Seychelles: quale isola scegliere?

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Seychelles: quale isola scegliere?

In una sezione dove già ci sono molti diari esaustivi ed interessanti che descrivono il soggiorno di vari utenti alle Seychelles, ho pensato, per dare una mano in più a chi legge i diari per capire come organizzare la propria vacanza, di dare un taglio diverso a questo resoconto.
Non descriverò giorno per giorno il nostro soggiorno in quelle isole (questo è stato un viaggio individuale effettuato da me e mia moglie nel mese di ottobre, per la rpecisione dal 17 ottobre al 4 novembre 2012), ma dividerò il diario in capitoli riguardanti ogni singola isola che abbiamo visitato. Ovviamente il diario è decisamente incompleto visto che le isole che compongono questo arcipelago sono ben 115 ma perlomeno le tre principali, dove trascorrono le vacanze il 99% dei turisti (e non solo quelle tre) le abbiamo visitate.
Non posso naturalmente neppure pretendere di suggerire a chi fosse interessato quali isole visitare e quali no, anche perché mi rendo conto che ognuno ha gusti ed esigenze diverse, ma spero di riuscire a dare qualche indicazione utile per chiarire un po’ di più le idee. Dunque mi limiterò a descrivere quello che abbiamo visto e fatto in ogni isola, lasciando a chi legge la non facile incombenza di cercare di capire come organizzare il proprio viaggio e come suddividere eventualmente le giornate a disposizione.
Un magnifico resoconto per capire qual è, fra le 115 isole dell’arcipelago, la più consona al proprio tipo di vacanza!Non esiste una vera e propria stagione migliore per andare alle Seychelles e a dimostrazione di ciò, la stagione turistica dura praticamente tutto l’anno. In generale la stagione più piovosa è nel nostro inverno, con Dicembre e gennaio i due mesi mediamente più instabili e meno soleggiati, mentre il periodo tra maggio e ottobre è in teoria il meno piovoso (maggio è in media il periodo più soleggiato) Tuttavia in qualsiasi stagione capiterà di trovare periodi di pioggia e periodi di sole, per cui è bene essere preparati ad avere anche periodi piovosi, in qualsiasi mese dell’anno. D’altra parte, se le isole sono verdissime, ci sarà pure un motivo!MAHÈ
Mahè è l’unica isola che praticamente tutti raggiungono, visto che i voli intercontinentali arrivano all’aeroporto di Victoria, una delle capitali più piccole del mondo. E’ la sola isola densamente abitata dell’arcipelago, visto che il 90% degli 90.000 abitanti delle Seychelles vivono qui. Già questa destinazione lascia il potenziale visitatore abbastanza perplesso e confuso sui giorni da dedicarle visto che i pareri sono discordanti: alcuni la sconsigliano, suggerendo di dedicare più tempo possibile alle meno densamente abitate Praslin e La Digue, altri vi trascorrono la maggior parte della vacanza.
A mio modo di vedere, spesso l’isola viene liquidata e snobbata in maniera un po’ troppo frettolosa. Se da una parte è vero che alcune zone sono turisticamente molto sfruttate e offrono tutt’altro che la tranquillità che si può godere da altre parti dell’arcipelago, è anche vero che non risulta difficilissimo fuggire dalla pazza folla se ci si dirige soprattutto all’estremo sud.
Per gli amanti della natura, non va inoltre dimenticato che a Mahè c’è il più importante parco nazionale delle Seychelles, il Morne National Park, che offre sentieri escursionistici davvero spettacolari. Noi abbiamo dedicato una intera giornata al sentiero Trois Freres, senza ombra di dubbio uno degli itinerari più interessanti che il parco possa offrire.
E’ sempre consigliabile contattare una guida locale per la visita (costo intorno agli 80 Euro), soprattutto per il fatto che le più esperte conoscono perfettamente il territorio e costituiscono un valore aggiunto alla visita. Si potranno vedere ad esempio diverse specie di piante carnivore, di orchidee e di palme, endemiche e non. Nel bosco del parco sono inoltre comuni l’albero della cannella e la vaniglia.
Con un po’ di fortuna, come è successo a noi, si potrà avvistare anche qualche camaleonte, anche se non sono così comuni come nel vicino Madagascar. Alle Seychelles si trova una sola specie di camaleonte, il camaleonte tigre ma avvistarlo è tutt’altro che semplice.
Non è un caso che abbia parlato di guida esperta: lungo i sentieri escursionistici capita infatti di incontrare anche gruppi di turisti accompagnati da guide improvvisate, le quali conosco magari bene il territorio ma sono completamente a digiuno di nozioni sulla ricchissima flora e fauna che il parco offre. La guida lonely planet riporta nome e numero di telefono di due tra le guide più conosciute e preparate dell’isola. Affidarsi a uno di questi due non è affatto una cattiva idea.
