Due mesi in Australia e Nuova Zelanda - Parte seconda

in viaggio con SANDAP in Singapore , Nuova Zelanda

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Due mesi in Australia e Nuova Zelanda - Parte seconda

Si conclude una lunga vacanza agli antipodi35° giorno 18 febbraio giovedì Auckland
Abbiamo un doppio volo non essendoci collegamenti diretti dalla Tasmania alla Nuova Zelanda, quindi volo a Sydney e poi con una coincidenza di circa due ore eccoci finalmente ad Auckland alle 19.50 locali. A questo punto ci sono esattamente 12 ore di differenza con l’Italia. Nessun problema con le formalità doganali, cambio i dollari australiani avanzati a cui aggiungo pure altri 300 euro. Troviamo inaspettatamente una temperatura abbastanza elevata e un’aria piuttosto afosa. Mando un SMS a mio cognato informandolo del nostro arrivo, lui mi risponde che a casa sua a Gavi quella mattina ha nevicato.Con uno shuttle ci facciamo accompagnare in albergo All Season praticamente sotto la City Tower. Le camere come descritto dalla Lonely Planet sono veramente microscopiche ma c’è veramente tutto frigo,blocco cucina,lavatrice in bagno,impianto radio-stereo televisione e il letto naturalmente.Sono ormai le 21 passate usciamo per mangiare qualcosa anche se non abbiamo troppa fame, giusto per non andare a dormire senza cena, intorno ci sono solo i soliti fast food, ci dobbiamo accontentare di un hamburger da Wendy.

36° giorno 19 febbraio venerdì Auckland
Per prima cosa andiamo subito agli uffici della Compagnia dei pullman City Link, distante poche centinaia di metri dal nostro albergo. Mi ero documentato a sufficienza prima di partire e questa compagnia appariva essere sicuramente la più affidabile con una fitta rete di collegamenti almeno per l’isola del nord. Offrono svariati tipi d’abbonamento,ma quasi tutti calcolati su una percorrenza oraria con tagli di 5 ore in 5 ore fino ad un massimo di 60. Avevo mandato anche un’ e mail per richiedere quale poteva essere il tipo d’abbonamento più conveniente in base all’itinerario che avevo indicato, mi rispondono invitandomi appunto a recarmi presso i loro uffici per avere tutti i chiarimenti e consigli del caso. Presento il mio programma ad una solerte impiegata la quale mi consiglia un flexi pass basato su una percorrenza di 30 ore che posso poi integrare successivamente e non richiede nessuna percorrenza prefissata il costo per due è di 550 NZ$ circa 290 euro. Mi viene assegnato un codice che devo presentare ogni volta che devo acquistare successive tratte, si può anche operare via internet con una password di mia scelta, prenoto il primo trasferimento per Pahia al giorno successivo. A questo punto ci dedichiamo alla visita della città. Ci fermiamo alla vicina St. Patrick’s Chatedral arriviamo poi al Ferry Buiding da dove prendiamo il traghetto per raggiungere Devenport, E’ un quartiere della città, un po’ come avevamo visto in altre occasioni in Australia, la città si sviluppa oltre che nella zona centrale anche perifericamente in zone poste sul lato opposto della baia.
La località appare subito gradevole e tranquilla, sede di una base della Marina è comunque il posto ideale dove trascorrere anche solo un breve periodo di relax.Camminiamo prima sul lungomare e nelle vie vicine con molti negozi sia d’abbigliamento,souvenir e articoli di arte maori. Arriviamo in cima alla collina da dove si gode di un bel panorama della città. In origine era il luogo dove la popolazione maori aveva costruito i loro pa ( villaggi fortificati ), successivamente era diventato una postazione militare, adesso è semplicemente un luogo dove rilassarsi o dove i ragazzi vanno a giocare indisturbati. Per pranzo convinco Ivana ad entrare in un sushi bar, anche se lei si prende un piatto di totani cotti. Tornati in centro seguiamo parte dell’itinerario a piedi, ci sono alcuni vecchi edifici. E’una bella giornata di sole ma tira un vento abbastanza forte che si avverte di più lungo la baia, la felpina non disturba affatto. Arriva l’ora di cena, decidiamo di ritentare l’avventura di un ristorante italiano consigliato dalla Lonely nel quartiere di Newton: O’Saracino, troviamo un ambiente molto elegante, con i prezzi decisamente sopra alla media fino ad allora mantenuta, del resto siamo anche andati avanti parecchie volte a panini, quindi uno strappo alla regola si può anche fare se ne vale veramente la pena! Tutto è italiano vini e birre compresi, escluso il pesce e le cozze che vengono dai mercati locali. e cucinato come si deve, finalmente mangiamo veramente bene dopo quasi un mese di stenti, un bel piatto di spaghetti alle vongole, fritto misto ed impepata di cozze, un dolcino a mezzo giusto per levarsi l’unto di bocca; alla fine sono 157 NZ$ ma non li rimpiangiamo. Facciamo conoscenza con il titolare che è di Caserta ma è molto indaffarato in cucina, il locale è pieno di gente.

37° giorno 20 febbraio sabato Pahia
Il pullman parte alle 8,30 e come consigliato ci presentiamo in anticipo per il check dei bagagli, l’autista controlla la prenotazione e montiamo su. Sono quasi quattro ore di viaggio, attraversiamo senza fermarci Orewa, in pratica un sobborgo ma possiamo notare come ci possano essere a pochi Km dalla città delle invitanti spiagge: poco più a nord Waiwera è invece una località termale che sta sempre di più in questi ultimi anni diventando meta per una vacanza all’insegna del benessere Il terminal dei pullman è davanti all’ufficio turistico, chiedo alcune informazioni prendo una cartina della zona e arriviamo al nostro albergo,Hotel Pahia, anche questo già prenotato con un tuk tuk, E’ distante qualche centinaio di metri ed è una struttura molto graziosa con una camera ampia e luminosa. Pahia è sicuramente una località molto frequentata notiamo tantissima gente forse anche recatasi lì per l’week end, tantissimi alberghi espongono fuori il cartello “ No vacancy” Dopo aver pranzato velocemente mi reco alla compagnia dei pullman per prenotare il ritorno ad Auckalnd e all’ufficio turistico l’escursione per lunedì a Cape Reinga Nel pomeriggio con un traghetto arriviamo a Russel originariamente rifugio di pirati ma è diventata adesso un’elegante località balneare e di vacanza. Il nome originario in lingua maori era Kororareka (dolce pinguino) prima che la popolazione locale permettesse l’insediamento dei primi coloni europei. Tutto appare in effetti molto tranquillo gli unici edifici degni di nota sono la Christ Church del 1836 e un edifico in legno che fu la stazione di polizia fino ai primi del’900. Torniamo in camera nel tardo pomeriggio per cambiarci e poi ci rimettiamo alla ricerca di un posto dove poter mangiare del buon pesce, speranza che va subito delusa,ci dobbiamo accontentare di un bel filetto di carne di manzo.

