Con gli sci da fondo in Kamchatka

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Con gli sci da fondo in Kamchatka

 

 

La Kamchatka
La Kamchatka è una regione della Repubblica Russa situata all’estremità nord orientale della Siberia, della superficie di 472,3 kmq., che include la vera e propria penisola della Kamchatka, una parte del continente annesso, le isole Komandorsky e l’isola di Karaginsky. Il punto più settentrionale si trova alla latitudine 65° nord, vicino al Circolo Polare Artico, e la parte più meridionale a 50° 57’, (latitudine di Kiev). Le coste sono bagnate dai mari di Okhotsk, di Bering e dall’Oceano Pacifico.
La natura vulcanica della regione ne caratterizza il paesaggio, il clima, la flora e la fauna, particolarmente nella regione orientale dove sono numerosissimi i vulcani, in parte ancora attivi. In questa zona - a Nord Est di Petropavlovsk, la capitale - è situato il parco di Nalychevo, descritto nell’articolo, dove si trova la maggior concentrazioni di sorgenti calde della Kamchatka ed alcuni tra i più alti vulcani.

Informazioni utili:
** periodo migliore per ski trek: aprile.
** attrezzatura: sci da pista e bastoncini robusti, scioline, pelli, stuoino, sacco a pelo, costume da bagno.
** temperatura indicativa: -5 / + 5.
** necessario visto e invito.
** organizzazione "Vision of Kamchatka", e-mail korotaev@vulcan.ru
** volo Aeroflot Milano-Mosca (3h) + Mosca-Petropavlovsk (9h).
** differenza di fuso orario rispetto all’Italia: Mosca +2 h, Petropavlovsk +11.
** avere molta pazienza con la burocrazia russa!

