volta arrivati, ma alla fine ci rendiamo conto che la cosa migliore è sempre quella di richiedere il noleggio di un’auto con autista che possa anche farci da guida. Considerando poi che metteremo in programma un soggiorno di circa dieci giorni alle Andamane mi rivolgo ancora una volta al mio amico Yasin che dirige insieme al padre la Rubyholidays a New Delhi. Io gli mando una mia bozza di programma, studiato a lungo a tavolino che tiene conto dei principali siti archeologici e delle località di maggior interesse, accettando ovviamente di buon grado consigli e variazioni; gli lascio invece piena libertà di scelta per quanto riguarda le Andamane, aggiungendo pure un paio di giorni di visita a Chennai. Nel frattempo mi studio quello che potrebbe essere il miglior piano voli in rapporto anche al prezzo, scelgo Emirates per i voli Roma – Colombo all’andata e Chennai – Roma al ritorno, prezzo con tasse incluse 612 euro, per i voli Colombo – Chennai Chennai – Port Blair e Port Blair – Chennai la Jet Airways 350 euro tasse incluse.
Definite le date e acquistati i biglietti lascio libero il mio Yasin di muoversi come crede. Dopo alcune modifiche mi manda il programma definitivo: Sri Lanka, 14 giorni, due giorni a Chennai, 12 giorni alle Andamane, auto con autista guida, alberghi 3-4* con solo prima colazione, trasferimenti da e per le varie isole alle Andamane totale 2400 euro/pax.
A questo punto devo provvedere al visto per l’India, non si spedisce più il vecchio modulo cartaceo, bisogna collegarsi al sito dell’Ambasciata e riempire il formulario on line, quando è tutto finito dopo aver ciccato sul bottone close si stampa il modulo riempito da inviare in ambasciata con piano voli, due foto 5 X 5 cm, firmare anche la casella sotto la foto ed ovviamente anche il passaporto. Dal 1 gennaio bisogna anche richiedere il visto elettronico ETA per l’ingresso in Sri Lanka al costo di 20$.

Itinerario
23 gennaio 2012 Lunedì: Roma – Dubai – Colombo
Arriviamo in aeroporto con largo anticipo, abbiamo il volo EK 96 Emirates alle 20,30 ma già alle 17, è aperto il check in quindi spediamo subito il bagaglio con destinazione finale Colombo. Restiamo ancora per poco in zona usciamo per fumare una sigaretta, poi passiamo i controlli. Il volo parte in orario il servizio a bordo è molto buono fino a Dubai sono circa 3 e mezzo. Quando arriviamo sono le 5,30 locali fuori è ancora buio, ci trasferiamo al gate d’imbarco del prossimo volo passando per il ricchissimo duty free con negozi d’abbigliamento di marchi famosi, elettronica bar e ristoranti. Le sigarette costano praticamente 1 € al pacchetto, ovviamente facciamo una scorta che possa essere sufficiente per buona parte del viaggio. Ci concediamo un buon caffè espresso e una pasta, poi ci mettiamo in attesa per la partenza. L’aeroporto brulica di gente di ogni nazionalità sul nostro volo EK 348 alla fine notiamo la presenza di molti indiani o cingalesi. Ripartiamo alle 7,45 sono altre 6 ore di viaggio, ormai siamo svegli del tutto inganniamo il tempo con l’ampia scelta di film disponibili. Ci viene offerta colazione e pranzo tutto sommato direi molto accettabili. Arriviamo a Colombo alle 13,30 locali.

