Norvegia 1: Oslo - Nordkapp, l'andata

in viaggio con leander in Norvegia

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Norvegia 1: Oslo - Nordkapp, l'andata

Il viaggio si è svolto dal nelle prime tre settimane di Luglio di qualche anno fa.
Il progetto iniziale messo a punto da me, Danilo, Gabriella e il loro figlio tredicenne Alessandro, consisteva in un "Gran Tour Scandinavia", ma ben presto ci siamo resi conto che sarebbe stato preferibile, ai fini di un maggior approfondimento, privilegiare la Norvegia rinviando a un auspicabile futuro viaggio la visita di Danimarca, Svezia e Finlandia e relative capitali.

Come spostarsi

Decisa l'impostazione del viaggio, la decisione successiva è stata quella relativa al mezzo di trasporto: scartata l'auto propria per un fatto di usura del veicolo e per i quattro / cinque giorni necessari a coprire i 4400 chilometri del tragitto Genova - Oslo e ritorno, si è optato per il viaggio aereo Genova - Milano - Copenhagen - Oslo e l'affitto di un automezzo in loco: l'ipotesi di un camper, che avrebbe consentito di risolvere in partenza le incombenze dell'alloggio e dell'alimentazione, è stata accantonata quasi subito nel timore (rivelatosi fondato) di incontrare difficoltà, causa l'ingombro di quel tipo di vettura, nel muoversi su strade che, per quanto in buon stato di manutenzione, sono spesso tortuose e strette, dovendo adattarsi, talvolta in maniera quasi miracolosa, alla natura del territorio.
C'è poi un altro aspetto, questo di natura direi esistenziale, che a posteriori ha rivelato vincente la scelta di una normale automobile: la quasi totale autosufficienza consentita dal camper avrebbe limitato parecchio i contatti con gli abitanti e le realtà del Paese rischiando di ridurci a poco più che spettatori; se è vero infatti che spesso la ricerca di un ristorante o di un alloggio ci ha portato via del tempo, è altrettanto vero che le sempre differenti situazioni nelle quali ci siamo imbattuti ci hanno arricchito di esperienze e conoscenze che, più delle seicento diapositive e delle quattro ore di video, costituiscono il vero succo del viaggio.
Aiutandosi con le guide, la documentazione cartografica e appunti sparsi buttati giù durante il viaggio, ho cercato di stendere una relazione il più possibile aderente alla realtà.
Il chilometraggio di ogni singola tappa non deve essere inteso come "percorrenza pura" ovvero come via più breve tra le due località estreme: in esso sono infatti comprese le deviazioni verso punti di interesse non ubicati sulla via principale, gli spostamenti nell'ambito degli agglomerati urbani e occasionali errori di direzione, peraltro rari e tosto corretti grazie alla precisione della segnaletica e alla completezza delle indicazioni stradali.
L'incidenza dei conseguenti prolungamenti può essere valutata nella misura del 10% circa dei complessivi 6990 chilometri del viaggio.
Per quanto riguarda i consumi, dirò che ho smesso di annotarli dopo circa una settimana; credo che non si scosti molto dal vero una valutazione di circa 12-13 chilometri per litro di carburante (prezzo più o meno allineato a quello italiano), per un totale tra i 550 e i 600 litri.

Itinerario


Primo Giorno: OSLO - VEGGLI Km. 217 (217)
Atterriamo a OSLO in perfetto orario (ore 14.05) dopo un cambio di velivolo a Milano e uno scalo tecnico a Copenhagen.
L'aeroporto di Fornebu è una struttura a misura d'uomo e piuttosto ordinata. Ritirati i bagagli ed espletate le poche formalità, individuiamo immediatamente la sede della Europcar, l'organizzazione che ci fornirà l'automobile, che è ubicata nella posizione più ovvia, cioè adiacente all'aeroporto, in una palazzina che raggruppa tutte le agenzie di affitto auto. Vi si giunge attraverso un passaggio coperto che ingloba anche il posteggio degli autobus e dei taxi e che consente di raggiungere il mezzo di trasporto prescelto portando con sé il carrello dei bagagli senza uscire allo scoperto. Ottimo esempio di integrazione di servizi.
L'autovettura riservataci è una Toyota Corolla rossa nuova fiammante con soli 1670 chilometri di vita, che si rivelerà una piacevole sorpresa sia per le prestazioni che per il conforto e per lo spaziosissimo bagagliaio.
Indicazioni stradali estremamente chiare (sarà così per tutto il viaggio salvo rare eccezioni) ci consentono di partire senza incertezze alle ore 15.20.
Un aiuto consistente ci sarà dato dalle mappe stradali Cappelen, che mi sento di raccomandare incondizionatamente anche perché vengono aggiornate assai spesso: basti pensare che su di esse sono riportate in tratteggio strade e gallerie in via di costruzione con indicato l'anno di prevista apertura al traffico.
La prima tappa ci porta a KONGSBERG, dove un bivio per la strada n. 11 permette di raggiungere HEDDAL; qui si può ammirare la più grande delle 25 stavkirke (chiese in legno) rimaste in Norvegia, edificate per lo più tra il XIII e il XV secolo.
Visitiamo il bell'edificio, dopodiché, tornati al bivio, imbocchiamo la strada n. 40 in direzione di GEILO.
Intorno alle 19.30 consumiamo il nostro primo pasto norvegese in un "kro" (risposta testuale alla domanda "What's kro?": "It's a place where you can eat", più chiaro di così...) in riva a un lago in località non precisata. Mangiamo un piatto coordinato a base di carne e una varietà di contorni tra cui non manca la marmellata e abbiamo il nostro primo contatto con il "W.C. norvegese di campagna a gravità", inteso come un capanno in legno con tavola munita di foro sopra una fossa di profondità variabile.
Giunti in località VEGGLI, troviamo alloggio nella locale Vertshus per 200 Nk a testa. La sistemazione è confortevole, ma la presenza di una semplice tenda gialla alle finestre (si tenga conto che già a questa latitudine durante la notte non viene mai del tutto buio) ci fa capire che i nostri sonni dovranno abituarsi alla svelta a fare a meno dell'oscurità.

