Il cuore e l’anima della Spagna: Madrid e l’Andalusia

in viaggio con Antonio_De_Notaris in Spagna

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Il cuore e l’anima della Spagna: Madrid e l’Andalusia

Quando ho iniziato a dire che avrei trascorso quasi 3 settimane di ferie in Spagna, molti si sono espressi con la solita frase: “Ne hai di soldi da spendere!”. No, non è proprio così: ho organizzato un viaggio di 19 giorni in giro per la Spagna non perché sia ricco o facoltoso ma perché ho saputo pianificare i costi ed ho approfittato di tante offerte che mi sono capitate navigando in Internet e informandomi sulle possibilità di aver sconti e riduzioni.
E poi ho scelto la Spagna proprio per l’approccio commerciale che offrono i servizi turistici con costi contenuti e di livello paritario se non superiore al nostro: basta accennare alle sue ferrovie che Trenitalia dovrebbe sprofondare nella vergogna.
Comunque si, ho trascorso 19 giorni in giro per la Spagna spendendo veramente poco e visitando posti bellissimi, trastullandomi su spiagge attrezzate e godendo del sole infuocato che ha perseverato per tutto il mese. E devo premettere che sono andato in un periodo di altissima stagione, dall’11 al 29 Agosto, costruendo un percorso che ha toccato molte città turistiche: arrivo a Madrid; trasferimento prima a Siviglia (con gita a Cordoba in giornata) e poi a Torremolinos, capitale turistica della Costa del Sol, scelta come base per gli spostamenti a Ronda e Granada.
E’ proprio a causa del periodo superaffollato che, da buon approfittatore dei prezzi on-line, ho comprato con largo anticipo i biglietti aerei alla Easyjet, votata ultimamente come la miglior compagnia aerea low cost, e le tratte Milano/Madrid e Malaga/Milano in totale mi sono venute a costare 125€ quindi, a ben valutare, il primo risparmio è stato effettuato.
La prenotazione dei pernottamenti è avvenuta in tarda primavera mentre per il resto dei servizi (parcheggio aeroporto, noleggio auto, biglietti Renfe e biglietti per l’ingresso all’Alhambra) mi sono mosso agli inizi di Luglio, qualche mesetto prima di partire così, come al solito, alla partenza dispongo di tutto il necessario per poter affrontare il soggiorno.
Itinerario
L’11 pomeriggio partiamo da Milano alla volta di Madrid, dove giungiamo in prima serata con un leggero ritardo che però non pregiudica il viaggio.
Non è la nostra prima volta: Madrid è stata protagonista di un primo giro nel 2005 (il diario è leggibile all’indirizzo https://www.cisonostato.it/diario_dettaglio.php?idD=1205) e ci siamo tornati non solo perché la città ci è piaciuta (ha un’aria vagamente retrò che affascina) ma perché ci sono alcuni luoghi che vogliamo visitare e che abbiamo saltato la prima volta e cioé il Museo del Prado e il Monastero dell’Escorial.
Siamo tornati a pernottare nello stesso albergo, l’Aparthotel Tribunal (www.aparthotel-tribunal.com) sia perché ci siamo trovati bene, sia perché ad Agosto ha delle offerte incredibili e sia perché è vicinissimo la Gran Via e ben servito dall’adiacente fermata metro. Inoltre l’albergo offre camere doppie o quadruple provviste di cucinotto e bagno, con l’aria condizionata a disposizione e pulizia tutti i giorni e, seppure avrebbe bisogno di una leggera “rinfrescata”, per chi non ha esigenza del lusso può essere un buon punto d’appoggio: il prezzo per 4 notti è stato di 190€.