La scelta della zona dove alloggiare potrebbe essere un altro problema organizzativo per chi decide di visitare Mahè: la nostra scelta è caduta sulla parte nord dell’isola, nella zona di Beau Vallon. Beau Vallon è considerata una delle spiagge più belle ma è, ahimè, anche una delle più frequentate. I nostri timori di trovarla comunque affollatissima, perlomeno secondo i canoni a cui siamo abituati noi Italiani, si sono presto diradati. Complici forse i costi piuttosto alti, le Seychelles non sono infatti mai prese d’assalto: la presenza dei turisti è marcata e costante, ma in nessun luogo possiamo dire di averne trovati così tanti da dare davvero fastidio, come spesso capita in altri luoghi di villeggiatura. Considerata la nomea del luogo è stata una piacevole sorpresa notare come il turismo non sfoci mai nei numeri a volte eccessivi di località, tanto per fare alcuni esempi, del Mar Rosso o delle Baleari.
Va infatti precisato che, anche soggiornando in località più conosciute come Beau Vallon, le Seychelles non vanno certamente consigliate a chi ami particolarmente la vita notturna! Gli amanti delle discoteche e della movida, alle Seychelles resteranno profondamente delusi!
Dato che noi abbiamo soggiornato a Mahè i primi e gli ultimi giorni della vacanza, per motivi logistici legati all’arrivo e alla partenza dei voli intercontinentali, inizialmente la nostra intenzione era quella di provare a soggiornare in due diverse zone dell’isola. Ha invece prevalso l’idea di appoggiarsi sempre alla stessa struttura, cosa che ha comportato un innegabile vantaggio: alla partenza per le altre isole abbiamo potuto ridurre il bagaglio, lasciando una valigia a Mahè con alcune cose che ci servivano solo li: scarponi da trekking per il parco, qualche acquisto già fatto, alcuni capi di vestiario che abbiamo capito non erano indispensabili, i cambi per gli ultimi giorni. La cosa si è rivelata utilissima per viaggiare più leggeri quando ci siamo spostati nelle altre isole. Particolare da non trascurare se si pensa di organizzare un viaggio che comprenda quantomeno le tre isole principali.
Dunque la spiaggia di Beau Vallon va certamente visitata, ma chi vuole godersi delle spiagge in santa pace, dovrebbe affittare un’auto (si trovano dappertutto piccole agenzie di rent a car) e guidare fino all’estremo sud dell’isola. I gitanti giornalieri hanno la tendenza a fermarsi alle spiagge della Baie Lazare, lungo la costa ovest, oppure alla Anse Forbans nella costa est.
Chi invece vuole scoprire qualche spiaggia meno frequentata deve assolutamente proseguire per la strada secondaria che porta ad Anse Intendance o ancora meglio prendere la strada chiamata Chemin Grande che, a dispetto del nome, non ha davvero nulla di grande! E’ una stradina che punta decisamente a sud (attenzione perché ad un certo punto sembra che finisca, ma invece prosegue) e che tocca ancora un paio di spiagge molto belle e decisamente semi deserte. Infine, si inoltra nel mezzo di un bosco suggestivo per condurre fino ad un cancello chiuso, nel bel mezzo della strada. Da li tocca per forza tornare indietro.
Le spiagge più belle sono senza dubbio qui a sud, ma Beau Vallon è decisamente interessante anche come base il giro della penisola a nord che conduce fino alla Capitale. Il giro costituisce una escursione certamente interessante e sarebbe bene dedicare una giornata al circuito e alle sue spiagge. Victoria, la Capitale, non offre invece moltissimo, anche se consiglio senza dubbio almeno un giro, al mattino, al mercato del pesce. E’ una occasione per vedere diversi tipi di pesce anche a noi poco conosciuti, ma può purtroppo capitare di vedere anche le pinne degli squali, il che fa pensare che da queste parti si continui purtroppo a praticare il cosiddetto “finning” che consiste nel tagliare le pinne allo squalo e ributtarlo a mare ancora vivo, lasciandolo morire lentamente: una pratica che è stata ufficialmente e tardivamente proibita da noi con una legge Europea solo nel 2012, ma che invece qui, a quanto pare, è ancora consentita.
Per chi è interessato a visitare anche l’interno, una delle strade più belle è quella che attraversa l’isola da est ad ovest, passando per la fabbrica del te. Proveniendo da Beau Vallon, quindi da nord-est, si incontrano tra la vegetazione diversi appezzamenti coltivati a te, spazi aperti punteggiati di verde, strappati con la forza all’ invadenza della foresta. Lungo tutti i lati dei piccoli appezzamenti la vegetazione lussureggiante sembra voler reclamare il proprio spazio vitale rubato dall’uomo! Ad ogni curva si apre un paesaggio diverso (i campi coltivati a te e quindi disboscati contribuiscono ad “allargare” la visuale) e solo quando comincia la discesa verso la costa ovest si arriva alla piccola ma interessante fabbrica, che consiglio di visitare. E’ sufficiente presentarsi al bar/spaccio dello stabilimento, che si trova dal lato opposto del parcheggio, per avere le indicazioni su dove presentarsi per la visita. Con il pagamento di un modesto biglietto di ingresso, un addetto accompagna i visitatori all’interno della fabbrica illustrando le varie fasi della preparazione del te.