Secondo giorno: VEGGLI - TYSSEDAL Km. 364 (501)
La giornata, splendida come ieri, comincia con la prima delle pantagrueliche colazioni norvegesi.
Osserviamo con soddisfazione che avremo sempre la possibilità di "castigare" al buffet del breakfast gli albergatori che si rivelassero troppo esosi (non dimentichiamo che ci troviamo in un Paese sostanzialmente caro).
Lasciata VEGGLI, effettuiamo soste per visitare le stavkirke di RODBERG e UVDAL, la seconda raccomandabile per le belle decorazioni interne.
Giunti al bivio per GEILO, lasciamo la strada n. 40 per immetterci sulla n. 7 in direzione ovest. Per circa ottanta chilometri il percorso è particolarissimo, altezza media tra i 900 e i 1100 metri, in una regione di vasti spazi, tra una vegetazione poco più che primordiale, che sembra volere già prepararci alla grandiosa desolazione finale del viaggio che ci porterà a Capo Nord. Da non perdere una sosta sulle rive di due laghi quasi completamente ghiacciati.
Sulla nostra sinistra (sud) si estende, su una quota tra i 1000 e i 1700 metri, l'immenso altopiano di HARDANGERVIDDA, il più esteso parco nazionale norvegese, percorso solo da una rete di sentieri escursionistici.
Al km. 176 raggiungiamo l'imponente cascata di VORINGSFOSSEN, che ci regala anche uno splendido arcobaleno.
Superiamo EIDFJORD e, giunti a KINSARVIK, anziché traghettare e forzare i tempi per raggiungere BERGEN, preferiamo percorrere tutta la riva orientale dello stretto SORFJORD. Giunti a ODDA, al termine del fiordo, puntiamo verso la cascata di LANGFOSS, caratterizzata da un salto molto largo che passa sotto un viadotto prima di finire in un lago; circa mezzo chilometro prima della cascata c'è un casello stradale (è una delle rare barriere a pagamento che incontreremo), dove ci viene consentito di evitare il pedaggio posteggiando l'auto in uno slargo e recandoci alla cascata a piedi.
Più caratteristica risulta però essere la cascata di LATEFOSSEN, alla quale sostiamo sulla via del ritorno verso il SORFJORD. Probabilmente a causa delle piogge, che ci dicono essere state abbondanti nel corso del mese di giugno, i due salti d'acqua gemelli sono impetuosissimi: se ne ottiene un lavaggio gratuito dell'auto, che deve letteralmente attraversare la cascata, e una doccia obbligata se non si è più che rapidi a fare le irrinunciabili riprese fotografiche.
Ritornati a ODDA, ceniamo in un pub con ottimi smorbrod di salmone e gamberetti.
Cominciamo a renderci conto che, al di fuori delle grandi città, è difficile reperire quelle strutture che noi definiamo "ristoranti", o per lo meno una ragionevole scelta di essi su diversi livelli di prezzo. Bisognerà orientarsi su kafeterie o fast-foods lungo le strade e visitare spesso i supermercati per portarsi sempre in macchina una sufficiente provvista di viveri e bevande: ciò se non vorremo "sfondare" il nostro budget in tempi brevi.
Fortunatamente nel corso del viaggio scopriremo che, nonostante fossimo stati avvertiti che gli esercizi chiudono molto presto (tra le 17 e le 18), quasi tutti i supermercati restano invece aperti fino alle 20; inoltre le stazioni di servizio, che spesso protraggono l'orario fino alle 23 / 24, incorporano spesso un mercatino nel quale sono sempre reperibili generi quali bevande, pane, latte, biscotti, affettati, formaggi, scatolame.
La frequenza poi delle piazzole di sosta lungo le strade, spesso in posizione amena e attrezzate con tavoli e panche di legno, trasforma in piacevole intermezzo ogni spuntino.
Troviamo infine una simpatica sistemazione per la notte a TYSSEDAL in una casetta di legno in mezzo al verde in riva al fiordo e con vista sull'abitato di ODDA, le cui abitazioni multicolori si adagiano sulla sponda opposta.

