Ritorno in Siberia

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Ritorno in Siberia

PREMESSA DELLO STAFF DI CI SONO STATO
Questo è un resoconto atipico, ma non per questo di minor spessore, anzi!
Adalberto Buzzin, amico del nostro sito, grande viaggiatore in terre non decantate dal turismo di massa ma di forte impatto ambientale, meteorologico, umano e culturale, già qualche mese fa aveva preannunciato sul nostro Forum la propria nuova impresa: il ritorno d'inverno in Siberia dopo il primo viaggio, già pubblicato e apprezzato sulle pagine di Ci Sono Stato (vedi links).
Il contributo che presentiamo documenta la sua esperienza: si tratta di un assemblaggio tra comunicati fatti agli amici italiani nel corso del viaggio, interventi su Forum di appassionati di viaggi in fuoristrada, appunti estemporanei. Non un diario dettagliato quindi, ma una serie di flash, non meno efficaci al fine di trasmettere sensazioni forti da luoghi tanto lontani e inospitali.
Abbiamo scelto di riportarli quasi tali e quali Adalberto ce li ha di volta in volta segnalati, evitando ritocchi e revisioni che ne sminuirebbero l'incisività.
Da non perdere
L'ANNUNCIO PRIMA DELL'IMPRESA
Adalberto Buzzin: AVVENTURIERO, VIAGGIATORE, FOTOGRAFO E DOCUMENTARISTA a lettere maiuscole!
Da una vita Egitto, Africa, Asia e tutti gli angoli più remoti di questa Terra gli fanno da casa! Dai mitici viaggi a bordo di una Renault 4 fino ai giorni nostri con ogni sorta di mezzo.
Numerosissimi sono stati gli articoli che hanno parlato di lui e delle sue imprese.
L'anno scorso ha attraversato la Russia a bordo di due Renault Kangoo per esempio.
Un suo documentario girato nel 2002 negli Urali ora è di "proprietà" della RAI; il filmato girato nel raid Venezia - Tokyo denominato "TRANS ASIA" invece è stato allegato ad un numero della rivista "Autoruote 4x4".
Adalberto in questi giorni è tornato dal deserto libico, ed ora sta lavorando alla preparazione del Raid Siberia 2005 nel quale utilizzerà delle LADA NIVA!
La sua impresa avrà risonanza a livello nazionale sulle più importanti testate italiane. Inoltre verrà girato un filmato documentario dell'impresa.
Adalberto si considera semplicemente un "viaggiatore" e come tale si pone nei confronti delle popolazioni che incontra strada facendo: rispetto, curiosità, voglia di capire e ascoltare queste persone, imparare e dare un piccolo aiuto in segno di amicizia e riconoscenza per l’ospitalità.
E’ per questo che porta con sé medicinali, generi di conforto e si sofferma a far visita ai bambini nelle scuole di villaggi sperduti ascoltando i loro racconti e distribuendo piccoli regali.
Amici, vogliamo essere partecipi anche noi del sorriso di questi bambini? Basta contattare Adalberto sulla sua mail. Per maggiori informazioni potete visitare il suo sito.

SIBERIA 2005: IL PROGRAMMA
Un continente, un nuovo mondo, montagne, fiumi, laghi e genti sconosciute.
Nel disegnare la cartina abbiamo provato la sensazione di varcare un confine impossibile, anche perché per anni abbiamo guardato alla SIBERIA frettolosamente senza mai soffermarci nei dettagli di nomi, regioni, stati.
La gente conosce la famosa Transiberiana che partendo da Mosca dopo nove giorni raggiunge Vladivostok; oggi ci si apre un confine immenso, un territorio affascinante che va dagli Stati Uniti al Mar del Giappone, dal Circolo Polare Artico ai confini con la Mongolia, un territorio immenso compreso tra le steppe siberiane e le catene montuose che fanno da confine con l’Afghanistan, il Pakistan, la Mongolia, la Cina.
Una regione dove la realtà e le leggende si confondono, dove il viaggiatore più esperto assapora momenti e sensazioni in altri luoghi irripetibili, dove la storia è padrona e la Siberia ti avvolge nel suo misticismo e ti protegge con le sue isbe, i suoi abitanti, le sue leggende e i suoi villaggi sperduti, lontani ma vivi, veri, forti.
Lasciata l’Italia, il viaggio si snoderà attraverso Austria, Slovacchia, Bielorussia, Russia, sosta in Piazza Rossa per le foto di rito; raggiungeremo gli Urali a 1777 km da Mosca dov’è segnato il confine tra l’Europa e l’Asia per poi attraversare tutta la Siberia fino a Vladivostok, ma arrivati ad Ulan - Ude, correremo sui fiumi ghiacciati fino in Yakuzia, la parte più rischiosa del viaggio, dove visiteremo gli ultimi Gulag, toccheremo con mano la situazione di questi popoli abituati al disprezzo totale della vita comoda.
Il viaggio raid verrà fatto con delle vecchie Lada Niva: questo dà spessore all'impresa, mezzi vecchi, carichi di storia che cercheranno di portare a termine l'impresa e la riuscita dei 15000 km di ghiaccio e freddo che ci separano dal porto di Vladivostok.
Lo scopo del viaggio è quello di fare un reportage, cultura, avventura e storia; toccheremo città dai nomi magici: Tulun, Omsk, Novysibirsk, Cita, il Lago Bajkal, Skorovodino, ecc.
Toccheremo il sociale, visiteremo villaggi sconosciuti, dove il tempo si è fermato al 1939, a Celjabinsk visiteremo il bunker di Stalin, ai più sconosciuto, entreremo nella regione dei Tuva, dove l'europeo sì è visto poco o nulla; tutto in un mix di emozioni e di contrasti; nessuna sfida, solo capire i fatti. Cercheremo d'entrare nella storia, con i nostri occhi di pellegrini, puri e trasparenti.
Verrà girato un filmato a 360°, unico ed esclusivo, dove si potrà veramente capire l'animo e la cultura siberiana.
Perchè in invernale? perché è l'ambiente giusto, neve e freddo, con temperature che toccheranno i meno 50° e metteranno a dura prova mezzi e uomini, un'esperienza unica e vera.
Durante il viaggio verranno consegnati medicinali nei villaggi che attraverseremo.
Come sempre viaggerà con noi il "vino della pace", simbolo di fratellanza e di pace che verrà consegnato alle varie autorità locali, legate al mondo della politica, della cultura, dello sport.
Siberia, in russo vuol dire Terra Addormentata: noi viaggeremo con il massimo rispetto per la SUA natura, per la SUA gente, per i SUOI villaggi cercando di non disturbarla ma soprattutto non svegliarla.

