Viaggio a San Pietroburgo

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Viaggio a San Pietroburgo

Tra gli splendori della capitale degli ZarArrivo puntuale con Alitalia all'aeroporto Pulkovo, a San Pietroburgo verso le 17,30. Bardato a dovere, visto che siamo in Dicembre e da queste parti il clima rigido è come per noi la pasta, quotidiano.
Esco dal surriscaldato ingresso e mi prendo un pugno ghiacciato sulla testa, il generale inverno qui è a -26°C e subito capisco che il berretto non è solo un sinonimo di appartenenza locale, ma un mezzo di sopravvivenza.
Riesco a prendere un taxi per il mio albergo e subito mi accorgo del traffico dominato da automobili vecchissime, tra le quale, ogni tanto, spunta qualche fuoriserie all'ultimo grido, tanto per specificare bene che i ricchi qui, lo sono fino in fondo, in tutti i sensi.
Non tutti lo sanno ma è possibile "fermare" per strada una macchina "normale", e farsi portare fino a destinazione pagando circa 60 rubli (1 euro) per gli spostamenti nel centro, e circa 120 rubli (2 euro), per gli spostamenti più lunghi (tra centro e periferia). Il passaggio si chiede alle auto di passaggio mettendosi a bordo strada con un braccio teso verso il lato in cui passano le auto.
Masticare un po’ di inglese vi sarà d’aiuto ma non è necessario, magari scrivetevi l’indirizzo esatto della vostra destinazione e mostratelo all’autista (a volte è difficile pronunciare in modo corretto i nomi delle vie e si rischia d’essere fraintesi). Ciò mi sarà utile in seguito, dopo aver capito che i taxi li usano solo i turisti e costano da 10 a 50 volte più del normale.
San Pietroburgo mi piace subito. L'atmosfera ti rapisce e ti riporta ai racconti di Dostoevskij, della grande Madre Russia e capisci all'istante che la città è cultura, con l'Hermitage fedele testimone, e che la gente è solare e socievole (almeno con me che sono straniero), molto più di quella vagonata di zombie che in Italia vivono di luoghi comuni, uno dei quali descrive i Russi come un popolo depresso e triste.
Purtroppo gli ingressi ai musei ed esposizioni hanno il doppio prezzo (economico per i residenti e di gran lunga superiore per gli stranieri), per risparmiare comunque potete utilizzare questo trucco: fate acquistare i biglietti ad un russo (magari dalla vostra anima gemella), al controllo biglietti posto all’ingresso, tirate dritti mostrando il biglietto senza dire una parola, se vi diranno "dobry den", non rispondete dicendo "grazie" ma fate un sorriso e tirate dritti!
I ponti sulla Neva fanno sognare gli innamorati, venditori ambulanti cercano nemmeno troppo convinti di venderti la loro mercanzia, un barbone a destra chiede incessantemente l'elemosina nella sua litania in un russo mischiato alla vodka, povera gente all'ingresso della metropolitana (peraltro ogni stazione è un piccolo capolavoro d'arte) e in mezzo a tutto la bellezza delle donne sovietiche, un misto di eleganza e sensualità avvolto nel mistero che trapela fuggendo da occhiate a volte simpatiche, a volte maliziose ma troppo spesso malinconiche.
La Prospettiva Nevskij, la grande arteria cittadina, descritta alla perfezione anche da Battiato in una sua canzone, ti immerge nella Russia moderna, in negozi occidentali e in contrasto con la periferia staliniana dove vive la stragrande maggioranza delle persone, con il grigiore dei suoi palazzoni e le vie poco illuminate della sera, con l'orologio che rallenta al ritmo della neve che, incurante di tutto, continua a cadere.
Per chi intende visitare il palazzo di Caterina a Puskin e non fa parte di comitive organizzate (escursione da non perdere per chi viene a San Pietroburgo) si consiglia di partire la mattina di buon ora. A me è capitato di fare la coda per i biglietti e vedermi a mezzogiorno chiudere il botteghino perché per quel giorno erano finiti.