Terzo giorno: TYSSEDAL - BERGEN Km. 193 (774)
Lasciata TYSSEDAL, guadagniamo ODDA, all'ingresso della quale ci salutano due simpatici Trolls in legno alti come me.
Quella dei Trolls, i famosi folletti delle saghe nordiche riprodotti nelle dimensioni e nei materiali più svariati, sarà una presenza costante per la durata dell'intero viaggio.
Percorriamo ora tutta la costa occidentale del SORFJORD lungo la strada n. 550 fino a UTNE, dove ci imbarchiamo sul primo dei ventidue traghetti che saranno un altro dei caratteri dominanti della nostra vacanza.
Le formalità d'imbarco su questi mezzi, d'importanza capitale per le comunicazioni in questo Paese dalla morfologia così particolare, sono minime: basta posteggiare la macchina sul pontile (corsie suddivise spesso in riquadri numerati) e attendere l'esattore che risale la coda di automezzi per incassare il toll.
La frequenza delle corse è soddisfacente, specialmente nei tratti più trafficati, e il conforto offerto dalle imbarcazioni elevato: basti pensare che anche su traghetti che percorrono un tragitto di 15 / 20 minuti c'è sempre sotto coperta un grande salone con tavolini, poltrone, divani, servizio self-service sempre in funzione e un angolo giochi per i bambini con costruzioni, altalene e attrazioni varie. Come in tutti gli angoli della Norvegia, anche i più remoti, non mancano le macchinette mangiasoldi, dalle quali consiglio vivamente di tenersi alla larga.
Sbarcati a KVANNDAL, percorriamo per una quarantina di chilometri la costa nordoccidentale dello splendido HARDANGERFJORD; lasciatolo all'altezza di NORHEIMSUND, sempre seguendo la strada n. 7 percorriamo un tratto di circa trenta chilometri tra foreste, gole, curve e tunnels. Superata TYSSE e gli insediamenti industriali di INDRE ARNA, entriamo in BERGEN a metà pomeriggio; il toll di ingresso in città si versa centrando con una moneta da 10 Nk un cestello situato a una certa distanza dal fianco dell'automobile, azionando così il sollevamento dell'apposita sbarra. La cosa richiede una certa destrezza e non manca di suscitare la nostra ilarità.
Chi si aspetta qui una descrizione della seconda città della Norvegia, potrà utilmente rivolgersi all'abbondante letteratura manualistica sull'argomento. Questo aspetto non rientra negli scopi di questa modesta relazione, che più che altro vuole essere un misto di notizie pratiche, curiosità, aneddoti, suggerimenti di itinerari alternativi e a volte espressione di sensazioni soggettive che possono invogliare altri a ripetere, integralmente o parzialmente, il nostro viaggio.
Giunti così nel capoluogo del HORDALAND, ci rechiamo subito all'Ufficio Turistico dove ci preme prenotare al più presto i biglietti per la crociera sul SOGNEFJORD alla quale intendiamo partecipare domani: 450 Nk a cranio ma, come dirò, ne vale la pena.
Fissato con l'occasione anche un albergo (tendente al caro, ma non c'è scelta, è sabato e la città è affollatissima), bighelloniamo per il suggestivo centro storico, non senza essere saliti con la funicolare a FLOYFJELLET, punto panoramico su Bergen e dintorni.
La serata si conclude con una pizza da "Peppe's", catena di pizzerie di ispirazione inequivocabile presenti in numerose località della Norvegia. Sorprendentemente apprezzabile per dimensioni e qualità, alquanto singolare il modo di servirla: la pizza viene adagiata su un basso vassoio di vimini già tagliata in otto fette uguali, il che rende inutili le posate.
Uno splendido tramonto che non finisce mai ci fa già pregustare la giornata di domani.

Quarto giorno: CROCIERA SUL SOGNEFJORD, poi BERGEN - SKILBREI Km. 170 (944)
Sveglia alle sette per arrivare in tempo all'imbarco previsto per le otto, ed ecco il colpo di scena: Bergen è completamente avvolta nella nebbia!
Giunti al pontile, abbiamo comunque uno dei colpi di fortuna che saranno una costante del viaggio: essendo domenica il parcheggio, di solito problematico in questa città, è libero, per cui possiamo lasciare l'auto a pochi metri dall'attracco.
L'aliscafo salpa in orario in un paesaggio da bolgia dantesca, ma dopo circa un'ora, superato un tratto di isole, isolotti, scogli e promontori e guadagnato il mare aperto, la nebbia si alza lasciando il posto a una giornata di rara limpidezza.
La crociera sul SOGNEFJORD è un susseguirsi per cinque ore di paesaggi che la penna è incapace a descrivere: posso solo raccomandare a chi si aggiri da queste parti di non rinunciare a questa esperienza.
La parte acquatica del programma si esaurisce a FLÅM alle ore 13: da qui una spettacolare ferrovia porta in un'ora a MYRDAL con vedute entusiasmanti su vallate, boschi, gole, cascate e montagne innevate. Infine un treno di linea riconduce via VOSS a BERGEN in circa due ore e mezzo (ore 18.15).
Alle 19 risaliamo in auto puntando verso nord; da qui ad ÅLESUND seguiremo integralmente la strada n. 1 che su questo tratto di 380 km. prevede cinque traghetti. Il primo, una decina di chilometri dopo BERGEN, unisce STEINESTO con KNARVIK; dopo altri novanta, il traghetto OPPEDAL - LAVIK taglia il SOGNEFJORD, già attraversato poche ore fa con l'aliscafo.
Cominciamo a renderci conto che ogni traversata in traghetto, anche la più breve, è in realtà una piccola crociera, dato il continuo variare degli scenari, delle condizioni di luce e dei colori del mare.
Troviamo infine alloggio allo Skilbrei Ungdomssenter, pochi chilometri prima di FØRDE. Trattasi di un pensionato della catena NORSKE MISJONHOTELLER, una rete di strutture di ispirazione religiosa (sempre presenti nelle camere la Bibbia e altre pubblicazioni protestanti) sparse nel territorio norvegese, non sempre nella fascia medio-economica come questa (ce ne accorgeremo a Tromso!). Noi prenderemo l'abitudine di chiamarle, impropriamente e scherzosamente, "dai mormoni".