24 gennaio martedì: Negombo
Al controllo passaporti non viene richiesto niente di particolare, il nuovo visto elettronico ETA ottenuto prima di partire via internet probabilmente risulta sui loro computer.
All’uscita cambio subito i primi 100 euro 1 = 145 srilanka Rp. Incontriamo subito Roshan che sarà la nostra guida ed autista per tutto il Tour. Parla un buon italiano e ci fa subito gli auguri di buona permanenza. Troviamo una temperatura non eccessivamente troppo calda ma avvertiamo lo sbalzo termico, considerando anche che abbiamo addosso un abbigliamento invernale.
Nel mio programma avevo espressamente richiesto di trasferirsi direttamente a Negombo, la capitale Colombo la visiteremo soltanto all’ultimo giorno, anche perché non offre alla fine niente di particolare. Negombo è abbastanza vicina all’aeroporto, percorriamo all’inizio un lungo viale, il traffico appare abbastanza ordinato anche se molto intenso. Anche qui i numerosi tuk tuk s’insinuano in ogni spazio libero pur di conquistare anche un solo metro di strada. Durante il percorso cominciamo a parlare del nostro itinerario, il programma in pratica è quello che avevo richiesto io, solo con alcune piccole modifiche. Da quanto avevo letto gli chiedo se all’indomani fosse possibile andare ad osservare l’arrivo dei pescatori e il fish market, lui mi risponde che alla fine non è poi troppo interessante e che bisogna esserci molto presto. Ci fermiamo comunque qualche minuto proprio nella zona dove vengono ormeggiati i loro variopinti pescherecci, su un spiazzo del porticciolo c’è un’enorme distesa di pesci lasciati ad essiccare, di fronte c’è un istituto scolastico femminile un gran numero di bambine stanno eseguendo dei movimenti di danza utilizzando ombrelli multicolori. Ci portiamo a questo punto verso l’albergo Golden Star per un sacrosanto riposo in effetti ne abbiamo bisogno.
Usciamo prima possibile ma è già quasi buio, ci troviamo in una delle strade principali che attraversano la cittadina, facciamo quattro passi poco distante c’è una piccola chiesa cattolica, notiamo tante guest house alcune anche abbastanza ben tenute, segno evidente di un notevole afflusso turistico, anche se non sia uno dei posti migliori per passare anche solo pochi giorni di vacanza. Arriviamo ad una vicina spiaggia ormai quasi deserta, ci sono tanti negozi d’ogni genere e molti ristoranti. La Lonely Planet ne consiglia praticamente soltanto due: uno è gestito da degli svizzeri ed il piatto forte pare essere una fonduta, l’altro è un immancabile italiano, scartati a priori, comunque non sono vicini, in un altro c’è all’entrata un cartello dove viene proposto Cafee italiano, Cappuccino e Cafee Coretto e Ristresso, ci rimetteremo alla sorte. Ne notiamo però subito uno il Peacock con banconi da pub dentro non c’è nessuno sono da poco passate le 19 ma ci dicono d’accomodarci, ordiniamo un piatto di totani e gamberi grigliati, sarà alla fine l’unica volta in tutto il viaggio dove abbiamo mangiato del buon pesce senza essere contaminato da salse o condimenti particolari. Rientriamo subito dopo, la stanchezza comincia a farsi sentire.

25 gennaio mercoledì: Pinnawala Anuradhapura
Partiamo con un piccolo ritardo, Roshan quando arriva si scusa dicendoci che è stato bloccato in una fila per dei controlli da parte della polizia. La prima visita è prevista al parco orfanotrofio degli elefanti di Pinnawela. E’ un istituto statale dove vengono accolti ed accuditi elefanti rimasti orfani o feriti da bracconieri. E’ diventata un’istituzione dello Sri Lnka sono circa un’ottantina fra grandi e cuccioli, arriviamo quando quotidianamente vengono condotti ad un vicino fiume per il bagno. Ci sono tantissimi turisti, forse anche questa ha perso la sua immagine originaria, è diventata l’occasione per prendere soldi, si paga per entrare 2000Rs a testa. Comunque possiamo vederli molto bene da vicino, i custodi consigliano di non avvicinarsi troppo, pensavo di poterli vedere in un loro habitat più naturale, ci conducono comunque a vedere un esemplare molto vecchio ormai cieco, possiamo farci fare delle foto vicino a lui. Nell’adiacente albergo incontriamo una coppia di giovani sposi riccamente adornati e vestiti.
Riprendiamo il nostro trasferimento, ci sono da percorrere quasi 200Km, ci fermiamo in un ristorante lungo la strada dove mangiamo un buon piatto di pollo al pepe, arriviamo a Anuradhapura intorno alle 18. L’albergo Miridiya è leggermente isolato dal centro, decidiamo di cenare in albergo ma mangiamo malissimo, sicuramente al buffet sono stati messi gli avanzi del banchetto di nozze che si è svolto nella giornata, infatti quando eravamo arrivati abbiamo notato che stavano smontando gli addobbi.