Il 12 mattina, dopo un buona colazione, iniziamo le nostre visite passando prima per la Plaza de Colòn, crocevia importante per il traffico madrileno.
Nella piazza si possono vedere la guglia dedicata a Colombo (Colòn in spagnolo) e il monumento dedicato invece alla scoperta dell’America, con incisi i nomi di tutti i partecipanti alla spedizione.
Scendendo poi per il Paseo de Recoletos (dove incontriamo la mole del Museo Archeologico Mazionale) e attraversando la Plaza de Cibeles immortalata già in tante fotografie la prima volta, ci troviamo al cospetto di uno dei più grandi e ricchi musei del mondo: il Prado (www.museodelprado.es).
Gli ingressi al Museo sono molteplici e variano in base a dove si acquista il biglietto: se lo si compra al piano terra, si inizia la visita dalla Puerta de Jeronimos (si esce dalle biglietterie e 100m sulla destra) mentre se si salgono le scale della Puerta alta de Goya si accede immediatamente (ma dopo una lunga seppur celere fila) al 1° piano. Un altro ingresso è proprio sul Paseo (la Puerta de Velasquez) ed immette subito al piano terra però poi ci si trova a metà percorso e bisogna ritornare indietro per una visita più accurata.
Ovviamente i capolavori esposti sono tantissimi e interessano le varie pitture europee (spagnola, fiamminga, italiana, etc) degli ultimi 10 secoli fino alla scultura classica romana e greca e toccando dipinti di grandi pittori come Goya (con le sue “Maya”), Velasquez (“Las Meninas” è bellissimo e delle figure rappresentate si vendono anche le statuine!), Tiziano e il mio preferito, Jeronimous Bosch detto il Bosco: la sua “Il giardino delle delizie” è una meravigliosa onirica presentazione di eventi biblici.
Una buona ed accurata visita prende un bel po’ di tempo ed infatti usciamo dal Prado nel primo pomeriggio, avendo comunque tempo per compiere qualche giro, soprattutto amarcord della prima volta.
Appunto della prima volta ricordo che avevamo un po’ tralasciato di visitare la zona retrostante la Puerta del Sol e così iniziamo a salire la Calle de las Huertas, totalmente pedonale: sui lati della strada si aprono molte tabernas (dove assaggiare i tapas, famosi stuzzichini) e ristoranti nonché anche molti hostals e sul selciato sono scritti versi di famosi poeti e letterati spagnoli.
Seguendo questa via arriviamo alla Plaza de Santa Ana, nota per la presenza di cafè, della Statua di Federico Garcia Lorca e dell’edificio del Teatro Espanol e, in pochi metri, si è in Plaza Benavente: a destra si raggiunge la Puerta del Sol mentre proseguendo dritto si arriva nella Plaza Provincia, su cui svetta il rosso Palazzo di Santa Cruz, sede di ministeri.
Se si segue il passaggio sotto i portici (senza perdersi nei numerosi negozi di souvenirs) si giunge ad una delle porte d’accesso alla Plaza Mayor e non a caso Napoleone defini questa piazza come “un salotto col soffitto di stelle” perché la Plaza è sicuramente uno dei posti più belli della città.
Certo la si può apprezzare maggiormente di notte, sgombra dai tavolini dei ristoranti e dalle cianfrusaglie dei negozi, ma di giorno il frenetico via vai di turisti e di semplici cittadini nonché gli artisti di strada con i loro spettacoli non ne alterano assolutamente il fascino e l’eleganza: meglio sedersi sulle panche in marmo sotto i lampioni (se sono all’ombra!) e godersi il passeggio.
Questa prima serata a Madrid trascorre in giro per la Gran Via, tra il traffico scorrevole della sera (molti madrileni sono in ferie), la leggera brezza che calma la calura e il passeggio della gente.

Siamo già al 13 e ci siamo organizzati per recarci fuori città all’altro monumento da visitare: il Real Sito di San Lorenzo dell’Escorial (www.patrimonionacional.es).
Per chi non dispone di un’auto il Monastero è raggiungibile o tramite gli autobus in partenza dalla stazione di Moncloa (Metro: Avenida de America) oppure utilizzando la linea Cercania 8, che ferma ad Atocha Renfe, a Nuevos Ministerios, a Chamartin e a Pitis: noi abbiamo preso la L10 diretti a Nuevos Ministerios poi qui abbiamo cambiato per la cercania i cui biglietti si comprano (circa 7€ in a/r) dalle macchinette appena fuori l’ingresso.
Il treno da prendere è quello per El Escorial e passa ogni mezz’ora mentre il viaggio dura circa 1 ora: appena giunti o si può fare la salita a piedi (che non consiglio) o si può prendere l’autobus che porta fino alla fermata in città, da cui partono ad orari cadenzati anche gli autobus per la Valle dei Caduti.
S. Lorenzo dell’Escorial è un grazioso paesino che attornia il Palazzo: al nostro arrivo all’ingresso troviamo già una lunga fila di persone (i gruppi però entrano da altra parte), smaltita abbastanza celermente, ed essendo mercoledì, per coloro che dimostrano di essere cittadini della Comunità Europea l’ingresso è gratuito anche se, risparmiando 7€, viene escluso dalla visita il Pantheon dei Reali, compreso solo nel giro guidato o con l’audioguida.
Comunque il Palazzo è nella sua struttura maestoso seppur molto semplice e Filippo II, che ne volle la costruzione, mantenne il suo intento di rendere questo posto non solo una residenza reale ma anche un luogo contemplativo e di sepoltura: l’interno è composto di sale spoglie, con appesi ai muri belle opere pittoriche di parecchi autori come El Greco, Murillo o Luca Giordano ed abbiamo trovato molto interessante l’unica sala totalmente affrescata, quella relativa alla “Gallerie delle Battaglie”, dedicata ad alcune battaglie importanti che i sovrani spagnoli avevano sostenuto e vinto.
Purtroppo è vietato riprendere e scattar foto (ci han redarguito anche per delle foto fatte da una finestra aperta ai sottostanti giardini!) e quindi l’unico ricordo visivo è quello legato alla nostra memoria.
Uscendo dal maestoso portone dopo la fine del percorso e dirigendosi sulla sinistra, si può trovare l’accesso ai giardini curatissimi sottostanti l’enorme mole: da qui un panorama aperto sulla valle di Guadarrama fa comprendere il perché è stato scelto questo sito per la costruzione e se il tempo è bello si possono scorgere i grattacieli di Madrid.
Ritornati in città, ci concediamo un breve giro di shopping per la Calle de Preciados e le vie adiacenti, brulicanti di persone in quanto è periodo di rebajas e i numerosi grandi magazzini (El Corte Ingles, Zara, H&M e così via) espongono merci in ribasso e ultimi affari.