Quinto giorno: SKILBREI - TINGVOLL Km. 394 (1338)
La giornata incomincia con la solita principesca colazione (tra l'altro siamo i soli ospiti del pensionato).
Mi sembra giunto il momento di parlare del caffè; quello norvegese è una bevanda marroncina molto trasparente contenuta in caraffe sempre posate su un fornello caldo e con un sapore che è comunque quello del caffè. Chi non voglia rinunciare all'espresso Italian way può tenere una caffettiera sempre carica nel bagagliaio dell'auto e, se avrà un po' di spirito di iniziativa, si accorgerà di potersi preparare l'amata bevanda più spesso di quanto non creda. Ciò dovunque sia possibile accedere a un fornello: campeggi, ostelli, camere con uso cucina, campers in coda ai traghetti (capiterà anche questo, come vedremo).
La giovane inserviente di SKILBREI, dopo averci consentito l'uso della cucina, osservava la nostra caffettiera sul fornello con stupore e incredulità e credo che non dimenticherà mai il momento in cui ha visto veramente uscire caffè da quel misterioso ordigno giunto dall'Italia.
Ci mettiamo in viaggio nelle quinta consecutiva giornata di sole: mèta ÅLESUND o oltre lungo la strada n. 1.
Il percorso è tutto un susseguirsi di piccoli fiordi che costeggiamo ora sulla destra ora sulla sinistra tra boschi, laghi, cascate e vallate ai piedi dei ghiacciai. Il percorso stradale è integrato da tre traghetti, da ANDA a LOTE, da FOLKESTAD a VOLDA e da FESTØY a SOLEVAGEN, quest'ultimo ormai in vista delle isole che compongono la città di ÅLESUND, che raggiungiamo al km. 217.
ÅLESUND è un porto peschereccio molto luminoso e animato; la città è quasi del tutto ricostruita dopo un incendio che la distrusse nel 1904: edifici rifatti in gradevole stile nordico con frequenti ammiccamenti allo Jugenstil mitteleuropeo.
Dedicate alcune ore alla visita della città, riprendiamo la strada n. 1 che percorriamo fino a VESTNES (km. 290), da dove traghettiamo per MOLDE.
Cominciano a delinearsi i tempi della nostra giornata tipo: colazione abbondante che consente autonomia fino a metà pomeriggio, sosta per spuntino non appena lo stomaco reclama, ripresa del viaggio fino alla tarda serata, ricerca di sistemazione per la notte, cena random.
Il fatto che una notte vera e propria non arrivi mai finisce per indurre nel viaggiatore ritmi molto istintivi, lontani dagli orari cosiddetti canonici: in altre parole si dimentica l'orologio, si mangia quando si ha fame e si dorme quando si ha sonno.
L'unico inconveniente finisce per essere di natura economica poiché, preoccupandosi di cercare un letto ad ora piuttosto tarda, si rischia di non trovare più posto nelle strutture più convenienti quali ostelli, campeggi e casette in legno, finendo quindi spesso nel doversi orientare su sistemazioni più dispendiose. Con il passare dei giorni ovvieremo però in parte a questo problema assestando per quanto possibile i nostri orari.
In questa tiepida serata di Luglio, dopo alcuni vani tentativi, imbocchiamo una deviazione della strada n. 1 fino a TINGVOLL (km. 394), minuscolo e lindo villaggio di pescatori sull'omonimo fiordo, dove finalmente, intorno alle 23,30, troviamo alloggio: si tratta di una kafeteria che dispone di un paio di camere le cui porte si aprono sulla sala biliardo, il che aggiunge un'inattesa possibilità di svago alla soddisfazione di avere anche stasera evitato di dormire in macchina.

Sesto giorno: TINGVOLL - NAMSOS Km. 374 (1712)
Partiamo da TINGVOLL con il programma di raggiungere TRONDHEIM e proseguire oltre individuando itinerari alternativi alla E6, la strada europea di grande scorrimento che porta a Capo Nord attraversando l'interno della Norvegia, che noi intendiamo utilizzare solo per il ritorno.
Ritornati all'incrocio con la strada n. 1 (che ha termine di lì a pochi chilometri a KRISTIANSUND), trasbordiamo con il traghetto da STRAUMSNES a KANESTRAUM e percorrendo la strada n. 65 raggiungiamo (km. 179) TRONDHEIM alle ore 13.
Per la sua descrizione rinvio, come già fatto per BERGEN, alle pubblicazioni specializzate. Aggiungerò solo che questa bella città, che vanta con il duomo di Nidaros l'unico edificio gotico in senso europeo dell'intera Norvegia, merita qualcosa di più delle tre ore e mezza che, per recuperare un leggero ritardo sulla tabella di marcia, è il massimo che abbiamo potuto dedicarle.
Salutata quindi TRONDHEIM con qualche rimpianto, tagliamo l'omonimo fiordo con il traghetto FLAKK - STADSBYGD e, utilizzando le strade nn. 717, 715 e 720, raggiungiamo al bivio di SPROVA quella strada RV 17 (originaria da STEINKJER, 22 km. prima del bivio) che sarà uno dei fiori all'occhiello del nostro viaggio.
Ancora 52 chilomeri ed eccoci a NAMSOS, porto peschereccio in pieno sviluppo turistico, al quale è legato uno dei ricordi più piacevoli della nostra vacanza. Dopo le abituali peripezie alla ricerca di alloggio, siamo sul punto di tornare sulla strada principale per tentare altrove quando, per una di quelle "casualità" che spesso si ripeteranno durante la nostra permanenza in Norvegia, scorgiamo a una curva il segnale blu con il simbolo del letto che indica le strutture ricettive: nonostante già due volte avessimo attraversato quell'incrocio, ci era sempre sfuggito. E' così che abbiamo la ventura di essere ospiti (mai il termine fu più appropriato) dell'albergo più confortevole di questi venti giorni; per sole 910 Nk (non ho ancora detto che la corona norvegese equivale al momento a circa 240 lire, per cui i conti sono presto fatti) possiamo disporre di un'intera suite con parati, tessuti e arredi di grande raffinatezza, mobili di antiquariato, tappeti pregiati, nientemeno che idromassaggio!
Da notare che ciascuna camera e sala comune è arredata in stile diverso dalle altre; per non parlare della squisita ospitalità e del buon gusto dispensati a piene mani dalla padrona di casa, della quale purtroppo non conosco il nome. Ma per segnalare al lettore questa preziosa oasi sarà sufficiente l'indirizzo: Börstad Gjestgiverj, 7800 Namsos, Norway. Con la raccomandazione di non rinunciarvi se si trovi a passare in un raggio di cento chilometri.