38° giorno 21 febbraio domenica Pahia
Arriviamo a Waitangi a piedi con una passeggiata lungomare di circa 20 minuti.E’ la località dove nel 1840 fu firmato il trattato in base al quale la popolazione locale fu riconosciuta ufficialmente dal Regno Britannico. La Treaty House è il locale che fu sede di questo storico trattato, all’interno si trova un piccolo museo dove sono esposti svariati oggetti che ricordano l’evento oltre ad una riproduzione del trattato stesso. Su la prospiciente collina sventolano tre enormi bandiere: quella britannica, quella della Nuova Zelanda e quella maori. Impieghiamo quasi due ore per la visita, vi sono le riproduzioni di alcune barche maori realizzate abbastanza recentemente da enormi tronchi di kauri, i giganteschi alberi tipici solo di questa zona, utilizzando le tecniche che venivano usate dalla popolazione originaria, la più grande lunga 35 metri è la waka taua posta sotto un capannone, le altre sono esposte nel curatissimo giardino. Assistiamo pure ad un breve filmato dove viene riassunta la storia maori. Pilucchiamo dei nachos poi finiamo la giornata sulla spiaggia, la temperatura è decisamente gradevole e splende un bel sole ma la temperatura dell’acqua è decisamente invece molto fredda, mi limito a tenere i piedi al fresco. Dopo essere tornati in camera per la doccia e per cambiarci ricadiamo per cena su una mediocre pizza, altrimenti ci sono i soliti immangiabili piatti di pesce con salsina al frutto della passione come era esposto in un altro locale.

39° giorno 22 febbraio lunedì Cape Reinga.
Il costo dell’escursione è di 118 NZ$ a persona senza lunch; ci vengono a prendere puntualmente in albergo alle 7,20, anche in questa occasione siamo in un gruppo abbastanza eterogeneo. L’autista di origine maori si prodiga nel darci informazioni sulla zona e su alcuni aspetti della vita locale. Purtroppo anche in questo caso mi perdo gran parte di quello che dice.Attraversiamo all’inizio alcune zone di pascolo, poi facciamo una prima sosta alla Kauri Forest dove possiamo ammirare questi splendidi alberi alti qualche decina di metri e che possono essere vecchi anche di mille anni. Proseguiamo per una breve sosta sulla Doubtless Bay, il nome fu dato da James Cook quando vi arrivò la prima volta, in effetti ha una configurazione abbastanza insolita, tante piccole insenature che fanno parte di un’unica grande baia. Percorriamo un lungo tratto della ninety miles beach in direzione nord, è veramente spettacolare osservare una spiaggia di quelle dimensioni, la bassa marea consente un facile passaggio anche se è vivamente sconsigliato alle auto. Ci fermiamo giusto per mettere i piedi in acqua, l’autista raccoglie con le mani delle enormi vongole che viene poi ad offrirci, sono gustosissime Poco più avanti ci sono delle alte dune di sabbia da dove è diventato uso comune salire in cima e poi gettarsi giù con un particolare slittino.Arriviamo alla fine a Cape Reinga, l’estremità più settentrionale di tutta la Nuova Zelanda, dove si uniscono il Mar di Tasmania e l’Oceano Pacifico. Nelle giornate di tempesta le onde possono arrivare anche a superare i 10 mt ma fortunatamente è una giornata limpida e di calma piatta. Anche questa è considerata una località sacra dalla popolazione Maori, che era ritenuta il punto dove le anime spiccavano il volo per raggiungere la vita spirituale.Con una facile e breve passeggiata arriviamo fino al bianco faro posto sull’estremità della punta, un cartello riporta le principali distanze da quel punto: le più significative sono equatore 3827 km, polo sud 6211 km e Bluff l’estremità meridionale del Paese nell’isola del Sud 1452 km. Ci fermiamo su un’altra spiaggia vicina per consumare insieme con gli altri quanto c’eravamo portato dietro. Riprendiamo poi la via del ritorno fermandoci in un bar per circa mezz’ora. Per cena decidiamo di recarci in un locale gestito da cinesi l’avevamo già visto ma non ci dava sufficiente fiducia, è offerto un buffet all you can eat a NZ $29,50 a parte è specificato che i bambini pagano in base all’età. La scelta si rivela invece quanto mai azzeccata c’è un’ampia possibilità di scelta fra carne, insalate, pesce ostriche comprese, budini e torte, peccato non esserci stati anche i giorni precedenti.

40° Giorno 23 febbraio martedì Auckland
Quando ci svegliamo piove, nella vicina bakery compro un paio di croissant ci facciamo il caffè in camera con il bollitore. Per fortuna non è successo ieri, tutta la gita sarebbe stata seriamente compromessa, questa è una riprova dell’alta instabilità delle condizioni meteorologiche. Ripartiamo alle 9 e si ripercorre la stessa strada dell’andata, durante il tragitto smette di piovere ma resta molto nuvolo, ci fermiamo in un’area di servizio per un rapido lunch. L’albergo è sempre lo stesso, usciamo per un ulteriore giro in città, si potrebbe salire sulla Sky tower ma la foschia presente in quel momento non c’incentiva più di tanto, passeggiamo curiosando un po’ nei vari negozi, ritorniamo verso Viaduct Harbour, la zona d’attracco di navi da crociera e lussuosi yacht, approfittiamo dell’happy hour per bere due birre al prezzo di una. Per cena torniamo da O’ Saracino, c’è molta meno gente della volta precedente possiamo scambiare tranquillamente due parole con il titolare Gaetano.

41°giorno 24 febbraio mercoledì Tauranga
Questa volta partiamo prima alle 7,30 precise, sono altre quattro ore di viaggio, attraversiamo alcune località dell’interno prima di arrivare. Questa località della Bay of Plenty era stata scelta per respirare ancora una boccata di mare prima di piegare verso l’interno, l’alternativa poteva essere la penisola del Coromandel, ma ci sarebbero poi state maggiori difficoltà nei collegamenti verso le successive Rotorua e Taupo, le nostre prossime mete, da Tauranga invece siamo già sulla strada e sul percorso dei pullman. Quando arriviamo mi rendo conto di essere in una città abbastanza grande, l’albergo questa volta leggermente decentrato, quindi si rende necessario l’uso di un taxi per arrivarci. Tutta la zona è priva di locali è essenzialmente residenziale, troviamo solo un piccolo spaccio gestito da una famiglia d’indiani dove compro pane e prosciutto e un mega store di vini, birre ed alcolici. Chiedo informazioni se c’è pure un supermercato mi rispondono ad oltre un Km di distanza indicandomi una strada in salita, lascio perdere la fame almeno per il momento la tamponiamo così. Ci portiamo verso il centro alla fine la distanza non è molta, quando arriviamo sono quasi le 17, i negozi stanno già chiudendo, sinceramente non capiamo quest’abitudine in una località prettamente turistica che però avevamo già trovato in altre località del Pacifico è proprio un’altra dimensione di vita.Faccio appena in tempo ad entrare in un ufficio turistico della I-Site per avere informazioni sull’orario dei bus per raggiungere le località vicine. Ceniamo molto bene in un ristorante messicano Flying Burritos Brothers: enchilladas fatta come si deve.Ci lasciano quando usciamo un buono sconto per il giorno dopo se vogliamo tornare.