Al 14 mattina decidiamo di andare alla Stazione Atocha sia per visitarla sia per anticipare l’acquisto del biglietto del treno per Cordoba da Siviglia: la stazione rimodernata è da ammirare per la presenza di una serra all’interno.
Compiuto l’acquisto, optiamo per un bella passeggiata con calma per le vie di Madrid, alzando lo sguardo e ammirando i bei palazzi e le “chicche” architettoniche che essi offrono: intanto ripassiamo davanti i monumenti principali del centro (la cui visita è stata effettuata nel 2005) e proseguiamo nei vicoli e nelle calles dei dintorni della Cattedrale di San Isidro dove molte tabernas attirano turisti grazie alle belle figure rappresentate dai riquadri in maiolica e alcuni trompe-l’-oeil presenti sui muri ingannano l’occhio.
Percorrendo la Calle de l’Arenal siamo colpiti dalle particolari targhette toponomastiche e vicino Plaza Mayor finte finestre con figure dipinte divertono i turisti mentre una visita è d’obbligo ai numerosi negozi di souvenirs presenti sotto i portici.
Per l’ora di pranzo (ma va bene anche per la cena) consiglio di fermarsi da Maceiro, una taberna sulla Calle de las Huertas, gestito da un gruppo di donne: un pranzo composto da arroz y mariscos (una pentola piena di riso e frutti di mare per 2), patatas brava (patate al forno condite con una salsa piccante), croquetes de bacalao e 1 litro di sangria (con relativa “ciucca”!) ci è venuto a costare 15€ a persona.

Siamo così al Ferragosto ed invece di essere al mare come milioni di italiani, siamo ad Atocha per prendere l’Alteria che ci condurrà a Siviglia, città in cui sono stato circa 13 anni fa per 12 ore ma che necessita ora di una visita più approfondita.
Come ho già accennato prima, a Luglio ho acquistato sul sito della Renfe (www.renfe.es) i biglietti per raggiungere la capitale andalusa: la scelta varia fra molti orari e il prezzo dipende dalla tipologia del treno ed ovvio che più è veloce e più il prezzo sale. A riguardo, ho trovato un Alteria (una specie di Intercity Plus ma migliore) alle 10.05 (con arrivo alle 13.20 circa) al prezzo di 58.50€: seguite le istruzioni sul sito, mi arriva una mail con i biglietti contenuti in un allegato .pdf da stampare assolutamente.
La prassi per accedere ai treni è la seguente: intanto, prima di entrare alla zona partenze, bisogna sottoporsi ad un controllo di polizia come in aeroporto; poi ci si dirige verso il binario, si mostra all’addetto il biglietto (che viene annullato con la lettura ottica) e si scende ai treni; qui si è accolti da gentili steward od hostess che ti indicano il vagone o ti aiutano con i bagagli ma ovvio che non è finita perché l’interno dei treni è pulitissimo, nessuno viaggia nei corridoi, c’è lo schermo tele con relativo film o i canali radio da seguire utilizzando l’apposito auricolare lasciato sul sedile e il personale è cortese e disponibile. Mi sembra un sogno.
Sognando giungiamo, rilassati e beati, a Siviglia e un veloce taxi (6€ per 2 persone con 2 valige in un giorno di festa per un tragitto di appena 4km sono un miraggio!) ci porta all’Hotel Derby, un dignitoso 3* prenotato sul sito www.edreams.it, dove si offriva una doppia con colazione al prezzo totale di 254€ per 4 notti, e mai scelta migliore è stata fatta: a 5 minuti dalla Giralda e alla fine di calle Tetuan (la zona commerciale), è un buon albergo dai prezzi contenuti. La colazione la mattina era abbondante e se si esce sulla terrazza dell’ultimo piano si gode una vista sui tetti della città.
Tempo di sistemar le valige e di una rinfrescata che siamo già in giro per la città, effettuando però solo una passeggiata esplorativa per il centro, sia perché molti monumenti sono chiusi sia perché siamo in pomeriggio inoltrato e per questo rimandiamo ai giorni successivi le visite.
Percorriamo così Calle de Tetuan per arrivare in centro, passando davanti i magnifici monumenti della città, e poi dall’Avenida della Constituçion sbuchiamo sul Paseo de Cristobal, fermandoci al leggere gli orari e i prezzi per le crociere sul Guadalquivir.
Ritorniamo a ritroso e ci affacciamo velocemente in Plaza de Espana per poi rientrare in centro attraversando il Barrio di Santa Cruz.
La sera comunque scende (tardi: alle 22 c’è ancora luce) e urge la ricerca di un posto dove mangiare, cosa che porterà i suoi buoni frutti.
Sconsiglio vivamente di cenare nei ristoranti presenti tra Tetuan e Sierpes perché sono cari, poco abbondanti, il personale scortese e poi far 1 ora d’attesa per sedersi irrita notevolmente ma consiglio vivamente di recarsi a questo locale: Mesones de Serranito in calle Antonio Diaz 11, nei pressi della Plaza de Toros e di El Buzo, uno dei locali più vecchi di Siviglia. Il menù che offrono è vario e consiglio di decidere tra i vari platos combinados di pesce, carne o pollo cioè, per esempio, se si sceglie il pollo ti portano un vassoio pieno di patatine e insalata con sopra un filetto di pollo, una crocchetta impanata e metà pollo alla griglia che, unito ad un vaso di sangria e ad una postra (dolce), permette di saziarsi e di spendere non più di 15€.
Il locale inoltre è molto carino e i camerieri ospitali e disponibili.