Elemento interessante, alla fine della visita è inserito un diario fotografico con immagini d’epoca: immancabili le foto della regina Elisabetta in visita all’interno dello storico stabilimento costruito ovviamente dagli Inglesi!
Benché vi sia una fabbrica per la lavorazione e diversi appezzamenti sparsi per l’isola, il tè prodotto alle Seychelles non è sufficiente neppure per il consumo interno e una parte viene importato da Ceylon.
Un’altra visita da consigliare agli amanti della natura è l’interessante orto botanico. Indispensabile però munirsi di repellente per gli insetti vista la presenza di numerosi stagni abitati da zanzare decisamente disposte a socializzare con i visitatori! Con un po’ di fortuna si riusciranno ad avvistare da vicino anche le volpi volanti che sono una presenza costante nelle isole maggiori, ma non sempre si riescono ad avvicinare adeguatamente. Questo è uno dei posti migliori per osservarle allo stato libero.
Infine va ricordato che chi visita Mahè da agosto ad ottobre, può unirsi alle escursioni organizzate dalla Underwater Centre /dive per avvistare lo squalo balena e nuotarci insieme. Indispensabile però la prenotazione almeno una settimana prima.
Alloggiato al Beau Vallon Bungalow: uno dei primi alberghi apparsi a Beau Vallon, a gestione familiare, che si trova alla fine della lunga spiaggia di beau Vallon: simpatica e gentile la famiglia che lo gestisce, l’albergo ha un ottimo rapporto qualità prezzo e ha giusto davanti una agenzia di rent a car. Disponibilità totale a tenere bagagli in deposito per settimane.

LA DIGUE
Chi cerca le Seychelles delle cartoline illustrate deve per forza includere questa isola paradisiaca nel suo viaggio. La maggior parte delle cartoline che vengono spedite da qui, ritraggono scorci di Anse d’Argent, certamente una delle più belle e famose spiagge del mondo. I rosei massi di granito perfettamente levigati sembrano pietre preziose incastonate nella sabbia candida e finissima. Difficilmente si riuscirebbe a ricostruire, anche artificialmente, una spiaggia più bella.
Ma Anse d’Argent è solo una delle spiagge idilliache che La Digue riserva: Gran Anse, Petite Anse, Anse Cocos, Anse banane sono solo alcuni nomi presi a caso di altri litorali da sogno.
Ad aumentare il fascino di questa piccola isola contribuisce certamente il fatto che qui i mezzi di locomozione più usati siano le biciclette. Le automobili sono molto rare e si incrociano più che altro di fronte al porto, dove gli autisti in agguato attendono i turisti che arrivano in traghetto dalla vicina Praslin, per offrire il servizio taxi. Il più delle volte il visitatore le usa solo quando arriva e riparte, adeguandosi volentieri al ritmo di vita indolente dell’isola per il resto del soggiorno. Dunque quasi tutti affittano una bicicletta. I noleggiatori locali di bici esibiscono un’abilità quasi circense nel recapitare le biciclette ai vari hotel che ne fanno richiesta per i loro ospiti: provate, se ne siete capaci, a pestare sui pedali di uno scassato mezzo a due ruote, con entrambe le mani impegnate a guidare altre due bici, senza mai toccare il manubrio della propria. Il tutto ovviamente su strade dissestate, per aumentare la difficoltà. Non so voi, ma confesso che io cadrei rovinosamente dopo neppure dieci metri!
In realtà La Digue è famosa anche per un altro mezzo di trasporto, decisamente tipico quanto insolito: sono i carri in legno trainati da una coppia di buoi, ormai purtroppo quasi scomparsi perché soppiantati dalle auto. Un simpatico “cocchiere” locale ci ha rivelato che ne rimangono solo tredici, ma si è dimostrato ottimista sul loro futuro: secondo la sua analisi il numero ridotto ha fatto sì che il lavoro aumentasse rendendo il loro uso nuovamente remunerativo. Fatto sta che per chi lo volesse usare come alternativa al taxi, una volta sbarcato a la Digue, deve solo superare la barriera umana degli autisti per arrivare in fondo al molo, dove i buoi non sono ammessi! Il costo della corsa fino all’hotel è simile, solo leggermente superiore per il carro trainato dai buoi. Ma l’esperienza vale tutti i 3-4 Euro che si pagano in più per una corsa sul carro!