42° giorno 25 febbraio giovedì Tauranga
Piove! Facciamo colazione in camera con i biscotti comprati allo spaccio e con il caffè fatto con il bollitore. Quando accenna a smettere ci riportiamo verso il centro, l’unica località facilmente raggiungibile e considerando il tempo è Mount Maunganui.Acquisto un biglietto giornaliero direttamente dall’autista, si arriva in circa 15 minuti Dagli abitanti del posto viene confidenzialmente chiamata semplicemente Mount, ma la montagna è una semplice collinetta alta solo 232 mt posta sull’estremità di un piccolo promontorio.Intorno ci sono delle spiagge ma sotto un cielo carico di nubi foriere di pioggia non sono certamente invitanti e perdono sicuramente gran parte del loro fascino non partono nemmeno le abituali escursioni in mare per l’avvistamento di delfini, il sentiero per salire sulla collina neanche a parlarne è ripido e fangoso. Pranziamo questa volta divisi: io mi prendo un misto di sushi, Ivana in un altro locale s’accontenta di una semplice omelette. Torniamo a Tauranga ma ricomincia a piovere quasi subito anche piuttosto forte, ci rifugiamo nel Tauranga Art Gallery, anche se non offre niente di particolarmente interessante, un buon caffè da Starbucks, poi torniamo in albergo con il bus, la fermata per fortuna è a pochi passi. Doccia e poi fuori nuovamente, sfruttiamo ancora il giornaliero, torniamo al ristorante messicano, ci viene praticato lo sconto promesso. Le corse degli autobus sono già terminate, ha smesso di piovere torniamo a piedi anche se le gambe cominciano a risentire delle camminate dei giorni precedenti

43° giorno 26 febbraio venerdì Rotorua.
E’ una bellissima giornata di sole, facciamo colazione presso il terminal dei pullman prima di partire.Durante il tragitto attraversiamo ampie zone coltivate a frutteti, in particolar modo ovviamente i classici kiwi. Arriviamo in poco più di un’ora, l’albergo, un Ibis è in riva al lago. Posati i bagagli usciamo subito, pranziamo velocemente in un bar con una porzione a mezzo di pollo fritto, non abbiamo trovato altro nei pressi, poi facciamo una gita in battello sul lago 20 NZ$ a testa. Il Rotorua Lake d’origine vulcanica è il più grande di quelli della zona, al suo centro si trova la piccola Mokoia Island. La gita viene fatta con un caratteristico battello a ruote. Ci portiamo poi all’impedibile Museum of Art and history, all’interno di un suntuoso palazzo in stile Tudor del 1908. In origine era un suntuoso albergo e stabilimento termale, primo esempio delle attuali spa con quasi un secolo d’anticipo sui tempi attuali. Rotorua è, infatti, una località termale dove abbondano le fonti d’acqua calda sulfurea oltre a geyser e pozze di fango bollente che zampillano continuamente dal terreno. All’interno del museo è interessante vedere com’erano organizzate le cure termali in vasche di marmo, erano pure praticate, forse ancora ad uno stato sperimentale anche cure al radio per la gotta e trattamenti elettromedicali per malattie nervose. Nelle sale sono esposte numerosi oggetti d’arte maori, una è interamente dedicata ad un battaglione di soldati maori caduti durante la II guerra mondiale. Ceniamo in un anonimo ristorante ma l’agnello è decisamente buono.

44°giorno 27 febbraio sabato Rotorua
Continua il bel tempo ma al primo mattino è ancora decisamente fresco. Torniamo al punto d’informazione I site per avere altri ragguagli, fuori notiamo un pulmino già quasi completo e pronto a partire chiediamo dove è diretto l’autista ci fa vedere il cartello: wai O Tapu, la zona geo-termale più importante e sicuramente da non perdere, c’è ancora posto per noi costo 58NZ$ each and cash!Il prezzo non è poi eccessivo, il solo ingresso al parco costa 30 $ Prima ci fermiamo ad assistere al getto del Lady Knox Geyger, il quale in modo inspiegabile e puntualmente tutti giorni alle 10,30 spara un getto d’acqua calda alto 20 metri. La curiosità del fenomeno sta proprio nel fatto che avviene sempre puntualmente alla solita ora, sembra che non abbia mai sgarrato una volta, la sicurezza è tale che un ranger del parco illustra il fenomeno proprio alla base del geyser stesso, si allontana soltanto un minuto prima che cominci il fenomeno, i casi sono due o servono quando capita ranger bollito con maionese nel ristorante del parco, o sotto hanno nascosto un cinesino che apre il rubinetto al momento giusto !Il nome Wai o Tapu in lingua maori significa “Acque Sacre “ ed è un insieme di piccoli crateri vulcanici collassati, facenti parte dell’unica grande originaria caldera vulcanica del lago Taupo vecchia di 160.000 anni. Vi si trovano pozze di fango bollente, numerose fumarole, ed altrettante pozze d’acqua calda che a seconda del minerale disciolto assumono diversi colori, i più ricorrenti sono: verde, solfuro di ferro; arancio, antimonio; rosso scuro, ossido di ferro; giallo, zolfo Si percorre un camminamento della lunghezza di 2km Le più attraenti sono la Champagne pool, la più grande larga circa 65mt, con una temperatura dell’acqua che si aggira sempre intorno ai 74°C, la continua formazione di bolle in superficie è dovuta ad una forte presenza d’anidride carbonica con un’ampia varietà di sali e minerali disciolti da solfuri ad altri carbonati; e l’Opal pool di un colore verde intenso. Al ritorno ci facciamo lasciare a Te Puia altro luogo dove è possibile ancor assistere ad alcuni fenomeni naturali, all’interno di questo parco è stato pure ricostruito un villaggio maori, oltre ad essere sede del Maori Arts & Crafts Institute dove è possibile osservare e conoscere le metodiche per la lavorazione del legno e della giada. Nell’arco della giornata ci sono tre o quattro spettacoli di balli tipici, ma anche se compreso nel biglietto d’ingresso non possiamo assistervi perché c’è già molta gente prima di noi, quello successivo sarebbe alle 17, lasciamo perdere; rientriamo in città con un autobus che ferma davanti all’entrata. Per ultimo visitiamo Ohinemutu un altro piccolo villaggio, o quello che ne rimane sulle sponde del lago, i due punti di maggior interesse sono la Fiaith Anglican Church e la Tama meeting house, il cui ingresso è chiuso al pubblico. Fra i due edifici si trova un piccolo camposanto con le tombe adornate con statue di legno di alcuni uomini importanti della comunità maori di quella zona.