Settimo giorno: NAMSOS - TJØTTA Km. 321 (2033)
Inutile dirlo, la prima colazione, l'ambientazione della medesima e il servizio della Börstad Gjestgiverj non deludono le attese.
Dopo le iniziali perplessità sull'assortimento dei trionfali buffets norvegesi, ci stiamo giorno dopo giorno adeguando con crescente piacere a colazioni più articolate: abbiamo ormai superato le riserve sull'abbinare al classico pane, burro e marmellata i vassoi di gamberetti, salmone, aringhe affumicate, pesce crudo in varie salse, affettati di alce e di renna.
Lasciata un po' a malincuore NAMSOS dopo una breve visita, ci apprestiamo al percorso integrale della strada RV 17, arteria costiera intervallata da sei traghetti che ci offrirà emozioni indimenticabili, anche grazie ai favori delle condizioni meteorologiche, che continuano a riservarci giornate di pieno sole.
Questo itinerario è trascurato da parecchie guide di viaggio e c'è da augurarsi che la pubblicità che stanno cominciando a farne gli enti turistici locali faccia sì che presto la RV 17 ottenga l'evidenza che merita. Viene veramente istintivo compiangere i "forzati di Capo Nord" che percorrono in processione all'andata e al ritorno la E6 e tornano a casa senza avere visto la vera Norvegia (e senza saperlo).
Per un centinaio di chilometri la strada attraversa una zona interna ricca di laghi e si riaffaccia sul mare poco dopo FOLDEREID, per non abbandonarlo più praticamente fino a BODØ, come dire circa cinquecento chilometri di fiordi, isole, promontori e insenature dalle forme più svariate.
Dopo il traghetto da HOLM a VENNESUND, raggiungiamo BRØNNØYSUND (km. 216) per la deviazione d'obbligo al TORGHATTEN, la famosa montagna forata. Un sentiero che parte dai piedi dell'altura porta in venti minuti al "foro", imponente spaccatura legata a leggende nordiche che consente vedute spettacolari sul mare di entrambi i versanti.
Attraversato poi il VELFJORDEN grazie al traghetto HORN - ANNDALSVÅG, percorriamo i 17 chilometri che ci portano all'ultimo traghetto della giornata, quello che collega FORVIK a TJØTTA con una traversata di circa un'ora.
Nonostante l'aria incominci a essere frizzantina (si salpa alle 20,35 e non siamo molto lontani dal Circolo Polare Artico), non riesco a scendere dal ponte superiore durante tutta la navigazione nel timore di perdere qualcosa dello spettacolo che scorre davanti agli occhi: la luminosità rossiccia del tramonto (non so nemmeno se chiamarlo così) conferisce una colorazione irreale, direi quasi vellutata, al tratto di mare che stiamo solcando, già stupendo di per sé, con isole e isolotti ora spogli ora verdissimi che il pilota aggira con abili manovre; all'orizzonte si delinea, man mano sempre più vicina, l'imponente catena montuosa delle SVY SØSTRE (Sette Sorelle).
Una simpatica presenza a bordo dei sei traghetti che intercalano il percorso della RV 17 è quella delle hostesses, che offrono un servizio gratuito di assistenza ai viaggiatori, con informazioni, distribuzione di materiale illustrativo e prenotazione di alberghi via radiotelefono.
Cogliamo al volo l'occasione di sollevarci, almeno per una volta, dalla consueta lotteria delle peregrinazioni serali, e ci facciamo fissare due camere a TJØTTA. Il prezzo è di 300 Nk a testa, non economicissimo ma allineato al mercato norvegese e proporzionato alla gradevolezza della sistemazione: la Tjøtta Gjestegård risulta infatti essere una grossa villa sottoposta a vincolo architettonico da poco ristrutturata immersa nel verde, dalla quale il rumore più evidente che si avverte è il canto degli uccelli. L'edificio è il totale trionfo del legno, dipinto di bianco all'esterno e naturale nelle camere; i letti, molto confortevoli e corredati di morbidissimo piumino (stanotte non darà fastidio) e copriletto in merletto, sono originalissimi nella loro forma di grosse culle.
Concludiamo la serata approfittando della splendida luce per raggiungere in auto un ottimo belvedere sulle Sette Sorelle, che sembrano avere indossato il loro abito migliore per offrire ai nostri obiettivi uno spettacolo indimenticabile.