L’isola è piuttosto piccola e sono molti i turisti che le riservano una frettolosa visita partendo con il primo traghetto del mattino da Praslin e tornando con l’ultimo della sera. Ritengo che riservare una toccata e fuga a questa isola sia un errore. Se si decide di includerla nel proprio programma, non vanno considerati meno di tre o quattro giorni, meglio se di più.
Affittata la bici, la sola esplorazione dell’isola, senza perdere troppo tempo ad oziare in spiaggia, richiede una giornata per le spiagge del nord, prendendo la strada che dal molo va verso sinistra, una giornata per le spiagge del sud, prendendo la strada che va verso destra, ed una per le tre meravigliose spiagge della zona ad est, Grande Anse, petite Anse ed Anse Cocos. Queste ultime sono le meno visitate, forse perché il tragitto per arrivarci è il più lungo e faticoso. In realtà è la strada che va verso nord la più lunga, ma è decisamente meno impegnativa perché corre quasi sempre lungo la costa, in piano.
Prendere la strada interna che termina a Grand Anse, invece, costituisce un interessante tragitto nella fitta foresta di palme da cocco e casuarine, intervallata da stretti vialetti che conducono ad abitazioni dei locali a volte quasi invisibili dalla strada. La loro presenza è spesso tradita da apparecchi radio che diffondono musica locale a tutto volume.
Il suggestivo e a tratti impegnativo tragitto si interrompe a pochi metri dalla prima meravigliosa spiaggia, Grand Anse. Qui il mare è sempre più increspato che da altre parti, perché manca la difesa della barriera corallina. Per chi resta in zona tutta la giornata, assolutamente consigliato il pranzo nell’essenziale ristorantino di fronte al “parcheggio” delle bici: se si arriva al mattino presto capita di vedere i pescatori portare a riva il pesce che finirà nella gigantesca griglia. Il pranzo a buffet costa (2012) circa 20 Euro a testa. Dai cespugli alle spalle di Grand Anse parte il sentiero che porta verso la più piccola (poteva essere altrimenti, visto il nome?) Petite Anse: una dorata mezzaluna di sabbia che si apre agli occhi dello spettatore non appena si comincia a scendere il poggetto che separa le due Baie. Un ulteriore sforzo porta all’altrettanto idilliaca Anse Cocos: il sentiero è però più difficile da seguire: le guide consigliano di ingaggiare un locale per arrivarci, ma in realtà basta chiedere a qualcuno che ha già percorso il sentiero e che magari si incrocia a Petite Anse.
La strada che porta a nord è invece un susseguirsi di meravigliosi scorci sulla costa. Lasciato il piccolo agglomerato di case di La passe, si incrocia il lussuoso hotel Domaine de l’Orangerie. Da lì la strada abbandona momentaneamente la costa e sale fino ad incrociare sulla destra il suggestivo cimitero.
Finita l’ascesa riappare la rassicurante vista del mare che non ci abbandonerà più fino alla fine della strada. Qualche piccolo ristorante o improvvisato posto di ristoro dove si possono gustare degli ottimi succhi di frutta si alternano a case dei locali o piccoli alloggi per turisti. Le spiagge si susseguono, alcune con nomi curiosi, altri relativamente esotici: Anse Severe, Anse Patates, Anse Banane, Anse Gaulettes. Come già accennato, la strada punta inizialmente verso nord, per poi piegare, una volta raggiunta la punta estrema dell’isola, verso sud: il nastro asfaltato si interrompe però prima di ricongiungersi con la strada che proviene dall’interno e si interrompe sulla costa (quella prima descritta, che termina a Grand Anse) e bisogna tornare sui propri passi, anzi, sulle proprie pedalate, per rientrare.
La terza strada invece è quella che punta verso sud-est, verso la conosciutissima Anse d’Argent. Partendo dal molo è anche la più breve e per avere accesso ad Anse d’Argent bisogna pagare un piccolo biglietto d’ingresso, circa un chilometro prima della fine della strada. Proprio in corrispondenza della fine della strada principale, costituisce una affascinante deviazione (anche perché snobbata dai turisti) il giro per i sentieri ciclabili che corrono lungo le serre e i campi coltivati di La Digue. L’agricoltura non è certo la maggior fonte di introiti delle Seychelles, ma il governo sta spingendo sempre più per forme di attività che siano diverse dal turismo, che tutto sommato potrebbe in qualsiasi momento conoscere dei momenti di crisi. I contadini dediti alla lavorazione dei campi salutano con ampi sorrisi i pochi curiosi che percorrono questi sentieri esposti al sole.
Alloggiato al Flycatcher Lodge, uno degli ultimi lodge lungo la strada che porta verso est. Ottimo il ristorante, camere molto grandi e spaziose, prezzi modici rispetto alla media dell’isola, tendenzialmente piuttosto cara. Consigliato.