Il 16 è dedicato alla visita della città, cercando di toccare i punti più belli ed interessanti quindi partendo dall’Ayuntamiento Hispalense, sede anche dell’Ufficio Turistico, ci si sposta alla Cattedrale con la Giralda, da visitare assolutamente sia per la sua meravigliosa strutture architettonica (è una delle cattedrali più grandi d’Europa) sia per la sua storia che ha visto la sua nascita prima come moschea e poi come chiesa cristiana: il minareto che contraddistingueva la prima è infatti stato poi trasformato in un meraviglioso campanile che mescola lo stile mudejar a quello rinascimentale.
All’interno della Cattedrale si visitano varie cappelle fra cui la Capilla Mayor (splendida lavorazione di legno intarsiato), la tomba di Cristoforo Colombo, sostenuta da 4 pregiate statue e le bellissime vetrate nonché il Patio de los Naranjos. Sempre all’interno c’è l’accesso alla Giralda (il campanile nato come minareto) al cui tetto si arriva con una salita elicoidale senza gradini (così si poteva raggiungere il tetto con i cavalli) e da cui si ammira il panorama su tutta la città.
Di fronte alla Cattedrale c’è l’accesso all’Alcazares Real (www.patronato-alcazarsevilla.es), i bellissimi palazzi fatti costruire nel corso dei secoli da vari califfi e poi abbelliti dai re della reconquista: il prezzo del biglietto include la visita generale che parte dal patio de la Monteria e attraversa alcune sale di antica origine, come il Patio del Yeso (qui si trova la parte più antica testimoniata da alcune colonne romane), e passando per il Patio de las Munecas e il Salon de Embajadores (con i suoi stucchi colorati e il tetto a cupola dorato) arriva fino alle sale di Carlo V e ai giardini ricchi di fontane e roseti.
All’uscita dagli Alcazares visitiamo anche l’Archivio de Indias e il Palacio Arzobispal, bell’esempio di arte plateresca, e ci inoltriamo così per il Barrio di Santa Cruz, composto di piccole e strette viuzze in cui si aprono patios andalusi e chiesette antiche, e sbucando ai Jardines de Murillo, toccasana d’ombra per il caldo infernale che c’è.
Percorrendo i giardini ed uscendo dall’altra parte ci si trova davanti l’Universidad (ex sede del Tabacchi) e proseguendo sulla Calle San Fernando arriviamo al Plaza Puerta de Jerez: qui entriamo nel Barrio El Arenal, che si affaccia sulla sponda destra del Guadalquivir.
La Torre de Oro è una vecchia torre di guardia chiamata così perché (pare) le piastrelle gialle di cui era ricoperta splendevano col sole ed aveva una gemella sull’altra sponda, collegate da una grossa catena che, tesa, impediva il risalire delle navi: ai suoi piedi si trovano varie compagnie di crociera che organizzano giri in battello sul fiume.
Più avanti c’è il moderno Teatro della Maestranza ma la vera attrazione è la Plaza de Toros, una delle arene più famose di Spagna: qui si tengono gremite corride e qui “toreano” famosi matador (www.realmaestranza.com). Di fronte, c’è la statua di Carmen, la famosa gitana protagonista della celebre opera lirica di Bizet e dall’altra parte del fiume scorgiamo le case del barrio Triana, unite alla riva opposta dal ponte di Isabel II.
Camminiamo alle spalle dell’arena e passando davanti l’ Hospital de la Caridad e al suo bell’ingresso per introdurci in un piccolo passaggio poco segnato dalle carte turistiche e che ci porta in una piazzetta nascosta in cui si apre un negozio gestito da suore che vendono postras tramite un tornio: sfortuna vuole che è chiuso per ferie!
Poiché le visite ci han impegnati per tutto il giorno, torniamo in albergo per la Calle de Sierpes, una delle principali vie commerciali della città.