45°giorno 28 febbraio domenica Taupo
Per fortuna ancora una bella giornata il trasferimento non è molto lungo poco più di 80 km, poco prima di arrivare l’autista devia per farci ammirare dall’alto le Huka Falls.Il nostro albergo Executive è sulla via principale che costeggia il lago, la camera è in pratica un mini appartamento molto confortevole.Addirittura per onorare la nostra presenza all’entrata vediamo sventolare la bandiera italiana accanto a quella neozelandese. Quando arriviamo è in corso una specie di mini olimpiade fra le varie classi e scuole della zona . I ragazzi si sfidano in staffette e gare di nuoto, corsa e bicicletta. Lo spettacolo del lago con le vicine montagne è veramente incantevole, ci portiamo verso il centro, visitiamo il piccolo ma interessante museo, l’ingresso è libero ma è gradito il lascito di un piccolo obolo, all’interno è stato ricostruito un ambiente di fine ottocento con un general store dell’epoca , oltre all’ originale, Te Aroha, la casa delle riunioni maori, viene pure illustrato in un angolo a parte le varie tecniche di pesca alla trota, che è una delle principali risorse della zona. Per loro le trote non sono come quelle che siamo abituati ad incontrare nei nostri fiumi o laghi artificiali ma sono di dimensioni molto più grosse,assomigliano alla fine a grossi salmonidi che possono arrivare a pesare anche sette-otto kg. All’uscita notiamo un cartelloni cui è indicato che tutte le domeniche alle 14 il museo organizza una breve passeggiata con la presenza di una guida esperta. Decidiamo di partecipare anche perché ci rendiamo conto a parte il panorama non c’è molto altro da vedere. Conosciamo due coppie di australiani in vacanza, la moglie di uno di loro è di origine istriana di Fiume, parla un po’ d’italiano anche se ormai non ha più occasioni per farlo, simpatizziamo subito, alla fine c’invitano a cena da loro, hanno affittato un piccolo appartamento proprio accanto al nostro albergo. Ci sentiamo in obbligo di portare del vino rosso per annaffiare il BBQ. Passiamo una simpatica serata.

46° giorno 1 marzo lunedì Taupo
Abbiamo deciso di raggiungere le Huka Falls,una delle principali attrattive naturalistiche della zona. C’incamminiamo seguendo i suggerimenti riportate sulla Lonely Planet, ho pure una cartina della zona ma interpreto male le indicazioni: il sentiero consigliato si trova sul lato orientale del Waikato River, è prevista un’ora e mezzo di cammino dal centro. Ci ritroviamo a camminare sulla statale, ci sono i cartelli stradali per le cascate, mi rendo conto che non è la via giusta, chiedo informazioni alla gente di passaggio, mi dicono che ci possiamo arrivare lo stesso, ma non è certamente il sentiero che stiamo cercando. A quel punto tornare indietro sarebbe stupido, andiamo avanti, un altro cartello indica una svolta a destra ma è sempre per le auto, lasciamo la strada principale, in basso notiamo un piazzale dove sono parcheggiate alcune auto e un piccolo viottolo che a quel punto è sull’argine del fiume. Chiedo ancora informazioni, mi dicono di proseguire ma il sentiero dopo poco finisce nel nulla, dobbiamo ritornare indietro, abbiamo già fatto sicuramente molta più strada di quanta ne avremmo dovuto fare, fra l’altro si sta annuvolando il che ci fa un po’ preoccupare. Siamo già piuttosto stanchi, non ci siamo portati dietro neanche una bottiglia d’acqua, alla fine incontriamo le insegne di un lussuoso resort, chiediamo anche qui quanto manca ancora per arrivare, una cameriera mossa a compassione vedendoci in quelle condizioni ci offre due bottigliette d’acqua minerale. Ci dice che siamo quasi arrivati saranno solo altri 6-700 mt. Come dio volle alla fine arriviamo a queste cascate, che poi in pratica si tratta di un salto dell’ alveo del fiume di circa una decina di metri ma tanto basta per creare questo spettacolo che in effetti è visitato da tantissima gente. Attraversiamo il ponte sul fiume e ci troviamo sul tanto sospirato sentiero. Un cartello indica la direzione verso Taupo sono 2,8 km, camminare sul sentiero è ovviamente tutta un’altra cosa,almeno non siamo sotto il sole che nel frattempo è uscito nuovamente, siamo veramente molto stanchi, quando finisce il sentiero siamo ancora abbastanza lontani dal centro, che raggiungiamo solo dopo altri trenta minuti di cammino. Abbiamo ovviamente anche fame, trangugiamo un panino da Sub Way e con movimenti quasi ameboidi torniamo in albergo. Usciamo nuovamente solo per la cena ci rechiamo da Pimientos consigliato dalla Lonely, la specialità della casa è lo stinco d’agnello ma presentato con un’improponibile salsa di miele, il mio filetto sarebbe anche buono se non fosse per quei lamponi che fanno parte del condimento.

47° giorno 2 marzo martedì trasferimento Wellington
Partiamo alle 10, è nuvolo e tira vento, basta questo per abbassare sensibilmente la temperatura, comincia pure a piovere. Costeggiamo il lago per qualche Km, poi entriamo in una zona interna; ci fermiamo a Taurangi porta d’ingresso al Tongariro National Park, qualcuno scende, altri montano, in effetti è una zona molto battuta dagli appassionati di trekking. La strada sale ancora in mezzo ad imponenti foreste d’abeti, deve essere anche una zona particolarmente fredda, noto come sui crinali di alcune montagne vicine ci siano ancora cumuli di neve. Passiamo attraverso un’insignificante cittadina, Tahipe, e successivamente Palmestron dove si trova invece un’importante sede universitaria. Arriviamo ad Wellington alle 16,45,l’albergo è abbastanza vicino alla fermata dei pullman e centrale. Per cena ci rechiamo al ristorante messicano dei Burritos Brothers, molto più affollato di quello di Tauranga, dobbiamo solo aspettare un poco per avere il tavolo ma stiamo benissimo lo stesso.

48° giorno 3 marzo mercoledì Wellington
Wellington è la capitale politica ed amministrativa della Nuova Zelanda ma da sempre esiste una rivalità con Auckland, infatti la sede del governo fu trasferita nel 1865 per una posizione più centrale E’ detta anche la città del vento infatti non passa giorno che non ci siano forti folate di vento. Andiamo subito al Museo Te Papa, il più importante di tutta la Nuova Zelanda. Il museo apre alle 10, facciamo prima una breve passeggiata nei suoi pressi sul lungomare ed ancora prima d’entrare l’adiacente giardino dove sono coltivate svariate piante tipiche della zona, viene pure illustrato come gran parte del terreno dove si trova il museo sia stato creato con terreno di riporto. L’ingresso è libero, in contemporanea c’è pure una mostra sui tesori di Pompei che invece è a pagamento, quella la lasciamo perdere anche perché la visita del solo museo richiede abbastanza tempo. Al primo piano si trova forse la sezione più interessante con una grande raccolta di reperti fossili,ricostruzioni in grandezza naturale di uccelli preistorici. Un filmato illustra come sia stato pescato un enorme calamaro del peso di quasi 400 kg che viene conservato all’interno di una teca di vetro. La zona è a forte rischio sismico, pare che non passi giorno che non si verifichino piccole scosse avvertibili fortunatamente solo a livello strumentale. In una sala è possibile provare in maniera virtuale l’esperienza di un forte terremoto all’interno di un’abitazione. Altre sale sono dedicate all’arte e alla storia maori fino ai giorni nostri e spesso accompagnate da brevi filmati.Durante la nostra visita incontriamo casualmente le due ragazze indiane che avevamo conosciuto durante la nostra gita alle Fraser Island. Usciamo senza aver visto sicuramente tutto quello che ci sarebbe da vedere o dando la giusta importanza, abbiamo ancora da fare altre cose. A questo punto arriviamo alla stazione della Cable Car, la funicolare che porta in cima al Mount Victoria. La stazione di partenza è all’interno di una piccola galleria commerciale, l’impianto fu realizzato all’inizio del ‘900 ed è stato ammodernato con nuove cabine solo da pochi decenni. Dalla cima del monte si gode di un bel panorama, vi si trova pure un’ osservatorio astronomico circondato da giardini fioriti. Quando scendiamo ci rendiamo conto che sono ormai passate le 14 senza aver avvertito particolare senso di fame in un negozio compriamo un po’ di frutta che consumiamo su una panchina al sole sul lungomare. Andiamo poi a visitare l’Wellinton Museum, anche questo molto interessante, al primo piano è riportata tutta la storia anno per anno del XX secolo con fotografie,oggetti, articoli di giornale. In un’altra sala viene presentato un filmato della tragedia del Wahine il traghetto fra l’isola del nord e quella del sud che nel 1968 naufragò nella baia a seguito di una forte ventata e causando la morte di 51 persone.