PRASLIN
E’ la sorella di La Digue, ma non si può certo definire la gemella, visto che le spiagge qui hanno caratteristiche leggermente diverse: mentre a La Digue i grossi massi levigati in granito ne sono la cornice costante, qui sono un pò più rari. Ciò non toglie che le spiagge possano tranquillamente competere in bellezza con quelle dell’isola vicina.
Praslin è più grande della sua dirimpettaia e per poterla visitare occorre affittare un’auto. La cosa non è un problema, visto che i piccoli rent a car privati si trovano praticamente dappertutto.
Praslin offre senza dubbio molte attrattive. Da non perdere è sicuramente la Vallèe de Mai, patrimonio dell’umanità dell’Unesco. E’ un piccolo parco nazionale, che deve la sua fama soprattutto ad una pianta, la famosissima palma Coco de Mer. Questa palma, che dà i celebri frutti a forma di bacino femminile, cresce allo stato spontaneo solo qui e nella vicina isola di Curieuse. Proprio per questo motivo era praticamente sconosciuta fino a quando le Seychelles non sono state esplorate. Il frutto era invece già conosciuto, perché i navigatori li raccoglievano a volte in mare, trasportati dalle correnti, e li vendevano a caro prezzo soprattutto a re e principi.
La leggenda dell’epoca raccontava che fossero frutti di una pianta sottomarina (visto che venivano raccolti in mare, spinti probabilmente da tempeste) e i navigatori che li commerciavano avevano tutto l’interesse ad alimentarla. Benché ora ne siano state smentite le presunte capacità afrodisiache, il loro commercio è ancora molto fiorente ed è strettamente controllato dalle autorità seychellesi: un pezzo può venire a costare anche fino a 300 dollari.
Curioso anche il fatto che ci siano alberi maschili e femminili e che il fiore maschile sia molto simile al fallo.
Una volta acquistato il biglietto in un scarno centro visite, la passeggiata nella valle richiede non più di un paio d’ore. C’è un sentiero ben segnalato che si addentra tra la vegetazione fittissima, tanto che è facile sentire i richiami degli uccelli, ma è molto difficile riuscire a vederli. Il più comune e facile da avvistare è il bulbul, mentre invece il mitico pappagallo nero è quasi impossibile da vedere. Tuttavia la principale attrattiva sono appunto le numerose piante di Coco de Mer. La pianta per i primi 15 anni sembra più un enorme cespuglio con foglie lunghe anche fino a 20 metri: solo a partire dai 15 anni comincia a formarsi il tronco, che arriverà ad essere alto anche 40 metri, con piante che sono state datate fino ad 800 anni di età. Quando si visita il parco, è consigliato portare anche qui il repellente per insetti, visto che sono presenti le zanzare: come nel caso dei numerosi uccelli, il più delle volte non si vedono, ma si sentono!
Ovviamente anche a Praslin la principale attrattiva sono le spiagge: le due riconosciute universalmente come le migliori si trovano a nord dell’isola: Anse Lazio è quella che si raggiunge più facilmente e si trova proprio alla fine della strada che conduce nella parte a nord est dell’isola. Per arrivarci si costeggiano ampi tratti di litorale con spiagge che valgono certamente una sosta: Anse Lazio rappresenta un po’ la ciliegina sulla torta ideale costituita dal susseguirsi di spiagge bellissime.
Benché la tentazione di fermarsi in piccole baiette spesso deserte sia molto forte, consiglio di rinviare l’appuntamento ai giorni seguenti e di arrivare ad Anse Lazio prima delle 9.00 per godersi una delle più belle spiagge delle isole quando ancora i bagnanti si contano sulle dita di una mano. Tuttavia anche nel caso di Anse Lazio la buona notizia sta nel fatto che anche all’ora di punta il luogo non somiglia neanche lontanamente ai litorali nostrani in fatto di affollamento. Come già accennato, benché le Seychelles siano isole conosciutissime, la cosa che più sorprende il visitatore è proprio il fatto che nessuna spiaggia è mai affollata, neppure quelle più celebri!
Merita una doverosa citazione anche il ristorante che si trova lungo il litorale: per poter godere dei tavoli migliori con vista diretta sulla spiaggia, all’ombra delle palme e dei takamaka (Calophyllum phyllum, un albero raro protetto in tutte le Seychelles) che la orlano, è necessario prenotare appena arrivati sul posto.
Percorrendo sempre da sud a nord la strada che costeggia l’isola, ma dalla parte opposta, si arriva a quella che è considerata la seconda spiaggia più bella dell’isola anche se non necessariamente in questo ordine: Anse Georgette. Purtroppo quest’ansa dalla sabbia finissima è più difficile da raggiungere, perché la strada si interrompe proprio davanti al cancello del lussuoso resort chiamato Lemuria. Per poter oltrepassare il cancello, rigorosamente a piedi, ed essere ammessi, è necessario telefonare (o far telefonare dal proprio hotel) con almeno un giorno di anticipo. I guardiani hanno un elenco con una lista di nomi, ed è sufficiente dare il proprio nome, lasciato al momento della prenotazione, per avere il permesso di entrare.