Ottavo giorno: TJØTTA - SALTSTRAUMEN Km. 344 (2377)
Partiamo da TJØTTA mentre continua a imperversare il bel tempo. Anche oggi l'itinerario prevede l'alternanza fra tratti stradali e traghetti e non voglio rischiare di essere monotono sottolineando ancora le meraviglie che questi tratti di mare riservano al viaggiatore amante del bello.
Lasciate alle nostre spalle le ultime visioni delle Sette Sorelle, raggiungiamo (km. 71) LEVANG, da dove il primo dei tre traghetti della giornata ci porta a NESNA. Da qui per 91 chilometri un percorso tra fiordi e isole ci conduce al successivo, tra KILBOGHAMN e JETVIK.
Questa traversata, della durata di un'ora, offre di nuovo il piacere di una mini-crociera. Più o meno a metà navigazione l'altoparlante di bordo annuncia il passaggio all'altezza del Circolo Polare Artico, 66° 33' di latitudine nord (lo taglieremo ancora, stavolta via terra, nel viaggio di ritorno): significa che da qui a Capo Nord avremo la compagnia del "Sole di Mezzanotte".
Il terzo traghetto, 28 chilometri dopo JETVIK, unisce AGSKARDET a FORØY; da questa località un tratto di strada di una decina di chilometri ci porterà in vista del ghiacciaio SVARTISEN, un ammasso di ghiaccio circa 400 Kmq (come un quarto dell'intera provincia di Genova) che si allunga tentacolarmente in tutte le direzioni fino a sfiorare su un versante il mare e a formare dall'altro laghi di scioglimento dalle caratteristiche alpine.
A bordo, nonostante il tragitto non superi i quindici minuti, abbiamo modo di fare un conoscenza singolare: trattasi di tale Magne Myrvold, fotografo professionista autore tra l'altro di un volume sullo Svartisen che avevo già scorto nelle librerie. Il pretesto per attaccare discorso è un'insolita fotocamera stereoscopica che l'individuo porta al collo.
Oltre a vendermi una copia del libro (in italiano!) a prezzo ridotto, si offre di scortarci, una volta sbarcati a FORØY, per un tratto di strada che anche lui deve percorrere, indicandoci i punti che consentono le migliori inquadrature del ghiacciaio. Praticamente ci siamo imbattuti nel maggior esperto vivente della zona che stiamo andando a visitare!
Dopo una breve conversazione di argomento turistico-fotografico (Magne afferma di avere anche soggiornato per alcuni periodi in Italia allo scopo di raccogliere materiale per libri fotografici), congediamo il nuovo amico e raggiungiamo in breve (km. 205) l'attracco del battellino che porta al belvedere sullo Svartisen. L'imbarcazione, con la consueta tempestività che la nostra presenza sembra ormai provocare ovunque, sta scaricando una comitiva, e il Caronte del Nordland accetta di ripartire immediatamente offrendoci di fatto un servizio personalizzato a prezzo modesto con pagamento al termine del viaggio di ritorno.
Dal molo di arrivo un sentiero porta in circa mezz'ora di passeggiata a una baita-kafeteria dalla quale ci si può fare un'idea della complessità del ghiacciaio, che un laghetto formato dal suo progressivo scioglimento divide dal nostro punto di osservazione.
Conclusa in maniera soddisfacente anche questa escursione, ci concediamo finalmente la merenda rinviata da qualche ora che ormai è diventata cena. Seduti a un tavolo immerso nel verde con vista sullo Svartisen e con il sottofondo di rumori assortiti della natura, un po' di affettato e una scatola di sardine sembrano un pranzo da re.
Siamo ormai nel tratto conclusivo della RV 17 e riprendiamo il viaggio per goderne gli ultimi 140 chilometri in un susseguirsi di punti panoramici su scenari che questo incredibile sole rende ancora più suggestivi.
Giungiamo intorno alle 22 a SALTSTRAUMEN, dove, esaurita la capienza del campeggio, prendiamo alloggio nell'omonimo (e unico) hotel.
Concludiamo la giornata portandoci sull'ardito ponte stradale dal quale si può dominare tutto lo stretto sul quale si affaccia il villaggio e che è il teatro di quel fenomeno unico che è il MAELSTRØM (vedi Poe, Verne, Melville, Conrad), la corrente che due volte al giorno entra ed esce impetuosamente nel fiordo creando vortici pericolosi per la navigazione che fanno però la gioia dei pescatori e di un numero inverosimile di uccelli marini che fanno razzia della fauna ittica che viene sospinta sul pelo dell'acqua.

Nono giorno: SALTSTRAUMEN - TROMSØ Km. 575 (2972)
E' il nono giorno della nostra permanenza in Norvegia e nel corso della notte il tempo è cambiato: il sole è sparito, fa più freddo e pioviggina.
Prima di lasciare SALTSTRAUMEN ci rechiamo nuovamente allo stretto, sulla scogliera dove i pescatori vedono abboccare con facilità una grande quantità di pesci, in prevalenza aringhe. Buona parte della scogliera è transennata con cavi d'acciaio, il che dà la misura della pericolosità di questo braccio di mare.
Vista la piega che ha preso il tempo, decidiamo di modificare il programma di viaggio: anziché puntare su SKUTVIK, molo di partenza per le LOFOTEN, e sbarcare sull'arcipelago nel tardo pomeriggio, preferiamo rinviare al ritorno la visita di quelle isole, che ben meritano condizioni meteorologiche migliori di quelle odierne.
Partiamo così alle 10,30 e dopo 57 chilometri sulla RV 17 e sulla strada n. 80 ci immettiamo sulla E6 all'altezza di FAUSKE. Da qui a Capo Nord si stende il tratto stradale che, eccettuata la deviazione per TROMSØ e la digressione per le VESTERALEN e le LOFOTEN, saremo praticamente obbligati a percorrere sia all'andata che al ritorno.
Il paesaggio che attraversiamo, pur se sempre affascinante, comincia a diventare più monotono; il perdurare del tempo uggioso, la comparsa delle prime renne sui bordi delle strade, il diradarsi della vegetazione e la presenza sempre più frequente della neve anche a quote basse ci introducono gradualmente alla parte più grandiosa e severa del viaggio, quella regione dai confini non ben definiti che passa sotto il nome di "Grande Nord".
Dopo 164 chilometri giungiamo a BOGNES, dove parte il traghetto per SKARBERGET, che è l'unico "inevitabile" dell'itinerario Oslo - Nordkapp, qualunque sia il tragitto scelto; non esistono infatti alternative anche perché siamo nel tratto dove il territorio norvegese ha la minore larghezza nel senso ovest-est.
All'attracco di BOGNES facciamo conoscenza con un insegnante di Ancona alla guida di un furgone con la moglie e una bimba. Disponendo solo di due settimane, sono partiti dalla loro città sei giorni fa, nel corso dei quali hanno quindi coperto qualcosa come 5000 chilometri. Non so cosa potranno avere visto, con una tabella di marcia così forzata: si pensi che questo, che per noi è il sedicesimo traghetto, è per loro il primo!
L'amico si rivela peraltro persona cordialissima e, su mia richiesta, si affretta a metterci a disposizione il fornello a gas consentendoci così di gustare, a oltre 68° di latitudine nord, un italianissimo espresso.
Sbarcati a SKARBERGET e ripresa la E6 in direzione di NARVIK, giungiamo in vista della città al km. 334 ma concordiamo di evitarne la visita dato il suo aspetto di enorme insediamento industriale. Per associazione di idee la ricorderemo per i canti lapponi che durante il suo attraversamento ci vengono propinati dalla radio di bordo sulle frequenze di Radio Sami, FM 95,9, e che suscitano ripetuti scoppi di risa in tutto il gruppo con conseguente rischio per la stabilità dell'autovettura.
Lasciamo il NORDLAND per entrare nel TROMS; giunti in località NORDKJOSBOTN (km. 501) abbandoniamo la E6 per immetterci nella E8 che ci porta a TROMSØ. Qui incontriamo più difficoltà del solito per trovare alloggio, un po' per l'assenza di soluzioni medio-economiche ma soprattutto perché la città è affollata per le manifestazioni in occasione del suo 200° anniversario.
Finalmente ci sistemiamo alla Fjellheim Bibelskole, della catena Norske Misjonhoteller già conosciuta a SKILBREI, al non esiguo prezzo di 350 Nk a testa: vorrà dire che domattina metteremo più impegno del solito nel depredare il buffet della colazione.
Concludiamo la serata facendo un giro fino ben oltre mezzanotte sui moli e nella zona pedonale di questa simpatica cittadina, purtroppo infestata da una enormità di chiassosissimi gabbiani, presenza del resto inevitabile in un grande porto di pesca, che, oltre ad attentare con decisione ai nostri panini, non si fanno scrupolo di defecare anche sulla testa del monumento ad Amundsen.

