Réunion, l'isola

in viaggio con geige in Réunion

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Réunion, l'isola

Notizie pratiche
Partecipanti: Giustina e Paolo (che scrive)
Periodo: ottobre-novembre 2004
Organizzazione: prenotati dall’Italia volo, albergo e auto. In loco abbiamo girato alla ventura.
Durata: 11 giorni compreso il viaggio
Vettore: Air France (via Parigi). Ora il servizio intercontinentale da Parigi è effettuato da Air Austral e da Lione o Tolosa da Corsair; oppure si può volare via Mauritius con Air Mauritius. C’era un volo diretto da Malpensa con Air Bourbon, ma l’hanno tolto, evidentemente per carenza di traffico.
Costo: Tutto compreso (voli, hotel, pasti, auto, benzina, ingressi) 2300 € a persona.

L’isola
In Italia, delle Isole Mascarene tutti conoscono Mauritius, anzi spesso si sente dire “alle Mauritius” come se invece di essere una singola isola fosse un arcipelago. Mauritius è un posto giustamente famoso per le sue splendide spiagge e per quel meraviglioso miscuglio di etnie che è la sua popolazione, anche se il suo ambiente naturale ha subito una spaventosa devastazione dai parte dei primi coloni europei.
Ma questa non è una buona ragione per trascurare pressoché completamente le altre isole delle Mascarene, e in particolare la maggiore di esse, Réunion. Siccome è un DOM, cioè un Dipartimento della Repubblica Francese, è affollata da turisti francesi con qualche raro tedesco, e praticamente nessun altro. Ed è un peccato perché è almeno altrettanto interessante di Mauritius, da cui dista circa 150 km e da cui differisce per parecchi aspetti.
Geologicamente è più recente di Mauritius, ed ha un vulcano spento che supera i 3000 metri di altezza (Piton des Neiges) e un altro vulcano attivo e in ottima forma (Piton de la Fournaise). L’isola, che ha una superficie di circa 2500 km2, ha una forma quasi perfettamente circolare e la sua costa per buona parte è rocciosa quando non scende decisamente a strapiombo sul mare. Ciò non toglie che anche qui ci siano bellissime spiagge. E’ circondata da un’ottima strada litoranea che congiunge i numerosi paesi sulla costa (vi sono ben 16 paesi intitolati ad altrettanti santi diversi, più qualcun altro), mentre il suo interno montagnoso è abbastanza selvaggio e impervio.
L’interno è caratterizzato da tre cirques, cioè caldere di evidente origine vulcanica. Due, quelli di Cilaos e di Salazie, sono stati erosi dall’acqua quanto basta per potervi accedere con una strada, anche se un po’ contorta (quella per Cilaos ha 400 curve in 31 km), mentre il terzo, quello di Mafaté, ha pareti talmente a picco che è tuttora raggiungibile solo a piedi o con l’elicottero.
Tutte le Isole Mascarene erano disabitate prima del Seicento, e anche Réunion, come Mauritius, ha una popolazione piuttosto eterogenea, prevalentemente dovuta a incroci fra europei, africani e indiani. Alla fine della seconda guerra mondiale l’isola (allora colonia francese) era in condizioni deplorevoli e la Francia ha avuto l’idea intelligente e strategica di concederle lo status di dipartimento d’oltremare e di investire parecchio per le sue infrastrutture.
Il risultato è che oggi il tenore di vita alla Réunion è il più alto di tutta l’Africa, e che i réunionesi si considerano francesi a tutti gli effetti e si offendono se uno dice di “venire dalla Francia”: anche lì è Francia! Bisogna dire che si viene dalla métropole. Anche se c’è parecchia disoccupazione e conseguente emigrazione nella métropole, e il reddito è un po’ inferiore a quello francese, a prima vista par d’essere in Costa Azzurra, con qualche differenza solo nella vegetazione e nel colore della pelle degli abitanti…
Purtroppo anche i prezzi sono quelli della Costa Azzurra! La lingua è il francese che tutti parlano benissimo, anche se fra di loro parlano un incomprensibile creolo. La valuta in corso è l’euro e non occorre passaporto né patente internazionale.
Da non perdere
All’arrivo, pare che l’aereo voglia ammarare in mezzo all’oceano, e solo all’ultimo momento si vede l’isola: l’aeroporto di Saint Denis (il capoluogo) è proprio sul mare. Avevamo prenotato un’auto via Internet senza pagare alcuna cauzione e non ero proprio sicuro di trovarla, ma tutto fila liscio: l’auto c’è. Date le dimensioni dell’isola, avevamo prenotato tutto il soggiorno in un unico albergo, nella zona di Saint Gilles, sul mare.