Alla spiaggia si ha accesso percorrendo un ampio sentiero, che attraversa tutto il resort. Vanno calcolati almeno una ventina di minuti di cammino. Ovviamene proprio per questo motivo, questo luogo è ancor meno affollato di Anse Lazio, esclusi i momenti in cui gettano l’àncora le barche di escursioni organizzate che la raggiungono via mare.
Un altro tratto di costa che merita una visita a mio parere è quello che termina con Anse La Blague: la si raggiunge abbandonando la strada principale che corre lungo la costa orientale. In altre parole è una delle deviazioni sulla strada per Anse Lazio. Lasciata la strada principale, dopo circa tre chilometri di strada stretta ma fortunatamente quasi deserta si arriva ad una spiaggia davvero poco frequentata (quando siamo andati noi siamo rimasti da soli per oltre due ore). Lungo il percorso meritano una sosta l’osservazione dei numerosi granchi rossi che scorazzano rapidissimi tra le mangrovie, con la loro tipica e buffa corsa laterale.
La zona a più alta concentrazione turistica invece si trova in corrispondenza di Anse Volbert, dove si trovano la maggior parte dei ristoranti e degli alloggi di Praslin. Spiagge bellissime anche qui, ma la concentrazione dei bagnanti è in media più alta. Siamo a circa metà strada tra la punta sud dell’isola, da dove partono i traghetti, e Anse Lazio, nel versante orientale di Praslin.
Alloggiato al Chalet Cote Mer, a sud dell’isola, vicino all’imbarco per La Digue: di proprietà di francesi, è senza dubbio un bellissimo lodge, ma forse un po’ caro per quello che offre. Meravigliosa la vista dalla sala da pranzo e dalla piccola piscina, costruita tra le rocce. Ottima cucina con specialità francesi.

COUSIN
Benchè, proveniendo da Praslin, si approdi su una immacolata spiaggia di sabbia bianca, non è per il litorale che i visitatori arrivano qui. Cousin è stata la prima riserva naturale delle Seychelles: gestita nel periodo del dominio Inglese dalla Birdlife international, una volta ottenuta l’indipendenza l’isola è fortunatamente rimasta una riserva ed è passata alla Nature Seychelles che ne cura non solo la protezione e studio della fauna, ma anche l’organizzazione della visita dei numerosi appassionati. L’isola si trova a solo un paio di chilometri da Praslin ed è visitabile dal lunedì al venerdi. Per farlo è sufficiente rivolgersi ad un operatore locale, tramite il proprio lodge.
In genere l’escursione costa intorno ai 100 Euro, incluso il biglietto di ingresso di circa 20 Euro, dura l’intera giornata ed include anche l’isola di Curieuse.
Non è consentito aggirarsi per l’isola senza una guida e la spiaggia di approdo funge proprio da centro di smistamento dei visitatori giornalieri. Vengono formati gruppi di una trentina di persone, che percorrendo lentamente il sentiero ombreggiato che costeggia l’isola, la girano completamente in due o tre ore accompagnati appunto da una guida locale. La visita è piacevolissima e dà modo di osservare da molto vicino le diverse specie di specie di uccelli presenti in gran numero. Cousin è anche famosa per la gran quantità di rettili ed in particolar modo le lucertole che si vedono praticamente ad ogni angolo.
Si riescono spesso ad avvistare anche i bellissimi gechi bronzei dagli inquietanti occhi rosso sangue. Benché abbiano abitudini soprattutto notturne, osservando attentamente i tronchi d’albero non è difficile avvistarli.
Non mancano le gigantesche testuggini di terra, ma soprattutto da ottobre a febbraio può capitare di vedere le tartarughe embricate deporre le uova in spiaggia. Alle Seychelles le embricate sono abbastanza comuni, ma la cosa non deve trarre in inganno, perché è uno dei pochi posti dove si vedono facilmente. Nel corso del secolo scorso il loro numero è diminuito di oltre il 90% a causa della loro indiscriminata cattura, per l’utilizzo dello splendido carapace (dal quale si ottenevano anche i nostri occhiali) e per l’alimentazione. Ora è giustamente specie protetta, ma ci vorranno certamente parecchi decenni prima che i numeri possano tornare ad essere talmente rassicuranti da poter essere definita non più specie in pericolo.
Una piccola curiosità che riguarda lo stranissimo nome italiano: la parola embricata deriva da embrice, una tegola per i tetti di forma rettangolare: secondo la fantasia di chi gli ha attribuito il nome, il disegno del carapace ricorderebbe una embrice. Considerazione che lascia il sottoscritto abbastanza perplesso, data la percentuale di italiani che sanno che cosa sia un’embrice!