E’ Domenica 17 e la sveglia suona un po’ prima del previsto, visto che abbiamo organizzato una gita di un giorno a Cordoba: colazione abbondante e poi di corsa alla stazione ferroviaria per non perdere il treno.
Se ricordate, ho scritto alcune righe fa che a Madrid avevo acquistato il biglietto ferroviario a/r per la città ma non avevo specificato modalità e prezzo: ora lo faccio. Cordoba si può raggiungere in vari modi da Siviglia ma il treno risulta il mezzo più celere in quanto, oltre ai treni rapidi, c’è anche un piccolo trenino locale, l’Andalusia Express, che collega le due stazioni e che costa molto meno dei supertreni veloci (con questi il tragitto è di 45 minuti, con l’altro il viaggio dura 1ora e mezza).
Ad Atocha ho comprato il biglietto andata per un Avant al prezzo di 14.40€ con partenza alle 09.20 e con intenzione di prendere al ritorno un Andalusia Express a 8.20€, anche se l’orario era un pochino scomodo (20.15) ma la gentile addetta della Renfe mi ha invece detto che i biglietti a/r prenotati per i festivi e per lo stesso giorno sono scontati del 40% così abbiamo pagato allo stesso prezzo due treni Avant (superveloci) alla medesima tariffa dei primi, cioè 23€, e il ritorno con arrivo addirittura prima (19.20/20.05): è da definire un colpo di fortuna?
Comunque il treno è rapido e in orario e ci lascia alla stazione di Cordoba da dove, con la linea 11, raggiungiamo Plaza de las Tendillas, alle porte del centro. Percorriamo la quasi deserta calle Jesus Maria arriviamo davanti la Mezquita, la cui visita però dobbiamo rimandare al pomeriggio causa Messa domenicale in corso.
Allora scendiamo al fiume per vedere il Puente Romano e la sua Puerta d’accesso (la porta non è antica come il ponte, costruito appunto dai romani), la colonna col Triunfo de San Rafael e il Palacio Bizcopal e poi a pochi passi andiamo a visitare l’Alcazar de los Reyes Cristianos.
Cordoba è stata la capitale di un grande regno arabo i di cui califfi l’hanno abbellita di monumenti e palazzi e fatta sede di un’attività culturale dove si confrontavano le tre grandi religioni: il cristianesimo, l’islamismo e l’ebraismo, vissute in pace per alcuni secoli. Ma la reconquista cristiana pose poi qui una delle sue basi ed infatti i Re cattolici fecero costruire l’Alcazar al fine di avere un luogo da cui poter governare: la fortezza si presenta abbastanza spoglia (forse perché è stata anche usata come prigione) e contiene all’interno solo reperti romani tra cui un prezioso sarcofago e alcuni pregiati mosaici ma i giardini, seppur piccoli, sono tra i più deliziosi che abbiamo visitato.
E’ l’ora della Mezquita, il grande complesso religioso, a cui accediamo tramite la Puerta del Perdon posta sotto la Torre del Alminar (altro minareto trasformato in campanile) per trovarci nel Patio de los Naranjos, cortile in cui gli arabi compivano le abluzioni prima di accedere alla moschea.
La storia della Mezquita è la seguente: una chiesa visigota fu distrutta dagli arabi i quali vi edificarono sopra una prima moschea ampliata poi nel corso dei secoli; quando ci fu la reconquista, la moschea enorme creatasi non fu abbattuta ma trasformata in chiesa cristiana, abbellendola con una serie di cappelle e di altari.
All’interno siamo accolti da una selva di pilastri ed archi che creano un particolare effetto ottico e scenografico stupefacente mentre nella visita si possono ammirare l’antico mihrab (dove era custodito il Corano), alcune porte moresche che conservano le decorazioni e gli stucchi e le cappelle cristiane di Villaviciosa, la Capilla Real e la Capilla Mayor, sui cui archi e pilastri sono state disegnate scene bibliche.
E’ di sicuro una delle più belle chiese visitate in tutti i nostri viaggi.
La Juderia è il quartiere che sorge davanti la Mezquita ed è un dedalo di viuzze, case, piccoli cortili e patios nascosti da scoprire con una passeggiata poco frettolosa: troviamo così la Statua di Maimonide, un filosofo araba, vicino la Sinagoga (una delle pochissime rimaste in Spagna) nonché una serie di chiesette fra cui la Capilla de San Bartolomé.
Negozi di souvenirs e ristoranti per potersi rifocillare se ne trovano a iosa ma vorrei suggerire un posto a di poco unico che si trova in Calle del Buen Pastor e si chiama El Patio del Tè: si possono assaggiare vari tipi di tè rinfrescanti (con il caldo che c’è sono ottimali!) in un bellissimo patio andaluso.
Completiamo la visita alla città inoltrandoci per il Callejon de las Flores, una viuzza la cui collocazione topografica con la veduta sulla Mezquita e la sua disposizione scenografica di fiori e piante ne fa una delle vie più fotografate dai turisti.
Il rientro a Siviglia avviene celermente e senza alcun intoppo (benedette ferrovie spagnole!).