Itinerario

La spedizione è stata composta da Istruttori, Aiuto Istruttori, Collaboratori della scuola SFE del CAI Sezione Ligure di Genova ed ex Allievi: Gianni Carravieri, Margherita Contini, Rita Martini, Enrico Milanesio, Giacomo Megliola, Marina Moranduzzo.
Nel periodo di Pasqua, ormai è quasi una tradizione, organizziamo nell’ambito della nostra scuola di sci escursionismo del CAI una spedizione all’estero. Abbiamo già percorso con gli sci da fondo bianche distese in Norvegia, Svezia, Finlandia, Canada, Bulgaria, veri paradisi per gli appassionati di questo sport.
Il nostro viaggio di quest’anno lo vogliamo raccontare in un breve articolo, il diario tratto dai nostri appunti, un po’ perché si tratta di una novità - pensiamo che forse potremmo essere stati finora gli unici italiani ad aver fatto una traversata invernale in quella lontana terra - ed anche per dare uno spunto a chi voglia ripercorrere una simile bellissima esperienza.
Infatti quest’anno abbiamo scelto una destinazione davvero insolita, la Kamchatka.
Rispetto all’Italia si trova dall’altra parte del globo: 11 ore di differenza di fuso orario.
Ci siamo organizzati contattando via e-mail una guida, Eugeny, e siamo partiti per una vera e propria avventura sapendo ben poco di ciò che ci aspettava in questo Paese sconosciuto, tanto che ciascuno è partito portandosi in sacca l’attrezzatura che preferiva (sci da pista da passo alternato, da skating, scagliati, bastoncini di ogni genere, etc.) dato che non riuscivamo a capire se avremmo seguito percorsi battuti o meno e come sarebbero stati i trasferimenti da rifugio a rifugio con zaino carico, viveri e scietti leggeri.
La nostra guida ci aveva raccomandato sci da pista: portiamo quindi sci stretti, scioline ma anche pelli di foca e riduciamo al minimo il bagaglio, circa 10 kg.
Partiamo un giorno prima del previsto grazie ad un improvviso cambio d’orario dell’Aeroflot che ci fa perdere la coincidenza in giornata con il volo per Petropavlovsk, la capitale della regione. Siamo così costretti a trascorrere una notte a Mosca sia all’andata che al ritorno; faremo un po’ di turismo.
Alle ore 13 del 10 aprile ci troviamo all’aeroporto di Sheremetyevo 1 in attesa del volo per Petropavlovsk, previsto per le ore 15. Altri voli compaiono sul tabellone delle partenze meno che il nostro. Finalmente una scritta: "delayed". Partirà con 5,30 ore di ritardo, iniziamo bene!
Non resta che aspettare e finalmente alle 21 partiamo. Dopo 9 ore di volo arriviamo alle 15 locali a Petropavlovsk. Bel tempo. Tutti sbarcano eccetto noi, ci trattengono per un controllo dei passaporti, ok, passiamo un cancello e troviamo ad attenderci Eugeny con due pullmini, un suo socio coreano e Valentin l’interprete.
La città è piuttosto brutta. Gli edifici sono per la maggior parte di tipo" “sovietico", blocchi di cemento squadrati e decadenti. La neve annerita ricopre ancora i bordi delle strade. Però la baia è incantevole, con un mare incredibilmente blu e calmo in cui si specchiano i monti ed i vulcani innevati intorno.
Dopo aver preso gli accordi per la traversata con gli sci che sarebbe iniziata il giorno dopo, facciamo un giro sulla spiaggia ancora lambita dalla neve. La mattina seguente un bus carico di viveri ci viene a prelevare ed in compagnia di due ispettori del Parco di Nalycevo, Valery la guida, il suo cane, Eugeny, suo figlio Anton di 18 anni, Irina la cuoca e Valentin ci trasferiamo all’eliporto. Vengono tutti con noi? Capiamo che è inutile fare domande.
Si scarica e ricarica tutto su un vecchio elicottero militare a tre turbine che dopo alcuni rumorosi tentativi si solleva. Sorvoliamo le colline e sfioriamo i monti intorno alla città, le valli sono ampie ma i monti sono alti, raggiungono alcune migliaia di metri; domina su tutti la piramide del vulcano Koryaksky (m. 3456).
La nostra prima meta è un rifugio presso il fiume Talovski, una capanna già abitata da un anziano e barbuto guardaparco.
Nonostante le conseguenze del fuso orario ci mettiamo subito gli sci e tastiamo il terreno. La neve è abbastanza compatta di tipo primaverile, sembra più umida che nei paesi Scandinavi, dove avevamo già fatto esperienze del genere. Ora nasce il problema su che sciolina usare per la prima breve escursione: nuovamente interviene la fantasia e l’esperienza di ognuno, mettiamo klister o stick di ogni colore, nastri sciolinati, ognuno prova quello che ritiene meglio.
Il rifugio, che si trova a 500 metri di quota, è circondato da un bosco di betulle e presso il torrente si trovano alcune pozze calde formate da sorgenti termali. Dopo una iniziale titubanza le pozze attirano la nostra attenzione proviamo a fare il bagno. Stare nell’acqua a 40 o 50 gradi, mentre fuori nevica, è una sensazione piacevolissima.