49° giorno 4 marzo giovedì Wellington
E’ una bella giornata di sole, decidiamo di arrivare a Days Bay, dove gli abitanti della città e delle vicinanze si recano per attività balneari. Prendiamo il traghetto da Queens Wharf 20 NZ$, la traversata della baia dura una ventina di minuti, viene effettuata una fermata a Matiu Somes Island, originariamente colonia penale e campo per prigionieri di guerra è stata trasformata in un’area naturalistica protetta dove è possibile effettuare escursioni per l’avvistamento di uccelli marini. Days Bay si rivela per quello che è: dopo pochi passi una volta scesi dal traghetto si incontra una bella spiaggia anche se appare leggermente trascurata, comunque a parte un paio di ragazzini nessuno che stia facendo il bagno, proseguendo lungo la passeggiata si raggiunge il centro vero e proprio con alcuni negozi, vi sono pure alcune semplici strutture alberghiere Vi trascorriamo comunque la mattinata, ritorniamo con il traghetto delle 12,30, quello successivo sarebbe alle 15. Finiamo la visita della città facendo ancora quattro passi nella caratteristica Cuba St. e visitando la Chiesa anglicana di S. Peter e quella cattolica di Nostra Signora degli Angeli.La chiesa inizialmente molto piccola fu fondata dai primi missionari francescani nel 1843 fu portata allo stato attuale prendendo ad esempio lo stile gotico di una chiesa di Bruxelles solo nel 1922. Per cena torniamo ancora da Burritos Brothers.

50° giorno 5 marzo venerdì Queenstown
Durante la preparazione dell’itinerario ci rendiamo conto che i 9 -10 giorni ancora a disposizione non sono molti, si rende quindi necessaria una scelta oculata delle località da visitare con la minima perdita di tempo per i trasferimenti. La via più ovvia sarebbe stata quella di effettuare il passaggio all’isola del sud con il traghetto da Wellington a Pincton, tappa successiva il Fox Glacier per poi proseguire verso Wanaka e risalire fino a Christchurch Ma qui nascono i primi problemi da Picton non ci sono corse dirette di pullman fino ai ghiacciai Fox e Franz Josef, è necessario ed obbligatorio un primo trasferimento da Picton a Nelson con pernottamento, poi il trasferimento avrebbe richiesto quasi un’intera giornata e far coincidere i tempi era quasi impossibile con la ristrettezza dei tempi. Poi cosa da non trascurare avevo visto come i prezzi degli alberghi a Fox Glacier fossero notevolmente più elevati rispetto a tutte le altre zone, quindi ecco la drastica decisione: dei ghiacciai possiamo anche farne a meno e portiamoci direttamente nella zona dei laghi meridionali. Acquisto via internet un volo della Air New Zealand Wellington- Queenstown 133€/pax tasse incluse, certo che l’introduzione dei biglietti elettronici è stata una svolta epocale dei viaggi! Per gli spostamenti interni avevo pure visto che City Link non opera allo stesso modo nell’isola del sud o che i trasferimenti apparivano più difficili o gli orari non si confacevano alle nostre esigenze. Consulto a lungo il sito di un’altra compagnia: la Naked Bus, i prezzi sono molto convenienti, la vendita dei biglietti avviene solo via internet , non sono riportati uffici o sedi nelle città, quindi imposto il mio itinerario il prezzo finale per due è di soli 70NZ$! Decido di correre il rischio, comunque una volta accettato l’addebito della carta di credito mi vengono inviati insieme ai biglietti con un numero di riferimento, gli orari e i punti di pick up e drop off
Ci portiamo quindi in aeroporto in tempo utile, il check in è completamente self-service: ci stampiamo le carte d’imbarco scegliendo a video i posti che vogliamo e stampiamo pure l’etichetta del bagaglio che affidiamo ad un unico nastro trasportatore.Solo quando siamo al gate d’imbarco mi sovviene che non ci hanno nemmeno controllato i bagagli a mano, ma che si fidano fino a questo punto? Bah le usanze saranno quelle! Solo pochi minuti prima dell’imbarco noto un addetto che ha al collo il cordino per il badge di riconoscimento di colore viola con il giglio rosso e scritto Fiorentina. Non posso far altro che salutarlo,è di Pistoia ma è da sempre un accanito tifoso viola, mi da purtroppo notizia che la squadra non sta attraversando un periodo felice. Arriviamo a Queenstown intorno alle 13,30, l’aeroporto è fuori città, non troviamo uno shuttle per gli alberghi, quindi prendiamo un taxi. Siamo in un motel a circa cinquecento metri dal centro e praticamente sulle sponde del lago. La titolare ci consegna le chiavi e ci da pure una cartina fornendoci le informazioni essenziali sulla città. C’arriviamo praticamente subito, la cittadina sul lago Wakatipu è veramente deliziosa, il mall ospita numerosi negozi alcuni anche di grandi firme, capiamo subito come sia una località molto frequentata anche da un turismo elegante ed esigente e forse ancora di più per la stagione sciistica essendoci piste e campi da sci distanti pochi km. Facciamo una passeggiata lungo le sponde del lago e all’interno di un curatissimo giardino. Per cena ci fermiamo in uno dei tanti ristoranti all’interno del mall il filetto è veramente delizioso.