Il 18 è il nostro ultimo giorno di visita a Siviglia e andiamo, utilizzando il tram metro, diritti a Plaza de Espana, la grande piazza costruita agli inizi del ‘900 in stile neomudejar come punto principale dell’Expo iberico-americana.
Al centro della piazza una fontana (assaltata nei pomeriggi da torme di turisti accalorati) spruzza acqua e schizzi in ogni direzione ed è separata dal resto dell’edifico da un canale privo però d’acqua: il posto infatti risulta in pieno restauro al momento.
Oltre agli scenografici ponti maiolicati e alle due torri laterali, lungo il muro di base dell’edificio sono stati creati una serie di sedili in piastrelle, ognuno dedicato ad una provincia spagnola, su cui è riportato dipinto un evento storico che ha contraddistinto la storia della provincia stessa: a noi sono piaciuti quello di Huelva con la partenza di Colombo e di Ciudad Real con Don Quijote e Sancho Panza, ma tutti sono degni di nota.
Nel Parco di Maria Luisa, il cui ingresso è proprio di fronte, passeggiamo tra fontane (prive d’acqua, però), laghetti, aiuole fiorite e persino una cascata fino ad arrivare ai due musei posti all’estremità, il Museo Arqueologico e il Museo de Artes y Costumbres Populares.
Ritorniamo verso l’altra estremità del Parco, dove troneggia il neobarocco Teatro Lope de Vega, dalla forma circolare, il Palacio de San Telmo e l’hotel Alfonso XIII, uno dei più lussuosi alberghi spagnoli.
Dopo una breve sosta ristoratrice, entriamo nel barrio di Santa Cruz, camminando per le strette viuzze e ammirando gli edifici che incontriamo nel giro fra cui la Iglesia San Salvador, con la sua facciata barocca, la Casa de Pilados e i suoi interni miscela di vari stili e l’Iglesia de San Ildefonso, chiusa alle visite.
Proprio di fronte a quest’ultima c’è il Convento de San Leandro, noto per la produzione delle yemas, coni di glassa con all’interno un composto fatto con il tuorlo d’uovo, che si comprano entrando nel piccolo patio e suonando al campanello vicino al tornio: potete scegliere confezioni da ½ kg in su (9€) e dal tornio sbucherà una scatola in legno con dentro una dozzina di questi dolcetti da, per mio consiglio, essere utilizzati la mattina a colazione (ma ogni momento è quello buono).
In breve si passa al barrio de La Macarena, forse il quartiere “sivigliano” per eccellenza e dove abbondano le chiese più belle della città: seguendo calles e plazas visitiamo la piccola e bianca Iglesia de Santa Catalina con vicino la Iglesia de San Pedro, poi, più all’interno, anche la Iglesia de San Marcos e il suo campanile ex minareto fino ad arrivare all’Alameda de Hercules, una vasta spianata delimitata da alcune colonne su cui sono poste delle statue romane e di cui una rappresenta appunto Ercole.
All’estremità nord, girando a destra, si arriva alla Basilica de la Virgen de la Macarena, una bellissima chiesa barocca amatissima dai sivigliani e la festa che si tiene qui in suo onore è tra le più belle di Siviglia.
Il rientro in albergo è leggermente anticipato per la preparazione delle valigie e la sera è trascorsa in giro per le riprese e le foto notturne.

Siamo al 19 e per raggiungere Torremolinos ho noleggiato con un prepagato on line alla Europcar una utilitaria da consegnare stesso in giornata al prezzo di 70€ ma con 6€ in più prendiamo un Golf 1900 che ci porta a destinazione in un paio d’ore, viaggiando sulle comode e gratis autovie spagnole e permettendoci qualche sosta per ammmirare la campagna andalusa e i piccoli pueblos blancos presenti lungo il tragitto (da non perdere a Casabermeja l’enorme insegna raffigurante un toro).
Torremolinos ci accoglie col caos della tipica città balneare: prima di arrivarci è meglio procurarsi una mappa o aver ben chiaro il tragitto perché qui le strade e le autovie si incrociano spesso e in questi giorni c’è parecchia confusione però, pian piano e senza correre, giungiamo sani e salvi al nostro albergo, gli Apartamentos Bajondillo, sul Paseo Maretimo, prenotati tramite il sito www.venere.com.
L’enorme alveare che si para davanti certo spaventa ma all’interno tutto è perfettamente organizzato: ci sono studios per 2 persone o appartamenti per 4 provvisti di cucinotto, frigo e di un bagno che risulta rinnovato, e tutti sono costruiti in modo da avere il balcone (dove poter cenare) rivolto verso il mare.
A disposizione anche un parcheggio interno e l’animazione serale e il tutto per la cifra di 790€ a studio per 10 notti (www.bajondillo.com).
Una lunga passeggiata percorre la distesa di spiagge a nord del centro e che dispone di lidi attrezzati e di ristoranti o chiringuitos pronti a soddisfare tutte le esigenze: pranzi o cene a prezzi concorrenziali (da Cordobes, dopo la prima rotonda, paella e sangria sui 10€) e, per i bagni di sole, due lettini ed un ombrellone 8€.
Salendo la Escalera o Cuesta del Tajo si arriva alla parte alta che, oltre a negozi di vario genere e a vari punti di ristoro, offre i divertimenti locali tipici per una vacanza balneare.
Il tempo dunque è bello, spira un venticello pomeridiano sulla spiaggia che concilia la “siesta” e il mare invita a tuffi e nuotate quindi, per alcuni giorni, ci riposiamo beatamente distesi al sole fino al Lunedì 25.