Tra gli uccelli che volteggiano sopra la nostra testa, uno dei più interessanti da osservare è senza dubbio il fetonte codabianca. Di carattere elusivo, diventa di facile osservazione proprio nel periodo della riproduzione, perché nidifica a terra. Maschio e femmina sono simili nel piumaggio e sono facilmente riconoscibili perché la loro coda presenta una singola penna lunga almeno una ventina di centimetri oltre al resto del corpo. La penna viene usata come timone direzionale quando il volatile pesca sulla superficie dell’oceano, senza tuffarsi. Il pulcino, dopo la schiusa, viene lasciato solo quando non più esposto al pericolo della predazione dei granchi. A quel punto i genitori si recano al nido solo per nutrirlo, confermando la loro propensione a trascorrere le giornate in volo o in mare. Sarà dunque il pulcino stesso a decidere quando è ora di togliere il disturbo ai genitori e si sentirà pronto ad affrontare la vita di giovane adulto.
Altra specie che ricorre in questa isola è la meravigliosa sterna bianca, unica tra le sterne ad essere totalmente bianca (solo il becco è blu). Nidifica qui tutto l’anno e il maschio conquista la femmina offrendole del pesce da mangiare. Le sterne bianche non costruiscono il nido ma depongono l’uovo tra i rami. I pulcini nascono già con l’abilità di sapersi mantenere in equilibrio tra i rami, anche perché se dovesse accidentalmente cadere andrebbe incontro a morte certa: in questo caso la femmina depone immediatamente un altro uovo.
Nel corso della visita, che dura un paio d’ore abbondanti, si possono osservare anche migliaia di sterne brune maggiori e minori e molte altre specie.
L’esperienza a Cousin è sicuramente di quelle che lasciano il segno in un appassionato di natura.

CURIEUSE & SAINT PIERRE
L’isola di Curieuse viene spesso inclusa nei tour che prevedono la visita di Cousin. Si trova infatti a poca distanza e l’assenza di strutture turistiche, come del resto a Cousin e nella vicina Saint Pierre, obbliga i turisti a visitarla nel corso delle escursioni giornaliere. Date le sue ridotte dimensioni non è certamente un problema. Si passa infatti da un lato all’altro dell’isola con una passeggiata di un’oretta. Partendo da Anse San Josè si attraversa l’isola seguendo un sentiero ben segnalato ed avvistando una gran quantità di uccelli. Abbondano vicino alla spiaggia i voltapietre, così chiamati perché con il becco girano pietre e conchiglie per catturare piccoli insetti che si nascondono al di sotto. Sono uccelli migratori ma molti trascorrono qui alla Seychelles la loro intera esistenza.
Questa è anche una delle migliori isole per avvistare il chiurlo piccolo (un uccello delle dimensioni di un pollo riconoscibile per il becco lungo e sottile) e una gran quantità di granchi di diverse specie.
Dalla parte opposta di dove attraccano la maggior parte delle barche, si trova Anse Laraie e qui si ha la possibilità di aggirarsi tra le numerose testuggini giganti di terra, visto che qui vengono allevate. Ora anche loro sono protette ma nel passato molti di questi animali andavano incontro ad un triste destino: approfittando della loro resistenza, i navigatori ne imbarcavano un gran numero in occasione dei loro lunghi viaggi. Le tartarughe venivano lasciate rovesciate sul loro carapace in modo tale che la morte arrivasse lentamente. La loro carne veniva quindi utilizzata per sfamare l’equipaggio quando già si trovava a parecchi giorni di navigazione dalla terraferma e le scorte di cibo fresco erano già terminate.
Vicino a Curieuse si trova anche il pittoresco isolotto di Saint Pierre, le cui acque sono ideali per una bella nuotata tra coralli e pesci colorati. Si avvistano con una certa facilità anche razze e tartarughe.

BIRD ISLAND
Una vera chicca. Se avete una lista dei desideri da esaudire prima di morire, inseriteci una visita a Bird Island! Bird è in assoluto l’isola più a nord del gruppo delle Seychelles, e poche centinaia di metri oltre le sue meravigliose spiagge il mare sprofonda vertiginosamente, con il fondale che arriva anche a oltre 2000 metri ancor prima che l’isola scompaia all’orizzonte. Costituisce infatti la fine della terra emersa, per molte migliaia di chilometri.
Questo suo isolamento l’ha resa unica per biodiversità. Raggiungibile con un solo volo al giorno di un piccolo aereo che si limita a portare i pochi visitatori e una parte delle provviste (il lodge di Bird è un eco-lodge, quindi cerca di essere il più possibile autosufficiente) non è certamente un’esagerazione definirlo un lembo di paradiso.
Vista dall’altro l’isola somiglia ad una specie di virgola, ricoperta quasi completamente di vegetazione, se si esclude il prato che funge da pista di atterraggio e la zona dove si trovano i 24 bungalow, dove peraltro la vegetazione è presente, anche se più rada.