4 febbraio 2005
Adalberto oggi si trova sul lago Bajkal (temperatura odierna -40 °); finora ha percorso 7800 km e tutto è andato bene. Nei prossimi giorni affronterà il tratto più impegnativo e pericoloso dell'impresa: per una decina di giorni sarà senza contatti e possibilità di aiuto esterni e dovrà contare solo sullle proprie forze e risorse guidando in un territorio non certo favorevole.
Che la buona stella li guidi!

19 febbraio 2005
Adalberto è arrivato ieri in Italia.
La "gloriosa" Niva del 1991 non lo ha tradito! Si è macinata 11000 km richiedendo la sola sostituzione di un manicotto scoppiato per il freddo e delle pinze dei freni.
Questi interventi sono stati fatti in Russia, dove è stata anche montata una batteria speciale russa per Siberia, gomme chiodate e uno specifico olio motore russo per basse temperature.
La Niva, dalle parole di Adalberto, sembrava conoscere la sua destinazione: mano a mano che il viaggio progrediva verso est andava sempre meglio! Sentiva l'aria del suo glorioso paese natale.
Mi rendo conto di non essere il solo a pensare che le Niva abbiano un'anima.
La Niva in questione è rimasta in Siberia al confine con la Yakuzia, dopo essere stata baciata e abbracciata dai suoi avventurieri; ora sono in corso le procedure per la donazione alle autorità siberiane.
Ben fatto Adalberto!

ECCO LE PAROLE DI ADALBERTO
Un piccolo caffè, una buona occasione per far riposare la Lada, del 1991... La Lada si è comportata benissimo, la stessa polizia ci ha fatto i complimenti man mano che la vettura andava verso est: temperature proibitive, il carico, i km fatti prima della partenza, tutto sembrava contro, invece i km passavano e la Lada volava, non sentiva la pista, lo sforzo. Al momento dell'abbandono dopo tre giorni di pratiche (ci voleva anche il notaio che traducesse il libretto), l'abbiamo lasciata in un garage anonimo di Ulan - Ude (il testone che si vede dalla foto è quello di Lenin... il più grande di tutta la Russia) ci siamo un po' commossi, in fondo non ci ha mai tradito e noi le abbiamo dato un po' di storia, vissuta, sofferta ma vera.
Adesso rimangono le foto e i ricordi... ma è già pronta la prossima, spero sempre in Lada; dato che i meccanici russi fanno miracoli e poi gioca in casa, il viaggio si snoderà attraverso la strada delle ossa che mi porterà a Magadan, la porta dell'inferno: è il mio ultimo tassello siberiano, poi l'ho vista quasi tutta questa benedetta e odiata Siberia.
Vorrei trovare la Lada già a Vladivostok, per risparmiarle i 10000 km di tappa di trasferimento e dedicarmi al massimo ai 2800 km di pista dura che solo i Kamaz 6x6 possono affrontare, ma lo spirito d'avventura e la voglia di farla in Lada è grande, quindi la sfida è lanciata: kak sigdà! che in russo vuol dire "come sempre"!
Certo ho bisogno d'aiuto, non sono viaggi da 1000 euro...
In questo viaggio la Lada ha attraversato i seguenti paesi: Slovenia, Croazia, Ungheria, Ucraina (Carpazi compresi) e Russia, Europea e Asiatica, attraversato la catena degli Urali e percorso quasi tuitta la Siberia; con un pieno, la benzina costa meno della metà, faceva i 320 km, quasi sempre a tavoletta, olio mai consumato, cambiato un manicotto e lavato il motore con olio speciale siberiano, 4 gomme con chiodi comprate in Asia, in Italia ne compravo una, forse, e poi basta, l'aria fredda della Siberia l'ha portata agli antiche splendori.
Qualcuno parlerà magari anche di fortuna: no signori, sfido i vari Toyota, Land, Nissan ad affrontare la Siberia in invernale, poi possiamo discutere e valutare... provare per credere!
Un famoso poeta russo ha detto: in Siberia non puoi ragionare o programmare, ma devi solo confidare in LEI.
Grazie piccola e vecchia Lada, ci hai dato più di quanto ti abbiamo dato noi, anche se portavamo la batteria in camera di notte per tenerla al caldo e ci faveci bestemmiare, perchè eravamo stanchi e a temperature proibitive; trovare la chiave per smontare e rimontare la batteria era un calvario... ma la mattina quando sentivamo il motore girare era bello, c'eri. Viva e forte come noi volevamo.
Sei uscita anche di strada due volte, causa il ghiaccio, ma poi sei venuta fuori trotterellando come niente fosse, una volta ti ha aiutato un Kamaz, in un minuto eri in pista come sempre. Dicono che sei brutta, piccola, scomoda, che bevi troppo, si rompe sempre, non è affidabile, ecc. ecc... tutto smentito, tutto falso, se avessi avuto una elettronica da 45000 euro, forse non sarei a raccontare l'avventura.
Infatti Uaz e Lada sono le uniche che si vedono in Siberia estrema, poi nelle città logicamente si trova anche il G o il Toyota ma in città; fuori dove la Siberia è più vera, si vedono solo quelle piccole e brutte macchinette che non tradiscono.