Il mare, lì, è splendido. Basta infilarsi la maschera e si è sulla barriera corallina: a pochi metri dalla riva si vedono pesci colorati di ogni genere e bisogna evitare di mettersi in piedi perché ci sono coralli anche a un metro di profondità. Anche se io non sono molto portato per la vita di spiaggia, devo ammettere che lì è un vero piacere. A ridosso della spiaggia c’è un bosco di Casuarina dove si può stare all’ombra quando il Sole picchia un po’ forte.
Basta allontanarsi di qualche chilometro dalla costa perché il paesaggio cambi notevolmente. Si sale per stradine piene di curve e ci si inoltra nei boschi. Fino a una certa quota anche qui i boschi originali sono stati distrutti, ma si è poi provveduto a ricostituirli con specie locali, soprattutto Acacia heterophylla (“tamarin des Hauts”). Non vi sono più le piante secolari, ma comunque sono dei bei boschi dove si può passeggiare in pace assoluta. Per l’amante della flora vi è anche uno splendido giardino botanico dalle parti di Saint Leu, dove sono raccolte moltissime piante locali: fra le più note, flamboyant, frangipane, jacaranda, felci arboree, papaya; e poi orchidee, gerani, fucsie, ortensie, arum… Ci passiamo mezza giornata ma ce ne andiamo con dispiacere quando chiude: un’intera giornata non basterebbe per goderlo tutto.
Di grande interesse i cirques: una stradina ci consente di arrampicarci fino in cima al Piton Maïdo per avere una vista da togliere il fiato sul cirque de Mafaté e il Piton des Neiges. Ci facciamo le 400 curve per arrivare a Cilaos, e arriviamo in tempo per una festa paesana e mangiare il cary, il piatto unico di base di tutta la cucina réunionese, di evidente origine indiana. I panorami sono straordinari, ma bisogna muoversi presto la mattina perché dopo le prime ore di sole l’umidità dell’oceano condensa sulle montagne che sono regolarmente avvolte nelle nubi se non nella nebbia.
Tentiamo anche di arrampicarci sul vulcano, il Piton de la Fournaise, ma ci bloccano perché ci sono lavori in corso dopo l’ultima eruzione. Il Piton de la Fournaise è un vulcano effusivo, come l’Etna, ed erutta regolarmente ma pacificamente, in media due-tre volte all’anno, con colate che talvolta raggiungono il mare. Nel 2004 ha fatto le cose in grande: cinque eruzioni. La colata più importante è stata due mesi prima del nostro arrivo ed ha ingrandito l’isola di cinque ettari sottratti all’oceano. Siamo fortunati perché hanno appena riaperto la strada litoranea, regolarmente distrutta dal vulcano (900 metri in questo caso) e non meno regolarmente ricostruita a tempo di record. Lo spettacolo è notevole: si vedono gli alberi appena inceneriti e possiamo camminare sulla lava ancora tiepida, con sibili di acqua che bolle in profondità; ci portiamo a casa un pezzo di pomice per ricordo e all’arrivo il sacchetto di plastica che lo conteneva è pieno d’acqua di condensazione.
Dai musei capiamo che in passato la vita doveva essere molto difficile: lo sfruttamento degli schiavi e degli immigrati indiani nelle piantagioni di caffè e di canna da zucchero era feroce. A Saint Paul c’è un bel monumento agli schiavi uccisi, ma pare un pentimento tardivo. Molti di essi fuggirono rifugiandosi nell’inaccessibile cirque de Mafaté, riuscendo a sopravvivervi per molti anni, ma alla fine i francesi decisero che non si poteva tollerare una cosa simile e mandarono dei soldati a sterminarli.
A Saint Paul visitiamo anche un pittoresco mercato e il cimitero, dove la principale attrazione è la grande tomba del pirata La Buse, impiccato nel 1730 dopo aver svolto la sua attività per molti anni nell’Oceano Indiano.
Le cose da scoprire alla Réunion non sono ancora finite: le piantagioni di vaniglia Bourbon, considerata la migliore del mondo; i camaleonti; le distillerie di rhum e il rhum arrangé, bevanda nazionale realizzata facendo macerare nel rhum una molteplicità di erbe locali, vaniglia compresa, che gli danno un gusto particolare; il mausoleo del poeta Leconte de Lisle, massima gloria réunionese.
Poi, purtroppo, finisce il nostro tempo: passiamo l’ultimo giorno a Saint Denis, girando per negozi, librerie, giardino botanico, moschea.
Durante il ritorno il nostro volo, diretto a Parigi, a un certo punto viene dirottato su Marsiglia per uno scalo tecnico, che ci fa perdere due ore e quindi la coincidenza per tornare in Italia. Un habitué ci spiega che succede spesso: la pista dell’aeroporto di Saint Denis è corta, e allora se l’aereo è molto carico imbarcano poca benzina, e non ce la fa ad arrivare fino a Parigi senza rifornirsi: ma non c’è da preoccuparsi. Anche se siamo già sul suolo della métropole, lo spirito è ancora réunionese e tutto sommato ci fa piacere.A torto poco nota, scopriamo un gioiello dell'Oceano Indiano

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