Proprio in questo giorno ritorniamo alla locale Europcar per ritirare l’altro noleggio prepagato che ho effettuato sempre on line (una Panda gialla al prezzo di 93€ per 2 giorni) al fine di condurre le ultime due visite programmate.
La prima di queste ci porta stesso in giornata a Ronda, la bellissima cittadina arroccata su uno sperone calcareo: la strada da percorrere non è proprio rettilinea quindi per chi soffre di mal d’auto deve adottare gli interventi del caso.
Percorriamo la AP7 (è a pagamento ma riduce il tempo di viaggio però si può giungere anche tramite al A7) fino a San Pedro de Alcantara e poi seguiamo la C374 in tutti i suoi tornanti fino alla uscita sud, che porta in centro dove ci sono i parcheggi: siamo fortunati e troviamo posto libero proprio dietro la Iglesia de la Merced, una bella chiesa barocca che chiude la via principale.
Lungo proprio quest’ultima si apre la Plaza de Toros, una delle arene più famose di Spagna: proprio qui, a Ronda, è nata la prima scuola di tauromachia e da qui sono usciti famosi toreri.
Davanti la Plaza, alcuni giardini nascondono una terrazza che si apre su un ampio panorama delle colline circostanti e che mostra appunto come la città si elevi sullo sperone.
In Plaza d’Espana c’è un’altra di queste terrazze che porta all’ingresso al museo del Puente Nuevo, il ponte di congiunzione tra la città vecchia e la nuova, considerato un esempio di ingegneria civile dell’800: il ponte supera infatti l’orrido profondo 100 metri che divide lo sperone con il resto delle colline.
Superato il Puente e ammirati i vari panorami che si aprono sulla città e sui suoi quartieri, entriamo nella zona antica e seguiamo un percorso indicato dalla nostra guida manuale: passiamo così per la Casa del Moro, antica residenza araba con un bel giardino e con le scale che conducono in fondo al crepaccio, e poi davanti l’ingresso particolare del Palacio de Salvatierra, con i bizzarri riferimenti all’arte indios sudamericana, per infine affacciarci da un’ulteriore terrazza per ammirare la Iglesia de Padre Jesus, il Puente Vejo e l’Arco di Filippo V.
La passeggiata prosegue per i vicoli e le calles del centro fino a Plaza Duquesa de Parcent, dove si ergono la Iglesia de Santa Maria la Mayor (altra chiesa costruita convertendo una moschea), l’Ayuntamiento e le sue forme settecentesche nonché il Convento de Santa Isabel, per poi perderci tra patios, piccole terrazze e deliziose chiese come la barocca Iglesia de la Paz.
Torniamo indietro fermandoci ad ammirare il Minarete San Sebastian, unico resto di una moschea, e la Plaza de Socorro con l’omonima Iglesia (ed ho l’impressione di essere capitato in una piazza messicana!) prima di riposarci all’Alameda del Tajo, un bel giardino ricco di fontane e alberi.
Ritorniamo di nuovo a Torremolinos per la A7 e durante il viaggio attraversiamo le più famose città balneari della Costa del Sol: Marbella, Fuengirola, Benalmadena con un enorme stupa (!) e la parte sud di Torremolinos, la Carihuela.
Nel mio soggiorno di 13 anni fa andai a visitare una cittadina deliziosissima, Mijas, posta all’interno a un quarto d’ora d’auto, famosa per il centro storico, per le belle vedute dal Forte e per i burritos, gli asinelli taxi: quest’anno non ci sono andato ma per chi ha tempo e voglia lo faccia, ne vale la deviazione.