Per la mattina seguente è prevista una escursione alle pendici del vicino vulcano Dzendzur. I nostri accompagnatori sciolinano con gli stick tutto lo sci, alcuni di noi mettono le pelli, nuovamente ci sbizzarriamo nella scelta della sciolina. Risaliamo una valletta, la neve si fa via via più soffice, gli sci scagliati in queste condizioni non tengono, occorre mettere le pelli, capiamo perché le guide hanno sciolinato "lungo" (cioè tutto lo sci)!
Arrivati ad un passo la visibilità peggiora, è inutile proseguire, scendiamo da un'altra valletta ed attraversiamo un bellissimo bosco di betulle con neve compatta, ideale. Tornati al rifugio tutti ci immergiamo nelle pozze mentre cade una abbondante nevicata. E’ il 14 aprile, dobbiamo raggiungere la valle di Nalychevo con zaino in spalla ed i viveri rimasti. L’equilibrio è instabile e le prime discese implacabili. Il percorso inizialmente pianeggiante, sale morbidamente al passo di Malys e ridiscende a quota 300.
La giornata è bella e ci consente di vedere l’ampiezza della valle, i monti ed i vulcani che la circondano. A Nalychevo, centro del parco, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1995, si trova un presidio per i guardiani del parco, alcuni cottage utilizzati nel periodo estivo e diverse sorgenti calde. Noi occupiamo uno di questi cottage tutto in legno e piuttosto bello.
Con gli sci raggiungiamo le pozze ed anche qui facciamo un bagno ristoratore: ormai è un’abitudine, ad ogni tappa del trekking troviamo infatti pozze d’acqua termale, delle volte proprio dei piccoli laghetti, altre volte piccole molto rustiche piscinette.
La piana di Nalychevo è molto grande e di una bellezza stupefacente, contornata da numerosi vulcani, qualcuno con un suggestivo pennacchio di fumo, i più imponenti sono l’Avacha ed il Koryacksky.
Per il giorno 15 si prevede una lunga gita con zaino leggero. Dopo abbondante colazione, attraversiamo un bosco di betulle, risaliamo una valletta, passiamo alcuni torrentelli su ponti di neve, superiamo una vasta pianura, e con percorso vario raggiungiamo la località di Aaskie a 800 metri dove si trova un'ottima sorgente di acqua minerale ed alcune polle tipo geyser. Per il ritorno seguiamo un percorso più veloce battuto dalle motoslitte. Oggi avremo fatto almeno 30 km.
Il giorno seguente è di riposo. Gironzoliamo nella piana fino allo stagno delle anitre, bagno, pranzo, piccola escursione in un boschetto per meglio vedere i monti o meglio i vulcani che ci circondano: Dzen Dzur m. 2154, Avascia m. 2470, Koriacksky m. 3456, Arik m. 2166, Aag m. 2310. Visitiamo anche il museo del parco, istituito dal WWF, ora aperto per noi dal guardiano e quindi andiamo a scoprire le curiosità di questa terra vulcanica, ricca di sifoni, polle di fango e sorgenti d’acqua calda .Un bel tramonto chiude questa giornata di relax.
Il giorno 17 è prevista una tappa di trasferimento. Poiché il percorso è piuttosto lungo una motoslitta porterà gli zaini fin sotto il passo di Pinachevo. La mattinata è molto bella ma fredda, la neve compatta ci consente di procedere anche a skating. Arrivati su una grande piana incrociamo la motoslitta che ci ha preceduto con i bagagli e che si offre di trainare alcuni di noi per abbreviare il percorso della giornata, veramente lungo.
Arrivati all’attacco del passo, recuperiamo gli zaini e con sci prima e dopo a piedi risaliamo il ripido pendio e raggiungiamo il colle di Pinachevo (m. 1160). Il tempo si mantiene bello, per cui riusciamo a vedere il bellissimo panorama intorno. Dopo una breve tratto a piedi sul versante opposto inforchiamo gli sci e pregustiamo la discesa. Infatti, anche se con equilibrio precario considerato il peso dello zaino e gli sci stretti, discendiamo su neve compatta una piacevole ed ampia valle tra rade betulle. Arriviamo nel primo pomeriggio al rifugio Semejouski, costituito da una stanza con tavolato da 12 posti, un tavolo ed una stufa. Verso sera cade una fitta nevicata che abbellisce ancor più il paesaggio. Questa è l’ultima notte del nostro trek.
Anche il giorno dopo è bel tempo, ci aspetta l’ultima sciata di circa 22 km. La discesa che è poi un saliscendi è veloce, divertente ma anche faticosa. Attraversiamo diversi corsi d’acqua su ponti di neve e guadi di frasche. Valery ed Eugeny preparano velocemente in mezzo alla neve un fuoco per il tè e pranziamo. C’è ancora molta strada da fare, la neve è ora più pesante ed il paesaggio è meno panoramico in quanto passiamo in mezzo a boschi di alte betulle. Arriviamo a Pinachevo abbastanza stanchi ma dispiaciuti che il trek sia finito.
Il 21 aprile dopo qualche giorno di turismo e 12 ore di volo rientriamo in Italia.

 

 

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