ANCORA PAROLE DI ADALBERTO
Dopo tre giorni di lotta, dalle 8 di mattina alle 9 di sera, le macchine sono state donate alla repubblica della Buriata, confine yakuzo; le pratiche sono state lente e articolate, quando sembrava fatta e uscito anche il notaio che voleva una interprete ufficiale per le traduzione dei libretti, ma chi parla italiano a Ulan Ude? nessuno, quindi ho fatto 40 km per trovare un interprete inglese con diploma per la traduzione. Tutto questo vuol dire un giorno di lavoro, anche perché questi uffici della dogana non sono mai al centro ma nascosti in mezzo ai palazzoni sovietici, bisogna avere molta calma. Io ero in premura, un'impiegata prima di prendere in mano la pratica, doveva finire di stirare la camicia... ho detto tutto penso, poi ufficio dopo ufficio abbiamo portato le macchine in un anonimo garage alla periferia di Ulan Ude: qui c'era un'altra impiegata che doveva controllare le cose all'interno... apriti cielo, ha visto dei pacchi di penne che avevo portato per regalare, questo era avanzato e trovato sotto un sedile, ebbene voleva contarle tutte per poi registrarle... Ho detto "te le regalo volentieri", così non le ha contate.
E' dura le Siberia, ma sono queste cose che insegnano e fanno capire come si vive a queste latitudini; qualche giorno fa era l'ultimo dell'anno buriato, per tradizione si alzano alle 5 di mattina a preparare il pranzo e incominciano a bere la vodka, è normale che alle 3 di pomeriggio non si veda nessuno, sono tutti ko... anche perché in piazza c'era meno 38°.
I poliziotti ci hanno fatto i complimenti e paragonati ad antichi guerrieri, poi abbiamo preso il treno che in 4 giorni mi ha portato a Mosca, per prendere l'aereo e fare ritorno a casa. Naturalmente in treno ho avuto modo di pensare e valutare l'ultimo tassello della mia passione per la Siberia: arrivato in Yakuzia, ci sarà una pista di 2700 km chiamata la strada delle ossa (riferimento ai gulag) e arrivero a Magadan, la porta dell'inferno... Logicamente in invernale, le macchine spero di trovarle tramite sponsor già a Vladivostok, così risparmio tempo e conservo le macchine per i tratti più duri e complicati: questa via la fanno solo i camionisti con i loro Kamaz 6x6, la cosa mi stimola e la mente già vola in quell'inferno di ghiaccio e neve.
Arrivato a Mosca, luci, negozi, pubblicità, traffico, moda, mi hanno travolto in un bailamme di sensazioni, ma la vera Russia è in Siberia, dove si respira ancora il calore della casa, dell'amicizia, di quel caffè preso in una isba, al caldo, mentre la nonna o il nonno raccontono le loro leggende e prima di lasciare la casa, ti abbracciano e fanno il segno della croce per proteggerti perché uno che sfida la Siberia in invernale è un loro figlio.

Le macchine hano sopportato benissimo gli 11000 km, la Golf gli ultimi giorni veniva trainata per 10 minuti per andare in moto, poi era tutto ok; adesso riposano in quel garage, una accanto all'altra, ma penso, da notizia siberiane, sono già in pista in qualche sperduto villaggio a 11000 km da casa, circa.
Un po' di storia se la sono guadagnata anche loro, la vecchia Lada Niva e la vecchia Golf.Di nuovo con Adalberto nella "Terra addormentata"

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