51°giorno 6 marzo sabato Queenstown
La giornata è soleggiata e la temperatura è decisamente gradevole intorno ai 18-19°C, dopo aver fatto colazione in una bakery con un ottimo cornetto ed ancora un più sorprendente cappuccino mi fermo agli uffici della I site, per avere conferma della validità dei miei biglietti dei pullman , mi dicono che sono OK e di essere sempre qualche minuto prima della partenza. Mi informo pure su i prezzi per l’escursione a Milford Sound per l’indomani,ce ne sono un’infinità, alcune sono già al completo alla fine troviamo quella che c’appare più conveniente anche se il prezzo non è certo da saldo di fine stagione, sono 180 NZ$ each senza lunch, prenotiamo, pick up direttamente all’ albergo.Torniamo lungo lago c’è un piccolo mercato con stand dei farmers locali che espongono i loro prodotti: salumi,formaggi,marmellate, miele. Scambio due parole con uno di questi e quando gli dico che sono di Firenze, lui mi dice che è stato una volta in Italia e in Toscana, mi fa assaggiare un suo eccellente pecorino dicendomi che anche quello è buono con i green beans, immagino si riferisse alle fave o come diciamo noi i baccelli! Ci sono anche bancarelle con articoli d’artigianato locale o di altri semplici souvenir. A prima vista il lago offre una vista incantevole e potrebbe essere scambiato per un paesino della Svizzera, o se ci fosse un ramo rivolto a mezzogiorno potrebbe assomigliare anche al lago di Como, con i monti sorgenti dalle acque….Ci portiamo verso la stazione di partenza della cabinovia Skyline Gondola, perché la chiamino così proprio non l’ ho capito è una semplice e banalissima cabinovia di montagna che niente ha che vedere con la tipica imbarcazione veneziana. Poco prima dell’entrata si trova pure il Kiwi Birdlife Park potrebbe essere l’occasione per poter vedere da vicino questi caratteristici uccelli, ma essendo notturni vengono conservati in un ambiente artificiale all’interno di una voliera oscurata, quindi quasi impossibile fotografarli e con forti probabilità anche di non poterli osservare vengono liberti, almeno così dice il depliant ad orari fissi, il prossimo è dopo quasi due ore e il prezzo del biglietto è di 35 NZ$, salutiamo e ce ne andiamo. Saliamo quindi con la cabinovia, anche questo non proprio economica, 23NZ$ da dove si può ammirare uno splendido panorama volendo si può salire ancora con una seggiovia e riscendere lungo una pista di cemento lunga 800 mt con dei piccoli slittini con le ruote, che chiamano luge. Per chi ha adrenalina da sprecare c’è pure una postazione per la pratica del Bungee Jumping pare infatti che questa pratica sia nata proprio da queste parti. Trascorriamo un paio d’ore passeggiando e prendendo il sole dalla balconata e mangiando un orribile tortino salato al bar ristorante.Nel pomeriggio visitiamo la William’s Cottage una vecchia abitazione del 1864 dove è stato mantenuto l’arredamento originario, nella cucina è stato allestito un piccolo bar, girato l’angolo ci troviamo davanti alla St. Peter Church più o meno dello stesso periodo ma purtroppo è chiusa. Ceniamo da Chico’s il ristorante è uno dei più vecchi della città che si fregia orgogliosamente di non aver mai cambiato gestione da oltre quarant’anni.

52° giorno 7 marzo domenica Milford Sound
E’ sicuramente una località impedibile e se è vero che ogni anno viene visitata da oltre mezzo milione di persone una ragione ci deve essere.Si trova nella regione del Fiordland sulla costa occidentale. Solo teoricamente sarebbe a pochi km in linea d’aria da Queenstown ma essendoci nel mezzo delle invalicabili montagne e non essendoci altre strade è necessario un lungo giro di quasi 230km. Ci vengono a prendere puntualmente come previsto alle 7. All’inizio si costeggia l’altra sponda del lago per passare poi attraverso verdi vallate con numerosi pascoli di pecore.Ci fermiamo a Te Anau, sulle sponde dell’omonimo lago per la colazione e per espletare alle normali esigenze fisiologiche, salgono ancora altre persone, questa località può anche essere presa in considerazione come alternativa a Queenstown ma appare decisamente sotto tono. La strada continua salendo repentinamente fino a raggiungere il Mc Kinnonn Pass per poi ridiscendere sono previste alcune rapide soste per effettuare alcune fotografie ad uno scenario di montagna veramente stupendo. Il Milford Sound in pratica è uno dei tantissimi fiordi che si trovano in questa zona, è uno dei più larghi e più facilmente navigabili, gli altri vicini non sono raggiunti da escursioni organizzate né tanto meno da altre strade. Quando arriviamo al punto di partenza vediamo tanti battelli che sono pronti a salpare, altri invece stanno rientrando. Ci viene indicato il nostro, consumiamo il nostro panino che c’eravamo portati dietro ed abbiamo fatto benissimo perché non ci sarebbe stato tempo per mangiare da altre parti, sul battello non c’è nessun servizio, almeno su quello che abbiamo preso, a chi l’aveva prenotato e pagato profumatamente veniva dato un orribile box lunch. L’escursione sul fiordo dura circa 90 minuti soffermandosi ad osservare i punti più significativi con alcune cascate che scendono dalle ripide rocce, incontriamo pure una piccola colonia di leoni marini. Finita la mini crociera nel fiordo rimontiamo subito sul pullman a questo punto senza più effettuare fermate se non solo a Te Anau per le stesse ragioni dell’andata. Rientriamo a Queenstown ormai a buio, ci facciamo lasciare direttamente in centro senza ripassare prima dall’albergo. Leggermente stanchi ed invece decisamente affamati torniamo allo stesso ristorante della sera precedente.

53° giorno 8 marzo lunedì Wanaka
Facciamo colazione in albergo e ci portiamo subito verso il centro alla fermata dei pullman, m’immaginavo che la Naked Bus essendo una compagnia low cost fosse necessario essere ancora di più in anticipo per la sistemazione a bordo, il pullman arriva sempre puntualmente, invece l’autista ha su un suo computer palmare i numeri delle prenotazioni dei vari passeggeri, faccio vedere il mio voucher biglietto, va bene così e partiamo. Poco più di un’ora e mezzo di viaggio per percorrere circa 100 km, compresa una breve sosta a Cromwell, attraversiamo vaste zone coltivate a vigneti e frutteti dove ovviamente non possono mancare i kiwi e siamo a Wanaka. Anche questa cittadina sulle sponde dell’omonimo lago c’appare subito pittoresca e tranquilla, anche se avvertiamo una forte presenza di turisti. Avevo prenotato il B&B Harpers consigliato dalla Lonely Planet, lo raggiungiamo con un taxi, non è eccessivamente distante dal centro ma abbiamo sempre i bagagli. E’ veramente molto carino con un curatissimo giardino, gestito da un’anziana coppia Jo and Ian. Siamo attesi all’entrata su una lavagnetta c’è un messaggio di benvenuto nei nostri confronti. Ian c’offre un caffè e succo di frutta scambiamo qualche parola, poi usciamo e torniamo verso il lungo lago. All’ufficio della I site chiedo informazioni per eventuali escursioni e visite alle vicine aziende vinicole, per un semplice giro pomeridiano mi chiedono 90 NZ$ a testa, veramente troppo. Lasciamo pure perdere la gita sul lago che parte alle 14 anche quella ad un costo non indifferente, riteniamo che alla fine non offra nulla di particolare anche se è prevista una fermata ad un’isoletta. Passeggiamo quindi lungo le sponde del lago,curiosiamo un po’ nei negozi , ci sarebbe un interessante museo di giocattoli ma al momento lo lasciamo perdere. Torniamo al nostro B & B, nel frattempo è rientrata anche Jo la moglie di Ian.Ci facciamo consigliare dove mangiare c’indicano un paio di ristoranti. Uno di questi presenta un menù a prezzo fisso a soli 20 NZ$ ma per qualcosa in più si passa direttamente al menu alla carte, poi l’aspetto è decisamente molto misero. Ci fermiamo al New World alla fine ceniamo sempre con un solito filetto onde evitare possibili ulteriori fregature con il pesce. Tornati al B & B conosciamo un’altra coppia d’ospiti sono inglesi ed anche loro stanno portando avanti un viaggio in autonomia in Nuova Zelanda.