26 gennaio giovedì: Minthale – Anuradhapura
Partiamo alle 8,30 e ci dirigiamo subito alla vecchia città di Mintale, è una località molto importante per la religione buddista, pare infatti che sia uno dei centri da dove la religione si è poi diffusa per tutto lo Sri Lanka. Dobbiamo fare una lunga scalinata che nella parte finale è piuttosto ripida, per arrivare in cima alla collina. C’è un’enorme dagoba o stupa bianco abbastanza recente Ambasthale e poco distante quello originario in mattoni Kantaka Chetya alto circa 12 metri fatto costruire intorno al 50 AC. Facciamo un’ultima piccola scalinata, anche questa non troppo agevole da dove possiamo ammirare un bel panorama da una terrazza. Fa abbastanza caldo e si suda. Riscendiamo giù, un ultimo giro nei dintorni, poi Roshan ci riconduce in albergo, in una bakery prendiamo delle sfoglie salate che sono molto buone ed economiche, verrà a riprenderci verso le 16 quando sono passate le ore più calde. Per visitare il sito archeologico dobbiamo pagare un biglietto molto caro, 25$, del resto già lo sapevamo avendo letto prima la Lonely, il biglietto cumulativo che faceva risparmiare qualcosa non è più venduto.
Anche Anuradhapura ha rappresentato nel passato un importante centro religioso e fu pure la prima capitale ancor prima che il buddismo si diffondesse nell’isola.
Siamo accompagnati nella visita da un giovane studente appassionato d’archeologia. Visitiamo per primo il museo dove sono raccolti numerosi reperti, fra le altre curiosità viene esposto una riproduzione di come gli scarichi delle latrine venivano filtrati con un triplo strato alternato di carbone ed argilla. Per primo ci fermiamo a visitare il Jetavanarama dagoba risalente al III secolo, in origine era alto più di cento metri, ma oggi ce ne sono solo circa 70, pare che sia la struttura in mattoni più grande del mondo, all’incirca 93 milioni, sufficienti secondo uno studioso inglese per costruire un muro alto tre metri da Londra a Edimburgo. Passiamo poi a osservare l’Abhayagiri Dagoba e il suo complesso monastico, pare che potesse ospitare fino a 5000 monaci al suo interno in una specie di cappella si trova una statua di Buddha reclinato, ci fermiamo poi davanti a quel poco che resta del Brazen Palace, che in origine pare avesse 9 piani ed un tetto di bronzo alla sua entrata è posizionata una moon stone detta così perché può sembrare una faccia della luna ed è frequente trovarla all’entrata di certi monumenti sono rappresentati sei semicerchi concentrici, un arco di fiori di loto, figure di animali alternate elefanti leoni cavalli e tori, altri cerchi con ancora fiori con immagini di foglie e fiori, al Samadhi Buddha, una statua risalente al IV secolo, ritenuta una delle più belle di tutto lo Sri Lanka. Si racconta che Pendit Nehru mentre era imprigionato dagli inglesi durante le lotte per l’indipendenza indiana, sia riuscito a mantenere il proprio autocontrollo pregando davanti ad una foto di questa statua. Proseguiamo poi per le vasche gemelle Kuttam Pokuna, di cui quella più a nord è la più grande, lunga quasi 40 metri, utilizzate come riserva d’acqua con un tubatura sotterranea di collegamento fra le due. Forse siamo partiti troppo tardi è ormai quasi buio, ci fermiamo ancora davanti al Sri Maha Bodhi ritenuto l’albero più vecchio del mondo con quasi 2000 anni, è lo stesso tipo di pianta sotto la quale Buddha fece le sue prime prediche, fare una foto decente risulta quasi impossibile. Rientriamo quindi in albergo non avendo altre possibilità decidiamo di cenare ancora lì.

27 gennaio venerdì: Trasferimento a Sigiryia
Partiamo comodamente intorno alle 9 non c’è da fare molta strada, attraversiamo una verde e lussureggiante pianura con tante risaie e alberi di palma da cocco. Durante il percorso entriamo un pò più in confidenza con Roshan ci raccontiamo qualcosa sulla nostra vita, lui ci dice che viene spesso in Italia dove ha anche lavorato come barista a Roma.
Ci fermiamo in una piccola azienda dove vengono prodotti i classici batik e ci viene illustrato tutto il procedimento con i vari passaggi di colore e strati di cera che alla fine viene sciolta nell’acqua bollente. Visitiamo il negozio ma i prezzi ci sembrano esageratamente troppo cari. Per pranzo ci fermiamo in un ristorantino dove mangiamo dei filetti di pesce di lago. Arriviamo all’albergo Kassapa Lions Rock. E’ un complesso di numerosi bungalow all’interno di un giardino molto ben tenuto da dove si può ammirare l’imponenza della rocca di Sigirya. Usciamo poco dopo per fare una piccola passeggiata su la strada che attraversa le risaie, incontriamo tanti bambini che ci chiedono una penna per la scuola, purtroppo non possiamo accontentarli. L’albergo è completamente isolato, quindi saremo costretti a cenare lì, il buffet è molto abbondante c’è praticamente di tutto, viene anche organizzato un breve spettacolo di danze tipiche maschili.