E’ presto quando la sveglia suona il 26 perché il viaggio è lunghetto e dobbiamo essere in orario a Granada.
La A92 conduce direttamente ai parcheggi dell’Alhambra a patto che si esca a sud, si percorra la strada verso il centro e si prenda poi la circumvallazione che porta diritto ai suddetti, strada che ovviamente non abbiamo fatto noi perché usciti per errore ad ovest, abbiamo dovuto riattraversare la città, imboccare la circumvallazione e giungere a perdifiato all’ingresso, in notevole ritardo rispetto all’orario prestabilito. Perché dico ciò? Semplicemente perché a Luglio ho prenotato via internet (www.turgranada.es) i biglietti d’accesso all’Alhambra onde evitare la fila lunga e per assicurarmi così l’ingresso ai Palacios Nazares: pagati questi ultimi (26€), arriva una mail da stampare e da presentare con la carta di credito usata per l’acquisto (e la cosa m’ha lasciato perplesso: ma se li ho pagati perché la vogliono?). Ho scoperto lì che esistono delle macchinette dove, introducendo la carta di credito, vengono emessi immediatamente i biglietti acquistati, evitando così le code alle “taquillas”. L’unico neo è che per accedere ai Palacios Nazares sui biglietti è stampato l’orario in cui si ha il diritto ed è da rispettare rigorosamente altrimenti si perde e il nostro ingresso era dalle 10 alle 10.30: siamo giunti proprio alle 10.30 e la guida ci ha accettati perché c’erano ancora 4 persone alla fila interna per il controllo biglietti sennò… nisba!
Comunque siamo all’interno e con il fiatone iniziamo la visita alla sede dei califfi dell’ultima dinastia araba, passando di patio in patio, di sala in sala e da terrazza in terrazza: il Patio del Mexuar conserva i bellissimi stucchi delle porte mentre la Sala de Embajadores si fa ammirare per il bellissimo tetto; il Patio de Arrayanes è quello più fotografato in quanto il più scenografico (la vasca al centro riflette la luce per le stanze che si affacciano su essa) mentre una piccola delusione è per il Patio de los Leones, il più bello ma ahimè in restauro (niente leoni e una brutta pensilina in alluminio a coprirne i resti).
Dalle terrazze si godono belle vedute sui giardini sottostanti e sulla dirimpettaia collina dell’Albaicin, cuore di Granada, mentre fontane e giochi d’acqua intrattengono i turisti.
L’ultimo spettacolo di questi meravigliosi palazzi è dato dal Palacio de Portal, altro luogo perennemente fotografato.
Usciti da questo primo giro, ci soffermiamo ad ammirare il cortile rotondo del Palacio di Carlo V, che lo volle costruire dopo la reconquista per imporre la presenza cristiana e poi andiamo diretti all’Alcazaba, l’altro grande edificio dell’Alhambra.
I resti di questa fortezza si ergono sull’altura estrema della collina a dominare Granada e tutta la valle sottostante: a parte i camminamenti laterali e gli alti torrioni, l’unico interesse è rappresentato appunto dall’enorme panorama che da qui si gode e che permette di spaziare dalla collina del Sacromonte fino alla mole della Cattedrale passando appunto per l’Albaicin e le sue case.
Ritornando a ritroso, usciamo dall’Alhambra e andiamo ai Giardini del Generalife, posti più in alto proprio per godere del fresco collinare: costruiti dai califfi per sfuggire alle incombenze politiche e per svagarsi, i giardini offrono quiete e splendidi panorami nonché mostrano l’alto grado di ingegneria idraulica dei costruttori.
Dall’ingresso siamo introdotti al Patio del Generalife (pare che significhi Paradiso) con i suoi giardini e le sue fontane per passare poi al Patio de la Acequeia, di sicuro il più bello e il più fotografato e per finire al Patio de los Cipreses e alla particolare Escalera del Agua.
Andiamo via veramente soddisfatti del bel giro ma molto meno per il prezzo del parcheggio: le comodità si pagano (9€ per 6 ore di sosta!). Non ci soffermiamo a visitare la città però ricordo che quando ci venni 13 anni fa visitai la Cattedrale e la Capilla Real, due gioielli veramente interessanti.

Siamo agli ultimi giorni di ferie (27 e 28) che trascorriamo nel più completo sollazzo
e il 29, con un veloce taxi (c’è anche il treno dal centro di Torremolinos che in 10 minuti congiunge direttamente all’aeroporto però per chi soggiorna lungo il Paseo è scomodo) al prezzo ragionevolissimo di 18€ per 2 persone su una tratta di 7 km (per Linate ci vuole il doppio) ci portiamo all’aeroporto di Malaga, per il nostro ritorno: la vacanza si conclude così felicemente.

Poiché sostengo di aver fatto un viaggio in economia, elenco le spese sostenute e il totale di esse, giudicando se la vacanza è stata cara o no: 125€ l’aereo; 100€ l’hotel a Madrid; 130€ l’hotel a Siviglia; 60€ il treno Madrid/Siviglia; 400€ il residence a Torremolinos; 40€ il primo noleggio e 50€ il secondo; 25€ il viaggio a/r per Cordoba; 13€ l’ingresso all’Alhambra e 60€ il parcheggio a Malpensa (noi ci fidiamo molto di ParkinGo) per un totale di 1000€ in eccesso a cui vanno aggiunti circa 600€ tra spese varie (pranzi e cene, biglietti per monumenti, divertimenti, ecc.) per un totale di 1600€: dove si trascorrono 19 giorni a questo prezzo e in pieno Ferragosto in Italia?
Ho scelto appositamente il titolo per il mio racconto perché credo di aver visitato sia il cuore della Spagna (Madrid) sia proprio la sua anima (l’Andalusia) e continuerò sempre ad affermare che la Spagna è veramente splendida, la gente è accogliente e si sente proprio in giro per le piazze e per le strade un’aria di allegria e felicità.

Hasta luego, guapa Espana.Come trascorrere 19 giorni ad agosto senza svuotare il portafoglio!

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