La chiesa della Resurrezione di Cristo è un esempio di quel miracolo sul mare che è San Pietroburgo. Ricordiamo anche che è la più grande città abitata a quella latitudine, con i suoi quasi sei milioni di cittadini, ed inoltre che è l’unico posto dove il fenomeno delle notti bianche, che trova la sua apoteosi il giorno 21 giugno, si ripete ogni anno.
Di giorno si può girare dovunque per divertirsi e distrarsi: dai centri commerciali, amplissimi e forniti di ogni articolo, ai locali dove assaggiare qualche prelibatezza locale, come le famose e gustosissime zuppe russe. Sono presenti anche molti pub sul modello irlandese e le ormai onnipresenti catene di fast food.
Ed eccoci arrivati a come trascorrere le serate. Sono presenti un’infinità di locali e club dove si balla e si entra in contatto con la vitalità dei russi, sempre pronti ad instaurare amicizia con lo straniero, che suscita sempre interesse; sulle bellezze locali dico solo una cosa: incredibili! La mentalità di questo popolo è molto diversa dalla nostra e si è subito catturati dal loro modo di dimenticare i problemi della vita quotidiana con la voglia di divertirsi. Coinvolgono veramente lo straniero anche solo per il gusto di stringere amicizie e approfondire la conoscenza.
Tornando alla città, come non denotare l’efficienza della metropolitana? Una cosa che lascia sbalorditi anche coloro come noi che pensavano che città come Parigi e Londra si contendessero il primato! Ebbene bisogna ricredersi!
E il clima? Certamente è freddo, ma il fatto che l’aria sia povera di umidità rende sopportabile anche una bufera di neve con –18 °C che ha sorpreso me e Giuseppe nel pieno della visita all’incrociatore Aurora, alla fonda nella Neva ghiacciata!
Febbraio è il mese della neve e il periodo in cui la temperatura si abbassa davvero ai minimi a cui anche i russi mostrano un certo riguardo.
Giro per la periferia in compagnia di Viky, una ragazza che da allora e per due anni successivi sarà la mia compagna di viaggio prima e di vita dopo (almeno per due anni!).
Le cupole d'oro delle chiese ortodosse fanno da contrasto ad un cielo grigio e cupo che raramente permette al sole di affacciarsi,. La cattedrale di San Pietro e Paolo, quella di San Isacco e poi tutto il resto.
Mangio molto bene, mi permetto (la forza dell'Euro!) caviale e ostriche, insalate di storione e i classicissimi Boršè (faccio conoscenza con la panna acida fino a farmela disprezzare con tutto il mio stomaco!), patate al cartoccio con panna acida, assaggio la “soljanka” (o minestra “salata”) in varie versioni (di carne, di pesce e di funghi); il “rassol’nik” con cetrioli e rognoncini e l’“okroshka”, zuppa fredda estiva a base di verdure e kvas. L’“ucha”, o zuppa di pesce, è invece piuttosto difficile da trovare. I primi piatti sono essenzialmente liquidi: non esistono paste e risotti. L’unico piatto che somiglia vagamente ad un primo italiano sono i “pelmeni” siberiani, una specie di ravioli ripieni, in brodo o asciutti, che si trovano un po’ dappertutto.
La sera vado per locali e il migliore che incontro è il Konjushennyj Dvor.
Vedo un po' troppi italiani di mezza età buttarsi in mezzo alle dolci curve di giovani, bellissime ragazze, il che mi fa capire che tutto il mondo è paese e che gli italiani, qui come a Fortaleza, a Cuzco o a Bangkok non cambieranno mai.
E' già ora di tornare. Un viaggio che ti rimane nel cuore, che ti permette di amare e odiare questa città.
Me ne vado con la nostalgia forte della sua austerità, la malinconia ti assale e ti preme il cuore con una voglia di tornare che è paragonabile alla febbre d'Africa.
San Pietroburgo ti rapisce, ti entra negli occhi e si deposita, in silenzio, nel tuo cuore.
Di lì a poco visiterò anche Mosca, ma nessuna città al mondo mi donerà mai il fascino immenso dlla città degli Zar.
Grazie San Pietroburgo, do svidanija.

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