28 gennaio sabato: Sigiriya
Conservavo un bruttissimo ricordo quando la visitai nel lontano 1984, la salita alla sommità era possibile farla solo con una scalinata scavata nella roccia a strapiombo con l’ausilio di un semplice corrimano di corda, fu veramente un’impresa ai limiti delle mie possibilità. Ci rechiamo all’entrata abbastanza presto per evitare le ore più calde, troviamo una fiumana di turisti, in fila per fare il biglietto, sono 30 $ a testa. Roshan molto diplomaticamente ci dice che lui non viene, ci affida ad una guida che parla pure qualche parola d’italiano. Ci spiega come la rocca abbia avuto un’origine vulcanica di epoca preistorica, e come gli agenti atmosferici l’abbiano modellata nel corso dei secoli. Solamente nel 450 – 500 DC divenne postazione militare e al tempo stesso anche con la costruzione di palazzo reale sulla sua sommità che poteva essere considerato inespugnabile.
Iniziamo la salita, passiamo prima attraverso un curatissimo giardino con fontane e piccoli laghetti. Arriviamo quindi alla principale attrattiva le grotte con le pareti affrescate con figure di giovani e prosperose donne, di cui si conosce ben poco, non è possibile conoscere nemmeno il periodo esatto in cui sono state eseguite, ma quasi certamente non antecedenti il V secolo. Fortunatamente si sono ben conservate al riparo delle piogge e del sole. A queste si giunge con delle scale a chiocciola, costruite durante il periodo coloniale. Passiamo poi con un camminamento lungo il Mirror Wall detto così perché pare fosse proprio lucido come uno specchio. Questo sbocca in un piccolo piazzale da dove inizia l’ultima fatica. Con mia estrema sorpresa m’accorgo che è stata costruita una scala in ferro che annulla le difficoltà che mi ero dovuto sobbarcare la volta precedente, un vero sollievo, basta muovere solo le gambe, sulla cima ci sono i resti di quella che doveva essere il palazzo o la fortezza militare. Si gode di un bel panorama con la jungla circostante, riprendiamo fiato e iniziamo poi la discesa. Quasi in fondo passiamo sotto la Cobra Cave, proprio perché la formazione rocciosa sembra avere la forma della testa di un cobra.
Torniamo al parcheggio dove ci sta aspettando Roshan, ci propone un fuori programma: raggiungere un piccolo villaggio dove potremo pranzare insieme alla gente del posto, pagando un piccolo supplemento di 1500 rupie a testa. Accettiamo con piacere, del resto è presto e non sapremo come passare il resto della giornata. Facciamo all’inizio un breve tratto su un carro trainato da un bue, poi montiamo su una barca con cui attraversiamo un piccolo lago, alla fine arriviamo a questo villaggio. Ci accoglie una giovane donna che ci presenta la sua famiglia, ci viene offerto subito il succo di un cocco fresco, ne gratta poi la polpa che dispone su una foglia di palma, mangiamo poi del riso rosso, una specie particolare che sembra avere proprietà da abbassare il valore di colesterolo, del pollo, e dei piccoli pesci di lago fritti.
Rientriamo poi in albergo, ma restiamo a sonnecchiare in camera, non ce la sentiamo di fare un’altra camminata.

29 gennaio domenica: Polnnaruwa
Non è molto distante vi arriviamo in poco tempo, altra botta da 25 $ per entrare all’interno del sito archeologico! La città fu capitale del regno fra l’XI e il XIII secolo, tutto il sito archeologico è posizionato in un’area piuttosto vasta e le rovine sono ben conservate. Nel 1982 è stato inserito nel patrimonio mondiale dell’UNESCO. Si visita per primo un interessante Museo Archeologico dove sono esposti numerosi reperti provenienti sia dalla zona che da altre vicine, con la ricostruzione in scala dei modelli di come dovevano essere in origine le varie costruzioni.
Fa leggermente più caldo degli altri giorni e come al solito ci sono numerosi turisti a giro. Anche qui siamo accompagnati da una guida che ci illustra molto bene, quasi all’inizio ci sono i resti di un vecchio tempio induista, poi la sala delle udienze, il vatadage, una struttura circolare con una statua di Buddha al suo interno, il Gal Vihara, un gruppo di statue in posizione eretta, lo stagno del loto, la statua di Buddha sdraiato che entra nel Nirvana lunga 14 metri ed altre costruzioni di minore importanza. Tutta la visita alla fine dura quasi tre ore, tornando indietro ci fermiamo in un ristorantino per un pranzo veloce. A questo punto ci sentiamo leggermente stanchi, decidiamo di restare in albergo.