giorno 54° 9 marzo martedì Wanaka
La sera precedente prima di ritirarci eravamo rimasti d’accordo di fare colazione tutti insieme. Ci ritroviamo così alle 8,30 tutti seduti allo stesso tavolo insieme ai padroni di casa. La colazione è veramente superlativa, le marmellate come pure i dolcetti sono ovviamente fatti in casa, a fatica riesco a sostenere una breve conversazione, la signora c’indica una piacevole passeggiata con la quale possiamo raggiungere facilmente un’importante azienda vinicola dove vengono offerti assaggi gratuiti. Non ci facciamo perdere l’occasione, c’arriviamo seguendo un facile sentiero.Avevamo già visto passando con il pullman, che alcuni vigneti erano protetti con teloni a rete, ed anche qui notiamo la stessa tecnica. Chiediamo spiegazioni su questa procedura, per fortuna riesco a capire abbastanza bene che si tratta di una protezione in particolar modo dell’uva rossa verso gli uccelli che altrimenti la danneggerebbero anche seriamente. Anche se è ancora metà mattina assaggiamo un eccellente sauvignon e un pinot nero che però appare eccessivamente barricato o è forse l’eccessiva concentrazione di tannini. Completiamo la nostra passeggiata percorrendo circa altri due km del Waterfall creek walk. Torniamo indietro anche perché comincia ad annuvolarsi, pranziamo con un panino di Sub Way che è presente pure qui. Le gambe fanno male torniamo quindi verso il B &B per riposarci un paio d’ore. E’ nuovamente ora di cena la scelta del ristorante si rivela sempre abbastanza difficile scegliamo il Capriccio, stanco di mangiare la solita carne ordino un piatto di pasta ai frutti di mare, una vera schifezza , Ivana che non si è fidata, un petto di pollo.

55° giorno 10 marzo mercoledì Tekapo
Il pullman parte alle 11,30, quindi dopo aver fatto colazione abbiamo ancora il tempo di scambiare qualche parola con Jo e Ian. Sono ancora 150 km circa, dopo essere ripassati da Cromwell attraversiamo una zona tipicamente montagnosa spiccano alcune vette imbiancate di neve, molti sono i cartelli che indicano stazioni sciistiche. Arriviamo intorno alle 14,30 il paesino è molto piccolo, il pullman ci lascia su un piazzale,chiedo conferma che quello sia anche il punto di partenza per l’ultima tappa verso Christchurch. L’albergo il Godley resort è poco distante, abbiamo una confortevole camera con vista sul lago.Pranziamo in un ristorante cinese con una portata di pollo fritto. Il paesino non è che offra molto, sulla via principale ci sono un paio di ristoranti,supermercato, dove acquistiamo una bottiglia di vino Merlot, negozio di souvenir e il fornaio. Le acque del lago hanno uno splendente colore turchese dovuto ai minerali disciolti che si accentua ancora di più quando sono illuminate dai raggi del sole. Siamo intorno ai 1200 mt l’aria già al tramonto diventa subito fresca e tira vento che fa sentire ancora di più il senso di freddo.Non trovando niente di meglio decidiamo di cenare in albergo con un menù a prezzo fisso, piatto unico di carne abbastanza buono, 20NZ$ più birra a parte. Tornati in camera ci riscaldiamo lo stomaco con un buon bicchiere di vino, del resto lo avevamo preso apposta.

56°giorno 11 marzo giovedì Tekapo
Il tempo si presenta molto incerto, facciamo colazione alla bakery,ma a differenza delle altre volte stiamo molto male, pazienza. Raggiungiamo con un’altra passeggiata lungo lago le reclamizzate Hot Springs. Sono distanti circa un paio di km, si tratta di un complesso termale all’apparenza ben curato, dove è possibile immergersi nelle piscine d’acqua calda oltre a fare massaggi e varie cure di bellezza.Torniamo quasi subito indietro, si annuvola rapidamente e la temperatura cala anche di qualche grado, pare che cominci a piovere da un momento all’altro. Lunch a prezzo fisso 10$ in albergo. Nel pomeriggio c’è uno spiraglio di sole, usciamo per raggiungere la vicina chiesetta del Buon Pastore, a questo punto ci rendiamo conto che un solo pernottamento poteva anche bastare, ma con il senno del poi……Per cena decidiamo di provare un’esperienza nuova, c’è un invitante ristorante giapponese, io ordino un misto di sashimi, Ivana che il pesce crudo neanche lo vorrebbe vedere, delle cotolette d’agnello fritte. Le porzioni non sono certamente abbondanti, come rinforzino ordiniamo un piatto di tempura di totani, sono ottimi.

57° giorno 12 marzo venerdì trasferimento Christchurch
Il pullman parte alle 14,30, la stessa ora alla quale siamo arrivati due giorni prima. E’ brutto tempo, fa veramente freddo e tira vento, usciamo solo per far colazione,comincia pure a piovere anche molto forte. Ci sediamo nella hall dell’albergo non c’è altro da fare,accendono pure il caminetto. Mettiamo il naso fuori solo per fumare una sigaretta.Intorno a mezzogiorno smette di piovere e poco dopo esce un raggio di sole, sulle montagne vicine ha fatto una spruzzata di neve! Pranziamo in albergo anche il buffet è decisamente conveniente, ci vuole veramente qualcosa di caldo da mettere nello stomaco. Partiamo all’orario previsto ed arriviamo a Christchurch poco dopo le 17. Un termometro digitale segna solo 11°C ! L’albergo ancora ed ultimo Ibis per fortuna è vicino, vi arriviamo a piedi, tira un forte vento sicuramente di origine antartica e sentiamo decisamente freddo, il giubbotto più pesante è rimasto in fondo al bagaglio. Usciamo per la cena dopo aver recuperato l’abbigliamento più pesante poco distante ci sono tanti ristoranti tutti affollati molta gente stoicamente mangia all’aperto in alcuni i tavolini sono riscaldati con delle stufe a gas, alla fine scegliamo un locale che è una via di mezzo fra una birreria e un ristorante, mangiamo senza infamia e senza lode.