Decimo giorno: TROMSØ - ALTA Km. 339 (3311)
Il tempo è ancora incerto, in un'alternanza di spruzzi di pioggia e squarci di sereno. Siamo a meno di seicento chilometri da Capo Nord, dove abbiamo in programma di trascorrere la mezzanotte di domani, il che significa che possiamo permetterci di gironzolare per TROMSØ per tutta la mattinata.
Tiriamo quindi mezzogiorno tra negozi e mercati (soprattutto sulle banchine dove i pescatori sfilettano con grande maestria monumentali salmoni vendendone le porzioni direttamente dai pescherecci) e lasciamo infine la città alle 12.20 non senza avere visitato la "cattedrale artica", chiesa di recente costruzione che vanta la vetrata più grande d'Europa.
Individuiamo una strada alternativa alla E6, la n. 91, che ci consente di risparmiare un centinaio di chilometri; i due traghetti che la integrano, tra BREIVIKEIDET e SVENSBY e tra LYNGSEIDET e OLDERDALEN, per complessivi settanta minuti, sono certamente tra i meno frequentati dai flussi turistici.
Sbarcati a OLDERDALEN riprendiamo (km. 71) la E6 in direzione ALTA; siamo ormai alle porte del FINNMARK, regione etnico-storica suddivisa tra Norvegia, Svezia e Finlandia, e comincia a essere frequente la presenza lappone, anche se per ora gli accampamenti ai bordi delle strade sono più che altro delle strutture acchiappaturisti.
Al km. 213, in un paesaggio sempre più spoglio in vista di monti innevati, valichiamo il passo di KVAENANGSFJELL (m. 402) dove, vicino ai soliti chioschi di souvenirs e in mezzo a ometti di pietre che troveremo più numerosi a Capo Nord e al Circolo Polare Artico, spicca un rudimentale cartello indicatore a tre braccia che riporta tre località rispettivamente di Svezia, Finlandia e Norvegia: KIRUNA km. 500, IVALO km. 500, NORDKAPP km. 370.
Nel frattempo anche le strade cominciano a presentare qualche problema: nonostante tutte ormai siano asfaltate fino all'ultimo metro prima del piazzale di Capo Nord, capita con frequenza di imbattersi in cantieri dove si lavora alla manutenzione della sede stradale: tale opera è di importanza vitale in un Paese dove gli inverni sono lunghi e rigidissimi. La cosa ci procura qualche disagio, ma è pur vero che i lavori devono essere per forza concentrati nella stagione estiva, quando la luce ininterrotta permette di lavorare per l'intero arco delle ventiquattr'ore.
Raggiungiamo ALTA nel tardo pomeriggio e prendiamo alloggio a buon prezzo (150 Nk a testa) in un'abitazione; il padrone di casa è un vecchietto vestito in grigioverde con il quale ci intendiamo solo a gesti e tracciando segni sul terreno con un bastoncino. Come noteremo anche domani, da queste parti le persone anziane tendono a conoscere più frequentemente qualche parola di tedesco che non di inglese.
Il tempo sta migliorando e la cosa ci fa prendere sonno fiduciosi in vista della giornata campale di domani che sarà caratterizzata dal raggiungimento di Capo Nord.