30 gennaio lunedì: Dambulla – Kandy
Arriviamo a Dambulla in poco meno di un’ora, il Royal Rock Temple è una delle attrattive maggiori di Sri Lanka, si accede anche qui con un’altra lunga scalinata per fortuna non troppo impegnativa. Il biglietto costa solo 1300 rps è un complesso di cinque grotte scavate nella roccia ed ha avuto una grande importanza religiosa intorno al I sec. AC. Un enorme Buddha dorato alto quasi trenta metri introduce al museo, ma non lo visitiamo. All’interno delle grotte ci sono 150 raffigurazioni di Buddha nelle varie posizioni oltre a tantissimi affreschi molto ben conservati. Sono veramente molto belle ed affascinanti, entriamo nelle cinque grotte, ognuna separata l’una dall’altra, per fortuna in quel momento non c’è troppa gente, quindi possiamo visitarle con relativa tranquillità.
Ci fermiamo nella vicina Matale, tutta la zona è conosciuta per la coltivazione e vendita di spezie, fra cui cannella, cardamomo, chiodi di garofano, pepi, zenzero e altre ancora. Entriamo in uno di questi giardini e vendita, nell’erboristeria ci vengono illustrate le varie proprietà terapeutiche con le relative confezioni in crema ed unguenti, ma sono vendute a prezzi veramente assurdi, anche un piccolo sacchetto di chiodi di garofano costa 4$! Ci viene poi mostrato il centro ayurvedico dove ci viene proposto un piccolo massaggio che viene fatto da dei ragazzi che sono lì per imparare. Non ci riesce declinare l’invito, quindi ci sottoponiamo a questo trattamento, ovviamente anche se era considerato solamente dimostrativo alla fine lascio una mancia di 1000 rps.
Arriviamo nel primo pomeriggio a Kandy, l’albergo Swiss Residence è su un lato della collina. Posiamo i bagagli in camera ed usciamo subito per fare una passeggiata in città. La città fu una delle ultime ad essere lasciate dagli inglesi ed in parte conserva gran parte alcuni aspetti tipicamente britannici. Attualmente è una delle città più importanti conosciuta principalmente per il Tempio che accoglie la sacra reliquia del dente di Buddha.
Facciamo una passeggiata lungo le sponde del lago percorrendo un viale alberato, di fronte troviamo l’imponente Queens Hotel, che ospitò la Regina Elisabetta nei primi anni del suo regno, vicino ci sono numerosi negozi d’artigianato, gioiellerie, e generi vari, c’è pure un animatissimo mercato coperto dove la merce è esposta con vera maestria, specialmente per quanto riguarda frutta e verdura, non mancano ovviamente macellerie e pescherie, oltre ancora ad altri negozi.
Quando ormai è già buio rientriamo in albergo.

31 gennaio martedì: Kandy
Andiamo subito al giardino botanico distante circa 6 km dal centro. E’ sicuramente uno dei più grandi del mondo su una superficie di 60 ettari dove sono raccolte numerose specie di piante tropicali, un padiglione dove sono coltivati numerosi tipi di orchidee, un altro con erbe officinali, e viali alberati, impressionante in uno di questi i tantissimi pipistrelli appesi ai rami.
Torniamo poi verso il centro, Ivana vuole cercare degli orecchini da regalare alla mamma, la zona è anche famosa per la produzione e lavorazione di pietre preziose, in un negozio ci fanno vedere come vengono ricavate da sedimenti alluvionali e tutto il procedimento di pulitura e lavorazione. Alla fine trova quello che cerca dopo aver visitato un paio di negozi.
Pranziamo in un ristorante con la vista del lago, un pranzo molto veloce senza mangiare niente di particolare.
Restiamo poi in albergo fino alle 16, Roshan ci conduce ad assistere ad uno spettacolo di danze tipiche, è uno spettacolo che viene fatto tutte le sere e la sala è gremita di gente, il biglietto ci viene regalato dall’agenzia. Arriviamo quindi alla visita clou della città, quella del Tempio del dente. Ovviamente ci sono tanti turisti in fila per entrare, ma sono tantissimi anche i fedeli, è stupefacente vedere con quale devozione si avvicinano a venerare la sacra reliquia. Roshan prima d’entrare aveva comprato alcuni fiori di loto da offrire all’interno del Tempio. Attraversiamo alcune sale dove ci sono musicanti e santoni prima di poter accedere a quella dove è esposto il reliquiario e dobbiamo pure fare una lunga fila. In una delle ultime sale sono esposti una dozzina di dipinti dove sono rappresentati i principali momenti della vita di Buddha.
Rientriamo ancora in albergo per la cena.