58° giorno 13 marzo sabato Christchurch
Dopo aver fatto colazione in albergo, usciamo per la visita della città. C’è il sole il vento è calato ma è ancora abbastanza fresco. Christchurch è definita come la città più inglese di tutta la Nuova Zelanda e ce ne rendiamo subito conto dall’architettura dei palazzi e delle chiese e dai nomi delle strade Oxford, Worcester, Gloucester e dal fiume che l’attraversa: Avon. Siamo a pochi passi dalla Cathedral Sq capolinea di una delle linee del caratteristico tramway che raggiunge i vari punti della città, ma è quasi esclusivamente ad uso turistico, fatto il biglietto si può salire e scendere a piacimento per l’intera giornata. Visitiamo quindi subito la Cattedrale in perfetto stile gotico,seguiamo poi il classico itinerario a piedi consigliato dalla Lonely Planet, passando attraverso la galleria della Cathedral Junction,arriviamo al Victoria Sq con i monumenti alla Regina vittoria e James Cook, il floral clock il quadrante è infatti formato da una variopinta aiuola di piantine colorate, concludiamo osservando dal ponte il lento decorso delle acque del fiume Avon. Nei pressi c’è pure un altro monumento dedicato a Robert Scott , uno dei primi esploratori dell’Antartide. La città è tutt’ora la principale base di partenza per raggiungere la costa settentrionale antartica che dista “solo”3832 km. Una targa commemorativa gli rende omaggio.Tornando indietro c’imbattiamo in un gruppo di ragazzi che sta improvvisando delle danze e canti maori. Finiamo la giornata curiosando nei vari shopping center e negozi. Per non saper né leggere né scrivere e non volendo prendere ulteriori fregature ci rechiamo al Burritos Brothers, è presente pure lì, essendo sabato è già molto affollato quando arriviamo anche se sono passate da poco le 19, aspettiamo un poco ma dopo sappiamo a cosa andiamo incontro.

59° giorno 14 marzo domenica Auckland
Non ci rimane altro da fare che recarci in aeroporto abbiamo il volo alle 10,30. Quando arriviamo ad Auckland il tempo è abbastanza buono, lasciamo i bagagli in albergo ed usciamo per il nostro ultimo giro in città. Ci pervade un certo senso di malinconia il nostro viaggio è arrivato alla fine, anche se avremo ancora tre giorni da passare a Singapore. Arriviamo fino al Viaduct Harbour, entriamo in vari negozi, Ivana finalmente trova il plaid in lana merino che stava cercando ed a un prezzo abbastanza conveniente. Nei precedenti passaggi avevo notato un invitante locale in un vicolo vicino all’albergo il Belgian beer Cafè le cozze al vapore sono veramente eccellenti come pure i calamari fritti.

60° giorno 15 marzo lunedì trasferimento a Singapore
Doppio volo via Melbourne partiamo alle 13 ed arriviamo alle 21,30 locali. L’albergo prenotato e l’ Albert Court c’eravamo già stati l’anno scorso ( vedi Singapore e Malesia 2009), quindi sapevamo già cosa c’aspettava. Ceniamo anche se sono quasi le 23 al ristorante indo nepalese Shish Mahal che si trova davanti all’albergo.

61° giorno 16 marzo martedì Singapore
In pratica è la terza volta in pochi anni che transitiamo da Singapore, pare impossibile ma c’è ancora qualcosa che ancora non abbiamo visto. Usciamo dall’albergo, il prezzo del buffet è esageratamente caro, lo ricordavamo per provata esperienza, ci fermiamo in una caffetteria in Orchard Rd distante poco più di 10 minuti a piedi. Arriviamo al National Museum, finalmente possiamo visitarlo, la prima volta era chiuso per restauro, la seconda eravamo arrivati troppo tardi e stava già chiudendo.Oltre alla normale esposizione c’è un’interessante esposizione di reperti egiziani, ci portiamo verso la zona della marina, del Fullerton e dei giardini lungo il Singapore River e a Boat Quay. Ceniamo nuovamente al ristorante indiano.

62° giorno 17 marzo mercoledì Singapore
Dopo aver fatto colazione nella solita caffetteria ci portiamo verso Little India, ovviamente ci siamo già stati, è comunque sempre piacevole trascorrerci parte della giornata entriamo nuovamente allo Sri Krisnan Temple, fa effetto il contrasto fra il vecchio ed il moderno con lo sfondo degli altissimi grattacieli della città. Sembrerebbe proprio di essere in una qualsiasi città indiana con i caratteristi negozietti che emanano profumi di ogni genere, se non fosse per una forte presenza di cinesi che hanno monopolizzato molti commerci. Ci concediamo un break in albergo, quando usciamo intorno alle 18 con tutta tranquillità ci fermiamo allo storico Raffles Hotel. Il classico Singapore Sling nel giardino dell’albergo questa volta non ce lo lasciamo scappare. Arriviamo dagli amici di Ivana, Osvaldo e Laura ,che hanno aperto un altro ristorante questa volta nel cuore della city finanziaria. Trascorriamo ovviamente una bella giornata.

63° Giorno 18 marzo giovedì Singapore
Entriamo subito e facilmente in confidenza con l’ efficientissima metropolitana ci possiamo spostare in pochi minuti da un punto all’altro della città, peccato non averlo fatto prima.Oggi tocca a China Town prima passiamo attraverso un animato mercatino per arrivare al Thong Hood Cho Temple dedicata alla dea della misericordia,quando arriviamo è in corso una funziona religiosa, comunque possiamo visitare tranquillamente il tempio. Abbiamo ancora da visitare per la prima volta la zona araba,una bella moschea Masjd Sultan è all’interno di un elegante giardino.Pranziamo in un ristorantino e poi continuiamo nel nostro giro. Nel pomeriggio torniamo verso Orchard Rd,ma scoppia un improvviso temporale, ci ripariamo entrando in un centro commerciale. Quando smette di piovere riguadagnamo la fermata della metropolitana scendiamo alla stazione di Little India distante poche centinaia dall’albergo. Notiamo un mercato coperto, in quel momento è già chiuso, c’andremo domani. Ceniamo in uno dei tanti ristorantini lungo Boat Quay.

64° Giorno 19 marzo venerdì Singapore.
E’ veramente l’ultimo giorno e il mio compleanno. Con un piccolo supplemento ottengo il late check out, posso tenere la camera fino alle 17.Come avevamo già deciso arriviamo al mercato coperto nel quartiere di Little India , al piano terreno molti banchi di frutta e verdura, in un altro settore carne e pesce, molto animato e frequentato da tantissima gente è un continuo via vai di furgoni che caricano e scaricano merci. Siamo arrivati proprio alla fine, pranziamo nel ristorante indiano, poi ci buttiamo sul letto, prepariamo i bagagli, doccia e c’infiliamo gli indumenti più pesanti per tornare in Italia.Lasciamo la camera, inganniamo l’attesa nella hall dell’albergo, poi alla fine faccio venire un taxi per l’aeroporto dove arriviamo intorno alle 20. Il volo per Francoforte parte alle 23,05.

65° giorno 20 marzo sabato volo Singapore-Francoforte-Firenze
Nessun problema: il lungo volo intercontinentale è sopportato piuttosto bene praticamente tutto in assetto notturno, arrivo come previsto a Francoforte alle 5,10 alle 8 si riparte per Firenze, prima delle 11 si rimette piede in casa.

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