Undicesimo giorno: ALTA - NORDKAPP Km. 246 (3557)
La mattinata è fredda ma le condizioni meteorologiche sembrano tendere al bello.
ALTA è una quasi inesistente cittadina costituita da due file di case schierate lungo un'unica strada. La sola attrattiva, ma non da poco, consiste nelle incisioni rupestri di HJEMMELUFT / JIEPMALUOKTA, databili a circa seimila anni fa, la cui scoperta risale appena al 1973. Il complesso dei luoghi di ritrovamento, ubicati lungo un percorso esemplarmente strutturato su caratteristiche passerelle di legno, e l'annesso museo sono di estremo interesse e ben meritato è il premio mondiale di museo dell'anno assegnato al sito nel 1991.
Apro una parentesi: le incisioni di ALTA sono uno dei quattro luoghi della Norvegia registrati come "Patrimonio dell'Umanità" (World Heritage List) dall'UNESCO; gli altri tre sono il BRYGGEN, nucleo storico di BERGEN, il complesso minerario di RØROS e il villaggio NUSFJORD nelle LOFOTEN. Ebbene, possiamo esprimere la nostra soddisfazione di averli visitati tutti e quattro; ci si permetta un pizzico di immodestia per come questo viaggio è stato organizzato e realizzato.
Partiamo da ALTA sul mezzogiorno per la tappa che ci porterà a quella che qualcuno ha definito "l'ambita e inutile mèta" di Capo Nord.
Viaggiamo a un ritmo molto blando indugiando spesso su soste e deviazioni data la nostra intenzione di trovarci sul posto poco prima di mezzanotte; la cadenza di tutto riposo di questa giornata si sposa alla perfezione con il fatto che stanotte non dormiremo.
Lasciato a SKAIDI il bivio per HAMMERFEST, raggiungiamo (km. 110) RUSSENES, dove si abbandona la E6, che porta a KIRKENES e al confine russo dopo circa 400 km., e imbocchiamo la E69, la "strada di Capo Nord".
E' una giornata caratterizzata da una serie di primati, quali il traghetto più settentrionale del mondo, tra KAFJORD e HONNINGSVÅG, il villaggio di pescatori più settentrionale della Terra, SKARSVÅG, e ci divertiamo ad aggiungerne di particolari e personali, come la piazzola con WC più a nord o il pasto più settentrionale della nostra vita e altre simili amenità di cui lasciamo la scoperta a ciascun viaggiatore.
Il traghetto citato porta a HONNINGSVÅG, centro principale dell'isola di MAGERØYA: infatti, non tutti lo sanno, Capo Nord è su un'isola. Questa cittadina merita una visita, così come vale senz'altro una deviazione SKARSVÅG, dove ceniamo con dell'ottimo salmone, questa volta bollito e imbandito con contorno di verdure cotte e panna acida.
Abbiamo anche il tempo per una sosta in un villaggio sami "quasi autentico" (anche se la visita è a pagamento e a fianco c'è il chiosco dei souvenirs). L'anziano lappone che ci guida (anch'egli si fa capire a gesti e con qualche parola di tedesco) ci mostra le capanne, le tende, le imbarcazioni, i costumi, i finimenti delle renne e afferma che il loro stanziamento qui è limitato ai mesi estivi, in quanto per il resto dell'anno l'accampamento è trasferito a KARASJOK, circa 200 km. più a sud presso il confine finlandese.
Dopo qualche giorno ci divertirà riconoscere questo personaggio ritratto in una cartolina di costumi lapponi esposta in un negozio di SVOLVAER, capoluogo delle Lofoten.
Alle ore 22,05, al compimento del km. 3557, giungiamo sulla spianata di CAPO NORD: siamo esattamente, come indica il cippo sotto il quale tutti vogliono farsi fotografare, a 71° 10' 21" di latitudine nord.
La prima impressione è che tutto il mondo si sia dato appuntamento qui a quest'ora: gente che balla, che si stringe la mano, che si fotografa, che canta in tutte le lingue, che sventola bandiere nazionali, di squadre di calcio e di associazioni.
La realtà è che sono finiti i tempi in cui era veramente un'avventura arrivare qui lungo strade in massima parte sterrate, magari in moto o in Cinquecento. Adesso l'aspetto commerciale è davvero prevalente ed è difficile sottrarsi al rito dell'acquisto della spilla ricordo, del certificato con il timbro-data e della spedizione di cartoline ad amici e nemici, il tutto nella calca e nel caldo soffocante del "Nordkapp Center".
Il fatto è che il sito non ha particolari caratteristiche che lo differenzino da tanti luoghi simili visti durante il viaggio; non manca comunque di suggestione la contemplazione del sole di mezzanotte (la sorte ce ne ha riservato uno splendido dopo una latitanza che, ci dicono, durava dalla fine di maggio) e l'emozione che non possiamo negare di avere provato è legata non tanto al luogo in sé quando all'interezza del viaggio di cui esso è la mèta.
Esaurisco il capitolo "Capo Nord" con alcune "istruzioni per l'uso" del medesimo.
Primo: accantonate l'auto su un lato della strada qualche centinaio di metri prima del piazzale e raggiungetelo a piedi defilandovi dalla sede stradale: aggirerete così la barriera d'ingresso degli automezzi risparmiando il balzello di 100 Nk a testa; eviterete anche il rischio di innamorarvi dell'addetta alla biglietteria come è capitato al sottoscritto.
Secondo: se volete attendere il momento in cui il sole è più basso sull'orizzonte prima di cominciare lentamente a risalire, sappiate che ciò accade verso le due dopo mezzanotte; se invece vi è sufficiente trovarvi in loco allo scoccare delle 24 tenete conto che:
Terzo: il primo traghetto per il ritorno a KAFJORD parte da HONNINGSVÅG alle due, mentre per quello successivo occorre aspettare le sette del mattino: quindi, a meno che non si voglia passare la "notte" sulla spianata, conviene muovere dal Capo pochi minuti dopo la mezzanotte per avere la certezza di non trovare esaurito il primo traghetto (anche se il battello è molto capiente nella stagione estiva un po' di rischio c'è).
Quarto: avendo più tempo e volendo svincolarsi dai traghetti notturni, si può prendere in considerazione un pernottamento sull'isola di MAGERØYA: nella stessa HONNINGSVÅG ci sono alcuni alberghi e pochi chilometri oltre la città sorgono un paio di motels composti di basse palazzine che non fanno nemmeno troppo a pugni con l'ambiente.

Raggiunto il mitico "punto estremo", ci aspetta ora il ritorno verso Oslo. Il resoconto dei dieci giorni che dedicheremo all'itinerario è il soggetto dell'articolo "Norvegia 2: Nordkapp - Oslo, il ritorno" su questo stesso sito.

La prima parte di un avventuroso viaggio da Oslo a Capo Nord

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