1 febbraio mercoledì: Nuwara Elya
Lasciata Kandy la strada comincia a salire quasi subito, poco dopo siamo già intorno ai 1000 metri d’altitudine. Incontriamo le prime piantagioni di the, ci fermiamo ovviamente per scattare alcune foto e dopo ancora quando arriviamo ad centro di raccolta e lavorazione. Ci viene illustrato tutto il procedimento di essiccazione e macerazione delle foglie che porta poi alla produzione dei vari tipi di the. La qualità cambia anche in base all’altitudine dove viene coltivato, il migliore è considerato quello che cresce intorno ai 1200 mt., ma molto spesso viene venduta una miscelatura di almeno due o tre tipi.
Arriviamo a Nuwara Elya intorno alle 13, s’avverte subito una temperatura decisamente più fresca, siamo quasi a 2000mt, chiediamo a Roshan di portarci in un ristorante per un solito rapido pranzo, lui ci conduce in una specie di pizzeria proprio sulla sponda del lago, per cambiare e non mangiare le solite cose per una volta può anche andar bene. E’ quasi pieno, tantissimi turisti affamati come noi consumano pizze gigantesche annaffiate da boccali di birra, per noi ne basta una large a mezzo.
Ci fermiamo per un’oretta in albergo al Galaway Lodge.
La cittadina come riportato dalle guide ha un aspetto decisamente Little England, in effetti durante il periodo coloniale era diventata località dove ripararsi dalle calure estive. Questo è possibile vederlo nell’architettura di alcuni palazzi storici. Nel pomeriggio dopo aver posato i bagagli torniamo verso il centro, in effetti non c’è tanto da vedere, comunque il mercato anche qui offre uno spaccato di vita locale.
Dopo il tramonto la temperatura cala ancora siamo intorno ai 15-16°C, un maglioncino o una felpa non disturbano affatto, ceniamo anche qui in albergo, tanto da quanto c’è stato detto non ci sono ristoranti particolarmente allettanti, siamo un po’ isolati, poi ormai ci siamo resi conto che il prezzo del buffet è sicuramente più conveniente che cenare alla carta in un ristorante.
Quando rientriamo in camera teniamo pure accesa una stufetta elettrica prima d’addormentarci.

2 febbraio giovedì: Tissamaharama
Riscendiamo verso valle abbastanza rapidamente come eravamo saliti. Ci sono ancora tante piantagioni di the, circondate in alcuni punti da una vegetazione tipicamente alpina.
Circa a metà strada facciamo una breve sosta a Ella. E’ una località turistica molto frequentata dal turismo sia locale che occidentale, intorno ai 1000 mt d’altitudine. E’ un punto di partenza per numerose escursioni a piedi, ed è pure un centro dove è molto sviluppata la pratica ayurvedica. Poco distante c’è una piccola cascata, ma la portata è molto ridotta a causa del periodo secco.
Ancora poco più di un’ora di strada ed arriviamo a Tissa, così viene chiamata molto più semplicemente questa località, che ebbe nel passato una certa rilevanza, i siti e alcuni vecchi dagoba sono stati lasciati all’incuria del tempo non essendoci fondi sufficienti per il oro restauro. Adesso si trova ai margini dello Yala National Park ed in pratica questa rimane l’unica fonte di guadagno per la zona. Siamo anche qui in un bell’albergo il Pryankara Hotel.
Nel primo pomeriggio raggiungiamo Kataragama, che dopo l’Adam’s Peak è il principale centro di culto non solo per buddisti ma anche per hindu e mussulmani. Infatti molti sono i festival religiosi che si alternano durante tutto l’anno, in particolar modo quello che si svolge durante il poya o plenilunio di luglio – agosto che richiama tantissimi pellegrini da ogni parte dell’isola e pure dal continente indiano. Anche se scarsamente pubblicizzato pare non essere inferiore a quello più famoso dell’Esala Pereyra di Kandy. I templi più importanti sono il Maha Devale induista e il grosso dagoba Kirivehera, i pellegrini prima d’entrare effettuano delle abluzioni in un fiume che a vista pare decisamente molto sporco. Attraversiamo un portale con tre archi, apparentemente pare avere più un aspetto sud americano che introduce in un vasto giardino, ci dobbiamo togliere subito le scarpe, quindi visitiamo tutto il centro religioso, il tempio induista è praticamente gremito dai fedeli, ben poco è possibile vedere da fuori, sovrasta invece il grosso stupa di colore bianco, tutto è sempre molto affascinante osservare come siano condotte le pratiche religiose, vi restiamo fino a quando diventa buio.
Poco distante dall’albergo c’è un invitante ristorante il Refresh sea food mangiamo abbastanza bene con dei gamberi e pesce grigliato ma il gusto ovviamente non è quello a cui siamo abituati.