Benché questo sia il solo resort dell’isola, e anche piuttosto caro, chi pensa di trovare un posto lussuoso rimane certamente deluso. Ciò che fa della visita a Bird Island un evento indimenticabile è la bellezza selvaggia della natura. Nel corso della giornata si è liberi di disperdersi lungo i 5 chilometri di spiaggia incontaminata che circondano l’isola, nuotare tra i coralli in compagnia delle numerose tartarughe imbricate, uscire per vedere i delfini e con un po’ di fortuna anche le balene, passeggiare tra la foresta incontrando decine di uccelli di specie diverse o una delle 28 testuggini giganti che passeggiano indisturbate nell’isola. Ovviamente la regina delle testuggini è Esmeralda, la più vecchia testuggine gigante delle Seychelles. In realtà, più che di una regina si tratta di un re, visto che è un maschio! Nonostante le leggende parlino di una veneranda età di oltre 250 anni, in realtà si calcola che l’animale abbia all’incirca 130 anni, che comunque non sono pochi!
Gli appassionati di natura qui non si annoiano di certo e non possono che apprezzare la presenza di Robbie Bresson, un appassionato ambientalista delle Seychelles (citato tra l’altro anche nella guida Lonely Planet).
Robbie offre ogni giorno una escursione mattutina alla scoperta della flora e fauna locale: le escursioni sono alternativamente un giorno in francese ed un giorno in Inglese. Da appassionato me le sono prese entrambe e devo dire che, come immaginavo, sono state diverse: le cose da dire erano talmente tante che alla fine le due passeggiate sono state complementari e piene di informazioni interessanti.
Data la impressionante densità di uccelli, in maggioranza sterne brune, sterne bianche e fetonti, la colonna sonora dell’isola è forse la cosa che più impressiona: non vi è un solo minuto di silenzio nella parte alberata dell’isola, nell’arco delle 24 ore! Se uno vuole sfuggire dallo schiamazzo degli uccelli e percepirla perlomeno come un ronzio di sottofondo, deve spostarsi verso le spiagge paradisiache. Quella a sud ovest, la più frequentata dalla cinquantina di ospiti in media dell’isola, offre la possibilità di nuotare tra la barriera, fianco a fianco con le tartarughe embricate che frequentano la zona con assiduità perché ricchissima di alghe.
Chi invece vuole fuggire dalla pazza folla costituita dalla decina di persone che si possono ritrovare insieme a nuotare nella spiaggia più gettonata, deve solo allontanarsi di un centinaio di metri per avere la propria spiaggia privata.
Se la riva di sud ovest è la preferita dalle tartarughe per nuotare e cibarsi, la spiaggia dal lato opposto è la più frequentata per la deposizione delle uova. Il nostro viaggio è stato fatto nel mese di ottobre, stagione ideale per assistere alla deposizione e Bird Island ci ha regalato ben due riti di deposizione delle uova. Ogni tartaruga femmina adulta depone le uova nella stessa spiaggia dove è nata, ogni due anni. La deposizione avviene in tre riprese, a distanza di circa 15 giorni l’una dall’altra. Lo scavo della buca, la deposizione di circa 70-80 uova e la successiva copertura, avviene in circa un’oretta. La tartaruga va avvicinata con molta circospezione (sempre da dietro) quando risale la spiaggia, perché potrebbe spaventarsi e tornare indietro. Una volta che ha scelto il luogo della deposizione e comincia a scavare, le cose cambiano radicalmente: l’animale entra in una sorta di tranche da deposizione e sembra non accorgersi assolutamente di quel che le succede intorno.
In quel momento può essere avvicinata anche a pochi metri: senza che dia alcun segno di timore continuerà imperterrita a fare quello che stava facendo.
Ovviamente la mortalità tra i piccoli è altissima e Bird Island non fa eccezione: la maggior parte dei tartarughini appena nati, circa 55 giorni dopo la deposizione, verrà predata appena emerge dalla sabbia, nel corso della brevissima corsa tra il nido e la salvezza in mare. I numerosi uccelli dell’isola banchetteranno con la maggior parte dei piccoli appena nati.
Particolare curioso, come nel caso di molti altri rettili quali il coccodrillo, il sesso dei nascituri è determinato dalla temperatura del nido. La soglia critica è tra i 31 e i 32 gradi. Intorno a queste temperature il sesso sarà equamente diviso tra maschi e femmine, mentre il numero dei maschi aumenterà con il diminuire della temperatura e viceversa.
Da marzo a settembre è anche possibile osservare a Bird Island migliaia di Sterne fuscate: è questo il periodo della nidificazione e Bird Island è una delle loro isole preferite. La nostra visita nel mese di ottobre ci ha consentito di vedere la deposizione delle uova delle tartarughe ma ci ha negato la nidificazione delle sterne.
I delfini, invece, si possono osservare tutto l’anno.

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