3 febbraio venerdì: Yala National Park
Abbiamo la mattinata libera, la visita al parco è prevista nel pomeriggio. Prendiamo un tuk tuk per raggiungere il vecchio Yatala Wehera costruito circa 2300 anni fa, purtroppo molto trascurato e quello più recente poco distante. Facciamo due passi nella via principale della cittadina ma c’è ben poco da vedere, rientriamo quindi in albergo, pranziamo in un ristorantino proprio lì davanti, molto mediocre ma si spende pochissimo.
Puntualmente ci vengono a prendere per andare al Parco Yala. Dobbiamo prima pagare 4500 rps per la macchina, fra l’altro uno scassatissimo Land Rover e poi altre 2500 a testa per l’ingresso. Percorriamo una strada sterrata e molto sconnessa, anche se si procede lentamente ogni buca è una stilettata per la colonna vertebrale, si vedono in lontananza alcuni elefanti, molti bufali e uccelli variopinti che sono troppo lontani per poter essere fotografati.
L’attrattiva principale del parco è quella d’accogliere alcuni esemplari di leopardo. L’attraversamento del parco arriva fino al mare,ci fermiamo su una spiaggia deserta, che fu duramente colpita dallo tsunami del 2004. Ripartiamo incolonnati con altre macchine che nel frattempo erano giunte fin lì, poco dopo abbiamo la fortuna sfacciata di poter osservare ad una decina di metri un magnifico esemplare di leopardo, ci viene detto che molto raramente è possibile osservarlo così da vicino. Completamente appagati e soddisfatti rientriamo in albergo al tramonto.

4 febbraio sabato: Weligama
Percorriamo una bella strada che negli ultimi km costeggia il mare. E’ giornata festiva perché è l’anniversario dell’indipendenza.
Arriviamo intorno a mezzogiorno, l’albergo Crystal Vila all’apparenza sembra una buona struttura, ci viene assegnata la stanza, Roshan ci saluta, tornerà a riprenderci alla fine del soggiorno per condurci all’aeroporto di Colombo. Purtroppo invece è subito evidente lo stato d’incuria con cui è tenuto l’albergo, la camera è in uno stato pietoso, sporca, lenzuoli macchiati e logori, lo specchio del bagno è rotto, i rubinetti sono completamente ossidati. Per completare l’opera ci sediamo per pranzare, il manager ci dice che non è possibile prima delle 14, quindi piuttosto sull’incazzato ce ne usciamo fuori per cercare un ristorante.
Con un tuk tuk ci facciamo condurre verso il centro, chiediamo dove poter mangiare, ci ferma davanti ad un piccolo ristorante, pranziamo con del pollo in salsa di pepe. Rientriamo poi in albergo, e poco dopo usciamo per fare una passeggiata lungo la spiaggia. Ci sono dei pescatori che stanno rimettendo a posto e riparando le loro reti, poi tanta gente, anche alcuni turisti, nella zona ci sono altri resort, poi tanti ragazzi che improvvisano delle partite a cricket. L’acqua è calda ma il mare è abbastanza mosso, la zona è considerata un buon punto per praticare surf anche se le onde non sono molto alte. Tornando indietro ci fermiamo in un altro ristorante Samuru proprio sulla spiaggia, l’avevo notato prima tornando indietro. Ordiniamo soltanto un paio di caffè, quello che si presenta come cuoco, parla un poco d’italiano, ci dice di aver lavorato per qualche tempo in un villaggio turistico alle Maldive. Gli diciamo che torneremo sicuramente per la cena.
Nel frattempo s’è annuvolato molto e minaccia di piovere, infatti poco dopo scoppia un bel temporale, ci ripariamo sotto una tettoia, dove hanno trovato riparo altre persone, la pioggia non accenna a diminuire, uno di loro si offre d’accompagnarci con il suo tuk tuk, la strada è poco distante.
Come promesso torniamo al ristorante, nel frattempo ha smesso di piovere e c’è un bel cielo stellato, pranziamo abbastanza bene, ordiniamo dei calamari grigliati, ma ovviamente non sono come li volevamo noi, sono quasi ricoperti di una salsa rossastra.

5 febbraio domenica: Weligama
Arriviamo a piedi in paese, è domenica e per di più è pure una festività mussulmana,quindi quasi tutti i negozi sono chiusi, fa anche abbastanza caldo, comunque girelliamo per le stradine della città. Compriamo della frutta in un mercato, per il pranzo nel pomeriggio ricomincia a piovere e purtroppo dura per tutta la serata, quindi siamo bloccati nell’atrio dell’albergo, anticipiamo un po’ l’ora di cena visto che abbiamo fame ed indossato il K way torniamo al ristorante Samuru. Ordiniamo ancora dei calamari raccomandandoci di non mettere salse, sono leggermente meglio della sera precedente ma non eccezionali.

6 febbraio lunedì: Galle
Quando ci svegliamo piove anche se molto piano, facciamo colazione un po’ più tardi poi per fortuna esce il sole.
Vogliamo raggiungere Galle con un mezzo pubblico. Poco distante c’è un piccolo ufficio informazioni, mi dicono d’aspettare e prendere un autobus con il numero otto che arriva fin là direttamente.
Già sapevamo che in pratica esistono due categorie di autobus, quella della Compagnia statale che utilizza prevalentemente autobus di colore rosso e quelle private che invece utilizzano pullman di colore bianco e azzurro. Impieghiamo circa mezz’ora per arrivare, il capolinea è nel terminal proprio davanti al vecchio forte olandese all’interno del quale si trova praticamente quasi tutta la vecchia città.
Facciamo prima una passeggiata lungo i bastioni, osserviamo un saggio ginnico di bambine di una scuola, indossano un’elegante divisa bianca arricchita da un cravattino rosso, scendiamo poi nella città che presenta in alcuni palazzi un particolare stile coloniale, ci sono tante botteghe d’artigianato e generi vari, entriamo in un bar che sembra avere un vago stile sud americano, la musica poi di sottofondo si abbina perfettamente e questo contribuisce ad aumentare questa sensazione.
Ivana si compra una camicetta molto particolare, tirando un po’ sul prezzo alla fine la portiamo via per 1500 Rps.
Poco lontano ci sono la vecchia chiesa olandese ed altri palazzi. Usciamo fuori dal perimetro delle mura e ci avviciniamo verso la zona più nuova, ma non c’è praticamente niente d’interessante, sono ormai quasi le 14, fa caldo e non troviamo un posto dove poter mangiare qualcosa, arriviamo verso il terminal dei pullman e ci troviamo praticamente in una bolgia dantesca, non ci sono indicazioni di nessun genere, né tanto meno un ufficio informazioni, solamente un caos di gente che si sposta da un punto all’altro e che affolla in modo disordinato le varie pensiline. Alla fine chiedendo più di una volta riusciamo nel nostro intento per trovare quello giusto per tornare a Weligama. C’indicano uno rosso statale, lo stato di manutenzione è ovviamente più trascurato ma costa anche molto meno, 38 Rps, contro le 100 dell’andata.
Scendiamo al terminal e ci portiamo nel solito ristorantino giusto per mandare giù qualcosa. Tornati in albergo decidiamo di fare ancora una passeggiata sulla spiaggia c’è sempre tanta gente e pure alcune donne mussulmane che indossano uno chador. Quando rientriamo una bella birra ghiacciata non ce la toglie nessuno. Anche se il trattamento non è stato troppo riguardoso nei nostri confronti decidiamo di cenare in albergo, prendiamo soltanto un piatto di pollo al curry con riso.

7 febbraio: Rientro a Colombo
Facciamo ancora quattro passi sul lungomare, abbiamo già dovuto lasciare la camera libera, anche se non c’è nessuno, la regola è quella di liberarla entro le 10. Aspettiamo che torni Roshan che arriva intorno alle 13, ripassiamo da Galle, mangiamo un semplice panino in un fast food.
Percorriamo una veloce autostrada che porta alla periferia di Colombo, facciamo un rapido giro della città passando davanti ai principali monumenti, intorno alle 18,30 siamo in aeroporto il nostro volo Jet Airways parte alle 21. Poco più di un’ora e siamo a Chennai dove ovviamente siamo attesi all’uscita, e ci portiamo in albergo, il GRT Grand.Quattro intense settimane, dall’affascinante isola al relax dell’arcipelago

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